CAPITOLO TREDICESIMO: PROMETEO

Si narra che, ai tempi del Mito, gli uomini e gli animali vivessero miseramente, nascosti nelle caverne dal quale raramente uscivano, se non per cercare del cibo. Il sommo Zeus, che da poco aveva vinto la Titanomachia, decise così di dotarli di varie doti, così da poter sopravvivere sulla Terra. Tuttavia, solo gli uomini non ebbero nulla in dono; di questo fatto però si accorse una sola persona, ossia Prometeo, figlio dei Titani Giapeto e di Temi. Egli si recò alla fucina di Efesto, ubriacandolo e rubandogli il fuoco, che donò agli uomini. Per questo fu punito da Zeus, che lo fece legare ad un monte con una grande Aquila che gli divorava il fegato.

Proprio Prometeo, si trovava ora a sbarrare il cammino di Iperione e Seiya; il ragazzo aveva corti capelli neri, un lungo mantello bianco e due grandi ali scure che spiegò alla vista dei due nemici. "Zio, ti propongo di arrenderti! Non impedire a Ponto di compiere il suo piano, così che la vendetta di Gea e dello stesso Crono contro Zeus si compia!", disse l’alato figlio di Giapeto.

"Prometeo, il nostro legame di parentela non influirà sul rapporto. Ciò che dici di Ponto è falso: egli è uno degli esseri più malvagi dell’universo che vuole liberare Gea in modo da creare un nuovo ordine divino, annientando tutti i suoi nemici", rispose Iperione, rifiutando la proposta del nipote Prometeo.

Il figlio di Giapeto s’infuriò nel sentir quelle parole, -"Non parlar così di lui! Ricorda che gli devi molto!", urlò il ragazzo, facendo leva sul fatto che Ponto avesse curato il Dio Solare con il suo Ichor per molto tempo.

A quel punto, anche Iperione s’arrabbiò molto, tanto che il sangue gli sembrò ribollire. –"Talmente grande è il mio potere che con un solo colpo potrei eliminarti. Adesso te lo dimos…", tuonò il Dio, ma prima un’esplosione s’udì da dietro Iperione.

Decine di pianeti centrarono Prometeo che si protesse con le sue ali, bruciandole solo un po’, ma il suo mantello fu distrutto. Così come Prometeo, anche Iperione fu sorpreso dall’accaduto e voltatosi vide dietro di sé la figura imponente di Kanon di Sea Dragon: era stato egli a lanciare il colpo Galaxian Explosion, diretto contro Prometeo. –"Addirittura sono accorsi gli Dei ad aiutarci per questa missione", esclamò stupito il Generale, rivolgendo poi lo sguardo verso Prometeo, "Il tuo cosmo l’ho già percepito tempo fa! Non è niente di che, sarà un gioco da ragazzi occuparmi di te", riferendosi alla comparsa del figlio di Giapeto al tempo dello scontro con i Gold Saint.

"Tu sei quello che ha sconfitto Angelus, combattendo due contro uno! Se non sei riuscito a batterlo da solo come speri di superare me, che sono stato allenato da Ponto e investito del suo Ichor", esclamò Prometeo, che evidentemente era a conoscenza che Kanon era stato aiutato dal vero Sea Dragon Ariel, a battere il demone dell’oscurità.

Con un cenno della testa, Kanon indicò al Dio Iperione di andarsene, e questi subito colse l’occasione per proseguire, vedendo ormai vicinissima l’entrata del Tempio di Nettuno, sede dell’Ancestrale Dio del Mare. Intanto, il Generale di Sea Dragon era pronto a dar inizio allo scontro, sicuro di poter vincere, grazie alla sua forza interna.

"Un semplice mortale che sfida un Dio, uno scontro inedito!", commentò ironicamente il Dio, mentre guardava Kanon, aspettando il suo assalto. Il Generale non si fece aspettare e corse svelto contro il Dio, colpendo con un gancio destro al volto e un calcio allo stomaco, facendo sobbalzare.

Prometeo si pulì una goccia di sangue, uscitagli dal volto, ed in un attimo aumentò il suo divino Cosmo, sbalzando lontano il suo nemico, che si mantenne però in posizione eretta, malgrado la pressione spirituale a cui era sottoposto. "Questo è soltanto l’inizio! Fai ancora in tempo a ritirarti dalla guerra, altrimenti potrei bloccare le tue emissioni di cosmo", lo avvertì Prometeo.

