CAPITOLO DECIMO. PRIMO ASSALTO AL SANTUARIO.
Nel frattempo al Grande Tempio di Athena regnava il caos più completo, nonostante gli abili tentativi di Tisifone di organizzare la difesa al meglio, coadiuvata anche da Ilda e dai Guerrieri del Nord.
La donna aveva ricevuto l’ordine di riorganizzare le armate di Athena, in vista di un eventuale guerra contro l’Olimpo, e così aveva fatto, ordinando a tutti i soldati e Cavalieri presenti di riunirsi al Santuario, inviando anche messaggeri in giro per il Mediterraneo e l’Europa.
Ma i Cavalieri a sua disposizione restavano comunque pochi; oltre a Mizar e Alcor, la cui presenza era una vera benedizione, il resto dell’armata ateniese era composta da Asher e dai suoi quattro amici, a cui Kiki aveva riparato le armature di bronzo, e da Ikki e Castalia, momentaneamente sull’Olimpo. E questo scoraggiava non poco i soldati semplici.
"Che speranze di vittoria abbiamo?" – Mormoravano voci preoccupate. – "Otto Cavalieri e un pugno di soldati, contro gli Dei immortali?!"
Ma Tisifone aveva spinto loro a reagire, a non arrendersi.
"Per quanto terribili e forti siano i nemici che ci aspettano, noi non arretreremo! Non ci arrenderemo!" – Esclamò loro, ma il suo discorso non sortì alcun risultato positivo.
L’esplosione del cosmo di Athena giunse come una bomba in un deposito di polveri da sparo, essendo chiaramente avvertita da tutti quanti. Tisifone, Ilda e Asher, a consiglio alla Prima Casa di Ariete, uscirono fuori e guardarono verso l’Olimpo, vedendo soltanto fulmini luccicare impetuosamente.
"No.. Non ci credo!" – Gridò Asher, stringendo i pugni.
"Isabel.." – Commentò Ilda, avendo percepito chiaramente il cosmo dell’amica spegnersi.
"Cosa sta succedendo sull’Olimpo?" Si chiese Tisifone, domandandosi anche quale sorte era stata riservata a Castalia e a Ikki.
Per l’ultima domanda non dovette aspettare molto per avere una risposta.
Mezz’ora dopo infatti le porte dello spaziotempo vibrarono debolmente, e i Cavalieri di Athena videro un uomo apparire dal nulla, reggendo in braccio una fanciulla ferita. La ragazza era Castalia, salvata da Birnam da morte sicura.
"Birnam!" – Esclamò Tisifone, correndo incontro ai due. – "Cos’è successo? Dove sei stato?"
"Sull’Olimpo!" – Rispose il Cavaliere d’Argento della Bussola. – "E a quanto pare sono giunto in tempo! Sarebbe bastato un minimo ritardo, e per Castalia sarebbe stata la fine!"
"Ma cos’è accaduto?" – Incalzò Asher.
"Questo dovremmo chiederlo a lei!" – Affermò Birnam.
E tutti si voltarono verso Castalia, che, seppur stordita, iniziò a raccontare brevemente quello che ricordava.
"Non so cosa sia accaduto nella Sala del Trono, ma Zeus ha attaccato Athena, imprigionandola per aver osato disubbidire ai suoi ordini!"
"Maledetto!" – Gridò Asher, stringendo i pugni.
"Conserva le tue forze per la difesa, Cavaliere dell’Unicorno! – Esclamò Castalia." – Se i miei presentimenti sono esatti, non tarderemo ad avere visite!
E Castalia aveva proprio ragione.
"Come hai fatto a raggiungere l’Olimpo senza farti scoprire? Pensavo fosse impresa impossibile persino per un Cavaliere d’Oro!" - Fu l’ultima cosa che Tisifone riuscì a chiedere al Cavaliere della Bussola, prima che le mansioni organizzative la richiamassero.
