Scontri decisivi!!!

Le nuove tecniche.

 

Shiryu, dopo lo scontro contro Ryoma, aveva corso senza mai fermarsi.

Ormai, le mura erano così vicine...

Il Saint del Dragone sapeva che, a breve, avrebbe senz'altro incontrato il maestro di Ryoma.

Colui che padroneggiava le stesse tecniche del suo maestro, Doko.

"Pain Taker!"

Un cosmo esplose alle spalle di Shiryu. Una raffica di colpi lo raggiunse alla schiena, facendogli perdere l'equilibrio. I colpi aprirono numerose ferite sul suo corpo.

"Com'è possibile? Sono ferito nonostante il God Cloth..."

"Non importa quanto solida sia la corazza. I miei colpi imprimono la loro pressione direttamente sul corpo, ferendo senza pietà alcuna. Questo è il potere di Alec della Chimera!"

L'uomo che aveva aggredito Shiryu alle spalle Aveva una lunga capigliatura biondo-castana, coperta da un elmo formato da cinque placche pentagonali che gli contornavano il volto.

La pettorina dalla forma triangolare, molto allungata sulla punta, che finiva sull'ombelico, il bracciale destro ovale, dotato di copri bicipite, mentre il sinistro, che copriva solo l'avambraccio, presentava una cuspide a falce sul dorso della mano, mentre sul braccio si allargava.

Il copri spalla era modellato a forma di zampa, i cui artigli scendevano lungo il petto, come se una belva fosse appoggiata alle spalle del guerriero. La cintura era dotata di copri fianchi e di una larga fibbia rotonda.

Due ginocchiere rettangolari, con gli angoli arrotondati, e due gambali che proteggevano anche i talloni, che erano contornati da cinque protuberanze triangolari ciascuna, simili ad artigli che uscivano dalla parte posteriore del piede.

"Un colpo insidioso, certo, ma non letale. E senza attaccare alle spalle, come pensi possa, un Bersesker di grado intermedio, affrontare un guerriero come me?"

"Non importa! Ormai sei ferito e presto avrai perso così tanto sangue da perdere le forze e i sensi. Prendine ancora. Pain Taker!"

"Pensi davvero che qualche graffio possa fermare il mio pugno? Rozan Shoryuha!"

Shiryu tese il suo pugno contro il nemico, scatenando la forza del suo colpo.

La forza del Saint travolse completamente il Bersesker.

"Illuso. Contro chi, come me, ha risvegliato il settimo e l'ottavo senso, solo uno dei Warlord può pensare di fronteggiarmi con successo... Per quanto insidioso fosse il suo colpo, non è tuttavia all'altezza della mia forza. Ma cosa...?"

Improvvisamente, il terreno sotto Shiryu incominciò a tremare.

Shiryu, spiazzato, balzò lateralmente, appena in tempo, poiché il terreno, franando, si innalzava. Sul giovane torreggiava, sorretto da quattro possenti zampe artigliate, un enorme drago dalla pelle rocciosa. Il muso da rettile, corto e glabro, con scaglie simili a bubboni, ruggiva contro il Saint, mostrando più file di denti aguzzi e affilati. La coda, tozza e lunga saettava a destra e a sinistra, generando un boato sordo con lo spostamento d'aria.

Il drago si scagliò contro il giovane, forte della sua mole incredibile.

Ma proprio mentre la belva si scagliava all'attacco, la sua immagine svanì, sostituita da quella di un dragone cinese, color scarlatto, che si abbatteva, con le fauci e gli artigli, contro Shiryu, che sorpreso, alzò lo scudo per deviare l'attacco.

"Ma questo... Questo è uno Shoryuha, e di enorme potenza!"

"Esatto, Shiryu. Devo dire che sei stato bravo a deviare, così prontamente, il mio attacco. Doko ti ha insegnato davvero bene."

L'avversario che arrivava era l'unnico uomo che, dopo Alexandros, godesse della piena fiducia di Ares.

Il manto ambrato, ora leggermente discostato, faceva vedere la corazza che ricopriva interamente il corpo, con fregi rotondi di varie dimensioni. Sopra il petto una placca di metallo trapezoidale, fissata dai due copri spalla rotondi, forniva un'ulteriore protezione.

L'elmo dalle fattezze serpentine, rassomigliava in tutto al muso del Drago che era sorto dal terreno, con le squame sferiche, simili a bubboni.

I bracciali a forma ovale, formavano quasi due piccoli scudi, sui quali erano inseriti i copri bicipite conici.

Gli stivali, lunghi e affusolati, dotati di una ginocchiera di forma ottagonale, frastagliate come due gemme, e contornate lateralmente da frangiature che circondavano le ginocchia, ripiegamenti del metallo verso il baso, stra i quali si trovavano due copri coscia triangolari. La cintura aveva due vistosi copri fianchi triangolari e una fibbia pentagonale, sotto il quale era agganciata una placca ottagonale, molto allungata, proteggeva l'inguine.

Il viso era nascosto all'ombra dell'elmo, ma i capelli, scuri e lunghi fino alle spalle, erano visibili da oltre l'orlo.

"Tu!!! L'unico uomo, oltre il mio maestro, a padroneggiare lo stile dei Dragoni! Tu che hai sottomesso le sacre tecniche dei guerrieri di Goroho ad un dio spietato come Ares!

Il Warlord di Pitone!"

"Sì, Shiryu, io sono tutto questo... Ma guarda... Così è questa la forma definitiva del Cloth del Dragone. Davvero splendido!

Ricordo ancora quando, ad indossarlo, era il piccolo Doko..."

"Di cosa stai parlando? Tu conoscevi il mio maestro?"

"Se davvero vuoi scoprire il mio legame con il tuo maestro, fatti avanti. Se uno solo dei tuoi pugni mi raggiungerà, ti svelerò tutto!"

Il Warlord di Pitone allargò le braccia, eseguendo un movimento circolare che Shiryu riconobbe subito: la posizione preparatoria alla guardia del Drago, tipica della sua scuola di combattimento.

"Costui ha una tecnica perfetta. I suoi movimenti sono fluidi e sicuri. Stai attento, Shiryu, non sarà certo un avversario facile." sussurrò tra sé il giovane.

Aprendo le braccia, il giovane assunse una posizione speculare a quella dell'avversario.

I due, l'uno di fronte all'altro si studiavano, gli occhi cercando ogni piccola falla nella difesa dell'altro.

Pitone scattò, allungando la mano destra verso il plesso solare di Shiryu, che parò l'attacco, raggiungendo il polso con la mano destra, deviando il colpo all'esterno.

Subito, Shiryu si accorse che l'attacco non aveva nessun impeto. Il movimento dell'avversario fu lieve come il volo di una farfalla. Torcendo il proprio braccio, quest afferrò a sua volta quello di Shiryu, spostandolo verso l'alto con un movimento circolare, scoprendo le difese del Saint. Il Warlord fronteggiava il suo avversario, le difese ormai scoperte, e un sorriso beffardo, quasi stesse prendendo il giro il Saint del Dragone, sul volto seminascosto dall'elmo.

Il gomito destro saettò, colpendo il volto del Saint.

Il colpo era violento, tanto da spingere Shiryu indietro, ma il suo braccio era ancora stretto nel pungo dell'avversario, che lo tirò verso di sé, replicando l'attacco con colpi al volto e allo stomaco.

Shiryu cadde a terra, ma l'avversario non gli diede tregua.

"Rozan Shoryuha!"

Un sinuoso drago dalle scaglie scarlatte saettò contro il giovane, torreggiando su di lui. Shiryu sentiva la potenza del colpo che tante volte lo aveva portato alla vittoria, ora rivolta contro di lui. Senza perdersi d'animo, inarcò la schiena eseguendo una capriola e rimettendosi in piedi, ma il colpo deviò, come se la belva nella cui forma si manifestava continuasse la sua caccia spietata.

Shiryu la fronteggiò, colpendo il muso della belva con due calci in sforbiciata, poi saltò indietro, tendendo in avanti lo Scudo del Dragone.

Come immaginava, l'attacco continuava il suo effetto, per scontrarsi con la solida difesa dello Scudo.

La resistenza leggendaria dello Scudo del Dragone resse il colpo, ma Shiryu sentì chiaramente la pressione intorpidirgli il braccio. Il contraccolpo, poi, fu di una potenza così spaventosa da spingerlo indietro, facendolo atterrare in ginocchio.

"Così non va. La sua tecnica è impeccabile, e riesce a mantenere l'energia dell'attacco molto più a lungo di me. Combattere in maniera ordinaria non mi porterà a niente."

Il ragazzo colpì il pavimento roccioso con il pugno, imprimendo la forma della mano nella nuda roccia.

"Shiryu, ti stai già rassegnando? Finora devo dirmi deluso, mi aspettavo molto di più, da te."

"Ancora non hai visto niente. Fatti avanti, sono pronto!"

Shiryu balzò indietro, mentre l'avversario avanzava.

"Pensi di indietreggiare in eterno, per evitarmi? Inutile! Rozan Shoryuha!"

Sul volto di Shiryu apparve un sorrisetto.

"Pensavi davvero che indietreggiassi per paura? Sbagli! Ti stavo portando dove volevo io, e ora sei caduto nella mia trappola. Rozan Shoryuha!"

Vicino al piede sinistro del Warlord, il segno lasciato dal pugno di Shiryu incominciò ad illuminarsi di una luce smeraldina. Con un boato, il corpo di un dragone di giada emerse dal terreno, colpendo la Bloodmail di Pitone proprio sul punto del cuore, il punto debole dello Shoryuha.

La corazza resse il colpo, che altrimenti sarebbe stato letale. Tuttavia l'impatto sbilanciò il Warlord, rendendo inefficace il suo Shoryuha.

"E non è finita, Pitone! Rozan Hiakkiryuha!"

Shiryu era balzato in avanti, lanciando il colpo più potente che gli era stato tramandato dal suo maestro. I dragoni emessi da quella potentissima tecnica si abbatterono su Pitone facendo saltare via l'elmo.

