SAINT SEIYA SOUL OF GOLD - EPISODIO N7

GRANDE BATTAGLIA! ARMATURA DIVINA CONTRO ARMATURA DIVINA!

Disegnatori ?

Data: 1990.

Personaggi presenti: Shura, Camus, Surt, Aldebaran, Heracles, Aioria, Frody, Doko, Utgard, Lyfia, Mu, Fafner, Shaka, Balder, Andreas, Sinmore.

A Jaheim, la battaglia tra Shura e Camus infuria, inizialmente in parità. Capricorn immagina che Aquarius abbia le sue buone ragioni per essere passato dalla parte di Asgard, ma non è interessato a conoscerle. I due ricordano quando, poco tempo prima, erano già stati resuscitati da Hades insieme a Saga, rischiando la vita sia propria che dei compagni pur di raggiungere il loro scopo. In quell'occasione, i loro cosmi nascondevano un cuore vibrante di passione e sentimento, e anche adesso la loro forza è uguale, ma ciononostante nessuno dei due vuole trattenersi e anzi sono pronti a dare il massimo. Sotto lo sguardo interessato di Andreas, che segue tutto dalla sala del trono, i due innalzano al massimo i loro cosmi e sferrano Excalibur e l'Aurora Execution, mentre le armature iniziano a prendere l'aspetto divino. Dallo scontro dei colpi, sembra aver avuto la peggio Shura, che è privo di sensi mentre Camus può ancora muoversi. Surt entra in scena per finire il Capricorno, chiedendosi come mai si sia trattenuto, ma Aquarius gli fa notare che l'obiettivo di Shura era un altro, e infatti la statua di Jaheim crolla in pezzi. Il Cavaliere di Asgard però non è preoccupato, perché in realtà la sala del ghiaccio era una finzione che celava Muspellheim, la sala del fuoco sotto il suo controllo. Il sacrificio di Shura sarebbe quindi stato vano, ma Camus afferma che non è così, perché gli ha ricordato la gioia di affrontare un amico e il dolore di perderlo. Cerca quindi di impedire a Surt di dargli il colpo di grazia, solo per essere spinto indietro e assistere impotente alla spada che trapassa il cuore di Capricorn, uccidendolo e facendolo trascinare via dalle radici di Yggdrasil. Quando Surt gli dice di andare a occuparsi degli altri Cavalieri, Camus si ribella, ricordando la persona nobile che l'asgardiano era da bambino, quando si allenavano insieme prima della tragica morte di sua sorella. Da quel giorno però è sprofondato nelle tenebre, al punto che nemmeno passando dalla sua parte è riuscito a riportarlo in sé, ed ora si sente costretto ad affrontarlo, seppur con riluttanza. All'inizio le fiamme di Surt hanno la meglio: il guerriero del Nord insieme alla sorella ha perso ogni speranza per il futuro, rinnegando tutto e tutti fino a ottenere il fuoco azzurro dell'Hatred Blue Flame. Gravemente ferito, Camus in lacrime lo supplica di rinunciare, ma quando Surt si lancia di nuovo all'attacco non ha scelta e risveglia l'armatura divina, scatenando l'Aurora Execution e annientando lui e la statua. Mentre la sala crolla, un Camus ormai moribondo striscia verso Surt e gli stringe la mano, prima che le rocce seppelliscano entrambi.

