I protettori del Bel Paese

Nota di Shiryu: Questa fanfic è ambientata dopo "Le spade di Avalon", scritta dallo stesso autore. Una lettura di quella fanfic è consigliata per comprendere al meglio la trama ed alcuni riferimenti.

Prologo

Seduta sul suo trono nascosto nelle catacombe di Roma, Giulia, signora dei Legionari d’Italia, aveva ricevuto da Cozio e Caco il rapporto sulla battaglia tenutasi tra i Tree Drui delle divinità celtiche contro i Cavalieri dello Zodiaco di Atena, aiutati dai cavalieri della Tavola Rotonda di Merlino e re Artù. Una battaglia durante la quale molti segreti erano venuti a galla, e molte persone avevano perso la vita.

"Così gli dei celtici hanno abbandonato la Gran Bretagna e si sono nascosti in Francia!" disse la sacerdotessa al guardiano delle montagne

"Esatto, mia signora!" rispose il ragazzo "Sicuramente si stanno preparando ad attaccarci! Credo che sia arrivato il momento di dare a suo nipote…"

"No!" obbiettò la donna "Non è ancora arrivato il momento! Egeria!" disse chiamando una ragazza bionda dalla bellezza impressionante, in piedi davanti a lei "Mia fedele Egeria, hai scritto la lettera ad Atena?"

"Sì, mia signora! Il nostro messaggero è già in viaggio! Arriverà in Inghilterra entro domani!" rispose la ragazza

"Grazie!" disse la donna prima di rivolgersi a Cozio "Torna a proteggere la tua area, in caso d’attacco ti sarà permesso utilizzare la tua armatura!"

"Ho già affrontato un Tree Drui, e non c’è stato bisogno dell’armatura!" obbiettò il giovane

"Il Tree Drui che hai affrontato in quell’occasione era spaventato a causa della sconfitta dei suoi compagni ed era uno dei più deboli, ma i cinque guerrieri scelti da Ana sono molto più pericolosi. Dagda, il loro generale, possiede un Cosmo delle molte risorse. Esus, il vice comandante che gode del titolo di "Fantasma della distruzione", è mosso dalla rabbia che cova nei confronti di Giulio Cesare e della nostra città. Cal, in grado di vedere il passato e di utilizzarlo contro i suoi avversari. Heron, maestro di mortali melodie. E, infine, Angus, che dopo il tradimento di sua sorella Maeve è mosso da una grande rabbia distruttrice."

"Ho capito!" disse Cozio inchinandosi prima di ritirarsi.

Altrove, in un luogo sconosciuto, otto diverse entità possedenti un Cosmo immenso e possente si erano radunate in una grande sala circolare seduti su troni decorati d’oro costruiti secondo gli stili di diverse civiltà. Il bagliore del loro Cosmo era tale che celava il loro aspetto, lasciando vedere solo la sagoma del loro corpo.

Su un trono più alto vi era una divinità circondata da un bagliore d’orato circondato da fulmini, coi capelli lunghi e una corona d’alloro sul capo e un aquila ai suoi piedi.

"Sapete qual è il motivo per cui vi ho convocato qui! Il ritorno della dea Ana e il suo tentativo di ricostruire i territori celtici. Ella ha sempre osteggiato l’egemonia degli dei di Grecia e Roma, di cui sono a capo. Inoltre, sapete bene che il suo Cosmo è paragonabile al nostro! Neanche i cinque Cavalieri di Bronzo potranno batterla!"

"Vi è un problema più grave!" disse un dio dal Cosmo bianco-azzurro con due corvi posati ai lati del suo trono "Ovvero il recente attacco di tuo fratello Poseidon al mio regno! Tu non hai fatto niente per fermarlo, e pretendo delle scuse ufficiali!"

"Smettila, signore degli Asi e dei Vani!" disse una divinità maschile avvolta da un bagliore color giada vestito alla cinese "Sai bene che Poseidon ignorava il patto di non belligeranza concluso solo centocinquanta anni fa!"

"L’Imperatore di Giada ha ragione, Odino!" disse una ragazza splendente come il sole vestita con un kimono e una spada agganciata alla cintura "Hai ragione! Zeus, in quanto capo del Consiglio Divino e re degli dei poteva fermarlo! Sono d’accordo con te. Il problema di Ana, però, è più grave!"

"Inoltre, sarà l’occasione giusta per sdebitarti con Atena!" disse un dio circondato da quello che sembrava uno strano fuoco fatuo vestito da pellerossa con un copricapo di penne d’aquila

"Hai ragione!" disse Odino "Ma questo non cambia i fatti!" aggiunse rivolto verso il signore dei Numi

"Sì, non li cambia. Ma il pericolo di Ana è più grande! Quella donna e il suo Cosmo d’argento sono in grado di distruggere la Terra, e solo i membri del consiglio possono contenerla! Sei con noi, o no?" domandò Zeus ad Odino.

I membri del consiglio rimasero zitti fino alla risposta del signore degli dei del nord, che si fece attendere per alcuni minuti.

Nei sotterranei di Notre Dame, Ana sedeva su un trono di pietra molto antico insieme a suo marito Dagda, circondata da Cerunno e Lug e, inginocchiato di fronte a loro, vi era il generale dei Tree Drui, che portava anche lui il nome di Dagda

"In seguito ad una lunga ricerca i nostri agenti sono riusciti ad individuare i luoghi dove sono nascoste quattro delle cinque armature dei capi dei Legionari d’Italia!" disse il Tree Drui srotolando per terra una cartina del Bel Paese con cinque punti segnati "La prima, quella del nord, si trova qui a Susa!" cominciò indicando la città che un tempo era la porta delle gallie

"Susa!" ringhiò la dea madre celta quando sentì il nome di quella città. Susa era stata una città abitata dai Galli, come provavano alcuni resti archeologici come i luoghi in cui i druidi sacrificavano gli animali, ma poi il re Cozio s’alleo con Augusto diventando prefetto dell’impero romano. Questo avvenimento aveva profondamente scosso tutti gli dei, in particolar modo Ana secondo cui quel gesto era un tradimento nei confronti suoi e delle altre divinità celtiche.

"La seconda, quella dei mari…" continuò indicando un punto a nord-est apparentemente sul mare, "…è su questa città, che non esisteva ai nostri tempi, chiamata Venezia. Si tratta di una città molto particolare costruita su isole con canali al posto delle strade! Quella del centro si trova nel Lazio, in campagna!"

"Quella del centro Italia, eh?" disse Cerunno "Sarò io a confrontarmi con quel Legionario. Ho un conto in sospeso!" aggiunse toccandosi il braccio sinistro.

"Infine quella del sud, nell’Etna!" concluse indicando il vulcano della Sicilia "Pare che l’abbiano trasferita lì dopo che Aiolos del Sagittario uccise Tifone!"

"Cosa? Tifone è morto?! Ucciso da un Cavaliere d’Atena?" esclamò il compagno di Ana

"Sì, mio signore!" rispose il generale "Esus ha chiesto d’occuparsi personalmente dell’armatura di Roma!"

"È sarà così!" disse Ana "Sarete divisi in quattro diverse armate, una delle quali comandata da Cerunno! Il vostro compito sarà trovare le armature e distruggerle insieme ai loro proprietari!".

La vendetta delle Genti di Ana sui figli di Romolo era alle porte.

 

I Legionari d’Italia

Era ormai passata una settimana dalla morte di Morrigan e in Inghilterra era tornata la pace. L’isola si stava a poco a poco riprendendo dalle catastrofi causate dagli dei e dai loro alberi.

Gawen stava facendo i compiti in camera sua, quando sua madre lo chiamò

"Sbrigati! È arrivato il tuo nuovo baby-sitter!" disse la donna affacciandosi alla porta della camera del figlio, il quale s’alzò di malavoglia e la seguì camminando a testa bassa. A Gawen, nonostante fosse un bambino piuttosto tranquillo, non erano mai piaciuti i baby-sitter, perchè non gli piaceva l’idea di essere sorvegliato da persone che non conosceva.

"Ecco!" disse la donna fermandosi vicino alla porta d’ingresso davanti ad un ragazzo coi capelli neri spettinati "Questo è Gawen! Gawen questo è Daniel, il tuo baby-sitter! Ehi, saluta!" disse vedendo che il figlio continuava a tenere la testa china

"Non si preoccupi, signora!" disse il ragazzo con una voce che a Gawen suonò stranamente famigliare "Sono sicuro che andrò molto d’accordo con suo figlio! Mio fratello è più o meno della sua età!"

"Bene! Io e mio marito torneremo per le otto! Mi raccomando! Ha la mia più completa fiducia!" disse lei mentre s’infilava la giacca "Spero che vi divertirete! Arrivederci! Ciao tesoro!"

"Arrivederci signora!" disse Daniel prima di chinarsi sul bambino "Dunque…so che ti piace il calcio…"

"Chi te l’ha detto?" chiese scortesemente il bambino

"Sono cose che si sanno, se devi fare da baby-sitter a tuo fratello!" disse il ragazzo, mentre Gawen alzava la testa meravigliato

"Ciao Mordred!" disse il ragazzino saltando addosso a suo fratello per abbracciarlo "Vedo che ti sei ripreso! Mi sono spaventato tantissimo quando Morrigan ti ha colpito!" aggiunse piangendo

"Come vedi, fratellino, sto benissimo!" disse il figlio di re Artù sorridendo

"Non riesco a credere che tu sia il mio baby-sitter! È…è…incredibile!"

"So di altri bambini che non sarebbero così contenti!"

"Perché loro non hanno un fratello mitico come te!" rispose il bambino.

In un’altra zona di Londra, Seiya stava camminando con Saori ad Hyde Park osservando il paesaggio circostante.

"Così hai scoperto la verità sulla tua nascita! Sono contenta per te! Almeno non avrò il pensiero di sposarmi con mio zio!" disse lei voltandosi verso di lui

"Sì! Come pensi che prenderà il signor Tatsumi il fatto che noi due stiamo insieme?" chiese lui

"Non lo so!" ammise la fanciulla. Preoccupata di più per ciò che sarebbe successo quando l’avrebbe scoperto Zeus. Non era mai avvenuto che una divinità e un suo guerriero s’innamorassero l’uno dell’altra, anche se la prima rinasceva umana. Se ciò sarebbe giunto alle orecchie del Padre degli dei il mondo avrebbe corso un grave pericolo «Ma non è Atena ad amare il Cavaliere di Pegasus,» si disse poi «è Saori Kido ad amare Seiya Edogawa! Io e lui non siamo solo una dea e un suo Cavaliere rinati a nuova vita, ma anche due ragazzi innamorati l’uno dell’altra!».

I due continuarono a camminare e a parlare finchè un giovane uomo di circa venticinque anni con i capelli castano scuri e gli occhi verdi non comparve davanti a loro

"Finalmente ho l’onore di conoscerla, dea Atena!" disse l’uomo rivolgendosi alla fanciulla in greco

"Chi sei?" chiese Seiya con tono di sfida mettendosi fra l’uomo e la sua ragazza

"Mi chiamo Davide Albino, e sono messaggero dei Legionari d’Italia!" rispose il giovane "Sono venuto qui per recapitare a Lei e ai suoi Cavalieri una richiesta d’aiuto da parte della signorina Egeria, guardia del corpo della Grande Giulia, nostra Guida!" aggiunse porgendo alla fanciulla una lettera con sopra un sigillo a forma d’aquila.

Quella sera Atena radunò i suoi Cavalieri, Merlino, Daisuke, Davide, Arthurus, Maeve e Mordred in camera sua dove aprì la lettera e la lesse:

"Dea Atena,

chi ti scrive è Egeria, guardia del corpo di Giulia, la Guida dei Legionari d’Italia. Devi sapere che dopo la loro sconfitta subita dall’unione delle tue forze con quelle di Merlino, gli dei celtici guidati da Ana si sono nascosti a Parigi con il loro seguaci, e adesso minacciano d’attaccare il paese che io e miei compagni abbiamo il dovere di proteggere. Ti chiedo dunque di venire in nostro aiuto!

Se accetterai d’aiutarci, presentati insieme ai tuoi Cavalieri domani il più presto che puoi alla stazione Porta Susa di Torino. In stazione troverai ad aspettarti Cozio, il custode dell’Italia del nord. Ti consiglio d’arrivare in Italia in aereo, scendendo all’aeroporto di Caselle e da lì prendere un treno per Porta Susa.

Sbrigati! Non abbiamo molto tempo!"

"Perché non andiamo subito a Parigi a fermarli?" propose Seiya alzandosi

"Non sappiamo dove siano nascosti! Siamo riusciti a percepire i loro Cosmi spostarsi dalla Gran Bretagna a Parigi, ma non siamo riusciti ad identificare il luogo. Sospettiamo che si siano nascosti nel sottosuolo e non possiamo mica rivoltare tutta la città nel tentativo di trovarli!" spiegò Davide passandosi una mano tra i capelli

"Dove si trova Parigi?" chiese Artù curioso, visto che era la prima volta che sentiva quel nome

"Parigi sarebbe l’antica città di Lutezia." rispose Merlino

"Stare sigillati non fa bene, eh?!" ridacchiò Mordred "Almeno io ho potuto osservare cosa succedeva nel mondo!"

"Prima d’accettare, possiamo sapere perché vi serve il nostro aiuto?" chiese Kanon "Avete dimostrato di sapervela cavare contro i Tree Drui!"

"Il signor Cozio e i suoi pari grado, il signor Marco e il signor Caco, sono i migliori di noi pari ad Egeria, guardia del corpo della Grande Giulia, inferiori solo al divino Fauno e…al Cesare!" rispose il messaggero "Ma i cinque Tree Drui sopravissuti sono in grado di tenergli testa, inoltre non saremo in grado di sconfiggere Ana senza il vostro aiuto!"

"Chi è il Cesare?" chiese Merlino incuriosito

"L’Imperator (1), il nostro generale supremo! In lui scorre il sangue di Romolo, ma da secoli nessuno viene più investito di questo titolo! L’ultimo a portarlo fu Francesco d’Assisi!"

"Francesco d’Assisi?! Ma com’è possibile?" domandò Seiya stupefatto

"Col passare dei secoli la stirpe di Romolo si diffuse in tutta Italia, e i suoi discendenti sono stati sempre tenuti sotto controllo. Francesco d’Assisi non fu solo un grande riformatore religioso amante della pace, ma all’occorrenza era anche un grande guerriero. Durante le crociate ci fu di mezzo una guerra sacra! I cavalieri del dio Baal, usando le armate dei mussulmani, volevano distruggere Gerusalemme, Costantinopoli e Roma. Francesco affrontò il gran sacerdote del dio quando andò dal sultano d’Egitto, poiché egli sapeva che il suo nemico ne era il visir! Fu una battaglia epica che durò tutta una notte, ma alla fine il sacerdote fu costretto alla resa! Certo, dietro le crociate c’erano anche i motivi politici ed economici che sapete, però non erano i soli!"

