SAINT SEIYA LOST CANVAS

VOLUME 4 - IL CANCRO

Personaggi Presenti: Manigoldo, Albafica, Gioca, Avido, Lumaca, Rusé, Alegre, Yudo, Laimargos, Hakurei, Sasha, Sage, Pigro, Pesce, persone comuni.

Data: 1738

Lunghezza: 186 pagine in b/n.

CAPITOLO 1 (28) - LUCE E OMBRA

A Venezia, nel 1738, il giovane Gioca vivacchia derubando la gente per strada insieme alla sua scimmietta ammaestrata Tonto. Approfittando del Carnevale, gira indisturbato tra la folla finché non cerca di derubare anche un Manigoldo in incognito, il cui sguardo però lo terrorizza. Allontanandosi, raggiunge i compari di ruberie e tutti insieme vanno in gondola a consegnare il bottino al loro capo, Lumaca, ufficiale della banda chiamata Nero, che li attende in un cimitero. L'uomo, che in realtà non è nulla di che, si serve di orfani come loro per raccogliere una determinata cifra ogni giorno. I soldi portati da Gioca lo soddisfano, ma un ragazzino di nome Pigro ha portato solo una moneta e Lumaca vuole punirlo tagliandogli le braccia con un'ascia. Pur rassegnato a quel tipo di vita, Gioca interviene d'istinto e spinge via il compagno, mettendosi direttamente nei guai. Adirato, Lumaca vuole farlo fuori, ma la sua mano viene fermata dai fuochi fatui. È opera di Manigoldo, che ha seguito Gioca per riprendersi il maltolto e, scocciato rapidamente da Lumaca, scatena gli spettri delle sue vittime contro di lui, strappando l'anima dal corpo. Di fronte a un esterrefatto Gioca, Manigoldo si presenta.

CAPITOLO 2 (29) - NERO

Gioca vede l'anima di Lumaca separarsi dal corpo, sorprendendo Manigoldo che non credeva che il ragazzino avesse tali capacità. Il Cavaliere interroga lo spettro circa il quartier generale di Nero, ma Lumaca confessa di essere solo un membro di basso rango e di non avere informazioni di quel tipo. Prima che possa aggiungere altro, lo spirito si dissolve nelle fiamme a causa dello Tseih She Ke sferrato da qualcun altro. Scocciato, Manigoldo fa per andar via, ma prima raccoglie sia il suo borsellino che gli altri, ricevendo le critiche del suo compagno di viaggio: Albafica. Quando i due stanno per andarsene, Gioca li ferma e gli chiede se vogliano distruggere Nero per migliorare le condizioni di vita degli orfani come lui, ma Cancer risponde che hanno i loro motivi e che i ragazzini devono darsi da fare da soli. Subito dopo i due vanno via, lasciando un amareggiato Gioca a prendersi cura di Pigro, riflettendo come bambini come lui non possano fare nulla. Intanto, in una villa, i membri principali di Nero banchettano e commentano la morte di Lumaca, interessati più che altro alla presenza di un Cavaliere in grado di eseguire lo Tseih She Ke, segno che il Santuario si è messo in moto. Il loro capo è Don Avido, copia esatta di Sage e Hakurei, e tutti loro sono Cavalieri Neri che hanno abbandonato il Santuario per soddisfare la propria ambizione. Avido ordina loro di uccidere Manigoldo e Albafica, che nel frattempo stanno cenando in una locanda quando scoprono che Gioca li ha seguiti.

