Il Segreto di Notre Dame
Nota introduttiva dell’autore
: finalmente eccomi a scrivere l’ultimo capitolo della mia trilogia di fanfic! All’inizio doveva essercene una sola, ma poi decisi di dividerla in due. Con l’entrata in scena di Phobos, però, creai un personaggio che non mi sentì di mettere da parte, quindi decisi di far finire la precedente fanfic con la sua cattura a opera del Consiglio Divino. Scrivere una fanfic non è facile come può sembrare: parti con un soggetto in mente, ma poi ti accorgi che se inserisci quel determinato personaggio o cambi quel fatto, forse fa un effetto migliore…pensate scriverne tre, una il continuo dell’altra! È comunque una bellissima esperienza che consiglio a tutti, anche se la gioia più grande viene quando vedi il tuo racconto pubblicato! Ringrazio molto Shiryu per la sua pazienza.Ora basta chiacchiere e passiamo all’azione!
All’inizio hanno combattuto insieme alle armate di Avalon.
In seguito sono stati in Italia e hanno combattuto insieme hai protettori del Bel Paese.
Ora, i Cavalieri dello Zodiaco si troveranno faccia a faccia con gli dei celti per lo scontro decisivo , e scopriranno…
Prologo
Seduta a guardare la gente che camminava per le vie di Parigi dall’alto della cattedrale, una figura gobba e incappucciata, triste e malinconica aspettava la visita dell’unico amico che aveva. Un angelo, vestito di una bianca armatura, armato con una spada bellissima, con i capelli biondo platino e gli occhi azzurri come il cielo.
"Tutto bene?" chiese l’angelo, dopo essersi posato sulla ringhiera del balcone. La figura non rispose subito, poi disse, con tono triste:
"Come al solito! Non so per quanto tempo ancora potrò tenere a bada Ana e i suoi! Gabriele, tu cosa mi consigli?" chiese il gobbo all’angelo.
L’angelo rivolse al compagno uno sguardo di comprensione, gli posò dolcemente una mano sulla spalla e, dolcemente, disse:
"Non ti preoccupare, Quasimodo! Presto Atena sarà qui e…".
Improvvisamente, arrivò una capretta che cominciò a fare le coccole al gobbo come se fosse stata un cane.
"Ciao Jiali!" disse Quasimodo accarezzandola "Lei è l’unico ricordo che ho di Esmeralda! Se chiudo gli occhi, riesco a rivedere davanti a me la Festa dei Folli con tutte le sue luci e i suoi colori… e lei, che balla circondata dalla gente! Sembra assurdo che sia accaduto tutto secoli fa, e ancora oggi non riesco a capacitarmi che sia stato l’uomo che amava, Febo, a condannarla a morte!" aggiunse cominciando a piangere "Vorrei che la mia vita si fosse veramente conclusa come Victor Hugo scrisse nel suo libro! Vorrei veramente essere morto abbracciando il corpo di Esmeralda!"
"Quasimodo…" cominciò a dire l’angelo, ma poi si fermò "…posso immaginare che cosa provi, così come posso immaginare cosa provano D’Artagnan (1), Cosette…"
"Immaginare, certo! Ma non capire! Nessuno può capire noi, che siamo ritenuti frutto dell’immaginazione dei più grandi scrittori francesi, e che abbiamo visto morire sotto i nostri occhi le persone che amavamo!" disse il Gobbo di Notre Dame rientrando nella cattedrale.
Nei sotterranei della chiesa, Ana stava parlando con un uomo incappucciato come Quasimodo di una cosa molto importante, mentre il gobbo aveva cominciato a suonare le campane.
"Ecco di nuovo il suono di quelle maledette campane! Quando siamo arrivati qui in Francia, non immaginavamo che questa fosse il luogo dove San Luigi creò i Paladini di Francia, ispirandosi ai Legionari d’Italia! Quelle maledette campane funzionano come un sigillo! Attraverso di esse il Cosmo della somma protettrice di questo paese s’espande e c’impedisce d’uscire! Possiede però un punto debole: ha effetto solo su chi quella ragazzina vuole imprigionare, e né lei che i suoi compagni sanno che tu sei stato resuscitato da noi, insieme ai tuoi compagni! Conosci i patti, Claude, fermali e lei tornerà in vita!"
"Io ero l’arcidiacono di questa cattedrale secoli fa, ma non lo fui più, quando incontrai lei!" disse l’uomo chiamato Claude "Per questo motivo ho promesso d’aiutarti! Non sono come Milady o Richelieu, il cui scopo è quello di vendicarsi di D’Artagnan! Io sono, ancora, un uomo ragionevole! So cosa vuoi in realtà, Ana, ma per rivedere Esmeralda questo è altro!". E s’allontanò.
Quando Claude fu uscito, Ana si rivolse con un sorriso ad una misteriosa figura, nascosta nell’ombra dietro di lei.
"Non pensavo che saresti venuto ad aiutarci! Ma, in fondo, anche tu hai un conto in sospeso con i Cavalieri d’Atena! Dico bene, Anubis?!" chiese.
"Sì!" fu la risposta "Nonostante, non muovessi il mio vero corpo ma una mia statua gigantesca, sono stato sconfitto da un essere umano! Questa sarà la mia rivincita su Aiolia del Leone!"
"L’unica pecca sarà dire a quegl’avidi umani, che essi non sono tornati in vita! Neanche Hades, il sommo dio della morte, può mantenere in vita un morto per più di dodici ore! L’anima è in un corpo finchè le loro vibrazioni sono sulla stessa frequenza (2), con la morte le vibrazioni del corpo s’interrompono. Solo con la rinascita in un altro corpo, come hanno fatto Atena e Brigida, si può tornare nel mondo materiale!
Ciò che quegli stupidi uomini chiamano resurrezione, altro non è che un’anima infilata in un corpo morto rigenerato dalla forza di un Cosmo divino! Ma ciò che è toccato ha Claude e i suoi compagni non è neanche questo! Essi non sono altro che automi mossi dal tuo Cosmo e da quello che rimane del loro rancore, e dei loro ricordi!"
"Non temi d’incorrere nella collera del Consiglio, Ana?" chiese il dio Dagda alla sua compagna avvicinandosi.
"Il Consiglio? Io non ho paura di Zeus e dei suoi leccapiedi! Io e te apparteniamo alla prima generazione divina! Al pari di Nyx, di Ra, di Manitù, Izanagi, Izanami e altri, siamo fratelli di Gaia, Urano, Erebo, Eros e Ponto! Fummo noi a ridare vitalità al pianeta creando questa Quinta Era della Terra, come narrano le leggende dei Maya! Nonostante possa contare sull’appoggio della Triumuriti, di Ra e di Aura Mazda, non potrà mai sconfiggerci, e tanto meno sua figlia!".
Dall’Olimpo, il Consiglio aveva visto la scena e si era radunato in seduta speciale. Dopo migliaia di discussioni senza senso, Zeus prese una decisione che lasciò tutti senza parole. Ma purtroppo il padre degli dei non aveva scelta: la guerra contro Ana e i suoi doveva finire, e sarebbe finita eliminando ciò che essi volevano più d’ogni altra cosa.
La fase ultima della battaglia iniziata ad Avalon, s’apprestava a cominciare.
L’arrivo nella Ville Lumière
"Seiya! Kanata! Posate subito quel vasetto di Nutella! Ve ne siete già sbafato uno in albergo!" disse Daisuke ai suoi figli con tono arrabbiato, mentre il Cavaliere di Grecia e il suo fratellino stavano per aprire un vasetto della famosa crema italiana al cacao e nocciola, regalatagli da Cozio come ringraziamento per l’aiuto datagli contro Ana e il suo tentativo d’impossessarsi della Spada di Marte.
La famiglia Edogawa era su un aereo di proprietà della Fondazione Grado in viaggio per Parigi, insieme a Saori, Maeve, Eva, Aurelio, Mordred, Galahad, Fauno, Fenrir, Kiki, i restanti Cavalieri d’Atena e i genitori biologici di Saori, Niko e Maria Portokalos. Il loro scopo era semplice: fermare Ana e i suoi seguaci il prima possibile.
Erano passati solo tre giorni dalla cattura di Phobos e del suo primo Berseker ad opera del Consiglio Divino e dall’interrogatorio di Angus s’era appreso che il luogo dove gli dei celtici s’erano nascosti erano i sotterranei di Notre Dame, questo perché nessuno si sarebbe sognato di cercali nella chiesa più importante della capitale francese. I Cavalieri d’Atena e i loro alleati non avevano perso tempo e si erano subito precipitati alla volta della Ville Lumière.
Il Consiglio, però, siccome voleva tenere sott’occhio le azioni di Mordred, delle Amazzoni e dei Legionari, aveva deciso, a maggioranza assoluta, d’inviare uno di loro a supervisionare le mosse di Atena e dei suoi alleati. La scelta era ricaduta sul membro più giovane: Amaterasu Okinami, dea del sole giapponese, progenitrice della dinastia imperiale e amica d’infanzia d’Atena.
Non era però solo questo il motivo di tale scelta.
La progenitrice della famiglia imperiale giapponese era forse la più capricciosa delle divinità, e quando qualcosa non le andava bene o incolpava sempre gli altri o si ritirava offesa sotto terra tenendo il broncio, mentre il suo Cosmo oscurava il sole. Quindi, era anche un modo per tenersela lontana per qualche giorno.
Alla sola vista dell’amica in Saori s’erano risvegliati i ricordi della sua vita precedente legati a lei e, per evitare di litigare con lei almeno in aereo, aveva deciso che Amaterasu avrebbe seguito l’aereo in volo. E la dea del sole aveva accettato.
"Non capisco perché devo andare proprio io con Atena! Certo è amica mia, ma credo che Odino sarebbe stato più indicato!" sbuffo la dea del sole, prima che l’aereo cominciasse ad accelerare "Sta tentando di seminarmi!" esclamò "Bell’amica! Una si preoccupa per lei e la segue in volo, ma quella lì come la ricambia? Portando il suo aereo personale ad una velocità superiore della tua! Questa me la paga!".
Con rapido gesto, la dea del sole si tolse lo specchietto da 15 watt che portava sulla fronte, e lo sostituì con uno da 500 kw (3). Causando così una luce abbagliante senza precedenti.
"Mettevi gli occhiali da sole che vi ho dato!" urlò la dea della giustizia ai suoi compagni di viaggio, non appena vide il brusco aumento di luce. Poi s’alzò e, con adosso i suoi occhiali da sole, uscì dall’aereo per parlare con l’amica.
"Ama-chan! Smettila, per favore!" le disse in tono cortese
"Senti, carina! Sei stata tu quella che ha dato ordine al suo pilota di aumentare la velocità!" rispose la dea del sole
"No! Forse sei tu che hai rallentato!" ribatté Atena, convinta della sua risposta
"Inventatene un’altra! Scommetto che l’hai fatto apposta, come al solito! Del resto mi ricordo che quando eravamo piccole…". Non poté finire il suo discorso, perché Saori la zittì sbattendole in testa l’emblema di Nike.
"Così starà buona per un po’!" sospirò, poi, portandola a bordo, tra gli sguardi stupiti dei suoi compagni "Meglio che stia dentro! Voi non la conoscete bene quanto me!".
A poca distanza dalla cabina di pilotaggio, una bellissima hostess dai capelli biondi e gli occhi azzurri guardava interessata la scena, senza però che questa avesse suscitato in lei stupore o paura. Come se sapesse chi fossero in realtà le persone che erano su quel volo.
"Dove sono?" chiese poi Amaterasu ridestandosi, mentre si guardava intorno incuriosito.
"Ti ho fatto salire a bordo dell’aereo dopo averti…calmata!" spiegò Saori all’amica
"Sono sull’aereo!" esclamò la dea giapponese incredula "Voglio subito una porzione di ramen! (4)"
"Ehm…siamo già atterrati! Ma non preoccuparti in Francia si mangia bene!" ammise Atena imbarazzata, preparandosi ad un nuovo attacco dell’amica.
"Ok!" disse calma la dea del sole cambiandosi d’abito, e prendendo una macchina fotografica "Usciamo, allora!"
"Saori-chan, " disse Seiya avvicinandosi alla sua ragazza "credo che Amaterasu voglia fare…"
"…la tipica turista giapponese! Ok, andiamo!" disse lei, prendendo il suo Cavaliere per mano prima di uscire dall’aereo.
La misteriosa hostess bionda era uscita anche lei dall’aereo, e si era incontrata con un uomo di circa quarant’anni con una folta chioma grigia
"Sono arrivati, Claude. E ho avuto modo di vedere cos’è capace Atena! Non sarà una battaglia facile, ma sul loro cammino ci sarò io, Anna di Breuil, conosciuta anche come Lady Clarick, moglie di Lord Winter e baronessa di Sheffield. Nota più semplicemente come Milady!" disse l’acerrima nemica dei moschettieri rivelando la sua vera identità.
Charlotte Backson
Uscita dall’aeroporto, Amaterasu cominciò a dirigersi verso una bancarella, dove prese una mappa della città e cominciò a sfogliarla. Poi si volse verso i suoi compagni di viaggio e chiese:
"Andiamo sulla Tour Eiffel?"
"Beh! Non sarebbe una vista a Parigi senza recarsi sulla torre!" disse Daisuke, "Quindi potremo andarci senza tanti problemi!". E s’avviarono verso il simbolo di Parigi.
Da lontano, Milady aveva visto tutto, e aveva anche deciso come attaccare. Avrebbe usato la sua arma speciale: la seduzione. E l’avrebbe usata su colui che gli ricordava l’unico uomo che aveva mai odiato: D’Artagnan! Colui che l’aveva condannata a morte insieme ai suoi amici Athos, Porthos, Aramis e Lord Winter, il fratello di suo marito.
A Notre Dame, Quasimodo stava osservando la gente sotto di lui dal balcone come faceva tutti i giorni. Improvvisamente, vide una nuvola d’oro con a bordo un ragazzino vestito di un’armatura verde venire dritto davanti a lui, come se stesse facendo surf. Il ragazzo si fermò davanti al campanaro di colpo, che indietreggiò spaventato.
"Ehi! Stai calmo! Io sono dalla tua parte!" disse il ragazzino sorridendo. Sembrava che non avesse più di quindici anni, ma aveva una voce molto simile a quella di un bambino di undici, i suoi occhi erano grandi e dorati come la sua nuvola, i capelli erano castano scuri e spettinati, mentre la sua pelle era abbastanza abbronzata.
"Davvero?" chiese il Gobbo, riprendendosi
"Certo! Sono Son Goku della scimmia, uno dei dodici Guerrieri di Giada. I protettori di Zhang Di, meglio noto come l’Imperatore di Giada!" si presentò il ragazzino, prima d’annusare l’aria. "Ho fame! Hai qualcosa da mangiare?" chiese poi.
"La mia amica Cosette mi ha portato una tarte tatin (5), se vuoi posso offrirtene una fetta!" disse il Quasimodo.
"Siii! Grazie!" esclamò Goku al settimo cielo. Peccato che quella che doveva essere una fetta, si trasformò nel divorare quasi tre quarti della torta.