"Ora direi che la situazione è completamente chiara!" disse Atena dopo un rapido consulto "Quindi io e i Cavalieri di Grecia siamo pronti a partire per l’Italia!"

"Aspettate!" disse Maeve alzandosi "Anch’io e Mordred vorremmo venire con voi! Forse potrò riuscire a far ragionare mio fratello Angus!" sospirò la Tree Drui asciugandosi una lacrima

"E io voglio finire questa battaglia!" disse il Lupo di Britannia prendendo la sua spada.

"Così domani parti!" disse Gawen rivolto al fratello quando questi gli diede la notizia. Erano quasi le dieci e i due fratelli erano seduti sul tetto della Torre di Londra a guardare le stelle.

"Sì!" rispose lui "Se restassi qui sarei al sicuro ma non voglio!" sorrise il ragazzo "Non so neanch’io perché! So solo che avendo preso parte a questa battaglia fin dall’inizio voglio viverla tutta fino in fondo!"

"Sei un vero guerriero!" disse il ragazzino "Io non sarei capace di desiderarlo! Ah! Tieni l’ho fatto io l’anno scorso a scuola!" disse dandogli un ciondolo di pasta di sale raffigurante un delfino "Ti porterà fortuna!"

"Grazie!"

"Mordred!" disse una voce femminile proveniente alle spalle del ragazzo, il quale si volse e vide Artù e Morgana che erano venuti a salutarlo

"Ciao Gawen!" disse il re accarezzando la testa del suo secondogenito

"Non scompigliarmi i capelli, zio Arthurus!" disse il bambino innervosito

"Zio Arthurus?!" esclamò Mordred incuriosito

"Gli ho dato il permesso di chiamarmi così! Anche se sono il suo padre biologico!"

Morgana andò verso il figlio e lo abbracciò "Mi raccomando torna sano e salvo!"

"Mordred," disse poi Artù avvicinandosi al figlio "io e lei non abbiamo altro regalo da darti se non la nostra benedizione!" e gli mise una mano sulla fronte "Buona fortuna, figliolo!"

"Grazie, mamma! Grazie, papà!"

Maeve e Galahad erano a Glastonbury, e lui cercava in tutti i modi di dissuaderla "Devo andare! Quando mi sposerò vorrei una famiglia unita!" disse semplicemente lei. Lui annuì. Sapeva che Maeve era una ragazza molto determinata e quando si metteva in testa una cosa non potevi dissuaderla "Ma è per questo che mi sono innamorato di lei!"

"Seiya!" disse Daisuke avvicinandosi al figlio nella loro stanza "Siccome ho avuto modo di vederti combattere sappi che sono molto orgoglioso di te!" aggiunse mettendogli una mano sulla spalla "Mi raccomando, torna vincitore! Fai vedere a quelle divinità da quattro soldi la forza degli Edogawa!"

"Stanne certo!" disse il Cavaliere d’Atena sorridendo al padre.

 

L’occasione di Lucio e la battaglia di Marco

Attraverso i calli e i campielli, Marco camminava per Venezia. Anche di notte la Serenissima manteneva intatto tutto il suo splendore grazie alle chiese e agli edifici illuminati. In piazza San Marco le persone ammiravano la cattedrale e lungo i canali bui le barche e i vaporetti risplendevano come tante stelle nel cielo.

«Questa è la più splendida delle città!» pensò il ragazzo osservando gli antichi palazzi «La sua bellezza è senza pari! Quando cammini sembra che il tempo sia fermo!».

Arrivato sulla piazzetta di San Marco il Legionario alzò gli occhi verso la statua bronzea del leone alato, simbolo dell’evangelista patrono della città.

"Se la gente sapesse ciò che sei in realtà!" mormorò Marco alla statua, mentre un piccione gli si posava sulla spalla "Cosa succede, Giacomo?" chiese all’animale il quale gl’indicò con l’ala un gruppo di persone che guardava la città con aria disgustata.

Aurelio camminava lungo i corridoi delle catacombe, mentre alle sue spalle un misterioso ragazzo dai capelli neri e ricci stava suonando una lira

"Cerca di calmarti, cugino!" disse il musico con la sua voce soave che sembrava racchiudere un pizzico di leggera pazzia "Non ha senso preoccuparsi! Nostra zia ha chiesto aiuto ai Cavalieri d’Atena, non abbiamo niente da temere!"

"Nostra zia…" disse Aurelio voltandosi verso il cugino "…non si è ancora decisa a darmi il titolo di Legionario e l’armatura di Cesare! Quella corazza mi spetta di diritto! Dopo tutti questi secoli, io mi sono dimostrato l’unico discendente di Romolo degno d’indossarla!"

"Uff!" disse il ragazzo moro "Non ricomincerai con la solita storia!"

"Taci Lucio! So bene che anche tu bramavi quell’armatura, ma non ti sei dimostrato in grado di padroneggiare il colpo sacro!"

"Non ricordarmelo!" disse Lucio alzandosi "Se vuoi lo scontro l’hai trovato, Aurelio!" e si mise in posizione d’attacco con il proprio strumento.

"Basta!" disse Egeria comparendo nella stanza "Non è questo il momento di litigare tra di noi!" poi si volse verso Lucio "Tua zia vuole parlarti! Seguimi nella Sala della Guida!".

Era la prima volta da dopo la fine degl’allenamenti che Giulia convocava il nipote. Tra i due non era mai corso buon sangue, soprattutto dopo che Lucio non si era dimostrato essere in grado di gestire il colpo sacro prerogativa del Cesare, cosa che gli aveva danneggiato parzialmente il cervello e lo aveva reso masochista e leggermente sadico. Adorava vantarsi del fatto che riusciva a sopportare il dolore meglio di chiunque altro e ciò lo aveva portato a considerarsi un guerriero quasi perfetto, ma non era ancora riuscito ad accettare il fatto di non essere in grado di padroneggiare il colpo segreto dei Cesari.

"Cosa ti spinge, mia cara zia, a convocarmi a quest’ora?" chiese Lucio entrando nella sala.

Giulia sospirò, guardando il nipote in faccia "Il fatto che, per proteggere le quattro armature dei comandanti ho bisogno di tutti i Legionari possibili!" spiegò la donna

"E io cosa c’entro?" domandò il ragazzo che non aveva ancora capito cosa intendesse la zia con quelle strane parole

"Conoscendo le tue doti di musico e di combattente, e sapendo che in fondo sei un bravo ragazzo, mi sono convinta a darti un’armatura e il titolo di prefetto del pretorio!" disse Giulia continuando a guardare in faccia Lucio, i cui occhi s’illuminarono dopo aver udito la notizia. Il prefetto del pretorio era inferiore solo al Cesare di cui era vice e sostituto in caso d’assenza.

"Ecco la tua armatura!" disse la donna indicando una scatola da cui, una volta aperta uscì un armatura viola scuro che si dispose sul corpo di Lucio

"Poiché grandi sono le tue doti di musico, a te vengono affidate le vestigia che il tuo omonimo fece costruire a sua immagine nei tempi antichi! Gloria a te, Lucio di Nerone. Legionario d’Italia e prefetto del pretorio!".

Il giovane musico guardava rapito le vestigia che indossava. Prima d’ora nessuno aveva mai indossato quell’armatura a causa del suo committente e precedente proprietario. Ora, invece, le viola vestigia di Nerone scintillavano addosso al giovane Lucio pronte a combattere.

"Farò tesoro di questa corazza e non deluderò le tue aspettative, zia!" disse il ragazzo bruno inchinandosi.

Dagda guardava disgustato la città che portava i suoi abitanti chiamavano "Serenissima" insieme alla sua armata. I campanili, le chiese, i palazzi e le costruzioni in pietra si stagliavano verso il cielo davano alla città una bellezza impressionante e raffinata che agl’occhi del comandante dei Tree Drui sembrava solo un ammasso di costruzioni senza senso. Ma volente o nolente ora si trovava in quella città e doveva cercare l’armatura di Venezia.

"Da quanto deduco dall’espressione delle vostre facce sembra che proviate disgusto per la mia città!" disse la voce di un ragazzo biondo con un piccione sulla spalla

"No! Tu ci hai frainteso, ragazzo!" disse Dagda volgendosi verso di lui "Non capisco perché erigere tutti questi palazzi e questi…luoghi di culto!"

"Più una città e una civiltà prosperano più esse s’arricchiscono di denaro, cultura e arte!" rispose il ragazzo sorridendo "Venezia è una delle perle del patrimonio storico di questo paese, famoso per la sua arte e la sua cultura che gli danno bellezza senza pari!"

"Dunque è questa per voi la bellezza!" disse il generale pensieroso «Non riesco a capire come facciano a trovare bellezza in quest’ammasso di costruzioni e di strade di pietra! Che essi non riconoscano la bellezza dei paesaggi della terra? Che bellezza potranno mai avere queste costruzioni senza senso!» poi sentì un Cosmo strano provenire da qualche luogo sopra di lui e si volse verso la statua del leone alato, intorno alla quale poteva vedere una sottile aura bluastra «Eccola!» pensò lanciando una sfera che fu fermata dal ragazzo biondo

"A nessuno,…" disse il ragazzo cominciando ad espandere il proprio Cosmo "… sia egli umano o dio è consentito distruggere l’arte della Serenissima! Soprattutto in presenza del suo guardiano, Marco!" disse il ragazzo spegnendo la sfera di Dagda.

"Così finalmente c’incontriamo, Legionario!" disse Dagda avvicinandosi verso l’avversario "Se ho ben capito quella statua di bronzo, in realtà, è la tua armatura!"

"Esatto! Ma non credere che a te e ai tuoi seguaci permetterò di distruggerla!" rispose Marco mentre Giacomo spiccava il volo insieme ai suoi compagni "Ora sperimenterete la punizione che spetta a chi cerca di distruggere la bellezza di questa città! VOLO DEI COLOMBI!" urlò, mentre gli uccelli simbolo di Venezia s’avventavano sul seguito del generale dei Tree Drui

"I colombi di Venezia non sono comuni uccelli ma discendenti delle colombe di Cipro sacre di Afrodite (2) e posseggono un Cosmo pari a quello di un Cavaliere di Bronzo, ed essi, al pari di me, proteggono questa città! " disse il Legionario vedendo i soldati combattere contro lo stormo d’uccelli

"Ti faccio i miei complimenti!" disse il Tree Drui "Ma non crederai che basti uno stormo di volatili per fermarmi?"

"No di certo!" rispose Marco spiccando un salto per atterrare in mezzo al canale di San Marco rimanendo in piedi sull’acqua

"Vieni!" disse rivolto all’avversario "So che le vostre armature vi permettono di galleggiare sull’acqua come il legno, cosa di cui anch’io sono capace essendo il protettore dei mari e delle lagune!"

Come risposta il generale spiccò un balzo, mentre l’armatura della quercia si disponeva sul suo corpo.

 

Le zanne mistiche del leone alato

"Eccomi!" disse il generale una volta atterrato sulle acque scure davanti al suo giovane avversario che continuava a guardarlo con sguardo calmo «Questo è un avversario forse più potente di Aiolia!» pensò «Il suo sguardo tranquillo sicuramente nasconde un Cosmo di una potenza inimmaginabile!».

Come se non sentisse i pensieri del suo avversario il giovane Legionario alzò una mano e la statua bronzea del leone di San Marco volò verso di loro, cambiando poco a poco il suo aspetto fino a trasformarsi in un armatura decorata con splendidi motivi veneziani che si dispose sul corpo del giovane il quale, poi, si celò il volto con una maschera

"Allora sei tu l’avversario che sconfisse Vortigen nella dimensione creata dagli alberi del restauro!" esclamò Dagda riconoscendo la maschera che l’avversario portava sul volto

"Esatto!" rispose il ragazzo "Questa maschera serve per contenere il mio Cosmo durante le battaglie, ma all’occorrenza funge anche da arma per privare il nemico del suo spirito combattivo! Io non amo uccidere e sono sempre stato capace di sconfiggere i miei avversari risparmiando loro la vita!"

"Pensando così sarai sconfitto sicuramente! Un avversario va ucciso, poiché egli è tuo nemico!" urlò Dagda "Ed è quello che farò io con te! Nessuno è mai sopravissuto a questo colpo! GABBIA DI QUERCIA!" aggiunse lanciando contro il nemico dei raggi che si trasformarono in una gabbia che cominciò a poco a poco a stringersi intorno al giovane Legionario.

"KAAN!" disse il giovane formando attorno a se uno barriera d’acqua che distrusse il colpo nemico "Come il mio compagno d’addestramento Shaka della Vergine, Cavaliere della sesta casa, è in grado d’incarnare la forza di Fudoh Myo-oh proteggendosi con le fiamme del Garuda, io incarno quella di San Marco, patrono di questa città, e vengo protetto dalle acque di Venezia!".

Dagda non credeva ai suoi occhi, il suo avversario era molto più forte di quello che sembrava.

"Devo farti i miei complimenti! Non ho mai incontrato un avversario dotato di tale forza! Questo vuol dire che, per combattere contro di te, dovrò far ricorso alla tecnica che mi ero proibito!" disse il Tree Drui cominciando a concentrare il suo Cosmo nelle proprie mani "Eccoti il colpo più potente di Dagda della quercia! CELTIC LUX!" urlò emettendo una luce color verde che cominciò a causare una tremenda scossa di terremoto che dall’acqua sembrava trasmettersi verso il corpo di Marco "Tra pochi minuti esploderai, Legionario d’Italia! Nessuno è mai riuscito a resistere a questo mio colpo! Esso quando trova un essere vivente ne aumenta la pressione sanguigna fino farlo scoppiare attraversando anche la tua barriera d’acqua!"

"Non pensare che il mio potere si limiti a questo!" disse il leone alato a testa china facendo con le dita della mano destra il gesto di benedizione "Prendi il mio colpo segreto! BENEDIZIONE DI SAN MARCO!". Dietro il suo avversario Dagda vide formarsi l’immagine del leone di San Marco e poi il suo corpo fu investito da un Cosmo di una potenza impressionante che lo travolse in pieno.

A Roma, Aurelio e Lucio percepirono l’esplosione cosmica.

"L’autore di ciò può essere solo Marco! Sembra che il leone alato abbia tirato fuori le sue zanne mistiche!" disse il musico rivolto al cugino

"Sì!" disse il ragazzo "Essendosi allenato in oriente, lui è forse il guerriero più forte di tutti noi! La sua tecnica principale ha la forza pari a quella di una supernova. Alle sue spalle si forma il leone di San Marco, simbolo del protettore della Serenissima, che poi assale l’avversario trasformandosi in una potentissima esplosione. Sono pochi i guerrieri in grado di padroneggiare liberamente tale potenza! Gli altri rischiano di subire danni permanenti. Tu ne hai avuto una prova!"

