CAPITOLO VENTINOVESIMO. SACRIFICI.
Cristal il Cigno stava combattendo con Eros, Dio supremo dell’Amore e delle forze primordiali, all’interno del Tempio dell’Amore, dove aveva creduto di trovare riparo, per togliere Ilda di Polaris, Celebrante di Odino, dalla cruenta battaglia infuriata nel piazzale antistante, dove i Cavalieri d’Oro e i Guerrieri del Nord stavano affrontando i Cavalieri Celesti.
Ma Eros, Custode del Tempio, aveva esternato prontamente il proprio disprezzo nei loro confronti, accusandoli, come la stessa Athena, di aver rinunciato a vivere liberamente il loro amore, avendolo rinnegato per inseguire l’onore e la gloria in battaglia, nonostante Cristal e Ilda avessero tentato di spiegargli il contrario, che era proprio in nome dell’amore, per gli uomini e per la giustizia, che Athena e i suoi Cavalieri avevano combattuto tante battaglie.
Ma egli non volle ascoltare, espandendo il proprio immenso cosmo e dichiarando loro battaglia.
Cristal pregò Ilda di mettersi al riparo dietro di lui, concentrando il proprio freddo cosmo e scattando avanti, scagliando una violenta Polvere di Diamanti.
Il freddo gelo di Cristal scivolò sull’Armatura Divina di Eros, per niente intimorito da quell’attacco, senza riuscire ad aderire ad essa, venendo spazzato via dall’ardente esplosione del cosmo dell’uomo.
"Con un gelo così basso non potrai mai fermarmi, Cavaliere del Cigno!" – Lo derise Eros, mentre una vasta aura rossastra lo circondava. – "Come può la tua misera Polvere di Diamanti congelare l’ardente fiamma dell’amore, che brucia dentro di me?!"
E nel dir questo puntò l’indice destro contro Cristal, concentrandovi il proprio cosmo.
Fu un attimo, ma sufficiente a Cristal per vedere un lampo di luce rossa risplendere sul dito dell’uomo, prima di sentire il proprio corpo trapassato da un raggio energetico.
"Cristal!" – Urlò Ilda, avvicinandosi al Cavaliere, piegato in due dal dolore.
Il fascio di luce rossastra di Eros aveva trapassato il corpo del ragazzo, penetrando e distruggendo la Divina Armatura del Cigno.
"Sto.. sto bene.. non preoccuparti!" – Esclamò Cristal, rialzandosi a fatica, mentre con le mani si tastava il petto macchiato di sangue.
Il ragazzo tastò la propria ferita, cercando di congelarla, per limitare il dolore e l’afflusso del sangue, ma dovette ammettere che gli doleva parecchio.
Eros gli puntò nuovamente il dito contro, ma Cristal fu svelto a creare un muro di ghiaccio di fronte a lui, sperando resistesse al colpo del Dio; ma il suo tentativo fu vano.
Il raggio energetico distrusse il muro di ghiaccio, liquefacendolo poco dopo, e raggiunse Cristal, trapassando il suo petto una seconda volta, e facendolo accasciare nuovamente al suolo.
"Maledetto, Eros! E saresti il Dio dell’Amore, tu?" – Tuonò Ilda, la cui voce, sempre tranquilla, si caricò di risentimento. – "Saresti degno di rappresentare la Guerra!"
"Taci, donna che hai rinnegato l’amore per regnare su un’isola di ghiaccio in una terra dimenticata da Dio!" – Esclamò Eros, puntando il dito verso Ilda.
Ma la Celebrante non arretrò di un passo, sollevando il tridente argentato e liberando un violento raggio energetico diretto contro la Divinità.
Eros si limitò ad aprire il palmo della mano sinistra, lasciando che il fascio luminoso si spegnesse su di essa poco dopo, di fronte agli occhi esterrefatti della donna.