"Aaah! Ci voleva!" sospirò il Guerriero di Giada sdraiandosi sulla sedia, prima di cominciare a dormire come un ghiro, sotto lo sguardo perplesso del campanaro.
Seiya stava passeggiando accanto alla torre, quando urtò contro una giovane donna molto bella, bionda di capelli, gli occhi chiari, ciglia e le sopracciglia nere. Non sembrava avere più di trenta anni. Nella mano destra portava un anello molto antico con incastonata una pietra rossa.
"Vi ho fatto male, signora?" chiese il Cavaliere in un inglese mediocre alla donna
"No! Non si preoccupi signo…" rispose la donna in ottimo inglese, prima di fermarsi a guardare meglio il volto del giapponese "Quanti anni hai?" chiese allora, incuriosita
"Tredici!" rispose, imbarazzato, Seiya alla donna, che assunse un’aria strana e pensierosa.
<<Dannazione! Si tratta di un ragazzino! Di uno stupito adolescente sbarbatello! Cosa faccio, ora?! Pensa, Anna! Pensa!>> si disse Milady (oramai l’avrete riconosciuta anche voi), prima di vedere Daisuke avvicinarsi a loro. In quel momento la donna capì che il suo piano poteva ancora funzionare.
"Cos’è successo, signora? Mio figlio vi ha creato problemi" chiese il guerriero di Avalon in un inglese eccellente, che superava di gran lunga quello di Milady.
"No! È stato solo un incidente, signore, e poi suo figlio si è già scusato! Ma lasciate che mi presenti: Charlotte Backson!" disse lei tenendo la mano al padre del Cavaliere d’Atena
"Daisuke Edogawa, lieto di conoscerla signora Backson!" rispose lui, baciandole la mano col gesto più cavalleresco che si possa immaginare "Lui è mio figlio Seiya! Veniamo dal Giappone." disse poi, indicando il ragazzo.
"Piacere di conoscervi! Mi chiami pure signorina, signor Edogawa. Io non sono sposata!" disse la donna "Io, invece, sono di nazionalità mista, mia madre era francese (6). È la prima volta che venite a Parigi?" chiese poi
"Sì! Siamo qui con alcuni amici! Eccoli che arrivano!" disse Seiya, indicando i suoi compagni di viaggio, che stavano scendendo dalla Tour Eiffel (Saori, Kanata, Amaterasu, Mordred, Niko, Maria e Aurelio).
Finite le presentazioni, Saori chiese dove fossero andati gli altri e Seiya rispose che si erano diretti verso il Louvre.
"Pare che Aiolia volesse vedere la Gioconda e la Nike di Samotracia." Aggiunse poi
"Allora andiamo a raggiungerli!" disse Aurelio
"Posso condurvi io!" propose Milady "Conosco bene questa città!"
"Certo! Perché no! Grazie mille, signorina Backson!" la ringraziò Daisuke
"Mi chiami pure Charlotte, Daisuke!" disse umilmente la donna
"Va bene! Grazie mille Charlotte!".
Mentre si dirigevano sulla via del Louvre, Aurelio s’avvicinò a Seiya e gli disse:
"Sembra che alla signorina Backson piaccia tuo padre, e vice versa!"
"Beh! Io non ci vedo niente di male!" rispose il Cavaliere, che stava camminando mano nella mano con Saori
"Io invece non mi fido!" sussurrò Aurelio preoccupato "Ho già sentito il suo nome da qualche parte, anche se non riesco a ricordare dove. Ma io non mi fido di lei, e più la vedo più questa mia opinione si rafforza!".
Arrivati davanti al Louvre, la donna lasciò i Cavalieri e i loro amici per tornare a Notre Dame, appena dopo qualche passo fu fermata da un uomo il cui volto era coperto da un capello tirato in avanti.
"Athos!" esclamò la donna sorpresa e piena di paura
"Vedo che sei riuscita a riconoscermi, anche se il mio nome non è più quello e non sono più né un moschettiere, né il conte di La Fère!" rispose l’uomo, spingendo indietro il suo cappello, rivelando il viso di un uomo di trent’anni, nobile e bello "Così come il mio volto, anche se assomiglia molto a quello d’allora! Ma tu, invece, sei sempre la stessa! Avevo ragione, trecento anni fa, a considerarti un demonio!"
"Sono stata resuscitata, Athos, da Anubis, il dio imbalsamatore! Egli ha tirato fuori le mie membra dal fiume, e gli ha ridato il dono della vita! Non sono né un demonio, né un fantasma ma solo una donna che è tornata per prendersi ciò che gli spetta di diritto: la vendetta!"
"E per vendicarti di me e dei miei amici, collabori con un demonio come Ana? Non hai forse sentito di ciò che voleva fare all’Inghilterra?" chiese Athos, alla donna tenendo stretta la presa
"Mi credi così stupida, Athos? Tu dovresti conoscermi! Eri mio marito, ma hai tentato d’uccidermi appena scoperto il mio passato! Io lascerò sia Ana, sia Anubis, quando mi sarò vendicata su te e i tuoi amici e riavrò la mia vita! La vita che tu, D’Artagnan, Porthos e Aramis mi toglieste!" rispose Milady, lasciando la presa del marito.
"Anna, allora ero figlio di quel tempo, come oggi lo sono di questo. Ma tu eri e rimani un demonio venuto sulla Terra!" ribatté l’uomo
"Fosti tu a rendermi un demonio, Athos! Ricordatelo!" fu la risposta di Milady, prima di continuare per la sua strada.
Aramis
Era passato un giorno dall’arrivo a Parigi dei Cavalieri. Quel giorno decisero di comune accordo che sarebbero andati a Notre Dame per sconfiggere Ana.
Arrivati davanti alla cattedrale, videro Milady che camminava a poca distanza dalla porta principale. Daisuke la chiamò a gran voce e lei si volse verso il guerriero d’Avalon.
"È bello rivederla, Charlotte!" disse Daisuke "Oggi abbiamo deciso di vedere Notre Dame!" aggiunse, dopo che la donna ricambiò il saluto
"Fate bene! Notre Dame è una chiesa bellissima!" disse Milady "Aspetti Daisuke, potrebbe restare con me un momento? Vorrei invitarla a pranzo!".
"Qualcuno ha detto pranzo?!" esclamò una voce sconosciuta, prima che un ragazzino dai capelli castani, con adosso una camicia verde si precipitasse verso di loro.
"Calmati! Sottospecie d’animale!" disse un giovane molto bello, dal viso dolce con gli occhi neri e le guance rosee e vellutate, prendendo il ragazzino per il colletto "Spero che non vi abbia importunato!" disse poi ai Cavalieri, guardandoli uno per uno fino a che i suoi occhi non si posarono su Milady.
La donna, alla vista di quegl’ occhi, stava per spaventarsi, ma poi si calmò. Possibile che fosse chi pensava?
"No! Non si preoccupi!" disse Saori calma
"Va bene, signorina Saori Kido!" rispose il ragazzo. Saori non disse niente, quando sentì che il ragazzo l’aveva riconosciuta. Era abituata. "Io sono uno studente di teologia. Mi chiamo Armand!" aggiunse il giovane presentandosi "Questo ragazzino, invece, è…il figlio di alcuni amici dei miei genitori!"
"Ciao!" salutò il ragazzo alzando la mano, prima di rivolgersi ad Armand "Allora, quando mi porti al ristorante?"
"Non ti ci porto! Soprattutto perché so che vai pazzo per la carne e, essendo oggi venerdì, io, da buon cattolico, mi astengo dal mangiarla. A casa mia ci saranno tetragoni (7) cotti, una frittata e frutta!" rispose Armand. Per tutta risposta il ragazzino sbuffò.
"Bene, ora io e lui torniamo a casa! Arrivederci, e scusate ancora!" disse Armand, congedandosi insieme al ragazzino.
Appena entrato nella chiesa, il gruppo si divise cercando l’accesso ai sotterranei della cattedrale. Improvvisamente, si sentì un urlo di donna. Saori era stata catturata da uno strano tipo incappucciato che minacciava d’ucciderla con uno stiletto.
"Non fate un passo, Cavalieri, o la fanciulla che dovete proteggere ci lascerà la vita!" disse l’uomo con tono minaccioso.
"Chi sei?" chiese Seiya arrabbiato
"In passato fui l’arcidiacono di questa chiesa, prima però, fui prete che serviva al suo interno! Sono Claude Frollo. Tutore di Quasimodo, il campanaro di Notre Dame!" disse l’uomo togliendosi il cappuccio, rivelando il suo volto: quello di un uomo di circa quarant’anni con una folta criniera di capelli grigi.
"Sei lo stesso Claude Frollo del romanzo di Victor Hugo?!" esclamò Eva "Ma com’è possibile?"
"La storia di Quasimodo, quella dei tre moschettieri (almeno per quanto riguarda il primo libro) e quella di Jean Valjean, protagonista de I miserabili, sono veramente accadute!" spiegò Frollo "Forse lo ignorate, ma quel campanaro è ancora vivo, e in questi giorni ha dato il suo contributo a fermare Ana, impedendogli d’uscire con le sue dannate campane!"
"Cosa vuoi tu, Frollo? Perché vuoi uccidere mia figlia?" chiese Niko spaventato
"È mio dovere fermarvi! Ana e Anubis mi hanno promesso che in cambio riporteranno in vita Esmeralda!" spiegò folle l’ex-arcidiacono
"Anubis?!" esclamò Atena sorpresa
"Sì! è stato lui a riportarmi in vita, come superuomo!" spiegò Frollo, continuando a puntare lo stiletto contro il collo della dea della giustizia "Ora andatevene da qui! Se fate solo un passo, Atena ci rimette la vita!" .
"Ehi, bello!" disse Amaterasu avvicinandosi all’ex-arcidiacono "Non hai notato che qui dentro…c’è poca luce!" aggiunse, cominciando ad espandere il suo Cosmo, fino a farlo diventare accecante.
"Ben fatto, Ama-chan!" disse Saori, pestando un piede a Frollo in modo da fargli lasciare la presa "Mai fidarsi di una donna che porta i tacchi!" aggiunse, mentre la dea giapponese abbassava l’intensità.
"Tu non vai da nessuna parte!" urlò il tutore di Quasimodo prendendo la fanciulla per il vestito, prima che Niko e Maria gli saltassero addosso, lasciando scappare la figlia.
"Ora chi è in svantaggio?" chiese Niko all’avversario, sbattendolo a terra
"Stupidi! Vi ho detto che ora sono un super uomo!" disse Frollo prendendo il suo stiletto.
"Io credo che tu sia solo un folle! Lo eri un tempo e lo sei tutt’ora!" disse una voce sconosciuta.
Tutti i presenti si guardarono stupiti, poi la voce riprese "Inoltre, tu eri uomo di chiesa! Non dovresti ubbidire a demoni come Anubis e gli dei celtici!".
"Chi sei?" urlò spaventato Frollo "Fatti vedere!".
Come risposta, accanto ad un pilastro comparve un ragazzo vestito da moschettiere, con il cappello tirato in avanti per celargli il volto.
"Sono la reincarnazione del moschettiere noto come Aramis. Potete chiamarmi così!" fu la risposta del ragazzo, mentre sguainava la spada.
Tutti per uno, uno per tutti.
Frollo guardava stupito quel nuovo arrivato. Non sapeva di cosa sarebbe stato questo nuovo avversario, perché neanche Milady conosceva l’abilità in combattimento del giovane Aramis.
"Vorresti forse sfidarmi, giovanotto?" chiese l’ex arcidiacono al moschettiere
"Io aborro la violenza, ma in questo caso non posso tirarmi indietro! Tu hai tentato d’uccidere una fanciulla e di usarla come ostaggio! Se sei un gentiluomo, fammelo vedere!" fu la risposta di Aramis.
"Sia come vuoi!" disse Frollo rialzandosi col suo stiletto "Ma non ti sarà facile!"
"Vedremo!" rispose il moschettiere, facendo cozzare la sua lama contro quella del nemico. "Vi consiglio d’andarvene da qui!" aggiunse rivolto ai Cavalieri e i loro compagni, mentre combatteva dando prova della sua abilità "Posso cavarmela contro Frollo da solo! Andate da Quasimodo! Vi spiegherà lui!"
"D’accordo!" disse Atena, prima di dirigersi verso la scala
"Aspetta, Saori! Dov’è Charlotte?" urlò spaventato Daisuke "Io vado a cercarla!" disse poi uscendo dalla chiesa
"Seiya seguilo!" urlò Aurelio all’amico "Dopo che è comparso Aramis, mi sono ricordato dove ho sentito, o meglio letto, il nome di quella donna! Charlotte Backson è il nome inglese di Milady, ovvero Anna di Breuil. L’acerrima nemica dei moschettieri!"
"Come fai ad esserne certo?!" domandò il Cavaliere all’amico
"Tutto combacia! Il suo nome, il fatto che è bionda, con ciglia e sopraciglia nere, ben fatta…se le strappi la spalla destra del vestito, vedrai una bruciatura a forma di fiordaliso con cui nella Francia del 1600 s’indicavano i ladri!" rivelò il Legionario
"Ma come può essere tornata?" chiese il Cavaliere
"Come Frollo! L’ha rivelato… lei ad… Athos!" rispose Aramis, intromettendosi nella conversazione, mentre respingeva gli attacchi del nemico, che dava prova di buona abilità come spadaccino "Ascoltami! Quella donna è un demonio! Fermala!"
"Ok!" disse sicuro il Cavaliere, prima di seguire il padre.
"Non servirà a niente!" disse Frollo "Daisuke sarà ucciso da Milady, grazie ai poteri che Anubis ci ha dato! Come questo!" Sotto gli occhi stupiti di Aramis, la lama dello stiletto si era ricoperta di fiamme "Prendi, moschettiere! TAGLIO DEL ROGO!".
Fortunatamente, Aramis riuscì a scansarsi di lato in modo che la lama colpisse solo la sua casacca, oltre che un fazzoletto di stoffa che cadde a terra, e destò la furia del moschettiere quando lo vide.
"Le avevo già detto che sono un gentiluomo e che aborro la violenza, ma quel fazzoletto apparteneva alla mia…fidanzata. E io non posso né perdonare, né assolvere chi oltraggia così una dama! En guarde, monsieur Frollo!" disse cominciando a dare stoccate più forti di prima, ma accompagnate da una bravura e un’eleganza nei movimenti senza pari, che misero in difficoltà l’avversario. Cosa che era prevedibile, poiché il suo avversario era armato solo di uno stiletto.
Atena, i suoi genitori e i suoi compagni avevano appena raggiunto la cima, quando sentirono un rumore simile ad un terremoto. Si voltarono, e videro il ragazzino che avevano incontrato giù nel cortile, vestito con un’armatura di giada che si teneva lo stomaco. Davanti a loro c’era Son Goku.
"Ho fame!" piagnucolava il ragazzino, prima di volgere lo sguardo sui nuovi arrivati "Ciao! Avete qualcosa da mangiare? Muoio di fame!"
"Immaginavo che eri tu, Goku!" disse Saori con tutta semplicità, avvicinandosi al Guerriero di Giada.
