Primo episodio - Siluette -

Finlandia, in viaggio

Non era certo al centro del mondo civile, ma Cooney sapeva come arrangiarsi. Un piccolo sassolino stretto nella sua mano recava il simbolo della sua armatura e sembrava guidarlo verso la meta finale. Tramite autostop, furti veloci e abili azioni, Cooney fu in fretta nella città di Oulu. Li trovò solo degli stupidi, sempliciotti che avevano deciso di aiutare il povero straniero. Quante tasche aveva svuotato dal suo ingresso in quel luogo? Nemmeno se lo ricordava. Era uno spasso. Meglio che a casa sua nei momenti migliori!

Francia, Calais, dieci anni prima

Era ormai un anno che lui e quello strano uomo si vedevano ogni due giorni e parlavano delle sue capacità. Eppure non aveva ancora scoperto il suo nome. Lo chiamavano Siluette, per il fatto che come le ombre si aggirava ovunque! Cooney aveva appreso molto sul movimento e sulle abilità di combattimento corpo a corpo, oltre al fatto che era anche un abile borseggiatore e con la velocità che il loro cosmo gli dava erano praticamente imprendibili.

"Ciao Cooney, sei puntualissimo come sempre!" Siluette era davanti a lui

Il piccolo apprendista capì subito che c’era qualcosa di diverso.

"Sai che niente è eterno, vero?"

"Cosa vorresti dire? Non riesco a capire!"

Cooney aveva il viso arrossato, come se stesse per scoppiare in un attacco di rabbia. Dentro di se sentiva che quello che stava per sentire non gli sarebbe piaciuto!

"Ebbene mio apprendista, sto per lasciare la Francia. Loro mi hanno trovato e non posso batterli, ne sfuggirgli, sono troppi e abili per me!"

Cooney sorrise.

"Quindi stai per partire, tutto qui? Verrò con te!"

Siluette fece un cenno con la testa. Era un diniego!

"Ma Perché?"

"Perché i tuoi genitori ti cercherebbero, farebbero qualcosa che mi metterebbe in difficoltà e renderebbe ancora più complicata la mia fuga!"

Cooney rimase immobile, impotente a quelle parole, non sapeva cosa fare, poi rifletté e si domandò quale fosse la giusta risposta e la trovò.

"Quando ci saluteremo?"

"Domani, al porto, parto per Dover e poi mi dirigerò a Londra, li deciderò la mia strada. Ti aspetto al molo due, non mi lasciar partire da solo, mi raccomando!"

Gli mise la mano tra i capelli e li agitò. Cooney nemmeno ci badò, non gli interessava come agli altri di essere appariscente, anzi i fantasmi avevano più prospettive di ottenere ciò che volevano e di sorprendere i propri avversari!

Finlandia, Oulu

Era al porto, finalmente era pronto a lasciare quella nazione che non aveva più niente da dargli. Doveva essere pronto, perché appena lasciato questo stato avrebbe fatto rotta per l’Irlanda, non sapeva bene il perché, ma la pietra che aveva nella mano lo stava portando li! La nave sarebbe arrivata a Dublino e da li avrebbe dovuto arrangiarsi da solo, ma non aveva paura di questo. Il porto era davanti a lui e la nave pronta, sarebbe stato un viaggio divertente, diverso da quello che aveva segnato il suo destino.

Francia, Calais, dieci anni prima

Cooney quel giorno tornò a casa un po’ stanco, era in pensiero per la partenza del suo maestro. Ma chi lo stesse cercando non gli era chiaro. La madre lo sgridò come sempre perché era troppo spesso fuori e non lo vedevano mai in casa. Gli diceva che per un bambino di quell’età era pericoloso girare per le strade da solo, che lui era troppo piccolo e che lei non sapeva che fare con lui. Ma poi non diceva altro, non gli importava veramente di quello che poteva succedergli, era una bocca di troppo da sfamare alla fine! Si distese sul letto, nella camera che condivideva col fratello di sedici anni, ormai un lavoratore e quindi a pieni diritti capo della sua vita e di quella del povero fratellino, ma oggi no! Ignorò ogni sua parola, ogni suo insulto, ogni sua irrisione, ma poi sentì le parole zuppa e topi. Avrebbero mangiato la zuppa. ora sapeva cosa fare.