"Complimenti, Shiryu, il tuo Hiakkiryuha è davvero potente. Ma contro di me non ha effetto. Rozan Hiakkiryusenpu!"

Altri cento draghi, stavolta scarlatti, apparvero attorno al Warlord, muovendosi creando una spirale che risucchiava i draghi dello Hiakkiryuha di Shiryu, disperdendoli verso l'esterno.

In pochi secondi, gli effetti di una delle tecniche migliori tramandate dai Saint vennero vanificati.

"Non è possibile, il mio Hiakkiryuha, annullato. E il tuo viso...."

L'elmo sbalzato dall'impeto del potentissimo colpo del Saint, mostrando un viso dai lineamenti marcati, la mascella squadrata, i capelli scuri e ribelli.

"Il tuo viso... Maestro Doko!? Non è possibile!!!"

Shiryu si sentiva schiacciato, davanti a lui, come avversario, stava colui che, più di tutto, era stato per lui come un padre?

"No, non sei il mio maestro. I suoi capelli erano castano scuri, i tuoi sono neri. La somiglianza è incredibile, certo, ma.."

"Certo che non sono Doko, ma è naturale che ci assomigliamo. Dopotutto, lui era il mio fratello minore, e mio allievo!"

"Cosa?"

"Esatto, Shiryu io sono Daihoko di Pitone, un tempo Saint della Bilancia."

Circa 250 anni fa.

Cina, regione del Luoshan, Goroho.

Un giovane dalla indomita chioma bruna si sta allenando, sotto la grande cascata, nelle forme fondamentali del Kung-Fu, tuttavia, ogni suo colpo provocava uno spostamento d'aria, visibile soprattutto dai colpi diretti verso l'acqua del fiume vicino. La grande cascata scrosciava dietro di lui.

"Doko! Vieni qui!"

Il ragazzo interruppe immediatamente gli esercizi, e con una serie di balzi tra le rocce del dirupo, arrivò alla sporgenza che si trovava a metà della cascata.

Vestito di un kimono violetto, un ragazzo più vecchio, dallo sguardo serio e deciso, attendeva, portando sulla schiena una Cloth Box dorata.

Un breve sorriso attraverso il suo volto serio, vedendo l'abilità acquisita dal ragazzino di fronte a lui, solo in pochi mesi di allenamento.

"Cosa c'è fratellone?" fu l'irriverente risposta del giovane.

Un pugno raggiunse la sua chioma indomita.

"Mostrami rispetto, ragazzino! Sarò anche il tuo fratello maggiore, ma fintanto che sarai qui come mio allievo, pretendo di essere chiamato Maestro Daihoko."

"Va bene, va bene..." si scusò il giovane Doko, massaggiandosi la testa.

"Ti ho chiamato per un motivo molto serio, Doko... Devo partire per una missione e non so quanto tempo starò via."

"Cosa, ma, non puoi, sono appena agli inizi dell'addestramento, ho bisogno di essere seguito."

"Non ti preoccupare, verrai seguito costantemente. Sarà il mio Maestro, colui che ha insegnato a me, a seguire i tuoi progressi. Vieni, ti porto da lui!" Daihoko si incamminò, seguito dal fratello.

"Il tuo Maestro? Ma non sarà decrepito? Riuscirà a seguirmi?"

"Non mi preoccuperei, per questo. Piuttosto mi preoccuperei di non farlo arrabbiare. Vieni entriamo qui!"

I due entrarono in una grotta seminascosta in un cespuglio. La grotta era molto più profonda di quanto sembrasse, e si ampliava molto. L'ambiente era buio.

"Chi è! Chi disturba la mia solitudine?"

La voce era cavernosa e roca, e rimbombava nell'anta della grotta.

"Maestro, sono io!"

"Daihoko? Cosa ti porta a visitare questo vecchio?"

"Maestro, devo partire per una missione, ma ho un allievo... Vorrei chiederle di seguirlo in mia assenza."

"Allievo? Avrei detto piuttosto figlio, vista la simiglianza...." la voce cupa sembrava persino divertita.

"Si tratta del mio fratello minore, Maestro. Come me un tempo, si sta addestrando per diventare un Saint, e devo dire che è molto promettente."

"Ma con chi parli, fratellone? Questa voce sembra quasi inumana, inespressiva."

"Che cucciolo interessante..."

Un muso allungato, enorme, ricoperto di numerosi barbagli che formavano una sorta di barba e di criniera attorno al muso, solcato da due corna ramificate. Gli occhi, rossi, dotati di pupilla verticale, scrutarono Doko, che a quella vista spaventevole era balzato indietro. Daihoko, invece, era rimasto immobile, tranquillo. Dopo il primo smarrimento, Doko fronteggiò l'enorme dragone, guardando il mostro fisso negli occhi. Il mostro sbuffo, e il getto d'aria scosse i vestiti del giovane.

"Hai ragione,- affermò il mostro- è un cucciolo molto interessante."

L'enorme testa si ritrasse nel buio, mentre dietro di lei si intravedeva un enorme corpo serpentino.

"Lo terrò presso di me, Daihoko, e lo addestrerò fino a quando non tornerai."

Tempo dopo...

Daihoko tornava dalla sua missione, lo scrigno sulle spalle.

Era stanco, sporco per i rigori del viaggio.

Senti un lieve boato, e un albero cadere. Sorrise. Con un balzo, si proiettò dall'altra parte del fiume che aveva finora costeggiato, correndo poi verso l'albero caduto.

"Doko!"disse raggiungendo l'albero caduto.

"Fratellone! Sei tornato."

"Sì. Mi dispiace, la missione è stata veramente difficile. Come sta il maestro?"

"Purtroppo, il maestro è andato, Daihoko... Ma mi ha insegnato moltissimo!"

"Davvero!?- sul viso di Daihoko apparve un'ombra di dispiacere per la sorte del maestro- Allora, ti va di mostrarmi, cosa hai imparato?"

"Certo. Rozan Shoryuha!"

Doko partì all'attacco, sfoderando subito uno dei suoi colpi più forti.

Daihoko, sorpreso, alzò la mano parando il colpo sul palmo, La forza che dovette sostenere, però lo fece trasalire.

"Accidenti, il Maestro non si smentisce. Doko è forte ormai quasi quanto me." disse tra se stesso.

Doko non si fermò, ma si lanciò in un secondo attacco.

"Rozan Hiakkiryuha!"

Daihoko rimase esterrefatto. Il suo fratellino era diventato davvero forte. Ormai, lo sapeva, era pronto per la prova finale.

Il Saint della Bilancia roteò le braccia.

"Rozan Hiakkiryusempu!"

La tecnica di Daihoko disperse gli effetti dello Hiakkiryuha.

"Fratellone, che tecnica è? Il maestro non me ne ha mai parlato."

"Non poteva. È una tecnica difensiva da me ideata...

Bene, Doko. Posso dirti che il tuo addestramento è completo! Ormai sei pronto per diventare un Saint di Athena."

"Allora, tornerò al Santuario?"

"Certo."

"Bene! Sai, fratellone, avevo fatto amicizia con due ragazzi, prima che tu mi portassi qui. Sono ansioso di sapere come se la sono cavata, Shion e Suikyo."

Al Santuario, poco tempo dopo.

Doko era felice della sua vita da Saint. Aveva affrontato già alcune missioni, portandole a compimento con successo.

E aveva incontrato nuovamente i suoi amici, Shion e Suikyo.

Shion, come lui, era diventato un Bronze Saint, mentre Suikyo era addirittura un Silver Saint. Di questo non si era certo stupito: dei tre, Suikyo era sempre stato il più abile e forte.

Un giorno, venne a trovarlo Daihoko.

"Doko, sono felice di rivederti. Ti trovo bene."

"Ti ringrazio, fratello. Tu, però, mi sembri preoccupato. Qualcosa non va?"

"Tra qualche anno potrebbe approssimarsi un evento terribile. Sto per partire con una delegazione del Sacerdote. Incontreremo i Rappresentanti di Ares."

"Ares? Il Dio della guerra?"

"Sì. Athena lo ha sigillato diversi secoli fa, e lui non può calcare il mondo con i suoi piedi, tuttavia i suoi seguaci, i Bersesker, possono ancora agire, e prendere ordini da Lui. Lo scopo del sacerdote è di imporre una tregua permanente con Ares, in modo che non interferisca."

"Stai attento Daihoko. Torna sano e salvo."

I due fratelli si abbracciarono caldamente.

Poi, Daihoko si staccò, tenendo ancora la mano sulla spalla sinistra di Doko.

Quindi, si allontanò. Il sole tramontava.

Una pianura in Romania. Giorni dopo.

Daihoko era al seguito del Sacerdote, insieme ad altri Gold Saint, Shijima e Cardinale.

Erano in viaggio da giorni. E finalmente avevano raggiunto il luogo convenuto per l'incontro con i rappresentanti di Ares.

Ad attenderli, i guerrieri dalle corazze rosse, i Warlord. Il capo della delegazione, era l'unico a possedere un'armatura completa, simile a un Gold Cloth. Ed era anche l'unico ad avere un Cosmo realmente pericoloso. Un Warlord.

"Ben arrivati,- esordi il Warlord- sono Seraph dell'Androsfinge, e sono il capo di questa delegazione."

"Ben trovati- esordì il Sacerdote- Siamo qui per chiedere alle vostre schiere di rimanere neutrali nel conflitto che si sta preparando. Ares è sigillato nella Rete della Vergogna, e non ha alcun interesse a coinvolgere i suoi guerrieri nella prossima guerra."

"Certo, su questo il mio Signore è d'accordo. Al momento attuale, non è negli interessi del mio Sire essere implicato in una Guerra Santa. Tuttavia, non rimarremo in disparte senza un adeguato compenso."

"Compenso?"

