SAINT SEIYA SOUL OF GOLD - EPISODIO N9

SAGA! L'INDISTRUTTIBILE LEGAME TRA FRATELLI!

Disegnatori ?

Data: 1990.

Personaggi presenti: Saga, Sigmund, Aioria, Frodi, Mu, Utgard, Doko, Lyfia, Andreas, Hilda, Freya, Sigfried, Thor, Fenrir, Hagen, Mime, Alberich, Syd, Sorrento, Kanon, Aldebaran, Balder, Heracles, abitanti e soldati di Asgard.

A Niflheim, Sigmund attacca rabbiosamente Saga con la spada Gram, spiegando che i suoi colpi sono motivati dal desiderio di vendicare suo fratello minore Sigfried, caduto nell'ultima guerra tra Asgard e Atena nonostante avesse un talento superiore a qualsiasi altro Cavaliere di Asgard. Per questo motivo, Sigmund odia Atena, Nettuno e tutte le divinità greche. Saga simpatizza per lui e gli rivela di aver avuto a sua volta un fratello minore, ma mostra anche l'enorme differenza di forza frantumando parte della sua armatura con un solo attacco neppure troppo convinto. Motivato dalla vendetta, Sigmund si rialza, e racconta di essere stato presente il giorno in cui Hilda venne posseduta dall'Anello del Nibelungo. Arrivato per primo sullo scoglio, lui che era il primo candidato a diventare Cavaliere di Asgard per via dell'età e del rango, riconobbe il cosmo malvagio dell'anello, ma venne travolto e abbattuto da Hilda. Imprigionato da Syd e Thor, rischiò di morire di fame ma venne salvato da Andreas - all'epoca medico di corte - che lo informò dello scoppio della guerra con Atena e della nomina di Sgfried a Cavaliere, cosa che lo portò alla morte. Dopo essere stato liberato, giurò allora vendetta, ma maledì anche se stesso per non essere stato abbastanza forte da impedire quella situazione. Spinto da questi sentimenti e plagiato dallo zaffiro rosso, ora attacca Saga con il Pearl de Briller, ma il Cavaliere d'Oro decide di rendergli onore annientandolo con la Galaxian Explosion, che spazza via l'energia del suo colpo segreto. A salvare Sigmund incredibilmente è l'armatura di Sigfried, che si dispone in parte sul suo corpo in sostituzione dei pezzi distrutti. Colpito, Sigmund pensa che il fratello lo stia incitando a combattere, ma Saga gli indica lo spirito di Sigfried e le sue lacrime, che un istante dopo iniziano a sgorgare anche dal totem dell'armatura del drago bicefalo, ricompostasi dopo aver abbandonato Sigmund. A sua volta in lacrime, il guerriero capisce che Sigfried lo ha perdonato e non vuole che getti via la sua vita in questo modo. Questo sembra liberarlo dall'influsso dello zaffiro, ma improvvisamente una nuova energia nera lo avvolge, prendendo possesso di lui. È opera di Andreas che lo sta mutando in berserk, un guerriero selvaggio e invincibile, senza raziocinio. Questa nuova forza mette in difficoltà persino Saga, che però sente la voce di Sigmund implorarlo di ucciderlo per liberarlo da quell'umiliazione. Ammirato dalla volontà dell'avversario e accompagnato anche dallo spirito di Kanon, Gemini innalza allora il suo cosmo al massimo e risveglia l'armatura divina, scatenando una devastante Galaxian Explosion con cui disintegra zaffiro e armatura, liberando Sigmund senza ucciderlo. Ne depone poi il corpo privo di sensi vicino ai resti della statua, ormai distrutta, e va via, mentre Sigmund si risveglia e vede commosso lo spirito del fratello.