Scese di corsa, mentre le grida del fratello lo volevano fermare. Urtò la sorella scendendo le scale, si diresse in cantina e prese il veleno per topi. Lo nascose nella tasca della giacca sgualcita che portava e si diresse verso la cucina. Sua mamma era lontana, era andata chissà dove e lui era libero di agire. Versò il veleno nella zuppa ormai pronta e la mescolò. Poi uscì con calma dalla stanza per andare fuori dalla porta a prendere una boccata d’aria, una delle ultime che segnavano la sua prigionia e la sua vita in Francia!

Finlandia, Golfo di Botnia

Cooney si godette il fresco dell’aria che fendeva il suo viso mentre la nave si muoveva. Era a prua a godersi il primo pezzo del tragitto. Dentro di se sentiva un nuovo potere crescere. In lui vi era uno scopo e una missione. Era diventato un cavaliere devoto a un dio. Come era riuscito a esserlo era solo merito suo e questo lo rendeva ebbro del suo nuovo modo di essere. L’armatura era in lui. Diversamente da altri, le armature dei cavalieri di Lugh erano nel singolo e nascevano dalla natura che lo circondava. Per questo la sua era li e allo stesso tempo non era visibile. La sentiva, gli parlava e lui era certo bramasse di arrivare a casa. Dopo anni di lontananza lei voleva rivedere le sue terre, Cooney ne era certo. L’armatura gli ricordava i sentimenti che aveva provato dieci anni prima quando aveva lasciato la sua casa per vedere il mondo. Quando aveva abbandonato tutto e tutti per scoprire quale fosse il suo destino!

Francia, Calais, dieci anni prima

Il piccolo rispose al richiamo del "è pronto!" Dato dalla madre. Un minuto dopo erano tutti a tavola. Padre, Madre, Fratello, Sorella e lui, tutti affamati. Cooney finse di mettere in bocca la minestra e con grande maestrie fece si che non si accorgessero che non aveva mangiato. Quando tutti ebbero finito non gli resto nemmeno il tempo di porsi domande, il veleno aveva fatto effetto. Tutti si misero le mani alla gola, stavano facendo dei versi orrendi, Cooney si alzò e si bloccò contro il muro. Era terrorizzato. Suo padre, un uomo molto grande e nerboruto si diresse verso di lui con il braccio teso. Stava cercando aiuto, ma Cooney strisciò contro la parete e gli si allontanò. Mise le mani alle orecchie e si lasciò cadere verso terra strisciando la parete. Le grida lo turbavano e lo spaventavano sempre di più. Tutta la sua famiglia stava per morire per mano sua e qualcuno poteva sentirla. Il bambino si alzò dalla sua posizione di difesa e corse per le scale velocemente. Raggiunse la camera dei suoi e prese tutti i soldi, successivamente con calma scese le scale. Davanti a lui lo spettacolo era raccapricciante. Fluidi schiumosi erano sgorgati dalle bocce dei suoi familiari. Molti mobili erano rovesciati, tirati giù dai moribondi e peggio ancora tutti erano ormai privi di vita. Cooney non resistette e dirigendosi al lavandino trattenne appena in tempo un conato di vomito. Dopo aver sfogato la sua debole reazione si sentì meglio, lo schifo e l’odore non lo turbavano più, ora tutto era deciso. Aprì la porta e si diresse al molo.

Rimase li tutta la notte, mangiò qualcosa, ma non molto, fino a che Siluette non arrivò.

Gli andò incontro sorridendo e tentò di abbracciarlo. L’uomo lo evitò velocemente e lo guardò turbato.

"Cosa ti prende bamboccio, io non sono tipo da abbracci e pensavo nemmeno tu!"

Cooney abbassò la testa, come se capisse la sua colpa.

"Hai ragione, ma sono troppo felice, ora posso venire con te!"

"Non puoi ti ho detto! Devi stare con i tuoi o ci metteremo nei guai, ti cercheranno!"

"No!"

Siluette rimase di sasso, non fece in tempo a replicare che Cooney gli allungò un buon numero di banconote.

"Comprami il biglietto, i miei genitori non sono più un problema e mai più lo saranno!"

L’uomo di colpo capì. Rise forte, come mai aveva fatto.

"Tu sei peggio di me, dovrò stare davvero attento con te piccoletto!"

Poi lo prese per la mano e lo portò a fare il famoso biglietto. Raggiunsero la nave e partirono. Il mondo era davanti a lui e presto sarebbe diventato qualcuno. Questo pensava il piccolo Cooney.