CAPITOLO QUATTORDICESIMO. SECONDO ASSALTO AL SANTUARIO.

Mentre i combattimenti tra Asher, Geki e Narciso nella piazza principale del Santuario, e tra Castalia, Alcor, Mizar e Phantom davanti alla Prima Casa dello Zodiaco, erano ancora in corso, un improvviso vento iniziò a soffiare, abbattendosi con forza contro le mura esterne del Santuario.

Gli ultimi difensori furono travolti da quell’artificiale tempesta, carica di energia cosmica, osservando cinque figure ammantate di un’aurea celeste volteggiarsi sopra di loro, prima di schiantarsi contro i Cavalieri di Bronzo nella piazzetta del Santuario.

"Ma… che succede?" – Urlò Asher, venendo scaraventato contro le rocce circostanti.

"Cos’è questo vento improvviso?" – Gridò Geki.

"È il vento che spazzerà via questo Santuario, Cavalieri di Athena!" –Esclamò una decisa voce di donna.

Asher trovò la forza di rialzarsi e guardare avanti a sé. Come sospese a mezz’aria stavano cinque figure ricoperte da Celesti Armature, alcune dalle sfumature verdastre, altre bluastre, con ali variopinte fissate agli schienali.

Quattro maschi dalle Armature piuttosto simili e una donna in mezzo a loro atterrarono in quel momento sul disastrato Piazzale del Santuario.

"Chi siete?" – Ghignò Asher.

"Modera il tono, bamboccio!" – Esclamò uno dei quattro maschi.

"Non è l’atteggiamento giusto per chi sta per morire per mano di una delle più potenti Divinità greche!" – Intervenne un altro.

"Divinità?" – Balbettarono Asher e Geki, mentre anche Ban, Aspides e Black tentavano di rialzarsi.

La donna che accompagnava i quattro maschi fece un passo avanti, e Asher poté ammirarla in tutta la sua grazia. Era alta e imperiosa, con mossi capelli castani, e, anche se non eccessivamente bella, sapeva emanare grazia e solennità al tempo stesso.

Era ricoperta da una Veste Dorata, decorata con fregi intarsiati, che fece capire al ragazzo di trattarsi sicuramente di una Veste Divina, fabbricata con cura solenne dal Fabbro degli Dei, Efesto, figlio di Zeus.

"Eos è il mio nome, Dea dell’Aurora!" – Esclamò infine la donna, fissando con sguardo di superiorità gli insanguinati Cavalieri di Bronzo. – "E questi sono i miei figli: Borea, Zefiro, Euro e Austro, i quattro venti!"

"La Dea dell’Aurora?!" – Mormorarono i Cavalieri di Bronzo, sconcertati.

"Zeus in persona ci ha ordinato di affiancare il suo Luogotenente, per anticipare la distruzione di questa impura città!" – Esclamò Eos. – "Non ho mai capito cosa ci trovi Athena in questa immonda umanità!"

"Bada a come parli, Dea dell’Aurora!" – La zittì Asher, asciugandosi il sangue che gli colava dal labbro. – "Non dovresti parlare di cose che non conosci!"

"Come ti permetti?" – Intervenne uno dei figli di Eos, balzando fin davanti ad Asher.

Lo afferrò per il collo, senza che il ragazzo potesse ribellarsi, e lo scagliò contro una parete rocciosa, avvolto da scariche energetiche.

"Asher!" – Urlarono i suoi quattro amici, lanciandosi contro il figlio di Eos.

"Stolti!" – Esclamò questi, sollevando le braccia al cielo e scaraventando i quattro in alto.

"Non c’era neppure bisogno di venire tutti!" – Affermò un altro dei figli di Eos. – "Potevamo restare tutti nella caverna della Tracia!"

"Non lamentarti Borea!" – Intervenne Zefiro. – "In quattro ridurremo i tempi! Coraggio, andiamo!" – Detto questo si librò nell’aria, sbattendo le variopinte ali della sua Veste Divina, seguito da un fratello.

"Zefiro! Austro! Distruggete ogni cosa!" – Li esortò la madre.

E i due figli saettarono nell’aria, ruotando circolarmente uno dietro all’altro, creando un grande vortice di energia che scagliarono contro il Santuario. Le mura esterne si schiantarono sul colpo, e anche numerose costruzioni furono travolte, mentre la popolazione rimasta si dava alla fuga, incapace di contrastare un simile potere distruttivo.

