CAPITOLO TRENTADUESIMO. UNO SCONTRO NON VOLUTO.

Ermes stava ancora conferendo con Afrodite ed Efesto, quando sentì il cosmo di un Cavaliere di Athena avvicinarsi. Si alzò dalla grande tavola, mentre gli ospiti facevano altrettanto, e indossò l’elmo a visiera della sua Armatura Celeste, raggiungendo la grande sala d’ingresso del Tempio dei Mercanti, tra la cui bianche colonne comparve presto Cristal il Cigno.

Il Cavaliere di Athena aveva lasciato il Tempio dell’Amore su intimazione dei Cavalieri d’Oro, percorrendo la strada principale fino a giungere all’ultimo Tempio, l’ultimo prima del Cancello del Fulmine, davanti al quale, Cristal lo sapeva, ci sarebbe stata la battaglia finale.

Quando entrò nel Tempio un’aria di rilassatezza parve invaderlo per un momento, sentendo una grande quiete regnare in quelle quattro mura, e si illuse quasi di non dover affrontare alcun nemico al suo interno, essendo, tra l’altro, sempre assai debole per le ferite riportate dalla battaglia contro Eros, nonostante Shaka avesse cercato di lenirle con il proprio caldo cosmo.

Davanti a lui si paravano tre personaggi sconosciuti, indossanti Armature Divine, la cui emanazione cosmica era superiore a quella dei Cavalieri Celesti che aveva affrontato di fronte al Tempio dell’Amore.

Devono essere tre Divinità! Commentò Cristal, fermandosi all’ingresso del Tempio.

"Benvenuto al Tempio dei Mercanti, Cavaliere di Athena!" – Esclamò un uomo alto e snello, avvicinandosi.

Indossava una celeste Armatura, ornata di grandi ali azzurre fissate allo schienale, le stesse ali che Cristal notò, seppure in dimensioni assai ridotte, fissate ai suoi piedi. Emanava un’aria tranquilla, per niente aggressiva, ma dai suoi occhi grigi traspariva un’infinita malinconia, che per un momento fece sperare il Cavaliere del Cigno.

"Ermes, il Messaggero degli Dei, ti dà il benvenuto!" – Si presentò l’uomo, fermandosi qualche metro di fronte a lui.

"Ermes?! Dunque sei tu che hai ingannato Athena, spingendola a venire sull’Olimpo?" –Domandò Cristal.

"Non ho ingannato nessuno, Cavaliere di Athena, tanto meno la tua Dea! L’inganno è una dote che non mi è propria! Io consegno i messaggi da parte del Sommo Zeus, le risposte ai quali sono una libera scelta dei destinatari!"

"Ma Athena è salita all’Olimpo per parlare con Zeus, e invece si è ritrovata sua prigioniera!" – Brontolò Cristal. –"Non è forse un inganno, questo?"

Ermes non rispose, concordando in parte con le parole del Cavaliere del Cigno, deluso soprattutto dal fallimento del negoziato tra Athena e Zeus, fallimento nel quale doveva sicuramente esserci lo zampino di Flegias.

"Quali sono le tue intenzioni, Cavaliere di Athena?" – Domandò retoricamente Ermes.

"Domanda inutile la tua, Messaggero degli Dei!" –Ironizzò Cristal. –"Arrivare alla Torre Bianca e liberare Athena, e se per farlo dovrò combattere con te o con chiunque altro si porrà di fronte al mio cammino, allora prepara le tue difese, perché Cristal il Cigno non si tirerà indietro! Neppure di fronte a un Dio!"

"Neppure di fronte a tre Divinità?" – Commentò Efesto, affiancando Ermes, insieme ad Afrodite.

"E voi chi siete?" –Domandò Cristal, osservando i due personaggi.

Alla destra di Ermes, un uomo robusto e gobbo, che camminava con difficoltà, ricoperto da scintillanti vestigia celesti, decorate con lingue di fuoco rossastre, in uno splendido e affascinante gioco di colori; sull’altro lato, una donna, alta e ben fatta, con lunghi capelli castani, che scivolavano sulla sua Veste Divina, ed uno sguardo ammaliatrice.

"Efesto è il mio nome, Fabbro Olimpico!" – Esclamò l’uomo.