"Sì!" ammise il prefetto guardando il cugino negli occhi "E tu sei tra coloro che ci sono riusciti, invece! Molti dicono che la potenza di quel colpo mi ha danneggiato la mente, ma in realtà mi ha reso un guerriero migliore!" disse tagliandosi il palmo della mano con un coltello " Ah! Io, ora, riesco a sopportare il dolore meglio di chiunque altro!"

"Se continui a farlo morirai dissanguato, cretino!" disse Aurelio

"Sono masochista, non stupido! Quando mi taglio sto attento a non farmi uscire troppo sangue!" gli fece notare Lucio come offeso "Sono sicuro che il misterioso nemico non avrà retto allo scontro con la grande potenza del suo Cosmo! La forza di una supernova non ha pari, se non a quella del Big Bang!"

Rialzatosi Marco si rimise la maschera sul volto e guardò il suo avversario dall’armatura distrutta che era riuscito a sopravvivere al suo colpo.

"Non avevo incontrato un’altra persona capace di padroneggiare la forza della supernova." disse Dagda dolorante "E neanche capace di distruggere l’armatura di un Tree Drui. Ti faccio i miei complimenti!"

"Neanch’io!" ammise ansimante il Legionario "La tua Celtic Lux è un colpo davvero terribile! Ho avuto fortuna che il mio colpo ti abbia fatto perdere il controllo sul tuo!"

"A quanto pare questo scontro è finito in parità e con il mio fallimento!" disse avvolgendo se stesso in un vortice di foglie "Tornerò col mio seguito nel luogo da cui sono venuto, ma la nostra battaglia continuerà! Arrivederci leone alato!".

Arrivato a riva, Marco si liberò dell’armatura (di cui nessuno aveva notato l’assenza poiché quando la corazza si disponeva sul suo corpo la gente credeva di continuare a vederla sulla colonna) che rimise al suo posto. Giacomo gli si posò sulla spalla e gli tubò qualcosa nell’orecchio

"Lo so!" disse lui sorridendo all’animale "Dovrei riposarmi, ma sono sicuro di riuscire a cavarmela fino a casa".

Il piccione volò via guardando l’amico camminare attraverso la piazza mentre volgeva lo sguardo verso la basilica di San Marco, fiero di essere riuscito nella sua missione. Sembrava che i cavalli lo vedessero coi loro occhi fieri come per ringraziarlo. Ma lui aveva soltanto fatto il suo dovere.

«La guerra è iniziata! La pace in questo paese sta per finire!» pensò sedendosi su una panchina per la stanchezza.

Ana era nella sala del trono con il suo consorte, quando un gruppo di soldati entrò portando Dagda sulle spalle con l’armatura distrutta. I due progenitori dei celti si spaventarono e diedero ordine di portarlo dai druidi medici per le cure. Una volta ripresosi il generale dei Tree Drui vide i suoi compagni e le divinità intorno a lui pronti per ascoltare la sua storia.

"E così ho fallito! Vi ho deluso! Fate di me quello che volete!" disse Dagda agli dei scoprendosi il petto nudo. Cerunno si fece avanti, ma Ana lo fermò e s’avvicinò al ragazzo.

"Non ci hai deluso! Anzi, ci hai fatto scoprire di cos’è capace uno dei nostri nemici. Non è da tutti gli uomini saper padroneggiare liberamente la forza di una supernova! Non preoccuparti per l’armatura distrutta! Angus!" il Tree Drui nominato fece un passo avanti

"Pensa tu a riparare le sue vestigia. So che sei abbastanza abile come fabbro!"

"Sarà fatto, Somma Madre!".

Ana annuì soddisfatta poi si volse verso il giovane generale e disse

"Oggi il leone alato ha quasi abbattuto la quercia, ma non sarà così la prossima volta! I nostri nemici non godono della protezione di nessuna divinità, ma soltanto della collaborazione di alcune di esse! Voi, invece, siete stati scelti dalle divinità dei vostri padri in modo da combattere per loro e godete della loro protezione! Con questa battaglia è cominciata una guerra che si concluderà con la nostra vittoria, la sconfitta delle genti di Roma e la punizione dei traditori! A differenza dei nostri avversari noi possiamo contare su un’arma che non ha precedenti negli eserciti delle varie divinità! Anche se ridotta la forza dello Zodiaco celtico non ha pari! La vittoria non tarderà ad arrivare!"

Dagda all’improvviso si sentì stranamente stanco e si ricaricò nel letto senza accorgersi che i due signori degli dei celtici lo guardavano in modo molto strano

"È cresciuto parecchio non trovi!" disse Ana a suo marito accarezzando la testa del giovane come se fosse un bambino

"Sì! A poco a poco sta diventando un uomo! Maat non l’ha nemmeno immaginato! Lei pensava che sarebbe stato Mordred ha regnare sulla Britannia e lei su Avalon, ma non immaginava che Dagda sarebbe diventato il Principe delle terre dei celti, superiore persino a lei!"

"Oggi le zanne del leone di Venezia hanno rischiato di portarcelo via! Ciò non sarebbe dovuto accadere! Se fosse mancato lui il nostro piano sarebbe fallito! Presto, a Yule, terremo l’incoronazione e dovranno essere presenti i cinque Tree Drui superstiti! È stata una fortuna che Morgause sia stata salvata appena in tempo da Cal prima di essere investita dall’esplosione!" poi si volse su Dagda che stava ancora dormendo e gli sussurrò con tono materno:

"Buona notte, caro principe!".

 

Arrivo a Torino. Il segreto della città

L’aereo della Fondazione Grado con a bordo Saori, i Cavalieri, Mordred, Kiki, Maeve e Davide atterrò all’aeroporto di Caselle alle ore dieci. Dall’aeroplano non scesero Jabu e i suoi compagni che decisero di tornare ad Atene per sorvegliare il Santuario.

Davide fece strada ai compagni di viaggio fino alla piccola stazione da cui si prendeva il treno per Porta Susa.

"La stazione prende il nome dall’antica porta della città che si trovava in quella zona e che dava verso Susa, quindi verso le Gallie. A poca distanza dalla stazione c’è Piazza Statuto da cui incomincia Corso Francia, che un tempo era il primo tratto dell’antica via delle Gallie o Galliarum!" spiegò Davide ai compagni di viaggio quando furono saliti sul treno "Corso Francia attraversa tre comuni: Torino, Collegno e Rivoli, quest’ultime sono città piccole ma non brutte. A Collegno vi è un grande parco con una certosa e Rivoli è famosa per il suo castello."

"Ho sentito che Torino forma un triangolo magico con Lione e Praga…" disse Hyoga

"Oh! Non crederci! È solo una diceria messa in giro dallo Stato Pontificio per screditare quello sabaudo nel ‘500. Come quella storia che dice che in città si trovino la croce di Cristo e il santo Grall! Di reliquie di Cristo ha solo la Sindone. Ma bisogna ammettere che un segreto lo nasconde!" ammise il messaggero.

Quando scese dal treno il gruppetto trovò Cozio ad aspettarli.

"Sono contento di rivedervi! Davide mi ha telefonato dall’aeroporto che sarete arrivati più o meno a quest’ora!" disse il Legionario rivolto ai Cavalieri, poi si girò verso Saori "Sono onorato di conoscerla Mylady! Sono Cozio Testa, custode delle montagne e dell’Italia settentrionale." aggiunse baciandole la mano con gesto da gentiluomo

"Ehi!" disse Seiya arrabbiato "Ti avviso che lei è anche la mia ragazza!"

"Seiya, non è questo il momento di fare il fidanzato geloso!" disse lei con tono di rimprovero

"Ma che dici? Io non sono geloso!" replicò lui

"Sì! e sei anche stupido!"

"Cretina!"

"Scemo!"

"Stupida!"

"Idiota!"

"Stanno insieme solo da una settimana e già litigano come marito e moglie!" disse Shiryu abbassando la testa "Sono davvero una coppia perfetta!"

"Credo che non sia questo che Daisuke intendeva con «dimostrare la forza degli Edogawa»!" disse Shun, mentre i due fidanzati continuavano ad insultarsi alla "Ranma ½ ".

Finita la litigata, il gruppetto uscì dalla stazione, e Cozio iniziò a far vedere ai suoi ospiti le meraviglie che la sua città offriva portandoli da Piazza Statuto alla Mole Antoneliana, il simbolo della città, e indicandogli la basilica di Superga.

Più tardi Seiya e Saori si sedettero sotto un albero al parco del Valentino.

"Scusa per prima!" disse lui "So che non dovrei essere geloso, ma vedi…non sono riuscito a contenermi!"

"Non preoccuparti! Sapevo che prima o poi avresti fatto una scenata di questo genere! E poi scusa anche me, non avrei dovuto chiamarti stupido!"

"Scuse accettate!" disse lui baciandola, prima che la voce del Cavaliere del Leone non li riportasse alla realtà

"È una situazione assurda! Non puoi voltarti che quei due incominciano a pomiciare sulla prima panchina che vedono!" disse Aiolia sospirando "Ehi voi due! Sto parlando di voi!" urlò vedendo Seiya e Saori che avevano ricominciato a baciarsi sulla panchina.

"Arriviamo subito!" disse il Cavaliere di Pegasus, prima che Saori s’alzasse senza che lui potesse avvicinare le labbra per un altro bacio

"Aspetta Saori-chan!" disse lui con tono supplichevole "Ancora un altro minuto dai!"

"Seiya-chan non ti sembra che ci siamo baciati abbastanza!" disse lei

"Ma non è trascorso nemmeno un minuto!" replicò lui con tono triste

«Perdonami, tesoro!» pensò Atena prima di colpire il fidanzato sulla testa con l’emblema di Nike

"Ahio! Che male! Che male! Che male! Che male!" urlò il ragazzo tenendosi la testa fra le mani

"C’era bisogno d’arrivare a tanto?" chiese Shun a Ikki alla vista di quella scena assurda.

"Quando uno è malato d’amore, la violenza è l’unica cura!" disse il Cavaliere della Fenice ridendo.

"La situazione è questa!" disse Cozio, poi, agli alleati "Già ieri sera sono incominciati gli attacchi ai comandanti dei Legionari. Ieri è stato attaccato Marco di Venezia, ma già da subito abbiamo capito che lo scopo dei nostri nemici è quello di uccidere noi generali e distruggere le nostre armature! Esse sono nascoste nelle nostre città d’origine sottoforma di statue di bronzo o in altri oggetti architettonici, esclusione fatta per quella dell’Italia del sud che si trova nell’Etna. Quella di Marco, ad esempio, si nasconde sotto le spoglie del leone bronzeo posto sulla colonna della piazzetta di San Marco. Solo chi è in grado di percepire il Cosmo riesce ad accorgersene vedendo intorno alla statua una luce sottile. Marco è riuscito a cavarsela, ma temo per gli altri miei compagni. Quindi ho deciso che ci divideremo in gruppi." disse tirando fuori dalla tasca dei suoi pantaloni un foglio "Ecco i gruppi! Maeve, Kanon e Seiya mi accompagneranno a Susa, dove si trovano le vestigia delle alpi. Mordred, Shiryu e Atena andranno a Roma dove si trovano le vestigia dei boschi e quelle di Cesare. Ikki e Shun e Aiolia andranno a sud, nel Gargano, dove incontreranno Salvatore, protettore delle colline, e il suo maestro che vi condurrà da Caco, in Sicilia. Davide, Hyoga e Kiki andranno da Marco a Venezia!"

"Ehi! Ma io non sono un Cavaliere! Sono solo un apprendista!" disse il bambino spaventato

"Lo so! Per questo ho deciso di mandarti a Venezia. Marco è già riuscito a sconfiggere il nemico, quindi lì sarai più al sicuro fino a quando non ci ritroveremo tutti a Roma." rispose il ragazzo.

"Quando si parte?" chiese la dea della giustizia

"Subito! Il nemico potrebbe già essere qui!".

Infatti così era. Dopo un lungo viaggio alla velocità della luce, Angus era arrivato a Torino e dall’alto della Mole osservava la città muoversi sotto di lui con grande curiosità

"Strano questo luogo!" disse "Vi sono passione per ciò che è antico, ma anche interesse per il nuovo! Ci sono splendide e strane costruzioni, ma anche spazi per la natura! Gli abitanti di questo luogo, però, ignorano il segreto che qui si cela anche se l’hanno sott’occhio quasi tutto il tempo. Ho sentito storie parlare di triangoli malefici e reliquie di Cristo, ma esse nascondono il vero segreto di questa città: un’ arma in grado di perforare montagne e di fendere il cielo! Quegli stupidi dei Legionari l’hanno nascosta poiché temevano la sua potenza, ma io troverò il luogo che la nasconde e la stringerò nelle mie mani!" all’improvviso il Tree Drui si voltò verso il Valentino "Sorella," disse sospirando "anche tu sei qui! Sembra che il destino abbia decretato che questa volta combatteremo sotto opposta bandiera! Cercherò di farti ragionare e di salvarti, ma se in ciò fallissi dovrei ucciderti! Spero di non essere costretto a tanto!" .

 

Scontro nella piazza. Melo contro toro

"Eccoci!" disse Cozio una volta sceso dal treno ai suoi compagni di viaggio "Questa è Susa! La città d’origine della mia famiglia!", e li condusse nel centro storico dove poterono ammirare la Porta Savoia, un antico accesso alla città di epoca romana che fu ampliato durante il matrimonio di un principe di Savoia per far passare il corteo nuziale, da qui il suo nome.

"Io sono discendente del re di Susa Cozio I, figlio di Donno e prefetto dell’Impero Romano!" spiegò mentre passavano davanti alla statua bronzea di Augusto che Mussolini fece portare da Roma "Per celebrare l’alleanza fra le due città il mio avo fece costruire quest’arco!" disse indicando la costruzione a poca distanza dalla statua in cui si vedevano diversi buchi rettangolari

"I celti" spiegò il Legionario "non conoscevano l’uso dell’arco e, per fare in modo che la costruzione non crollasse, vi inserirono dei blocchi di bronzo di cui potete vedere la sagoma."

"Che fine ha fatto il metallo?" chiese Kanon incuriosito

"Fu fuso per fare spade durante le invasioni barbariche." rispose Cozio "Non lontano da qui si trova l’arena ed è quella la nostra destinazione." disse continuando a camminare passando sotto l’arco.

A Torino, Angus s’aggirava per la città alla ricerca del luogo in cui era custodita l’arma che avrebbe potuto condurli alla vittoria.

«È qui da qualche parte! Ne sono sicuro, ma non riesco a capire dove!» pensava, mentre s’aggirava vicino alla stazione di Porta Susa «Riesco leggermente a percepirla, ma non riesco a capire dov’è! Come se fosse coperta da…» si voltò verso la fontana-monumento di piazza Statuto che ricordava i morti nella costruzione del traforo del Frejus, costituita da figure umane scolpite che salivano verso la cima di un cumulo di pietra dove c’era un angelo bronzeo, simbolo della conoscenza e dell’ingegno umano "…un cumulo di pietre!" aggiunse a voce, sorpreso di non esserci arrivato prima.