"Non ci sono riuscito, infatti! Mi è stato permesso!" – Rispose Birnam, ringraziando il misterioso aiuto che dall’interno aveva reso possibile ciò.
Neppure venti minuti dopo, un’armata di Cavalieri Celesti attaccò il Santuario, sfondando quel che restava del Cancello Meridionale ed entrando nel Grande Tempio. Fu la più sanguinosa battaglia che ebbe mai avuto luogo all’interno della Città Eterna.
I soldati semplici, seppur intimoriti e preoccupati dalla morte della loro Dea, si lanciarono senza esitazione contro gli avversari, ingaggiando sanguinari corpo a corpo, che si conclusero in un mare di sangue.
Tisifone, Asher e i quattro Cavalieri di Bronzo si radunarono nella piazza centrale del Santuario, da cui i Cavalieri Celesti avrebbero dovuto passare per raggiungere la Prima Casa dello Zodiaco, dove Castalia, Mizar e Alcor si erano insediati, insieme a Ilda e Kiki.
"Fosse anche la nostra ultima battaglia…" - Commentò Tisifone, alla vista dell’armata celeste che avanzava, facendo strage di difensori del Santuario. – "È stato bello, e è stato un onore, dividere questi momenti con voi!"
Asher annuì, accennando un sorriso, prima di scattare avanti.
Il giovane Cavaliere dell’Unicorno balzò in alto, contro la truppa di Cavalieri Celesti, ma bastò un lampo dal dito di uno di loro per lanciarlo contro la parete rocciosa circostante.
Nel vedere l’amico sbalzato via, anche Geki, Ban, Aspides e Black si lanciarono avanti, lasciando Tisifone sola al centro della piazza.
La donna fu circondata in fretta da un gruppo di Cavalieri Celesti, armati di spade, ma non si perse d’animo e ingaggiò battaglia con loro, affondando i suoi potenti Artigli del Cobra dentro le loro carni.
Nel frattempo un gruppo di Cavalieri Celesti aveva raggiunto la Prima Casa, superando Tisifone e gli altri. Erano in tre, e il loro capo era il Luogotenente dell’Olimpo, Phantom dell’Eridano Celeste.
La sorpresa del giovane di trovare Castalia, viva e vegeta, a difendere la Casa dell’Ariete fu notevole. Ma grande fu anche il dispiacere nel dover combattere contro di lei.
"Sei viva, allora?!" – Commentò.
"È stato un miracolo!" – Rispose Castalia.
"Non credevo che ti avrei rivista!" – Si lasciò sfuggire Phantom, con un mezzo sorriso.
"Peccato che le circostanze non siano le migliori!" – Ironizzò Castalia, con voce pungente. – "Hai portato i tuoi guerrieri a fare strage di innocenti al Santuario di Athena, tu che, come mi avevi detto per abbindolarmi, detestavi la violenza!"
"Ho dovuto farlo! Questi sono gli ordini che ho ricevuto da Zeus!"
"E ovviamente gli hai obbedito!"
"Cos’altro avrei dovuto fare?!" – Esclamò Phantom, espandendo il proprio cosmo lucente. – "Nessuno può contrastare una decisione del Sommo Zeus! Nessuno! Soprattutto uno dei suoi Cavalieri!"
"Mio Signore.." – Intervenne uno dei due Cavalieri che lo accompagnavano. – "Aspettiamo il suo segno!"
Phantom annuì con il capo, senza dir niente, e i due Cavalieri Celesti si lanciarono all’assalto, puntando verso la Prima Casa dell’Ariete.
"Non cerco la guerra, Castalia!" – Mormorò Phantom. – "Ma se essa mi trova, io non posso tirarmi indietro! Sono un soldato, e combatto! Questo è ciò che so fare!"
"E io difenderò i miei ideali, proteggendo il Santuario di Athena, dalle barbare e sanguinose mani dei sicari di un Dio violento e ingiusto! Perciò fatti avanti, Cavaliere di Zeus, e possa il destino permetterci di incontrarci nuovamente da amici, dopo la morte!" – Detto questo, Castalia spiccò un balzo in alto, bruciando il suo cosmo e precipitando sull’uomo con il suo Volo dell’Aquila Reale.