"Incredibile!" – Osservò Ilda, con preoccupazione, mentre il dito di Eros lampeggiava nuovamente di un’accesa luce rossastra.
Il primo raggio di energia distrusse il tridente argentato di Ilda, mentre il secondo, subito successivo, la trapassò distruggendo parte della sua corazza, facendola accasciare al suolo in un lago di sangue.
"Bastardo!" – Urlò Cristal, lanciandosi avanti, con il pugno carico di fredda energia cosmica.
Ma Eros lo colpì ancora con un raggio di luce rossastra, che gli perforò un gambale, facendolo crollare nuovamente al suolo.
"Cristal.." – Sibilò Ilda, strisciando sul pavimento fino a lambire il corpo sanguinante del biondo Cavaliere di Athena.
"Lascialo morire! – Esclamò Eros. – "E se un raggio non è bastato, per convincervi a desistere, eccone due!" – Aggiunse, puntando l’indice e il medio destro contro i due.
Cristal si rimise in piedi, barcollando, determinato a combattere ancora. Bruciò il proprio cosmo, sparando pugni verso il soffitto, mentre una sottile trama di ghiaccio ricadde sull’intera stanza.
"Aurora del Nord!" – Urlò Cristal, sbattendo per due volte le braccia unite di fronte a lui.
La gelida cometa di ghiaccio però si scontrò con i due raggi paralleli del Dio dell’Amore, fronteggiandosi a mezz’aria. L’impatto tra i due poteri produsse una momentanea situazione di stallo, che però si concluse bruscamente poco dopo, quando Eros aumentò la pressione del suo colpo, travolgendo l’Aurora del Nord e perforando nuovamente Cristal, che venne spinto indietro, cadendo sulla schiena.
Aaah.. Athena.. Mormorò il biondo Cavaliere del Cigno. È tremendo il potere di costui! Il mio corpo è in fiamme, il mio sangue brucia del calore immortale del Dio dell’Amore, e rende lenti i miei movimenti, deboli i miei poteri!
"Che ti succede, Cristal?" – Esclamò una voce, parlando al suo cosmo.
"A.. Acquarius!" – Mormorò Cristal, riconoscendo il cosmo del Custode dell’Undicesima Casa.
"Ti ho rimproverato più volte per i tuoi sentimenti, per il tuo sciocco sentimentalismo che ti impediva di essere freddo in battaglia!" – Commentò il Cavaliere di Acquarius. – "Eppure, oggi, forse saranno proprio quei sentimenti che ti condurranno alla vittoria! O, in alternativa, che ti faranno morire con onore, fiero di quello che sei e sei sempre stato! Un cuore che batte, pieno di amore!"
"Acquarius.. io.."
"Eros sbaglia se crede che tu non sappia cos’è l’amore!" –Concluse Camus. – "E se renderà conto molto presto!"
Il caldo cosmo di Acquarius confortò Cristal, aiutandolo a reagire.
Non posso cedere! Strinse i pugni il Cavaliere di Athena. Non voglio cedere! Io che credo nell’amore, che risiede nei cuori puri e che confidano nella giustizia, non mi lascerò abbattere!
"Accetta la morte, Cavaliere del Cigno! Non hai speranze di vittoria alcuna! Morirai qui, adesso, per mano mio, ed in questo modo realizzerò la suprema giustizia Divina!" – Esclamò Eros.
"Giu.. giustizia.." –Balbettò Cristal, cercando di rialzarsi.
"Ripristinerò la supremazia dell’Amore, sull’onore e la gloria, su quei sentimenti fatui e terreni che avete abbracciando rifiutando l’eternità dell’Amore!"
Cristal! Mormorò Ilda, stesa a terra in una pozza di sangue. Ooh, Odino, dammi la forza, te ne prego! Dammi la forza per aiutare questo giovane che crede in Athena e nella giustizia, prima che io muoia!
