CAPITOLO TRENTATREESIMO. IL BRIGANTE DI ANIME.

Quando Tifone arrivò sull’Olimpo, in quel caliginoso pomeriggio di maggio, Demetra, Dea delle Coltivazioni, stava curando con il timo selvatico, intriso del suo benefico cosmo divino, le ferite dei Dioscuri, i figli di Zeus, nell’ampia radura dove un tempo sorgeva il Bianco Cancello, prima delimitazione della dimora degli Dei. Spaventata, come i due Cavalieri, da quelle immonde grida, la Dea fu svelta a nascondere Castore e Polluce tra i cespugli, usando i propri poteri per mimetizzarli con l’ambiente circostante, fondendosi in un’unica natura, e là rimasero, quei pochi minuti, mentre l’immonda sagoma di Tifone apparve nel cielo, volando con le proprie demoniache ali, completamente avvolta da fiamme incandescenti.

"È terribile!!" –Mormorò Demetra, osservando Tifone discendere sull’Olimpo.

"E noi siamo qua nascosti!" –Mormorò Castore, cercando di rimettersi in piedi. –"Dobbiamo correre alla Reggia di Zeus per.."

"Per farvi massacrare?!" –Domandò sarcasticamente la Dea, pregando il Cavaliere di tornare a sedersi.

"Per difendere il nostro Signore e Padre!" –Precisò Castore, zoppicando.

"Non siete nelle condizioni fisiche per combattere, al momento!" –Esclamò Demetra, osservando i corpi feriti dei due Cavalieri e le loro corazze semidistrutte. –"Tantopiù con Tifone, un essere così infernale che neppure la potenza riunita di noi tutti Dei potrebbe bastare!"

"Motivo in più per correre alla Reggia!"–Aggiunse Castore, ma Polluce, alzandosi a sua volta, lo fermò, pregandolo di rimanere.

"Demetra ha ragione, Castore! Per quanto mi irriti e mi mandi in bestia non poter far niente, non avremmo speranze contro quel mostro!"

"E allora.." –Ma Demetra zittì entrambi, prima di socchiudere gli occhi e lasciar scivolare il suo cosmo, verde pallido, sul pendio del Monte Olimpo.

Evocati dalla loro Signora Madre, numerosi alberi si svegliarono, scossero le loro alte fronte, sollevarono le loro antiche radici, e si misero in marcia, diretti verso il medio versante, nel tentativo, ridicolo forse, di frenare l’avanzata di Tifone.

"Vuoi fermarlo con i tuoi alberi?!" –La schernì Castore. –"Ne farà una pira sui cui arderà i corpi di tutti noi!"

"Smettila Castore!" –Esclamò Polluce, sferrando un cazzotto nello stomaco al fratello, facendolo cadere a terra. –"Non è un atteggiamento costruttivo il tuo!"

"E il tuo invece sì!?" –Si arrabbiò Castore, rialzandosi dolorante. –"Rimanere qua, inerti, mentre Giasone e Zeus si fanno massacrare al posto nostro?!"

E senza lasciare al fratello la possibilità di rispondere, Castore si incamminò fuori dal boschetto, spuntando nuovamente nella radura dove avevano affrontato ed ucciso Kampe, la bestia risvegliata da Ares che aveva sfondato il Bianco Cancello. Con un sospiro di tristezza, Castore osservò l’antica cancellata abbattuta e distrutta, e i rovinosi segni dell’avanzata dell’esercito di Ares sul terreno. Fiamme e distruzione! Ecco cosa resterà dell’Olimpo se non fermeremo queste furie devastatrici! Mormorò, stringendo i denti.

Polluce lo raggiunse in quel momento, lasciando Demetra in meditazione nel boschetto, e gli mise una mano sulla spalla, accennando un sorriso. Ma prima che Castore potesse parlare, una raffica di dardi investì in pieno i due fratelli, obbligandoli a scattare in direzioni diverse per non essere investiti in piedi.