A Helheim, Doko cerca invano di avere spiegazioni da Utgard, riuscendo a mettere a segno un pugno e lanciarlo contro la statua. Nel colpo, la maschera del guerriero si sposta, rivelando marchi simili ma non identici a quelli dei Cavalieri d'Oro, segno che anche Utgard è stato riportato in vita da qualcuno. Prima che possa indagare però, la statua di Helheim crolla, nonostante l'impatto fosse stato minimo. Mentre Utgard fugge, Doko si chiede se l'abbia fatta franare di proposito, ma il crollo della stanza gli impedisce di inseguirlo. Lyfia intanto avanza nei corridoi di Yggdrasil e torna finalmente in sé, ma ha una visione in cui finalmente ricorda di essere stata lei a riportare in vita i Cavalieri d'Oro. Sconvolta, sente la voce di Andreas che le conferma che è stata proprio opera sua.

A Vanaheim, Frodi e Aioria continuano lo scontro, con il Cavaliere d'Oro in vantaggio visto che conosce già i colpi della spada Siegschwert. Il difensore di Asgard rivela allora il Wildschwein Strahl, un misto di affondi e pugni con cui spinge indietro il nemico. Gettato via il mantello e poggiata la spada, Frodi concentra il cosmo nel pugno e sferra un attacco simile alla carica di un cinghiale selvaggio, cui Aioria risponde con le sue zanne dorate, mantenendo un sostanziale equilibrio. La discussione si sposta su Lyfia, che Frodi rivela di conoscere sin da piccola, ma che ritiene essere in errore a causa delle parole di Hilda confusa dalla malattia. Ciononostante, Frodi vorrebbe proteggerla, ma Aioria, che invece ha fiducia in lei, preferisce crederle e lottare. Il duello riprende, proprio mentre il fragore del crollo della statua di Niflheim rivela che ormai non rimane che quella di Vanaheim da abbattere. Frodi sembra in punto di perdere il controllo, ma riesce a restare in sé e rivela di conoscere almeno in parte l'effetto degli zaffiri, ma anche di essere pronto a sacrificare anche la sua anima per il bene di Asgard. In quel momento, l'arrivo di Lyfia interrompe la battaglia, e nello stupore generale la ragazza rivela ad Aioria di essere stata lei a riportare i Cavalieri d'Oro alla vita. La voce di Andreas conferma tutto, aggiungendo che Lyfia vuole conquistare il mondo attraverso i Cavalieri d'Oro e ordinando a Frodi di ucciderla per aver infranto l'antica legge che condanna a morte chi resuscita i defunti. Esitando, Frodi impugna la spada e ripensa al passato, quando Lyfia - un tempo servitrice nella sua casata - gli disse che si sarebbe trasferita al palazzo del Valhalla per ordine di Hilda, o quando, da apprendista Cavaliere, la vedeva insieme alla Celebrante e Freya e desiderava proteggerla. Ora il Cavaliere lancia la spada, ma non riesce ad affondare il colpo e si ferma, rifiutando l'ordine di Andreas. Lyfia allora impugna la lama per suicidarsi, convinta che la sua morte sia per il bene di Asgard, ma stavolta è Aioria a fermarla bloccando la punta. Sentendo lo spirito di sacrificio dell'amica, Frodi richiama la spada e decide di fidarsi di lei, chiedendosi quale sia la verità. Seccato, Andreas inizia a mutare anche lui in berserk, ma Frodi ha la forza di distruggere lo zaffiro con la spada e tornare in sé. Purtroppo però è tutto inutile, perché in quel momento un fendente di luce trafigge Lyfia, facendola crollare tra le mani di Aioria. È opera di Utgard, che entra in scena proprio mentre la fanciulla si muta in luce e scompare tra le braccia di un disperato Cavaliere d'Oro. La sua caduta, percepita anche da Mu e Doko, fa infuriare Aioria che grida vendetta, ma Frodi si fa avanti per affrontare Utgard al posto suo e permettergli di raggiungere Andreas. Accomunati dal desiderio di vendicare Lyfia, i due si separano.