CAPITOLO 3 (30) - I CAVALIERI NERI

I Cavalieri chiedono a Gioca come abbia fatto a seguirli e trovarli, impresa che dovrebbe essere impossibile per una persona normale. Il bambino spiega di riuscire a percepire l'energia vitale degli altri, in particolare la loro, segno che, come i Cavalieri rapidamente deducono, in lui si è risvegliato il cosmo. Spiegatogli di cosa si tratti, gli chiedono perché li abbia seguiti, sentendosi rispondere che anche lui vuole trovare la base di Nero. Manigoldo rifiuta seduta stante, ma Gioca afferma di poter percepire il cosmo e condurli nel luogo che cercano, convincendo Albafica a intercedere per lui e acconsentire. Intanto, al Santuario, Hakurei è venuto a porgere per la prima volta i suoi saluti a Sasha, felice di rivedere Atena dopo più di due secoli. La visita è interrotta dalla comparsa di Avido, che raggiunge la sala del trono attraverso lo Tseih She Ke e deride tutti loro, dichiarandosi come il capo indiscusso dei Cavalieri Neri, ovvero coloro che, avendo cercato di usare il loro titolo per scopi personali, ora indossano corazze nere. Hakurei gli ordina di andare via subito, ma Avido lo accusa di essere rigido come sempre, rivelando che l'uomo è stato suo maestro, e scompare prima di poter essere attaccato, promettendo però di uccidere Manigoldo e dare il via a una guerra tra i Cavalieri Neri e il tempio di Atena. Nel vedere Sage e Hakurei preoccupati, Sasha teme per Manigoldo e Albafica, che nel frattempo hanno raggiunto una chiesa di periferia da cui avvertono provenire un cosmo. Indossate le loro armature d'oro, si preparano a entrare.

CAPITOLO 4 (31) - BALENA NERA

Nella villa dei Cavalieri Neri, lo spirito di Avido fa ritorno al suo corpo, che riposava su un letto di monete d'oro. Lui e gli altri hanno percepito che Manigoldo ha raggiunto la chiesa e sono certi che il guardiano del luogo, Alegre, lo ucciderà facilmente, essendo il tipo di avversario peggiore per il Cancro. All'edificio, delle grida di agonia spingono il trio a precipitarsi all'interno nonostante i timori di Gioca, solo per trovare i cadaveri di preti e suore, uccisi da un uomo in abito talare. Costui è Alegre, che ha compiuto la strage perché i religiosi conducevano le persone lontano da quella che lui ritiene la retta via, ovvero il conseguimento di istinti e desideri. Ebbro dei piaceri mortali, sfida i Cavalieri a sconfiggerlo, intrigando Manigoldo, che gli scatena subito contro gli spiriti delle sue vittime. L'attacco però si rivela inutile contro l'Holy Spout, il soffio della balena che respinge le anime. Indossata l'armatura della Balena Nera, Alegre si lancia contro Manigoldo con il Wheel Baritsu, schiantandolo contro il pavimento. Inizia poi a guardare meglio gli altri due, notando per la prima volta Gioca e meravigliandosi che sia ancora in vita. Vorrebbe ucciderlo per primo, ma Albafica gli fa notare che lo scontro con Manigoldo non è terminato, e infatti il Cavaliere d'Oro afferra il nemico alle spalle con la presa di gambe chiamata Acubens, e gli spezza la schiena.

CAPITOLO 5 (32) - IL CORVO NERO

Morente, Alegre maledice se stesso per essere stato sconfitto proprio quando aveva trovato il bambino di "quell'isola, sotto l'equatore". Gioca non capisce a cosa si stia riferendo, ma prima di poter dire altro, Alegre viene finito da una pioggia di piume corvine. Reagendo per primo, Albafica lancia le sue rose nere, una delle quali viene però afferrata come se nulla fosse dal nuovo nemico: il bellissimo Rusé del Corvo Nero, da tempo desideroso di incontrare e sconfiggere Albafica per poter risaltare ancora di più. Affidato Gioca a Manigoldo, Albafica gli promette di scoprire la verità sul suo passato dopo aver sconfitto il Corvo, e a tale scopo sferra la Royal Demon Rose. Rusé però si circonda di una barriera di piume, la Black Feather Defense, disperdendo polline e profumo prima di lanciare le medesime piume contro il nemico e conficcargliele in corpo. Gioca è preoccupato, ma Manigoldo lo trattiene, avvertendolo che il sangue di Albafica è velenosissimo e che è pericoloso avvicinarglisi ora che è ferito. Anche Rusé è consapevole del pericolo, per eliminare il quale usa l'Onda Infernale dello Tseih She Ke e conduce tutti loro nella Valle di Ade, separando le anime dai corpi. In questo modo, il sangue fisico di Albafica non si trova più lì e non costituisce un pericolo. Rusé è convinto di aver annullato tutte le armi del suo nemico e gli aizza i propri corvi contro, ma Albafica è ben lungi dall'essere inerme e reagisce con un pugno diretto. Libero di combattere senza timore di far male ai compagni, incassa tranquillamente i pugni del nemico e lo massacra con i propri, vincendo il duello contro un nemico che ritiene troppo occupato ad agghindarsi per vivere e lottare da vero guerriero.