Il colpo, di discreta efficacia, fu fermato da Phantom semplicemente alzando un braccio. Castalia atterrò sul dito indice dell’uomo, prima di venir sbalzata in aria da un fascio energetico molto potente.
"Perdonami! Ma questo è il mio destino! E non poso sfuggirvi!" Mormorò Phantom, prima di concentrare il proprio cosmo celeste tra le dita.
La piazza principale del Santuario era ormai diventata un cimitero, in cui mucchi di cadaveri giacevano a terra, in pozze di sangue. Numerosi soldati semplici di Atene erano caduti, e gli ultimi strenui difensori arrancavano a fatica di fronte all’avanzata dei Cavalieri Celesti.
Un giovane dai corti capelli castani e da una lucente armatura celeste si fece avanti, avvolto in un luminoso cosmo etereo. Black e Ban si lanciarono contro di lui, ma questi li respinse semplicemente aprendo il palmo della mano destra.
"Chi sei?" – Domandò Ban, allibito.
"Narciso è il mio nome, Cavaliere Celeste dell’Olimpo, della schiera dei guerrieri di Afrodite!" – Rispose il giovane, con tono calmo e tranquillo.
"Afrodite?" – Ripeté Black.
"Naturalmente, la Dea della Bellezza! È a lei che vanno tutti i miei pensieri e il mio operato!" – Esclamò il giovane, odorando un fiore che portava con sé.
"Allora sarà per la tua Dea che cadrai!" – Urlò Ban, rialzandosi insieme all’amico. – "Lionet Bomber!"
"Dead Howling!" – Gli fece eco Black, affiancando il proprio colpo segreto a quello di Ban.
"Sciocchi!" – Mormorò Narciso.
E con un gesto velocissimo lanciò il fiore avanti a sé, che si moltiplicò in migliaia di esemplari, creando una fitta e impenetrabile barriera sulla quale si schiantò l’attacco combinato di Ban e Black.
"E adesso a voi, deliziose creature che portate il mio nome!" – Mormorò il giovane, rivolgendosi ai fiori, i narcisi appunto. – "Portate il sonno eterno a questi uomini delittuosi, avvolgeteli nella vostra armonica danza!"
Mentre Narciso parlava, i fiori disfecero la barriera, davanti agli occhi attoniti di Ban e Black, correndo verso di loro, in un travolgente turbine fiorito dal colore biancastro. Incapaci di muoversi, i due Cavalieri di Bronzo furono completamente ricoperti dai narcisi del giovane, inalando il loro odore, un odore che, come disse il Cavaliere, li stava uccidendo.
Improvvisamente rapidi fasci energetici si diressero verso i due amici, liberandoli in parte dalla stretta morsa ammaliatrice di Narciso.
"Chi osa?" – Esclamò il giovane, alzando per la prima volta il tono della voce. – "Chi si permette un simile scempio?"
"Io oso!" – Ripose una voce maschile, balzando davanti a lui. – "Sono Asher dell’Unicorno, Cavaliere di Athena!"
"Pagherai per l’affronto di cui ti sei macchiato, Cavaliere!" – Esclamò Narciso, puntando un nuovo fiore contro Asher. – "Turbine di estatica bellezza!"
E scagliò un vortice di narcisi contro il Cavaliere dell’Unicorno che ne fu travolto e trascinato in alto, mentre i narcisi si attaccavano al suo corpo, intorpidendo i suoi movimenti.
Asher ricadde a terra molti metri addietro, praticamente ricoperto di bianchi narcisi che, come le Rose di Sublime Bellezza di Fish, portavano ad una morte lenta e delicata, quasi soporifera.
