CAPITOLO QUARANTESIMO. INCOMPLETE.
"Il tuo compare ti ha lasciato solo!" –Esclamò Pegasus, mentre Crono si rimetteva in piedi.
"Maledetto.." –Commentò il Dio, quasi parlando con se stesso. –"Mi ha imbrogliato.. ha finto di appoggiarmi, mentre in realtà voleva soltanto l’energia!"
"Crono!" – Lo chiamò Ermes, facendosi avanti. –"Ormai sei finito! Parla, dov’è Zeus?"
"Finito dici?" –Rantolò il Dio per un momento, prima di far esplodere il suo cosmo, quello vero, finora tenuto celato per non essere riconosciuto. –"Finito dici, Ermes?! Affatto!" –Tuonò Crono, scaricando incandescenti folgori contro il Dio dei Mercanti, che fu travolto e spinto indietro. –"Zeus è all’Inferno, e voi tutti presto lo raggiungerete! Anche senza l’immenso potere della Pietra Nera resto la più grande Divinità su questa Terra, e nessuno, ripeto nessuno, potrà piegarmi!"
E detto questo espanse il proprio cosmo, liberando un’immensa tempesta energetica che travolse i Cavalieri di Athena.
Mur cercò di creare il Muro di Cristallo, per difendere se stesso e gli altri, ma esso si schiantò poco dopo, sottoposto a una pressione troppo potente.
Ioria, Milo e Phoenix si lanciarono avanti, scagliando i loro colpi incandescenti, ma furono travolti dalla tormenta energetica e scaraventati lontano, contro i loro compagni, danneggiando le loro corazze.
"Quale potenza!" –Commentò Andromeda, aiutando Cristal a rimettersi in piedi.
"Anche senza l’energia immagazzinata in queste ultime ore, Crono resta un Dio potente e pericoloso!" –Sussurrò Sirio, riflettendo con gli amici su una possibile strategia.
Nel frattempo Ermes e Artemide si lanciarono avanti, facendosi strada nella tempesta energetica, grazie al luminoso potere dei propri cosmi divini, incoccando il Caduceo e l’Arco della Caccia.
"Tu sia maledetto, Crono!" –Esclamò Ermes, puntando la bacchetta contro il Dio, e liberando un potente raggio energetico.
Artemide affiancò subito il Messaggero Divino, imprimendo alla freccia che aveva appena scoccato l’incandescenza del suo cosmo. Ma entrambi ebbero una brutta sorpresa.
Crono parò il raggio energetico con la mano sinistra, concentrando su essa il suo divino cosmo in modo da spegnere il fascio di luce, mentre il dardo della Caccia tornò indietro, rimbalzando su un’invisibile barriera posta a sua difesa e piantandosi nell’Armatura Divina di Artemide, proprio all’altezza della spalla destra.
Con un balzo, Crono fu davanti ad Ermes, concentrò il cosmo in una sfera energetica e la scagliò contro di lui, facendola esplodere al semplice contatto, scaraventando il Dio in alto, quindi si preparò per colpirlo nuovamente, ma in soccorso di Ermes giunsero i Cavalieri di Bronzo.
Andromeda srotolò infatti la sua Catena, che afferrò il Dio ancora in aria, portandolo fuori dal raggio d’azione di Crono, mentre Sirio, Cristal e Phoenix attaccavano il Signore del Tempo con i loro colpi segreti.
La sorpresa sul volto di Crono fu evidente, ma riuscì comunque a parare l’attacco con il proprio cosmo, venendo però scagliato indietro, come accadde ai tre Cavalieri di Athena.
Milo, Ioria e Dauko approfittarono di quel momento per liberare i loro colpi scintillanti e colpire Crono in pieno, il quale non riuscì a difendersi e fu investito dal loro attacco e scaraventato indietro, fino a rotolare sul terreno, perdendo l’elmo della propria armatura.
Mur tentò di fermarlo allora con i suoi poteri psicocinetici, bloccando i movimenti del Dio con cerchi di energia cosmica, ma percepì chiaramente che, grazie all’immenso e antico potere di cui Crono disponeva, non sarebbe riuscito a trattenerlo per molto.
"Che cos’è accaduto?" –Tuonò Ermes, scagliando un violento fascio energetico dal suo Caduceo contro il Dio. –"Come hai potuto sostituirti a Zeus? Parla!"