Quando il vortice si diresse verso la zona delle abitazioni, dove si trovava tra l’altro anche la Casa delle Sacerdotesse di Tisifone e Castalia, e l’infermeria, con numerosi e malconci feriti, fu improvvisamente fermato, schiantandosi contro un’invisibile barriera posta a sua difesa.

"Ma cosa?" – Si chiese Zefiro, volteggiando nell’aria fino a tastare la cupola protettiva. – "C’è come un campo energetico che impedisce al vortice di procedere!"

"Beh, che state aspettando?" – Tuonò Borea, dal basso. – "Distruggetelo!"

Zefiro bruciò il proprio cosmo, lanciandosi contro l’invisibile barriera, ma questa incredibilmente resistette. Provò quindi Austro, scagliando fulmini e scariche energetiche che fecero vibrare l’intera barriera, che sembrò quasi sul punto di schiantarsi, ma non lo fece.

"Non capisco da dove provenga una simile barriera!" – Mormorò Zefiro, sconcertato.

In quel momento una figura si materializzò nell’aria, all’interno della cupola protettiva che aveva ricoperto la zona abitata del Santuario. Era un uomo sui trent’anni, con un viso poco aggraziato, lunghi capelli grigi, in posizione meditativa, con gli occhi chiusi e i sensi concentrati al massimo.

"Un uomo?!" – Esclamò Austro sconcertato.

"Non un uomo, un Cavaliere di Athena!" – Mormorò una voce di donna, dal piazzale del Santuario.

Eos si voltò verso la donna, alta e ben fatta, con mossi capelli verdi e un’Armatura dai colori verde e marrone.

"Sono Tisifone del Serpentario, Cavaliere d’Argento! E quello è un mio compagno, Birnam della Bussola, fedele servitore di Athena!"

"Un Cavaliere d’Argento?" – Esclamò Eos, quasi indispettita. – "Zefiro, Austro, non vi farete fermare da un guerriero di così basso rango?!"

Zefiro e Austro concentrarono i loro cosmi, sotto forma di due grandi sfere energetiche che diressero contro la barriera invisibile di Birnam. Questa accusò il colpo, vibrando fortemente, e Tisifone poté sentire l’enorme sforzo che l’amico stava facendo per contenere l’attacco.

Per distogliere l’attenzione dei figli di Eos, decise di agire autonomamente, lanciandosi avanti contro la donna.

"Cobra Incantatore!" – Gridò, balzando in alto.

"Stolta!" – Esclamò Eos, senza neppure spostarsi.

Tisifone si schiantò contro un’invisibile protezione, posta a difesa della Dea, venendo immediatamente scaraventata indietro da un cosmo potentissimo che la fece sbattere contro le rocce, distruggendo la sua maschera argentata e rivelando il suo volto.

"Pagherai per quello che hai fatto, donna!" – Urlò Borea, balzando su Tisifone.

"Lo vedremo.." – Replicò la donna, scattando velocissima, evitando l’affondo del figlio di Eos, e preparandosi a lanciare nuovamente il suo attacco.

Borea sorrise, con aria di superiorità, mentre bruciava il proprio cosmo, creando un potente vento che diresse contro la donna.

"Perditi, donna! Vento del Nord!" – Esclamò, scagliando una violenta tempesta energetica contro Tisifone, che fu come sollevata da quel turbine d’aria, percorsa da una tremenda pressione che fece scricchiolare in più punti la sua corazza d’argento.

Borea balzò in alto, concentrando il cosmo sulla mano destra e colpendo violentemente la Sacerdotessa sul petto, facendola precipitare a terra, con il pettorale dell’Armatura completamente distrutto e sangue che usciva copioso dal suo corpo.

"Tisifoneee!" – Urlò Asher, rimettendosi in piedi.

"Fermi voi!" – Gridò Borea, scagliando nuovamente il Vento del Nord sui cinque Cavalieri di Bronzo.

Ma i cinque amici fecero barriera usando i loro cosmi. Non possedevano tecniche difensive efficaci, come il Muro di Cristallo di Mur o gli Scudi dorati della Bilancia, ma potevano contare solo sul loro cosmo, come avevano già fatto mesi prima per difendere Patricia dall’assalto di Thanatos.