"Goku?! Questo è il Son Goku del poema cinese Viaggio in occidente? Lo scimmiotto che si ergeva sulla mano del Buddha sostenendo di essere il più forte?!" esclamò Ikki, ricordandosi il paragone che gli aveva fatto Shaka al loro primo incontro.
"Sì! È lui!" disse una voce alle loro spalle, e Quasimodo apparve alle loro spalle, incappucciato ed accompagnato da una ragazza di circa diciotto anni che portava una spada medievale al suo fianco.
"Io sono Quasimodo!" si presentò il campanaro "E poiché io vedo i vostri volti, mi sembra giusto che voi vediate il mio!" aggiunse togliendosi il cappuccio, rivelando l’orribile volto di un guercio di circa venti anni coi capelli rossi "Forse il mio volto potrebbe spaventarmi, non lo nego! Ma sappiate che questa faccia per me non è altro che una maschera!".
<<Lo sappiamo, Quasimodo! Conosciamo la tua storia!>> rispose Atena parlando attraverso il suo Cosmo, sapendo che il gobbo era sordo, solo gli angeli potevano parlare con lui, essendo capaci di emettere suoni ad un intensità che i sordi profondi come il campanaro potevano percepire senza problemi.
"Io sono Giovanna D’Arco!" si presentò la ragazza "Sono felice che siate qui! Vi do il benvenuto a nome dei Paladini di Francia!"
"Cosa sta succedendo giù?" chiese poi il campanaro "Ho percepito una battaglia!".
I Cavalieri risposero e, quando sentì il nome del suo ex tutore, il Gobbo disse che doveva fermarlo.
Lo scontro fra Aramis e Frollo continuava a vantaggio del primo, che era riuscito a disarmare l’avversario.
"Poiché sei già morto, sono contento di sapere che non sto commettendo un omicidio! Addio Claude Frollo! Che il Signore dia pace alla tua anima! AFFONDO DEL FAZZOLETTO!".
Un colpo solo!
Preciso!
Netto!
Un solo colpo della spada del moschettiere, preciso e letale ma allo stesso tempo leggero come un fazzoletto di seta di una dama, trapassò il corpo di Frollo, che cadde a terra.
Per rispetto all’avversario, Aramis rinfoderò la spada e si tolse il capello, rivelando il volto di Armand, ma in quel momento Frollo si rialzò e cercò di colpirlo con il suo stiletto.
"Ti avevo detto che sarebbe stato inutile, moschettiere! Anubis mi ha reso un superuomo! Nessun arma mortale può uccidermi!" disse l’ex arcidiacono "Ora cosa pensi di fare da solo?"
"Mi dispiace per te, ma il nostro amico non è solo!" disse una terza voce, e un altro uomo vestito da moschettiere entrò in chiesa in chiesa.
"Athos!" esclamò Aramis incredulo.
"Ci siamo anche noi!" disse un’altra voce maschile, mentre altri due uomini vestiti con le casacche da moschettieri si mettevano al fianco di Athos. Uno era un giovane di non più di diciotto anni, il viso abbronzato con zigomi pronunciati, occhio vigile e muscoli mascellari molto pronunciati come ogni guascone (8). L’ultimo era un uomo robusto con folti baffi e i vestiti decorati con cuciture d’oro.
"D’Artagnan! Porthos!" esclamò di nuovo il giovane moschettiere a voce più alta, mentre i tre amici si mettevano al suo fianco.
"So che non è leale battersi quattro contro uno" disse il guascone all’amico, sguainando la spada "ma data la sua forza è meglio così!"
"Hai ragione! Intelligente come sempre, amico mio!" disse Athos "Pronti a fare come ai vecchi tempi?" chiese poi agli amici
"Ci puoi scommettere!" risposero in coro Aramis, Porthos e D’Artagnan sguainando le spade
"Tutti per uno, …" disse il guascone alzando la sua
"…uno per tutti!" urlarono gli altri congiungendo la punta della loro a quella dell’amico.
I moschettieri erano tornati!
La furia di Milady
"E così voi siete i famosi quattro moschettieri che combatterono nell’assedio di La Rochelle (9) nel 1625!" disse Frollo, guardando gli avversari "Ma non m’importa! Potete raddoppiare, triplicare… ma non potrete mai sconfiggermi!" aggiunse impugnando di nuovo lo stiletto, che cominciò nuovamente ad incendiarsi "Eccovi il mio attacco più potente! FENDENTE DEL RO…".
In quel momento le campane di Notre Dame cominciarono a suonare, e insieme al suono per la cattedrale si diffondeva anche un Cosmo potentissimo, pieno di coraggio, speranza e voglia di sacrificarsi per gli altri.
Dalla cella delle campane, Atena e i Cavalieri guardavano Quasimodo suonare, mentre Giovanna espandeva il suo Cosmo in posizione di preghiera sotto la campana in modo che il suono trasportasse il suo Cosmo.
A contatto col Cosmo della protettrice della Francia, Frollo cominciò sempre più ad indietreggiare, fino al punto di nascondersi nei sotterranei.
"Non finisce qui, Aramis!" disse l’ex arcidiacono, prima scappare.
"Seguiamolo!" urlò Porthos ai compagni
"No!" disse D’Artagnan "Il Cosmo di Giovanna è potente quasi quanto quello di una divinità, inoltre è amplificato dal suono delle campane e finché esse continuano a suonare i nostri nemici sono senza via d’uscita!"
"Acuto come al solito!" esclamò Athos, rivolgendosi al guascone "Anche dopo una vita sembri sempre lo stesso! Anzi, si direbbe che sei lo stesso d’allora!"
"Non esagerare!" esclamò D’Artagnan imbarazzato
"Non è il momento per le adulazioni, amici miei!" disse preoccupato Aramis "Bisogna fermare Milady, prima che sia troppo tardi! Vai a cercarla, Athos! Sei, o meglio eri, suo marito!".
Il moschettiere non se lo fece ripetere due volte, e corse verso l’uscita alla ricerca di quel demonio.
Daisuke aveva infine trovato Milady vicino alla Tour Eiffel, e l’aveva raggiunta.
"Perché è scappata, Charlotte?" le chiese il giapponese con aria preoccupata "Mi sono così preoccupato per lei!"
Milady fece di tutto per trattenere le risa. Era scappata, perché l’attacco a sorpresa di Frollo rischiava di compromettere il suo piano. Non aveva infatti parlato all’ex arcidiacono della sua intenzione di sedurre Daisuke Edogawa, e poi avvelenarlo.
"Ho sentito quell’urlo terribile! Non so cosa sia successo, ma mi sono spaventata…" disse dando ancora una volta prova del suo talento d’attrice.
"Non è successo niente di grave! La ragazza di mio figlio è…solo inciampata!" mentì il cavaliere della Tavola Rotonda, cercando una scusa abbastanza normale "Ma non era niente di grave!"
"Oh! Meno male!" disse la donna appoggiando le sue mani sulle spalle di Daisuke.
"Allontanati da lei, papàààà!" urlò in giapponese Seiya, mentre lanciava un pugno alla velocità di MACH 1 contro Milady, generando un’onda d’urto che gli strappò la manica destra del vestito, rivelando così il marchio dell’infamia davanti agl’occhi del genitore.
"La tua commedia è finita, Milady Winter!"urlò il ragazzo "So chi sei! Tu sei la nemica numero uno di D’Artagnan e i tre moschettieri!"
"Hai ragione ragazzino, ma dubito che tu sappia come sono quando mi arrabbio!" disse la donna, mentre il suo volto sembrava trasformarsi in quello di un felino a causa del rancore "Anubis ha dato ad ognuno di noi ritornanti degl’attacchi speciali, ed eccoti il mio! FURIA FELINA!" urlò lanciandosi sul ragazzo, come una fiera si lancia nell’agguantare la preda.
Grazie al settimo senso Seiya riuscì ad evitare l’attacco, ma Milady riuscì a colpirlo provocandogli un graffio sulla guancia.
"Adesso ti colpirò sicuramente, ragazzino!" urlò quella belva umana, preparandosi ad attaccare di nuovo.
"FENDANTS DU JUMENT!" urlò una voce sconosciuta, prima che una pioggia di fendenti che portavano con loro un Cosmo triste e malinconico, s’abbattesse su Milady
"Anna di Breuil, nota anche come Charlotte Backson, contessa di La Fère, Milady Winter, fosti giudicata per i tuoi crimini e condannata a morte, ma ora dei demoni ti hanno riportato su questa terra come una di loro. È quindi mio dovere ricondurti all’inferno!" disse Athos, avvicinandosi a Daisuke e Seiya
"Lei chi è?" chiese Daisuke, riprendendosi per dallo shock subito dopo aver scoperto la vera identità della donna
"Sono la reincarnazione del primo marito di quella donna!" spiegò il moschettiere, stringendo il fioretto "Il mio nome è Antoine, e nella mia vita precedente fui il moschettiere noto come Athos!"
"Cosa?" esclamò Seiya "Non credevo che Milady fosse la moglie di uno dei moschettieri!"
"È una storia molto lunga, Cavaliere. Avrò modo di raccontartela dopo aver sconfitto questo demonio!" fu la risposta di Athos.
"Ti ho già detto, che fosti tu a rendermi un demonio!" urlò in francese la donna , lanciandosi all’attacco sul suo ex marito, prima di venir colpita dal Ryuseiken di Seiya.
"Mi hai fatto veramente arrabbiare, ragazzino!" disse la donna voltandosi verso il Cavaliere d’Atena "Ho già detto che Anubis ci ha donati di poteri speciali, ma la Furia Felina non è tutto!" aggiunse, mentre la pietra dell’anello che portava nella mano destra cominciava a brillare "Un tempo in quest’anello vi era incastonato un granulo del veleno con cui uccisi il mio secondo marito, Lord Winter, e Costance Bonacieux, l’amante di D’Artagnan. Ora vi è di più! POISON ROUGE!".
Dall’anello uscì un Cosmo molto potente ed oscuro, che aveva assorbito tutte le proprietà venefiche del granulo incastonato nell’anello di Milady. Athos, Seiya e Daisuke riuscirono ad evitare l’attacco saltando di lato, ma il Cavaliere dello Zodiaco aveva capito che Milady era qualcosa di diverso da un essere umano. Il Cosmo che aveva attaccato era un Cosmo di tipo divino, non potente, però, come quello di Ana.
"Ti devo fare i miei complimenti, Anna!" disse Athos, guardando il punto in cui lui e i due giapponesi si trovavano poco prima "Il tuo attacco ha fatto appassire l’erba! Anch’io, però, possiedo un altro attacco!" aggiunse tirando fuori dalla tasca un anello di zaffiri, la cui vista fece ritrarre l’ex moglie "Te lo ricordi, eh? È proprio l’anello che ti diedi quando ci sposammo, e che D’Artagnan riprese dopo essere fuggito da te. Ora, quest’anello sarà la tua rovina!" concluse inserendo l’anello in uno spazio che aveva creato appositamente per esso nel manico del fioretto.
"Sbagli, Athos! Sarà il mio marchio ha rovinarti!" urlò la donna, esibendo il fiordaliso che cominciò a brillare "Addio, mio caro ex marito! MARCHIO DELL’INFAMIA!".
I Paladini di Francia
Dal fiordaliso di Milady partì una spirale di luce diretta verso Athos. Solo la donna sapeva quale effetto avrebbe avuto quel colpo sul suo ex marito. Seiya non osava intromettersi, perché temeva anche lui gli effetti di quello che sembrava il più terribile dei colpi di quella donna.
All’improvviso, sotto lo sguardo stupito dei presenti, Daisuke si frappose fra l’attacco di Milady e il suo avversario. Dopo qualche secondo cadde a terra svenuto.
Milady rimase senza paure, poi scappò urlando:
"No! Non doveva capitare a lui! Ora la stessa infamia che marchia la mia anima macchierà anche la sua! Perché? Perché?!" .
Seiya non disse niente e, aiutato da Athos, prese il corpo di suo padre in spalla e lo portò fino davanti al Louvre. Il moschettiere, dopo essersi guardato intorno, entrò nella piramide di vetro dopo essere passato per una porta segreta seguito dal Cavaliere. In seguito i due giunsero nei sotto la costruzione, fino a trovarsi in una grande sala illuminata con al centro una statua di San Luigi.
"Questa è la nostra base segreta!" disse il moschettiere poggiando per terra il corpo di Daisuke, mentre una ragazza di sedici anni, dai lunghi capelli biondi entrava nella stanza "Lei è Cosette, la nostra infermiera!" disse poi il moschettiere, presentando la ragazza al Cavaliere.
"Io sono Seiya!" si presentò il giapponese stringendo la mano alla ragazza
"Piacere di conoscerti!" rispose la ragazza, poi i suoi occhi si posarono su Daisuke, e capì subito cosa doveva fare. Aiutata da Athos, portò il corpo del padre di Seiya in una stanza adiacente con vari letti di ferro e depose in quello più vicino.
"Cosa gli è successo?" chiese poi. Athos le narrò l’accaduto, e lei disse che avrebbe fatto del suo meglio.
Nei sotterranei di Notre Dame, Milady stava parlando con un uomo ammantato di rosso.
"Non so se abbiamo fatto bene a fidarci di loro, Eminenza!" disse la donna "Non ci avevano avvisato della forza dei nostri avversari! Credo che siamo solo delle pedine in un gioco più grande!"
"Milady, siete sicura di quanto affermate?" domandò l’uomo "Neanch’io mi fido di quegli…dei, ma hanno bisogno di noi per sconfiggere i Paladini di Francia, in modo particolare i moschettieri!"
"Ma tra voi e D’Artagnan ci fu un rapporto diverso dopo la mia morte, poiché anche voi foste conquistato dall’intelligenza di quel guascone! Inoltre siamo sicuri che voi potrete avere la Francia, Claude Esmeralda e io la mia vendetta e mio figlio? O sono solo promesse?"
"Vostra Eminenza, cardinale Richelieu! Milady Winter! Anubis ci vuole nella sala del trono di Ana!" disse Frollo, intromettendosi nella discussione.
Quando i tre arrivarono nella sala del trono di Ana, Anubis s’avvicinò a loro svelandogli il suo vero volto. Era un giovane uomo egiziano dal volto deciso e gli occhi scuri e profondi.
"Vi ho riportati in vita affinché mi aiutiate ad incontrare il Cavaliere del Leone! Voglio affrontarlo di persona! Io spero con tutto il cuore che Ana e i suoi perdano, non mi sono affatto alleato con loro! Sono qui per ordine del Consiglio, ma per fare ciò ho bisogno di persone di cui fidarmi! Vi ho scelte per questo!" rivelò il dio degli imbalsamatori
"Allora ci hai mentito!" urlò Milady infuriata
"No!" esclamò Anubis "Le promesse che avete vi sono state fatte da Ana, non da me! Tu sei libera di prenderti la rivincita sui moschettieri, se vuoi! Non ti fermerò."
"Abbiamo bisogno di tempo per pensare!" disse Richelieu "Grazie per averci detto la verità!" aggiunse il cardinale, prima di ritirarsi con i suoi compagni
"Aspetta, Richelieu! Ecco a te un nuovo compagno!" disse il dio fermando l’ex ministro di Luigi XIII.