"Sì. Il mio Padrone sa benissimo che le nostre fila non sono assolutamente numerose come un tempo. Inoltre, tra noi non ci sono abbastanza Warlord. Per questo, il mio signore vuole un contraccambio. Vuole un vostro atto di buona volontà. Vuole che uno dei Gold Saint si unisca alle nostre fila, diventando il nuovo Warmaster!"

"Ma è inaccettabile! Vorreste che uno dei Saint più forti abiurasse Athena, anzi, fosse costretto a farlo?"

"Questa è l'unica condizione posta dal mio Signore. Qualora la rifiutiate, noi ci schiereremo. A voi la scelta, Sacerdote. Tuttavia sappia che questa offerta durerà solo il tempo di questo incontro. Quando torneremo alla Fortezza di Ares, un Gold Saint dovrà accompagnarci, altrimenti agiremo di conseguenza."

Il sacerdote guardò i tre guerrieri che lo accompagnavano. Erano tra i più potenti combattenti delle schiere dei Saint, come poteva decidere una cosa così terribile. Cedere uno di loro come se fosse un oggetto o un capo di bestiame.

"Andrò io!"

Era stato Daihoko a parlare, facendo un passo avanti.

"Andrò io, Sacerdote. Per rendere più sicuro il risultato del prossimo conflitto."

"Daihoko, ne sei proprio sicuro? Quello che ti viene richiesto è terribile."

"Lo so, Sacerdote, ma se è l'unico modo per ottenere la neutralità dei Bersesker, lo farò. Le chiedo solo di nascondere questa verità a tutti, soprattutto a Doko. Per tutti, io sarò morto in combattimento. Forse, in futuro, potrò tornare a vestire il Cloth dei Saint, ma ora dovrò rinunciarvi, per il bene della terra e dell'umanità."

Presso la Fortezza, alcuni giorni dopo.

Daihoko era sgomento. Non si sarebbe mai aspettato che la dimora terrena di Ares s fosse sotto terra.

L'immane fortezza appariva lugubre. Ma con un certo fascino marziale. Imponente, certo.

"Vieni, Daihoko- gli disse Seraph- ora conoscerai il tuo nuovo Sire."

Entrarono in una stanza imponente.

Avvolta da una maglia di metallo, che si dipanava come una tenda metallica, il trono. E seduto in quel trono, una figura imponente. Il Cosmo emesso dall'individuo era immenso, superiore a qualunque altra energia mai percepita dal giovane guerriero.

"Benvenuto, Daihoko, guerriero di Goroho!"

La voce che aveva cosi salutato l'arrivo del Gold Saint risuonava possente nell'immensa sala del trono. Una voce carica di autorità, alla quale non si poteva che obbedire.

Quasi di riflesso, Daihoko si inginocchiò, cosa che fecero anche Seraph e i Warlord del suo seguito.

"Seraph, sono estremamente soddisfatto di come hai portato a termine le trattative" continuò la voce.

"Grazie, mio signore..." rispose l'uomo chinando il capo.

"E ora, Daihoko, prendi posto tra i miei seguaci."

A queste parole, una statua di oro rosso, raffigurante un possente drago, si sollevò da una nicchia di una parete, per posarsi proprio di fronte a Daihoko.

"Quella è la Bloodmail di Pitone, la corazza che, da ora in poi, sarà tua. Bagnala col tuo sangue e risveglia la sua forza guerriera."

Quasi automaticamente, meccanicamente, Daihoko alzò il braccio sinistro, colpendolo col taglio della mano destra, ferendosi. Un rivolo di sangue scese, sottile, dal polso lungo l'avambraccio.

Daihoko allungò il braccio, lasciando che il sangue cadesse sula strana statua.

Il sangue scarlatto scivolo lungo la superficie metallica del medesimo colore. Un'aura di un vivo rosso metallico si levò dalla scultura, esplodendo poi con un boato simile a un ruggito.

La piccola statua riapparve, sotto altra forma. Una forma estremamente simile a quella di un Cloth pronto ad essere vestito.

Il drago aveva il collo allungato, lievemente arcuato verso la sua sinistra, la coda, che sbatteva sul fianco destro, le zanne artigliate che ben si piantavano a terra. L'immagine metallica si scompose. Il corpo del drago formò la corazza, la testa l'elmo, le zampe anteriori si divisero formando i copri spalla e i bracciali, mentre quelle anteriori, rigiratesi e facendo uscire la protezione per il piede, divennero gli schinieri. La corazza copriva quasi completamente il corpo di Daihoko, esattamente come avrebbe fatto la sua Gold Cloth.

Il suo Cosmo, che era sempre stato dorato, assunse tinte di un rosso brillante.

In qualche modo, Daihoko si sentiva... completo.

Era come se fosse nato per indossare quella corazza, come se qualcosa che gli era sempre mancato ora si fosse ricongiunta a lui.

"Perfetto, Daihoko. Tu, più di tutti coloro che mi servono, possiedi forza ed esperienza, e potere, quel potere che ti ha reso Saint della Bilancia. Ora, questa forza sarà al mio servizio. Daihoko, ora tu sarai ben più di un Bersesker o di un Warlord. Ora tu sei il mio Warmaster, e addestrerai e guiderai le mie truppe fino al giorno della mia liberazione. Non invecchierai, né morrai, fintanto che sarai il mio Warmaster, e il corso della tua vita riprenderà solo se e quando verrai battuto da un altro guerriero, perdendo il titolo che ti ho ora conferito. Hai capito, Daihoko?"

Il guerriero piego il capo, inginocchiandosi di fronte al suo nuovo Signore.

"Sire Ares, sono ai tuoi ordini. Finché indosserò questa corazza, ti sarò sempre fedele."

Passarono gli anni.

Daihoko seppe dell'investitura di Doko a Saint della Bilancia.

Lo vide combattere una Guerra sacra, e perdere numerosi compagni.

Seppe del tradimento del Sacerdote, e di fatti inspiegabili che determinarono la sconfitta di Ades.

Rivide il fratello, con la corazza dorata, combattere una seconda guerra sacra pochi anni dopo, salire il Lost Canvas, forte dell'Ichor di Athena, e battersi per lei.

Lo vide invecchiare nel Goroho, mentre sorvegliava, solido come le montagne che lo circondavano, la torre dove erano imprigionate le anime degli Spectre.

E nel frattempo, lui, intonso dai segni del tempo, aveva addestrato miriadi di guerrieri.

Fino al giorno in cui uno di loro lo sfidò per ottenere la carica di Warmaster, sconfiggendolo...

Tempo presente. Nei pressi della Fortezza.

"Dunque, tu sei il fratello maggiore del mio maestro. Ma lui non mi aveva mai parlato di te. Come mai?"

"Posso solo supporre che rievocare la sua perdita fosse troppo doloroso. Oppure, ormai mi aveva dimenticato, chissà.

Comunque, il mio giuramento ancora è valido. Fino a quando indosserò questa corazza, combatterò per Lord Ares.

Shiryu!

Hai sconfitto Ryoma, il mio allievo.

Questa è, per me, un'onta, che intendo lavare prendendo personalmente la tua vita."

"Un'onta? Come può essere per te fonte di disonore la mia vittoria su Ryoma?"

"Sono sempre stato superiore a mio fratello.- replicò il Warlord- Il fatto che un mio allievo, che aveva imparato a padroneggiare le stesse tecniche da me insegnate a Doko sia stato battuto da te, è come se Doko si fosse rivelato un insegnante più bravo di me. Il mio orgoglio non può accettarlo."

"L'orgoglio? Solo quello muove i tuoi passi? Dov'è finito quel Saint che ha sacrificato se stesso per il bene della causa? Un tale guerriero di certo non era mosso da sentimenti tanto egoistici."

"Cosa vuoi saperne, tu, ragazzino? Diventare il Warmaster è stata la cosa migliore che mi sia capitata. Mi ha permesso di superare i miei limiti, di diventare un guerriero più potente. Mi ha permesso di diventare ciò che Doko non è mai stato, un guerriero perfetto!"

"Taci! Non permetto a nessuno di parlare in quel tono del mio Maestro!"

"E come pensi di impedirmelo?"

"Ora vedrai! Rozan Ryuhisho!"

Il colpo di Shiryu saettò alla velocità della luce contro Daihoku, ma questi alzò appena la mano intercettando col palmo la traiettoria del colpo.

"Hai un notevole controllo di questo colpo, ma non sai adoperarlo al meglio. Rozan Ryuhisho!"

Daihoko si scagliò utilizzando la stessa tecnica d'attacco che aveva appena vanificato.

"Daihoko, dimentichi che io dispongo dello Scudo del Dragone. La sua dura superficie è ben migliore difesa contro il tuo attacco, rispetto al palmo della mano. Preparati a constatarlo!"

Shiryu alzò lo scudo, pronto a parare il colpo, ma il dragone generato dal Ryuhisho di Daihoko scartò a destra, e con una traiettoria circolare andò a colpire Shiryu alla schiena.

Colto di sorpresa, il giovane si rialzò subito, pulendosi le labbra sanguinanti, perché per il colpo si era morso il labbro inferiore.

Daihoko era lì, in piedi, dietro di lui.

"Il Ryuhisho è un colpo che va portato con tutto il corpo, e per questo la pressione esercitata è superiore allo Shoryuha. Al massimo controllo di questa tecnica, però, è possibile deviarne la traiettoria, divenendo in tutto e per tutto simili a un dragone che, in volo agguanta la preda.

Vediamo se sei in grado di evitare il prossimo attacco. Rozan Ryuhisho."

Di nuovo, Daihoko attaccò, stavolta, il dragone generato dalla tecnica saettò verso l'alto, scendendo in picchiata su Shiryu, che si preparava a difendersi. Nuovamente il drago scarto lateralmente, ma Shiryu, pronto all'eventualità, balzò dal lato opposto, evitando il colpo.

"Pensi di sconfiggermi usando sempre lo stesso trucco? Mi sottovaluti. Rozan Ryuhisho!"

Shiryu si lanciò verso l'avversario usando la stesa tecnica.