"Ed io sono Afrodite, Dea della Bellezza!" – Continuò la donna.

"Fermatevi!" – Li esortò Ermes, pregandoli di farsi da parte. – "Mia è la difesa del Tempio dei Mercanti, e mio è l’onere di combattere con il Cavaliere del Cigno! Se è questo ciò che egli desidera!"

"Preferirei evitare lo scontro, Ermes, ma devo raggiungere Athena, e se hai intenzione di opporti, allora mi obbligherai a combattere!"

Ti obbligherò a combattere?! Mormorò Ermes. Ragazzo mio, ho fatto quello che era in mio potere, come fidato consigliere del Sommo Zeus, per evitare questa guerra, questo inutile spreco di giovane sangue! Ma pare che abbia fallito, e che anche su di me ricadano le colpe di questo massacro!

"E sia!" – Sospirò infine Ermes, mentre Efesto e Afrodite si scansavano. – "Vieni avanti, Cigno!"

La risposta di Cristal non si fece arrivare, scattando avanti con il pugno carico di fredda energia cosmica.

"Polvere di Diamanti!" – Tuonò il Cavaliere.

Ma Ermes si limitò a spostarsi di lato, sfruttando la velocità che gli era propria, evitando l’assalto e contrattaccando con una sfera incandescente che colpì Cristal in pieno petto, scaraventandolo indietro, fino a sbattere contro una delle colonne dell’ingresso del Tempio, distruggendola.

"Fermati, Cavaliere del Cigno! Rinuncia a quest’inutile e scontato scontro! Non hai speranza alcuna di sconfiggere un Dio!" – Esclamò Ermes, osservando il ragazzo, il cui corpo era pieno di ferite, rialzarsi. – "Come dissi ad Athena e ai tuoi compagni, non siete obbligati a combattere! Il Sommo Zeus vi lascia liberi di scegliere, se rinunciare a combattere, liberandovi dalla tirannia della guerra e vivendo come semplici ragazzi, o se entrare nelle sue divine armate!"

"Questa è follia!" – Commentò Cristal, con rabbia. –"Quale Cavaliere rinuncerebbe alla lotta, mentre la propria Dea soffre martiri indescrivibili prigioniera di un despota che vorrebbe dominare la Terra? Quale Cavaliere abbandonerebbe gli amici, impegnati a lottare chissà dove, su questo mistico colle, dimenticando i sacrifici che sono stati fatti per arrivare fin qua? Nessun Cavaliere potrebbe farlo, anzi no, nessun uomo lo farebbe! Ed io, Cristal il Cigno, non abiurerò mai la mia fede nell’amicizia e nella giustizia!"

E detto questo, Cristal bruciò al massimo il proprio cosmo, muovendo le braccia come le ali di un bianco cigno, e sbattendo i pugni verso l’alto, mentre una sottile trama di ghiaccio iniziò a ricoprire l’intera stanza, stupendo persino Efesto e Afrodite, sbalorditi dal suo potere.

"Aurora del Nord! Colpisci!" –Tuonò Cristal, sbattendo i pugni uniti di fronte a lui.

Ermes, per quanto veloce, non riuscì ad evitare l’assalto di Cristal, che lo travolse in pieno, scaraventandolo indietro.

"Ermes!" – Urlò Afrodite, correndo ad aiutare il Dio a rialzarsi.

"Sto bene, non preoccuparti!" – Commentò Ermes, rialzandosi.

La sua Armatura Divina lo aveva protetto dal micidiale gelo del Cigno, il quale, per lo sforzo sostenuto, era crollato in ginocchio, ansando faticosamente.

Ermes staccò il Caduceo dalla cintura della sua Veste, portandosi di fronte a Cristal, ed osservandolo con aria dispiaciuta.

"Hai combattuto bene, Cristal il Cigno!" –Mormorò il Dio, sollevando la bacchetta verso di lui. – "Athena sarà fiera di te!"

Un luminoso raggio energetico sprizzò dal caduceo, diretto verso Cristal, ma non riuscì a raggiungerlo perché inaspettatamente un grande Scudo Dorato si pose davanti a lui, proteggendolo.

"Uh? Due nuovi arrivi?" – Domandò Ermes, osservando i due nuovi Cavalieri che erano giunti per prestare aiuto al Cigno.