"Una mossa inutile!" – Mormorò Borea, discendendo nuovamente a terra, e scagliando un nuovo attacco, molto più potente del precedente.

Il Vento del Nord spazzò via la debole resistenza rappresentata dai cosmi dei cinque Cavalieri di Bronzo, scaraventandoli lontani, avvolti da scariche energetiche.

"Attento!" – Urlò Eos, vedendo improvvisamente la Sacerdotessa dell’Ofiuco scattare avanti.

"Artigli del Cobra!" – Gridò Tisifone, arrivando dall’alto, ma Borea si limitò a spostarsi di lato, lasciando che l’assalto della Sacerdotessa si infrangesse nel suolo.

Quindi la colpì con il braccio sinistro, scaraventandola contro le rocce, ormai esausta. Eos ordinò al figlio di porre fine a quella ridicola commedia e Borea obbedì, preparandosi per scagliare una violenta tempesta.

Nel frattempo Birnam era ancora sospeso in aria, riparato dalla cupola protettiva che aveva creato per riparare le case del Santuario.

Kiki, fratello del Grande Mur, era a terra, e lo aiutava dal basso a mantenere la barriera, potenziandola con il suo, seppur minimo, aiuto.

Zefiro e Austro scagliarono un nuovo attacco contro la cupola, che parve nuovamente cedere, ma resistette ancora, nonostante i poteri di Birnam fossero ormai al minimo.

"Resistente è la tua difesa, Cavaliere d’Argento!" – Esclamò Zefiro, avvicinandosi alla cupola.

"La barriera che ho erto a difesa della mia gente, del mio popolo innocente che voi vorreste violentemente massacrare, trae origine dal mio cosmo, dalla forza smisurata delle stelle! Sei in grado tu, che ti fingi un Dio, di spazzar via una stella?!" – Parlò per la prima volta Birnam.

"Piene di un ego smisurato sono le tue parole, Cavaliere della Bussola! E pagherai caro il tuo atteggiamento di sfida!" – Urlò Austro, pronto per attaccare nuovamente.

"Non c’è ego nelle mie parole, solo la ferma volontà di difendere il mio popolo e il Tempio della Dea della Giustizia, come il mio maestro mi ha insegnato!" – Replicò Birnam, concentrando il proprio cosmo.

"Beh, ti ricorderanno negli Annali con un poema eroico! Peccato che non resterà nessuno per scriverlo!" – Urlò Austro, scagliando il suo potente attacco. – "Folgori di Austro!"

E violente scariche energetiche avvolsero completamente la barriera invisibile, stridendo fortemente su essa, percorrendola fino alle radici. La violenza delle Folgori di Austro sollevò terra e polvere, spazzando via tutto quel che rimaneva fuori dalla cupola, facendola vibrare fin nelle sue fondamenta.

Kiki, le giovani Sacerdotesse e la popolazione all’interno avvertirono una violenta scossa nel terreno, che li fece rabbrividire e spaventare, ma il ragazzino pregò tutti di mantenere la calma. Appoggiò entrambe le braccia alla barriera, dando fondo a tutte le sue risorse per aiutare Birnam.

Il Cavaliere della Bussola accusò il colpo, sentendo il calo della sua energia, e decise di risparmiare le forze, atterrando, sempre in posizione meditativa, sul tetto di una delle case. Sudava e tremava quasi febbricitante, ma cercò di mantenere la calma.

Un nuovo attacco di Austro e Zefiro scosse l’intera cupola fin sottoterra, obbligando Birnam alla soluzione definitiva.

Per te, mio maestro, Shaka! Mormorò, concentrando il proprio cosmo e poi liberandolo improvvisamente, come un’abbagliante bomba di luce.

Zefiro e Austro furono accecati da quell’improvviso bagliore che spazzò via le Folgori di Austro e spinse indietro i due figli di Eos. Quando riuscirono a riaprire gli occhi, ansando per aver accusato il colpo, si accorsero che il Cavaliere della Bussola aveva dato fondo alle sue ultime risorse per colpirli, giacendo adesso svenuto sul tetto di un’abitazione.

"Coraggio, Zefiro! La via è libera, ormai!" – Lo esortò Austro, bruciando il proprio cosmo. Zefiro fece altrettanto, lanciandosi contro la cupola protettiva, sicuri ormai di distruggerla, priva del sostegno del suo creatore.