Il drago scarlatto generato da Daihoko scartò di lato per evitare l'assalto del drago color giada di Shiryu, che evitò a sua volta la contromossa dell'avversario scartando indietro. I due dragoni ingaggiarono un serrato combattimento a mezz'aria, i loro corpi sinuosi formavano una spirale, mentre zanne e artigli si tendevano a colpire. Arrivati allo zenit, i due draghi si separarono, volando in direzioni diverse. Atterrando a terra, le immagini delle due belve sparirono, lasciando posto a Daihoko e Shiryu, entrambi in piedi, illesi.

"Allora, Daihoko, sei ancora deluso? O le mie capacità ti hanno lasciato senza parole."

"Ammetto, Shiryu, che mi hai sorpreso, tuttavia le tue forze non sono assolutamente in grado di sconfiggermi, mi spiace."

"Ne sei davvero sicuro?"

"Certamente! Per quanto tu possa utilizzare lo Hikkiryuha, il mio Hiakkiryusempu vanificherà sempre e comunque."

"Probabilmente è così, ma anche io sono in grado, col mio scudo, di proteggermi dai tuoi attacchi, tecniche che conosco perfettamente."

"Ne sei sicuro? Eppure ti ho appena dimostrato di possederne una maggiore padronanza."

"Attacca, allora e verifichiamo chi di noi ha ragione"

"L'hai voluto tu, Shiryu! Rozan Hiakkiryuha!"

Cento draghi scarlatti, ruggendo, si scagliavano contro Shiryu. Il giovane alzò lo scudo, ma potenza dell'attacco era tale da travolgerlo, la forza del suo braccio insufficiente a sostenere una simile pressione.

"Maledizione, non mi aspettavo un tale impeto. Ha letteralmente travolto le mie difese."

A fatica, il Saint si rialzò, il corpo totalmente indolenzito.

"Allora, Shiryu, ancora non ne hai abbastanza? Prendi, allora! Rozan Hiakkiryuha!"

"Non pensare che subirò passivamente. Rozan Hiakkiryuha!"

I due colpi, pressoché identici, si scontrarono tra loro col fragore di centinaia di belve ruggenti.

Poi, l'energia liberata dalle due tecniche esplose. Shiryu ne fu travolto, mentre Daihoko, usando nuovamente la propria tecnica difensiva, rimase illeso.

"Maledizione, non riesco a ferirlo nemmeno usando anch'io lo Hiakkiryuha. Alla fine sono solo io a subire il contraccolpo."

"Shiryu, dov'è finita la tua baldanza, il tuo orgoglio? Ti rendi conto di quanto tu mi sia inferiore?

Preparati a raggiungere Doko e a testimoniargli la superiorità di suo fratello, moccioso. Rozan Hiakkiryuha!"

"Tenterò il tutto e per tutto!" Shiryu, balzato in piedi, si pose nella posizione di base per il lancio dello Hiakkiryuha, poi iniziò a muovere le braccia in cerchio, tenendo le parti esterne del bracciale in fuori.

"Rozan Hiakkiryusempu!"

Shiryu aveva deciso di replicare la tecnica difensiva dell'avversario, l'unico modo, probabilmente, di sopravvivere.

"Incredibile. Ha visto questa tecnica solo poche volte, nel corso dello scontro, ed l'ha già fatta sua!"

"Non è stato poi così difficile, Daihoko. Dopotutto, le nostre tecniche sono uguali, e lo Hiakkiryusempu ne è un derivato. Le sue forme di base giacciono in quelle di tecniche che già padroneggiavo. Ora la mia difesa è pari alla tua, forse anche superiore, in virtù dello Scudo del Dragone."

"Povero stolto! È vero, hai imparato la mia tecnica difensiva più efficace, ma se pensi di essere diventato intoccabile, ti illudi. Non ti ho forse detto di aver superato i miei limiti già da tempo? Questo perché ho ideato una tecnica ancora più potente dello Hiakkiryuha."

"Cosa? Possibile?"

"Certo che mi è stato possibile, ho avuto centinaia di anni per realizzarla, senza che mai le forze mi venissero meno. Ed ora, allievo di mio fratello, ne scatenerò il potere contro di te.

Rozan Hiakkiryureppa!"

Daihoko tese le braccia, partendo dalla posizione dello Hiakkiryuha, in fuori, tendendole al massimo.

L'immagine che apparve di fronte a Shiryu, effetto del colpo appena lanciato da Daihoko. I cento draghi cadevano tutt'intorno a loro, travolti dalla furia sanguinaria di una tigre dal pelo rosso dorato, i cui artigli lambivano i corpi sinuosi, tranciandoli.

La tigre ruggì, posando le zampe sopra i corpi delle gigantesche creature eliminate.

L'energia della tecnica era travolgente.

Tanto da travolgere anche lo Hiakkiryusempu che Shiryu stava ancora eseguendo.

Di nuovo, il Saint del Dragone venne atterrato. Un fiotto di rosso sangue usci dalla sua bocca tracciando una scia mentre il suo corpo veniva catapultato indietro.

"Questa è la forza che supera quella dello Hiakkiryuha. La forza che mi rende il più potente guerriero del Goroho mai vissuto"

"Non... non è vero!"

"Cosa?"

"Non sei tu il più grande guerriero di Goroho.

Tale titolo spetta al mio venerabile maestro, che non si è lasciato travolgere dalla potenza del sangue divino che gli era stato trasfuso, e persino nella vecchiaia, si è sempre adoperato per il trionfo della giustizia, fedele ai suoi principi, costante nei suoi intenti.

Tu invece, hai permesso che un potere superiore ti corrompesse. Il nobile guerriero di un tempo non ha niente a che fare con l'individuo che ora mi sta di fronte."

"Povero ragazzino. Non hai ancora vissuto nemmeno un decimo della mia età, e credi di sapere tutto, della vita. Un tempo ero come te, ingenuo, pieno di ideali. Ma il tempo mi ha disilluso.

Ormai so di poter contare solo su me stesso, che la fratellanza dell'umanità è solo un ideale fantasioso e irrealizzabile.

Ares me lo ha fatto capire: l'unica cosa che conta è la forza, con cui piegare i nemici e dirigere il proprio destino."

"Daihoko, l'uomo può cambiare il proprio destino, ma la forza deve essere usata per la giustizia, per difendere i deboli. Questo è l'insegnamento che mi ha tramandato il Maestro Doko. L'insegnamento che lui ha ricevuto da te e dal grande Drago!

Come puoi essere cambiato a tal punto?"

"Shiryu, pensi forse di sconfiggermi con sermoni sulla giustizia? Ben altro ci vuole per fermare il mio Rozan Hiakkiryureppa!"

Di nuovo Daihoko attaccò con la sua tecnica suprema, ma questa volta Shiryu era pronto. Bruciando al massimo il suo Cosmo, fino a quando la sua corazza divenne interamente dorata.

Lo Scudo del Dragone stavolta rimase abbassato. Shiryu si difese usando il palmo della mano destra.

Incredibilmente, l'energia del Cosmo del Saint sembrava vanificare totalmente gli effetti del colpo.

"Com'è possibile! Hai resistito al mio Hiakkiryureppa. Ma è impossibile."

"Credi di essere l'unico ad aver cercato di trascendere i propri limiti. Anche il maestro Doko aveva studiato una tecnica che superasse lo Hiakkiryuha, ma il tempo e la vecchiaia gli hanno impedito di realizzare un nuovo colpo. Ma ha insegnato a me ciò che aveva teorizzato. E mentre eravamo nel mondo creato da Athena per salvarci dalla distruzione dell'Elisio, ho potuto riflettere su quanto mi aveva spiegato su come superare lo Hiakkiryuha. E ora preparati a subire, primo tra tutti, il mio nuovo colpo segreto."

Il Cosmo di Shiryu esplose, ampliandosi enormemente.

"Che energia spaventosa. Non stava bluffando, nasconde davvero un potere nuovo e superiore. Non credo, però, che possa essere realmente superiore al mio Hiakkiryureppa. Prima è riuscito a difendersi, ma se i nostri colpi si scontreranno, sono certo di avere la meglio.

Shiryu, affronta il mio pugno con questo tuo nuovo colpo.

Rozan, Hiakkiryureppa!"

L'immagine della terribile tigre che tranciava i draghi balzò verso Shiryu, terribile e ferina.

"Daihoko, preparati a subire la mia tecnica. Maestro Doko, ecco quello che sono riuscito a realizzare: questo colpo lo dedico a voi."

Alzò il braccio, fendendo l'aria col taglio della mano. Poi, chiuse il pugno, indietreggio col gomito, portando il pugno nella posizione dello Shoryuha, ma avvitando il proprio corpo e le gambe, formando come una spirale, mentre la mano sinistra, con un secondo fendente, si portava in posizione di difesa.

"Rozan, Shinryumusso!"

Ruotando il corpo, Shiryu fendette l'aria una terza volta, per poi tendere il pugno, proprio nel punto in cui i tre fendenti si incrociavano.

Un enorme dragone, dalle squame iridescenti, si sollevò dietro al Saint. Il suo ruggito era come un boato, un tuono vicinissimo. Come l'esplosione di una bomba atomica. Il drago si calò in picchiata. Al suo solo movimento, uno spostamento d'aria immane infranse le rocce. La pressione esercitata dall'enorme belva era tale da colpire il nemico quasi senza toccarlo.

La tigre e il dragone.

Le due enorme belve, mostruose, si avventarono l'una contro l'altra.

La tigre balzò.

Il dragone apri le mostruose fauci.

Scontrandosi tra di loro, le due belve generarono un'ondata d'energia.

Quando la luce generata dall'esplosione svanì, il drago riapparve, indomito, e si rivolse contro Daihoko. Con un urlo di dolore, colui che un tempo fu un Gold Saint venne ghermito dalle zanne del mostro, più affilate della migliore delle spade.

Il guerriero venne trascinato dal drago verso l'alto, mentre lungo la loro scia si perdevano i frammenti della Bloodmail.