Il Cardinale si voltò e vide il volto di un gentiluomo con una cicatrice sull’occhio destro. Il volto del suo scudiero: Rochefort.
Nella base sotterranea dei Paladini di Francia erano arrivati anche gli altri membri del gruppo. Appena saputo cos’era successo a Daisuke si preoccuparono molto. Tranne Amaterasu, che fin da quando era entrata si stava lamentando con Saori a proposito della cucina francese.
"Perché non mi hai detto che le escargots erano lumache! Sai bene quanto odi i molluschi! Ho capito! L’hai fatto apposta! Certo, tu fai sempre tutto apposta! Mi ricordo di quando mi hai rubato Horus, perché lui piaceva a me!" urlava la dea giapponese
"Stai zitta, per favore!" urlò Saori stressata, sbattendo l’amica contro il muro grazie al suo Cosmo. La quale, per tutta risposta, girò il capo offesa.
Giovanna decise allora che quello era il momento opportuno per raccontare la storia dei Paladini di Francia.
"Come ben sapete dietro alle Crociate vi era, fra le altre cose, un complotto del dio Baal per distruggere Roma, Costantinopoli e Gerusalemme. Vi furono molti scontri tra i Cavalieri di Baal e i Legionari d’Italia, e un giorno il re di Francia San Luigi XII di Valois assistette ad uno di questi combattimenti e seppe la verità sulla storia del mondo. Ispirato dai Legionari decise che avrebbe creato un ordine di protettori della Francia in grado di utilizzare il Cosmo. Al suo ritorno a Parigi portò con se un membro dei Legionari che cominciò ad istruire alcuni giovani Cavalieri Templari. Essi furono i primi Paladini di Francia. Colui che fu mio padre al tempo della Guerra dei Cent’anni era il discendente di uno di loro, e trasmise i suoi segreti a me. Quando fui condannata al rogo per eresia, io promisi solennemente a me stessa che sarei tornata ogni volta che la Francia avrebbe avuto bisogno di me!" raccontò la Pulzella, poi Quasimodo prese la parola.
"Tutti voi conoscete la mia storia fino all’impiccagione d’ Esmeralda!" cominciò a narrare il Gobbo "Io e la sua capretta rimanemmo soli, finchè non conobbi un giovane che mi raccontò dei Paladini di Francia, e mi portò dall’allora Gran Maestro dell’ordine…"
"Chi era?" chiese Seiya incuriosito
"Non posso dirlo!" rispose il campanaro "Lui mi propose di essere la loro sentinella. Accettai ed egli utilizzò su di me la tecnica che consiste nel avere una morte apparente! Pare che l’avesse appresa da un uomo che veniva dalla Gran Bretagna, Merlino l’Incantatore!"
Saori non credete alle proprie orecchie quando sentì il nome del suo maestro. Ma non disse niente.
"Egli m’insegnò anche ad espandere il mio Cosmo! Secoli dopo un giovane membro dell’ordine, Victor Hugo, volle sentire la mia storia. Io gliela raccontai, e poi lui la pubblicò in un libro dal titolo Notre Dame de Paris cambiando il finale e alcune parti!"
"Io, invece, sono la reincarnazione della Cosette di cui parlano i Miserabili!" disse l’infermiera "Mio marito Mario era una spia dell’ordine, e fu un nostro discendente a narrare la nostra storia ad Hugo!"
"La stessa cosa vale, almeno in parte, per la nostra storia!" disse Athos "Come sapete il signor di Treville, lontano parente mio, di Aramis e di Porthos (10), era amico del padre di D’Artagnan ed entrambi erano discendenti dei primi Paladini! Furono loro ad insegnarci a combattere espandendo il nostro Cosmo. La nostra storia fu tramandata negl’archivi dell’ordine, finchè non fu ritrovata da un membro con l’hobby della scrittura. Un certo Alexandre Dumas!".
I Cavalieri e i loro compagni erano senza parole! Non avrebbero mai creduto che molti dei romanzi più belli della letteratura francese fossero reali! Quella per loro era una scoperta senza precedenti. Erano abituati a considerare veri i miti e le leggende, ma non avrebbero mai pensato che anche per i romanzi fosse la stessa cosa! Era stata davvero una bella scoperta.
"Spero che papà si riprenda!" disse quella sera Seiya a Kanata nella loro stanza d’albergo.
"Sai fratellone, forse avrei fatto meglio a seguirti! Che effetti ha il colpo di Milady?" disse il piccolo Cavaliere di Platino incuriosito
"Non lo so!" rispose Seiya "So che quando papà l’ha ricevuto è svenuto, e Milady ha detto qualcosa a proposito di… " si fermò ammutolito
"Di cosa?" chiese Kanata spaventato
"Di un’infamia che l’avrebbe macchiato per sempre!"
In quel momento, Maeve entrò con un biglietto tra le mani.
"Tuo padre è stato rapito da un certo Dark Lord!" disse a Seiya "E come se non bastasse, ho ricevuto una lettera da Merlino dove c’è scritto che Angus è fuggito prima del suo processo lasciando Phobos al suo destino!"
Il misterioso duo
Angus correva verso la Grecia, diretto nel luogo in cui avrebbe trovato ciò che gli avrebbe garantito la vittoria su chi credeva suo amico, su coloro che l’avevano portato davanti al Consiglio, e che gli avrebbero fatto reclamare il suo diritto di nascita.
<<Saranno mie!>> pensava il Berseker <<Sono nato io prima di Maeve! Quelle armi spettano a me di diritto! Themyshira, preparati ad accogliere il tuo principe!>>.
A Parigi, dall’alto della Tour Eiffel, due uomini mascherati guardavano la città sotto di loro. Entrambi portavano una maschera di metallo che gli copriva tutto il volto. Uno l’aveva nera come l’armatura che portava e la spada che aveva in pugno, l’altro di ferro. Erano il misterioso Dark Lord e Filippo di Borbone, fratello gemello di re Luigi XIV.
"Allora, mon ami…" disse il principe al suo compagno "sei pronto a fare ciò che devi!"
"Sì!" fu la risposta dell’uomo dalla maschera nera "Non m’importa di cosa potranno pensare di me! Devo usare questi poteri per riavere ciò che mi spetta di diritto e vendicarmi su chi ha tolto alla mia famiglia ciò che gli spettava di diritto!"
"Anch’io devo vendicarmi!" disse Filippo "Vendicarmi di D’Artagnan che, insieme a mio fratello, mi costrinse a nascondermi per l’eternità dietro questa maschera! Quando mi arrestarono dopo aver scoperto che mi ero sostituito a mio fratello, non mi condannarono a morte (come racconta Dumas nel Visconte di Bragellone) ma mi esiliarono lontano da Parigi! Dopo qualche anno, forse per evitare che qualcuno intuisse la verità, diede ordine d’arrestarmi, mi obbligò a portare questa maschera di ferro, con sopra una di cuoio naturalmente, e mi condusse in varie zone del regno, fino alla Bastiglia! (11) Per fortuna, lì conobbi colui che mi salvò e che mi tenne in vita fino ad oggi! Un uomo chiamato Ponto!".
Dark Lord non disse niente. Prese la spada e scese nelle strade di Parigi seguito dal compagno.
Seiya era seduto sul suo letto pensando a suo padre, quando sentì un’esplosione proveniente dalla zona della torre. Veloce come la luce (naturalmente) corse fino al luogo e vide due figure mascherate che stavano distruggendo il simbolo di Parigi.
"Finalmente sei arrivato!" disse Filippo guardando il giovane Cavaliere "Io sono Filippo, l’uomo dalla maschera di ferro, e lui è Dark Lord! Siamo stati noi a rapire tuo padre e devi ringraziarci!"
"Cosa intendi dire?!" urlò il Cavaliere di Pegasus
"Tuo padre è stato colpito dal marchio di Milady. In poco tempo il Cosmo di quella donna l’avrebbe ridotto un demonio come lei!" rispose Lord Dark "Adesso lui si trova al sicuro!"
"Ma voi chi siete, veramente? Cosa volete?" domandò spaventato il giovane giapponese. La vista di quei due uomini mascherati lo riempiva di paura. Sentiva che nascondevano qualcosa, anche se non capiva cosa potesse essere.
"Non siamo dei Paladini, ma non stiamo dalla parte di Ana! Noi stiamo solo dalla nostra parte! Abbiamo rapito tuo padre per evitare il peggio!" spiegò Filippo, mentre si Dark lord abbassava la testa, come se non volesse sentire quelle parole "Abbiamo solo bisogno del tuo aiuto! Noi siamo dei Vendicatori! È essa l’unica cosa che ci tiene in vita, e l’oggetto della mia vendetta altri non è che il moschettiere D’Artagnan! Portaci D’Artagnan e riavrai tuo padre! Se non lo farai distruggeremo tutta Parigi! Hai tre giorni di tempo, Pegasus o tuo padre sarà liberato dal Cosmo di Milady con la morte!"
Infuriato dalle parole di Filippo, Seiya lanciò il suo Ryuseiken a tutta potenza ma Dark Lord riuscì a "spegnere" il suo colpo con la spada.
"Credevo fossi più veloce, moccioso!" disse il Vendicatore, prima di sferragli un colpo al petto con la propria spada, facendo cadere il giovane a terra.
"Hai due giorni di tempo, ricordatelo Seiya Edogawa!" disse Filippo prima di dileguarsi col compagno.
Kanata aveva sentito il Cosmo del fratello spegnersi a causa del colpo ricevuto da Dark Lord, corse sul luogo insieme a Fauno.
"È una fortuna che sia venuto tu con me!" disse Kanata al compagno "Saori e Amaterasu stavano litigando riguardo a non so quale episodio della loro infanzia riguardo a Baal!"
"Meglio non indagare!" sospirò Fauno, prima di chinarsi su Seiya. "Non è niente di grave!" disse poi il dio boschivo dopo aver esaminato la ferita "La prossima volta, però, tuo fratello non dovrà dimenticarsi d’indossare l’armatura!"
"Glielo ricorderò!" furono le parole del bambino, prima che Fauno teletrasportasse tutt’e tre al sicuro.
"Non è solo tuo fratello che deve prendersi cura di te, deve succedere anche il contrario!"
Nella base dei Paladini, Seiya fu affidato alle cure di Cosette, dove rimase per qualche ora.
Ripresosi, il Cavaliere di Bronzo raccontò loro l’incontro con i due Vendicatori e che gli avrebbero ridato suo padre se lui avesse consegnato D’Artagnan a Filippo. A quelle parole il moschettiere cominciò a riflettere sul da farsi. Non capiva come avesse fatto Filippo a sopravvivere per tutti quei secoli e come avesse fatto a rapire Daisuke, ma l’avrebbe scoperto. Nell’astuta mente del guascone stava già prendendo forma uno dei suoi infallibili piani.
Dopo averlo esposto al Cavaliere D’Atena, Mordred s’intromise e chiese se poteva partecipare anche lui. Lui sapeva cosa significasse perdere un padre e non avrebbe permesso che accadesse ad uno dei suoi amici.
"Ti ringrazio Mordred!" disse il Cavaliere "Ma questa faccenda riguarda solo me, Kanata e D’Artagnan!"
"Invece riguarda anche me!" urlò il figlio di re Artù "Ponto era fidanzato e maestro di Maat, nonché mio padre adottivo!" rivelò sotto lo stupore generale dei presenti "Fu lui ad insegnarmi a combattere! Prima che ci conoscessimo il mio sogno era diventare una divinità grazie a lui, in modo da poter chiudere definitivamente con mio padre e il mio passato! Ma quando quella sera c’incontrammo in quella discoteca (12), tutto cambiò! Vidi mio padre per l’uomo che veramente era, trovai un fratello minore e… soprattutto trovai sei amici come te e i tuoi compagni! Devo esserci! Forse a me darà ascolto!".
I due non dissero nulla, e cominciarono a pensare.
La paura degli dei
Molti chilometri ad est di Parigi, una misteriosa figura incappucciata giunse a bordo di una barca su un’isola disabitata e piena di rovine di quelli che sembravano antichi templi e palazzi greci. Tutt’intorno ai bordi delle strade principali e dell’agorà (13) vi erano imponenti statue di donne in armatura. A poca distanza dalla piazza vi era un enorme palazzo mezzo distrutto, solo i piani inferiori si erano salvati.
Quelle rovine testimoniavano che, un tempo, sull’isola aveva regnato un popolo glorioso, ma poi quella stessa civiltà venne distrutta per mano di un essere la cui malvagità superava ogni immaginazione. Quell’isola era Themyshira, la patria delle Amazzoni!
La figura incappucciata si diresse dentro quell’imponente costruzione, e attraversò i vari corridoi fino a giungere in quella che un tempo fu la sala del trono. E le vide. Vide le armi che aveva cercato e che erano suo diritto: una spada la cui lama era limpida come l’acqua di uno stagno, uno scudo d’ottone splendete come il sole e una cintura in cui al centro vi era incastonato un grandissimo smeraldo.
Appena il misterioso individuo mise le mani sul cinto, sentì una voce spettrale alle sue spalle dirgli:
"Posa quelle armi, nipote! Non ti appartengono, e nella tua situazione attuale non sei nemmeno degno di custodirle e portarle a tua sorella!"
Si voltò, e vide un vecchio di circa settant’anni, con al collo un medaglione di peltro decorato di zaffiri: il simbolo del principe reggente. Anche se non l’aveva mai visto capì subito che era.
"Dovresti essere morto, vecchio! Da secoli!" disse l’uomo incappucciato, prima di tentare di sferragli un pugno senza riuscire a colpirlo. Non perché il vecchio l’avesse schivato, ma perché lui si era fermato. Non poteva fare del male a suo nonno.
"Più sei lontano da quel demone, più il tuo vero io viene a galla!" disse il vecchio avvicinandosi al nipote, prima che questi lo spingesse via.
"Vattene via, nonno! Sono in lotta contro il Berseker e non so cosa devo fare! Non so se farmi guidare da lui o dal Tree Drui!"
"Angus, il Tree Drui è in realtà un principe che deve solo riuscire a capire che è lui il padrone di se stesso!" disse il principe mettendogli una mano su una spalla e gli levò il cappuccio "Prendi quelle armi e portale a tua sorella! Vi saranno necessarie per vincere definitivamente il mostro che è dentro di te!".
Con le lacrime agl’occhi, Angus si strinse a lui in un lungo e commovente abbraccio.
Mentre vedeva il nipote prendere il mare, vicino al principe comparve una ragazza dai capelli castani e gli occhi verdi.
"È sicuro della Sua scelta, maestà?" chiese insicura "Dopotutto il principe è, in parte, sotto il controllo di Phobos!"