"Sinceramente ho affrontato pericoli ben più gravi di te, non mi faccio di certo spaventare da un brutto pennuto!", rispose seccato Kanon, "Il mio cosmo doppio ti cancellerà dalla faccia della Terra. Come Cavaliere della Terza Casa, vai Galaxian Explosion", tuonò subito dopo, lanciando il colpo delle mille galassie esplosive.

Un attacco dalla potenza immensa che lanciò via Prometeo, ma egli volando evitò di colpire le rocce tuttavia riportando gravi ferite profonde in molte parti del corpo. –"Non c’è niente da dire, stavolta hai lanciato la tua tecnica con un’intensità maggiore. Era impossibile da evitare, quindi ho riportato dei seri danni", replicò il Dio, "Ma ce la farai a colpirmi ora che sto per indossare la mia cloth?", gli chiese il Titano.

In un attimo, dal nulla, Prometeo fece apparire la sua corazza: maestosa e splendente, rappresentava lo stesso Titano nell’atto di reggere una palla di fuoco, forse in memoria dell’antico gesto, con cui cambiò la vita agli uomini. In un bagliore di luce, la sua God Cloth si scompose, posizionandosi sul corpo del Dio, e appena la vestizione fu completata Prometeo espanse il suo ardente cosmo, creando un cerchio di fuoco, da lui indicato come luogo del vero combattimento tra loro.

Kanon non si lasciò impressionare ed entrò nel cerchio di fuoco; -"Non riuscirai neanche a muoversi un dito che ti polverizzerò", esclamò il Dio, ma Kanon volendo dimostrare di non aver paura, fece per muoversi ma non riuscì neanche un minimo spostamento che Prometeo mandò in frantumi gli schinieri ed i bracciali della Scales di Sea Dragon, la quale aveva già i coprispalla ed il pettorale distrutto.

"Te l’avevo detto che non ci saresti riuscito a muoverti!", commentò Prometeo, ridendo. Tuttavia le sue risate furono rotte da un suo stesso urlo: il Dio iniziò a tenersi la testa, che gli faceva molto male, sembrava quasi scoppiare. Il Generale di Sea Dragon sorrise vedendo il suo nemico, contorcersi dal dolore. –"Mi dispiace per te, ma lo spirito di Ariel ha sortito molti più effetti di quanto pensi!", disse il Generale, "Esso mi ha permesso di raggiungere una velocità talmente superiore che ho lanciato un GenrouMaouken. Strano che uno come te che possiede la Dunamis, il cosmo ultimo, non abbia intercettato questo mio colpo".

Prometeo non riuscì a replicare alle parole di Kanon, mentre si contorceva dal dolore per il colpo subito. "Non può andare a finire ancora così, gli uomini non devono vincere contro gli Dei. E’ una cosa inconcepibile", esclamò dolorante il Dio, atterrito dal colpo che aveva avuto un effetto devastante, mai visto e lo stesso Kanon si meravigliava perché un GenrouMaouken del genere non l’aveva mai lanciato.

"Che sia la nuova potenza oppure qualcosa altro….", pensava Kanon, che si avvicinò al Dio, incapace di rialzarsi. Notò a prima vita che le sue nere ali sanguinavano così come la sua fronte; vedeva rabbia e sofferenza nel divino volto di Prometeo, la stessa che pensò avesse provato suo fratello Saga, quando un anno prima aveva tentato di uccidere Atena, durante l’ultima guerra sacra.

"Ehm no, con le tue sole forze non potresti mai e poi mai abbattere un Dio ancestrale come me! C’è qualcos’altro, un’antica ferità s’è riaperta", rispose il Dio che a fatica raggiunse una roccia, sostenendosi su di essa, "Non è una ferita fisica, ma spirituale: il tuo colpo ha centrato l’incubo peggiore che ho, ossia quello di venir nuovamente incatenato da Zeus".

"E adesso perché sei suo alleato? Se non lo fossi non ti saresti messo sui miei passi!", commentò Kanon, che evidentemente non era al corrente di quanto affermato in precedenza dal defunto Drak della Spada Nera, capo degli Eternal Demons.