CAPITOLO 6 (33) - I CANI DA CACCIA NERI

Manigoldo porta i corpi di tutti loro in Ade, per evitare che rimangano vulnerabili nella chiesa. Albafica intanto cerca di interrogare Rusé, ma l'anima del corvo arde tra le fiamme come punizione per la sconfitta. È opera di Avido, le cui Celesti Fiamme Demoniache iniziano a minacciare anche i corpi di tutti loro finché Manigoldo non prende in braccio Gioca e decide di provare ad attraversarle. Nella sua villa, Avido riflette sulla sconfitta di Alegre e Rusé, ma soprattutto sulla presenza di Gioca, che rivela essere un sopravvissuto dell'isola Death Queen, un tempo odiata prigione per tutti i Cavalieri Neri. Le sue riflessioni sono interrotte dall'arrivo di Manigoldo, che ha usato il varco dell'Onda Infernale per raggiungerlo, o almeno così pensa visto che in realtà è stato Avido a permettergli di raggiungerlo, dopo averlo separato da Albafica e Gioca. I due ora vagano nella villa, in particolare il bambino è solo e spaventato, convinto che della sua morte non importerebbe a nessuno dopo una vita da borseggiatore che neppure lui voleva. Ad un tratto, vede una spaventosa maschera sul muro e si accorge di conoscerla già: è quella che indossava il guardiano dell'Isola Death Queen, guardiano e carceriere di tutti i Cavalieri Neri, come gli viene rivelato da Yudo dei Cani da Caccia. Proprio lui aveva ucciso l'uomo e tutta la sua famiglia, eccetto un neonato che evidentemente era riuscito a salvarsi e ora si trova lì, con il nome di Gioca. Quest'ultimo è sbalordito da questa rivelazione, ma Yudo gli chiede di fare a pezzi la maschera in cambio della vita, visto che solo i discendenti della stirpe della Black Queen possono farlo. Gioca pensa di usare la maschera contro di lui, ma Yudo lo anticipa, rivelando di poter leggere nel pensiero visto che ha raggiunto l'illuminazione. Strappandogli i vestiti, mostra di sapere anche che in realtà Gioca è una ragazza, pronta a tutto pur di avere salva la vita. In effetti, Gioca sta per rassegnarsi e acconsentire, ma all'ultimo momento ricorda le parole di Manigoldo e reagisce, indossando la maschera. Un lampo di luce sbriciola l'armatura di Yudo e lo fa crollare.

CAPITOLO 7 (34) - LA FORTEZZA DELLE ANIME

Gioca è incredula per quel che è accaduto, finché non si accorge che la collana che da sempre indossa è in realtà il frammento mancante della maschera. Guardandola, ricorda sua madre, che, scappando a nuoto dalla Death Queen, riuscì ad affidarla a dei pescatori prima di morire. Questo momento di distrazione rischia di costarle caro, visto che Yudo è sopravvissuto e, pur con l'armatura in briciole, si rialza per ucciderla. Fortunatamente per lei però, la mortale rosa bianca di Albafica - che si è già liberato di Laimargos - si conficca nella schiena del Cavaliere Nero, uccidendolo. Felice di rivedere il Cavaliere dei Pesci, Gioca gli confessa di aver deciso di cambiare e di smettere di ingannare se stessa o fuggire, ma anzi di voler trovare Avido e Manigoldo per chiudere la questione. In quel momento, i diretti interessati stanno ancora parlando, con Avido cui tutto sommato non importa della morte dei suoi seguaci visto il luogo in cui si trovano. Solo in quel momento Manigoldo capisce che l'intera villa in realtà è un immenso agglomerato di anime delle loro vittime, collezionate nel corso degli anni, e in quanto tale in grado di cambiare forma come Avido desidera. L'uomo brama la ricchezza, sia di oro che di vite, ritenendola simbolo di potere, e per questo ha rotto con il ben più parco Hakurei. Usando il sigaro, investe Manigoldo con l'Onda della Sepoltura delle Anime, ovvero l'esplosione che si genera distruggendo gli spiriti. Ferito, il Cancro considera di ricorrere alla stessa tecnica, ma alla fine non se la sente di fare del male a quelle anime innocenti, e finisce per crollare tra le fiamme. Accusandolo di scarsa ambizione, Avido fa per allontanarsi, ma Manigoldo si rialza per continuare la lotta.