Ma improvvisamente un cosmo immenso si levò sul Santuario, avvolgendo le abitazioni e uscendo anche fuori dalla cupola stessa, stupendo persino Kiki, e Tisifone impegnata in battaglia con Borea.

"Birnam!!!" – Urlò Kiki, alzando gli occhi.

E vide il Cavaliere d’Argento della Bussola, sollevarsi dal tetto, riprendere la propria posa meditativa e portarsi in alto, vicino alla cupola, proprio davanti agli occhi attoniti dei due figli di Eos.

"Che cosa?!" – Gridarono Zefiro e Austro mentre lanciavano il loro attacco.

Un’enorme esplosione di luce abbagliò l’intero Santuario, frantumando la cupola protettiva e travolgendo Austro e Zefiro, che non riuscirono a muoversi, quasi incantati da quell’assalto luminoso.

Shaka, maestro mio, a te che mi hai insegnato a scoprire il cosmo dentro di me, a sentire viva la fiamma di Athena, che mi hai insegnato a combattere per ciò che ritengo santo, e che mi hai insegnato come portare a termine una battaglia, anche usando il cosmo come arma estrema, dono la mia vita! Mormorò Birnam, liberando l’intera energia del suo cosmo. Che il mio sacrificio possa servire per salvare i giovani innocenti di questo Santuario, che sia per loro esempio di fede!

"Ultima luce dell’Oriente!" – Gridò l’uomo, inghiottendo Austro e Zefiro con il suo cosmo.

I due figli di Eos furono letteralmente spazzati via, polverizzati dall’esplosione cosmica del Cavaliere della Bussola, il quale, troppo debole per sostenere uno sforzo simile, precipitò a terra, schiantandosi con fragore.

La barriera protettiva crollò, e con essa se ne andò anche il suo creatore, Birnam della Bussola, Cavaliere d’Argento, Discepolo di Virgo, davanti alle lacrime di commozione di Kiki e della popolazione da lui protetta fino alla morte.

Nel frattempo Tisifone era impegnata in battaglia contro Borea, il Vento del Nord, ma lo scontro era rapidamente volto a favore del figlio di Eos, che aveva massacrato la giovane senza pietà. L’ultimo colpo scagliò Tisifone contro la parete rocciosa, con tale violenza da sfondarla, ricreando una rozza forma della donna.

"Affida l’anima ad Athena, Sacerdotessa! Presto la raggiungerai!" – Esclamò Borea, spavaldo.

Tisifone cadde a terra in una pozza di sangue, tra i frammenti di quel che restava della sua Armatura Argentata, ma rantolando si rimise in piedi, chiedendo al Dio cosa fosse accaduto ad Athena.

"Non so con esattezza cosa sia accaduto sull’Olimpo! Io non vi dimoro!" – Replicò il Dio. – "I miei fratelli ed io viviamo in una caverna della Tracia, ampia e ventosa, rifuggendo i lussi Olimpici! Ma voci certe mi hanno avvertito di una punizione a cui Zeus ha condannato sua figlia! Punizione che, certamente, porterà alla sua morte!"

"Maledettooo!" – Urlò Tisifone, lanciandosi avanti con gli Artigli del Cobra.

Ma nuovamente Borea evitò il suo attacco, balzando in alto e facendo una capriola su se stesso in modo da atterrare proprio dietro alla donna. Sollevò il braccio di colpo, scagliandola in alto, di nuovo travolta dal Vento del Nord.

In quel momento Tisifone si ricordò di un’arma che Kiki aveva aggiunto alla sua corazza, una lunga frusta marrone. La srotolò istantaneamente, lanciandola verso terra. La frusta si arrotolò ad un braccio di Borea e permise a Tisifone di non essere scagliata lontano; con un ultimo disperato sforzo, la donna si spinse in avanti, balzando dall’alto su Borea, rimasto sorpreso dalla scena.

"Cobra Incantatore!" – Gridò Tisifone, piombando con velocità sul figlio di Eos che non riuscì ad evitare completamente l’affondo della nemica, venendo ferito di striscio sulle braccia, in alcune parti non protette dalla sua armatura.

"Abile mossa!" – Esclamò Borea, riprendendosi. – "Ma non abbastanza per permetterti di aver salva la vita!"

"Resisterò!" – Continuò Tisifone, ormai allo stremo.