Il drago si levò verso l'alto, sfondando il soffitto di roccia.

Chi si trovava nei dintorni, avrebbe visto la sua mole enorme librarsi verso il cielo, ma poi, non trovando nessuna spiegazione logica, avrebbero poi dimenticato l'evento, giustificandolo come un'allucinazione.

"Finalmente. È fatta. Lo Shinryumusso... Sono riuscito a creare una tecnica suprema, in grado di rivaleggiare con la forza di un dio."

Il ragazzo era molto soddisfatto, ma anche stanco e ansimante: lo Shinryumusso era una tecnica devastante, ma richiedeva anche un'energia di gran lunga superiore allo Hiakkiryuha. Inoltre, la pressione esercitata dalla tecnica comportava un contraccolpo sul pugno con cui la si scagliava, e, nonostante il solidissimo bracciale, ora il braccio di Shiryu era completamente intorpidito. Questo e la stanchezza che ora coglieva il Saint, gli impedivano di combattere, almeno per qualche minuto.

Qualche minuto di troppo.

"Pain Taker!"

Approfittando del momento di debolezza, Alec era tornato alla carica. Lo Shoryuha lo aveva travolto, certo distruggendo in buona parte la sua Bloodmail, ma era riuscito a sopravvivere. Aveva assistito, stando accuratamente in disparte, allo scontro titanico tra i due dragoni e ora, vista la mala parata di Shiryu, era tornato alla carica.

Ridacchiando gutturalmente, si avvicinava a Shiryu.

"Colui che ha sconfitto il grande Daihoko... Il suo sangue rigenererà totalmente la mia Bloodmail, elevandomi ad un livello superiore. Finalmente, la Chimera raggiungerà il posto che le compete.

Ora ragazzino, ti staccherò la testa."

Calò il pugno sulla nuca dell'eroe inerme. Un colpo mortale.

Un colpo che non giunse a destinazione. Dita forti strinsero il polso, bloccando il pugno e torcendolo.

"Chi osa fermare il mio pugno? Cosa? Sommo Daihoko!"

Daihoko, ferito, pieno di lividi, a torso nudo, era riapparso, non incolume ma certamente vivo.

"Alec, vuoi forse metterti contro di me?" disse spingendo il Bersesker e lasciando la presa

"No, certo che no, mio signore. Se avessi pensato che lei fossse vivo, mi sarei fatto da parte. Eppure pensavo che quel colpo l'avesse uccisa..."

"Lo Shinryumusso di Shiryu mi avrebbe senz'altro ucciso, ma un evento inatteso mi ha salvato la vita.

Dandomi la possibilità di tornare ad essere ciò che ero, e di tornare ad essere finalmente me stesso!"

"Cosa intende?"

"Intendo dire che, con la distruzione della Bloodmail di Pitone, sono sciolto dal giuramento fatto ad Ares più di due secoli fa. Shiryu mi ha dimostrato il vero valore della giustizia ricordandomi ciò che ero. E ora, batterò Ares come Saint di Athena!"

"Dunque vuoi tradirci, maledetto. Ma non hai ancora fatto i conti con me. Privo di difese, sei una preda facilissima da eliminare."

Alec avanzò col braccio, ,a un bagliore improvviso lo fermò. Appena in tempo o il suo pugno si sarebbe fratturato contro l'oggetto che lievitava tra lui e Daihoko. Una Bilancia d'oro!

"Ma questo è..."

"Sì, Alec, questo è il Cloth della Bilancia, che fu mio prima ancora di essere di mio fratello Doko- toccò la lucida superficie del Cloth, quasi con affetto- Doko ti ringrazio, son certo che è stata la tua volontà a portare qui questo Cloth. Non preoccuparti, penserò io a tutto."

Il Cloth si scompose, vestendo nuovamente l'antico guerriero.

"Pensi davvero di poter fare la differenza? Non dimenticare che, Cloth o meno, il Warmaster è comunque un ostacolo insormontabile."

"Alec, è proprio per il Warmaster che è necessaria la mia esperienza. Dimentichi che Alexandros ha ottenuto quel titolo battendo me, il suo predecessore.

Ho avuto modo di studiare Alexandros, e posso affermare con sicurezza di aver compreso a fondo i suoi punti di forza. Per questo, il mio contributo sarà determinante."

"Spiacente, ma non te lo permetterò. Anche col Cloth sei ferito e debole per lo scontro sostenuto. Sarà facile eliminarti! Pain Taker!"

"Alec, povero stolto, anche se mal ridotto, ti sono comunque superiore.

Rozan Hiakkiryureppa!"

La diversità di poteri era evidente.

Alec venne totalmente sbaragliato.

Daihoko si chinò a controllare le condizioni di Shiryu.

"Bene, non ha riportato ferite particolarmente gravi. Ora che ho fermato le emorragie, si riprenderà presto. Il suo pugno sarà indispensabile, per la caduta di Ares.

Shiryu, per il momento riposa, riprendi le forze.

Prima di raggiungere i nostri compagni, che già stanno affrontando Alexandros, devo prima fare una cosa.

Ci rivedremo presto, ragazzo mio."

Silenziosamente, il Gold Saint della Bilancia lasciò il campo di battaglia, portando in braccio il Saint del Drago.

 

"Ben venuto, Hyoga del Cigno."

Hyoga avanzava lungo un anfratto della grotta. La superficie del pavimento era completamente congelato, e cristalli d'aria ghiacciata scendevano simili a neve finissima. Dal pavimento uscivano delle stalagmiti cristalline, mentre dal soffitto enormi stalattiti di ghiaccio scendevano, simili a tante, titaniche spade di Damocle.

"E così sei tu.- rispose Hyoga- Sapevo che, seguendo le variazione di temperature, ti avrei trovato."

"E io ti stavo aspettando. Sapevo dell'allievo di Camus, colui che ha ottenuto il dominio totale sulle tecniche del gelo, raggiungendo il gelo assoluto. Risultato che anche io ho ottenuto, tempo fa, e se tu non avessi sconfitto Camus prima di allora, avrei voluto avere io questo piacere."

La voce senza corpo risuonava nella volta ghiacciata.

"Proprio per questo sono venuto a cercarti. Com'è possibile che tu conosca l'arte del Gelo. Credevo che, a parte i Saint e i Blue Warrior, nessun altro conoscesse questo stile di lotta."

"Povero illuso. Esiste un'altra scuola che pratica la tecnica del gelo, nel profondo Nord, tra gelide lande perennemente ghiacciate. Ed è lì che sono andato ad imparare a combattere."

"Dunque il nostro non sarà solo uno scontro di poteri simili, ma anche di scuole diverse.

Bene, temevo che, come con Isaac, tu potessi essere un altro Saint che aveva cambiato bandiera. Sarebbe stato ignominioso, per la memoria del mio Maestro.

Preparati ad affrontami. Esci allo scoperto e combatti!"

"D'accordo, Hyoga. Preparati."

Improvvisamente, in un turbinio di cristalli di ghiaccio, apparve la sagoma di un uomo.

I Capelli scuri, con riflessi bluastri, erano lisci e scendevano incorniciando i capelli e scendendo fino alle scapole. Un elmo a diadema, formato da cinque placche di forma esagonale, allungate in altezza e quindi irregolari, con due protezioni laterali semi ovali.

I due copri spalla rotonde, con tre punte a forma di plettro che uscivano esternamente, proteggendo ulteriormente spalle e bicipite.

I bracciali cilindrici, con protuberanze ovali sui gomiti, continuavano poi con due copri bicipiti dai bordi cesellati.

La corazza rivestiva il corpo smilzo, che contrastava con le spalle larghe, contrasto che faceva sembrare il Warlord quasi deforme. La cintura portava due placche che scendevano, a forma di sezione conica, fino a metà delle cosce, separate centralmente.

Gli schinieri proteggevano le gambe magre, quasi aderendo completamente al corpo, con ginocchiere ovali le cui parti superiori erano sezionate orizzontalmente. Un copri coscia erano finemente cesellati, come i copri bicipite. Sui talloni, due speroni con la forma della lama di un pattino da ghiaccio.

L'intera corazza dava una falsa impressione di delicatezza, quasi fosse formata, anziché da metallo, da un fragile vetro.

Gli occhi scuri del Warlord si levarono incrociando quelli dell'avversario.

"Stai pronto Saint del Cigno. Io sono Frost di Yuki-Onna, colui che diventerà l'unico padrone dello stile del Gelo!"

I Cosmi di entrambi si espandevano al massimo, generando un continuo calo di temperatura.

Il pavimento di pietra si frantumava attorno a loro. L'acqua, presente nel suolo in piccole percentuali, congelandosi faceva da perno, spezzando al roccia con un sordo schiocco.

Hyoga osservava l'avversario. Pur non essendo imponente, il suo gelo era intenso e pungente. Un chiaro segno di quanto fosse potente, il fatto che il biondo Saint percepiva chiaramente il suo gelo, non inferiore al suo.

Lo scontro, almeno in termini di potenza, sembrava alla pari.

"Diamond Dust!"

Dal pugno dell'eroe si scaturì un vortice di cristalli di ghiaccio che danzando attorniavano l'avversario. Già attorno al corpo di Frost si formava una patina di ghiaccio, che sempre più si inspessiva.

"Tutta qui, la forza del tuo gelo, Hyoga? Ammira il mio potere, e trema. Freezing Manipulate!"

Muovendo in cerchio, orizzontalmente, la mano destra, Frost generò un nuovo flusso di aria gelata, che travolse e assorbì quella che gli era stata rivolta contro. Ma non solo. Anche il ghiaccio che si era formato attorno al suo corpo si scompose nei cristalli di ghiaccio che lo avevano generato, e lo stesso accadeva al ghiaccio presente nel pavimento, nel soffitto.

La forza travolgente del colpo aumentava sempre di più, assorbendo tutto il gelo circostante.