"Dauko della Libra!" – Esclamò il Cavaliere d’Oro della Bilancia, abbassando il suo grande Scudo Dorato.

"E Sirio il Dragone, siamo Cavalieri di Athena!" – Urlò grintoso Sirio, prima di aiutare Cristal a rimettersi in piedi. – "Come stai, amico?"

"Sirio.. sei venuto anche tu?!" – Sorrise Cristal, rialzandosi.

"Potevo mancare?" –Ironizzò Dragone.

"Bene, sembra che l’occasione per affrontare i famosi Cavalieri di Athena sia infine giunta!" – Esclamò Afrodite, affiancando Ermes. – "Spero che non vorrai fronteggiarli tutti da solo!"

"Come preferisci, Dea della Bellezza!"

"Ermes!" – Lo chiamò improvvisamente Dauko.

I due uomini si fissarono per qualche interminabile secondo, senza dire niente, finché Ermes non sgranò gli occhi, riconoscendo il giovane che aveva di fronte.

"Sorpreso?" – Ironizzò Dauko.

"Esterrefatto!" –Fu il commento del Messaggero degli Dei.

"Conosci quell’uomo?" – Domandò Afrodite.

"Sì!" –Rispose Ermes, mentre un sorriso si dipingeva sul suo volto.

Ma non volle aggiungere altro, limitandosi a sceglierlo come avversario.

"D’accordo! Io affronterò il biondino allora!" – Esclamò Efesto, sbattendo i propri pugni.

"E a me resta l’affascinante uomo dai lunghi capelli neri!" – Ironizzò Afrodite, ponendosi di fronte a Sirio.

"Sono pronto!" – Esclamarono i tre Cavalieri di Athena, lanciandosi avanti.

L’ultimo scontro era iniziato.

Dauko aveva impugnato il Tridente Dorato, lanciando un rapido fascio energetico contro Ermes, che l’aveva prontamente evitato, contrattaccando con il suo Caduceo.

"Quello Scudo non resisterà per sempre!" – Commentò Ermes, osservando il suo raggio venir respinto nuovamente.

"Lo vedremo! Il caldo fuoco di Muspellheimr arde nelle mie vestigia!" –Esclamò Dauko baldanzoso.

E lasciò partire un nuovo raggio energetico dal suo Tridente, che Ermes evitò nuovamente, saltando in alto e portandosi proprio di fronte a lui; lo colpì con un calcio in pieno viso, ma Dauko fu svelto a sollevare il proprio Scudo Dorato, per proteggersi, ma la violenza del colpo fu tale da spingerlo indietro, scaraventandolo fuori dal Tempio del Mercante.

Con un agile e veloce balzo, Ermes fu su di lui, scagliando decine e decine di sfere energetiche dall’alto, mentre Dauko rotolava svelto sul selciato per evitarle.

Stufo di essere il soggetto passivo dell’azione, Dauko si rialzò di scatto, afferrando la Lancia Bracciale e rotandola, in modo da creare lampi di luce diretti contro Ermes, che li evitò, balzando a terra.

"Abile e scattante come sempre!" – Commentò il Dio. – "Nonostante siano passati 250 anni!"

"244 per la precisione!" –Puntualizzò Dauko.

"E sei ancora giovane come durante la Guerra Sacra!" –Affermò Ermes, in parte sorpreso.

"Grazie al divino dono di Athena, il Misopethamenos!" – Spiegò Dauko.

"Capisco!" – Si limitò ad osservare Ermes. –"Degno dono per un valoroso combattente come te!"

"Risparmiami le false lodi, Messaggero degli Dei! E alza le tue difese, per difenderti dalle Zanne dei Cento Draghi!" – Tuonò Dauko.

"Non sono false lodi le mie, Dauko della Libra! Ma provo per te la stessa ammirazione di un tempo!" – Commentò il Dio, ricordando il giorno del loro primo incontro.

Era un freddo pomeriggio dell’inverno del 1743, e Ermes stava sorvolando i confini sud-occidentali della Cina, inviato dal Sommo Zeus in ricognizione, dopo aver percepito strane emanazioni cosmiche provenire da quella zona.