"Sciocco, Zeus è solo una pedina. Il mio signore Ponto deve nuovamente liberare la nostra <Madre Terra> per poter affermar il suo potere", replicò Prometeo, "Il Signore dell’Olimpo non può sentirci perché l’influsso cosmico mio e di Ponto protegge questo mondo, anche se fortemente indebolito dalla sconfitta dei Demons".

Il figlio di Giapeto spiegò ancora una volta le ali, segno che era pronto a tornare in battaglia. -"Non pensare che intaccando la mia anima tu possa battermi totalmente, peccato non immagini che posso trascendere gli stupidi limiti di questo mondo", urlò Prometeo. Il Titano chiuse i pugni, penetrando la spalla di Kanon che si vide trapassato di parte in parte.

"Incredibile sembri insensibile al dolore. Eppure la spalla dovrebbe dolerti molto!", commentò sadicamente Prometeo, mentre Kanon era impassibile nonostante la spalla sanguinasse incredibilmente.

"Ormai ho capito che sarebbe inutile piangere. Al contrario è meglio contrattaccare fino alla fine, come fin ora ho sempre fatto", disse il Generale di Sea Dragon, "Se tu puoi trascendere i limiti del mondo, anche io ti faccio vedere un trucchetto!", dopodiché scomparve nel nulla. Bastò un attimo di secondo, Prometeo non riuscì a voltare completamente il volto che constatò che Kanon fosse dietro di lui. Il momento che Kanon aspettava era appena arrivato.

"Ariel grazie a te ora vinco, grazie al tuo colpo. Fury of Abysses", urlò il Sea Dragon, controllando l’acqua della zona che fu come divisa e creò una gabbia intorno al dio Prometeo. il Generale si allontanò di una decina di metri e, ridendo, iniziò a far bollire l’acqua. portando la temperatura vicina al milione di gradi che alla fine Kanon fece esplodere la gabbia.

Di Prometeo non rimase nulla, neanche una minima traccia del suo corpo, della sua corazza e del suo cosmo; per la prima volta, Kanon si sentì pienamente soddisfatto perché non solo aveva eliminato un importante nemico, ma con le sue sole forze, addirittura un ancestrale Dio.

S’inginocchiò un attimo a terra, riprendendo fiato. Di tempo ne aveva molto e a quanto ne sapeva, Iperione e Seiya potevano aver già raggiunto il Tempio di Nettuno, quindi un po’ di tempo per riprendersi lo meritava eccome. –"Chissà cosa mi avrebbe detto Saga se avesse visto come ho fregato questo Dio", si chiese con un po’ di superbia, sorridendo al pensiero del fratello ancora imprigionato dagli Dei.

Rialzandosi, il Generale, però, si sentì chiamare: per lui furono le parole più amare che avesse sentito nella sua vita. Parole di rabbia, odio e vendetta, voltandosi Kanon vide Prometeo su un alto promontorio, "Con un bastardo come te, non voglio neanche più sporcarmi le mani. Ti farò soffrire come un cane, morirai tra atroci sofferenze!", tuonò rabbioso il Dio, la cui nera aura raggiunse perfino il cielo, colorandolo d’oscurità, "Se la morte è la metà finale di ogni mortale, farò in modo che la tua esistenza non ci sia mai stata, sparirai da questo e da ogni altro mondo, cancellando i ricordi di coloro che ti hanno conosciuto".

Spaventato quasi a morte, Prometeo svanì e riapparve subito dopo, dietro Kanon, lo prese per la faccia e lo abbagliò con un lampo di luce, per poi buttarlo via come una pezza vecchia. Il Dio gli voltò le spalla, e sembrava quasi volersene andare.

Il Generale dei Mari fu sorpreso da quella mossa, ma ciò non fu la cosa che gli interessava maggiormente: infatti dopo che Prometeo gli aveva voltato le spalle, la sua cloth iniziò a scomparire, così come il suo gigantesco cosmo si affievoliva lentamente; egli stesso non riusciva a muoversi dalla posizione in cui si trovava.

"Per pietà, ti dico che se riuscissi a colpirmi, fermeresti l’effetto del colpo. Ma non puoi perché la Soul Elimination ti paralizza all’istante!", commentò ridendo il Dio ancestrale, e salutando il suo nemico e girandosi completamente, abbandonandolo al proprio destino.