In quella, Cristal si rialzò, ricordandosi del dono fattogli da Orion: la Spada di Ghiaccio. Bruciò il suo cosmo, bianco e freddo come le distese della Siberia, e impugnò la Spada.
"Adesso, Eros! So come sconfiggerti!" – Esclamò, mentre il Dio lo osservava con stupore, e incredulità.
"L’ironia non ti manca, Cavaliere del Cigno! O forse è solamente insania che ha invaso la tua mente?!" – Ironizzò Eros, puntando nuovamente l’indice contro di lui. – "Muori!"
Il raggio di luce rossastra saettò verso Cristal, ma questi tenne la Spada davanti a lui, caricandola di tutto il suo cosmo, aumentato dello spirito di Orion e del drago Fafnir che dimoravano in essa, lasciando che il fascio si schiantasse su di essa, ritornando indietro.
Che cosa?! Si domandò Eros, incredulo, mentre il raggio energetico puntava su di lui.
Il Dio dell’Amore fu colpito alla testa, attraversato dal fascio di luce rossa che aveva scagliato, il quale distrusse l’elmo dorato che indossava e lo spinse indietro, obbligandolo a tastarsi il volto insanguinato.
Cristal approfittò di quel momento per espandere al massimo il proprio cosmo e lanciare il suo potente attacco glaciante.
"Vortice Fulminante dell’Aurora!" – Esclamò Cristal, liberando un violento tifone di gelo, che travolse l’incredulo Eros, sollevandolo da terra e facendolo schiantare proprio sulla fontana al centro della sala.
Quindi Cristal si accasciò a terra, sbattendo rumorosamente le ginocchia sul pavimento, debole e ansimante per lo sforzo.
Eros si rimise subito in piedi, e sembrò chiaro a Cristal e a Ilda che, nonostante la ferita al volto, non avesse subito altri danni, essendo la sua Armatura solo ricoperta da un sottile strato di ghiaccio, che la rovente esplosione del cosmo del Dio provvide a sciogliere poco dopo.
"Devo ammetterlo! Mi hai sorpreso!" – Esclamò la Divinità. – "Ma non si ripeterà!" – E puntò nuovamente il dito contro Cristal, che prontamente si rimise in piedi, impugnando la Spada.
Il Dio liberò nuovi raggi energetici diretti contro il ragazzo, ma questi, con abilità e precisione, seppe respingerli tutti, uno dietro l’altro, colpendoli con la Spada di Ghiaccio. Al che, Eros usò ben tre dita della sua mano destra, rinnovando l’attacco con intensità e vigore.
Cristal non riuscì a fermare tutti i raggi energetici del Dio, che lo colpirono in più punti, scagliandolo indietro con forza e facendolo ricadere a terra, mentre la Spada di Ghiaccio ruzzolava al suolo vicino a lui.
Deciso a eliminare la sgradevole, e potenzialmente pericolosa, Spada, Eros scagliò un raggio energetico contro di essa, ma non la scalfì nemmeno, intrisa com’era del freddo cosmo di Odino e dei Guerrieri del Nord.
"Non provarci nemmeno!" – Esclamò Ilda, rialzandosi a fatica. – "Non riuscirai mai a distruggerla! È la Spada con cui Orion uccise il drago Fafnir, immergendola nel suo sangue, che rende immortali! In essa, adesso, confluiscono gli ardenti cosmi del mio Signore Odino, di Orion e di tutti i Guerrieri del Nord, che vi hanno riversato il loro amore, per Athena e per la giustizia, affinché Cristal possa portare a termine questa battaglia!"
"L’amore di Odino?! Non dire idiozie, donna!" – Esclamò Eros, con disprezzo.
Ma Ilda non se ne curò, trascinandosi fino alla Spada di Ghiaccio e sollevandola. Quindi si avvicinò a Cristal, incitandolo ad alzarsi, e gli porse la Spada, pregandolo di stringerla in nome dell’amore, di quello stesso amore che Athena ha sempre dimostrato verso gli uomini e a cui pure lei, l’anno precedente, aveva potuto abbeverarsi, anche se solo per poco.