CAPITOLO 8 (35) - L'ALTARE NERO

Manigoldo ammette di non voler distruggere tutte le anime, ma intende usare la loro presenza a suo favore per privare Avido delle sue armi. Cerca così di usare l'Onda Infernale per spostarle tutte al cielo, ma il loro peso è eccessivo e Avido riesce facilmente a riportarle a terra. Indossata la sua armatura nera, deride Hakurei che, nonostante la sua grande forza, non è mai riuscito a diventare Cavaliere d'Oro o Grande Sacerdote, limitandosi a trascorrere i suoi giorni riparando armature in Jamir. A differenza del maestro, Avido è interessato solo al successo personale, ed è un punto di vista che Manigoldo rispetta, pur non condividendolo. Il Cavaliere del Cancro ricorda gli insegnamenti di Sage e Hakurei sul valore della vita e prova di nuovo l'Onda Infernale, affermando che tutti gli esseri viventi in fondo non vogliono far altro che risplendere prima della morte, e quindi non vanno sminuiti. Sotto lo sguardo incredulo di Avido, Gioca e Albafica, la villa inizia a dissolversi.

CAPITOLO 9 (36) - MAESTRO E ALLIEVO

Furioso per la sconfitta, Avido ha una visione di Hakurei con indosso la maschera della Death Queen che lo accusa di non aver ottenuto nulla con la sua ribellione. Il traditore però risponde di essere appagato e non rinnega niente. Subito dopo, ferito per i danni dell'Onda Infernale, si trova nella Valle di Ade insieme a Manigoldo e Gioca, dove il Cavaliere d'Oro intende chiudere la questione. Gli spiriti delle sue vittime lo afferrano per vendicarsi, ma Avido li distrugge facilmente e sembra pronto ad affrontare di nuovo Cancer. In realtà però è solo un bluff, perché il Cavaliere Nero indietreggia fino a cadere volontariamente nella Bocca di Ade, per andare a divertirsi all'inferno. Di fatto, ha posto fine alla sua vita proprio come l'ha vissuta - nella più totale indipendenza e senza alcun rimpiato - ottenendo così il rispetto di Manigoldo. Qualche giorno dopo, Manigoldo e Albafica stanno partendo da Venezia dopo aver recuperato la maschera della Death Queen. Gioca sembra non essere venuta a salutarli, ma in realtà Pesce e Pigro arrivano a spintonare Manigoldo per permetterle di derubarlo. Sorridendo loro, li ringrazia e promette di diventare abbastanza forte da poter fare un giorno ritorno da sola sull'isola Death Queen. Ridendo, Manigoldo le risponde che, se sarà diventata una bella ragazza, magari l'accetterà anche come fidanzata.

Glossario: Tseih She Ke: Sekishiki

Manga: Il volume è stato pubblicato nel numero 4 della collana Lost Canvas Extra dalla Panini Comics.

La logica, questa sconosciuta: Che razza di nome è Gioca? Come da tradizione dei Cavalieri Neri, Avido ha lo stesso aspetto di Hakurei, ma gli altri quattro non assomigliano ai rispettivi Cavalieri che abbiamo visto nella serie regolare di Lost Canvas. Come spesso accade, l'elmo compare dal niente sul capo di Alegre, e le forme dell'armatura erano invisibili sotto il mantello da monaco. Nel 1700, il Baritsu non esisteva ancora. Cosa rende esattamente Rusé immune dalle rose nere? Rusé potrebbe usare le piume nere per sconfiggere Albafica da lontano, invece lo affronta anche lui con i pugni.