Il getto d'aria congelante raggiunse Hyoga, che cercò di respingerlo. Tutt'intorno all'eroe l'aria si cristallizzò, formando un obelisco di ghiaccio.

L'aria congelante si sparse, formando nuovamente il ghiaccio in tutta l'area.

"È stato più semplice di quanto pensavo. Ora esiste un solo dominatore dell'aria congelante nelle terre d'Europa, e quello sono io!"

"Non.... non così in fretta, Frost!"

Lentamente, l'obelisco di ghiaccio si incrino, spezzandosi, liberando una sorta di tenue nebbiolina e gocce di condensa.

Hyoga era in piedi, l'armatura ricoperta da un lieve strato di brina che andava sciogliendosi in una nube di vapore. I biondi capelli del guerriero erano umidi, ed alcune ciocche gli si erano incollate sulla fronte.

"Pensavi davvero che intrappolarmi un una bara di ghiaccio sarebbe servito? Non è la prima volta che mi succede, ma solo una volta mi è servito un aiuto per liberarmi."

"Incredibile! Eppure anche io ho raggiunto il gelo assoluto, che mi permette di generare bare di ghiaccio infrangibili."

"Vero! Nemmeno io mi sono mai trovato in una simile situazione. Immagino che, dato che siamo in grado di generare un gelo di uguale intensità, esso non attecchisca tra noi come farebbe abitualmente. Quindi mi è bastata la forza fisica per spezzare il ghiaccio."

"Se davvero fosse così, non vincerà tra noi chi sa usare meglio il gelo, ma semplicemente chi saprà imprimere al gelo più potenza. Vincerà il più forte!"

Il Warlord tornò a bruciare il proprio Cosmo, generando nuovamente un flusso di corrente gelida tutt'intorno a lui.

"Cosa speri di fare, Frost? Tentare nuovamente di congelarmi non servirà."

"Hyoga la mia capacità di assorbire e manipolare il gelo può venire usata per ben altro. Se non posso usarla per aumentare la potenza congelante, la userò per accrescere la forza del mio colpo. Prendi. Freezing Manipulate!"

Di nuovo, Frost generò una corrente gelida danzante, che vorticava tutt'intorno a lui, assorbendo il ghiaccio circostante così come aveva fatto prima. Ma se prima il colpo raggiungeva un gelo quanto mai opprimente, stavolta era la forza del colpo ad essere aumentata.

Sorpreso, Hyoga alzò le mani.

"Incredibile! Mi ricorda le bufere di neve che affrontavo in Siberia durante l'addestramento. Ma questa corrente è mille volte, anzi, no, diecimila volte più travolgente. La sento penetrare negli spazi aperti del Cloth, nelle orecchie, nelle narici, persino tra le labbra.

Mi sta... Travolgendo."

Il vento gelido avvolse il biondo eroe nella sua morsa intangibile, sollevandolo dal suolo. Le ali metalliche del Cloth si gonfiarono, travolte dalla potenza cui spiravano quei venti devastanti, con un effetto simile a un paracadute o un deltaplano.

In balia del colpo nemico, Hyoga sparì tra le correnti impetuose.

"Se per vincere serviva una semplice prova di forza, ora l'hai avuta, Saint.

La forza bruta è la specialità di noi servi di Ares."

Frost si guardò intorno, lo sguardo serio e concentrato.

"Devo muovermi. Ora che ho eliminato uno di quei cinque Saint, devo darmi da fare ed eliminare il maggior numero possibile di nemici. Devo eliminare un altro dei Bronze Saint dotati di God Cloth, o dirigermi verso la fortezza, per eliminare quello che resta dell'esercito di Athena? Sento già che Alexandros è impegnato in combattimento, e a diverse miglia da qui sento il Cosmo del sommo Daihoku.

Beh, penso che la cosa più conveniente sia andare a decimare l'esercito di Athena che ora si trova davanti alle mura. Qui in giro ci sono Warlord abbastanza potenti da sterminare quei Bronze Saint.

Sarà meglio che mi sbrighi."

"Non così in fretta, Frost. Il nostro scontro è ben lontano dal concludersi".

Attorno al guerriero di Ares apparvero cristalli di neve congelata, che sembrava fiocchi che cadevano, lentamente, danzando tra le pareti della grotta.

"Cosa? Com'è possibile, sei sopravvissuto al mio attacco!"

"Eri così certo di battermi da non aver prestato attenzione. Il tuo colpo era travolgente, ma sono riuscito ad opporgli una mia tecnica."

"Impossibile che tu possa esserti salvato così. Il mio colpo avrebbe assorbito il gelo del tuo, aumentando di potenza."

"Sì, lo avevo capito. Per questo ho usato il mio pugno per generare una seconda corrente gelida che deviasse e attenuasse quella da te generata.- Hyoga unì le mani all'altezza dell'ombelico- E per farlo ho usato un colpo ben più potente della Diamond Dust. Il mio Kolodny Smersh! Esso genera un turbine di aria gelida, che mi ha permesso di deviare il tuo colpo, almeno in parte. In questo modo, difendermi è stato più semplice.- le mani si alzarono sopra la testa- E adesso, tocca a me scagliare il mio colpo più potente. Aurora Execution!"

Hyoga abbassò le mani, scagliando il colpo che era precedentemente appartenuto al suo maestro.

Un flusso di aria gelante, molto più concentrato e devastante, saettò dai pugni uniti del Saint, mente le ali del Cloth si aprivano. Il Cosmo di Hyoga aveva raggiunto il massimo: infatti, poco prima di scagliare il colpo, l'intera corazza aveva gradualmente assunto il colore tipico dei Gold Cloth.

"L'Aurora Execution. Il più potente dei copi basati sul gelo! La sua potenza è realmente devastante.

No!!!"

Frost fu raggiunto dal flusso dell'Aurora Execution, venendone investito in pieno.

L'aria gelata sembrava trafiggerlo, congelando non solo l'esterno, ma trasformando ogni parte del suo corpo in ghiaccio fragilissimo.

"È fatta! L'Aurora Execution lo ha preso in pieno, è impossibile che lo subisca rimanendone illeso."

"Anche tu tendi a gioire troppo presto, Hyoga."

Il ghiaccio in cui Frost si era trasformato tornò ad essere viva carne, mentre il guerriero alzava la mano sinistra, attirandone nel palmo le energie congelanti del colpo subito.

"Ammetto che, quando hai diretto contro di me l'Aurora Execution, ho creduto di avere di fronte la mia morte... Ma neanche quel supremo colpo può esimersi dal mio controllo dell'aria congelante. Mi dispiace, ma fino a quando i nostri poteri congelanti rimarranno allo stesso livello, sarà la mia capacità di manipolare a mio piacimento l'aria congelante ad avere la meglio. E adesso preparati, Hyoga. Sarai tu a subire il mio massimo colpo. Ice Tears!"

Un nuovo getto di aria congelante scaturì dalle mani di Frost, tese con i palmi rivolti in alto, le dita ad artiglio.

Ma stavolta, i cristalli di ghiaccio avevano un aspetto evanescente.

"Frost, se i miei colpi sono inutili su di te, lo stesso dovrà valere per i tuoi. Il nostro scontro è in una situazione di stallo."

Il gelo generato da Frost lo raggiunse. Hyoga alzò le braccia, ponendo lo scudo, che formava il bracciale sinistro, in avanti. Una mossa insolita, par il Saint del Cigno, ma lo Scudo del Cigno, per quanto non vantasse particolari abilità difensive, era comunque la migliore difesa che potesse disporre. Normalmente, il biondo Saint preferiva difendersi generando correnti di gelo, ma in questo caso preferiva avvalersi dello Scudo, per non dare al nemico la possibilità di prendere il controllo di ulteriori energie congelanti.

Hyoga tese il braccio, preparandosi all'impatto... Ma quello non avvenne!

L'aria congelante attraversò il braccio e la corazza del Cloth, passando attraverso il petto. Hyoga senti una fugace sensazione di gelo, come un brivido che lo percorse, come quando, a una persona viene la pelle d'oca.

Come se un fantasma lo avesse sfiorato!

Eppure, nessun dolore attagliava le membra del giovane.

"Un'illusione? Frost, la tua tecnica migliore sarebbe solo un'illusione?

No, non può essere: un'insidia nascosta deve celarsi in questo colpo. Arg!"

Improvvisamente, zampilli di sangue iniziarono a scorrere in diverse parti del corpo, sia dove esso era scoperto, sia dove il Cloth lo rivestiva. Il sangue rosso, e caldo, scorreva sulla pelle ancora ghiacciata di Hyoga, e il suo calore era per lui simile a lava vulcanica sul suo corpo. Schegge di ghiaccio, piccolissime simili a proiettili, scaturivano dal corpo del Saint.

"Avevi ragione, Hyoga, si celava un'insidia micidiale, nel mio colpo. Il simbolo della mia Bloodmail è lo Yuki-Onna, un demone giapponese simile a un fantasma, ma in grado di manipolare neve e ghiaccio. Tanto da poter scatenare bufere di neve implacabili. Si dice che le sue lacrime, di ghiaccio puro, siano come diamanti. Il mio colpo rende l'aria congelante intangibile, in modo da penetrare ogni difesa, e congelare le particelle d'acqua all'interno del corpo del mio avversario. Hai idea di quanta acqua ci sia nel corpo umano, Hyoga? Essa è presente in gran parte del corpo. E sai cosa succede quando l'acqua, contenuta in un corpo congela? Ebbene, congelando essa si espande, facendo esplodere da dentro il corpo che la contiene. E questo è ciò che ti è accaduto, Saint del Cigno."

"Un...un colpo davvero insidioso. Il mio corpo è ricoperto di ferite di varia entità, e il ghiaccio, esplodendo, è stato espulso dal mo corpo. Oltre all'emorragia, corro anche un serio rischio di disidratazione. Devo rimediare, ora!"

Hyoga passò su tutto il corpo la mano destra aperta, generando un tenue flusso di aria congelante, poi, esercitò con l'indice destro una pressione sui alcuni punti del corpo, bloccando l'emorragia. Con un secondo flusso di aria congelante, cauterizzò le ferite.