"Ah ah ah…" -Rise Crono di gusto. –"È tutto così ridicolo… Ridicolo il modo in cui voi Divinità Olimpiche vi siete lasciate ingannare, ridicola l’assoluta fedeltà che avete dimostrato a Zeus, anche quando questi vi ha ordinato di attaccare Athena e il Santuario! È stato uno spettacolo sublime vedervi massacrare a vicenda!"
Dopo un’altra profonda risata, Crono decise di raccontare molto brevemente com’era riuscito a sostituirsi a Zeus, prendendo possesso dell’Olimpo.
"Fu Flegias a liberarmi! Egli sciolse i Divini sigilli che mi tenevano prigioniero, dando nuova vita alla mia anima e alimentando in me il desiderio di rivalsa e di vendetta, un desiderio mai sopito che mi porto dietro da millenni, da quando mio figlio mi cacciò dal Trono Olimpico, dando vita alla cruenta guerra nota come Titanomachia!" –Confessò il Dio, mentre Ermes e gli altri Cavalieri ascoltavano con attenzione, ma anche con circospezione. –"Mi disse che sarebbe stato facile, essendo stato un tempo il Signore dell’Olimpo, sostituirmi a Zeus e assumere il comando del Monte Sacro! E grazie all’assoluta fedeltà dei Cavalieri Celesti avremmo potuto innescare un violento conflitto con Atene, facendo sì che i difensori dell’Olimpo e i Cavalieri di Athena si uccidessero tra loro! Accettai senza esitazione, credendo che quella fosse realmente l’occasione della mia vita, la possibilità di attuare finalmente il mio grandioso progetto di rivalsa e di dominio, contro Zeus e contro Athena!
Flegias giunse quindi sull’Olimpo, facendosi accogliere da quel vecchio citrullo di Zeus e ottenendo presto i suoi favori! Ma io giunsi con lui, sotto forma di spirito, nascosto nel suo cuore malato, e pronto a portare la distruzione sul Monte Sacro! Cosa che in effetti feci giorni dopo… approfittando di una passeggiata di Zeus in compagnia di Flegias.. proprio qua, ai confini dell’Olimpo! Fu facile prendere il Dio di sorpresa, travolgerlo con un attacco congiunto, al quale parteciparono anche i due figli di Ares, Phobos e Deimos!"
"L’avete ucciso?" – Domandò Ermes.
"Purtroppo no!" –Sibilò Crono. –"Anche se in superiorità numerica, eravamo comunque in difficoltà contro il Dio del Fulmine, e allora usai il mio colpo segreto, potenziato dagli infuocati cosmi dei figli di Ares, per spedire Zeus in un’altra dimensione, dalla quale da solo non sarebbe più tornato! Sfortuna volle che in quel momento, attirati dallo sfrigolare di cosmi e dai rumori della battaglia, Era e alcuni Cavalieri Celesti intervennero.. e fummo costretti a eliminare anche loro.. Era fu spedita in un’altra dimensione, insieme al suo sposo adorato, mentre i Cavalieri Celesti furono uccisi e i loro corpi gettati di sotto dall’Olimpo, scomparendo nelle nebbie, in modo che nessuno potesse mai trovarli!
In quel momento, Flegias, forte di un potere che non avrei mai sospettato che possedesse, innalzò lo Scudo di Ares, il mistico sigillo che avrebbe dovuto raccogliere tutte le energie del Monte Sacro e convogliarle verso la Pietra Nera, oscuro talismano di ignota origine che mise al mio collo, nascondendo il tutto da una fitta coltre di scure nuvole, in grado di limitare anche le capacità sensoriali degli abitanti dell’Olimpo!"
"Incredibile!" –Commentò Ermes. –"Quale maestria!"
"Già.." –Rispose Crono, prima che un attacco di rabbia lo pervadesse. –"Quel bastardo, regista nascosto di quest’oscura alleanza, mi ha tradito, facendomi vedere soltanto una parte dell’immensa energia accumulata, e convogliando l’altra chissà dove! Maledetto! Maledettooo!" –Urlò Crono, espandendo al massimo il proprio cosmo e liberandosi dei tenui legami che lo imprigionavano.
Ermes fu travolto e spinto indietro, mentre Crono sollevava le braccia al cielo creando un turbine di energia incandescente che scagliò contro di loro.
"Uragano Divino!" –Tuonò il Dio, osservando con soddisfazione i Cavalieri venire risucchiati dal gigantesco mulinello e scaraventati lontano, lacerati da folgori incandescenti.
Tutti meno che uno.
"Uh?" –Si chiese Crono, prima di muoversi velocemente per evitare una raffica di pugni luminosi.