Ed espanse il suo cosmo al massimo, mentre scintille di energia cosmica saettavano intorno a lei.

In quella, una luce apparve improvvisamente sopra i contendenti, un’abbagliante luce dorata che dal cielo scese fin sopra la testa di Tisifone. Come fosse una stella.

"Ma questa è.." – Balbettò la donna, osservando la Dorata Armatura del Cancro che si era palesata.

"Non ti permetterò di usarla!" – Gridò Borea, avvedutosi del potenziale pericolo.

E lanciò con impeto il Vento del Nord, che tuttavia non sortì l’effetto sperato, incontrando la tenace resistenza di un grande cosmo dorato. L’Armatura apparsa davanti a Tisifone infatti iniziò a brillare di oro acceso, riscaldando il cuore della donna e donandole nuova energia, prima di scomporsi in tanti pezzi che andarono a posarsi sul suo corpo.

"Incredibile!" –Mormorò Borea, osservando il proprio Vento venire respinto dal caldo cosmo della Costellazione del Cancro.

"Grazie!" – Affermò Tisifone, ringraziando mentalmente il Cavaliere d’Oro di Cancer, per il gentile aiuto prestatole.

Adesso, con l’armatura di Death Mask addosso, sembrò a Tisifone di possedere nuove energie, ma sapeva bene che da sola la corazza non sarebbe bastata per vincere. Espanse al massimo il proprio cosmo, carico adesso di bagliori dorati, e poi si lanciò avanti, scagliando gli Artigli del Cobra.

Rapidi fendenti di energia cosmica si diressero verso il figlio di Eos, che scattò velocissimo per evitarli, ma non appena si spostava ecco che subito Tisifone lo inseguiva, sempre lanciando i suoi affilati artigli.

"Adesso basta!" – Tuonò la voce imperiosa di Eos, rimasta in disparte ad osservare lo scontro tra il figlio e la donna, e tra Austro e Zefiro e il Cavaliere della Bussola. E concentrò il cosmo sulla punta dell’indice destro, pronto per colpire la donna.

Un potentissimo raggio di luce, circondato da scintille energetiche, partì dal suo dito, diretto verso Tisifone, ma Asher, rialzatosi di scatto, si mise sulla traiettoria, venendo colpito in pieno al posto suo.

"Asheeer!" – Urlò la Sacerdotessa dell’Ofiuco, osservando il ragazzo schiantarsi molti metri addietro, in un lago di sangue, mentre quel che restava della sua bronzea armatura era stato completamente polverizzato.

"Non.. preoccuparti di me.." – Mormorò il ragazzo, incapace di rialzarsi.

"Maledetti!" – Urlò Tisifone, e con la forza della disperazione scagliò un potentissimo Cobra Incantatore che stordì Borea, spingendolo indietro.

Rapida come un fulmine, Tisifone srotolò la frusta, lanciandola contro di lui e afferrandolo per il collo, prima di dargli un potente strattone per tirarlo a sé.

"Artigli del Cobra Dorato!" – Gridò, scagliando rapidi fendenti con il braccio sinistro, mentre col destro teneva la frusta.

Borea, preso alla sprovvista da una mossa così imprevista e grossolana, fu colpito in pieno, e un affondo di Tisifone gli distrusse il coprispalla destro raggiungendo la carne al di sotto di esso.

"Aaargh!" – Urlò Borea, mentre Tisifone lasciava la frusta per colpirlo anche col braccio destro.

Ma non fece in tempo.

Euro, il quarto figlio di Eos, che fino a quel momento era rimasto immobile e silenzioso dietro la madre, balzò su di lei, creando un cerchio di energia intorno alla donna, che dal basso scagliò Tisifone in alto, avvolta in folgori lucenti.

"Non ho chiesto il tuo intervento, Euro!" – Esclamò Borea, liberandosi dalla frusta di Tisifone e tastandosi la spalla dolorante.

"Come preferisci.. allora sbrigatela da solo, se ci riesci!" – Ironizzò Euro, voltandosi verso gli altri Cavalieri di Bronzo.

Black, Ban, Aspides e Geki si erano rimessi in piedi, con la forza della disperazione, e unirono i loro cosmi per creare una grande cometa energetica che diressero contro Euro, il quale neppure si spostò, aprendo il palmo della mano e facendo sì che la cometa scivolasse su di esso, ritornando indietro e travolgendo i quattro.