Note: 9,5. Non solo il miglior gaiden finora, ma probabilmente anche la cosa migliore mai fatta in ambito Lost Canvas, con una storia che funziona alla perfezione da qualsiasi punto di vista. Il tema di base - il valore della vita e l'abbandono ai desideri carnali - per una volta è attuale e incisivo, anziché stereotipato ed estremizzato come spesso accade nelle storie di questo tipo. I personaggi che vi ruotano attorno sono, ad eccezione dell'inuile Laimargos, perfettamente funzionali alla trama e danno vita sia a combattimenti abbastanza equilibrati e ben strutturati, che a diverbi verbali validi e privi di monotonia, con la presenza di Gioca che, lontana dall'inutile presenzialismo delle spalle di altri gaiden, si rivela un valore aggiunto grazie all'interessante approfondimento sull'Isola Death Queen. A funzionare maggiormente però è l'accoppiata Manigoldo/Albafica, con il primo che è perfettamente coerente con sé stesso e il secondo che mostra la crescita ottenuta dopo gli eventi del suo gaiden - ben più evidenti in questo contesto che non nella serie regolare.

Introdotti nel numero 3 della serie classica come i primi reali nemici della storia, i Cavalieri Neri sono praticamente le controparti malvage dei difensori del Santuario, ovvero uomini che o non sono riusciti a ottenere l'investitura, o poi ne sono stati privati per una condotta troppo egoista e malvagia, lontana dai canoni di Atena. Una loro caratteristica, mai spiegata o motivata, è l'essere totalmente identici ai Cavalieri che copiano, ma in questo caso la regola sembra valere solo per Avido, visto che gli altri quattro non assomigliano alle controparti viste nella serie regolare. Per di più, le armature nere in questa storia non sono del tutto uguali a quelle normali, ma un po' più coprenti e con leggere piccole modifiche che le rendono più simili alle Surplici. Secondo alcune teorie, in questo caso i cinque Cavalieri Neri, Lumaca e Gioca rappresentano i sette vizi capitali: avarizia (Avido), lussuria (Yado, costantemente circondato da donne), golosità (Laimargos), orgoglio (Rusé), rabbia (Alegre), accidia (Lumaca) e invidia (Gioca). Dei Cavalieri Neri parla anche l'ipermito di Kurumada, raccontando vagamente della loro prigionia sull'Isola Death Queen, un luogo arido e vulcanico ritenuto un vero e proprio inferno sulla Terra, dove fatalmente è conservata anche l'armatura della Fenice. Il guardiano dell'isola nella serie classica è Guilty, maestro di Phoenix, la cui maschera ora scopriamo avere la capacità di distruggere le armature nere e probabilmente anche uccidere chi le indossa se usata da qualcuno adeguatamente forte. Può inoltre essere distrutta solo da una persona appartenente alla stirpe dei guardiani, come rivelato da Yado. Per quanto suggestiva, è una versione che non trova riscontro nella serie classica, dove l'origine della maschera non viene rivelata nel manga, ed è attribuita ad Arles nell'anime, e dove il guardiano è un ex Cavaliere dotato di immensa forza, inviato sull'isola per punizione o dopo aver abbandonato il suo ruolo. Nella versione qui presentata, viene dato a intendere che sia un incarico tramandato di generazione in generazione, e quindi dobbiamo ipotizzare che prima o poi Gioca riesca nel suo intento e faccia ritorno sull'isola, portando avanti la stirpe fino ai giorni nostri. La maschera vera e propria è una Rangda, indossata normalmente sull'isola di Bali - che si trova nel Pacifico come la Death Queen - e a volte associata alla dea Kalì. Rangda è il nome della regina dei demoni e delle streghe, presumibilmente una metafora per i Cavalieri Neri stessi. In due occasioni, vediamo le sagome di diversi personaggi della serie classica, in particolare Jamian del Corvo e Asterione dei Cani da Caccia.