Pegasus era di fronte a lui, con il pugno destro carico di energia, determinato più che mai a sconfiggere il Dio impostore, che tanto dolore aveva portato nel mondo.
"Mi aspettavo che i cerchi di Mur non bastassero a fermarti!" –Commentò il ragazzo, prima di lanciarsi avanti, scatenando il Fulmine di Pegasus.
Le centinaia di colpi al secondo lanciati da Seiya furono evitati da Crono, che sapeva muoversi ad altissima velocità. Ma, dovette ammettere il Dio, che l’attacco di Pegasus non soltanto non tendeva a diminuire, bensì ad aumentare, sia come quantità di colpi sia come intensità, obbligandosi ad usare tutta la sua concentrazione e il suo potere per difendersi.
Improvvisamente Pegasus concentrò tutti i suoi colpi in un’unica grande sfera energetica che scagliò contro Crono, con tutta la forza che aveva in corpo.
"Cometa di Pegasus!" – Urlò il ragazzo, mentre l’abbagliante Cometa si schiantava contro il Dio del Tempo che, per non essere travolto, dovette portare entrambe le braccia avanti per contenerne l’impatto.
A fatica, Crono riuscì a rispedire indietro la Cometa lucente di Pegasus, investendolo e scaraventandolo lontano, dovendo amaramente constatare quanto temibile fosse quel Cavaliere di Athena. E maledisse i Ciclopi Celesti per non aver ucciso i Bronzetti quando ancora non avevano recuperato la memoria.
Una raffica di fasci luminosi si abbatté su Crono, che dovette balzare indietro per evitarli, prima che il gruppo di Cavalieri di Athena ricomparisse davanti a lui, indeboliti ma determinati a sconfiggerlo.
Dauko propose di attaccare il Dio congiuntamente, essendo evidente che singoli assalti non avrebbero smosso la situazione, anzi sarebbero solamente serviti a indebolirli ulteriormente. Il Cavaliere d’Oro espanse quindi il suo cosmo dorato, liberando le Dodici Armi della Bilancia, e affidandone una a ciascun Cavaliere.
A Pegasus e a Ioria assegnò la Spada Dorata, a Phoenix e Andromeda le Barre Gemellari, a Cristal e Milo la Lancia Bracciale, a Mur e Tisifone le Barre Tripunte, mentre per sé e Sirio tenne gli Scudi Dorati. Quindi lanciò un Tridente a Castalia, chiedendo al giovane dagli occhi verdi che era al suo fianco se fosse con loro.
"Certo!" –Esclamò con determinazione il Luogotenente dell’Olimpo, prima che Dauko gli porgesse il secondo Tridente dorato.
"Adesso, Cavalieri di Athena e di Zeus! Bruciate al massimo il vostro cosmo! Che l’immenso potere delle stelle sia con noi!" –Urlò Libra, mentre i dodici Cavalieri espandevano il loro limpido cosmo.
Ermes e Artemide, feriti e sanguinanti, restarono stupefatti dallo splendore delle aure dei Cavalieri di Athena, mentre sul loro viso compariva un sereno sorriso, riconfortati dal calore delle stelle che sembrò scendere su di loro.
"Adesso capisco perché Athena è tanto ammirata!" –Commentò Artemide, con sincerità. –"E perché Apollo è stato sconfitto! Nessuna Divinità può opporsi ad un simile scintillio cosmico, ad una simile luminosità, espressione di animi nobili e puri, disposti a dare la vita per la Giustizia e la Libertà sulla Terra!"
E nel dir questo, approfittando della distrazione di Crono, Artemide corse verso la Bianca Torre dell’Olimpo, insieme a Ermes, cercando un modo per liberare la Dea della Giustizia dalle folgori incandescenti.
"Insieme, Cavalieri!" –Urlò ancora Dauko, mentre tutti i dodici Cavalieri si lanciavano avanti, brandendo le Armi di Libra, cariche del loro vasto cosmo.
"Vi spazzerò viaaa!" –Tuonò Crono, ricreando il vortice energetico e scagliandolo nuovamente contro di loro. –"Uragano Divino!"
La furia dell’Uragano di Crono si abbatté con violenza sui Dodici Cavalieri di Athena e di Zeus, travolgendo qualcuno di loro, ed obbligando gli altri al massimo sforzo per colpire il Dio.
Fasci di luce, provenienti dalle Dorate Armi della Bilancia, spaccarono l’aria, raggiungendo in parte l’Armatura Divina di Crono, che accusò il colpo, ma continuò a resistere all’immenso potere unito dei dodici Cavalieri.