"Chi diavolo?!" –Mormorò Polluce, riparandosi verso un albero bruciacchiato. –"Altri nemici?!"

E si voltò verso la direzione delle frecce, trovandosi di fronte ad un immenso vascello volante, fluttuante nell’aria, sul cui ponte si stagliavano centinaia di demoniache figure, guerrieri di Ares dalle infuocate lance. Alcuni si lanciarono di sotto, avendo visto i due fratelli e desiderando confrontarsi con loro, ma la maggioranza rimase sulla barca, che non si fermò troppo sopra la radura, continuando in direzione del Monte Sacro. Prima di scomparire, però, a Polluce e Castore sembrò di vedere due Guerrieri, vicini tra loro, sorridergli con un ghigno di perversa soddisfazione, come se un’antica vendetta, a lungo covata, potesse finalmente trovare realizzazione.

"Attento, Castore!" –Esclamò Polluce, sbucando fuori dal suo nascondiglio, mentre una raffica di frecce si abbatteva sul fratello.

Concentrando il cosmo, Polluce fermò l’avanzata dei dardi, e li rinviò indietro, mirando ai colli degli arcieri.

"Ferma questa se ci riesci!" –Esclamò un Guerriero, alto e grosso, brandendo un’affilata alabarda.

Senz’altro aggiungere la calò su di lui, con tutta la sua forza, mentre altre frecce venivano scagliate su Polluce, il quale dovette usare tutta la sua concentrazione per frenare l’oscura alabarda, esponendosi così agli assalti degli altri nemici.

"Muori, bastardo!!!" –Sibilò il gigantesco Guerriero, continuando a spingere la sua arma verso il basso, mentre Polluce, sotto di lui, puntava entrambe le braccia verso l’alto, per frenarla con il suo potere mentale.

"Iaaaa!!!" –Urlò Castore improvvisamente, lanciandosi contro il grosso guerriero.

Balzò su di lui con entrambe le gambe tese e lo colpì su un fianco, facendolo sbilanciare, quindi sferrò un violento calcio alla sua gamba destra, scheggiando la sua corazza, permettendo a Polluce di prendere possesso dell’alabarda, rigirarla e trapassare la gigantesca mole del gigante.

"Uccideteli!!" –Esclamò una voce, intimando gli altri bersekers a rinnovare l’assalto.

E nuovi nugoli di frecce si abbatterono sui Dioscuri, che usarono astutamente il corpo enorme del colossale Guerriero per ripararsi, prima che Castore, stufo di rimanere passivo, uscisse fuori caricandoli tutti con il suo colpo segreto.

"Pugno di Zeus!!" –Esclamò, concentrando il cosmo sul pugno destro, e spazzando via la prima linea dei bersekers di Ares.

Ma una freccia ferì Castore alla gamba destra, in un punto scoperto dell’Armatura, facendolo accasciare al suolo mentre altri Guerrieri si facevano avanti senza paura, brandendo le loro acuminate picche.

"Castore!! Attento!!" –Urlò Polluce, che bruciò al massimo il proprio cosmo, sollevando il colossale Guerriero usando l’alabarda come leva, e lanciandolo in alto, facendolo cadere proprio sui Guerrieri in corsa.

"Tecnica grossolana e un po’ rozza!" –Commentò Castore, rialzandosi, prima di sorridere al fratello. –"Ma inequivocabilmente efficace!"

Solo allora i due Cavalieri si accorsero che un Guerriero era rimasto in disparte, avvolto nel suo grigio mantello. Lo fissarono per un momento straniati, e parve loro più un mendicante che un combattente, essendo ricoperto da una corazza grigiastra, che sembrava la veste di un barbone, fatta di toppe e cuciture grossolane.

"Chi sei, Guerriero di Ares?!"

"Non sono un Guerriero.." –Commentò questi, avvicinandosi, con voce beffarda. –"Sono un brigante! E sono qua per rubare la vostra vita!"