Neanche prossimo alla morte totale, Kanon continuò a non aver paura. –"Sarà la seconda o terza volta che rischiò di esser totalmente cancellato dall’universo, non ho più paura ormai", e dicendo questo dava ad apparire di non aver più paura della morte, "Dopotutto, non sono l’esser immortale che credevo di essere quando controllavo Nettuno….Ah l’umana pazzia cosa ti porta a fare e pensare!", rifletté ancora, pensando a quei lontani momenti.

Con obbiettivo il Tempio di Nettuno, Prometeo lasciò Kanon al proprio destino, convinto di aver definitivamente sconfitto il suo avversario, ma al momento in cui si stava per teletrasportare via, centinaia di galassie esplosero contro di lui. –"Ma io questo colpo l’ho già visto e fermato!", affermò stupito il Dio, bloccando il colpo ma accorgendosi che c’era una figura alle sue spalle.

"Vai, Lancia Elettrica!", disse la figura, trapassando il Dio allo stomaco e rilasciando una scarica elettrica nel suo corpo: ciò bastò a spezzare l’effetto del precedente colpo subito a Kanon, che stancò si sdraiò a terra, dolorante con metà della Scale distrutta.

Arrabbiato e stupito, Prometeo si volse a guardare chi l’avesse colpito, ma costui velocemente scomparve. Girandosi in avanti, l’ancestrale Dio vide i due che l’avevano colpito, salvando Kanon da morte sicura. –"Altri due martiri, avete anche voi voglia di scomparire definitivamente!", li avvertì Prometeo.

"Bado, prendi Kanon e scappa! Non conosco costui, ma dall’austero aspetto e dalla sua corazza non sarà facile da battere, per cui scappa a questo ci penso io!", esclamò il God Saint, "Anche se combattessimo in due, potremmo non uscirne, quindi nel caso che io venga sconfitto, almeno uno di noi arriverà al Tempio di Nettuno, tanto la barriera sembra esser crollata!".

"Rifletti bene Icarus, è meglio arrivare entrambi alla fine del percorso; Kanon non è in condizioni di combattere e per quanto ne sappiamo Seiya e gli altri potrebbero essere anche morti…", replicò Bado di Gemini, ma il suo discorso fu spezzato da un urlo di rabbia di Prometeo che caricò una palla d’energia, che scagliò contro i due Saint di Atena, i quali dovettero usare molto cosmo per deviare quel colpo.

Subito fermato il globo energetico, Icarus ripensò alle parole di Bado: non aveva del tutto torto, se lui cadesse rimarrebbero soltanto Bado e Kanon malridotto, ed entrambi non sapevano se Seiya, Cyd o Syria fossero sopravvissuti ai rispettivi scontri. Anche se i due avessero proseguito, nessuno sapeva se potessero in constare avversari superiori, per cui la ragione lo portò a supporre che anche con un nemico superiore ce l’avrebbero potuta fare in due o tre, uniti dal comune obbiettivo.

"Sai una cosa, Bado, per un attimo ho smarrito il vero senso del nostro compito, ponendo dinnanzi tutto soltanto la mia gloria personale….infondo è solo per quello, che volevo battermi da solo", esclamò Icarus Touma, "Stavo per tradire tutti gli insegnamenti appresi dopo gli scontri ad Asgard contro i Bronze Saint e il mio ruolo di Gold Saint di Gemini, la fiducia che Atena ha riposto in me assegnandomi la Gold Cloth stavo per perdere…ma grazie a te sono riuscito a fermarmi, frenando il mio istinto bellico che persi diventando God Saint di Atena.

Non immagini chi costui sia, ma da come ha ridotto uno dei Gold Saint, ora capo dei Marines, più forti di sempre, di sicuro da solo avrei trasformato questo duello in uno scontro mortale, dove sarei quasi certamente per vincere avrei dovuto dare la vista. So benissimo quanto Atena sia triste nel veder morti i suoi cavalieri, per cui non le darà tale dispiacere.