"Ingegnoso. Hai usato l'aria congelante per reidratarti e per curare le ferite. Ma questo non ti salverà.

Un altro attacco riaprirà le ferite, aggravandole. Per quanto puoi resistere, Hyoga? Prima o poi, riuscirò ad aver ragione di te. E la gelida morte che per te ho in serbo ti ghermirà! Ice Tears!"

Di nuovo, il flusso evanescente di aria congelante su avventò su Hyoga. Stavolta, il Saint non accennò nessun cenno di difese. Rilassò le braccia sui fianchi. Chiuse gli occhi, mostrando l'orrenda cicatrice che gli era stata inflitta da Isac sulla palpebra sinistra, ferita ormai completamente guarita.

Il flusso di energia fredda lo trafisse, ma questa volta, dal corpo si levò una scia di vapore.

"Com'è possibile? Stavolta il mio colpo ha fallito?"

"Non esattamente, Frost. Semplicemente, mi sono difeso mettendo in atto la tecnica a cui ho lavorato negli ultimi tempi.

Vedi, durante la Guerra Sacra contro Hades, ho fronteggiato diversi avversari in grado di respingere il mio gelo, per quanto raggiungesse il massimo livello. Flegias del Licaone. Minos del Grifone. E Thanatos, il Dio della Morte. Fu quest'ultimo a dire, che con lui, ci sarebbe voluto un gelo assoluto moltiplicato per diecimila. Un temperatura irraggiungibile... O forse sì? Mi sono interrogato per mesi su questo dilemma, cercando di capire se fosse possibile generare un gelo ancora più profondo. E alla fine ho scoperto il modo di ottenerlo. Con un nuovo colpo, una nuova tecnica invincibile. Preparati!"

Hyoga uni nuovamente i pugni, portandoli sopra la sua testa.

"Mi prendi in giro, Cigno? Quella è la posa dell'Aurora Execution. Pensi di intimorirmi con la favola della nuova tecnica, che genererebbe un freddo superiore al gelo assoluto?"

Hyoga sorrise, beffardo.

"Una tecnica di tale potere, non poteva che derivare da una tecnica già potente. Essa è l'evoluzione dell'Aurora Execution. In effetti, l'ho perfezionata da poco, durante l'allenamento sull'isola di Kanon. Mi è stato utile, in questo, anche conoscere l'altro allievo del mio maestro, Kaim del Reticolo. Questo colpo racchiude tutta l'arte del gelo dei guerrieri siberiani. Guarda!"

Attorno ai pugni chiusi si stavano generando nuovi cristalli di ghiaccio, che si sollevavano per poi ricadere, come una fontana, attorno al Saint, e, cadendo turbinavano. Ben presto, attorno a Hyoga, si formò una sfera di cristalli danzanti alla velocità della luce, tale che a malapena si intravedeva la presenza dei cristalli, se non per un continuo luccichio attorno al Saint.

Il Cosmo di Hyoga si espandeva, mentre il Cloth acquisiva la colorazione dorata, che indicava che la forza del guerriero stava raggiungendo il culmine.

Avvolto dalla corazza dorata, e circondato dallo sfavillio della tecnica, Hyoga tese i muscoli. Lo scintillio si fece più insistente attorno a lui, e attorno alle scintille dorate si vedevano, chiaramente, irradiazioni iridescenti. Dopo pochi secondi, Hyoga fu circondato da un'aura che alternava, qua e la, i sette colori dell'iride. E in quell'aura, lampeggianti come luci natalizie, scintille dorate, fulgide come stelle.

"Interessante, questa tua tecnica, ma credi di impressionarmi, con un semplice gioco di luci? Se vuoi davvero insistere in questo bluff, fai pure, ma io non ci casco. Freezing Manipulate!"

Frost lanciò nuovamente il suo colpo, manipolando le correnti fredde, sciogliendo i ghiacci attorno per ottenere ulteriore forza. Ma il flusso di aria fredda da lui lanciato, che avrebbe dovuto assumere il controllo delle energie di Hyoga, si scontrò con la sfera che circondava il Saint, generando un sordo sibilo e una nuova ondata di vapore.

"Cosa? Com'è possibile?"

"Pensavi che fossi indifeso e inerme, in questa posizione? Il gorgo di energie fredde che mi circonda crea una barriera quanto mai impenetrabile."

"Ma come... Come hai potuto far evaporare il mio gelo. Eppure, tu non controlli le tecniche del fuoco."

"Ha a che vedere con la natura della materia..."

"La natura della materia?"

"Si, Frost. Tu sai cosa succede quando un atomo viene portato al gelo assoluto, pari a 273 gradi sotto zero.."

"Certo. Gli elettroni esterni al nucleo fermano il loro movimento rotazionale. E allora?"

"Ebbene, mi sono chiesto perché, mentre le tecniche basate sul fuoco e sul calore non abbiano limiti di temperatura, il gelo debba fermarsi a quel limite, invalicabile. Poi, ho capito.

Se si andasse oltre il limite, gli elettroni, che dal gelo erano stati frenati inizierebbero a muoversi nuovamente.

Ma stavolta, si muoverebbero nel senso opposto a quello da loro sempre mantenuto.

E questo comporterebbe dei cambiamenti all'interno dell'atomo. Gli elettroni acquisirebbero una carica positiva, laddove era negativa. E i protoni, da carica positiva diverrebbero di carica negativa.

E questo con che effetto?"

Frost si accigliò.

Pensando al fenomeno descritto da Hyoga, incominciò a raffigurarselo, nella sua mente.

Improvvisamente, un lampo di comprensione balenò nei suoi occhi.

"Non è possibile. Antimateria!"

"Esatto. Oltrepassando il gelo assoluto, la materia congelata si trasforma in antimateria. E il gelo si trasforma in una forza incandescente e spietata. E questa forza, ora, verrà da me liberata.

Aurora Incandescence!"

Abbassò i pugni in avanti. La spinta del colpo, che nulla aveva da invidiare all'Aurora Execution, trascinò l'aura scintillante sui pugni, trasformandosi in un raggio di energia, spesso quanto la larghezza delle spalle del Saint.

"No, devo trovare il modo di proteggermi. Freezing Manipulate!"

<frost cerco di generare una corrente gelida per proteggersi.

"Inutile. L'energia che ti ho lanciato contro è composta di antimateria. Qualsiasi tua difesa, sarà comunque formata da materia che, scontrandosi con il mio colpo, verrà annichilita. Mi spiace, Frost, ma ormai, per te non c'è scampo alcuno!"

Come Hyoga aveva predetto, il flusso energetico travolse in pieno il Warlord. Il corpo del guerriero si cristallizzò, mentre un'energia bruciante sembrava pervaderlo dall'interno. Il corpo cristallino diventava sempre più evanescente. La Bloodmail fu la prima a svanire, senza lasciare schegge, polvere o qualche traccia di sé. Il corpo del guerriero, sempre più trasparente, etereo, iniziò a dissolversi un centimetro alla volta.

Hyoga si avvicinò gli occhi fissi sull'orrenda fine del suo nemico.

Lo sguardo, normalmente gelido, guardava l'avversario senza rancore, anzi, con compassione.

"Hyoga- sussurrò Frost- la tua forza è davvero straordinaria. Hai saputo fare tuo un simile potere. Ma è un colpo ancora incompleto, lo sai, vero? Si, lo vedo che lo sai... L'esecuzione dell'Aurora Incandescence è rischiosa anche per te, se ti succedesse di perderne il controllo, ne subiresti tu le conseguenze, subendo il mio destino. Quindi, se vuoi completare questo colpo, e renderlo perfetto, devi imparare a manipolare l'aria congelante come ho fatto io. In questo modo potrai manipolare l'antimateria con la sola forza di volontà, proteggendoti... Vai nel profondo Nord... Lì troverai... un reame mitico e misterioso... Trova... Trova un guerriero capace di manipolare sia il gelo che il caldo. Solo lui... potrà... è... la chiave...."

Il corpo di Frost continuava a svanire, in maniera sempre più rapida e irregolare. Le ultime parole, il guerriero le aveva dette privo di metà della bocca.

"Hyoga, trovalo... Completa... il tuo pugno... sarà...determinante!"

Alla fine, senza rumore, svanì.

"Frost, sei stato l'unico avversario che mi abbia davvero messo in difficoltà, da quando ho raggiunto il Gelo Assoluto. Grazie a te, ho potuto superare i miei limiti. Ti ringrazio, per il tuo suggerimento. Ti prometto che lo metterò in pratica, quando mi sarà possibile! Addio."

I passi correvano, veloci, sulla nuda roccia. Le catene, penzolanti dalle braccia, a volte colpivano alcune sporgenze di roccia, dondolando seguendo il movimento della corsa.

Shun si fermò. Dopo aver sconfitto Roc, aveva proseguito verso la Fortezza, fino a vederla, ormai prossima. A un certo punto, si era trovato ad un bivio. La strada di sinistra, che saliva e sembrava andare direttamente verso l'enorme palazzo, ma era bloccato da un massiccio lastrone di roccia, mentre la strada di destra girava, coprendo la visuale verso la Fortezza e scendendo di diversi metri.

Shun valutò se distruggere la roccia, ma si accorse che essa teneva in piedi il resto della volta: distruggendolo, probabilmente avrebbe causato un secondo crollo, ben più grave. Decise di prendere la strada di destra. Ma dopo diversi minuti, ormai, ancora non era tornato a vedere la sua destinazione. Non era possibile!

L'avvallamento in cui si era diretto non poteva essere così profondo!

Si fermò, cercando di riflettere.

Girandosi, cercava di trovare un punto di riferimento che gli consentisse di capire dove si trovasse. Eppure, guardandosi attorno, non vedeva niente. Né la Fortezza, né la volta di pietra, e neanche la strada percorsa dietro di lui.

Tutto sembrava inghiottito dall'oscurità.