Atterrato su un altopiano roccioso, Ermes si guardò intorno, cercando di percepire qualcosa di oscuro in quelle immense montagne non ancora conquistate dall’uomo, quando fu attaccato a sorpresa da un gruppo di Cavalieri indossanti nere vestigia.

"Spectre!" –Sibilò il Dio, mettendo mano al suo Caduceo.

Con un raggio energetico ne eliminò ben quattro, ma il resto del gruppo si avventò su di lui, obbligandolo a far uso del suo supremo potere per liberarsene. Distratto da quella ciurma di basso rango, non si avvide di sottili fili che scivolarono intorno al suo corpo, imprigionandolo.

"Che cosa?!" – Urlò Ermes, cercando di liberarsi.

"Cosmic Marionette!" – Sibilò un uomo, spuntando da dietro di lui.

Ed Ermes riconobbe il Giudice Infernale, Minosse di Grifon. Ma non ebbe il tempo di dire niente, che il suo corpo fu colpito da un’enorme sfera di energia che lo scaraventò lontano, ferendolo in parte.

"Greatest Caution!" – Urlò un’altra voce, sbucando di fronte a lui.

"Radamantis.." – Sussurrò Ermes, bruciando al massimo il proprio cosmo per liberarsi dai fili di Minosse.

Ma non ci riuscì, precipitando poco dopo in un sonno improvviso e innaturale.

Minosse e Radamantis si voltarono verso la figura che apparve alle loro spalle, avvolta da un’oscura, quanto argentea, emanazione cosmica.

"Portatelo al Tempio del Sire Ades! Sarà un prezioso ostaggio nelle nostre mani, qualora a Zeus venga voglia di interferire con i piani di conquista del nostro Dio!" – Esclamò la voce cristallina, prima di scomparire.

"Sì, Dio del Sonno!" – Si inginocchiarono Minosse e Radamantis, prima di ordinare a qualche altro Spectre di sollevare l’addormentato corpo di Ermes e portarlo via.

La truppa di Spectre discese il fianco della montagna, dirigendosi verso un anfratto nascosto, dove Ermes sarebbe stato imprigionato.

Radamantis si complimentò mentalmente con Hypnos, per la sottile arguzia dimostrata, e si convinse che quella volta Athena non avrebbe vinto.

Al Sire Ades andrà il dominio sull’intera Terra, sul nuovo Inferno che presto sorgerà!

Scesi di qualche centinaia di metri, i due Comandanti Infernali e i loro quattro Spectre che reggevano Ermes si fermarono improvvisamente, per evitare una frana che stava per travolgerli. Distratti dalla valanga rocciosa, non si avvidero in tempo di fasci di luce che si diressero verso di loro.

Tre degli Spectre caddero morti, facendo cascare il corpo assopito di Ermes al suolo, mentre il quarto fronteggiò con decisione il nuovo arrivato.

"Fire Whip!" – Urlò lo Spectre, liberando la propria frusta.

Ma questa non raggiunse il bersaglio, venendo afferrata da una dorata Barra Tripunte.

"Chi sei?" – Domandò infine Radamantis, osservando un ragazzo di diciotto anni della vestigia splendenti che stava combattendo con Lune.

"Dauko della Libra, Cavaliere d’Oro di Athena!" – Esclamò questi, afferrando il Tridente dorato e scagliando un violento fascio di luce contro Lune, che fu travolto e scagliato lontano.

"Un Cavaliere di Athena?!" – Tuonò Radamantis. – "Ti ucciderò personalmente!"

Ma Minosse lo anticipò, avvolgendo il Cavaliere con i suoi fili invisibili.

Dauko si dimenò non poco, cercando di liberarsi dalla presa del Cosmic Marionette, bruciando il proprio scintillante cosmo. Riuscì ad afferrare una delle sue Spade Dorate, e con essa recise i legami che lo rendevano prigioniero, scagliando un violento fendente luminoso contro Minosse, che ne fu travolto.

"E ora a noi, Spectre!" – Tuonò Dauko, rivolgendosi a Radamantis.

"Non aspettavo che te!" –Rispose Radamantis. –"Greatest Caution!" – Urlò, creando un’immensa sfera energetica che scagliò contro Dauko alla velocità della luce.

Ma questa si scontrò a mezz’aria con il violento Colpo dei Cento Draghi del Cavaliere d’Oro, determinando una momentanea situazione di stallo.