Inoltre se dovessimo cadere tutti qui, l’Alleanza Divina perderebbe i suoi migliori guerrieri, e ciò potrebbe recare danni ai fini di una guerra, che se vinta dal nemico potrebbe causare la morte del genere umano. Per gli uomini, per la fiducia in noi riposta da tutti, per il nostro onore personale e soprattutto per Atena, ora noi compiremo il vero miracolo contro il più forte tra gli avversari!", esclamò Touma, preparandosi al suo colpo più devastante, seguito allo stesso tempo dall’ex-God Warrior.

In un roteare in aria di mani, Icarus Touma generò un’immensa sfera blu, caricando l’aria di elettricità, pronto a dirigerla contro Prometeo, sorridente alla vista del colpo, ma all’oscuro dei suoi immani poteri distruttivi; nel contempo, Bado scomparve dalla zona, deciso a dar l’aiuto decisivo al compagno.

"Raigou Thunderball", urlò il Saint, dirigendo la palla di elettricità contro Prometeo che stese in avanti le mani, aspettando di poter fermare la tecnica: la sua sicurezza era tale che a nulla erano valsi i discorsi precedenti ascoltati, e Touma ormai pensava che un uomo del genere non meritasse più di vivere, benché questo fosse totalmente diverso dal pensiero della sua Dea.

La Raigou Thunderball fu lanciata quasi subito e nel dirigerla Touma si sentì molto affaticato; ciò diede maggior sicurezza al suo ancestrale nemico di poter fermare tale colpo, per quanto potente e devastante potesse essere. Infatti, appena arrivò nelle sue prossimità, il Titano espanse il suo nero cosmo, contrastando la palla di elettricità a mani nude, resistendo alla tensione da essa provocata; anzi Prometeo sembrava divertirsi nel provare il dolore di quel colpo benché sembrava non ferirlo più di tanto.

Quindi, felice di poter contrastare il colpo, Prometeo iniziò a rimandarlo indietro, esponendosi un po’ troppo e abbassando troppo la guardia, errore grave in uno scontro contro un santo. Un errore che di lì a poco avrebbe duramente, perdendo la propria vita, miseramente.

Bado di Gemini silenziosamente, quasi come un assassino su comando, si era portato dietro il Titano, celando il suo cosmo dorato, dietro il freddo da lui apportato; al momento giusto, mentre Prometeo stava per ribattere il colpo, il Gold Saint uscì allo scoperto. –"GALAXIAN EXPLOSIOOON!", rimbombò la sua potente voce, rilasciando ancora una volta la potenza distruttiva delle centinaia di galassie esplosive, che centrarono dietro Prometeo, impossibilitato a fermarlo per non esser travolto dall’impeto del Raigou Thunderball di Touma.

"Oh no, ero troppo impegnato da questo qua davanti, e non ho visto quest’altro dietro. E’ finita! Addio maestro Ponto!", commentò, ormai intuendo di esser destinato alla morte, il Titano Prometeo, arrendendosi ai fatti, preso dal dolore alla schiena, e poi travolto dall’energia elettrica da 200 milioni di volt del Raigou. Il suo corpo divino fu interamente incenerito dall’impeto devastante del colpo, il quale però oltre a disintegrare Prometeo provocò una detonazione che scaraventò via tutti i presenti.

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Contemporaneamente, Iperione e Seiya, che nel frattempo aveva ripreso l’uso delle gambe ancora doloranti, si trovavano all’esterno del Tempio di Nettuno, ove sapevano di ritrovarsi di fronte il Dio Ancestrale del Mare, Ponto.

L’esplosione del Raigou fu avvertita anche da loro, e prima di varcare la soglia del divino edificio, si fermarono entrambi. –"E’ finita per lui! Una vita in nome degli uomini, caratterizzata da rancore e desiderio di rivalsa…Ha sprecato i suoi ultimi momenti!", esclamò Iperione.

"Kanon ha vinto, incredibile! Ma sembra non esser solo, insieme a lui sento altre due presenza", continuò il Saint di Pegasus, che in cuor suo aveva capito che gli altri due fossero i suoi compagni Touma e Bado, e fu abbastanza sollevato da ciò.

Finito di parlare, i due si affrettarono ad entrare; a loro insaputa, quello che stavano per ingaggiare era lo scontro che avrebbe deciso l’andamento parziale della guerra.

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Una detonazione superiore di moltissimo, a quella che aveva causato la morte di migliaia di persona giapponesi, durante la seconda grande guerra degli uomini; una detonazione che Touma non immaginava di tali proporzioni, prima di scagliare il suo colpo.