"Iaiii!" –Urlò Pegasus, scattando avanti.
Ma Crono spinse al massimo l’Uragano Divino, finendo per travolgere nuovamente i Cavalieri, prima di accasciarsi al suolo, notevolmente provato e indebolito.
Phoenix e Andromeda si rialzarono subito, lanciando le Barre Gemellari contro il Dio, che le afferrò entrambe con le mani prima di scaraventare via i due Cavalieri.
La Polvere di Diamanti di Cristal cercò di fermare i suoi movimenti, bloccandogli le gambe, ma ci riuscì solo per un breve attimo, durante il quale Dauko e Sirio scagliarono i loro Scudi Rotondi, travolgendo il Dio e ferendolo al braccio sinistro.
"Maledetti!" –Tuonò Crono, rialzandosi.
Castalia lanciò quindi il Tridente Dorato, ma il Dio lo rispedì indietro, dirigendolo verso il petto della ragazza.
"Castaliaaa!" – Urlò Pegasus, incapace di correre in suo aiuto.
Ma inaspettatamente la Dorata Arma non raggiunse la ragazza, piantandosi nel pettorale dell’Armatura Divina dell’Eridano Celeste.
"Phantom!" –Mormorò la giovane, osservando il Luogotenente dell’Olimpo accasciarsi a terra, mentre fiumi di sangue macchiavano le sue splendide vestigia.
"Come hai sempre detto.." –Commentò Phantom, con un filo di voce. – "Bisogna combattere per i propri ideali! Non è forse questo ciò che ho sempre ammirato in voi Cavalieri di Athena?"
Detto questo, il Luogotenente dell’Olimpo crollò al suolo, mentre la sua vita scorreva lentamente via, come il sangue dalle sue ferite.
Castalia, in lacrime, si chinò su di lui, abbracciandolo e cercando di dargli conforto con il proprio cosmo, aiutata anche dall’amica Tisifone, che subito l’aveva raggiunta, mentre Ioria osservata interessato la scena.
"Addio, Cavalieri di Athena!" –Esclamò la superba voce del Signore del Tempo. – "E portate i miei saluti al Sommo Zeus!" –E nel dir questo, sollevò le braccia sopra di sé, creando una macchia energetica dalle fattezze simili a un buco nero, che abbassò poi davanti a sé, per attirare i Cavalieri. –"Strappo nel Cielo!"
Ioria e Milo si lanciarono avanti, scagliando pugni di luce contro Crono, ma vennero attirati verso la macchia energetica che si fece sempre più grande. Mur cercò di salvare i due compagni, affiancandoli e creando il Muro di Cristallo, ma l’enorme pressione a cui fu sottoposto fu tale da mandarlo in frantumi e risucchiare i tre Cavalieri d’Oro al suo interno.
"Dei dell’Olimpo!" –Esclamò Dauko, sconvolto dalla scomparsa dei tre amici all’interno di quello che sembrava un buco nero.
"E adesso spazzerò via anche voi, fastidiosi insetti!" –Gridò Crono, puntando l’indice contro i rimanenti Cavalieri.
Ma Pegasus e i suoi compagni, forti delle numerose esperienze vissute insieme, e determinati a liberare Athena e a salvare le genti libere della Terra, bruciarono il loro cosmo al massimo, come contro Poseidone e contro Ades.
"Brucia cosmo delle Tredici Stelle!" –Urlò Pegasus, spalancando le scintillanti ali della sua corazza. –"Fino ai limiti estremi dell’universo!" –Gridò il ragazzo, lanciando il suo mitico Fulmine di Pegasus.
"Pienezza del Dragone! Nei limiti di Athena!" –Lo affiancò subito Sirio.
"In nomine tuo Acquarius!" –Esclamò Cristal, lanciando il colpo dell’Aurora.
"Nebulosa di Andromeda!" –Si unì a loro Andromeda, mentre Phoenix concludeva il gruppo con le sue impetuose Ali della Fenice.
I cinque assalti uniti insieme sorpresero lo stesso Crono, che tentò di ricreare lo Strappo nel Cielo per risucchiarli tutti quanti, ma Dauko balzò avanti a loro, caricando lo Scudo Dorato di tutto il suo cosmo e impedendo ai cinque amici di essere risucchiati all’interno del buco nero, venendone però aspirato al loro posto.
"Non riesco a crederci!" –Commentò Crono. –"Questi ragazzini.. questi Cavalieri di Bronzo mi stanno sopraffacendo! Incredibileee…" -Urlò, venendo travolto dal furioso attacco.