"Un brigante?!" –Mormorarono i Dioscuri, non comprendendo.

L’uomo non aggiunse altro e si avvicinò, passando in mezzo ai corpi dei Guerrieri abbattuti; camminava lentamente, quasi strascicandosi, e a Castore e Polluce sembrò di notare una leggera evanescenza cosmica sollevarsi dai cadaveri dei bersekers, al suo sfiorarli, e perdersi nel suo grigio mantello.

"Precisamente!" –Affermò questi, giunto ormai a pochi metri dai due fratelli. –"Un brigante di anime! E voi sarete le mie prossime vittime!"

"Non contarci!" –Esclamò Castore, scattando avanti, nonostante il dolore alla gamba. –"Pugno di Zeus!" –E scaricò il suo violento pugno, che sfrecciò nell’aria, diretto verso l’uomo, il quale rimase imperturbabile ad attenderlo.

Venne investito in pieno dal Pugno di Castore, ma sembrò proprio non risentirne minimamente, come se il violento attacco energetico lo avesse trapassato, quasi fosse stata aria.

"Che.. cosa?!" –Balbettò Castore, incredulo, mentre anche Polluce sgranò gli occhi, sorpreso. –"Non si è mosso.. L’ho visto, non ha evitato il mio assalto! Lo ha.. lo ha subito!"

"No.." –Commentò il fratello, osservando meglio l’uomo. –"Lo ha assorbito!!"

"Come?!?!"

L’uomo dal grigio mantello ridacchiò tra sé, prima che una lucente energia lo circondasse per un momento, per poi spegnersi, assimilata dal suo corpo. Abbassò il cappuccio del suo mantello, rivelando il suo viso, vecchio e smunto, con radi capelli grigi e scavati occhi neri, piccolissimi. Il suo fisico era gracile, ed apparentemente sembrava abbattibile con un solo attacco, ma aveva la forza per portare con sé una robusta clava marrone.

"Aaah.. Grazie.. Avevo giusto bisogno di un po’ di energia.. prima di uccidervi!!" –Mormorò l’uomo, sollevando la clava e puntandola verso i due fratelli.

In un lampo di luce Castore e Polluce vennero investititi in pieno dall’assalto dell’uomo, che si manifestò sotto forma di un gigantesco pugno che sfrecciò diretto verso di loro, sbattendoli lontano.

"No… Non è possibile…" -Mormorò Castore, rialzandosi a fatica. –"Era il mio attacco! Come hai fatto?!"

Ma l’uomo non rispose, sogghignando, mentre la clava brillava ancora di viva energia, stretta nella sua mano.

"Devo ripetermi?!" –Sibilò l’uomo.

"Chi sei?!" –Domandarono i due fratelli.

"Cicno è il mio nome celeste, figlio di Ares e Pelopia!" –Mormorò l’uomo. –"Brigante di anime!"

"Cicno… brigante di anime…" -Mormorò Castore, prima che il fratello gli venisse in aiuto.

"Cicno era un brigante figlio bastardo di Ares, che derubava i pellegrini diretti all’Oracolo di Delfi!" –Spiegò Polluce. –"E adesso, resuscitato dal Padre, deruba i Cavalieri del loro cosmo…"

"Maledizione!!" –Strinse i pugni Castore, riconoscendo che l’avversario si presentava parecchio insidioso.

"Non soltanto il vostro cosmo prenderò!" –Mormorò Cicno. –"Ma anche la vostra anima! La farò mia, recidendo la vostra vita!"

"Provaci, bastardo!!" –Gridò Castore, scattando nuovamente avanti. –"Pugno di Zeus!!" –E scagliò un nuovo assalto contro Cicno.

"Castore nooo!!!" –Urlò Polluce.