Il rumore della battaglia in corso, le grida di dolore dei suoi compagni, risvegliarono Asher dal torpore in cui i narcisi lo stavano facendo cadere. Il Cavaliere dell’Unicorno bruciò il proprio cosmo al massimo, facendo strage di fiori che, mentre si rialzava a fatica, caddero dal suo corpo come fossero stati inceneriti.
"Osi ancora?" – Si infuriò Narciso, mentre sul suo bel viso candido comparivano i segni della rabbia, deturpando il suo volto.
"Guerriero di Afrodite, che della bellezza hai fatto l’unica fede della tua vita, un Cavaliere di Athena si rialzerà sempre, finché ci sarà bisogno di lui!" – Esclamò Asher, con fare deciso. – "E non saranno i tuoi fiorellini a tenermi a terra inerme, mentre i miei compagni lottano anche per me!"
"Tale arroganza merita una punizione!" – Gridò Narciso, puntando nuovamente un candido fiore contro Asher. – "Prendi ancora, Turbine di estatica bellezza! Più potente di prima!"
Il fiorito vortice travolse nuovamente Asher, ma stavolta il ragazzo, espandendo il proprio cosmo al massimo, trovò la forza per resistere, facendo strage di fiori con rapidi fendenti luminosi. "Brucia, Cosmo dell’Unicorno!" Mormorò il ragazzo, stringendo i denti.
"Criniera dell’Unicorno!" – Urlò, scagliando violenti fasci energetici contro i fiori, distruggendoli e riuscendo a uscire dal turbine.
"Ma.. come hai fatto?" – Esclamò Narciso, esterrefatto. – "Non vuoi dunque accettare il torpore eterno che ti avevo riservato?"
Asher neppure lo ascoltò quel damerino, come amava definirlo, e si lanciò avanti continuando a scagliare fendenti luminosi contro di lui.
Narciso evitò un paio di affondi del Cavaliere di Bronzo, venendo però colpito di striscio in alcuni punti, prima di fermargli un braccio e lanciarlo in alto.
"Che ti serva da punizione!" – Esclamò il Cavaliere Celeste, concentrando una sfera energetica sulla mano destra e scagliandola contro Asher, che stava ricadendo a terra.
Il ragazzo fu colpito in pieno e si schiantò pochi metri più avanti, perdendo l’elmo della propria armatura, nuovamente danneggiata.
Narciso si preparò per colpirlo nuovamente ma fu afferrato improvvisamente da sotto le ascelle da due robuste mani maschili.
"Che cosa?!" – Urlò, iniziando a scalciare.
Ma Geki dell’Orsa non sembrava intenzionato a mollare la presa, bruciando il proprio cosmo e liberando sotto forma di scariche energetiche.
"Geki!" – Urlò Asher, rialzandosi.
"Colpiscilo adesso, Asher! Avanti! Colpiscilo!" – Gridò Geki.
"Bada a te, rozzo orso preistorico! Pagherai cara la conseguenza del tuo folle gesto, porre le tue sporche mani sulla mia bianca vestigia!" – Esclamò Narciso, bruciando per la prima volta il proprio cosmo.
Le scariche energetiche di Geki furono letteralmente travolte dal potere del Cavaliere Celeste, che le respinse e avvolse il giovane in una stretta morsa incandescente.
"Geki!" – Urlò Asher, ancora titubante.
"Non… non pensare a me, Asher! Colpiscilo!" – Gridò Geki, tremando.
"Muori!" – Esclamò Narciso, concentrando una sfera energetica sulla mano destra e poi sbattendola con forza contro il corpo del Cavaliere dell’Orsa.
"E sia!" – Urlò Asher, bruciando al massimo il proprio cosmo. – "Perdonami amico! Criniera dell’Unicorno!"
Asher si lanciò avanti, scagliando centinaia di fendenti ad una velocità superiore a quella del suono. Narciso, per difendersi, invocò nuovamente la barriera di fiori che probabilmente avrebbe sortito il suo effetto difensivo se il cosmo del Cavaliere non fosse stato impegnato a difendersi anche dal nuovo attacco di Geki, che, senza preoccuparsi minimamente della propria sorte, aveva ripreso a stringere sempre più.