Lanciati i loro colpi migliori, Pegasus e gli altri crollarono a terra, stanchi e feriti, ma Crono si rialzò ancora, maledicendoli per aver danneggiato la sua Armatura Divina.
Il Dio del Tempo caricò le proprie braccia di folgori incandescenti, pronto per scagliarle contro di loro, quando improvvisamente si accasciò a terra, accusando una forte debolezza.
"Aargh.. maledizione! I miei poteri.. stanno scomparendo!" –E maledisse nuovamente Flegias per averlo ingannato. –"Ma resisterò… sì, devo solo eliminare questi moscerini e avrò vinto, sarò il Signore dell’Olimpo!"
E si sollevò, pronto per attaccare nuovamente i cinque Cavalieri di Bronzo, che si fecero trovare pronti di fronte a lui.
Lo scontro tra i poteri di Crono e quelli dei Cavalieri di Athena generò un’immensa bolla energetica al centro dello spiazzo, obbligando tutti i contendenti al massimo sforzo. Sarebbe bastata una maggiore spinta, da uno dei due lati, e la situazione si sarebbe smossa.
"Non mollateee!" –Urlò Ikki.
"Spingeteee!" –Gli andò dietro Sirio, mentre i cosmi dei Cavalieri di Athena bruciavano al massimo.
Improvvisamente una scarica energetica somigliante a un guizzante fulmine colpì Crono in pieno petto, distraendolo e facendolo crollare a terra, permettendo così ai Cavalieri di Athena di travolgerlo con l’incandescente sfera cosmica.
Il Dio del Tempo si schiantò a terra molti metri addietro, mentre la sua Veste Divina accusava duramente il colpo, schiantandosi in più punti; ma si rimise comunque in piedi, forte del sogno di conquista che stava inseguendo da millenni.
"Chi ha osato?" –Tuonò il Dio.
"Io ho osato!" –Rispose una voce, maschile e molto profonda.
Pegasus e i suoi compagni si voltarono verso la cima del piccolo pendio, e là trovarono, con somma sorpresa, i quattro Cavalieri d’Oro loro amici, che credevano perduti in qualche dimensione, Ioria, Mur; Dauko e Milo. E insieme a loro, accompagnato da una donna rivestita da un lunga veste color porpora, c’era un uomo, apparentemente sui trent’anni, alto e ben fatto, con lunghi capelli castani al vento, due occhi azzurri ed uno sguardo fiero, completamente ricoperto da una Veste Divina, la più bella che mai avessero visto fino a quel momento. La stessa che Crono aveva indossato fino all’inizio del combattimento, e con la quale aveva ingannato i Cavalieri e le Divinità Olimpiche.
"Che cosa?!" –Urlò Crono, riconoscendo il severo sguardo del figlio.
"Questo cosmo… è immenso!" –Commentò Andromeda.
"Vasto e luminoso, più grande di quello di Athena, o Poseidone o Ades stesso!" –Continuò Sirio.
"Un cosmo simile non può che appartenere…" -Intervenne Cristal. – "Al padre degli Dei!"
"Il Sommo Zeus!" –Balbettò Pegasus, mentre Zeus e i Cavalieri d’Oro si avvicinavano.
"Come puoi essere tornato dal limbo in cui ti avevo confinato?" –Chiese Crono, bruciando il proprio cosmo, carico di rabbia.
"Hai sottovalutato i poteri del Padre degli Dei, Crono!" –Commentò Zeus, con voce beffarda. –"In tutto questo tempo ho imparato a muovermi nella dimensione in cui mi avevi spedito, un immenso limbo senza fine, senza però riuscire a trovare la strada per tornare sull’Olimpo! Ma sei stato proprio tu, aprendo nuovamente lo Strappo nel Cielo, a darmi la possibilità di rientrare! Aiutato dal dorato cosmo dei Cavalieri di mia figlia, abili, a quanto pare, a muoversi tra le dimensioni!"
"È stato un onore servire il Signore degli Dei!" –Commentò Mur, abbassando gli occhi.
"E sarà un onore maggiore per me combattere al vostro fianco, Cavalieri della Giustizia!" –Esclamò Zeus, mentre la propria aura cosmica cresceva a dismisura.
Pegasus e i suoi compagni sorrisero, rincuorati dal ritorno del Padre degli Dei e dal suo aiuto in quella battaglia. Aiuto che, si augurò Pegasus, continuerà anche in seguito!