"Se veramente è un principe, è il momento che ci dia la prova! Solo un vero principe possiede il potere per sconfiggere la melodia di Phobos, e io sono sicuro che Angus lo sia davvero! La rinascita di Themyshira è vicina, più della minaccia che ci aspetta! Tra decenni o forse secoli, però, Amazzoni, Cavalieri dello Zodiaco, Cavalieri di Asgard, Legionari d’Italia e Paladini di Francia saranno uniti per guidare il pianeta nella Sesta Era. Anche gli dei se ne stanno accorgendo: il loro dominio è agli sgoccioli! Si avvicina il momento in cui uomini, dei, ninfe, angeli, nani e maridi (14) dovranno imparare a vivere gli uni con gli altri! Gli dei stessi dovranno imparare che non ha senso tenere segregate delle anime in falsi aldilà come quello di Hades, prima che essi rinascano così come tenere addormentati i loro corpi in modo che non muoiano ed essi non perdano il proprio ego! Gli dei hanno paura!"
"Paura di cosa?" chiese l’amazzone stupita. Era la prima volta che sentiva che le divinità avevano paura.
"Della morte! Hanno paura di rinascere come individui diversi da quelli che sono oggi! Se muore il corpo, a meno che le vibrazioni anima e corpo non vengano riportate sulla stessa sequenza entro ventiquattro ore, muore l’ego! Solo poche divinità hanno avuto il coraggio di rinascere come persone diverse. Divinità come Atena e Brigida!" .
L’Amazzone non disse niente, e rimase ferma ad osservare la barca di Angus scomparire all’orizzonte, mentre il sole cominciava a sorgere.
Il vecchio reggente di Themyshira non era l’unico ad essere a conoscenza della fine della Quinta Era, anche Ana se n’era accorta quando aveva rimesso piede sulla Terra. Aveva sentito chiaramente il cosmo di Zeus affievolirsi, e quello dei non-dei, soprattutto gli uomini, rafforzarsi. L’era che lei e i suoi fratelli avevano creato era quasi alla fine. Non poteva accettarlo!
Ricordava che nella Quarta Era erano gli umani a dominare sul pianeta, ed erano stati loro ad attirare sulla Terra la distruzione per mano dei giganti che i loro avi avevano esiliato nelle terre dei ghiacci. Fu questa la causa dell’era glaciale: la guerra fra umani e giganti. Nonostante la vittoria dei primi, il pianeta era una distesa completa di ghiaccio. Furono le divinità sopravvissute, riunitesi in Messico sulla cime delle piramidi del Sole e della Luna a Teotihuacàn, che affrettarono lo scioglimento dei ghiacci espandendo al massimo il loro Cosmo, sprigionando una grandissima quantità di calore. Ogni mito della creazione nascondeva in sé una parte di verità.
Il calore, però, cambiò anche la quantità di Carbonio -14 contenuta nei fossili. Solo gli dei sapevano che il pianeta era più antico di quanto pensassero gli umani. Gli unici umani ad esserne a conoscenza erano i Maya, che avevano tramandato la vera storia del mondo all’interno della loro casta sacerdotale, e fu per questo motivo che la loro gloriosa civiltà scomparve per mano divina.
<<Non lascerò che quest’era finisca!>> pensò Ana <<Se gli umani riconquisteranno il controllo del pianeta, la Terra sarà nuovamente vicina alla distruzione! Solo io posso evitarlo! Zeus e il consiglio sono degl’incapaci! La Terra non apparterrà mai più agl’esseri umani!>>
Il Gran Maestro
"Ecco la tua cena, Daisuke!" disse Dark Lord, consegnando un vassoio al prigioniero con sopra un piatto di zuppa di cipolle, un bicchiere d’acqua e un pezzo di pane raffermo. Il padre di Seiya lo prese senza dire niente e cominciò a mangiare.
"Perché mi tenete prigioniero? E tu chi sei Dark Lord? Non credo che tu sia quello che dici di essere! Tu non sei un uomo che si deve vendicare di Merlino, come mi hai detto prima!"chiese il cavaliere al suo carceriere.
"Touchè ! Io non sono chi dico di essere! Io…" disse togliendosi l’elmo nero "…sono il Gran Maestro dei Paladini di Francia, Louis de Saint-Clair!" .
Daisuke non riusciva a togliere gli occhi dal volto di Louis. Era il volto di un ragazzino che poteva avere al massimo diciassette anni. I suoi occhi erano grandi e dolci e il suo volto gentile. Non aveva l’aspetto del guerriero.
"O meglio, colui che diventerà Gran Maestro! Fino al compimento del mio diciottesimo anno d’età non potrò ricoprire la carica. Riguardo alla tua prima domanda, ti tengo prigioniero perché sei stato marchiato da Milady. Guarda!" disse a Daisuke togliendogli la camicia, rivelandogli un marchio simile a quello di Milady sul petto fatto però di luce "Il Cosmo di quella donna ha marchiato il tuo! Se proverai ad attaccare, il suo Cosmo ti costringerà a fare le scelte che farebbe lei! Io ti ho portato qui per controllare se tuo figlio è dotato della forza necessaria per liberarti. Io non sono tuo nemico, Daisuke!"
"Filippo è a conoscenza della tua vera identità?" chiese, poi, il padre di Seiya, mentre si metteva in bocca un cucchiaio di minestra
"No!" rispose il giovane, rimettendosi l’elmo "E non ha visto nemmeno il mio volto! È una storia lunga, ma un giorno la saprai tutta!" E usci dalla stanza.
Seduto pensieroso sul balcone della sua camera, Seiya stava pensando a ciò che era successo a suo padre. L’aveva ritrovato da poco tempo, e già rischiava di perderlo nuovamente. Non poteva essere vera una cosa del genere. In nessun caso. Poteva solo sperare che il piano escogitato da D’Artagnan funzionasse.
Saori, intanto era sta ricevuta dal Gran Maestro in persona. Un uomo alto, avvolto in una veste simile a quella che indossavano i Cavalieri Templari, con la differenza che sul suo petto era rappresentato un giglio che aveva i colori della bandiera francese. Intorno a lui vi erano altri tre guerrieri che indossavano armature simili fra loro, ognuna aveva un colore della bandiera francese. Una era rossa, l’altra bianca e l’ultima blu.
"Sono onorato di conoscerla, mademoiselle!" disse l'uomo baciandole la mano "Sono il Gran Maestro dei Paladini di Francia, Jacques Niveau!" aggiunse, invitando la fanciulla a sedersi.
"Ho sentito di quanto è successo al padre del suo fidanzato, ma non si preoccupi! So chi è in realtà Dark Lord, infatti D’Artagnan sta già pensando ad un piano per fermarlo. Ovviamente, se le cose si complicheranno potrà contare sull’aiuto dei miei tre guerrieri più fedeli!" aggiunse indicando i tre Paladini alle sue spalle "Essi rappresentano i tre principi della repubblica francese. Jean rappresenta la libertà e la sua armatura è rossa come il sangue versato per guadagnarla. Andrè, dalle bianche vestigia, è il guerriero dell’uguaglianza. Infine vi è Victor, la sua armatura è blu e rappresenta la fraternità. Loro sono i Tre Protettori, i guerrieri più forti dell’Ordine! Inizialmente, al loro posto vi era il Campione Reale, simbolo del potere che il re esercitava sui Paladini. Quando scoppiò la rivoluzione, il Gran Maestro d’allora decise di schierarsi contro la nobiltà e al posto del Campione vennero istituiti i Protettori!"
"Ma perché mi sta raccontando questo, Gran Maestro?" chiese Saori stupita
"Perché Dark Lord è in realtà Louis de Saint-Claire, ultimo discendente della famiglia dei Campioni Reali. È un ragazzino di diciasette anni, molto bello e ha un carattere molto per bene. Egli ispira ha diventare Gran Maestro, per vendicarsi del fatto che la sua famiglia abbia smesso di fare parte dell’ordine!"
"Sembra che lo conosciate molto bene!" disse Saori incuriosita
"Sì, perché lui è mio figlio!" rivelò Jacques "Sua madre era stata la mia fidanzata, ma mi lasciò quando seppe di essere incinta. In seguito scoprì che suo padre era l’ultimo discendente della famiglia dei Campioni e che sua figlia si era messa insieme a me solo per avere un figlio che potesse rivendicare il titolo di Gran Maestro per diritto di sangue. Purtroppo per loro, si sono dimenticati che il Gran Maestro viene eletto dai membri dell’ordine e che resta in carica a vita!".
Saori ascoltava le rivelazioni di Jacques con interesse. Quella storia era molto interessante, ma non spiegava perché i Vendicatori avessero rapito Daisuke. Forse c’era sotto qualcosa di più, almeno per quanto riguardava Dark Lord. Era certa che ci fosse qualcosa sotto, ma non riusciva ancora a capire cos’era.
Nel frattempo, il Consiglio Divino si era radunato d’urgenza, dopo aver richiamato Amaterasu, nella sala del trono di Zeus. Al centro dei troni delle varie divinità, era inginocchiato un uomo la cui armatura rappresentava un serpente piumato. Quel guerriero portava brutte notizie.
"La forza di quell’uomo non era umana! Il suo Cosmo era verde intenso e i suoi movimenti velocissimi! Non sono riuscito a vedere da dove mi colpiva. Era come se fosse invisibile! Dopo avermi sconfitto è entrato nel tempio e ha preso alcune delle statue. Fortunatamente, sono riuscito a rialzarmi e ad avvelenarlo con il mio colpo segreto costringendolo alla fuga!"
"Quetzalcoalt!" disse Zeus rivolto al misterioso Cavaliere "Di chi erano le statue che ha preso?"
"Erano le statue di Baal, Viracocha, Radigost, Huitzilopochtli, Dievas e, infine, quella di An!" rivelò il guerriero
"Ovvero le statue dei re degli dei fenici, inca, slavi, atzechi, baltici e mesopotamici!" esclamò Zhnag Di spaventato "Le statue dei re che s’opposero al Consiglio e in cui noi intrappolammo le loro anime! Se è stato davvero un guerriero di Ana a rapirli questo significa una sola cosa!"
"Significa che dovremo fare quello che ci siamo proibiti secoli fa’!" disse un dio vestito con abiti delle antiche civiltà pre-colombiane. Era Hunabku, sommo dio dei Maya.
"Non possiamo farlo!" esclamò Ahura Mazda alzandosi in piedi "Sarebbe contrario alla politica che il Consiglio ha tenuto per tutti questi secoli!"
"Io, Wurusemu, dio degli Ittiti, concordo con Hunabku!" urlò un dio accanto ad Odino
"Anch’io, Kio dei Maori, sono d’accordo!" disse una terza divinità "Anche noi siamo membri del Consiglio e ci teniamo a dire la nostra opinione. Anzi, sappiate che se non deciderete adesso, saremo noi tre a fare ciò che va fatto. Con o senza il vostro consenso!"
"Voi non lo fareste sul serio!" urlò Ra "Sarebbe follia pura!"
"Follia?" esclamò Kio alzandosi in piedi "Proteggere questa Terra da quei pazzi sarebbe una follia?"
"Basta!" urlò Zeus, preparandosi a scagliare sui presenti i suoi fulmini "Non siamo qui per litigare fra noi!" poi si sedette di nuovo "Anch’io sono d’accordo con la scelta di Hunabku e degl’altri!" rivelò con sorpresa di tutti "Ma prima di fare ciò, dovremmo tenere d’occhio Ana e i suoi , sperando che non scoprino dove abbiamo sigillato i corpi. Solo in quel caso agiremo!"
Il raduno
Morgana era seduta sull’alto del Tor con lo sguardo rivolto verso sud. Verso Parigi. Verso la Francia. Verso il luogo in cui si trovava suo figlio Mordred.
Non si era ancora ripresa dalla notizia della morte di Artù ed era molto preoccupata per suo figlio. Temeva che presto anche lui avrebbe potuto lasciare questo mondo, com’era successo al padre poco tempo prima.
Solo una settimana fa’ erano pronti a lasciarsi il passato alle spalle e a vivere tutti e tre insieme, dopo la sconfitta di Ana. Credeva che tutto sarebbe finito bene! Ma non era stato così: suo fratello era morto e anche suo figlio rischiava di fare la sua stessa fine.
Poco lontano Merlino stava parlando con Viviana e Giulia, che era giunta dall’Italia insieme ad Egeria per fare il punto della situazione sulla guerra che, finora, aveva visto coinvolti quattro mondi diversissimi fra loro (Atene, Avalon, Roma e Parigi) e della fuga di Angus.
Il solo sapere che un Berseker era libero era fonte di preoccupazioni.
"Molto presto saranno qui anche gli altri rappresentanti!" disse Merlino porgendo gli occhi al cielo, mentre vedeva all’orizzonte due sagome alate. Erano Iesus e Michele, che furono seguiti da Mitra e dagl’altri rappresentanti dei membri del Consiglio Divino. Tutti tranne Hilda, che aveva pensato d’inviare la sorella Flare come sua rappresentante. Comparve anche Mur, vestito con la sua armatura d’oro. Ora era presente anche il Santuario.
"Molto bene!" disse poi il signore di Avalon sorridendo "Vedo che ci siamo tutti! La riunione può cominciare! Se volte seguirmi!" disse aprendo una porta sotterranea che conduceva nella sala dove un tempo si ricevevano gli stranieri in visita ad Avalon.
"Aspettate!" disse una voce alle loro spalle "Non potete cominciare questa riunione senza di noi!" sotto gli occhi increduli dei presenti comparve il principe reggente di Themyshira, accompagnato dall’Amazzone che era con lui sulla spiaggia "Siccome dovete decidere del destino di mio nipote, mi sembra giusto che partecipi anch’io!" aggiunse.
"Come fa ad essere vivo, principe?" chiese Iesus stupefatto "Credevo che fosse morto nel rogo di Themyshira, a seguito dell’invasione di Phobos?"
Il principe sorrise "Ha forse dimenticato che uno dei miei allievi divenne il Cavaliere dell’Acquario? M’ibernai con le Amazzoni superstiti, finché non sentii il Cosmo di Maeve venire assoggettato dai Semi del Restauro. Appena destatomi, invocai Ermes che m’informò sulla situazione!"
Tutti erano meravigliati. Tranne Merlino!
"Sono felice che tu sia qui! Grazie a te, forse abbiamo delle possibilità di recuperare Angus!" disse Viviana avvicinandosi a lui
"Come fai a conoscerlo?" chiese Morgana meravigliata. Viviana non rispose, ma continuò a sorridere al principe.
Più tardi, fuori dalla sala in cui era in corso il raduno dei rappresentanti, Morgana camminava avanti e indietro, finché non incontrò Guinivere. Tra le due donne non era mai corso buon sangue, e neanche la morte di Artù era riuscita a pacificarle. Non si erano mai sopportate, fin dal primo momento che si erano viste.
"Sei preoccupata per tuo figlio?" chiese la regina, mentre la sacerdotessa le voltava le spalle "Ti capisco, sai! Quando Arthurus partì, anch’io ero preoccupato che non tornasse. Infatti fu così! Ma lui è morto per ciò che è giusto! Per salvare i suoi figli e per fermare Ana e le altre divinità!"
"Sì! Per fermare Ana…" ripeté Morgana "Io non so se potrò ancora resistere!"
"Che intendi?" chiese Guinevere, spaventata
"Io sono una sacerdotessa, e ho giurato fedeltà agli dei di Britannia, oltre che ad Avalon! Per questo in quest’assurda guerra non ho ancora preso posizione!"