Cicno, come in precedenza, rimase immobile, lasciando che il Pugno di Castore scivolasse sul suo grigio mantello, venendo assorbito, prima di sollevare nuovamente la clava e rispedirlo al mittente, nell’identica forma. Ma Castore, che aspettava proprio quel momento, lanciò un altro Pugno di Zeus, facendolo scontrare con quello che gli veniva incontro, generando una violenta esplosione cosmica che lo scagliò indietro, rotolando fino ai piedi del fratello. Quando si rimise in piedi, ammaccato e dolorante, constatò con dispiacere e preoccupazione che Cicno era ancora là, imperturbabile.

"Come può essere?!?! Grrr!!!" –Esclamò arrabbiato il Dioscuro.

"Sfogati, figlio di Zeus!" –Lo incitò con voce suadente Cicno. –"Sfogati e libera l’energia che porti dentro! Essa confluirà poi in me!! Ah ah ah!"

"Non farti dominare dall’ira!" –Sussurrò Polluce. –"O finirai per fare il suo gioco!"

E senz’altro aggiungere, il Dioscuro espanse il proprio cosmo, che scivolò silenziosamente nell’ampia radura, cingendo le gambe e il corpo del Brigante di Ares, stringendosi intorno alla sua clava.

"Uh?!" –Mormorò Polluce, rendendosi conto di non riuscire a smuoverla. –"Non ho potere su di essa!"

"No, Cavaliere! Quali che siano i tuoi poteri, essi adesso appartengono a me!" –Disse Cicno, sollevando la clava e puntandola contro Polluce.

Immediatamente Polluce venne scaraventato indietro, schiantandosi con fragore contro la carcassa di un albero, prima di venire risollevato da terra, quasi manovrato da fili invisibili, e sbattuto contro un altro albero, e poi nuovamente in terra, con violenza e brutalità tali da scheggiare la semidistrutta Armatura Divina, facendo urlare il Cavaliere dal dolore.

"Maledetto!!" –Strinse i pugni Castore. –"Ha preso anche il potere di Polluce!!!" –Quindi si gettò avanti, verso il Guerriero di Ares.

Ma invece di scagliare nuovamente il Pugno di Zeus, scivolò sul terreno, afferrando la lancia di un Guerriero morto, e portandosi sotto a Cicno, puntando l’arma contro la sua gamba. La punta della lancia scheggiò la sua corazza protettiva, ma non riuscì ad affondare in profondità perché Cicno, con velocità e destrezza, sollevò la clava, calandola poi su Castore, distruggendo la lancia e colpendolo al braccio destro. Un secondo colpo, dal basso verso l’alto, scaraventò il Dioscuro indietro, lungo il terreno, sconfitto ma soddisfatto.

Dunque anch’egli può essere ferito! Rifletté Castore, prima di venire raggiunto dal fratello che, a fatica, si era rimesso in piedi.

"Possiamo colpirlo!" –Mormorò Castore. –"Ma non dobbiamo usare la nostra energia cosmica, o verrò risucchiata dalla sua clava!"

"Facile a dirsi…" -Ironizzò Polluce, ansimando per la fatica. –"Ma possiamo provarci!"

Si scambiarono un rapido sguardo prima di lanciarsi avanti, ognuno su un lato del figlio di Ares, mentre questi, sogghignante, rimaneva in attesa del loro attacco energetico. Ma le intenzioni dei Dioscuri erano diverse: Polluce attrasse a sé, numerose armi presenti nella radura, dandone un paio al fratello, e insieme a lui si lanciò contro Cicno, brandendo lance e spade.

Il Brigante, per quanto sorpreso dalla sensata iniziativa dei due Cavalieri, non si fece ferire una seconda volta, roteando la clava vorticosamente in modo da creare una piccola barriera su cui si infransero le armi dei Dioscuri, troncandole e gettandole via, prima di fermarla e colpire Castore in pieno petto.