"Fulmini di Zeus! Trafiggete il Dio traditore!" –Urlò Zeus, liberando un’immensa scarica energetica dal suo braccio.
Crono fece altrettanto e il loro potere si fronteggiò a mezz’aria, creando incandescenti scintille che rischiararono l’intero spiazzo.
"Adesso!" –Urlò Dauko, riunendo i suoi compagni.
Sirio e Cristal lo affiancarono immediatamente, unendo i loro cosmi, mentre Pegasus, Andromeda e Phoenix facevano altrettanto, creando la sincronia necessaria per scagliare il colpo supremo.
"Ora!" – Urlò Ioria, unito insieme a Milo e Mur a fianco di Zeus. –"Urlo di Athena!"
E i tre gruppi di Cavalieri liberarono l’immensa potenza dell’Urlo di Athena, unendosi alle fiammeggianti folgori del Divino Zeus.
"Aaargh!" –Si disperò Crono, mentre la smisurata massa energetica lo investiva. –"Resisterò!" –Urlò, ricreando lo Strappo nel Cielo e scagliandolo contro i suoi nemici, per risucchiarli insieme a tutta la loro energia.
"Ora!" –Esclamò Zeus, con un sorriso beffardo sul viso.
E Mur aprì le braccia, come avevano in precedenza concordato, creando il Muro di Cristallo, potenziato dal cosmo unito di tutti i Cavalieri, sul quale si infranse lo Strappo nel Cielo, venendo rispedito indietro.
"Che cosa?!" –Urlò Crono, venendo attratto irrimediabilmente verso il buco nero che lui stesso aveva creato.
"Perditi nel limbo da te creato, Padre degenere!" –Commentò Zeus, scagliando un’ultima devastante folgore contro di lui.
Il corpo di Crono andò in mille pezzi, come la sua Veste Divina, mentre la sua anima fu risucchiata all’interno dello Strappo nel Cielo, che si richiuse, con una grande esplosione, poco dopo.
"Che tu sia dannato a vagare in eterno in un limbo senza fine!" –Affermò Zeus, placando finalmente il proprio cosmo. –"Come tu hai condannato me! Con l’unica differenza che non potrai mai più uscirne, e nessuno aprirà più quel portale, essendo tu l’unico in grado di farlo!"
"Un’ottima mossa!" –Commentò una voce giovanile e squillante.
Zeus si voltò e incontrò lo sguardo stanco ma soddisfatto di un ragazzino dai capelli scuri e gli occhi marroni, le cui gesta aveva ammirato da lontano nei mesi precedenti.
"Seiya di Pegasus!" –Esclamò il Dio, con uno sguardo pieno di ammirazione.
In quel mentre la Bianca Torre dell’Olimpo crollò, distrutta dagli stessi fulmini in cui Crono l’aveva avvolta.
"Isabeeel!" –Urlò Pegasus, preoccupato per la sua Dea.
Ma Sirio gli disse di non preoccuparsi, e di guardare avanti a sé.
Tra la polvere dei detriti, due figure ricoperte da Divine Armature avanzavano, con passo deciso, mentre uno dei due reggeva il corpo inerme di una fragile donna.
"Ermes!" –Sorrise Zeus, riconoscendo il suo fido Messaggero.
Artemide era al suo fianco, ed entrambi si inginocchiarono di fronte all’Olimpico Signore, chiedendo perdono per i loro errori, per essere stati ciechi e non aver riconosciuto il male che aveva invaso il Sacro Monte.
Ma Zeus, magnanimo e nobile, spiegò loro di non preoccuparsi, e che se anche avevano servito il Male lo avevano fatto in buona fede.
"E un giorno, quando le Tenebre scenderanno sulla Terra, per dominarla ed estirpare la Luce degli Uomini e dei Cavalieri, allora, soltanto allora, chiederemo perdono per le nostre azioni!" –Esclamò Zeus. – "Fino a quel momento, anche con i nostri corpi a pezzi, continueremo a lottare per tutto ciò che riteniamo santo, per tutto ciò che riteniamo sacro!"
Pegasus sorrise, incrociando lo sguardo fiero e nobile del Padre degli Dei, prima di chinarsi su Isabel, preoccupato per le sue condizioni.
"Come sta?" –Domandò Zeus a Ermes, che l’aveva liberata.
"Il suo cosmo è molto debole, quasi impercettibile, e le sue condizioni fisiche sono allo stremo! Ha bisogno di cure immediate!" –Commentò il Messaggero degli Dei.