Dalle informazioni che aveva raccolto aveva saputo che fu l’arma che stava cercando a causare l’inondazione che travolse gli operai che lavoravano alla galleria. Imprudentemente gli operai avevano ritrovato quel manufatto capace di distruggere qualsiasi cosa, ed esso aveva rotto la parete di roccia facendo uscire l’acqua. Quale luogo migliore per sigillarlo se non un monumento che commemorava le vittime di quel tragico incidente?

"Spero che gli abitanti di questa città mi perdonino! Neanch’io vorrei distruggere quest’opera, ma devo per volere degli dei!" disse mentre nella sua mano si formava il Pomo Distruttore.

"Tree Drui, qualunque sia la tua intenzione sappi che non ti lascerò distruggere questo luogo!" disse un giovane robusto alle sue spalle facendo girare Angus con ancora in mano il suo colpo segreto.

L’arena di Susa era un anfiteatro diverso dal Colosseo. Era più piccola e anche più brutta. Vicino ad essa c’era una specie pozzo chiuso dove venivano posti i corpi dei gladiatori morti.

"La mia armatura si trova qui sotto!" disse Cozio una volta giunto al centro dell’arena per prepararsi a sferrare un pugno, prima che guerrieri vestiti con antiche armature circondassero lui e i suoi compagni

"Grazie per avercelo detto, Legionario d’Italia! Ora non ci servi più!" disse uno di loro

"Chi siete?" chiese Seiya

"Noi siamo l’esercito delle Genti di Ana!" rispose il comandante "E adesso sappiamo dove si trova l’armatura che il signor Angus ha avuto il compito di distruggere!"

"Angus è qui?" disse Maeve debolmente

"No, signorina Maeve! Egli è a Torino alla ricerca dell’arma con cui distruggere le vestigia delle Alpi!" rispose il soldato, prima di volgersi verso Seiya e Kanon, i quali si scambiarono uno sguardo d’intesa. Nessuno dei presenti aveva notato che il volto di Cozio aveva assunto un’espressione cupa.

"Quelli a destra sono tuoi, quelli a sinistra miei!"disse il custode della terza casa al compagno d’armi

"Ci puoi contare!" annuì il Cavaliere di Pegasus.

I due guerrieri d’Atena si lanciarono contro i nemici dando prova della forza proveniente dal loro Cosmo padrone del settimo senso. Nessuno dei nemici riusciva a resistergli, neanche con le loro armi. In poco tempo l’intera armata, che in principio era di circa 100 elementi, fu ridotta a soli venti soldati mentre gli altri erano stesi a terra, battuti a mani nude dai due Cavalieri di Grecia.

"Scappiamo!" disse il capo del gruppo ritirandosi insieme ai compagni ancora in piedi spaventato dalla forza di Seiya e Kanon

"Non era proprio il caso di ricorrere ai colpi segreti!" disse il fratello di Saga incrociando le braccia "Con questi pesci piccoli basta solo un pugno ben assestato nello stomaco o in faccia!"

"Era da tempo che non facevo una così bella scazzottata!" disse Seiya stiracchiandosi "Mi sono proprio divertito! Ci vorrebbero più soldati semplici!"

Maeve non disse nulla, se non una cosa che suonava come "Maschi!".

Cozio, intanto, stava scavando sotto terra con il suo Cosmo andando sempre più giù, finchè non trovò una scatola di metallo cubica.

"Eccola finalmente!" disse tirandola fuori.

Una volta aperto, lo scrigno rivelò l’armatura delle Alpi che come forma aveva quella di uno scalatore ed era di color ghiaccio. Seiya, Maeve e Kanon rimasero stupefatti nel vedere come risplendeva alla luce del sole come neve fresca appena posata.

Alle spalle di Angus vi era quello che sembrava un ragazzo di circa sedici anni dai capelli biondi e gli occhi azzurri con il corpo avvolto da un mantello giallo in posa di combattimento. Attraverso il suo sguardo si poteva vedere la determinazione che aveva in corpo e che faceva bruciare il suo Cosmo ad un livello abbastanza alto.

"Chi sei tu, ragazzino?" chiese il Tree Drui rivolto al misterioso nemico

"Sono un Legionario d’Italia! Ti basti sapere questo!"rispose scortesemente il giovane continuando a tenere gli occhi fissi sul nemico, il quale non riusciva a considerarlo meno di una seccatura.

"Anche se possiedi un Cosmo di livello notevole, sappi che non ti sarà d’aiuto!" gli disse

"Non credere che sia così facile battermi! CORNA DEL TORO!" urlò il ragazzo lanciandogli contro il proprio colpo segreto che consisteva nel lanciare due corni d’energia verso il proprio avversario, il quale riuscì ad evitarla con un salto

"Ti devo fare i complimenti! Possiedi una tecnica niente male! Ma non pensare che basti questo a sconfiggermi! POMI ESPLOSIVI!"contrattaccò Angus lanciando contro il ragazzo il suo colpo segreto, il quale lo colpì in pieno senza farlo né cadere né indietreggiare, mentre sotto il mantello si poteva scorgere un armatura di colore blu e giallo ricoprire il corpo del Legionario, mentre la folla fuggiva spaventata e incredula intorno a loro

"Quella che ho indosso è l’armatura del Po, che Virgilio descrisse come un toro rampante, e chiunque la indossi ha il dovere di proteggere i fiumi d’Italia, ma anche la città di Torino attraverso cui il suddetto fiume scorre! Finché queste vestigia rimarranno sul mio corpo, io, Emanuele, non permetterò ad alcun nemico di rompere il sigillo della spada di Marte!" disse il giovane all’avversario il quale aveva anche lui indossato le proprie vestigia ed era pronto alla lotta per l’arma divina.

"Fermati, Emanuele!" disse Cozio vestito con la sua armatura comparendo alle spalle del giovane compagno insieme a Maeve e ai Cavalieri

"Cozio," disse il ragazzo "questo tizio vuole impadronirsi della spada di Marte…" obbiettò il giovane

"Lo so! Ma sarò io il suo avversario. Non puoi competere con lui!" rispose il custode del nord Italia

"Smettila di trattarmi come un bambino!" disse Emanuele "Anche se sei mio compagno d’addestramento non posso lasciarti affrontare da solo un avversario del genere!"

Cozio non rispose e si diresse verso Angus pronto all’azione. I due avversari rimasero ad osservarsi per alcuni minuti, poi il Tree Drui si lanciò all’attacco.

 

Un aiuto dal Signore del mondo. I Cavalieri di Platino

Nella sala del trono della sua reggia sul monte Olimpo il Padre degli dei e Signore del pianeta Terra, Zeus, aveva convocato i suoi tre guerrieri più fedeli inginocchiati davanti al suo trono. Costoro potevano usare liberamente la forza di una supernova e il loro Cosmi erano splendenti di colore bianco come le vestigia che indossavano, la cui luce illuminava tutta la stanza al pari di quella del re degli dei.

"Una grave minaccia si profila all’orizzonte! Ana, la dea-madre dei celti, vuole impadronirsi della spada di mio figlio Ares per poter distruggere le armate dei Legionari d’Italia e di Merlino. Così facendo ella potrebbe sconvolgere l’equilibrio tra i diversi poteri che esiste dalla mia incoronazione a re degli dei. Un grande compito vi affido: scendete sulla terra ferma, a Torino, e portatemi qui quella spada prima che sia troppo tardi! Fatelo subito, anche per Atena!" ordinò Zeus. Come risposta i giovani s’inchinarono e uscirono dalla sala.

Seduta sul suo trono nei sotterranei di Parigi, Ana sentì tre Cosmi di forza mai sentita andare verso Torino «Questi Cosmi appartengono ad esseri umani, ma sono dotati di una forza mai sentita prima! Quasi divina!» pensò, mentre Dagda , suo divino compagno, le si avvicinò

"È opera sua, vero? Solo lui possiede guerrieri dotati di tale forza!" chiese il dio spaventato

"Sì! Egli teme per il mondo da lui creato e che tenta di governare: il mondo-nido degli uomini! Ricordo ancora la guerra che seguì alla sconfitta dei Titani. Lui voleva imporre alle altre divinità il suo dominio, cosa che alla fine è avvenuta ed è diventato il padrone del mondo, mentre la sua indegna figlia è la protettrice degli uomini e delle altre creature!" rispose la dea indossando la sua armatura "Non posso lasciare che interferisca nel nostro piano!"

"Torna sana e salva!" disse Dagda guardandola negli occhi "Da solo non saprei come fare!"

"Neanch’io!" rispose lei baciandolo.

A Torino lo scontro fra Cozio e Angus proseguiva senza esclusione di colpi. I Cosmi dei due guerrieri si scontravano a mezz’aria, mentre i loro possessori ingaggiavano una grandiosa battaglia corpo a corpo.

"Ti faccio i miei complimenti! Sei il migliore avversario che mi sia mai capitato, Legionario!" disse Angus soddisfatto "Se non fosse per l’ordine che ho ricevuto, preferirei affrontarti in un combattimento tipo torneo ma il fato ha deciso diversamente per noi!"

"Il fato! Il fato! Chi crede in ciò è una persona debole incapace di decidere il proprio futuro!" disse Cozio rivolto all’avversario "Guarda le opere costruite dagli uomini dalle piramidi d’Egitto alla fontana qui presente! Esse sono la testimonianza dell’ingegno e della forza dell’uomo, vero creatore di se stesso! L’uomo non ha bisogno di vivere nella paura di entità chiamate dei, ma di fare tesoro delle sue doti aiutato dagl’altri abitanti della Terra!"

"Taci, traditore del tuo sangue! Non mettergli in testa strane idee!" disse una voce di donna forte accompagnata da un Cosmo che Seiya subito riconobbe

"Ana!" disse il Cavaliere di Pegasus mentre la signora degli dei celtici compariva davanti a loro in tutto il suo splendore con il suo Cosmo color argento.

"Tu sei il discendente di Cozio?!" disse la dea avvicinandosi al custode dell’Italia del nord "Gli assomigli come una goccia d’acqua! Ora pagherai per il tradimento del tuo avo!" disse sollevando la mano, prima che una scintilla color oro la colpisse al braccio

"Il mio colpo non l’ha scalfita!" disse Emanuele, mentre la dea si voltava verso di lui

"Per me quella era solo una puntura di zanzara" disse Ana avvicinandosi minacciosa al ragazzo "Comunque la pagherai per esserti intromesso!"

"GHIACCIAIO ALPINO!" urlò Cozio congelando, anche solo leggermente, la mano della divinità "Tocca ancora il mio amico e dovrai vedertela con me!" gli disse guardandola negli occhi

"E con me!" disse Maeve

"Lo stesso vale per noi!" aggiunse Kanon avanzando di un passo insieme a Seiya.

Per Angus quella scena non aveva senso: ben cinque esseri umani volevano sfidare una divinità, incuranti di ciò che gli sarebbe potuto accadere

"Perché volete combattere!" chiese allora il Tree Drui ai suoi avversari

"Perché vogliamo farlo, inoltre per aiutare le persone che hanno bisogno di noi!" rispose Maeve guardando la gente incredula intorno a loro "Perché ciò non è un gesto inutile, ma un comportamento ovvio!"

"Zitta! Se volete morire sacrificandovi per queste persone, allora sarà così!" disse la dea concentrando il suo Cosmo nella sfera d’argento che portava con se "ONDA D’ARGENTO!" urlò poggiando le mani sulla sfera provocando un’onda d’urto che fece cadere a terra i suoi oppositori "Sono ancora vivi!" esclamò, poi, con sorpresa, vedendo che erano ancora in grado di muoversi "Preparatevi per il colpo di grazia!" aggiunse con disgusto sollevando la mano.

All’improvviso tre Cosmi di colore bianco scesero dal cielo come stelle cadenti, nonostante fosse solo il tramonto, e tre guerrieri con i capelli biondo platino con indosso bianche armature si frapposero tra la dea e i Cavalieri.

"Se vuoi passare da qui, dea Ana…" disse il più alto dei tre, un ragazzo di diciotto anni, che indossava un’armatura dotata di grandi ali simile a quella di Sorrento e portava una spada alla cintura "…dovrai prima batterci tutti e tre!"

"E non pensare che sia così facile, soprattutto nel mio caso!" disse il più basso con la voce di un bambino di circa dieci anni, le cui vestigia ricordavano quelle del Sagittario, ma l’elmo aveva la sagoma della testa di un cavallo e gli copriva il volto lasciando scoperta la bocca

"Nessuno di noi sarà per te un avversario facile!" aggiunse l’ultima, una ragazza dai lunghi capelli. Anche la sua armatura era dotata di ali e assomigliava a quella di Marin, con la differenza che copriva tutto il corpo e sul volto non vi era alcuna maschera.

"Chi…chi siete?" chiese debolmente Seiya ai nuovi arrivati

"Siamo coloro che custodiscono il palazzo del re degli dei! Siamo i Cavalieri di Platino, i guerrieri del sommo Zeus. E siamo qui per riportare sull’Olimpo la spada del dio della guerra!" rispose il bambino

"È Michele dell’arcangelo il mio nome celeste, sono il comandante supremo delle armate del re degli dei!" disse il ragazzo brandendo la sua spada

"Il mio nome" disse la ragazza "è Eva dell’aquila imperiale. Sono colei che custodisce le chiavi del Tartaro!"

"Infine, io sono Perseus dello stallone alato. Sono il più giovane membro delle armate celesti!" disse il ragazzino, con fierezza.

"Non crederete che bastino tre esseri umani per fermarmi! Adesso farete anche voi la loro fine! ONDA D’ARGENTO!" urlò la dea lanciando il suo colpo segreto, che fu fermato da Michele con la sua spada

"Eva!" disse poi rivolto alla ragazza "Tu vai a prendere la spada! A lei ci pensiamo io e Perseus!"

"Ok!" rispose la ragazza spiccando il volo in direzione dell’angelo

"Non ti lascerò andare!" disse la dea puntandole contro la sua sfera

"PLATINUM LIGHTNING!" urlò il Cavaliere dell’arcangelo lanciando contro l’avversaria una fulmine bianco dotato di una grande scarica elettrica che la colpì alla mano facendole cadere la sfera

"Ti abbiamo detto che siamo noi i tuoi avversari!" disse Perseus preparandosi ad attaccare

"Resista, somma madre! Arrivo!" disse Angus, ma qualcosa lo trattene. Erano le corde di Maeve

"Lasciami!" disse lui

"No!" fu la risposta della ragazza "Non posso lasciare che mio fratello muoia!" disse piangendo

«Maeve!» pensò Angus, ma subito si liberò e cominciò a correre verso la sua dea. Cozio con un salto riuscì a bloccarlo e lo fece cadere a terra.

"Sei proprio stupido!" gli disse tenendolo fermo "Se non riesci a capire l’affetto di tua sorella!"