"Stringi questa Spada, Cristal! E usala per condurci alla vittoria!" – Esclamò Ilda, prima di accasciarsi al suolo. – "Odino è in essa, e insieme a lui gli spiriti degli Eireinjar ed il mio!"
"Ilda.." –Sospirò Cristal, vedendo la donna in grave difficoltà. – "Sì!" – Si limitò ad esclamare, espandendo il proprio cosmo.
Con tutte le sue forze, Cristal scattò avanti, brandendo la Spada di Ghiaccio, mentre Eros lanciava violenti raggi energetici dalle sue dita. Cristal ne evitò alcuni, respingendo altri, fino a portarsi proprio di fronte al Dio e ad abbassare la Spada con forza su di lui.
Ma Eros spalancò le lucenti ali della sua Armatura Divina, sollevandosi in alto velocemente, ed evitando l’affondo del Cavaliere del Cigno, venendo però sballottato dal potente spostamento d’aria. Quindi colpì Cristal dall’alto, scaraventandolo a terra, prima di atterrare nuovamente sul pavimento.
Ma il Cavaliere del Cigno non si arrese, espandendo ancora il proprio cosmo, e obbligando Eros, stufo di quella battaglia che pensava si sarebbe presto conclusa, ad usare la sua arma definitiva.
Il Dio dell’Amore staccò l’arco dalla sua corazza, aprendolo poco dopo ed incoccando una freccia, incandescente come il suo cosmo.
Cristal sollevò le braccia unite sopra di sé, mentre il freddo gelo del Cigno congelava l’intera stanza, l’intero pavimento.
"Questa freccia ti darà la fine che meriti, Cigno!" –Urlò il Dio, tendendo l’arco.
"Essa si perderà nell’aurora!" – Esclamò Cristal, mentre la maestosa sagoma dell’Acquario dorato comparve dietro di lui. – "Scorrete, Divine Acque!"
Ed abbassò velocemente le braccia, liberando la fredda energia contenuta nella dorata Anfora dell’Acquario.
"Trafiggilo, Dardo infuocato dell’Amore!" – Tuonò Eros, scagliando la propria freccia.
Il dardo infuocato di Eros saettò nell’aria, venendo presto investito dalle Divine Acque dell’Acquario, ma continuò il suo percorso, spinto dalla Celeste Volontà del Dio. Mentre le gelide acque dell’Aurora travolgevano Eros, sospingendolo in alto e ricoprendo la sua Armatura Divina di un sottile strato di gelo, la freccia incandescente si piantò nel pettorale dell’Armatura di Cristal, a pochi centimetri dal suo cuore, trapassandolo e uscendo dall’altra parte del corpo.
"Incredibile.." – Balbettò Cristal, mentre fiotti di sangue iniziarono a uscire dal suo corpo. – "Ha superato l’Aurora dorata e mi ha trafitto! È questa la vera forza dell’Amore?!" – Si chiese, crollando al suolo poco dopo, in un’immensa pozza di sangue.
In quel momento Eros si rimise in piedi, un po’ stordito e sconcertato dal potere del Cavaliere del Cigno. Osservò la sua corazza Divina e notò che era ricoperta di ghiaccio, addirittura alcune parti erano completamente ghiacciate, e l’arco era andato in frantumi, per il freddo intenso.
Bravo, Cigno Bianco! Sei riuscito a colpirmi, come mai nessuno prima di adesso aveva fatto! Commentò Eros, espandendo il proprio caldo cosmo che, come fiamme ardenti, sciolse il ghiaccio dalla sua Armatura, rendendolo nuovamente libero.