Dopo pochi minuti, un nuovo cosmo ruppe l’equilibrio, unendosi a Dauko e travolgendo Radamantis che fu scaraventato contro la parete rocciosa retrostante.

"Ermes!" – Esclamò Dauko, vedendo il Dio, rimessosi in piedi, sorridere dietro di lui.

"Le presentazioni a dopo, Cavaliere di Athena!" – Commentò il Dio, mentre una nuova armata di Spectre si stava avvicinando.

In pochi secondi, Ermes e Dauko si dileguarono, rifugiandosi sulla cima di una montagna, dove poterono parlare per qualche minuto.

"Non avrai creduto di affrontare i 108 Spectre da solo?" – Ironizzò Ermes, ringraziando il ragazzo per l’aiuto prestatogli.

"Non era mia intenzione, Messaggero degli Dei! Stavo semplicemente pattugliando i confini del mio territorio, per ordine del Grande Sacerdote, quando ho assistito all’ignobile scena che vi ha reso prigioniero! Ed ho aspettato il momento propizio per intervenire!"

"Nobile cuore il tuo, Cavaliere di Athena!" – Sorrise il Dio, aprendo le magnifiche ali della sua Armatura Divina. – "Possa la fiamma della vittoria splendere sempre sul tuo petto! Ma dimmi come ti chiami, cosicché io possa ricordare il nome di colui che mi salvò la vita!"

"Sono Dauko della Libra!" – Rispose il ragazzetto. – "Cavaliere d’Oro della Bilancia!"

Duecentocinquanta anni dopo, il ricordo di quel momento era ancora vivo nella mente eternamente giovane del Messaggero degli Dei. E questo rendeva ancora più difficile per lui affrontare il Cavaliere d’Oro.

Un fascio di luce lanciato dal Tridente di Dauko lo rubò nuovamente ai suoi pensieri, costringendolo a scattare di lato e a scagliare decine di sfere incandescenti contro il suo avversario, lo stesso valoroso ragazzo che lo salvò quel giorno dalle grinfie dei sicari di Ades.

Dauko si difese con lo Scudo Dorato, prima di concentrare il proprio cosmo, pronto per lanciare il suo massimo colpo.

"Zanne dei Cento Draghi!" – Urlò, portando entrambe le braccia avanti.

"Caduceo!" –Rispose Ermes di rimando, sprigionando un violento fascio energetico dalla sua bacchetta.

Entrambi furono travolti dal colpo dell’avversario, e scaraventati indietro, ruzzolando sul selciato di fronte al Tempio dei Mercanti, dentro al quale, lo sentivano chiaramente, altri due combattimenti erano in corso.

Nel frattempo Cristal stava affrontando Efesto, all’interno del Tempio, mentre poco distante Sirio fronteggiava Afrodite.

Il Dio del Fuoco e della Metallurgia, per quanto non molto agile né scattante, aveva una capacità difensiva impressionante, riuscendo a contrastare gli attacchi congelanti di Cristal, lasciando che scivolassero sul proprio corpo, riparato dalla sua splendida Armatura Divina.

Incredibile! Mormorò Cristal, atterrando al suolo dopo aver tentato un nuovo attacco dall’alto. L’Aurora del Nord e la Polvere di Diamanti non hanno minimamente intaccato la superficie della sua corazza! Eppure erano portati allo Zero Assoluto, o a una temperatura di poco superiore!

"Ottimi i tuoi attacchi, Cavaliere del Cigno!" – Commentò Efesto. –"Meriti davvero il titolo di Signore delle Energie Fredde! Ma insufficienti per congelare la mia Armatura! Forgiata nella Olimpiche Fucine dell’Etna, la sua resistenza è andata aumentando in questi millenni, esposta continuamente al calore della mitologica lava, che ha rassodato la sua superficie, facendo sì che diventasse la più resistente tra le Vesti Divine!"

"Capisco!" – Commentò Cristal, rendendosi conto che sarebbe stato difficile persino per lui raggiungere una temperatura così bassa da poterla distruggere.

"Vediamo se le tue difese sono potenti quanto i tuoi attacchi!" –Esclamò il Dio, espandendo il proprio cosmo.