"Non sono affari tuoi, Legionario!" disse il Tree Drui liberandosi dalla stretta del nemico e rialzandosi.

"Forse no! Ma sono io il tuo avversario! ROCK MOUTAIN REVOLUTION!" urlò lanciandogli un colpo simile allo "Star Dust Revolution" di Mu, con la differenza che si trattava di rocce e non di meteoriti

"POMI DISTRUTTORI!" contro attaccò Angus distruggendo le rocce.

Lo scontro fra i due guerrieri riprendeva.

Ana guardava divertita i suoi avversari. Non le sembrava possibile che due esseri umani credessero di riuscire a competere con lei. Soprattutto il più piccolo.

"Non pensare che io mi faccia impressionare da un bambino!" disse la dea rivolta a Perseus

"Non sottovalutarmi, vecchiaccia!" disse il bambino facendole la lingua "Dopotutto la regina Era è cento volte più bella e anche più giovane di te!"

"Sei insolente per essere un bambino! SPACE VORTEX!" disse creando un vortice d’aria, che sembrò far volare Perseus oltre l’atmosfera

"Non penserai che basti questo per fermare un Cavaliere di Platino!" disse il ragazzino attaccando, all’improvviso la divinità dall’alto, mentre quest’ultima si voltava verso Michele

"Prendi il mio colpo segreto! PLATINUM STARLIGHT!" urlò il ragazzino lanciando contro Ana un fascio di polvere di stelle che le provocò una crepa sull’armatura.

«Possibile che questo ragazzino possieda tutta questa forza!» pensò valutando i danni

"Pronto, Michele?" disse poi rivolto al compagno, mentre si preparava a lanciare nuovamente il suo attacco.

"Come al solito!" rispose lui sguainando la spada.

I due Cavalieri di Zeus attaccarono la dea contemporaneamente facendola così indietreggiare

"Stupidi! Adesso vedrete la potenza di una dea!"

Ma prima che potesse attaccare un altro Cosmo, oscuro e minaccioso, calò sulla zona. Tutti i presenti nella piazza volsero lo sguardo in su: Eva aveva rimosso l’angelo dalla cima del monumento e dal punto che la statua copriva era uscita una daga finemente lavorata, avvolta da un’energia oscura di color rosso sangue che portava con se la paura e il terrore della guerra che adesso lievitava sopra le loro teste. La spada del dio della guerra era stata liberata dalla sua prigionia.

L’oscuro Cosmo che accompagnava l’arma fu sentito ovunque in Italia destando profonde preoccupazioni anche in Lucio.

"La più terribile delle armi è stata liberata! È l’inizio della fine!" disse Giulia preoccupata.

 

L’unione dei Cosmi.

Mentre la guida dei Legionari d’Italia guardava preoccupata in direzione di Torino, la dea della giustizia entrò col suo Cosmo ricco d’amore e di speranza. Sentendo quella presenza dietro di lei, Giulia si voltò e guardò Mylady con sollievo.

"Dea Atena!" disse la donna inginocchiandosi, davanti agli occhi stupiti d’Egeria e di Lucio "Sono felice che sia venuta qui! Il momento è grave! La spada di suo fratello Ares, dio della guerra, è stata liberata dai Cavalieri di Platino per riportarla sull’Olimpo, ma anche Ana e un suo Tree Drui sono scesi in campo e la situazione potrebbe precipitare!"

La fanciulla dolcemente si piegò accanto alla guida dei Legionari d’Italia e cominciò a pregare espandendo sempre di più il proprio Cosmo, e la donna la seguì a ruota facendo la stessa cosa.

La spada di Ares era a ferma a mezz’aria e dalla lama color ebano sembravano uscire, ogni tanto dei piccoli fulmini. La sua potenza sembrava in grado di spaventare anche Ana.

"È il momento!" disse Michele ai suoi compagni alzandosi in volo con Perseus "Prepariamoci a sigillare l’arma!"

"Sono pronta!" disse Eva mettendosi parallela al suo compagno

"Anch’io!" annuì Perseus, mentre s’apprestava a costituire un triangolo, mettendosi al vertice

"Non ve lo permetterò! Quella spada serve a noi!" urlò Angus facendo un salto con cui riuscì a prendere l’arma per poi alzarla in segno di trionfo, prima che sulla sua armatura comparisse una parola: Arkhein (Arkhein), ovvero "controllo" in greco.

Il corpo di Angus fu attraversato da quelle che sembravano forti scariche elettriche, poi i suoi occhi si tinsero di sangue e la sua armatura da verde diventò rossa scarlatta e su di essa comparvero anche delle spine. Anche il suo Cosmo mutò fino a diventare simile a quello di un carnefice, ma molto più forte. Con gesto rapido puntò la spada verso Ana, da una forte scarica elettrica che la dea schivò per un pelo.

"Che cosa ti succede?" chiese la dea "Sei forse impazzito? Come osi puntarmi adosso quell’arma?! Rispondimi Tree Drui!"

"Questa spada in grado di distruggere montagne" disse il Tree Drui con uno sguardo maligno "quando Efesto la forgiò, il mio nuovo dio, Ares, vi aggiunse il suo sangue divino e con esso il suo Cosmo! Essa racchiude dentro di se il grande potere della guerra e della distruzione! Da questo momento in avanti io giurò fedeltà ad Ares come suo nuovo Berseker, e custodirò la sua arma divina fino al suo ritorno su questo mondo! D’ora e per sempre il mio nome sarà Angus dell’albero mortale!"

Maeve, spaventata non credeva ai propri occhi: suo fratello era diventato un barbaro che provava gusto nell’uccidere la gente. Adesso capiva perché i Cavalieri di Platino volevano portare quella spada sul monte Olimpo al cospetto di Zeus. Il Cosmo di Ares contenuto all’interno del manufatto era così potente da risvegliare gli istinti omicidi di ogni persona. Ma sembrava che ci fosse dell’altro sotto: perché Angus si era auto proclamato Berseker? Questa era la domanda che rimbalzava nella sua mente, e che chiese ai suoi compagni.

"La parola greca Arkhein, significa "controllo"! Tuo fratello in questo momento è sotto la volontà del Cosmo di sangue e violenza di Ares!" spiegò preoccupato Kanon alla ragazza

"Berseker di Ares," disse Michele avvicinandosi ad Angus "in nome di Zeus, re degli dei, io come comandante supremo delle armate celesti, ti ordino di consegnare a noi Cavalieri di Platino quella daga!"

L’ex Tree Drui rise divertito, una risata fredda e crudele da cui non traspariva alcun sentimento "No, mai! Io rispondo solo agli ordini di Ares!" disse mentre nella sua mano prendeva forma una strana sfera color rosso sangue «Quello non è il Pomo Distruttore!» pensò Maeve assistendo alla scena

"Questa tecnica mi è stato data dal sommo Ares in persona attraverso questa spada! Prendi Cavaliere! POMO DEL MASSACRO!" urlò lanciando il suo nuovo colpo contro l’avversario

"Non basterà ciò a fermare un Cavaliere di Platino! ALI DELL’ARCANGELO!" disse aprendo le ali della sua armatura da cui uscì una forte luce che contrastò l’avanzata dell’attacco nemico

"Se la mia forza da sola non ti basta, allora eccoti quella del mio dio!" disse divertito il Berseker puntando contro Michele la spada, da cui uscì il Cosmo del dio della guerra violenta, rendendo così più dura la resistenza del guerriero di Zeus.

"Angus smettila!" disse Maeve alla sue spalle, pronta a lanciare il Tuono Finale

"Togliti da qui, Maeve! Non voglio farti del male!" rispose lui senza degnarla di uno sguardo

"No! A meno che tu non posi quella spada! Io ti conosco veramente e so che non sei così! Tu non uccidi per il piacere di farlo! Non vi hai mai provato gusto! Rigetta il Cosmo di Ares e vieni con me!" disse lei tendendole la mano

"Stai zitta!" disse lui puntandole la spada adosso "Tu non puoi capire! Quando ho sentito questo Cosmo l’ho fatto entrare in me di mia spontanea volontà! Tu e gli dei avete diviso il mio cuore, e non potevo continuare così combattendo contro di te! Impugnata questa spada Ares mi ha parlato. Ha detto che se io venivo con lui mi avrebbe reso una persona nuova, e così è stato! Nella mia mente si è risvegliato una cosa che non avevo mai sentito prima, una sensazione strana e piacevole! Ora non sono più parte di questa guerra, ma non posso rinunciare all’opportunità di uccidere l’artefice di tutto questo!" disse puntando gli occhi su Ana "Prima, però, devo sconfiggere questo nemico che si è intromesso nella battaglia!" aggiunse rivolto a Michele.

Il Cavaliere di Platino stava indietreggiando a causa della potenza della spada di Ares, ma i suoi compagni si misero vicino a lui espandendo i loro Cosmi

"Non possiamo lasciarli soli!" disse Emanuele avvicinandosi a loro con Cozio

"Che fate?" chiese Eva meravigliata

"Solo il nostro dovere di Legionari d’Italia!"

"E noi quello di Cavalieri d’Atena!" disse Kanon avvicinandosi insieme a Seiya, la cui armatura aveva cominciato a brillare d’oro come il suo Cosmo

"Ci sono anch’io! Combatterò come guerriera di Avalon!" disse Maeve

"Anche se siete di più, questa spada vi distruggerà!" disse Angus con tono spavaldo

"Non ci fai paura!" disse Seiya "Avanti bruciamo i nostri Cosmi al massimo…"

" E COMPIAMO UN MIRACOLO!" dissero tutti e otto insieme dando vita ad una forza pari a quella del nemico, che però era più stanco e cominciò ad indietreggiare. Purtroppo anche Michele era stanco e se fosse crollato sarebbero stai travolti dall’energia sanguinaria della spada del dio della guerra.

"Ragazzi, non credo che riuscirò a resistere per molto ancora!" disse il Cavaliere di Platino prima che due Cosmi carichi di speranza e amore, due Cosmi caldi come la luce del sole arrivassero in loro soccorso .

"La forza di questi Cosmi per me è sconosciuta!" disse il Berseker "Possibile che esistano persone con un animo pieno d’amore capaci di possedere questa potenza!"

"È Atena!" disse Seiya sorridendo a Kanon "Ancora una volta è venuta in nostro aiuto!"

"Non è sola! Anche la grande Giulia è con lei!" disse Cozio

"Pronti?!" chiese allora Eva guardando i suoi compagni e gl’imprevisti alleati

"Sì!" disse Perseus "PLATINUM STARLIGHT!"

"Eccoti la folgore bianca, Berseker! PLATINUM LIGHINING !" urlò Michele

"Eccoti il volo dell’aquila! ALA SPLENDETE!" attaccò Eva utilizzando il suo colpo segreto che consisteva nel tracciare col proprio braccio una parabola di luce da cui uscì una serie di frecce lucenti

"In questo colpo vi è racchiuso l’amore di una sorella! Cosmo della betulla, fai breccia nel suo cuore! ELECTRO ARROWS!" furono le parole di Maeve

"Possa questo colpo farti tornare l’avversario di una volta! GHIACCIAIO ALPINO!" disse Cozio lanciando il suo colpo segreto

"Eccoti la vera potenza del toro di Torino! STELLA DELLA MOLE!" disse Emanuele lanciando l’attacco che aveva usato con Ana

"Questo è il colpo più potente dei Gemelli! GALAXIAN EXPLOSION!"

"Brucia Pegasus, PEGASUS RYUSEIKEN!"

Forti dei Cosmi provenenti da Roma un solo grido si diffuse nell’aria: "CHE LA NOSTRA UNIONE DISTRUGGA LA SPADA!" . La forza dell’energia dei Cosmi dei Cavalieri era più forte di quella del Berseker che cadde a terra insieme all’arma divina. L’armatura di Angus torno ad essere quella che era, ma si staccò dal suo corpo e si dispose su quello di un ragazzo dai capelli biondi poco distante seduto vicino ad Ana che osservava la scena.

"Ora che Angus ha tradito queste vestigia mi spettano di diritto! Sono il nuovo Tree Drui del melo e il mio nome è Tayler!" disse il giovane "E giuro che servirò fedelmente i miei dei!"

"La tua prima missione e di uccidere colui che ti ha preceduto!" disse la dea rivolta al suo nuovo guerriero

"Grande è la vigliaccheria di chi attacca un uomo disarmato e senza difese!" disse una voce sconosciuta accompagnata da un Cosmo potentissimo "Nonostante in battaglia conti la forza se tu indossi un’armatura deve portarla anche l’avversario! Parola di Phobos, dio della paura e figlio di Ares!" disse un giovane vestito dai capelli neri e gli occhi di sangue, vestito con una tunica rossa comparendo in lampo di luce.

"Phobos! Cosa ci fai qui?" chiese Ana alla giovane divinità

"Il mio dovere, vero Berseker?" chiese rivolto ad Angus il quale aprì gli occhi ancora tinti di sangue e dallo sguardo di chi prova piacere nell’uccidere

"Signor Phobos, finalmente la incontro!" disse Angus inginocchiandosi

"Dammi pure del tu! Tuo fratello te l’aveva detto, vero Maeve?" disse il dio della paura rivolgendosi alla Tree Drui, la quale non capiva come faceva il dio a conoscere il suo nome "Diventare Berseker di Ares è stata una sua scelta per evitare di combattere contro di te! La parola "Arkhein" era riferita all’armatura. Certo, tuo fratello non ha mai provato gusto nell’uccidere, ma il risveglio degli istinti assassini sono indispensabili per un Berseker quando vuole usare la potenza di una super nova. Inoltre lui ha sempre provato piacere nella lotta e ha voluto sempre migliorasi, sono queste le caratteristiche principali per un guerriero di Ares. Neanch’io e mio fratello Deimos amiamo uccidere la gente, preferiamo spaventarla!".

"Phobos!" disse infuriato Michele alla divinità "Zeus ha inviato noi a recuperare la spada e tuo padre era d’accordo!"

"Sì!" rispose il dio "Ma l’entrata in scena di questo nuovo Berseker ha cambiato le cose!" s’inginocchiò e raccolse la spada, poi s’avvicinò a Maeve che provava paura alla vista di quel ragazzo "Non ti dispiace, vero?" disse rivolto a Angus che non disse una parola, come se fosse stordito per l’attacco di prima "Chi tace acconsente!" e baciò la ragazza sulla guancia "Spero di rivederti presto!" le sussurrò all’orecchio "Di belle ragazze come te non ce ne sono molte!" e le diede un altro bacio sulla bocca.

"Sono fidanzata!" disse la giovane allontanando bruscamente la sua bocca da quella del dio

"Oh! Scusa!" disse il giovane dio con un sorriso che la fece rabbrividire.