Un tempo quella zona del Regno degli Abissi era florida di coralli e alghe marine, grandi distese rocciose e pianeggianti caratterizzavano quel luogo, che molti avrebbero definito come un paradiso, per la miriade di colori e l'aria di speranza e gioia, aleggiante nel luogo. Dopo il colpo, quella sensazione non sembrava più far parte della zona: un esteso deserto dominava nella zona, niente più flora marina e anche gli animali parevano essere scomparsi.

"Ma chi sei veramente.....", esclamò ironicamente Bado, esaltando la potenza del compagno Touma e del suo fatale colpo, "Io non avrei resistito quanto Prometeo, è probabile che solo al minimo tocco sarei rimasto incenerito, e immaginavo che anche la mia Gold Cloth avrebbe subito parecchi danni".

"Forse saresti morto, ma la tua corazza, nonostante la mancanza dell'energia solare dopo i fatti del Muro del Pianto, avrebbe resistito, seppur con molti danni", replicò Icarus Touma.

Bado accennò con la testa di concordare con il compagno, dopodiché si voltò verso il luogo in cui erano diretti, -"Rialziamo Kanon e affrettiamo ad abbandonare questo luogo foriero di morte e distruzione. Sento che il peggio sta ancora per venire!", continuò il Gold Saint di Atena, avvicinandosi al capo dei Marines Shogun di Nettuno.

I due, Bado e Touma, presero a schiaffi Kanon, cercando di farlo riprendere. Ciò non bastò a risvegliarlo, così simpaticamente il God Saint lo fulminò leggermente con una delle sue tecniche, ed in tal modo il Generale si svegliò a poco a poco, ritrovandosi con i suoi compagni.

"Icarus....Bado?! Anche tu qui.....", disse il gemello di Saga, con la vista ancora un pò annebbiata, stupito dal vedere il Gold Saint lì in quel sottomarino regno, "Pensavo che a voi asgardiani fosse impedito l'ingresso qui!".

"Diciamo che quando ero un God Warrior avevo delle regole, ma ora che sono votato ad Atena mi sono sentito in dovere di aiutare miei compagni", ribatté Gemini, e ridendo disse, "Però se la vogliamo mettere come dici tu, visto che non aiutai Seiya e gli altri a fermare i tuoi loschi piani scendendo qui, stavolta anche io volevo visitare questo luogo".

Kanon annuì sorridendo anch'egli, poi fu aiutato a rialzarsi. In uno stato di semi-incoscienza notò che la sua cloth aveva subito parecchi danni, ma molti di essi sembravano risanarsi: tuttavia non ci fece molto caso e lasciò perdere, preferendo guardarsi intorno a tentar di percepire qualsiasi altra presenza viva al di fuori del Tempio Centrale, dove sapeva che il cosmo ancestrale ed infinito di Ponto proteggesse quell'area.

"Siamo in tre, e Seiya ed Iperione hanno proseguito....", esclamò il Generale stupendo anche i suoi due compagni, nel sentire della presenza del Titano con loro. -"Così anche il Titano Solare ci ha seguiti qui, per aiutarci contro l'ancestrale Dio. D'altronde anche lui è un suo pari!", replicò sicuro Icarus.

"Seiya era in condizioni abbastanza gravi, mentre noi siamo veramente affaticati dall'ultimo scontro, sopratutto io e tu, Touma!", disse Kanon, guardando in faccia alla realtà, e poi si girò a guardare Bado di Gemini.

"Presumo che tu non sia venuto da solo! Tuo fratello, non sento più la sua presenza...", continuò il Generale, "...nonostante i nuovi poteri acquisiti grazie al grande Ariel...".

"Cavaliere, dopo mi piacerebbe sapere chi è questo Ariel....", rispose Bado, "Per quanto dicevi prima, mio fratello è rimasto a combattere con il demone Sado! Non so se è riuscito a cavarsela".

Kanon diede una pacca sulla spalla al suo successore, incoraggiandolo ad andare avanti, anche se molti dubbi pervadevano la sua mente, riguardo Cyd di Cancer. Subito dopo, i tre si decisero ad andarsene da lì e raggiungere il duo dei loro compagni al Tempio Sottomarino.