La logica, questa sconosciuta: La pedina di Sigmund sulla scacchiera all'inizio si spezza, ma poco dopo è intatta. Nel flashback, il pettorale dell'armatura di Sigfried è intatto mentre avrebbe dovuto essere danneggiato dai colpi di Shiryu e Seiya. Identica cosa poco dopo, quando l'armatura viene in soccorso di Sigmund. Col senno di poi, Sigfried non si chiede mai che fine abbia fatto il fratello o perché sia stato imprigionato. Che senso ha una legge contro chi riporta in vita i defunti? Non è certo un'attività abituale o diffusa, e Lyfia dovrebbe chiedersi come ha fatto invece di accettare tutto passivamente e tentare il suicidio.

Note: 8. Un episodio dove la caratterizzazione la fa da padrone, ovviando a scontri sempre fin troppo rapidi e unilaterali. Pur facendo una scarsa figura come guerriero, Sigmund è ben reso con un odio cieco e irragionevole iniziale che, leggendo tra le righe, nasconde in realtà un intento suicida per liberarsi dal senso di colpa legato alla morte di Sigfried, e un senso dell'onore di guerriero che emerge nella seconda parte valendogli il rispetto di Saga. A sua volta Gemini, pur senza nominare mai apertamente Kanon, lascia intravedere l'affetto che prova per lui già accennato ai tempi della serie classica. Ancora meglio la parte con Aioria e Frodi, novello Artax che però - posto di fronte a un dilemma simile a quello del predecessore - antepone stavolta la propria coscienza agli ordini e al dovere, segno dei tempi che passano nel mondo reale, e dell'evoluzione del concetto di eroismo. Il risvolto della medaglia sono però i combattimenti, e soprattutto il valore marziale degli asgardiani, che, con il poco spazio a disposizione, appaiono come lontane ombre di Orion e soci, quasi sempre incapaci di mettere gli avversari in reale difficoltà.

La parte con Sigmund e Saga è ricca di riferimenti alla serie classica, a partire dalla scoperta che era Sigmund il predestinato al titolo di Cavaliere al posto del fratello. Non si tratta però di un discorso di forza - campo in cui Sigmund ammette che Sigfried era superiore con un "talento irraggiungibile" per tutti gli altri, ma di diritto dovuto alla maggiore età e all'essere il primogenito del casato. Questo conferma quanto intuito già nella serie classica, ovvero che la maggior parte dei Cavalieri di Asgard storicamente proviene dalle famiglie nobili del regno, come effettivamente avveniva davvero nell'Europa medioevale, e che il titolo non era necessariamente frutto solo del merito ma anche della linea di successione. In termini di forza, Sigmund appare inferiore non solo a Orion, ma anche a Mizar e Thor, dai quali viene incarcerato senza riuscire a ribellarsi in alcun modo. Meno chiaro è a quale armatura il ragazzo fosse destinato, se a quella della stella Alpha poi andata al fratello, o a quella di Grani poi effettivamente indossata. Considerando che le corazze di solito non sono intercambiabili, si deve supporre la seconda, ma il fatto che l'armatura di Sigfried scenda dal cielo - in rispetto della continuity - ci dice anche che fino a quel momento era svanita dopo il sacrificio di Orion contro Syria. A tal proposito, vediamo immagini che riprendono proprio la morte dell'eroe nel 97 episodio della serie classica, ridisegnate per adattarle al nuovo stile di disegno come fatto in precedenza con Shaka, Saga e i Rinnegati. Un'immagine successiva ci mostra poi tutti i Cavalieri di Asgard della serie classica nella sala del trono di Ilda, scena che rende Alcor - ironicamente quello con maggiori probabilità di essere ancora vivo - l'unico personaggio della serie di Asgard originale a non essere ancora comparso in Soul of Gold. Dal flashback di Sigmund vediamo inoltre che si rese conto della possessione di Ilda, che lo zittì con la forza causandogli anche la cicatrice sull'occhio sinistro. In un'ottica di continuity, il suo arrivo dovrebbe aver seguito di pochissimo la partenza di Megres, che aveva assistito all'attacco improvviso da parte di Nettuno, come rivelato nell'88 episodio. In seguito, Ilda lo fece imprigionare nelle segrete del palazzo, che di lì a breve verranno visitate da Flare e Cristal. Anche in questo caso, è Thor a fare da carceriere per via della sua stazza, ma a Sigmund sembrano essere state risparmiate le torture cui fu sottoposto Hyoga. D'altra parte, parrebbe essere stato abbandonato senza cibo o acqua, con il solo Andreas a prendersene cura. L'uomo a quanto pare era medico di corte, giustificando come Ilda lo conoscesse nei flashback del 6 episodio, e visto che la sua preoccupazione sembra genuina, è sempre più possibile che sia stato posseduto da una qualche divinità malefica solo in un secondo momento. La scena con lo spirito di Orion nasconde due riferimenti alla serie classica: l'armatura di Alpha piange proprio come fece quella di Gemini nel 72 episodio, mentre Sigfried compare al fratello Sigmund come Aioros fece con Aioria nel 38, in ambo i casi senza dire una parola ma limitandosi alle espressioni del viso. Più in sordina la comparsa dello spirito di Kanon, visibile solo per qualche secondo prima dell'evoluzione dell'armatura di Saga. A tal proposito, la corazza mantiene il dualismo tipico dei Gemelli e lo accentua, con un'ala di angelo e una da demone.