Phobos si diresse verso Angus e, alzando la spada, disse "Da questo momento appartieni alla mia armata di Berseker! La tua forza sarà conosciuta ovunque e avrai la fama di grande guerriero!". Un lampo di luce partì dalla punta dell’arma e un armatura nera dalle sembianze demoniache si dispose sul corpo dell’ex Tree Drui "Da questo momento porterai paura nel mondo come Angus il Nero! Benvenuto nell’armata di Phobos!"

"Servirò lei e suo padre, il Signor Ares, a costo della mia stessa vita per la nostra vittoria!" disse il giovane con uno sguardo oramai del tutto simile a quello del suo comandante.

"Addio Maeve! Si felice con Galahad!" furono le parole del Berseker rivolte alla sorella, prima di sparire con Phobos. In quella frase alla Tree Drui sembrò di riconoscere, sotto la maschera d’assassino, il suo vecchio fratello.

 

Il ritorno degli esiliati.

Incuranti di ciò che stava succedendo a Torino, Hyoga, Davide e Kiki s’aggiravano per i calli e i campielli di Venezia alla ricerca di Marco.

"Di solito lui cammina sempre da queste parti! Strano che non ci sia!" disse Davide, mentre passavano davanti alla chiesa dei frari, in cui si trova la tomba del Canova, prima che un colombo scendesse verso di loro "Giacomo!" disse il messaggero salutando l’animale "Stiamo cercando Marco, dobbiamo dirgli una cosa importante. Sai dov’è?" come risposta l’uccello volò sopra le loro teste e cominciò ad indicargli la direzione

"Come fai a capire quell’uccello?" chiese Kiki

"I colombi di Venezia proteggono anche loro la città, dobbiamo saper collaborare!" rispose Davide, prima d’arrivare vicino ad un ragazzo biondo che indossava un completo abbastanza elegante con una giacca blu scura e una camicia bianca. Era Marco, intento a osservare le bellezze della città al tramonto.

"Ciao, Davide! E benvenuto a voi, Kiki di Appendix e Hyoga di Cygnus, nella Serenissima!" disse il ragazzo voltandosi verso di loro con un sorriso sulla faccia

"Come fai a sapere i nostri nomi!" chiese il Cavaliere di Bronzo

"Semplice! Me l’ha detto un uccellino!" rispose il Legionario, mentre Giacomo gli si posava sulla mano."Sono felice di vedervi! Così come credo che lo siano anche i miei ospiti!" disse indicando tre ragazzi che guardavano la città meravigliati "Vi presento i nostri nuovi alleati: Vortigen del fico, Ioannes dell’ulivo e Myrdir del carpino. I tre Tree Drui di cui io, Cozio e Caco abbattemmo gli alberi. Cerunno li relegò in un limbo freddo e buio, io li ho tirati fuori da lì subito dopo. Ora sono dalla nostra parte, e io mi fido di loro. Sono uomini d’onore in fondo!"

All’improvviso Vortigen corse verso di loro come spaventato "Dev’essere successo qualcosa al mio amico Angus, lo sento!" disse il Tree Drui a Marco

"Sento anch’io che c’è un cambiamento, e proviene da Torino!" disse pensoso il Legionario "Sembra che un Cosmo oscuro sia calato su quella città! Forse potrei provare ad allontanarlo, ma sento che ci sono anche tre Cosmi molto potenti dalla nostra parte, almeno mi sembra!"

"Ora che ti abbiamo trovato dobbiamo andare a Roma!" disse Davide, ma Marco fece segno d’aspettare.

"Non preoccupatevi! Godetevi la città, almeno per un ora! Venezia ha molto da offrire!" e si diresse verso la chiesa di San Marco, dove i cavalli di bronzo continuavano a fissarlo con i loro occhi fieri. Attraverso di essi il giovane leggeva la bellezza della sua città, per secoli ponte fra oriente e occidente. La bellezza della Serenissima, di cui quella chiesa era la prova.

Dopo essere entrato nella costruzione si fece il segno della croce e, ammirando gli splendidi mosaici dorati che adornavano le pareti, si diresse verso la cripta del santo patrono della città. La dentro avrebbe trovato ciò che cercava: il più famoso dei suoi predecessori, Giacomo Casanova, aveva nascosto lì il diario dove spiegava il più potente colpo di cui fosse mai entrato in possesso un Legionario d’Italia, che portava il nome di Abbandono alla Serenissima. La stessa tecnica con cui il seduttore era riuscito a seminare i suoi inseguitori in più di un’ occasione.

Spostata la pietra che celava il suo nascondiglio (quella che sostiene l’altare) Marco prese il manoscritto. Anche se Aurelio non sarebbe stato nominato Cesare, il piano di Ana sarebbe sicuramente fallito.

Mentre ammirava la città, Vortigen sentì un Cosmo famigliare passare sopra di lui

"Angus!" disse correndo dietro alla traccia che aveva sentito. Attraverso calli e campielli, arrivò fino al Ponte di Rialto, dove riconobbe l’amico in compagnia di un ragazzo che non aveva mai visto prima. Quest’ultimo aveva i capelli neri e gli occhi rossi e la sua espressione trasmetteva una leggera paura nonostante fosse un viso tutto sommato tranquillo. Il giovane indossava una camicia scarlatta e dei pantaloni di neri di velluto, mentre Angus aveva adosso una maglietta blu notte e dei jeans di colore identico

"Angus!" disse Vortigen fermandosi davanti al compagno, prima di abbracciarlo calorosamente "Sono contento di rivederti amico mio!"

"Anch’io!"disse il Berseker ricambiando l’abbraccio "Come hai fatto? Ho visto Cerunno che…"

"Non indovinerai mai! È stato il Legionario che ha abbattuto il mio albero, Marco, a salvarmi! Adesso siamo diventati amici! Ma tu che ci fai qui?"

Fu Phobos a spiegarglielo "Il tuo amico ha lasciato i Tree Drui ed è diventato un Berseker di Ares per evitare di essere costretto a scegliere fra le divinità dei propri avi e sua sorella!"

"È vero quello che dice?" chiese il Tree Drui

"Sì!" rispose Angus voce bassa

"Perché non hai scelto di andare contro Ana schierandoti dalla parte di Maeve?" chiese allora

"Perché una parte di me non vuole uccidere i celtici!" rispose il ragazzo ad occhi bassi "Era la scelta migliore!"

"Beh! Io non li considero niente!" disse Vortigen arrabbiato

"Quanta rabbia e quanto coraggio!" disse Phobos avvicinandosi "Se fossi una divinità saresti quella del coraggio, il mio opposto! Non che io sia un codardo, ma ho altri interessi alla battaglia!" aggiunse provandosi un bracciale con le borchie che aveva comprato

"Phobos, credo che sia meglio avviarci!" disse poi Angus

"Aspetta! Non voglio impedire un addio tra te e Vortigen, da quanto mi hai detto è il tuo migliore amico!" disse il dio della paura rivolto al suo guerriero "Io non sono come mio padre, Keres, Kydoimos o mio fratello Deimos! Se uno dei miei sottoposti vuole salutare un amico o divertirsi che lo faccia! La guerra non è tutto nella vita!"

"Il fatto è che non sappiamo più cosa dirci!" rispose Vortigen, un po’intimorito dallo sguardo del dio

"Non è così male come sembra! Una volta che ci fai l’abitudine scoprì che può essere simpatico!" disse sottovoce Angus vedendo l’amico a disagio guardando Phobos "A proposito, dato il tuo coraggio ti andrebbe di venire con me!" chiese allora il Berseker al Tree Drui

"No! Sono nato guerriero di Avalon e morirò guerriero di Avalon!" rispose sicuro.

"Allora non ci resta che salutarci! Abbi cura di te, amico mio!" disse Angus guardandolo negli occhi

"Anche tu!"

Il figlio di Ares s’avvicinò al Tree Drui e gli strinse la mano "Mi ha fatto piacere conoscerti!" disse sorridendo "Se un giorno vuoi venire a Sparta a trovarci, sarai il benvenuto!"

"Anche per me è stato un piacere conoscerti, Phobos!" disse il ragazzo ricambiando il saluto. «Angus ha ragione! Phobos non è poi una brutta persona in fondo!» pensò dopo che il Berseker e la divinità della paura se ne andarono.

 

Grande scontro. Mercuzio, il guerriero della saggezza

Seduto davanti a casa sua, un ragazzo dai capelli rossi e la pelle chiara stava osservando il panorama del Gargano al tramonto. La bellezza naturale e storica di quel posto era incredibile! Il suo sguardo si volgeva soprattutto alla foresta umbra, il luogo più affascinante che avesse mai visto.

"Possibile che esistano persone incapaci di capire questa bellezza?" si era chiesto una volta, mentre assisteva alla vista di gente che buttava cartacce per terra.

Dopo essersi voltato, vide un gruppo di tre ragazzi stranieri venire verso di lui. Due erano giapponesi, ma uno aveva i capelli più chiari. L’altro era un ragazzo più vecchio dei suoi due compagni e aveva i capelli biondo oro. Sulle spalle portavano degli zaini larghi che sembravano contenere qualcosa di molto pesante.

Uno dei giapponesi, quello con i capelli più scuri, s’avvicinò a lui e gli disse in una lingua che riuscì subito a capire

"Siamo Cavalieri d’Atena e dobbiamo andare in Sicilia prima dell’armata degli dei celtici!"

"Vi aiuterò!" rispose il ragazzo "Ma prima vorrei conoscere i vostri nomi. Io sono Salvatore!"

"Io sono Ikki di Phoenix, e lui è mio fratello Shun d’Andromeda!" rispose il Cavaliere indicando l’altro giapponese

"Io invece sono Aiolia del Leone!" si presentò il custode della quinta casa

"Entrate in casa! Parleremo meglio!" disse Salvatore aprendo la porta. Aveva sentito delle presenze poco rassicuranti in fondo alla strada.

Alla guida dei suoi soldati Cal, Tree Drui del tiglio, aveva visto i Cavalieri d’Atena entrare nella casa di quel ragazzo coi capelli rossi, attorno alla quale sembrava esserci un Cosmo molto più potente del suo.

"C’è qualcosa in quella casa! Può darsi che sia una base dei Legionari d’Italia. Possibile che l’armatura dei vulcani sia qui, anziché nell’Etna!" si chiese il Tree Drui sospettoso prima di dare ordine d’avvicinarsi alla casa.

All’interno dell’abitazione, seduto su una poltrona c’era un vecchio di circa ottanta anni coi capelli bianchi dall’aria cordiale che stava bevendo un infuso di erbe aromatiche

"Benvenuti, Cavalieri dello Zodiaco!" disse posando la tazza "Ho sentito molto parlare di voi! Io sono il maestro di Salvatore e di Aurelio, colui che indosserà l’armatura di Cesare se le circostanze lo richiederanno. Il mio nome è Mercuzio!"

Ikki guardava quel vecchio meravigliato. Il suo Cosmo era grande e splendente di saggezza e di potere. Attraverso di esso i Cavalieri potevano sentire che quell’uomo davanti a loro aveva attraversato molte battaglie e combattuto contro avversari molto più forti di lui.

"Siamo lieti di fare la sua conoscenza!" disse il Cavaliere della Fenice inchinandosi insieme a suo fratello e al Cavaliere d’Oro "Io sono Ikki e loro sono Shun e Aiolia!"

"Credo di sapere per quale motivo siete qui, e dobbiamo fare anche presto! Se fate attenzione sentirete che i nostri nemici sono già qui, e uno di loro possiede un Cosmo terribile!" disse il vecchio preoccupato.

"Cal!" esclamò il Cavaliere d’Andromeda riconoscendo l’avversario "Possiede un potere terribile! È in grado di vedere i ricordi dell’avversario e di usare le mosse dei suoi precedenti nemici!".

"Come vi ho detto prima, non abbiamo molto tempo!" disse il vecchio Mercuzio alzandosi "Adesso vi invierò in Sicilia, a casa di Caco. L’ho già avvisato telepaticamente!" poi si voltò verso Salvatore "Prendi la tua armatura! Ti porterò a Venezia da Marco!".

"Ma maestro…" disse il ragazzo esitando.

"Non preoccuparti! Me la saprò cavare! Durante questi anni ho combattuto molti nemici, ho visto gli orrori dei campi di concentramento e di sterminio dei nazisti e molte altre cose! Ora andate, Cavalieri d’Atena! Vi auguro buona fortuna! Addio!".

"Addio, maestro Mercuzio!" disse Ikki, prima che il vecchio alzasse la mano facendo sparire i quattro giovani alzando la mano.

"Cosa?! I Cosmi dei Cavalieri sono spariti? Ma chi può essere stato?" esclamò il Tree Drui del tiglio voltandosi verso la casa in cui i Cavalieri erano entrati,

"Signor Cal! Guardi!" disse uno dei soldati indicando Mercuzio che stava uscendo dalla sua abitazione

«Cosa? Possibile che sia stato quel vecchio?» si chiese il Tree Drui del tiglio quando vide in faccia l’artefice di ciò.

Con lo sguardo calmo, il vecchio guardò nel punto dov’era nascosta l’armata delle Genti di Ana e disse a Cal

"Sono qui, Tree Drui! Se vuoi sapere dove sono i ragazzi, dovrai sconfiggermi!"

Sentendo le parole di quel vecchio insolente, Cal uscì allo scoperto e si mise davanti all’avversario

"Ti avverto non è mia abitudine uccidere o ferire gli anziani! Quindi togliti dalla mia strada e dimmi dove sono i Cavalieri!" disse il Tree Drui.

"Voi giovani siete convinti che per capire se una persona è forte o debole basti basarsi sull’età!" ridacchiò il vecchio divertito "Dovreste imparare ad avere più rispetto per gli anziani e ad apprendere qualcosa da loro!" disse togliendosi i vestiti per rivelare una armatura color verde smeraldo "E forse questo combattimento contro Mercuzio delle pianure potrà insegnartelo!"

"Sai forse hai ragione!" disse il guerriero celtico provando ad ispezionare i ricordi del suo avversario, senza successo "Cosa?! È come se ci fosse un blocco!" esclamò sorpreso

"In quasi settant’anni qualche cosa di utile l’impari!" rispose il vecchio sollevando il nemico con la forza della mente svelando di possedere poteri paranormali, forse più potenti di quelli di Mu, prima di farlo sbattere a terra.

"Come ti permetti vecchiaccio! Prendi! PAST ILLUSION!" urlò il Tree Drui lanciando il suo colpo segreto, facendo tornare con la mente il nemico agli orrori del campo di concentramento in cui era stato rinchiuso ai tempi della seconda Guerra Mondiale

"Non pensare che basti farmi rivivere quegli orrori per fermarmi!" disse il vecchio senza badare a quelle visioni del passato "Tutte le volte che lo racconto, io torno con la mente a quei giorni di prigionia durante la seconda Guerra Mondiale, in quell’inferno sulla Terra!"

Cal era ammutolito. Possibile che quel vecchio, nonostante le orribili esperienze che aveva vissuto, riuscisse a tirare fuori un Cosmo e una forza di volontà immensi.