La violenza della botta fu tale da scaraventare il Cavaliere indietro, crepando la sua corazza protettiva, ma prima che Cicno riuscisse a muovere la clava contro Polluce, questi lo colpì con un calcio sul braccio destro, facendogli perdere la presa dell’arma, che cadde fragorosamente a terra.

"Adesso sei mio!" –Mormorò Polluce, concentrando il cosmo sul braccio destro. –"Carica dei Cento Cavalli! Travolgilo!!!" –Gridò, liberando il suo possente attacco da distanza ravvicinata, sicuro di travolgere il figlio di Ares.

Ma la stessa violenza con cui lanciò l’attacco fu la causa della sua rovina, venendo infatti rispedito indietro e investendo Polluce in pieno, scaraventandolo lontano, tra i frammenti insanguinati della sua corazza.

"No.. Non è possibile.. eppure aveva perso la clava.."

"Folle sei stato!! Un attacco così potente, così devastante, da distanza ravvicinata significa scegliere il suicidio!" –Commentò Cicno, prima di recuperare la propria clava.

Camminando lentamente, come gli era proprio, si trascinò fino al corpo ferito di Polluce, sollevando la rozza arma sopra di sé, per schiacciare il Cavaliere Celeste, ma Castore, rialzatosi, scagliò contro di lui un violento pugno energetico, sperando di fermarlo. Ma anch’esso venne assorbito dal figlio di Ares, e rispedito indietro, scaraventando Castore nuovamente a terra.

"Adesso muori!!!" –Urlò Cicno, calando la clava su Polluce.

Ma il Cavaliere si riprese, afferrando l’arma con entrambe le mani, cercando di contrastare la pressione che Cicno esercitava su essa.

"Come… come hai fatto?!" –Rantolò Polluce, i cui muscoli erano tesi al massimo per lo sforzo. –"Come hai respinto la Carica dei Cento Cavalli senza la tua clava?!"

"La mia clava?!" –Ripeté Cicno, genuinamente sorpreso. Quindi scoppiò a ridere, allentando la pressione sull’arma, e permettendo a Polluce di rimettersi in piedi. - "Davvero pensavate che fosse la mia clava ad assorbire i vostri attacchi?!" –Rise Cicno.

"Perché?! Non ce li hai forse rispediti contro con essa?!" –Incalzò Polluce. –"Non farti beffe di noi, Guerriero di Ares!"

Ed in tutta risposta Cicno gettò la clava a terra, aprendo le braccia come fosse in croce e ordinando ai Dioscuri di colpirlo.

"Fatelo! Forza!" –Gridò Cicno. –"E vi mostrerò la potenza del Brigante di Anime! Con o senza la mia clava, resto irraggiungibile!"

"Maledetto!!" –Tuonò Castore, ripresosi.

E concentrò il cosmo sul pugno destro, pronto per lanciarsi su di lui. Ma Polluce lo fermò, temendo un inganno.

"Non si lascerebbe mai colpire se non sapesse di poter evitare o sopportare il nostro attacco!"

"Questo lo so anch’io Polluce!" –Brontolò Castore. –"Ma cos’altro possiamo fare?! Rimanere inattivi ad attendere che ci colpisca nuovamente?!"

"Proviamo insieme!" –Sussurrò Polluce, allungando una mano verso il fratello.

Questi comprese il suo gesto ed afferrò la sua mano, lasciando che i loro cosmi venissero in contatto, combinandosi tra loro.

"Illusione dei Dioscuri!" –Gridarono i due fratelli, mentre i loro corpi si moltiplicavano intorno a Cicno.

"Mi facilitate il lavoro!" –Ironizzò il figlio di Ares, senza scomporsi.

Ma Castore e Polluce non risposero, preferendo agire direttamente, liberando i loro colpi segreti e lanciandoli insieme, da ogni direzione, da ogni copia replicata, contro di lui.

"La morte proprio non vi spaventa!" –Commentò Cicno, rimanendo a braccia aperte ad attendere gli assalti dei due fratelli.