I fendenti di Asher fecero a pezzi la fiorita barriera, schiantandosi con fragore contro l’Armatura Celeste di Narciso. L’ultimo colpo gli sfondò il pettorale, spingendosi nel corpo dell’uomo che, in preda al dolore e alla pazzia di fronte a tanta deturpante violenza sanguinaria, fece esplodere al massimo il suo cosmo, uccidendosi spontaneamente, accelerando una fine che probabilmente sarebbe arrivata comunque.
Asher e Geki furono spinti lontano, tra i frammenti delle loro Armature danneggiate, e quando si rialzarono trovarono il corpo di Narciso a terra, che lentamente veniva ricoperto da delicati fiori candidi.
"Che è successo?" – Mormorò Geki, barcollando.
"La sua mente non ha retto all’idea di tutta questa violenza! Vedere il suo corpo sporco e pieno di ferite sanguinose lo ha distrutto, al punto da fargli preferire la morte alla fine in battaglia!" – Commentò Asher, ansimando a fatica.
Ma la conversazione tra i due Cavalieri fu interrotta da un’esplosione violenta. Sollevando lo sguardo verso la Prima Casa i due videro un enorme gorgo energetico schiantarsi su di essa, travolgendo i suoi difensori. Phantom aveva appena scagliato il suo colpo segreto.
Si mossero per correre in loro aiuto, ma non riuscirono a fare un passo, travolti da un repentino attacco. Un nuovo avversario era appena giunto sul campo di battaglia.
Mizar e Alcor si erano lanciati senza esitare contro i due Cavalieri Celesti che avevano accompagnato Phantom dell’Eridano. Due Cavalieri che, come ebbero a notare subito i fratelli di Asgard, erano notevolmente inferiori a Sterope, il Ciclope da loro affrontato il giorno prima.
"Ma non sono da sottovalutare!" Rifletté Alcor, scagliando i Bianchi Artigli della Tigre insieme al fratello. Il colpo travolse i due Cavalieri Celesti, scaraventandoli indietro, ma subito si rialzarono per dare nuovamente loro battaglia.
Lo scontro tra i quattro andò avanti per una ventina di minuti, davanti agli occhi preoccupati di Ilda, riparata tra le colonne della Prima Casa. La donna avrebbe voluto scendere a combattere con i propri guerrieri, per difendere il Tempio della Dea Athena, ma si rese conto di essere al momento solamente d’intralcio. La sua mente volò via, chiedendosi se Cristal avesse raggiunto la fortezza del Valhalla, chiedendosi cosa fosse accaduto a Ikki e soprattutto ad Athena sull’Olimpo, dove il potere del suo cosmo non riusciva proprio ad arrivare.
Un diretto di un Cavaliere Celeste spinse Mizar contro una roccia, facendogli perdere il nero elmo della sua corazza, e rivelando un viso gonfio e pieno di ferite.
Alcor si lanciò avanti per difendere il fratello, affondando i suoi Artigli nel pettorale del nemico, prima di voltarsi e contrastare l’attacco del suo compagno. Quando lo scontro ebbe termine, con la morte del secondo Cavaliere Celeste, i due fratelli corsero in aiuto di Castalia, bloccata in una scomoda posizione dal potere del Cavaliere dell’Eridano Celeste, potere che, Alcor lo percepì chiaramente, era vasto e luminoso, pari o superiore a quello di un Cavaliere d’Oro.
Castalia aveva iniziato a combattere con Phantom dell’Eridano Celeste, ma lo scontro non pareva volgere affatto a suo favore. Nonostante il dispiacere nell’affrontare proprio l’unica persona degna di rispetto che aveva conosciuto sull’Olimpo, Castalia non aveva esitato a lanciarsi contro di lui, consapevole dell’enorme divario tra i loro poteri. Forse, inconsciamente, Castalia stava sfogando su di lui anche la frustrazione conseguente alla delusione per averlo creduto diverso e il senso di colpa che non le dava pace per aver lasciato Athena da sola, invece di essere al suo fianco per proteggerla.