"Perfetto!" – Esclamò Eos soddisfatta, osservando i corpi inermi dei sei cavalieri a terra. – "Uccideteli, io vado a spazzar via il Tempio!"

Detto questo si librò nell’aria, leggera come una foglia, volteggiando sul Santuario finché non si trovò proprio sopra le Dodici Case dello Zodiaco. Concentrò il proprio cosmo, creando una grande sfera energetica intorno a lei, una bomba che, nelle sue intenzioni, avrebbe spazzato via tutto.

Ma in quel momento accadde qualcosa di incredibile, qualcosa che neppure gli ultimi difensori del Grande Tempio avrebbero immaginato. Un segreto nascosto, di cui solo gli Antichi Sacerdoti erano a conoscenza: l’ultima difesa del Santuario.

Il cielo sopra di loro, fino a quel momento nuvoloso e cupo, iniziò a schiarirsi improvvisamente, rivelando la volta stellata nella quale numerose stelle iniziarono a brillare di un’intensa e innaturale luce.

"Che sta succedendo?" – Si chiese la Dea dell’Aurora.

"A quanto pare non solo Death Mask ci sta dando una mano!" – Mormorò Tisifone, alzando gli occhi al cielo, piena di commozione.

Le Dodici Costellazioni dello Zodiaco iniziarono a brillare, e da ognuna di loro partì un raggio luminoso diretto verso la Dea dell’Aurora, e la stessa cosa accadde da ognuna delle Dodici Case. Eos si trovò nel mezzo, trapassata da ventiquattro raggi luminosi, caldi come il sole, lucenti come il firmamento.

"Cosa diavolo succede?" – Esclamò Borea, muovendosi per correre in aiuto della madre.

Ma Tisifone non glielo permise, scattando verso di lui, lanciando nuovamente gli Artigli del Cobra Dorato. Borea evitò l’affondo, e poi contrattaccò con una sfera energetica a cui Tisifone rispose con un nuovo attacco.

Lo scontro tra i due poteri spinse entrambi indietro di parecchi metri, ansimanti ma determinati a continuare a combattere finché uno dei due non sarebbe caduto.

Euro, nel frattempo, si era lanciato verso la madre, per portarle aiuto e liberarla da quella stretta morsa lucente. Concentrò il proprio cosmo, creando un violento tifone energetico, che spazzò via i raggi di luce, svincolando Eos da quella strana gabbia.

"A quanto pare il Santuario possiede dei meccanismi di difesa estrema!" – Puntualizzò Euro.

"Non crederai che basti per fermarci?" – Domandò Eos. – "Abbiamo ricevuto un ordine dal Signore dell’Olimpo e dobbiamo portare a termine ciò che ci ha chiesto!"

"Conosco gli ordini del Sommo Zeus, madre!" – Si lamentò Euro.

"Tuttavia non fai niente per applicarli, come hai sempre fatto!" – Brontolò Eos.

"Sai bene che non ho stima degli Dei Olimpici, madre, e non provo interesse alcuno ad intromettermi nei loro affari!"

"Taci, sciocco!" – Lo schiaffeggiò Eos. – "Non pronunciare parole scortesi! È da stolti mancare di rispetto a Zeus, in tempi inquieti come questi!"

"Mi fai pena!" – La schernì Euro. – "Tu, figlia dei Titani Iperione e Tea, che potresti sedere sul trono dell’Olimpo, chini il capo al Dio Zeus, figlio di Crono, uno dei Dodici Titani, ed essere quindi tuo pari!"

"Non chino il capo a nessuno, Euro! Sono semplicemente riconoscente al Sommo Zeus! Non dimenticare che nell’Antichità, dopo la Titanomachia, egli concesse all’uomo che amavo, e che avevo rapito da Troia, Titone, il dono dell’immortalità, permettendogli di restare al mio fianco per tutti questi secoli!"

"Grande dono, quello!" – Ironizzò Euro. – "Ottenne l’immortalità, certo, ma non l’eterna giovinezza! È adesso è soltanto un vecchio decrepito che gira stanco per i corridoi dell’Olimpo in cerca di una morte che non arriverà mai!"

"Adesso basta!" – Gridò Eos, puntando il dito indice contro il figlio.

Un lampo di energia travolse immediatamente Euro, facendolo schiantare a terra, mentre ancora se la rideva, deridendo sua madre e il vecchio Titone.