"E le avrà! Come tutti i Cavalieri e le Divinità che hanno combattuto in questi tristi giorni!" –Esclamò Zeus, dispiaciuto, ma anche determinato a costruire un futuro pieno di luce. –"Il sangue versato in questa guerra non sarà sprecato, no, ma esso costituirà le fondamenta su cui edificheremo il nuovo Mondo, liberandolo dalle paure del passato!"
E detto questo, Zeus concentrò un fulmine tra le proprie mani, lanciandolo a tutta forza contro il cielo, dove esplose poco dopo, prima che una lenta pioggerella iniziasse a scendere sull’Olimpo.
"Ecco! La pioggia laverà via il sangue dei Cavalieri caduti, degli eroi che hanno perso la vita in quest’assurda strage! E purificherà le verdi distese dell’Olimpo, che torneranno presto a fiorire!"
"E noi saremo al suo fianco, Dio dell’Olimpo!" –Esclamò una flebile voce.
Tutti si voltarono indietro, verso Castalia e Tisifone che sorreggevano il corpo ferito del Luogotenente dell’Olimpo, che aveva appena parlato.
"Nobile Eridano! Non avevo sbagliato ad accettarti nelle fila dei miei Cavalieri allora!" –Commentò Zeus, avvicinandosi e mettendogli una mano sul petto.
Il sangue dalle sue ferite smise di uscire immediatamente, mentre una soave sensazione di pace lo invase subito dopo. La stessa pace che Zeus portò anche nel cuore affranto di sua figlia, la Dea della Giustizia, prima di ordinare a Ermes di condurla alla sua Reggia, dove avrebbe avuto le cure necessarie.
"Mio Signore.." –Commentò Ermes. –"Non esiste più alcuna Reggia! Né servitori o curatori! Sono stati tutti uccisi!"
Un’espressione di tremendo dispiacere comparve sul volto del Dio dell’Olimpo, dolore che andò aumentando quando Ermes gli elencò il gran numero di Cavalieri caduti, combattendo in suo nome.
Oreste e Pelope, Giacinto e Paride, Narciso, Atteone, Castore e Polluce, Ganimede, Giasone, i tre Ciclopi Celesti, Arge, Bronte e Sterope, ed altri Cavalieri di rango inferiore. E le Divinità massacrate. Afrodite, Efesto, Demestra, Estia, Eos, i figli di Eos, Dioniso, Pan, Ebe e Eros. Lo splendore dell’Olimpo se ne è andato con loro!
"Ricostruiremo tutto, Ermes!" –Commentò il Dio dell’Olimpo, incamminandosi verso il luogo ove sorgeva un tempo la sua Divina Reggia, seguito da tutti i Cavalieri.
Il silenzioso corteo proseguì tra i verdeggianti campi dell’Olimpo, mentre visi stanchi e sporchi, per quanto felici di aver sconfitto Crono, non riuscivano a gioire completamente per quella che non consideravano una vittoria.
Come definire vittoria ciò che in realtà è stato un massacro? Si chiese Cristal, ricordando i sacrifici di Mizar e Alcor, e di Ilda. E in quel momento la sua mente spiccò il volo, lasciando le insanguinate cime dell’Olimpo, per volare fino ad Asgard, alla corte di Odino, chiedendosi come stesse Flare.
Zeus aiutava sua moglie Era a camminare, stanca e debole, mentre Ermes e Artemide marciavano ai due lati del Dio dell’Olimpo.
Dietro di lui Pegasus che portava in braccio la Dea Athena, da cui non riusciva a staccare gli occhi, infatuato della sua leggiadra bellezza. E al suo fianco Andromeda e Phoenix, seguiti da Cristal, Sirio e Dauko.
Ultimi venivano i tre Cavalieri d’Oro, Mur, Milo e Ioria, ognuno che sorreggeva uno tra i Cavalieri più bisognosi di aiuto, Tisifone, Castalia e Phantom.
Ioria e Phantom si scambiarono una silenziosa occhiata, ma nessuno dei due disse niente, non ritenendo fosse il momento opportuno per affrontare delicate questioni, di priorità inferiore rispetto alle impellenti necessità di riposo e cura.
Quando il corteo giunse nel luogo ove sorgeva la Reggia di Zeus, il Dio dell’Olimpo si fermò, concentrando al massimo il proprio cosmo, prima di sollevare un braccio e usare il suo Divino potere per ricostruire i fasti perduti.