"Cometa Pungente!" – Esclamò Castalia, portando avanti il braccio destro.
Una luminosa cometa argentata si diresse verso il Cavaliere Celeste, un buon colpo, ma non abbastanza per un uomo capace di muoversi alla velocità della luce. Phantom evitò l’assalto e con un balzo fu davanti a lei, concentrando una sfera nella mano sinistra e sbattendola sul petto della ragazza, che fu travolta e spinta indietro, fino a schiantarsi nelle ormai distrutte scalinate davanti alla Prima Casa.
Il Cavaliere Celeste concentrò una nuova sfera energetica nella mano, ma esitò un attimo prima di lanciarla avanti, dispiaciuto dall’idea di combattere con lei.
"Ma gli ordini del Sommo Zeus devono essere eseguiti!" Mormorò, sinceramente combattuto.
"Cosa fai? Perché esiti?" – Domandò Castalia, rialzandosi. – "Non devi dare tregua al tuo nemico!"
E scagliò una nuova Cometa Pungente contro di lui, di potenza maggiore della precedente, che si scontrò con la sfera incandescente lanciata dall’uomo, provocando un’esplosione che costrinse entrambi a saltare indietro.
Phantom balzò in cima a una roccia, sollevò il braccio destro in alto, puntando l’indice verso il cielo, e concentrò il suo cosmo.
"Perdonami Sacerdotessa dell’Aquila! Forse.. in un’altra epoca saremmo potuti essere amici.. o anche amanti!" – Confessò il Cavaliere dell’Eridano Celeste, mentre una luminosa aurea lo avvolgeva. – "Ma adesso le nostre fedi diverse ci impongono di combattere! Sappi però che ho grande stima di te, e dei Cavalieri di Athena, che avete lottato a lungo per la Giustizia su questa terra!"
"Giustizia che il tuo Dio sta calpestando come erba di prato!" – Commentò Castalia, mettendosi in posizione difensiva.
Phantom non rispose, abbassando per un momento lo sguardo, colpito da quelle veritiere parole a cui non aveva la forza per rispondere. Non disse niente e attaccò.
Da sotto la terra comparvero improvvisamente tantissimi filamenti verdastri, sottili piante che si attorcigliarono con violenza intorno al corpo della Sacerdotessa dell’Aquila, nonostante i suoi tentativi di balzare via. Le liane si arrotolarono intorno al suo corpo, stringendola con forza, fermando i suoi movimenti, incrinando la lucente armatura d’Argento.
"Liane dell’Eridano! Fermatela!" – Esclamò Phantom, osservando la ragazza venire sollevata e intrappolata in un reticolato verdastro. – "Questa sarà la tua fine, Castalia dell’Aquila! Stritolata lentamente dalle piante del fiume Eridano, perderai i sensi e abbandonerai questo mondo…"
"In questo modo non sarò io, direttamente, il responsabile della sua morte!" Pensò Phantom, balzando dalla roccia sul pavimento.
In quel momento Mizar e Alcor, uccisi i due Cavalieri Celesti contro cui stavano combattendo, si lanciarono contro Phantom, per liberare Castalia, ma il Cavaliere dell’Eridano neppure si voltò verso di loro, comandando alle piante di afferrare anche loro e stritolarli come stavano facendo con la Sacerdotessa dell’Aquila.
"Ecco!" – Esclamò infine Phantom, osservando i tre dibattersi all’interno di quell’intricato groviglio di liane. – "Accettate la resa, Difensori del Santuario! Avete ancora una possibilità per aver salva la vita, quella di unirvi a Zeus entrando a far parte dei suoi Cavalieri! Egli conosce il vostro valore di combattenti di Athena e di Odino, e non esiterà nel nominarvi suoi Cavalieri!"
"Mai.." – Sibilò Castalia, tentando di liberarsi dalla morsa stringente delle liane.