"Ma sei anche la madre di Mordred! Non ti dovrebbe essere difficile!" disse la regina
"Invece non è così! Come madre sono preoccupata per Mordred, anche se so che ha trovato la sua strada come successore di suo padre. Ma sono una sacerdotessa, e non posso lasciare che mio figlio combatta contro chi ho giurato di servire!"
"Sei una sacerdotessa di Avalon!" le ricordò Guinivere, mentre Viviana usciva dalla sala per andare a prendere qualcosa da offrire ai loro ospiti "Sei la madre di Mordred e una sacerdotessa di Avalon! Non ti dovrebbe essere difficile!"
"Ha ragione lei, Morgana!" convenne la Dama del Lago "Altrimenti, perché m’avresti aiutato quando Atena era prigioniera dell’albero?"
Morgana rimase zitta per qualche secondo, poi disse "Non lo so!" sospirò e poi continuò "So che gli dei stanno sbagliando, ma non credo che questo sia il modo giusto per cambiare le cose."
"E quale sarebbe?" chiese Guinevere infuriata "Lasciare che quei…quei….quei demoni ci conquistino e che uccidano Mordred, Gawen e molte altre persone innocenti?! Le divinità celtiche vanno fermate! Per questo il Santuario, Avalon, Roma, Parigi, Themyshira e il Consiglio stanno unendo le forze!"
"Tu da che parte stai?" chiese poi Viviana all’allieva
"Io…io …non lo so!" rispose la sacerdotessa, prima d’uscire verso l’esterno e allontanarsi per sempre da Avalon.
Viaggio nelle vite passate
"Seiya-chan! Posso entrare?" chiese Saori bussando alla porta del fidanzato.
"Certo!" rispose lui con voce stanca.
Quando Saori entrò trovò il suo ragazzo in uno stato di depressione che non aveva mai visto prima. La camera era completamente in disordine, il letto era sfatto e lui aveva in mano una bottiglia di birra e si era già finito tre vasetti interi di Nutella.
"È stato Kanata a fare questo." Disse il Cavaliere accennando al disordine "Quando ha scoperto che ho finito tutta la Nutella!"
Lei non disse niente. Si sedette davanti a lui e gli tolse la bottiglia dalle mani.
"Molto tempo fa tu mi promettesti che mi avresti protetto e aiutato. Ora sono io che devo aiutare te!"
"Di che stai parlando?" Chiese lui con voce un po’ brilla
"Non mi meraviglio che tu non te lo ricordi! Fu molto tempo fa. Prima che rinascessimo come Sasha e Tenma. Prima ancora che fondassi i Cavalieri. Quando ero ad Avalon con Merlino! Quando ti rincontrai e tu mi facessi quella promessa."
"Mi rincontrasti?" chiese lui disorientato
"Ognuno di noi vive un numero infinito di vite, e può decidere se rinascere nelle prossime come dio, come essere umano, ninfa, angelo… Ma a prescindere da come rinasciamo incontriamo sempre le persone che amiamo e che abbiamo sempre conosciuto!" (15)
"Intendi dire, che noi ci siamo sempre conosciuti e siamo sempre stati innamorati?" Lei annuì "Peccato che io non ricordi!"
"Quei ricordi si trovano ancora dentro di te! Nella tua anima!" disse lei poggiandogli la mano sulla faccia, e invitandolo a fare lo stesso "Ora chiudi gli occhi e sintonizza il tuo Cosmo con il mio!".
Pochi millesimi di secondi dopo, a Seiya sembrò di ritrovarsi in un’enorme caverna dalle tante uscite. Ognuna delle quali era il ricordo di una sua vecchia vita. Ce n’erano due che lo attiravano più di tutte: in una lui era vicino ad un ragazzo biondo intento a dipingere, nell’altra lui difendeva Atena da una figura con indosso un’armatura nera.
"Non sono quelle le vite dove siamo diretti!" disse dolcemente Saori dietro di lui, poi lo prese per mano e lo condusse davanti ad una porta da cui si vedeva un ragazzo dai capelli castani, con gli occhi scuri, con in mano un arco.
"Sei pronto?" chiese lei.
"Sì!"
"Allora entriamo!"
Davanti ai piedi della giovane dea Atena era finita la freccia di uno degli allievi umani di Avalon. Sapeva chi era stato e adesso lei cercava il colpevole per dirgliene quattro. Quella freccia l’aveva quasi colpita! Non poteva lasciare tale gesto impunito.
"Kim!" urlò quando vide un ragazzino di tredici anni che stava cacciando un cervo col suo arco, facendo spaventare sia lui che la sua preda.
"Cosa ci fai qui, princifessa? (16)" chiese lui andando verso la giovane dea con aria infuriata "Hai visto cosa hai fatto? Mi hai fatto scappare la cena! Ma tu cosa puoi capirne? Tu sei abituata a mangiare solo nettare e ambrosia. I cibi plebei di noi esseri umani non sono adatti al tuo palato!"
"Sei stato tu, vero?" chiese Atena più infuriata di lui
"A fare cosa?" domandò lui voltandosi, come ogni volta che quella principessina gli rivolgeva la parola
"A lanciarmi addosso una freccia!"
"Sì! E ti sta anche bene! Tu sei sempre lì con i tuoi amici dei a vantarti del fatto che sei così intelligente che sembri uscita dal cervello di tuo padre!"
"Ma allora…" esclamò Seiya che stava osservando la scena insieme a Saori
"Sì! Le divinità sono mammiferi! Dicevo che ero nata dal cervello di mio padre perché sono sempre stata molto intelligente!" disse Saori ridendo
"…inoltre, cara la mia principessina, scommetto che tu non saresti nemmeno in grado di sconfiggere un Kelpie (17)!"
"Ma come osi!" urlò lei lanciandogli addosso una fortissima onda cosmica
"COLPO DELLE TRE FRECCE!" contrattaccò il ragazzo umano lanciando tre frecce generate dal suo Cosmo.
"Liti simili le facevamo tutti i giorni!" disse Saori a Seiya sorridendogli "Ma in fondo nessuno di noi riusciva a vivere senza l’altro!" e mentre diceva queste parole Seiya vedeva il rapporto tra Atena e Kim evolversi sempre più, fino a diventare, dopo solo due anni, fidanzati.
Una notte, i due giovani erano sdraiati sul prato ad osservare le costellazioni. Ad un certo punto, Atena indicò con un dito la costellazione di Pegasus.
"La vedi quella costellazione dalle tredici stelle? Sai che mi ricorda molto il mio cavallo alato, Pegasus?"
"Ultimamente mi parli spesso del tuo cavallo. Chissà perché poi?"
"Perché tu e lui avete gli stessi occhi! Sono rimasta molto male quando ho dovuto lasciarlo! Prima di conoscerti, era Pegasus il mio unico amico. Mi manca molto!"
"Beh! Credo che la cosa sia reciproca!" disse Kim indicando dietro di loro. Con grande gioia di Atena, Pegasus era giunto ad Avalon.
"Sono molto felice di rivederti!" disse lei abbracciando il muso dello stallone, poi fece segno a Kim d’avvicinarsi "Pegasus, lui è il mio fidanzato Kim! Kim, lui è Pegasus!"
"Ma…riesce a capirti?" chiese il ragazzo stupito
"Certo! Gli stalloni alati hanno l’intelligenza di un delfino!" disse lei "Avanti! Toccalo!"
"Piacere di conoscerti!" disse Kim accarezzando la criniera del cavallo "Chissà come ha fatto a venire qui da solo!" domandò poi.
"Non è venuto da solo! Sono venuto io con lui!" disse una terza voce, e dal nulla apparve uno dei tanti fratelli d’Atena: Febo Apollo!
"Fratello! Cosa ti ha spinto fino qui?" gli chiese la futura dea della giustizia
"Sono qui per ordine di nostro padre! La guerra contro Tifone è finita, ed è ora che tu ritorni a casa. Inoltre, Ana ci ha riferito della tua…relazione con lui!" aggiunse indicando Kim con un forte tono di disprezzo nella voce
"Le relazione fra divinità ed umani non sono mai state proibite!" urlò Kim "Quindi non capisco cosa tu voglia dire!"
"Ma come osi parlarmi così? Miserabile umano!" urlò il dio del sole, preparandosi a lanciare una palla di fuoco sul giovane, prima che Atena e Pegasus si mettessero fra di loro
"Togliti subito da qui! Non voglio farti male!" disse Apollo alla sorella
"Prima devi spiegarci cosa intendevi dire!" disse la dea , cominciando ad espandere il suo Cosmo. Il dio spense il suo attacco e disse:
"Forse tu lo ignori, ma il tuo Kim è l’ultimo discendente della famiglia reale del vecchio Lost Kingdom, che unificava tutti gli esseri umani prima dell’Era Glaciale. Il suo arco ne è la prova! Se vedi bene ci troverai inciso lo stemma dei Lost!" spiegò Apollo "Per questo devi tornare subito a casa! La tua relazione con lui è pericolosa per…"
"Basta!" urlò un uomo dalla folta barba rossa "Questa è Avalon! La mia isola! Voi divinità di Grecia non avete potere qui!"
Seiya era stupefatto! Quell’uomo era Merlino in una delle sue vite precedenti!
"Tu!" urlò Apollo scagliandosi contro l’uomo, il quale fermò l’attacco del dio con il suo bastone per poi sbatterlo a terra con un calcio
"Sono stato io a far venir qui Kim, allo stesso modo in cui ho fatto venire qui Atena. E posso assicurarti che non ho in mente alcuna rivolta!"
Apollo non disse niente, se non che Atena doveva comunque tornare a casa, e Merlino disse che se quella era la richiesta del padre della ragazza doveva accontentarla.
Il giorno dopo, prima di separarsi, Kim abbracciò forte Atena e le disse
"In ogni vita che vivremo io starò sempre al tuo fianco per aiutarti, sostenerti e proteggerti! E lo farò volando sempre più su! Come Pegasus!"
"Ci conto!" rispose lei baciandolo, poi gli diede le briglie di Pegasus "Vorrei che ti prendessi tu cura di lui! Sono certa che diventerete grandi amici!"
"Allora, tu prendi il mio arco!" disse lui dandogli la sua arma.
In quel momento la visione finì. E Seiya e Saori si ritrovarono a Parigi, e si guardarono. Ma questa volta non si guardavano solo Saori e Seiya, ma anche Atena e Kim Lost ritrovatisi dopo molte e faticose vite.
Lo scopo di Filippo
Ad Ana era giunta la notizia della comparsa dei Vendicatori, e aveva deciso che, solo per questa volta, avrebbe aiutato Atena e i suoi. Ne aveva abbastanza di gente che s’intrometteva nella loro battaglia. Aveva cominciato Phobos ed ora si erano aggiunti il Consiglio, i Paladini di Francia e quel misterioso duo. Non poteva lasciare che le cose continuassero così! Avrebbe esiliato quei seccatori nello spazio col suo Cosmo in grado di controllare la gravità, così avrebbero imparato ad intromettersi negl’affari delle divinità!
Nel frattempo aveva in parte rotto i sigilli che Zeus aveva posto sulle statue delle divinità che aveva dato ordine di recuperare dall’America centrale.
<Per quale motivo ci hai portati via da quella piramide, Ana? Qual è il tuo piano?" chiese Baal, mentre il suo Cosmo emergeva dalla statua
"Vi ho portati via da quel tempo perché ho bisogno del vostro aiuto per far cadere il Consiglio e Zeus, dopo che io e miei guerrieri avremmo sconfitto Atena e i suoi alleati!"
<Ti aiuteremmo volentieri a far cadere Zeus e i suoi leccapiedi! Purtroppo, i nostri corpi sono stati sigillati con le nostre armature in un luogo a noi sconosciuto.> furono le parole di Dievas
"Non preoccupatevi!" disse la dea madre dei celti sorridendo "I miei fedeli sono alla ricerca del luogo ove sono conservati i vostri corpi. Sicuramente, Zeus li avrà sigillati in luogo segreto ed inaccessibile." .
In quel momento, Anubis entrò nella stanza insieme ai Ritornanti.
"Cosa ci fai qui?" esclamò lei infuriata "Avevo dato l’ordine che non volevo essere disturbata!"
"Io sono un dio egizio, per tanto non prendo ordini da te!" esclamò il dio degl’imbalsamatori "Sono venuto ad informarmi a proposito dell’attacco ai Vendicatori. Chi se ne occuperà?"
"I tuoi Ritornanti! I Tree Drui mi serviranno per l’incoronazione di Dagda! Non preoccupatevi!" aggiunse rivolta a Milady e ai suoi compagni "Voi non potete morire!" <In fondo sono solo dei cadaveri che credono di essere vivi!> aggiunse nella sua mente.
I due giorni di tempo erano finiti, e Seiya si era presentato nel luogo convenuto insieme a D’Artagnan, Mordred e Kanata, mentre gli altri moschettieri erano nascosti poco lontano. I Vendicatori lo aspettavano con Daisuke, il quale aveva le mani legate da una corda e il marchio in bella mostra.
"Così alla fine ci rincontriamo, D’Artagnan!" disse Filippo avvicinandosi al moschettiere, togliendosi la maschera che indossava, rivelando il volto che era quello che avrebbe potuto avere il Re Sole a sessant’anni. L’unica differenza era che i capelli erano spettinati ed erano grigi e corti "Dimmi la verità, ti aspettavi di vedere il volto di trecento anni fa? Mi dispiace, non è così!"
"Tu non vuoi la mia vita, vero Filippo? Lo so perché il tuo scopo era quello di portare qui Mordred, in quanto figlio adottivo del dio che ti salvò e che tu giurasti di servire. Hai nominato il nome <Ponto> di proposito, sapendo dell’amicizia tra Seiya e Mordred! Qual è il tuo scopo, principe Filippo di Francia, figlio di Luigi XIII e di Anna D’Austria e fratello di Luigi XVI detto il Re Sole?"
"Sei intelligente come al solito, D’Artagnan! Io sono qui per far in modo che il sogno di Mordred diventi realtà!"
"Aspetta!" disse Dark Lord togliendosi la maschera "Che significa questo? Che io e Daisuke siamo stati solo usati?"
"Mi dispiace, Louis, ma è così! Daisuke è già stato guarito da Cosette, con l’aiuto di Seiya e Giovanna. Il simbolo sul suo petto non è altro che il Cosmo di Milady che, dopo essere stato isolato, aspetta solo di essere rimosso." Rivelò D’Artagnan ai presenti
Seiya, però, non ascoltava e chiedeva all’amico di quale sogno stesse parlando.
"Ho rinunciato a quel sogno quando ho deciso di schierarmi al fianco dei miei amici, e l’ho abbandonato definitivamente da quando posseggo quest’armatura!" aggiunse togliendosi il mantello e rivelando le nuove vestigia del Re "Da quando la mia spada e le mie vestigia si sono fuse con quelle di mio padre. Il mio nome è Remo Aureliano Ambrosio, noto anche come Mordred Pendragon. Cavaliere della Tavola Rotonda e re protettore dell’Inghilterra!"