Ed anche quella volta sembrò non subire danno alcuno, immagazzinando l’energia prodotta e rispedendola indietro, sotto forma di una devastante bomba di luce, che spazzò via le illusioni dei due fratelli, scaraventandoli indietro, feriti e danneggiati.

"A… ancora!!" –Mormorò Castore, stramazzando al suolo.

"Ho mantenuto fede alla mia promessa, sconfiggendovi figli di Zeus!" –Commentò Cicno, avvicinandosi ai due Cavalieri. –"Adesso, dopo aver svuotato il vostro cosmo, prenderò la vostra anima! Brigante di anime!!" –Esclamò, volgendo il palmo della mano destra verso di loro.

Immediatamente una grigia evanescenza si dipartì dalla sua mano, avvolgendo gli stanchi corpi dei Dioscuri ed entrando dentro di loro, facendoli urlare per la sofferenza, disperare per il dolore. Gli occhi dei due fratelli schizzarono sangue, mentre tutto il loro corpo tremò, come in preda ad una violenta fibrillazione, tra le grida laceranti che presto si spensero. Un attimo dopo e la grigia evanescenza abbandonò i loro corpi, rientrando in Cicno, portando seco le anime dei due nobili Guerrieri.

"Addio, Cavalieri di Zeus! Adesso vivete in me!" –Esclamò Cicno, esplodendo in una grassa risata.

Il Brigante diede le spalle ai due corpi abbandonati, trascinandosi a fatica lungo la radura, diretto verso la Via Principale, ma prima che potesse fare due passi sentì un avvampante cosmo accendersi di fronte a lui.

"Uh?! Chi sei?!" –Domandò Cicno, osservando una figura dorata apparire.

"Il Grande Mur dell’Ariete!" –Rispose il Cavaliere d’Oro, con voce placida come sempre. –"E sono giunto fin qua, sfidando i devastanti cosmi di Tifone e dei bersekers di Ares, per portare aiuto ai Dioscuri, nobili Cavalieri Celesti!"

Quindi fissò i corpi senza vita dei figli di Zeus, avvicinandosi a loro e toccandoli, per sincerarsi delle loro condizioni. Svuotati! Mormorò Mur, sentendo dentro di loro mancare completamente una benché minima forma di energia pulsante. Prosciugati! Rifletté, sollevandosi e volgendo lo sguardo verso il suo avversario.

"Hai avuto del fegato a spingerti fin qua, Cavaliere di Ariete!!" –Sibilò l’uomo.

"Cosa hai fatto loro?!"

"Il mio lavoro!" –Ridacchiò Cicno, presentandosi. –"Sono un brigante di anime, ed ho assorbito il loro cosmo ed il loro spirito! Ih ih!"

"Assorbito, eh?!" –Mormorò tra sé il Grande Mur, espandendo il suo cosmo. –"Facciamo una prova!" –Si disse, sollevando il braccio destro al cielo, prima di abbassarlo di colpo verso Cicno. –"Stardust Revolution!" –Gridò, mentre milioni di luminose stelle parvero cadere sul figlio di Ares.

"Ih ih.." –Ridacchiò Cicno, aprendo le sue braccia e lasciando che le stelle lo trafiggessero, senza riportare, come in precedenza, danno alcuno. –"A te.. adesso!" –Mormorò, aprendo il palmo della mano, e rinviando contro Mur il suo attacco.

La fitta pioggia di stelle cadenti sfrecciò verso il Cavaliere di Ariete, il quale, aspettandosi quell’attacco, non aveva esitato a creare la sua impenetrabile difesa, il Muro di Cristallo, che le stelle non riuscirono ad abbattere.

"Che cosa?!" –Esclamò Cicno stupefatto.

"Era un assalto di prova, brigante di anime! Volevo verificare una mia idea.." –Commentò Mur, con la sua solita calma.

"Una tua idea?!"