Passando al resto dell'episodio, scopriamo che i nuovi zaffiri hanno la possibilità di mutare i Cavalieri in Berserk, termine spesso ingigantito dalla narrativa ma realmente esistente per indicare alcuni guerrieri vichinghi che, tramite l'uso di erbe e di una specie di trance, nel furore della battaglia perdevano il controllo e si abbandonavano alla furia omicida. In questo caso, sembra più che altro una specie di possessione, in cui la vittima perde il controllo ma mantiene una certa consapevolezza di sé, evidenziata dalle parole che lo spirito di Sigmund rivolge a Saga. Sembra inoltre che una volontà adeguatamente forte possa parzialmente resistere, come dimostrato da Frodi. A proposito di quest'ultimo, scopriamo che lui e Lyfia si conoscevano già, come intuibile dalla frase del 1 episodio in cui lui le diceva che non avrebbe potuto più proteggerla, e addirittura che Lyfia in precedenza era stata una servitrice nel palazzo di Frodi stesso. Un ulteriore flashback ci mostra invece il ragazzo nel piazzale del palazzo di Ilda, ovvero il luogo dove si combatterono le battaglie finali contro quest'ultima e Orion, in compagnia di Balder ed Heracles, segno che i tre hanno completato l'addestramento più o meno insieme, in compagnia di altri abbigliati come soldati semplici. Durante il combattimento con Aioria invece, la scena in cui si lanciano uno contro l'altro è riciclata dalla sigla di apertura. Sia Frodi che Sigmund mostrano anche nuovi colpi segreti, rispettivamente Wildschwein Strahl e Pearl de Briller.

Chiudendo con Lyfia, come intuibile già da un po' è lei la responsabile della resurrezione dei Cavalieri d'Oro, che inizialmente compaiono nudi in altrettante sfere verdine. Da queste sfere sono poi stati sparpagliati per Asgard, come visto nel 1 episodio. La scena conferma anche che i dodici sono risorti contemporaneamente, e che quindi Aioria è rimasto almeno uno o due giorni svenuto in prigione mentre Mu iniziava a esplorare Asgard e Aioros incontrava e affrontava Andreas. Alla morte, il corpo di Lyfia scompare nella luce, come i Rinnegati nell'Hades Sanctuary.