Intanto, a Jotunheim, Heracles colpisce Aldebaran con pugno dopo pugno, ma per quanto si impegni non riesce né a smuoverlo né a fargli indossare l'armatura divina, e la cosa lo frustra enormemente. Preferisce infatti combattere con i pugni più che con le armi, lui che, proprio come il gigante della sala che difende, è orgoglioso della forza del suo corpo. Criticandolo per l'atteggiamento, Aldebaran lo travolge con una raffica di colpi velocissimi, ma Heracles risponde facendo crollare una colonna e poi investendolo con l'onda d'urto. Ripreso l'equilibrio, il Toro percepisce lo scontro dei cosmi di Shura e Camus e, distratto, subisce qualche altro colpo, ma continua a non ritenere necessario ricorrere all'armatura divina. Allontanato Heracles con uno schiaffone, gli dice che non lo sconfiggerà mai, ma non per una questione di forza. Ormai invasato, il gigante del Nord stacca gli scudi e genera due vortici con il Ruota Tornado, ma sempre senza risultati. Criticando il modo in cui si sta lasciando controllare dallo zaffiro di Odino, brucia finalmente il suo cosmo fino a generare l'armatura divina, e disintegra Heracles con il Great Horn. Tornato in sé ma vittima delle radici di Yggdrasil, Heracles ammette di aver capito sin dal primo duello cosa gli mancava rispetto al Toro: la compassione per proteggere gli altri, che ha perso nella sua ricerca del potere. Aldebaran lo libera e prende in braccio, ma Heracles, in fin di vita, lo avverte che la compassione può anche essere una debolezza, perché ora le radici finiranno entrambi. Con le ultime forze, il Cavaliere preferisce allora distruggere la statua piuttosto che mettersi in salvo, perdendo così anche lui la vita.

Altrove, a Vanaheim Aioria inizialmente sembra in difficoltà contro il nuovo potere di Frodi, ma poi riesce a respingerlo con il Lightning Bolt e cerca di convincerlo che le sue azioni sono per il bene di Asgard. Il guerriero però non ascolta e afferma di essere pronto a morire pur di fermarlo. A Svartalfheim, Mu continua a giocare con Fafner grazie alla telecinesi, ma rimanda il colpo finale per concentrarsi sulla statua, rendendosi così vulnerabile a un contrattacco. A Helheim, Doko sospetta che la figura incappucciata che ha aizzato i morti contro di lui sia anche responsabile della resurrezione dei Cavalieri d'Oro. Non ricevendo risposta, spazza via i defunti e attacca con il Rozan ShoryuHa, che però viene facilmente parato da Utgard di Gram, appena sceso in campo. Lo spostamento d'aria toglie il cappuccio alla figura dietro di lui, e Doko è sbalordito nel vedere che si tratta di Lyfia, nuovamente in trance. Nella sala del trono, Andreas è furioso per la perdita di due statue, ma anche intrigato dalla battaglia che sta per iniziare ad Alfheim, dove è appena entrato Shaka: l'uomo più vicino agli Dei affronterà infatti Balder, una divinità.

La logica, questa sconosciuta: Nella trasformazione in armatura divina, all'inizio il bracciale di Shura rimane uguale e non gli compare in testa l'elmo, come invece era successo agli altri. Dopo l'Aurora Execution, l'elmo di Surt appare e scompare a seconda delle immagini. Ora che non c'è più la barriera, come mai Aldebaran è così affaticato da morire?

Note: 7. Con il materiale che c'è in questo episodio, avrebbero potuto farne almeno tre. Che tutto sommato ogni personaggio abbia almeno un suo momento va al merito degli sceneggiatori, ma rimane comunque una puntata troppo affrettata, con scontri che scivolano concludendosi appena uno dei contendenti fa sul serio, e approfondimenti appena sfiorati. Nella parte migliore della puntata, Capricorn e Aquarius ricordano la loro precedente resurrezione ad opera di Hades, e vediamo scene ridisegnate originariamente provenienti dagli episodi 122 e 124, con l'inizio della battaglia contro Virgo e l'Athena Exclamation. Sebbene i due ne parlino come se fossero passati mesi o anni, in realtà sono eventi di pochissimi giorni prima, avendo la serie di Hades avuto luogo immediatamente prima dell'inizio di Soul of Gold. Il loro discorso inoltre chiarisce una volta per tutte che in nome di quella missione erano disposti anche a sacrificare i vecchi compagni, e che quindi nello scontro con Virgo diedero il massimo senza trattenersi. La seconda immagine li vede nella posa dell'Athena Exclamation, il colpo proibito in cui tre Cavalieri d'Oro uniscono le forze contro un solo nemico, rinunciando in questo modo per sempre al loro onore. Originariamente introdotta proprio nella serie di Hades, è stata ripresa praticamente sempre nei vari spin-off, più di recente in Saint Seiya Omega, e le immagini della sigla indicano che la rivedremo anche qui in Soul of Gold. Surt giustamente nota che Shura ha ucciso "Cavalieri d'Oro" in passato, riferendosi ad Aioros e Shaka, ma dimentica che Camus stesso prese parte alla finta morte di Virgo.