"Che ti serva da lezione, ragazzino!" – Esclamò Eos, piena di rabbia. – "E adesso rialzati e spazza via quei cadaveri viventi!"

Euro non rispose, ferito nell’orgoglio, limitandosi a rimettersi in piedi e a prepararsi per l’attacco.

Di fronte a lui, quasi nudo e grondante di sangue, c’era rimasto soltanto Asher dell’Unicorno. Tutti i suoi quattro amici erano stesi a terra, in fin di vita, impossibilitati a rialzarsi.

Euro sospirò, sempre più convinto della ridicolezza dei comportamenti degli Dei Olimpici. E questo sarebbe un combattimento? Si chiese tra sé il figlio di Eos. Un Dio contro un bamboccio di sedici anni in fin di vita?! Aaah.. sono davvero finiti i bei tempi antichi dove gli uomini e gli Dei combattevano insieme, dove uomini valorosi edificavano città e si nutrivano di sapienza ancestrale! Troia, Micene, Corinto.. niente resta più delle antiche città in cui tante volte mi sono recato, sotto forma umana, per abbeverarmi del loro sapere, della loro arte!

Cosa rimane oggi di quelle virtù antiche? Esclamò, avvolgendo Asher in un cerchio di energia cosmica. Il ragazzo fu travolto dalle folgori incandescenti e scaraventato in alto, davanti allo sguardo malinconico, e per niente interessato al combattimento, del Dio del Vento dell’Est.

In quel disperato momento, mentre le forze parevano abbandonarlo del tutto, Asher sentì un richiamo da lontano: il caldo cosmo di Athena, a cui continuamente andavano i pensieri del ragazzo, da sempre innamorato di lei.

Isabel, incatenata dalle folgori di Zeus, nella Bianca Torre dell’Olimpo, incitò il ragazzo a non arrendersi, a bruciare il suo cosmo fino ai limiti estremi della galassia, come mai aveva fatto finora. Asher sorrise, con gli occhi gonfi e pieni di lacrime, e fece avvampare il proprio cosmo, liberandosi dalla morsa del nemico.

Euro, non molto attento alla battaglia, notò infine un accendersi impetuoso di stelle intorno al ragazzo, stelle che ricrearono la costellazione dell’Unicorno. In un attimo Asher piombò su di lui, come una scintillante cometa sulla cui testa splendeva un corno argentato.

"Corno d’Argentoooo!!!" – Gridò il ragazzo, colpendo in pieno petto il Dio del Vento dell’Est, che fu spinto indietro di parecchi metri.

In quello stesso momento Tisifone, con le ultime forze che le restavano, colpì Borea, travolgendolo con gli Artigli del Cobra Dorato e scaraventandolo indietro, non molto distante da Euro.

Dopo quel colpo, sia Asher che Tisifone si accasciarono al suolo, deboli e inermi, mentre i due fratelli, figli di Eos, si rialzavano, pronti per finirli.

"Addio, donna!" – Esclamò Borea, concentrando il cosmo sotto forma di sfera energetica.

Ma non ebbe il tempo per scagliarla avanti che fu distratto da un sibilo metallico.

Si voltò indietro, per cercare di capire cosa fosse, ma non fece in tempo a muoversi che fu ferito in più punti da una miriade di catene lucenti scagliate contro di lui,.

Euro, ancora nel pieno delle sue forze, balzò su una roccia poco lontana, evitando di essere ferito, e da lassù poté assistere, senza intervenire, all’intera scena.

Due ragazzi, indossanti due luminose armature, distrutte in più punti, erano appena arrivati. Uno dei due, con una corazza violetta e i capelli verdi, reggeva in mano delle catene, con cui aveva appena bloccato i movimenti di Borea, mentre l’altro, moro e con un’armatura bianca, si stava lanciando avanti, caricando il pugno di energia cosmica.

"Fulmineee di Pegasus!!!" – Gridò il ragazzo, colpendo in pieno Borea e scaraventandolo lontano.

E questo confermò i sospetti del Dio del Vento dell’Est, che aveva riconosciuto i due nuovi arrivati: Seiya di Pegasus, e Shun di Andromeda.

Euro sorrise, preparandosi per la battaglia, e riflettendo che, tutto sommato, c’erano ancora eroi contro cui combattere in quei tempi moderni.