I Cavalieri Neri fanno qui la loro prima comparsa in Lost Canvas, ma erano già una minaccia da qualche tempo, come verrà rivelato in un flashback del gaiden di Sisifo del Sagittario. Yudo dei Cani da Caccia possiede la capacità di leggere il pensiero, cosa che lo accomuna ad Asterione nella serie classica e che probabilmente va vista come un modo da parte dell'autrice di associare un tale potere a tutti coloro che sono legati a quella costellazione. A suo dire, è un potere collegato all'aver raggiunto l'illuminazione, termine che normalmente nel mondo dei Cavalieri indica un sesto senso particolarmente sviluppato. È l'assassino della famiglia di Gioca e parrebbe il secondo di Avido, ma non viene rivelato come esattamente sia riuscito nell'impresa visto che non possiede alcuna difesa contro i poteri della maschera. Rusé del Corvo invece riprende la psicologia di Eris e Fish: un guerriero bellissimo che detesta le ferite fisiche più di qualsiasi altra cosa. Per motivi sconosciuti è immune alla rosa nera dei Pesci, e potrebbe possedere anche il Sekishiki MeikaiHa/Onda Infernale dello Tseih She Ke visto il tempismo con cui Albafica e gli altri vengono trasportati in Ade, ma non è neppure da escludere si sia tratti di un colpo lanciato da lontano da Avido, visto il commento di Rusé stesso subito dopo. La sua Black Feather Defense è un omaggio alla Rolling Defense di Andromeda, di cui riprende sia il nome che l'aspetto, mentre l'uso delle piume come pugnali potrebbe far riferimento a Cardinale dei Pesci e alle sue Dagger Rose viste in Next Dimension. Alegre della Balena usa invece il Wheel Baritsu, facendo riferimento a un tipo particolare di arte marziale normalmente associata a Sherlock Holmes e creata nel 1898 (quindi esattamente 160 anni dopo l'epoca in cui è ambientata questa storia) da Edward William Barton-Wright, un ingegnere britannico. Il modo in cui sputa fuori il vino per simulare il soffio della Balena potrebbe invece essere un riferimento alla tecnica marziale dell'ubriaco, resa celebre in vari film, anime e manga. L'ultimo dei quattro, Laimargos, viene ucciso fuori scena da Albafica ed è associato alla costellazione di Ercole solo nel materiale di accompagnamento.

Come spesso accade, nel gaiden ci sono diversi riferimenti alle altre serie dei Cavalieri. A parte il Black Feather Defense citato prima, il modo in cui gli spettri strappano e trascinano via l'anima di Lumaca riprende la morte di Fiamma Azzurra in Episode G, scena a sua volta ispirata al film Ghost, mentre l'irruzione di Manigoldo al tavolo di Avido omaggia, nella posa e nei modo, quella che il Cavaliere farà contro Thanatos nella serie regolare di Lost Canvas, comparendo sulla sua scacchiera durante la partita con Hypnos. Gli spiriti che bloccano Avido, solo per venir spazzati via, sono invece un riferimento alla situazione analoga che avviene a Cancer durante lo scontro con Sirio, nel numero 10 del manga classico. Durante lo scontro tra Albafica e Rusé, quando Manigoldo avverte Gioca, si vedono alcune tavole dal gaiden dei Pesci, incluso il rituale scarlatto tra il futuro Cavaliere e il suo maestro Rugonis. Infine, la misteriosa visione di Hakurei con la maschera potrebbe riprendere il sogno di Gemini nel numero 13 del manga classico, quando vede la sua stessa armatura chiedergli chi lui sia in realtà, mentre Tonto potrebbe omaggiare la scimmietta ladra dei film dei Pirati dei Caraibi.

Un interessante retroscena su questa storia viene dall'autrice stessa, che in coda spiega di aver inizialmente voluto usare Sion al posto di Albafica, salvo poi venire convinta dall'editor a scegliere il Cavaliere dei Pesci. Il motivo è presto detto: Cancer e Fish, spesso considerati gli unici Cavalieri d'Oro realmente malvagi, sono due personaggi comunemente associati nella serie classica, come mostrato in particolare nel 3 film e nella serie di Hades, oltre che più di recente in Soul of Gold. Con questa storia, è la quarta volta che un'avventura dei Cavalieri è ambientata in Italia, già teatro della parte iniziale di Lost Canvas, degli eventi conclusivi del romanzo Gigantomachia e di un capitolo speciale di Episode G. Non è comunque l'ultima, visto che anche buona parte del gaiden del Toro sarà ambientato in Sicilia.