Parlando di Surt, scopriamo che in origine anche lui voleva diventare un Cavaliere, ed era compagno di addestramento di Camus, che quindi lo conosceva già prima della fatidica valanga. Non è però chiaro dove vivessero, visto che Surt dovrebbe essere asgardiano e Camus si è allenato in Siberia, ma rimane possibile che si trovassero nella zona di confine tra l'estremità nord-occidentale russa e i paesi scandinavi. Dall'iscrizione sulla tomba sembra che il nome della sorellina di Surt fosse Sinmore, ed è già la seconda volta che apprendiamo il nome di un personaggio di Asgard da quel che è scritto sulla croce visto che in passato era successo con Mumengard, la mamma di Mime. Da un punto di vista caratteriale, il suo cambiamento in seguito al trauma subito nell'infanzia ricorda invece Luxor, o al più Mime stesso. Bruciando al massimo il cosmo, Surt ottiene la fiamma blu e la definisce "fiamma fredda", ma in realtà quel tipo di colore si manifesta alle temperature più elevate e in condizioni chimiche particolari, potendo arrivare fino ai 1400 gradi. In quest'ottica, è quindi corretto che sia il colpo finale del Cavaliere, ma non la definizione che ne viene data. Poco prima, Surt mostra che la sua spada può trapassare facilmente un'armatura d'oro. Nel corso di tutto l'episodio, Camus dice di non voler più perdere amici, del dolore che ciò comporta o della gioia di lottare insieme a un compagno: una tale enfasi sulle emozioni è oggettivamente strana per lui, che aveva sempre rimproverato Cristal di mancare di freddezza e permettere ai sentimenti di influenzare il suo giudizio. Se il Cavaliere del Cigno a lungo andare sembrava aver appreso la lezione, Camus invece qui da la sensazione che la sua freddezza sia in realtà solo una maschera. Tutto ciò finisce per renderlo simile proprio al primo Cristal, che a sua volta è spesso stato costretto a uccidere persone care come i maestri o l'amico d'infanzia Abadir. D'altra parte, Camus è sempre stato un Cavaliere interessato più a perseguire le proprie motivazioni personali che la causa, come mostrato nella serie classica quando antepone i doveri di maestro a quelli di difensore del Santuario.

Se Surt almeno impegna un po' Camus, lo stesso non si può dire di Heracles, umiliato da Aldebaran nonostante ricorra al suo colpo segreto Ruota Tornado. Il nome e l'immagine che compare alle sue spalle fanno riferimento al suo simbolo, Tanngrisnir, una delle capre che tirava il carro di Thor, di cui gli scudi dell'armatura sarebbero quindi le ruote. Aldebaran trasmette però la costante sensazione di poter vincere quando vuole, anche senza fare ricorso all'armatura divina, e alla fine perde le forze e la vita più per la propria ostinazione a non combattere seriamente che per meriti dell'avversario. Questa situazione rende lo scontro molto simile a quello tra Hasgard e Kagaho in Lost Canvas, quando il Cavaliere d'Oro subì le fiamme nere dello Spectre perché vedeva in lui uno spirito da aiutare piuttosto che una minaccia. A tal proposito, l'espressione di Hercules cambia non appena il nuovo zaffiro di Odino vola via, rafforzando la sensazione costante dell'episodio che le pietre, anziché dar loro più forza, in qualche modo stiano plagiando la mente e i cuori dei difensori di Asgard.