"Ponto è tuo padre! È stato lui ha crescerti e ad allenarti, oltre a giurarti di renderti una divinità!" rivelò Filippo sotto gli occhi di tutti "Questa maschera di ferro possiede il potere d’assorbire l’energia vitale di chi la porta, molto lentamente, infatti il mio corpo sta per morire. Ma l’energia contenuta qui dentro servirà per la tua metamorfosi. Unendo essa al Cosmo di un dio è possibile manipolare il genoma umano e…" non poté finire la frase che il suo cuore fu colpito da una croce d’orata rotante, lanciata dal cardinale Richelieu.
"Molto interessante, vero Milady?" chiese il prelato alla sua complice
"Sì, Vostra Eminenza. Questa maschera sarà molto utile ad Ana per l’incoronazione di Dagda." Aggiunse la donna raccogliendo la maschera "Per la cronaca, Mordred. Anche se fossi diventato una divinità, saresti stato sottoposto all’autorità di Dagda come Principe dei Celti! Anche se Maat avesse avuto Avalon e tu il trono del Regno Unito, Dagda sarebbe stato superiore a voi due!"
Mordred non disse niente. Teneva in mano la sua spada, e respirava affannosamente. Neanche i Cavalieri muovevano un muscolo, ben sapendo che contro i Ritornanti vi era poco da fare.
Quando Milady, Frollo, Richelieu e Rochefort si ritirarono, Seiya e Kanata corsero incontro al padre mentre Dark Lord s’arrese davanti a D’Artagnan. Conosceva bene la forza del moschettiere e sapeva che vi era poco da fare.
Solo Mordred rimase fermo dov’era, prima di accasciarsi a terra e scoppiare a piangere singhiozzando "Perdonami papà! Scusa se non te ne ho mai parlato! Scusami! Scusami!"
Il ritorno di Angus
Quando Ana vide i Ritornanti portargli la maschera di ferro rimase stupefatta come non lo era da secoli. Quella maschera donata a Filippo da Ponto le sarebbe stata utile al momento dell’incoronazione di Dagda. Con essa non ci sarebbe stato bisogno di sacrificare tutti i Tree Drui superstiti. Per fare in modo che in Dagda prevalesse il suo DNA divino e trasformarlo in un semidio puro, c’era bisogno di Cosmo potente come quello di cinque esseri umani dotati del settimo senso (come Tree Drui e Cavalieri d’Oro). Coloro che però offrivano il loro Cosmo pagavano con la vita. La quantità d’energia contenuta nella maschera gli permetteva di risparmiare parecchio Cosmo.
Intanto, dopo giorni in cui non era riuscito ad incontrarlo, Heron era finalmente riuscito a trovare proprio il suo comandante e a raccontargli cosa aveva visto nelle catacombe di Roma.
"Se Ioannes e Vortimer erano insieme ai Cavalieri e ai Legionari questo vuol dire che gli dei non ci hanno raccontato la verità! Non credi che dovremmo scoprirla!" chiese il Bardo al suo compagno
"Sì! Hai ragione!" gli disse Dagda "Sicuramente ci hanno tenuto nascosto qualcosa, ma non preoccuparti! L’avranno fatto per il nostro bene!"
"Vorrei crederti!" disse Heron , prima di voltarsi
"Aspetta!" disse il comandante. Il giovane si voltò e fu colpito da un pugno dello stesso Dagda "Mi dispiace, amico mio! Ma dopo la mia incoronazione ti sarà più facile capire la mia decisione e quella di Cerunno!".
Nella sua stanza d’albergo, intanto, Mordred guardava l’anello che suo padre gli aveva lasciato e pensava al fatto che non se lo meritasse, così come non meritava che suo padre lo proteggesse attraverso l’armatura. Non era degno di essere il figlio di re Artù e neanche di essere amico dei Cavalieri.
In quel momento, sentì il Cosmo delle sue vestigia agitarsi, e poco dopo gli apparve lo spirito di suo padre comparve davanti a lui.
<Perché stai piangendo?> gli chiese dolcemente. Il ragazzo non rispose.
<Piangi per ciò che mi hai tenuto nascosto, vero?> neanche questa domanda ebbe risposta, ma Artù sapeva che era così <Ciò che ti dirò adesso, era una cosa che pensavo già quand’ero vivo. Non m’interessa sapere cos’hai fatto prima di schierarti con noi, a me basta sapere come sei adesso! Sapere che hai degl’amici di cui ti fidi e che stai facendo del tuo meglio per considerarti il mio erede. Mi basta sapere che tipo di persona è mio figlio adesso. Non prima!>
"Padre!" singhiozzò Mordred cominciando a piangere. Artù gli mise dolcemente una mano sulla testa e sorridendo disse:
<Ogni volta che cadrai, io ti aiuterò a rialzarti! Ricordatelo sempre! E non solo io, ma anche i tuoi amici. Ricordatelo sempre!>
In quel momento, la porta s’aprì e Seiya entrò nella stanza insieme ad Aiolia.
"Ti va d’uscire per tirarti un po’ su?" chiese il Cavaliere di Pegasus all’amico
"Certo!".
Quella notte, né Maeve e neanche Eva riuscirono a dormire. Avevano infatti sentito il Cosmo di Angus avvicinarsi sempre di più. Sembrava quasi che il ragazzo volesse farsi sentire per comunicargli qualcosa.
"Hai sentito?" chiese la principessa delle Amazzoni al Cavaliere di Platino
"Sì! Però assomigliava molto al Cosmo del vecchio Angus. Forse la melodia di Phobos sta perdendo il suo effetto!"
In quel momento, Galahad si precipitò nella camera della fidanzata.
"Ho sentito che vi siete svegliate all’improvviso! È successo qualcosa?" chiese il Cavaliere della Tavola Rotonda alle ragazze.
"Angus sta arrivando!" spiegò Eva "E noi, membri del popolo delle Amazzoni, dovremmo affrontarlo! Sento che questa sarà una battaglia importante, e per questo motivo ho convocato le altre tre Amazzoni superstiti al massacro di tredici anni fa!".
Dal nulla comparirono tre giovani donne dal Cosmo pari a quello di un Cavaliere d’Oro.
"Vi presento le tre Guardie del Corpo della regina delle Amazzoni! La sua arma è l’arco e il suo ambiente i boschi, con cui è tutt’una. Ecco a voi Silvana, la Cacciatrice!" disse Eva indicando un’Amazzone dai capelli castani, la pelle scura e gli occhi verdi con un’aria selvatica
"Vostra Maestà, metto la mia arma al Vostro servizio e alla Vostra protezione!" disse l’Amazzone, porgendo alla sua principessa l’arco che teneva nella mano destra
"G-Grazie!" rispose Maeve imbarazzata, toccando l’arco.
Eva, poi, indicò la seconda.
"Lei non possiede armi visibili, ma è stata addestrata in India dal Cavaliere Shaka della Vergine. Vi presento Sarasvati, la mistica!" continuò indicando una ragazza indiana di una bellezza impressionante, con gli occhi neri e profondi.
"Vostra Maestà, metto le mie doti al Vostro Servizio e alla Vostra protezione!" disse anche lei, inginocchiandosi e porgendo le sue mani a Maeve. Anche questo caso la principessa ringraziò, dopo aver toccato le mani dell’Amazzone.
"Infine, ecco a voi l’Amazzone più vicina alla regina. Ippolita, generale delle truppe di Themyshira!" aggiunse, mentre l’ultima delle Amazzoni, una ragazza robusta coi capelli rossi, s’inchinava davanti a Maeve, offrendole anche lei le sue armi (una spada e uno scudo).
"Per fermare Angus non serviranno le vostre armi, mi dispiace!" disse Merlino, comparendo con accanto a sé il principe reggente di Themyshira.
"E voi chi siete?" domandò Silvana, prendendo il suo arco
"Abbassa le armi, Silvana!" ordinò Maeve "Uno di loro è Merlino, signore di Avalon, e se gli farai del male, come Tree Drui della betulla dovrò combatterti!"
"Va bene, maestà! Ma l’altro?" chiese l’Amazzone, spostando l’arco sul principe
"Sono Teseo, principe reggente di Themyshira, marito dell’ultima regina delle Amazzoni, Kara, e nonno di Maeve. E se non credete, ecco a voi la prova!" disse Teseo mostrando il medaglione, l’unico oggetto della famiglia reale che, insieme alle armi, non era stato portato via dall’isola.
"Com’è possibile?" domandò Ippolita "Il principe reggente era già avanti con gli anni all’epoca dell’attacco di Phobos e dovrebbe essere morto nella distruzione del palazzo!"
"Invece non è così!" disse l’Amazzone che accompagnava sempre Teseo "E la prova è il fatto che io sono qui!"
"Non è possibile!" esclamò Eva "Quelle sono le vestigia della Gran Sacerdotessa e il tuo aspetto corrisponde all’ultima che portò quel titolo: Artemis!"
"Stanno dicendo il vero!" disse Merlino "Anch’io ero sorpreso quando sono comparsi davanti a me, ma li ho riconosciuti grazie al loro Cosmo!"
"Maeve!" disse Teseo avvicinandosi alla nipote, prima di toccargli il viso "Assomigli molto a tua madre! Ricordo ancora quando la feci scappare per metterla al sicuro da Phobos, raccomandandole di fare di tutto per non farsi trovare e assicurare alla famiglia reale una discendenza! Nello stato di semi coscienza in cui mi trovavo ho sempre vegliato su te e Angus! Il mio Cosmo vi salvò in molte occasioni, come il superamento del vostro esame come Tree Drui!"
"Fosti tu a sostenerci, dunque!" esclamò la ragazza
"Sì! È questa ne è la prova!" disse lui espandendo il suo Cosmo.
"Si! Eri tu il mio angelo custode! Quello che ha vegliato su di noi dopo la morte della mamma! Nonno!" disse lei prima di lanciarsi nelle sue braccia
"Bambina mia!" sussurrò Teseo stringendola forte "Ascoltami! A te spetta il compito di liberare definitivamente tuo fratello! Più è lontano da Phobos, più ritorna ad essere se stesso ma da solo non ce la potrà mai fare! Sei pronta ad aiutarlo?"
"Sì!" rispose lei, sollevando la testa.
L’ultima battaglia d’affrontare, prima dell’attacco finale contro Ana e i suoi era vicina. La battaglia in cui le amazzoni avrebbero finalmente trionfato su Phobos!
Fratello e sorella
Il Gran Maestro aveva convocato Louis nel suo appartamento. Era arrivato il momento di fare due chiacchere con quel ragazzo. Gli stava tra i piedi da troppo tempo. Doveva fare qualcosa!
"Finalmente sei qui!" disse bruscamente al figlio quando entrò "Siediti, avanti!"
"Se vuoi farmi la paternale è un po’ tardi!" disse il ragazzo con tono sarcastico
"Ho appena parlato con tuo nonno e tua madre, e ho scoperto che loro non approvavano il fatto che frequentassi Filippo. Inoltre eravamo d’accordo che avremmo rimandato la nostra disputa alla fine della battaglia contro Ana. Perché hai rapito Daisuke Edogawa? Rispondimi! Non sono l’unico che lo vuole sapere e lo sai bene!"
"Filippo mi aveva promesso che se l’avessi aiutato mi avrebbe aiutato a diventare Gran Maestro appena compiuta la maggiore età!" rivelò Louis
"Il Gran Maestro viene eletto e rimane in carica a vita, a meno che non commetta un’azione molto riprovevole!" gli spiegò il padre, prima di dare un’occhiata all’orologio "Continueremo dopo! Mi aspetta una riunione con alcune Amazzoni che sono comparse questa notte, e pare che Giovanna ed Atena abbiano trovato un modo per fermare Ana e i suoi. A questo proposito, sta venendo qui anche Giulia, la Guida dei Legionari d’Italia!" disse uscendo dalla stanza, insieme al ragazzo che aveva ancora un sacco di domande da fargli.
Più tardi, Maeve, Galahad e tutti i loro amici, parenti e alleati si ritrovarono davanti alla reggia di Versailles per accogliere Angus, che sarebbe comparso davanti a loro fra pochi minuti.
Quando Maeve sentì il Cosmo di suo fratello alle sue spalle, si girò e lo vide vestito con la sua armatura da Berseker con in mano le armi delle Amazzoni. Il suo volto era a metà fra il vero Angus e il Berseker.
"Sai perché sono qui, vero sorella?" disse lui con la voce da Berseker.
"Sì!" rispose "Per avere il diritto a possedere le armi che porti in mano!" poi si mise la corona in testa "E io sono qui per fermarti e riavere il fratello di un tempo!"
"Aspetta, Maeve!" disse Vortimer (che era arrivato insieme a Giulia poche ore prima) "Anch’io combatterò con te, per riavere il mio migliore amico! ATTACCO A MITRAGLIA!" aggiunse attaccando il Berseker con il suo colpo segreto
"È tutto qui quello che sai fare, Vortimer!" disse il Berseker schivandolo "Questo è un vero attacco! POMI ESPLOSIVI!"
"Conosco bene questo tuo attacco, e ho preparato un’efficace difesa!" disse mentre una parte della sua armatura che assomigliava a un fico s’apriva come un fiore, risucchiando l’attacco "E adesso prendi il tuo stesso colpo!" urlò spiccando un salto, mentre il Cosmo assorbito si concentrava nella sua mano per poi scagliarsi contro Angus come un colpo di bazooka.
"Ma dov’è andato?" si disse poi vedendo che il suo ex-compagno era sparito.
"Sono dietro di te!" disse prima di sferragli un pugno potentissimo nello stomaco, per poi cominciare a cadere per terra tenendo Vortimer per le gambe e a testa in giù. "Vi piace! Si ispira al fatto che portò Newton a formulare la legge di gravitazione universale! CADUTA DELLA MELA!". Fu una fortuna per Vortimer portare l’elmo, in questo modo la sua testa non riportò gravi danni.
"Scusami!" disse Angus tornando ad essere quello di un tempo "Non volevo farlo, ma tu non puoi aiutarmi, amico mio!" poi si girò verso la sorella "Ora a noi, Maeve!" disse con la voce del Berseker
I due fratelli si lanciarono l’uno contro l’altro alla velocità di un fulmine. Mentre combattevano Maeve vedeva a momenti suo fratello, a momenti il Berseker e questo non le consentiva di riuscire ad attaccare sempre con la stessa potenza e di distrarsi. E fu in uno di questi momenti, che fu colpita da una raffica di Pomi Esplosivi, che la fecero cadere a terra, sotto gli occhi di tutti i suoi amici.
"Maeve!" gridarono tutti, mentre Angus avanzava verso di lei senza pietà. "Addio, principessa!" disse prima d’attaccarla col Pomo dell’Annientamento. Prima che anche in lui cominciasse un duello d’identità.
"Perché? Perché?" si chiese "Perché una parte di me non vuole che smetta di giocare e che non ascolti più la musica? Perché?" Maeve e i Cavalieri rimasero senza parole "So che devo smettere di giocare, ma perché non posso ascoltare la musica? È così bella! Perché Maeve? Lo Sai?"
"Angus..." disse Maeve avvicinandosi "…tu pensi che stiamo giocando?"