Cristal si sentì circondato dal calore dell’energia del Dio Efesto, un potere millenario rimasto sepolto nelle Fornaci Olimpiche e pronto per liberarsi in tutta la sua potenza.

"Lava Incandescente!" –Urlò il Dio, puntando entrambe le mani avanti e aprendo i palmi.

Fiotti di magma si diressero verso Cristal, il quale tentò di difendersi creando un Muro di Ghiaccio, che subito evaporò, venendo poi travolto dall’incandescente lava di Efesto.

"Aargh!" –Urlò Cristal, sentendo il calore stritolare la sua corazza e penetrare in profondità. – "Devo… reagire!"

"È inutile! Presto la lava si solidificherà, diventando un unico immenso ammasso di roccia, all’interno del quale sarà murato quel che resterà del tuo corpo ustionato!"

Cristal bruciò al massimo il proprio cosmo, forte di tutte le sfide impossibili che aveva combattuto nella sua vita. Mentre la lava iniziava a solidificare, fondendosi con il corpo di Cristal, il Cigno Bianco investì l’intera massa incandescente con il suo potere gelante, riuscendo nella titanica impresa di ghiacciarla e poi frantumarla, di fronte agli occhi attoniti e sbigottiti di Efesto.

"Non è possibile!" – Esclamò il Dio, mente Cristal sollevava le braccia sopra di lui, unendole nella posa dell’Acquario Dorato.

"Scorrete, Divine Acque! Per il Sacro Acquarius!" – Urlò Cristal, invocando il nome del Cavaliere che tanto gli aveva insegnato.

La devastante energia racchiusa nell’Anfora Dorata fuoriuscì immediatamente, travolgendo Efesto, che tentò di difendersi con il proprio magma incandescente. Lo scontro tra i due poteri fu devastante, scaraventando entrambi indietro, mentre buona parte del Tempio dei Mercanti crollava su di loro.

Sirio, dall’altro lato dell’enorme sala, stava affrontando Afrodite, Dea della Bellezza, la quale, fin dall’inizio, aveva seguito una strategia diversa da quella delle Divinità sue pari, preferendo usare un’arma differente rispetto allo scontro fisico. Quella della bellezza, dell’affascinante seduzione mortale.

Muovendosi alla velocità della luce, la Dea giunse di fronte a Sirio, mostrandogli un anemone, un fiore del vento, e facendo sì che il ragazzo odorasse il suo profumo. Un taglio netto di Excalibur recise il fiore a metà, spingendo anche la Dea indietro, stupefatta per la rapidità di esecuzione del colpo.

"Cos’era?" –Domandò Sirio, osservando i resti del fiore violetto sparsi sul pavimento di marmo.

"Un dono!" –Commentò Afrodite, fiera della sua bellezza. – "Un dono che volevo farti, Cavaliere di Athena!"

"Un dono?!" – Chiese Sirio, straniato.

"Liberarti dagli obblighi che tanto dolore creano in te, e permetterti di vivere liberamente, abbandonandoti all’amore vero! Quello che porti nel cuore!"

"Sarebbe bello, Dea della Bellezza!" – Commentò Sirio, con una punta di tristezza. – "Ma non è questo il tempo né il luogo! Forse, quando avremo liberato Athena, e convinto Zeus a desistere dai suoi progetti di dominio, allora, e solo allora, potrò sentirmi veramente libero dalle mie responsabilità!"

"Davvero, Sirio?!" –Esclamò una soave voce.

Sirio sgranò gli occhi, balbettando parole confuse, trovandosi di fronte una ragazzina dal viso sbarazzino, lisci capelli neri, ornati da un delicato fiore.

"Fiore di Luna!" – Balbettò Sirio, riconoscendo la sua compagna.

"Ooh Sirio!" – Esclamò Fiore di Luna, correndo verso di lui.

Sirio inizialmente, temendo un inganno da parte di Afrodite, non la abbracciò, lasciando cadere la ragazza a terra, ma questa iniziò a piangere, rialzandosi e fissandolo negli occhi.

"Sirio.. perché? Perché non ami? Non vuoi stare con me?"

"Fiore di Luna.. io.." – Sirio non sapeva cosa dire, confuso e stordito, mentre la ragazza tentava nuovamente di avvicinarsi.