"Puoi scordartelo, Cavaliere dell’Olimpo!" – Esclamarono Mizar e Alcor, bruciando il loro cosmo.
Rapidi fendenti di energia cosmica si liberarono dai corpi dei due fratelli, veloci come gli Artigli delle Tigri che rappresentavano, con lo scopo di tagliare le liane e liberarli da quel groviglio. Ma Phantom non lo permise loro, aumentando l’intensità della morsa, in modo tale da non consentire più neppure un minimo movimento.
"Abbandonate ogni resistenza, Cavalieri! Non sarebbe un disonore accettare una sconfitta inevitabile!" – Continuò Phantom, rivolgendosi ai tre, ma fissando solamente Castalia.
"È strano che sia tu a dirlo, Cavaliere dell’Eridano!" – Trovò la forza per parlare Castalia, espandendo al massimo il proprio cosmo argenteo. – "Tu che hai sempre ammirato le gesta dei Cavalieri di Athena, Cavalieri degni di lode e di ammirazione, per l’onore e la determinazione che hanno sempre dimostrato! Proprio tu vieni a dire a noi di arrenderci, di abiurare la nostra fede nella Giustizia per abbracciare quella del tuo despota che vorrebbe rendere il mondo schiavo?! No.. Phantom.. se pensi questo significa che non hai mai compreso chi sono i Cavalieri di Athena!"
"Oppure l’ho compreso, ed è per evitarti una triste fine, che ti ho proposto questo!" Mormorò il ragazzo, osservando i disperati sforzi della ragazza di liberarsi.
Mizar e Alcor tentavano di liberarsi da quell’aggrovigliante vegetazione che impediva i loro movimenti, ma non riuscivano a scagliare i loro fendenti luminosi. Allora decisero di tentare un’altra strada. Usare il loro secondo potere.
I due fratelli del Nord concentrarono i loro cosmi, bruciandoli al massimo, per congelare le liane dell’Eridano intorno a loro. Non fu affatto impresa facile, considerando la continua velocità e l’impeto che il Cavaliere Celeste imprimeva alle sue liane, ma alla fine ci riuscirono, quanto bastò per permettere loro di distruggere il legame che li immobilizzava e scagliare quindi congiuntamente i Bianchi Artigli della Tigre contro il resto delle Liane.
Alcor si preparò quindi ad attaccare il Cavaliere Celeste, balzando avanti, nel momento stesso in cui Mizar sfoderava i suo taglienti artigli per liberare anche Castalia dalla presa delle liane. Ma Phantom non si intimorì per niente, evitando gli affondi della Tigre Bianca di Asgard e limitandosi ad aprire il palmo della mano destra, scaraventando Alcor indietro, travolto da una sfera luminosa.
"Dunque non avete intenzione di arrendervi, Cavalieri?!" – Esclamò Phantom, osservando i tre, piuttosto malconci, rialzarsi di nuovo. – "E sia dunque.. vi onorerò con il mio colpo segreto!"
Detto questo unì le braccia al petto, bruciando ardentemente il proprio cosmo, limpido e celeste. Castalia, Alcor e Mizar si lanciarono avanti, dopo essersi scambiati una rapida occhiata, ma furono tutti travolti.
"Gorgo dell’Eridano!" – Gridò Phantom, riaprendo di scatto le braccia.
Un enorme gorgo di energia cosmica partì dalle sue braccia, dirigendosi avanti, travolgendo i tre Cavalieri e tutto lo spiazzo antistante alla Casa d’Ariete.
Ilda, nascosta tra le colonne del Tempio, tirò un grido spaventata, nel vedere i tre Cavalieri venire sbattuti violentemente contro le rocce circostanti, tra i frammenti delle loro armature e il sangue che usciva copioso dalle ferite. E la sua paura crebbe ulteriormente quando percepì l’arrivo di un nuovo temibile avversario, il cui cosmo, lo sentiva, era chiaramente quello di una Divinità.