"Sì! È la musica che mi fa giocare, ma da qualche tempo la sento sempre meno!" rispose lui
"Questo è l’effetto della Melodia dell’Avvento Demoniaco!" disse Heron, comparendo all’improvviso "Essa tira fuori il nostro demone, ma dando alla parte più razionale di noi l’impressione di star solo giocando! La melodia non solo ci trasforma in demoni con le sue parole, ma c’incanta con la sua musica come bambini! Angus è sempre stato leggermente influenzato da essa, per questo motivo obbediva ciecamente agl’ordini!"
"Cosa ci fai qui, Heron?" chiese Maeve stupefatta
"Sono qui per aiutarvi!" disse immobilizzando Angus con i suoi pioppini
"No!" urlò Angus come un bambino "Lasciami libero! Lasciami!"
"Maeve, tu e tuo nonno dovrete concentrare l’affetto che provate per Angus nella mia arpa!"
"Ok!" disse Teseo "Sento che posso fidarmi!" disse prendendo la nipote per mano e poggiandole sull’arpa, mentre il Bardo cominciava a suonare.
Angus continuava a dimenarsi, quando la musica di Heron lo raggiunse.
Nella sua mente si vedeva come un bambino che giocava alla guerra, sulle note di una bellissima musica suonata da Phobos. Poi vide che suo nonno e Maeve ne suonavano un’altra più bella. Si voltò e cominciò a correre verso di loro, ma in quel momento si sentì prendere da Phobos per i vestiti.
"Dove credi d’andare?" gli diceva il dio "Non vuoi ascoltare più la mia musica? Non vuoi più giocare con me?"
"Mi sono divertito, ma adesso voglio giocare con mia sorella e mio nonno! Sono la mia famiglia!" rispose Angus
"Mi dispiace, " disse Phobos stringendolo forte "ma tu non vai da nessuna parte! Sei mio!"
"Lasciami! Lasciami!"
Nel mondo reale, Angus si teneva la testa fra le mani (che non erano state bloccate dai pioppini). Galahad si fece avanti pronto ad usare il suo colpo segreto, ma Merlino lo fermò.
"Anch’io volendo posso liberare Angus, ma è meglio che quel ragazzo ce la faccia da solo!" disse il signore di Avalon "Questa è l’ultima battaglia che dobbiamo sostenere contro Phobos, e nessuno può sconfiggere quel dio meglio di Angus!"
Le urla del Berseker fecero rialzare Vortimer, che corse da lui più veloce che poteva.
"Angus! Angus, mi senti?" urlava il Tree Drui all’amico, che nella sua mente lo vedeva con l’aspetto di quando si erano conosciuti quando avevano dieci anni.
"Vortimer?!" disse lui a bassa voce
"Sì!"
"Aiutami! Phobos vuole che continui a giocare con lui! Non mi lascia correre verso te e la mia famiglia!"
"Io non posso fare niente! Solo tu puoi! Dagli un calcio, mordilo…quello che vuoi! Ma io so che puoi liberarti!".
Quando sentì quelle parole, nella sua mente diede un calcio a Phobos e poi corse verso suo nonno e sua sorella. Ma quando li raggiunse, i due si trasformarono nella sua versione adulta.
"Salta!" disse l’Angus adulto a quello piccolo "Salta dentro di me! Io sono te! La parte di te che può sconfiggere Phobos, ma da soli non possiamo fare niente! Salta dentro di me!".
Il piccolo Angus si voltò. Dietro di lui c’era Phobos con alle spalle la sua versione Berseker e Ares. Davanti la sua versione adulta con dietro Maeve, Vortimer e suo nonno, ma vedeva anche suo padre e sua madre. La scelta fu facile davvero.
Pochi minuti dopo Angus, Maeve e Teseo si abbracciavano tra di loro. Le vestigia del Primo Berseker si erano polverizzate nel momento stesso in cui nella sua mente aveva scelto di saltare dentro la parte di sé che aveva ignorato per molto tempo.
"Grazie Heron!" disse Vortimer all’ex-compagno "Ma perché ci hai aiutato?"
"Sì, Vortimer ha ragione!" disse Galahad
"Vi ho aiutati perchè non mi fido più delle divinità celtiche, ma se per questo non sto neanche dalla parte di Merlino e di Atena! So che Ana vuole potenziare Dagda, trasformandolo in una semidivinità e incoronandolo principe dei celti! Per far ciò serve il Cosmo di cinque esseri umani che hanno risvegliato il settimo senso. Il costo chiesto a queste persone è però la vita. Sono qui per chidervi se potete togliermi la vita. È l’unico modo per fermare Ana!"
"No!" disse Merlino "Non ti uccideremo, ma faremo in modo che Ana non possa averti!" disse il signore di Avalon cominciando a stimolargli il cervello col suo Cosmo "Adesso hai dimenticato come si fa ad espandere il proprio Cosmo fino al livello di un Cavaliere d’Oro!"
"Ti ringrazio!" disse Heron alzandosi " E ti comunico le mie dimissioni da Tree Drui del pioppo! Ormai sono totalmente fuori da questa battaglia. Mi raccomando! Attaccate Ana il prima possibile!"
Intanto, a molti chilometri di distanza, Morgana era giunta in Mesopotamia davanti ad un imponente palazzo d’oro con molti giardini pensili. Era molto antico e alla sua custodia vi erano soldati vestiti con antichi costumi babilonesi.
"Ferma! Chi sei?" chiese una guardia puntandole addosso la sua lancia.
"Sono Morgana le Fay, sacerdotessa di Avalon!" disse lei "Sono qui per chiedere un’udienza al vostro dio: Shamas!"
"Il Divino Shamas, dio del codice, e noi, suoi Giudici, ci siamo nascosti molti anni or sono agl’occhi del mondo. Come hai fatto a trovarci?" gli chiese la guardia
"Ad Avalon c’è una mappa che mostra l’ubicazione di questo tempio. Vi prego, fatemi parlare con Shamas! È il più potente e antico degli dei, solo lui può porre fine alla guerra…"
"Fatela passare!" disse una voce calda all’interno del tempio seguita da un Cosmo più forte di quello di Ana.
La guardia si fece da parte e la sacerdotessa di Avalon entrò nel tempio.
Le strade si dividono
Nota dell’autore:
in questo capitolo ho deciso di "mandare a casa" tutti quei personaggi che sarebbero stati ingombranti per il finale della fanfic e della serie e per cominciare a far tornare in scena i Cavalieri, la cui presenza è stata quasi praticamente nulla, se si esclude Seiya."Siete sicuri della vostra scelta? In fondo si tratta di salvare i vostri compagni!" chiese Aurelio a Angus, Maeve, Galahad e Vortimer che gli avevano comunicato la loro decisione di lasciare il campo di battaglia.
"Io non sono più né un Tree Drui né un Berseker ed è ora per me di crearmi un nuovo futuro, e ho intenzione di farlo aiutando a ricostruire Themyshira ed instaurare buoni rapporti fra le Amazzoni e Avalon!" rispose Angus.
"Per me invece è arrivato il momento di prendermi le mie responsabilità non solo come Tree Drui, ma anche come futura regina delle Amazzoni!" disse Maeve "Inoltre, io e Galahad stiamo pensando al matrimonio!" aggiunse voltandosi verso il fidanzato facendolo sorridere.
"Ma tra i Tree Drui da sconfiggere c’è anche Morgause!" gli ricordò il Cesare preoccupato
"Ci penserò io ad occuparmi di quella donna! È una mia vecchia conoscenza!" disse Teseo facendosi avanti
"Nonno, forse è meglio che rimanga io!" disse Maeve ripensandoci
"Non ti preoccupare!" disse il principe sorridendo "Non morirò!"
"Anche per me è meglio andare!" disse Eva avvicinandosi "Il Consiglio mi ha richiamato per una missione della massima importanza. Silvana e le altre Amazzoni stanno andando anche loro Themyshira e Merlino sta tornando ad Avalon. Sembra che stia per succedere qualcosa di grosso!".
Poche ore prima, infatti, Merlino era partito per Avalon, dopo aver scambiato qualche parola con Daisuke e Mordred.
"Così sei deciso a rimanere?" chiese incuriosito al padre di Seiya
"Ho visto l’inizio di questa guerra e voglio vederne la fine!" rispose l’uomo "Inoltre…che padre sarei se non rimanessi vicino ai miei figli? Siamo stai lontani per troppo tempo e se dobbiamo morire, allora lo faremo come una vera famiglia!"
"Hai preso la decisione giusta, amico mio! E tu? Che farai Remo?" chiese poi il signore di Avalon a Mordred
"Anch’io rimarrò!" fu la risposta del figlio di re Artù "Perché sono certo che mio padre avrebbe fatto la stessa cosa! Rimarrò, sconfiggerò gli dei e i loro Tree Drui e manterrò la promessa fatta a Gawen!".
"Hai davvero intenzione di tornare al Santuario, Kanon?" chiese Saori stupita al Cavaliere dei Gemelli
"Sì, Atena! Sento che il mio ruolo in questa guerra è finito!" fu la risposta del fratello di Saga
"Sei davvero convinto della tua scelta?" chiese Aiolia comparendo insieme ai Cavalieri di Bronzo. Kanon annuì.
"Allora possiamo solo augurarti buon viaggio!" disse Hyoga
"Grazie, e buona fortuna a voi!" disse il Cavaliere dei Gemelli, prima di voltarsi per uscire dalla base dei Paladini di Francia.
"sono contento che abbiamo finalmente dissipato i nostri dissapori!" disse Jacques al nonno di suo figlio "L’Ordine non poteva permettersi di stare separato così a lungo. Poiché non solo la famiglia dei Campioni, ma anche altri grandi Paladini si separarono dopo lo scoppio della Rivoluzione!"
"Hai ragione!" disse il vecchio guardandolo con i suoi occhi azzurri "La minaccia di Ana è molto grave. Se i Cavalieri dovessero fallire, sarebbe nostro compito proteggere questo paese e sconfiggere quelle creature!"
"Riguardo a Louis…" cominciò a chiedere il Gran Maestro al padre della sua ex
"L’ho privato dell’armatura! Non è degno di quel titolo! Ho sbagliato ad affidargliela così giovane!" rispose il vecchio sospirando "Ma ora basta! Dobbiamo prepararci, Jacques! La battaglia è vicina!"
Infatti, dopo la partenza di Merlino e degl’altri Atena, i Cavalieri, Daisuke, Kiki, Kanata, Mordred, Teseo, Aurelio, Fauno, Fenrir, Giulia, i moschettieri, Niko, Maria e Giovanna si ritrovarono tutti a Notre Dame con Quasimodo e Goku vicino alla campana più grande.
"Siete sicure della vostra scelta?" chiese il campanaro ad Atena, Giulia e Giovanna.
"Sì!" risposero tutte e tre insieme
"Non ho mai provato ad espandere col suono delle campane il Cosmo di tre persone contemporaneamente e farlo per lungo tempo potrebbe esservi letale! I nostri amici non dovranno metterci più di quattro ore!"
"Non ti preoccupare!" disse Goku sorridendo "Io, Kiki e Fenrir insieme a Kanata e tuo padre saremo qui a proteggerle!"
"E non dimenticatemi di me!" disse Niko"Dovranno passare sul mio cadavere prima di torcere un capello a mia figlia!".
Seiya sorrise, poi si girò verso gli amici.
"Siete pronti?" chiese
"Che domande sono?" rispose Shiryu "Dovresti conoscerci ormai!"
"Noi siamo sempre stati pronti a morire fin dall’inizio di questa battaglia!" aggiunse Hyoga
"Ho promesso a mio fratello che sarei tornato!" disse Mordred pensando al volto sorridente di Gawen"Non posso deludere Gawen proprio adesso!" .
"Bene!" disse allora D’Artagnan "Se siamo pronti allora non ci resta che una cosa da fare!" aggiunse allungando la sua spada verso l’alto insieme ad Athos, Porthos ed Aramis, prima che Mordred aggiungesse la sua e Fauno, Teseo, Aurelio e i Cavalieri sollevassero i loro pugni
"Tutti per uno…" urlò il guascone
" …uno per tutti!" completarono gli altri ad alta voce, prima che le tre donne prendessero posto sotto la campana e incominciassero a pregare.
La battaglia finale era cominciata
Una scena coniugale
(18)"Avete visto? La battaglia è cominciata!" chiese Zeus agl’altri membri del consiglio
"Sì!" fu la risposta dei membri
"Credo che ormai sia arrivato il momento!" disse Kio alzandosi in piedi "Sappiamo cosa dobbiamo fare! Ci divideremo in due gruppi! Uno andrà a Stonehenge, l’altro nel luogo segreto! Il momento di porre fine alla guerra è arrivato!"
In Mesopotamia, anche Shamas aveva cominciato a muoversi. Aveva radunato tutte le sue truppe di Giudici. "Il momento di uscire è arrivato! Ora più che mai la Terra ha bisogno del nostro aiuto! Abbiamo sbagliato a nasconderci migliaia di anni fa, Nonostante siano comparse persone come Atena e i suoi Cavalieri dello Zodiaco! Giudici di Shamas, in nome della giustizia è tempo di tornare a fare il nostro dovere!" dichiarò il dio del codice, avvolto in vesti dorate, mentre i suoi soldati lo acclamavano e Morgana guardava quella scena con ammirazione.
Ana e Dagda erano a colloquio con An e le altre divinità che erano imprigionate nelle statue, quando sentì i Cosmi di Giovanna, Atena e Giulia espandersi grazie al suono delle campane e quello dei Cavalieri e dei loro alleati entrare all’improvviso nelle catacombe.
"Se è la guerra che vogliono, la guerra avranno!" disse la dea madre dei celti "Dovranno affrontare i Ritornanti e Anubis, seguiti dai Tree Drui! Non saranno mai in grado di arrivare fino a noi!".
Nessuno avrebbe mai immaginato che i sotterranei di Notre Dame fossero più profondi e più lunghi di quanto si pensasse. Sembrava che quei sotterranei fossero vecchi di secoli, anzi di millenni.
"È strano!" disse Seiya pensieroso
"Cos’è strano?" chiese Shiryu
"Questo luogo…mi è…familiare…Come se l’avessi già visto in un’altra vita…".
In quel momento il gruppo si trovò una figura davanti a sbaragli la strada: Milady!
"Mi occupo io di lei!" disse Athos sguainando la spada "Voi andate avanti!"
"Va bene!" disse D’Artagnan "Forza ragazzi, corriamo!".
"Eccoci qui, dunque!" disse lui dopo qualche minuto di silenzio in cui erano stati l’uno davanti all’altra senza muoversi.
"Sì!" disse lei mentre cominciava a prendere aspetto felino "Ma questa volta sarò io ad ucciderti, Athos!" aggiunse saltandogli addosso come un leone sulla preda, sbattendolo a terra
"Vedremo!" disse lui ferendola al petto, dal quale non vide uscì sangue "Allora avevo ragione io! Sei un demonio!"
"Come?!" esclamò lei guardandosi la ferita "Ma com’è possibile? Dovrei sanguinare? Cosa mi avete fatto? Cos