"Non m’interessa cosa hai vissuto, vecchio! Io sono più giovane e più forte di te! E la forza appartiene ai giusti! Noi dalla nostra parte abbiamo ben quattro divinità a proteggerci! Voi, invece, ne avete solo una a cui non siete fedeli, ma solo alleati! Siamo noi i più forti!" urlò Cal cercando di nascondere al nemico la paura che gli incuteva

"Sei uno stupido!" disse Mercuzio ridendo "Pensi davvero che il più forte sia anche il più giusto! Se le cose fossero così, questo vorrebbe dire che Hitler aveva ragione a fare la sua politica razziale! Forza non è garanzia di giustizia, perché è quasi sempre il potere a controllare te!" aggiunse espandendo il proprio Cosmo. «Questo è il mio ultimo colpo!» pensò mentre si preparava a lanciare il suo attacco «Ormai il mio corpo s’avvicina alla fine della vita a causa della mia malattia! Addio cari allievi!».

"Un vecchietto come te non potrà farmi niente!" disse Cal preparandosi ad attaccare con un colpo che aveva visto nella mente di Ikki "DEATH QUEEN INFERNO!" urlò lanciando il colpo segreto di Jango

"Prendi! GIAVELLOTTI DI LUCE!" attaccò il vecchio Legionario con un colpo simile all’Infinity Break di Aiolos.

Lo scontro tra i due colpi produsse una tremenda onda d’urto che sbatté a terra il Tree Drui e fu sentita per tutta l’Italia. Perseus stava cancellando la memoria delle persone che avevano assistito allo scontro in piazza Statuto, quando volse lo sguardo verso sud insieme ai suoi compagni e alleati

"Che tremenda esplosione! Forse i contendenti sono morti! Nessuno sopravvivrebbe!" disse Seiya preoccupato. Cozio sollevò gli occhi al cielo e cominciò a piangere insieme a Emanuele.

A Venezia, Marco era appena uscito dalla chiesa e cominciò ad intonare una pregherai funebre, mentre i colombi guidati da Giacomo s’alzavano in volo per disporsi a croce fra la meraviglia e lo stupore della folla di visitatori.

A Roma, Giulia e Aurelio avevano appena accolto Salvatore e subito i due compagni d’addestramento cominciarono a piangere, mentre la donna a bassa voce diceva:

"Siamo giunti alla fine! Addio, mio amico e maestro!".

A sud Caco, Aiolia, Ikki e Shun si stavano dirigendo verso l’Etna, ma si fermarono e rimasero in silenzio per qualche minuto.

Cal si rialzò dolorante e vide il suo nemico a terra che stava per spegnersi mentre gli svelava telepaticamente il perché di quel suo gesto:

«La mia vita era ormai alla fine e volevo andarmene aiutando chi aveva bisogno! Aiutare le persone è un comportamento ovvio!» poi spirò .

Il Tree Drui si sedette vicino al corpo e disse:

"Alla fine hai vinto vecchio!".

Con un gesto aprì uno squarcio dimensionale diretto a Venezia, che aveva visto nei ricordi di Dagda e in quelli dell’avversario, e ci buttò dentro il corpo

"Possano i tuoi compagni darti degna sepoltura, Mercuzio delle pianure!"

Il centro dell’Etna.

Dopo essersi fermati il gruppo formato dai due fratelli Cavalieri di Bronzo, dal custode della quinta casa e dal Legionario d’Italia custode dei vulcani,continuò la scalata del vulcano dirigendosi verso una piccola caverna il cui ingresso era celato da delle pietre che i guerrieri riuscirono a rimuovere, e che poi rimisero dopo essere entrati.

"Ho sentito che tu hai conquistato la tua armatura in un isola vulcanica. Per te questo luogo dovrebbe essere come tornare a casa." Disse Caco al Cavaliere della fenice, il quale gli rivolse una strana occhiata

"Io non ho mai considerato quell’inferno casa mia!" rispose il Cavaliere dello Zodiaco "Sono felice che Saga l’abbia fatto inabissare!"

"Io invece adoro i vulcani!" rivelò il giovane alzando gli occhi al cielo "Non so il perché! Mi piacciono e basta! Li trovo affascinanti!"

"Non hai paura di un eruzione?" gli chiese Shun preoccupato

"No!" disse lui grattandosi la corta barba rossa "Io conosco tutti i sentieri sicuri!" e andò avanti accendendo la torcia che aveva con sé.

I Cavalieri e il loro compagno camminarono finchè non entrarono e si trovarono sotto il cratere del vulcano, vedendo sotto di loro un grande lago di magma bollente.

"Benvenuti nel centro dell’Etna!" disse Caco sorridendo ai suoi amici che erano un po’ spaventati

"La dentro" continuò il Legionario indicando la uno spuntone di roccia che usciva dal magma sottostante "si trova la mia armatura!" e si preparò a fare un salto, prima che un Cosmo minaccioso calasse sulla zona.

"Chi potrebbe mai essere?" si chiese Aiolia preoccupato

"Sono io!" disse Cal apparendo dalla parte opposta del vulcano da un varco dimensionale "Devo ringraziarti, Aiolia! È merito dei tuoi ricordi se ho potuto apprendere quest’attacco che fu di Giapeto!" aggiunse guardando il Cavaliere del Leone, il quale non nascose la sua rabbia.

"Hai ragione! Ho fatto un errore! Ma non si ripeterà!" disse il custode della quinta casa, mentre l’armatura del Leone si disponeva sul suo corpo "Preparati a combattere!"

Caco fermò il compagno con un braccio e, prendendo il suo martello disse

"Sono io il custode dei vulcani e del sud Italia. Quindi, poiché un nemico si trova nella mia zona, è mio il dovere di combattere!" e lanciò il martello contro lo spuntone di roccia che andò in mille pezzi e da cui uscì una luce color rosso fuoco che si dispose sul suo corpo rivelando un’ armatura d’identico colore.

Cal guardava con curiosità il suo nuovo avversario che sembrava essere dotato di enormi capacità.

"Voglio proprio vedere cosa sai fare! Prendi! GIAVELOTTI DI LUCE!" disse il Tree Drui lanciando il colpo segreto di Mercuzio che il Legionario parò col suo Scudo di Lava, senza molto successo.

"Sei stato tu a uccidere il maestro Mercuzio!" esclamò arrabbiato il giovane alzando il martello

"No! Quel vecchio era molto malato! L’ha ucciso lo sforzo eccessivo che fece quando mi lanciò il suo colpo segreto!" spiegò Cal ai suoi avversari

"Non m’interessa! Lui è morto per colpa tua!" gridò il Legionario muovendo il proprio martello, che spinse un’onda di lava contro il nemico privo di difese contro un attacco del genere. O almeno così sembrava. Il Tree Drui aveva infatti usato lo Spostamento Dimensionale per spostare l’attacco nemico da un’altra parte del mondo.

"Non dovresti sottovalutarmi!" furono le parole di Cal, mentre si preparavano a sferrare un pugno "Adesso tocca a te ricevere il mio colpo segreto! Eccoti tutti i dolori del tuo passato! PAST ILLUSION!".

Nella memoria di Caco tornarono alla mente i terribili ricordi delle prove che aveva dovuto affrontare durante gli allenamenti. Come migliaia di doloranti flessioni, ma anche resistenza al calore dentro grotte vulcaniche in un’isola non troppo diversa da quella della Death Queen, anche se non così terribile. Ma la prova più dura che dovette affrontare, fu quella del contatto col magma il cui ricordo era impresso nelle bruciature che aveva sul dorso. Ora quel dolore stava tornando forte come allora. Il guerriero cominciò a toccarsi la schiena talmente quella gli doleva, sotto gli occhi stupiti dei Cavalieri di Atena.

"Ti piace così tanto giocare con la mente delle altre persone?" chiese Ikki a Cal con una voce carica di rabbia che Shun non gli aveva mai sentito "Se ti fa così tanto piacere allora…"

"Fermati!" disse Caco rialzandosi "Durante i miei allenamenti mi sono allenato per sopportare un bruciore come questo, e questo è il momento migliore per metterli in pratica!" poi si volse verso il Legionario "Prendi questo colpo! MARTELLO BOOMERANG!" urlò lanciando la sua arma, che colpì violentemente la schiena del nemico riempiendo la parte posteriore dell’armatura di crepe, procurando al Tree Drui anche un grande dolore. Cal capì quindi che doveva ritirarsi. Caco era troppo forte per lui, almeno per il momento. S’alzò in piedi e aprì un passaggio dimensionale attraverso il quale sparì.

Ikki, Shun e Aiolia s’avvicinarono a Caco, il quale rivolse loro uno sguardo carico di determinazione e coraggio.

"La guerra è solo alle porte!" disse poi, volgendo gli occhi verso Roma, una volta uscito dal vulcano con i Cavalieri di Grecia .

A Venezia, intanto, il corpo senza vita di Mercuzio era comparso davanti agli occhi di Marco mentre si dirigeva verso il Canal Grande. Una grande tristezza lo invase: davanti a lui, che era stato il primo a combattere, c’era la prima vittima della guerra dei Legionari contro gli dei celtici, e non l’ultima.

Quella notte il custode di Venezia si diresse con Davide nel luogo in cui il vecchio Legionario era nato, ad Alessandria, e lì seppellì il suo corpo, versando calde lacrime di tristezza.

"Grande sarà la sfida che ci attende senza di te, maestro! Ora che ti trovi nel paradiso dei Cavalieri, brilla insieme alle altre stelle del passato e proteggici!" disse Marco.

"Le lacrime che sui nostri visi scorrono" disse Davide con voce triste "non dovrebbero addicesi a dei guerrieri, ma come non piangere per il sacrificio di un compagno d’immensa saggezza?"

Grande rivelazione! Il volto di Perseus.

Tayler e Ana erano tornati nei sotterranei di Parigi dove riferirono del tradimento di Angus e della sua scelta di diventare Berseker di Ares.

"Quello sporco traditore!" disse Dagda "Se penso che ero suo amico…Mi viene voglia di rompergli l’osso del collo!"

"Calmati! Almeno il numero dei Tree Drui non è calato! Presto verrà il momento in cui sarai incoronato principe dei celti. Titolo che ti spetta di diritto, poiché tua madre era per un quarto una divinità!" rivelò Ana al giovane che assunse un espressione incredula. La dea gli raccontò allora che sua madre discendeva direttamente da lei e da Dagda, quindi lui era loro bisnipote. Il titolo di principe gli spettava di diritto, ma per farlo servivano cinque Tree Drui e una sacerdotessa che l’ufficiasse.

"A tal scopo" disse Lug "abbiamo salvato anche Morgause e Brannos, per questo i loro corpi non sono stai ritrovati dai nostri nemici, prima d’abbattere i loro alberi."

"Una volta incoronato" disse poi Cerunno "sarai superiore persino a Merlino e potremmo tornare in Britannia e liberare le altre divinità!"

"Nascere vostro discendente è il più grande onore che il destino mi ha fatto!" disse il generale rivolto ai suoi antenati "Giuro che una volta incoronato schiacceremo i Legionari e distruggeremo la città di Roma!".

A Torino, in casa di Emanuele, i Cavalieri e i loro alleati non riuscivano ancora a farsi un’idea di ciò che era accaduto quel giorno. L’entrata in scena di Phobos e il passaggio di Angus dalla parte di Ares li aveva colti impreparati. Anche se sapevano che il dio della guerra non avrebbe partecipato alla battaglia, il fatto che le armate di Ares potevano contare su Angus sarebbe potuta rivelarsi una minaccia per i Cavalieri d’Atena in futuro. Per scongiurare quest’eventualità Michele era andato sull’Olimpo a chiedere a Zeus di fare pressioni sul dio della guerra, affinché ciò non accadesse nel futuro immediato. Eva, invece, era andata in Gran Bretagna a prendere Galahad per consolare Maeve, ancora spaventata da Phobos. Solo Perseus (che aveva cancellato la memoria alla gente che aveva assistito al combattimento e rimesso a posto la piazza) era rimasto, anche se continuava a portare l’elmo nascondendo così la sua faccia agli altri Cavalieri, soprattutto a Seiya.

"Com’è possibile che un bambino di dieci anni sia già Cavaliere di Platino?" gli chiese Seiya ad un certo punto.

"Ne ho quasi otto (3)." Lo corresse lui, dando prova di conoscere il giapponese oltre che al greco "E posso dire che mi alleno dal giorno in cui sono nato!" rispose

"I tuoi genitori dove sono?" chiese Seiya nella sua lingua madre

"Sono morti in un incidente d’auto! Mia madre era incinta di sette mesi, e un Cavaliere di Platino travestito da medico mi fece nascere in anticipo col parto cesario e mi portò ad Olimpia, dove sono cresciuto e dove ho ricevuto l’investitura." Rispose Perseus

"Perché porti l’elmo?" gli chiese poi Seiya

"Non voglio farti vedere il mio volto!" rispose lui

"Perché?!" domandò Seiya con tono divertito

"Sarebbe uno schok per te!" fu la risposta

"Impossibile! Non ti conosco! Mostramelo!"

"Sei sicuro?" gli chiese il bambino preoccupato

"Sì!" affermò sicuro il Cavaliere di Grecia.

Delicatamente il piccolo Cavaliere si girò di spalle e si tolse l’elmo, rivelando che i suoi capelli color platino erano spettinati, poi lentamente si volse verso il Cavaliere di Pegasus che per la sorpresa soffocò un grido. Il volto di Perseus era simile al suo. Le uniche differenza era la forma del viso e il colore dei capelli, ma i lineamenti erano gli stessi. Seiya sapeva che se i suoi genitori non avessero avuto quell’incidente avrebbe avuto un fratellino, ma era impossibile che fosse Perseus. Soprattutto per il colore dei capelli che non sembravano affatto quelli di un giapponese.

"Il mio vero nome è Kanata Edogawa!" disse il bambino piangendo "E sono tuo fratello minore!".

Seiya rimase fermo dopo quella rivelazione. Si sentiva strano, come se una parte di lui non volesse accettare la verità che aveva appena scoperto. Non disse niente. Rimaneva con lo sguardo fisso su Kanata, il fratello di cui non sapeva l’esistenza e di cui suo padre non gli aveva parlato. Eppure era strano: lui si sarebbe accorto se sua madre fosse stata incinta. Com’era possibile che suo fratello fosse davanti a lui? Ana gli aveva anche detto che sarebbe dovuto nascere un anno dopo l’incidente, anche se Kanata gli aveva detto che era nato a sette mesi. Ma era assurdo! Completamente assurdo!

"Ciò che dici non ha senso!" disse il Cavaliere di Pegasus spaventato "Puoi essere un mio sosia in miniatura, ma non mio fratello! È impossibile! Soprattutto per…i tuoi capelli!"