"Non la clava ti permette di assorbire l’energia altrui, ma la tua corazza!" –Affermò Mur. –"I vari elementi che la compongono, e che esteriormente danno l’idea degli stracci di un mendicante, hanno la capacità di catalizzare le energie cosmiche circostanti, risucchiandole al proprio interno.. e permettendoti di usarle per attaccare!"

"Perspicace!" –Sibilò Cicno, irato che qualcuno avesse scoperto il suo trucco. –"Ma aver compreso questo non basterà a vincermi!" –E scattò avanti, brandendo la sua rozza clava, caricandola di energia cosmica, con una velocità che Mur non avrebbe mai pensato avesse.

Si abbatté sul Muro di Cristallo con grande foga, lanciando colpi violenti con la sua clava, facendo tremare la difesa del Cavaliere di Ariete, il quale fu inizialmente tentato di scagliarlo via con uno Stardust Revolution, ma realizzò che un attacco così diretto non avrebbe avuto effetto, venendo assorbito dalla corazza di Cicno. Assorbito… Mumble Mumble.. Rifletté il Grande Mur, chiedendosi quanta energia potesse contenere… Prima di esplodere!

Improvvisamente, mentre Cicno si stava nuovamente avventando con foga sul Muro di Cristallo con la propria clava incandescente, Mur fece scomparire la sua difesa, sbilanciando Cicno e facendolo cadere in avanti, prima di colpirlo con un diretto calcio sull’addome, che lo scaraventò indietro di parecchi metri, incrinando la sua cotta e facendogli perdere la presa sulla clava.

"Maledetto Ariete…" -Mormorò Cicno, rialzandosi.

Fece per richiamare la clava ma si accorse che l’arma non si muoveva, intrappolata in una bianca ragnatela di energia.

"Uh?! Che succede!?" –Si domandò, mentre sottili fili si arrotolavano intorno al suo corpo, intrappolandolo a mezz’aria, in una rete di bianco cosmo.

"Crystal net!!" –Mormorò Mur, avvicinandosi al figlio di Ares. –"Sei ancora in tempo per liberare le anime dei Cavalieri Celesti, sporco brigante!"

"Liberarle?! Stai scherzando, non è vero?!" –Ridacchiò Cicno, bruciando il suo cosmo e cercando di strappare i fili della ragnatela di Mur, ma presto si rese conto di non riuscirvi, che la tela di energia era altamente resistente da richiedergli uno sforzo maggiore. –"E sia.. mi hai imprigionato… ma non credere che da questa posizione non mi sia possibile… ucciderti!!"

"Uh?!" –Sgranò gli occhi Mur, mentre Cicno riusciva a liberare la mano destra, concentrando sul palmo il suo corpo.

Una grigia evanescenza si liberò dalla sua mano, dirigendosi verso Mur, per assorbire la sua anima, come il Brigante di Anime aveva fatto con i Dioscuri. Ma anche quel tremendo attacco non riuscì a superare il Muro di Cristallo.

"Che cosa?!? Ma non è possibile!!" –Gridò Cicno, imbestialito.

"Niente può superare questa barriera invisibile, neppure i gas e gli odori! Tutto si ferma di fronte all’eterea potenza del Muro di Cristallo!" –Esclamò Mur, espandendo ancora il suo cosmo. –"E adesso addio, brigante di anime.. ti avevo offerto una possibilità per aver salva la vita, ma hai scioccamente e superbamente rifiutato! Starlight Extinction!"–Gridò Mur, liberando un violento globo di luce, che raggiunse Cicno, inghiottendolo.

"Non hai imparato la lezione, Ariete?!" –Lo derise inizialmente il figlio di Ares. –"La mia corazza assorbirà la tua energia, rispendendola poi ind.." –Ma la sua frase fu mozzata a metà, quando sentì esplodere il suo corpo. –"Che succede?! Che mi sta succedendo?!?" –Gridò delirante, mentre la corazza si schiantava in più punti. –"Non solo la mia armatura.. ma anche il mio corpo… si sta.. distruggendo.. perché?!?!"

