PROLOGO

Un boato scosse il Regno Sottomarino, facendo sussultare Marins che vagava all’interno del Tempio di Poseidone, nel silenzio più completo.

Tutto era in ombra, ma il ragazzo sapeva come muoversi, non essendo la prima volta che vi si recava. Cercò con fare sicuro una stanza sotterranea, una cripta segreta, il cui accesso era celato alla maggioranza, nella quale Athena aveva nascosto un prezioso oggetto al termine del sacro conflitto contro il Dio dei Mari dell’anno precedente.

"Eccolo!" –Esclamò il ragazzo, osservando il Vaso di Poseidone, protetto dal sigillo di Athena.

Per quanto mille pensieri lo avessero invaso in un momento, Marins li scacciò via, curandosi soltanto della propria missione. Afferrò il vaso con cura e corse via, ritornando in superficie ed uscendo dal retro del Tempio Sottomarino, per un passaggio nascosto, noto a lui soltanto.

"Finalmente!" –Esclamò un ragazzo, osservando Marins ricomparire tra le rocce dietro al Tempio di Poseidone. – "Stavo iniziando a preoccuparmi!" –Commentò, visibilmente più rilassato nel vedere l’amico sano e salvo. – "Sono arrivati!" –Aggiunse, con un filo di voce.

"Sì!" – Rispose Marins, sospirando. – "Lo sento!"

Pochi secondi dopo grida allucinanti lacerarono l’aria, urla confuse di cosmi inquieti e maligni, espressione diretta della malvagità insita nell’animo di quei Guerrieri.

Marins si voltò per un attimo indietro, quasi tentato di correre via, e combattere a fianco dell’ultimo difensore, ma sapeva che non avrebbe potuto farlo. Non a costo di compromettere la missione! E quella veniva prima di ogni altra cosa.

La voce squillante dell’amico lo riportò al presente, in corsa, lontano dal Tempio, lontano dalla guerra. Vi fu uno scintillio di cosmi e poi più nulla, i due amici scomparvero, e il Vaso di Poseidone con loro.

Ignaro di tutto questo, un uomo dai capelli viola stava combattendo sulle scalinate del Tempio Sottomarino, difendendo con l’incantevole suono del suo flauto la Reggia del suo Signore, ultimo dei sette Generali degli Abissi ancora in vita.

Di fronte a lui, un’oscura armata dalle fiammeggianti vestigia scarlatte, che pareva determinata a non lasciarsi intimorire dal musico marino.

Syria tremò per un momento, consapevole che quella sarebbe stata la sua ultima melodia. Accostò il flauto alle labbra, e sprigionò tutto il suo cosmo in una seducente sinfonia di morte.