Questo è il tuo canto del Cigno! Osservò Eros, puntando l’indice destro contro di lui. Spero che tu sia contento, morirai con onore, proprio come avevi scelto di vivere, ma senza amore! E un lampo di luce rossastra si accese sul suo dito, dirigendosi verso l’inerme corpo di Cristal.
Incredibilmente il raggio energetico non lo raggiunse, schiantandosi con fragore contro una cupola di energia dorata che aveva appena ricoperto il corpo del Cavaliere del Cigno, e tornando indietro, perforando un’ala della corazza di Eros, che fu spinto indietro per il contraccolpo.
"Chi osa?!" – Tuonò il Dio, sentendo un nuovo, caldo cosmo, entrare nel Tempio dell’Amore. – "Odinooo?!"
"No!" – Rispose una voce calma e pacata, apparendo a fianco di Cristal. – "Non sono un Dio! Solamente un Cavaliere venuto a salvare un amico!" – Esclamò un uomo dal candido volto.
"Chi sei, uomo?" – Chiese Eros, osservando i lisci capelli biondi dell’uomo scendere lungo le sue dorate vestigia.
"Sono Shaka di Virgo, Cavaliere di Athena! E sono qua per combattere con te, Eros!"
Mentre la lotta tra Eros e Cristal era ancora in corso, Mizar e Alcor erano ancora impegnati contro Sterope del Fulmine, nel giardino dell’Amore, il cui terreno era stato devastato, deturpando la bellezza di quel luogo sacro.
Niente più restava delle statue di Cupido o di Amore e Psiche, disseminate lungo il giardino, o delle magnifiche composizioni floreali che Afrodite amava creare in quel luogo. Adesso era un campo da guerra, dove due diverse concezioni di vita si scontravano tra loro.
Da un lato Sterope del Fulmine, Ciclope Celeste fedele a Zeus, e incapace di mettere in discussione qualsivoglia ordine del Signore dell’Olimpo, essendo, in quanto espressione della sua Divina Volontà, necessariamente giusto; dall’altro Mizar e Alcor, gli ultimi Guerrieri del Nord, che avevano affiancato i Cavalieri di Athena, per combattere insieme a loro per l’indipendenza delle genti libere della Terra, impedendo che l’Olimpo estendesse la sua nefasta ombra su di loro.
Sterope stava conducendo il gioco, nonostante le numerose ferite che lui stesso aveva subito, assorbendo l’energia dei due Guerrieri di Odino grazie al suo Occhio del Ciclope. Ma Alcor, rialzandosi, lo intimò a non cantare vittoria troppo presto, perché lui li avrebbe seguiti nel Paradiso dei Cavalieri.
"Non dire sciocchezze! E preparati a morire! Il prossimo Occhio del Ciclope vi toglierà le ultime energie, spazzandovi via!" – Tuonò Sterope, mentre anche Mizar si alzava, affiancando il fratello.
Mizar e Alcor non dissero niente, limitandosi a bruciare il proprio cosmo al massimo, come mai avevano fatto prima, al punto da liberare un’energia impressionante che distrusse le loro stesse corazze nordiche.
"Ma.. che succede? Dove avevate questa energia?" – Mormorò Sterope, arretrando di un passo, impressionato di fronte all’esplosione di luce che si palesò ai suoi occhi.
"È il cosmo ultimo, Ciclope Celeste! L’ultimo stadio del nostro cosmo!" –Commentò Mizar.
"Il colpo segreto dei difensori di Odino!" –Intervenne Alcor, mentre l’aria intorno si caricava di limpidi bagliori.
"Il cosmo ultimo? Voi siete pazzi!" –Commentò Sterope. – "Qualunque colpo userete, qualunque tecnica, si perderà nell’Occhio del Ciclope!"
"Credi davvero?" – Mormorò Alcor, fissando il Ciclope Celeste con uno sguardo triste, quasi malinconico.
"Che.. che cosa dici, Guerriero del Nord?" – Domandò Sterope, allibito dalla calma ostentata dai due fratelli.