"Lo Starlight Extinction è una tecnica mortale, capace di risucchiare ogni materia, sia anche energetica, al suo interno, e farla esplodere, liberando una devastante quantità di energia! Troppa, perché la tua corazza, già piena di altre energie, potesse reggere!" –Commentò Mur, abbassando gli occhi di fronte al triste spettacolo.

La cotta protettiva di Cicno esplose poco dopo, satura di energia, così come il suo corpo, senza lasciare traccia alcuna del Brigante di anime. Lentamente, e con il cuore trepidante, Mur si avvicinò ai Dioscuri, sperando che la morte del Guerriero avesse liberato anche le anime da lui assorbite in precedenza. Ma questo non accadde e il Cavaliere si dispiacque, iniziando ad angosciarsi, non essendo nei suoi poteri richiamare le loro anime, dall’Ade o da qualunque altro luogo spaziodimensionale che non riusciva a raggiungere.

Improvvisamente un’abbagliante luce apparve dietro di sé, rischiarando la fosca caligine di quel pomeriggio, portando seco un centinaio di scintillanti cosmi, ardenti e incontaminati, retaggi di un ancestrale potere non usurato dal tempo.

"Posso aiutarti, Cavaliere di Ariete?!" –Mormorò un’educata voce maschile.

Mur si voltò e trovò un uomo in piedi di fronte a lui. Alto ed aitante, con scompigliati capelli neri, occhi scuri, viso abbronzato, ed un corpo perfetto, ricoperto da una scintillante Veste Divina, celeste dalle sfumature rossastra, sulla parte destra, e bianca, sulla parte sinistra, raffigurante un doppio Drago. Lo osservò per un momento, accennando un mezzo sorriso, più incompreso che stupito.

"Non mi hai riconosciuto, a quanto pare!" –Sorrise Ascanio, presentandosi. –"Sono passati quattordici anni, e all’epoca ero solo un ragazzetto, allievo del miglior maestro che abbia mai potuto desiderare!"

"Dunque tu sei…" -Mormorò Mur, riconoscendo finalmente il giovane, che aveva incontrato una sola volta, molti anni addietro, ai Cinque Picchi.

"Ascanio Testa di Drago, Comandante dell’Ultima Legione di Zeus, ed allievo del Maestro dei Cinque Picchi!" –Si presentò il giovane, mentre scintillanti uomini dalle Celesti Armature lo affiancavano.

Ad un comando del loro signore, i Cavalieri Celesti sfrecciarono via, verso la cima del Monte Olimpo, dove sentivano che cosmi inquieti si scontravano furiosamente, lasciando Ascanio chino sui corpi dei figli di Zeus. Li osservò per un momento, mentre Mur gli raccontava l’accaduto.

"Metempsicosi!" –Mormorò infine, Ascanio, aprendo il polso della mano destra sopra i Dioscuri, mentre tutto intorno a loro scivolava il suo lucente cosmo.

"Metem.. la trasmigrazione dell’anima?!" –Chiese Mur, ricordando antichi insegnamenti ricevuti da Sion.

"Proprio così!" –Annuì Ascanio, mentre cercava di penetrare con il proprio cosmo dentro i due fratelli. –"I celti avevano elaborato una dottrina dell’immortalità, in base alla quale l’anima passava dal mondo dei vivi a quello dei morti e viceversa!"

"E tu sei in grado di ricrearla?!" –Domandò Mur, genuinamente sorpreso.

Ascanio non rispose, socchiudendo i propri occhi neri, prima di spingere ancora il proprio cosmo, ardente ed eterno, dentro i figli di Zeus. Vi fu un lampo di luce e poi il suo cosmo si placò, mentre il Cavaliere si rimetteva in piedi soddisfatto. Mur udì un gemito sommesso e si chinò, vedendo i Dioscuri respirare nuovamente.