Vittima dell’incantesimo di Afrodite, che mostrava ciò che realmente vorrebbe il cuore di un uomo, Sirio lentamente iniziò ad abbassare le sue difese, permettendo alla ragazza di stringersi a lui.

Sirio le accarezzò i capelli, giocando con il fiore che aveva in capo, un anemone violetto, morbosamente attratto da esso, mentre la ragazza si stringeva a lui, con tutto il suo calore.

Per un momento, un lungo interminabile momento, Sirio immaginò di non trovarsi più sull’Olimpo, ma ai Cinque Picchi, ad inseguire farfalle nei campi dietro la pagoda, a correre scalzi sull’erba bagnata di rugiada, insieme alla sua adorata Fiore di Luna, l’unica famiglia che aveva mai avuto, ad eccezione dei suoi amici.

Piccola Fiore di Luna! Dolce consolazione dei miei affanni, presenza fissa della mia vita, capace di non farmi mai mancare un sorriso, una carezza, un gesto d’affetto! Rifletté Sirio, accorgendosi di trovarsi adesso a camminare mano nella mano con lei sul pinnacolo roccioso, di fronte alla cascata dei Cinque Picchi, in una frizzante notte di luna piena.

Una notte della primavera in corso, in cui i due ragazzi si erano abbandonati alla passione, unendosi sotto le sfavillanti stelle di Cina, in un momento che sarebbe rimasto con loro per sempre.

"Ti amo, Sirio!" –Mormorò Fiore di Luna, accostando le labbra all’orecchio del ragazzo.

E Sirio non sapeva più se quella voce proveniva dal passato o dal presente. Ma in fondo, si disse, non era importante, in quanto era ciò che voleva sentirsi dire. Ciò che anche lui provava per lei.

"Unisciti a me, Sirio, come in quella notte stellata!" –Sussurrò Fiore di Luna, iniziando a baciarlo sensualmente sul viso, mentre le sue mani sfioravano la schiena del ragazzo. –"Dedicati a me, per una volta! Concedimi il diritto di amarti e di stare con te, felici e insieme!"

In quel momento le labbra di Fiore di Luna si appoggiarono a quelle del ragazzo, che socchiuse gli occhi poco dopo, abbandonandosi a quel momento di pace dei sensi.

Una violenta esplosione lo fece sobbalzare improvvisamente, e a Sirio sembrò che l’intera vallata dei Cinque Picchi tremasse, senza capirne il motivo. Un vento gelido iniziò a soffiare poco dopo, cancellando la visione del ragazzo, e facendo scomparire quell’incantevole, quanto illusoria, felicità.

"Siriooooo!!!" – Urlò Fiore di Luna, precipitando nella cascata, mentre il ragazzo non poteva fare niente per fermarla.

"Aaaaaah!" – Gridò improvvisamente Sirio, riaprendo gli occhi.

E si ritrovò al Tempio dei Mercanti, steso sul pavimento di marmo, di fronte agli occhi attoniti di Afrodite.

"Che cosa non ha funzionato?" – Si chiese la Dea. – "Perché la visione è scomparsa?"

Sirio non disse niente, ansimando notevolmente, come se si fosse appena risvegliato da un incubo. Cercò di fare mente locale, ma i ricordi giungevano a lui a sprazzi, confusi frammenti di un mosaico che era incapace di ricomporre.

"L’effetto dell’Anemone viola avrebbe dovuto portarti via dalla battaglia, imprigionarti in un limbo dove i tuoi sentimenti avrebbero trovato libero sfogo, per sempre! Come puoi essere di nuovo qua?" – Si domandò furiosa Afrodite. – "Non c’è dunque amore in te?"

"Ti sbagli, Dea della Bellezza! L’amore alberga nell’animo di Sirio, ma un amore che ha mille facce diverse, e sa riconoscere la realtà dall’effimera vacuità del tutto!" –Commentò Sirio, riconoscendo l’esplosione che l’aveva risvegliato poc’anzi.

Era stato il cosmo di Cristal, scatenato nel lanciare il Sacro Acquarius. Il cosmo di un amico in difficoltà, impegnato a lottare per Athena, lo aveva liberato dall’illusoria visione, aprendo la via per un nuovo combattimento.