Stanno per morire! Per essere spazzati via da me, eppure sono così sereni, così tranquilli! Perché? Perché, Zeus? Si domandò Sterope.
"Combattiamo da due giorni quasi, e ancora non hai imparato i nostri nomi!" – Commentò Alcor, con ironia. –"Ricordali Sterope, perché siamo coloro che ti priveranno della vita! Coloro che ti faranno ricordare, a tue spese, cosa significa essere uomini!"
"Che cosa?!" – Tuonò Sterope, mentre il cosmo di Mizar e Alcor cresceva sempre di più.
"Mizar di Asgard, Guerriero della Tigre Nera, è il mio nome!"
"E io sono Alcor, fratello di Mizar, Guerriero della Tigre Bianca!" –Concluse Alcor, prima di voltarsi verso il fratello.
I due si scambiarono un’ultima occhiata, annuendo con il capo, ed accennando un sorriso, uno dei pochi che si erano fatti in vita, essendone sempre stati avari.
"Un uomo ha la possibilità di scegliere! Di discernere tra il bene e il male, evitando di servire il secondo, e lottando invece affinché il primo trionfi!" – Commentò Alcor, mentre ormai il cosmo dei due fratelli raggiungeva un’immensa estensione.
"E noi lottiamo per la giustizia, e per le generazioni che verranno, nella speranza che possano vivere in un mondo pieno di luce, senza più oscure tenebre che minaccino la loro felicità!" – Aggiunse Mizar.
"Siete due folli.. vi spazzerò via.. Occhio del Ciclope!" – Esclamò Sterope, socchiudendo gli occhi e tentando di attirare a sé l’energia intorno a lui.
Ma, con orrore, si accorse di non poterlo fare, essendo troppo grande da non riuscire a controllarla tutta. Riaprì gli occhi giusto per vedere un’immensa esplosione di luce abbagliare l’intero spazio, ingoiando l’intero Giardino dell’Amore.
"Luce del Nord!" – Esclamarono insieme i due Guerrieri di Asgard, liberando il potere supremo che tenevano dentro.
Tutto scomparve, le statue, i cupidi, le rose rosse di Afrodite, tutto fu ingoiato dall’esplosione di luce, che fu udita su tutto l’Olimpo, cancellando ogni traccia di quel luogo. Quando la luce si diradò, in mezzo alla polvere comparvero due figure strette per la mano: un bambino e una donna, che si guardavano intorno cercando i loro amici.
Trovarono il corpo morto di Sterope, la cui Armatura Celeste era stata praticamente annientata dall’esplosione, pieno di ferite sanguinanti, ultimo a morire dei tre Ciclopi Celesti.
E più oltre, trovarono i corpi nudi dei due fratelli di Asgard, intrepidi eroi che avevano combattuto fino all’ultimo, senza mai arretrare di un passo. Prima di morire, Mizar trovò la forza per allungare un braccio, afferrando la mano del fratello, mentre un sorriso di pace si dipingeva sul suo volto.
Ilda in lacrime si chinò su di loro, sfiorando i corpi lacerati, e pianse tutte le lacrime che aveva in corpo, anche quelle che non aveva mai versato per Orion e gli altri cinque Guerrieri del Nord.
Kiki, in piedi accanto a lei, si inginocchiò nella polvere, giungendo le mani in segno di preghiera, mentre fiumi di dolore gli rigarono il volto.
In quel momento, nella vera Asgard, il corno di Heimdall suonò due volte, mentre veloci come fulmini le Valchirie galopparono sul Ponte-Arcobaleno, per guidare le anime dei nuovi Einherjar verso il Valhalla.
Flare scoppiò in lacrime, cadendo in ginocchio di fronte a Odino, mentre Orion e Artax, appoggiati alla ringhiera della grande reggia, sospirarono, preparandosi per accogliere i loro compagni.