"Io sono tuo fratello!" disse con insistenza il bambino "In tutti questi anni ti ho osservato dal tempio di Olimpia mentre mi allenavo. Anche se non sapevo che fossi mio fratello, mi facevano sempre vedere questo ragazzino e come s’impegnava e io ne ero affascinato. Una volta sono pure venuto da te al Santuario. È successo tre anni fa, ti ricordi? Tu stavi camminando, io mi ero perso e mi sono messo a piangere sul ciglio della strada. All’epoca i miei capelli non erano ancora biondi come lo sono diventati dopo la mia investitura. Te l’ho ricordi vero?"

"Tu eri quel bambino che portai fino allo stadio, dove fu preso da una ragazza che lo cercava e… che era Eva!?" disse ricordandosi quella scena e identificando la guerriera con la ragazza che aveva preso il bambino, che gli aveva chiesto di portarlo vicino all’arena dove Seiya avrebbe poi conquistato la sua armatura.

"Sì ero io! E sono tuo fratello!" disse Kanata

"No! Mi sarei accorto se mia madre fosse stata incinta e me lo ricorderei!" disse il Cavaliere arrabbiato

"Per lo shock devi aver rimosso il ricordo, è l’unica spiegazione!" disse Daisuke comparendo dietro di loro insieme a Galahad ed Eva.

"Papà!" esclamò Seiya voltandosi "Perché non me l’hai detto?!" aggiunse con tono arrabbiato

"Seiya, credevo che tuo fratello non fosse mai nato e non mi sembrava importante!" rispose l’uomo rivolgendo al figlio minore uno sguardo di scusa

"Non ti sembrava importante?! Il fatto che credevi che avessi perso un fratello non ti sembrava importante?! Ho passato sei anni della mia vita ad allenarmi al Santuario ad Atene, e a pensare al giorno in cui avrei potuto riabbracciare Seika. Ma quando tornai a Tokyo scoprii che era fuggita dall’orfanotrofio quando sono stato mandato in Grecia, e la Fondazione Grado non è ancora riuscita a trovarla! Poi non solo scopro che mio padre è ancora vivo e che mi ha tenuto segreto il suo legame con Merlino, ma anche di avere un fratello che si credeva non fosse mai venuto al mondo! In quasi due settimane tutte le certezze sulla mia famiglia mi si sono sgretolate davanti agli occhi! E non credo di riuscire ad accettare una prossima novità! Chissà, forse scopro che mia zia è una ninja o che Black Pegasus era mio fratello gemello, e che io non lo sapevo perché mio padre non lo riteneva importante!" urlò prima di uscire prendendo la sua chitarra.

"Attraverso la via delle stelle,

cammino verso la meta.

Con vicino a me il sole dell’amicizia.

Oh! Lungo questo cammino

I mostri mi assalgono, ma con loro vicino

La mia vita brucia ogni nemico!

Oh! Insieme a te…Come posso continuarla?" si chiese Seiya posando la chitarra sulla panchina su cui era seduto, prima di vedere che Kanata l’aveva seguito

"Non dovresti andare in giro da solo a quest’ora!" disse al fratello

"Ehi! Guarda che so cavarmela!" disse lui sorridendo facendo finta di sferrare un pugno "Suoni bene! Dove hai imparato?" chiese poi

"Da piccolo strimpellavo un po’, poi tornato a Tokyo, ho comprato un libro e ho imparato!" rispose lui "Scusa per la scena di prima!" aggiunse poi "Avevi ragione tu è stato uno schok!"

"Anch’io ne ho avuto uno! Non sapevo che papà fosse ancora vivo!" confessò il bambino

"Peccato che la mamma sia morta!" sospirò il ragazzo "Era molto bella e dolce, ma anche una donna forte! Avresti dovuto conoscerla!"

"Adesso manca solo Seika! Chissà dove sarà?"

"Io so solo che viva!" disse Seiya prima di prendere nuovamente la chitarra "Siediti! Ti faccio sentire la mia prima canzone!"

Il ragazzino ubbidì e il Cavaliere cominciò a suonare, poi cantò

"Nella galassia di stelle splendenti,

attraverso le nebulose

Vola Pegasus! Vola!

Vola nel cielo degli dei,

Tra l’Olimpo e il paradiso.

Vola verso la metà!

Sopra lo splendete cielo di Atene,

Mentre le stelle si riflettono tra i ghiacci,

dove il cigno di cristallo prende il volo,

e la cascata del drago cade dal cielo più alto

Vola sempre più su!

Galoppa attraverso il cielo blu,

mentre le stelle scendono qua giù!"

Mentre la sentiva quella canzone a Kanata venivano le lacrime agli occhi. Aveva capito che quella canzone si riferiva all’amicizia di suo fratello con gli altri Cavalieri di Bronzo, e che conteneva anche riferimenti alle sue passate avventure.

"Metterai anche me in una tua canzone, fratellone?" chiese poi il piccolo Cavaliere di Zeus

"Può darsi!" rispose Seiya sorridendo.

"Grazie per gli aggiornamenti, Emanuele! Ti aspettiamo qui a Roma entrò domani! Sento che una grave minaccia si sta avvicinando!" disse Giulia posando il ricevitore del telefono della casa in cui abitava nel mondo esterno. Tornata nella sala da pranzo, dove i suoi ospiti l’attendevano, riferì loro gli ultimi avvenimenti successi a Torino.

"Angus ha davvero fatto quella scelta!?" esclamò Mordred sorpreso

"A quanto pare ha ritenuto che fosse la scelta migliore. Tra uccidere le divinità dei suoi avi e uccidere sua sorella, ha preferito schierasi con una fazione non in gioco." ragionò Shiryu

"Per il momento!" disse Atena preoccupata "Però vorrei sapere per quale motivo i Cavalieri di mio padre sono scesi in gioco! Da che si hanno notizie i Cavalieri di Platino non hanno quasi mai partecipato ad una guerra sacra! Essi sono intervenuti soltanto quando i conflitti si sono rivelati pericolosi a livelli che l’uomo non può capire! Il loro Cosmo è pari a quello di Shaka, anzi forse più potente!"

"Più potenti di Shaka!?" esclamò il Cavaliere del dragone spaventato. Non credeva che avrebbe retto allo scontro con uno dei guerrieri di Zeus

"Le loro armature rappresentano esseri o animali celesti e in totale sono dodici come i Cavalieri d’Oro. Nove di loro sorvegliano i nove livelli del mondo celeste, ad essi si aggiungono la custode del Tartaro, il generale delle armate celesti e il Gran Sacerdote! La loro sede è un tempio a metà fra il mondo umano e quello celeste." Cominciò a raccontare la dea "I loro simboli sono: l’arcangelo, simbolo di giustizia. Il cavallo alato, simbolo di purezza. L’aquila imperiale, il potere. L’unicorno, l’innocenza. Il cavaliere divino, il dovere. Il dragone celeste, la forza. La colomba, la pace. Il santo, la rettitudine. Il pellicano, il sacrificio. L’eroe, il coraggio. L’ illuminato, la saggezza universale. Infine, a capo delle armate, vi è il grande sacerdote il cui simbolo è sconosciuto anche a me. La storia non riporta battaglia in cui sia apparso, e non conosciamo l’entità del suo potere! Inoltre essi hanno un altro segreto che consiste nel…" disse la dea, sollevando poi gl’occhi al cielo e domandandosi perché suo padre aveva voluto scendere in campo durante quella battaglia e perché uno di quei guerrieri era proprio il fratello minore di Seiya.

 

Una lettera imbarazzante

(capitolo speciale dedicato a Seiya e Saori)

Seiya e Kanata stavano parlando (4) delle loro imprese di Cavalieri, nella stanza di un albergo di Torino che Saori aveva affittato per loro. Il guerriero di Atena fu molto sorpreso nell’apprendere che quella era la prima missione del fratellino, il quale non aveva mai messo prima d’ora piede fuori dalla Grecia.

"Non so neanch’io perché il sommo Zeus mi abbia scelto, ma quando ho saputo che avrei partecipato ad una tua avventura, sono stato molto contento!" rivelò il bambino

"Come te la cavi con i combattimenti corpo a corpo?" gli chiese Seiya incuriosito

"Ma…non che abbia fatti tanti!" rivelò Kanata imbarazzato

"Capito! Allora domani andremo ad allenarci insieme, anche se tu sei più forte di me!" disse il Cavaliere divertito

"Sì, ma tu hai più esperienza!"

Daisuke entrò all’improvviso nella stanza e disse a Kanata in tono paterno:

"È ora d’andare a letto, signorino!"

"Nooooooo!" replicò lui con tono offeso

"Domani devi andare a Roma, quindi pochi capricci!" disse il padre con tono severo

"Uffa!" sbuffo il piccolo Cavaliere infilandosi sotto le coperte di malavoglia, mentre a Seiya venivano le lacrime agli occhi incredulo di assistere nuovamente ad una normale scena famigliare

"Ah, Seiya!" esclamò Daisuke voltandosi verso il secondogenito "La tua ragazza ti ha lasciato un messaggio alla reception!"

Con il volto brillante di gioia, il Cavaliere di Bronzo esclamò:

"Grazie, papà! Vado subito a prenderla!".

Seiya tornò in camera con una busta dov’era scritto in italiano "X il sig. Seiya Edogawa, stanza 112 dalla sig.na Saori Kido". Potete immaginarvi la faccia di Kanata, quando seppe che suo fratello era fidanzato con Saori Kido, ovvero con Atena.

"Cosa dice il messaggio?" chiese Daisuke

"Dice che a Roma avremo una stanza tutta per noi!" esclamò il ragazzo come se fosse in paradiso "Forse riuscirò a vederla…" non disse altro perché al solo pensiero di ciò incominciò ad uscirgli del sangue dal naso, e fu costretto ad andare in bagno a prendere della carta igienica. (il perché si è capito abbastanza, credo)

Daisuke e Kanata rimasero fermi per alcuni minuti. Il Cavaliere di Platino era un bambino, sì certo ma non era stupido. E sapeva bene a cosa pensava il fratello.

Daisuke, invece, riteneva che fosse troppo presto per due tredicenni andare a dormire in camera per conto loro. Erano fidanzati, certo, ma erano dei minorenni.

"Kanata, senti…" disse sottovoce il cavaliere della Tavola Rotonda al figlio indicando la porta del bagno "…potresti farmi avere un appuntamento con Zeus il più presto possibile? Dobbiamo parlare da padre a padre!"

"Certo! Anzi, lo faccio subito!" rispose il bambino entrando in contatto telepatico col re degli dei.

Più tardi, mentre Seiya dormiva alla grande come un ghiro, Kanata svegliò il padre

"È ora!" sussurrò il bambino all’orecchio del genitore, mentre questi s’alzava.

Dopo aver indossato l’armatura, i due Cavalieri aprirono la finestra e videro un ragazzo di circa quindici anni, con adosso un paio di sandali dorati e gli occhi e i capelli azzurri ad attenderli: era Ermes, il messaggero degli dei.

"Ho portato dei sandali per voi due, per evitare svegliare Pegasus!" disse piano il dio porgendo loro due paia di sandali identici ai suoi.

"Grazie!" sussurrò Kanata, prima che Seiya dicesse nel sonno "Poseidon! Libera subito la signorina Saori, o assaggerai il mio Ryuseiken!" per poi tornare a dormire.

"Presto! Presto!" sussurrò il messaggero degli dei innervosito. Non aveva immaginato che Seiya parlasse nel sonno, e ciò era una cosa che personalmente gli dava fastidio.

Indossati i sandali, Daisuke e Kanata seguirono Ermes fino in Grecia, al palazzo di Zeus sulla cima del monte Olimpo. Il re degli dei attendeva i suoi ospiti nella sua sala del trono circondato da sua moglie e dai suoi figli con indosso la sua armatura rossa decorata con soli (quella che appare nell’episodio in cui Siren spiega com’è distribuito il potere sulla Terra fra le varie divinità). Arrivati al suo cospetto, padre e figlio s’inginocchiarono, poi Daisuke porse la lettera di Saori al padre degli dei.

"Mi dispiace signor Edogawa, ma io non so leggere il giapponese!" sospirò Zeus dopo aver visto la lettera "Potrebbe tradurmela?"

"Certo!" rispose lui riprendendola "Ma prima voglio farle un paio di premesse: immagino che…Sua Maestà sappia che Sua figlia Atena, dopo essere rinata, è stata adottata dal miliardario Mitasauma Kido che l’ha ribattezzata Saori!"

"Certo!" rispose Zeus

"E sa anche chi è mio figlio, no?" il re degli dei annuì "Ma non sa che qualche giorno fa, loro due si sono messi insieme e…"

"Cosa?! Atena ha un fidanzato?!" esclamò una divinità vestita di rosa con i capelli biondo oro "Era anche ora! Insomma: è sempre stata una ragazza carina in ogni vita. Circondata da bei fusti muscolosi di ogni nazionalità…era proprio ora che si decidesse! Parola di Afrodite!" poi si volse verso una giovane dea dalla pelle pallida e i capelli biondo platino e gridò "Ora sei tu l’unica zitella di famiglia, Artemide!"

A quelle parole, la dea della caccia prese il suo arco d’oro, lo puntò contro la sorellastra e disse:

"Ritira ciò che hai detto, stupida oca. O commetto un fratricidio!"

"Cosa?! Ehi Efy!" piagnucolo la dea della bellezza in direzione del marito "Hai sentito come mi ha chiamata, quella (bip) (7) che non è mai riuscita a trovarsi uno straccio di ragazzo!"

"Io una (bip)? Zitta! Solo perché non ho voglia di fare la donna di casa, come te?!"

"O hai paura di rimanere incinta e ingrassare come Atalanta? Dovresti prendere esempio da lei! Alla fine si è sposata!" ridacchiò Afrodite

"Questa me la paghi!" urlò Artemide, preparandosi a scoccare la sua freccia.

"Basta! O vi fulmino tutt’e due!" urlò Zeus rivolto alle figlie con voce di tuono, che subito tornarono hai loro posti "Continui pure, anche se non vedo niente di male che mia figlia sia fidanzata con suo figlio! Sono adolescenti!" aggiunse rivolto a Daisuke con semplicità

"Aspetti che le traduca la lettera!" disse Daisuke, prima di prendere un bel respiro "Dunque:

Seiya-chan…"

"Chan?!" esclamò Zeus incuriosito dalla parola giapponese

"È un diminutivo!" spiegò il padre di Seiya

"Oh! Siamo già hai diminutivi!" esclamò Afrodite meravigliata "Allora è proprio amore!"

Daisuke continuò:

"Seiya-chan,

scrivo questa lettera per informarti che ho prenotato delle camere in albergo di proprietà della fondazione a Roma per tutti noi. La notizia più bella è che per noi due ho prenotato una matrimoniale, così potremmo dormire insieme!

Ti aspetto,

Saori-chan!"

Il respiro di Zeus si fece più lento, poi dalla sua bocca uscirono due parole ("Dormire" e "insieme"