Immediatamente, muri e colonne sorsero dalla terra, ricreando in poco tempo l’immensa fortezza celeste che gli scontri avevano abbattuto. Ermes sorrise, riflettendo che quello era soltanto l’inizio della rinascita dell’Olimpo.
Poche ore dopo, mentre la maggior parte dei Cavalieri stava riposando e curando le proprie ferite, Pegasus raggiunse Zeus nella Sala del Trono, trovando il Dio a consiglio con il Messaggero Olimpico.
"Vieni avanti, Cavaliere di Pegasus!" – Esclamò Zeus, con un gran sorriso.
"Non vorrei disturbare.." –Commentò il ragazzo, inginocchiandosi di fronte al trono.
"Non disturbi affatto, giovane Cavaliere!" –Sorrise il Dio. –"Stavo dialogando con Ermes a proposito degli strani eventi verificatisi!"
"Una strana alleanza, Sommo Zeus, non trova?!" –Commentò Pegasus, fissando il Dio negli occhi. – "I figli di Ares e Crono?! Cosa speravano davvero di ottenere?"
"Tutto questo per il dominio sull’Olimpo?" –Si chiese Zeus.
"Temo purtroppo che sentiremo ancora parlare di loro, mio Signore!" –Intervenne Ermes. – "Issione è morto, è vero, ma Flegias è ancora vivo, così pure Phobos e Deimos, nascosti in qualche oscuro anfratto attendono silenziosi il levarsi di una nuova notte!"
Pegasus annuì pensieroso, chiedendosi dove fosse Shaka e se fosse riuscito a trovarli.
EPILOGO
Shaka della Vergine inseguì la scia cosmica lasciata da Flegias, figlio di Ares, attraversando a fatica varie dimensioni spaziotemporali, fino a ricomparire in una sconosciuta foresta, mentre un pallido sole illuminava il suo viso.
Il Cavaliere della Vergine si guardò intorno, avanzando nella fitta vegetazione e cercando di comprendere dove si trovasse. Alla fine giunse di fronte alle rovine di un antico Tempio, abbandonato secoli prima, il cui esterno era contornato da sculture orribili, rappresentanti mostri, creature deformi e guerrieri in atto di combattere tra loro.
Shaka ebbe un sussulto, riconoscendo il luogo, per quanto non vi fosse mai stato personalmente: il Tempio dell’Apocalisse, in passato residenza del Dio della Guerra, Ares. Un luogo antico quanto orribile e sporco di sangue, in cui il crudele Signore della Guerra sacrificava vittime innocenti per i suoi immondi e folli piani di conquista, gli stessi che avevano spinto Flegias a organizzare il complotto alle spalle del Sommo Zeus.
Il Cavaliere d’Oro percepì una debole traccia del cosmo di Flegias provenire proprio dalle rovine, e decise di seguirla, addentrandosi all’interno delle segrete di quel che restava dell’edificio principale, riducendo il proprio cosmo al minimo, per non farsi riconoscere dal figlio di Ares.
Non riuscì a percorrere neppure un paio di metri nell’oscurità, che una fila di torce si accese al suo fianco, rischiarando lo stretto corridoio in cui si era introdotto, mentre una voce possente lo chiamò.
"Vieni avanti, Cavaliere di Athena!"
Shaka si irrigidì immediatamente, non riuscendo a identificare la voce di colui che aveva appena parlato, né il cosmo, di cui percepì soltanto un debole segnale, come se fosse quasi inesistente.
O come se questi volesse tenerlo celato! Si disse, raggelando, quando mise piede nella cripta sotterranea da cui la voce proveniva. In un momento comprese ogni cosa.
Sul lato destro della stanza in penombra, un uomo sedeva su un rozzo trono di legno, completamente rivestito dalla sua Divina Corazza dagli accesi colori scarlatti, emanante un’aura cosmica carica di odio e di violenza, mentre una donna dai lunghi capelli neri accarezzava conturbantemente il suo corpo. Seduti sotto di lui, due ragazzi simili tra loro, ricoperti da Armature scarlatte dai riflessi violetti e biancastri.
Shaka inorridì nel riconoscere il volto sogghignante di Flegias inginocchiarsi di fronte a suo padre: Ares, il Dio della Guerra, riunito insieme ai suoi figli, Phobos e Deimos.
Dall’altra parte della stanza, in un’immensa caverna sotterranea, centinaia e centinaia di guerrieri ricoperti dalle loro terribili vestigia rosso fuoco erano pronti a portare sangue e distruzione sulla Terra: i Bersekers di Ares.
La Grande Guerra avrebbe avuto presto inizio.