Mentre rifletteva su cosa stese accadendo, sentì la catena tendersi. Non con molta forza, quindi non indicava la presenza di un nemico ostile, ma una qualche intromissione.

"Qualcuno sta cercando di impedire la mia corsa. Avrei dovuto capirlo prima... Ma correndo, non riuscivo a sentire la tensione della catena. Chiunque mi stia seguendo, deve conoscere le caratteristiche della mia arma, perciò non è ancora intervenuto, limitandosi a sviarmi. Ma ora che lo so, diraderò l'oscurità in cui mi ha avvolto. Nebula Chain!"

Shun alzò entrambe le mani, lasciando scorrere le catene, che formarono una lunga spirale. La spirale era immensa, e vorticava, fino a perdersi, alla velocità della luce. Dalla spirale, un numero spropositato di catene, dotate delle punte triangolari o circolari tipiche delle estremità delle Andromeda Chain, dirigersi di fronte al giovane. Le punte delle catene si persero nel buio, che si incrinò, esplodendo...

Improvvisamente, il panorama cambiò. La Fortezza era nuovamente visibile: Shun l'aveva costeggiata e quasi superata, ma non ci avrebbe messo molto a raggiungere l'entrata.

Rimaneva un problema. Chi lo aveva manipolato?

Shun teneva la catena allentata, pronto ad usarla in risposta ad un qualsiasi attacco.

Vicino alla sua spalla vide ondeggiare una forma rosa. Qualcosa di soffice e setoso gli sfiorò la guancia destra. Gli occhi cercarono, di riflesso, la causa di quel tocco. Si stupì.

"Un petalo! Un petalo di rosa?!"

"Sì, Shun. Immagino che ti appaia piuttosto familiare, non è vero?"

Una sagoma apparve la dove prima c'era il vuoto. Avvolta da quelli che Shun ormai poteva identificare come petali di rosa.

"Ma questa voce... Tu sei una ragazza!!!"

La sagoma avanzò. Shun aveva ragione. Attorniata dai petali rossi, una giovane donna, dal corpo snello ma ben modellato, avvolto in un solida Bloodmail.

La corazza era formata da numerose placche a forma di foglia, con un gonnellino modellato a forma di petali di un fiore sconosciuto. La corazza cingeva una vita sottile, ma i fianchi erano tondi e sodi, e il petto tradiva le forme generose del seno. I copri spalla erano rotondi, e da essi sbucavano protuberanze cilindriche, che si allungavano zigzagando e biforcandosi, con diverse ramificazioni.

Le braccia, ben tontite, erano avvolte da bracciali dotati di protuberanze simili a quelle dei copri spalla. I polsi erano sottili, le mani lunghe e affusolate. Le gambe, sinuose, erano avvolte da un gambale liscio, con l'eccezione di due speroni a forma di falce. La mano destra teneva l'elmo, sferico, fatto per proteggere interamente la testa, ornato, sopra la fronte e sulle tempie, di fregi a forma di fiore. I capelli, liberi, ricadevano, la maggior parte dietro la schiena, alcuni sulla spalla destra, neri fili si set, privi di riflessi bluastri o rossicci, come a volte capita. La pelle, leggermente ambrata, rifletteva la debole luce della grotta. Sembrava quasi troppo delicata, vellutata, quella pelle, per sopportare il peso della corazza. Gli occhi, color caffè, guardavano Shun con aperta ostilità e disprezzo il giovane Saint, la bocca, carnosa e atteggiata in un incantevole broncio, era tirata, mentre reggeva, tra e labbra carnose e sensuali, una rosa rossa. I lineamenti del viso erano molto delicati. Il suo aspetto tradiva le se emozioni.

Era una ragazza latina, di temperamento passionale, tradito dal bagliore negli occhi. E ora, represso, il suo sentimento prevalente era la rabbia.

"U...una ragazza? È bellissima, ma sento in lei una forza interiore e un'ostilità quale mai ho potuto percepire. - disse tra sé il Saint-

Chi sei, fanciulla? E perché provi tanto rancore nei miei confronti? Ma soprattutto, come fai a controllare le Demon Roses? Che io sappia, solo Aphrodite dei Pesci è in grado di manipolare quei letali, leggiadri fiori."

"Dici bene, Shun di Andromeda, solo il Gold Saint dei Pesci sa manipolare a suo piacimento questi fiori. Ed è stato proprio Aphrodite a insegnarmi a usarli come un'arma."

"Aphrodite? Impossibile, lui, un Saint del grado più alto, cosa mai avrebbe avuto in comune con una seguace di Ares?"

"Cosa avevo in comune con Aphrodite? Lui è stato l'unico uomo che ho mai amato! E io, l'unica donna degna di stargli affianco. Io Thalia di Venom Tree"

"Cosa? Tu eri la donna di Aphrodite?"

"Certo. Ci siamo incontrati nelle gelide distese della Groenlandia...."

Thalia percorreva un landa ghiacciata della Groenlandia del Nord. Era da tre anni che si allenava con il maestro Daihoku, ed ora era venuto il momento della fase finale del suo addestramento.

Lasciata sola a se stessa, era stata inviata in un territorio ostile per affinare le proprie forze, ed elaborare una tecnica risolutiva.

Era da quasi due mesi che vagava per la Groenlandia, percorrendola a piedi. Era passata dalle regioni del sud, il cui clima secco impediva la formazione di neve o ghiaccio, a quelle nordiche, ricoperte dalla calotta polare, un ghiaccio spesso anche tremila metri.

Nonostante tutto, si muoveva con molta agilità, senza scivolare sulla liscia superfice di ghiaccio.

Ma ancora non aveva trovato una tecnica che potesse valorizzarla, né capiva cosa avesse in mente il maestro? Perché mandarla lì?

Lei era stata prescelta per indossare la Bloodmail di Venom Tree, e sapeva che i poteri che le sarebbero derivati sarebbero stati legati a capacità venefiche...

Ma che senso aveva, allenarsi in quel luogo così ameno.

Eppure, lei aveva seguito le istruzioni del suo mentore, seguendo un percorso preciso.

E, in quel giorno, stava oltrepassando l'ennesimo pendio.

La vista che la accolse, sulla cima del colle, la colse di sorpresa. Il crinale e buona parte della valle sottostante era ricoperta di rose scarlatte!!!

"Com'è possibile? Siamo ben lontani dalla foresta del sud e, con questo clima, simili fiori non dovrebbero crescere."

"E tu chi sei?"

Una voce maschile, suadente e altera, la costrinse a voltarsi a Sinistra.

Thalia sapeva di essere molto bella. Sapeva di essere un polo d'attrazione per l'attenzione altrui.

Sin dall'infanzia, i suoi lineamenti delicati avevano attratto l'ammirazione o l'invidia di chi la attorniava, e col tempo aveva pensato di essere dotata di impareggiabile bellezza. E che nessuno sarebbe mai stato altrettanto bello da poter essere paragonabile a lei.

Ma quel giorno, questa convinzione vacillò!

Di fronte a lei stava un ragazzo.

Un ragazzo di tale bellezza da toglierle il fiato.

I capelli, di un biondo pallido, quasi platino, lunghi, cadevano elegantemente sulle le spalle, incorniciando l'ovale del viso, delicato, addolcendone i lineamenti già delicati. La pelle pallida, alabastrina, gli conferiva un delicatezza raffinata, accentuata dalla presenza, vicino l'occhio sinistro, di un piccolo neo rotondo, che, più che sembrare un difetto, accentuava ulteriormente l'incarnato del giovane, conferendogli un'aria di magnificenza. La bocca era piccola, disegnata perfettamente, di un colore rosa pallido. Gli occhi, azzurri, avevano un'espressione altera ma languida.

"Ti ho chiesto chi sei, ragazza! - disse con tono imperioso- Non sei senz'altro una persona comune, per esserti avventurata fin qui a piedi."

"Posso dire lo stesso per te!"

Thalia alzò le braccia assumendo una posizione di guardia.

"Normalmente dovrebbe essere l'uomo a presentarsi per primo, specie quando incontra una ragazza come me... Manchi di buone maniere, se pur non difetti in bellezza."

"Hai ragione, sono stato sgarbato.... Il mio nome è Aphrodite, Gold Saint dei Pesci."

"Lo avevo immaginato... Un nemico, per noi seguaci del Sire Ares!"

La ragazza lanciò il pugno, facendo esplodere il suo Cosmo interiore. Il colpo, viaggiando a una velocità ben superiore a quella del suono, era diretto sul volto del ragazzo, quando, impercettibilmente, Thalia ne cambiò la direzione, mirando al petto.

Aphrodite rispose all'attacco alzando la mano destra, in cui teneva, stretta tra indice e medio, una singola rosa rossa.

Il pugno della guerriera toccò la corolla del fiore, che si schiuse.

"Impossibile! Ha fermato il mio pugno con un fiore!!? E questa fragranza, mi avvolge, mi... Ooh!"

Riaprì gli occhi.

Non seppe da quanto tempo era rimasta svenuta, ma di certo non era più nel campo di fiori. Attorno a lei, stesa su un letto e avvolta da una calda trapunta, le pareti di una rozza, ma solida capanna di legno. Un semplice camino su una parete scaldava l'ambiente con il suo fuoco vivace.

Vicino a lei, seduto sul bordo del letto, il ragazzo. Il nemico.

Aphrodite.

"Finalmente ti sei svegliata."

"Cosa... Cos'è successo?"

"Mi hai attaccato, e io mi sono difeso usando un Royal Demon Rose."

"Sì... fermata da un fiore, che vergogna."

"Non c'è motivo di vergognarsi. I fiori che hai visto nella valle no sono semplici rose, ma sono Rose Diaboliche, dotate di un polline velenoso. A dire il vero, mi hai stupito. Su di te il veleno ha avuto scarso effetto, sei solo svenuta."

"E perché non mi hai finita? Ormai sai che io sono una nemica."

"Non ho infierito per lo stesso motivo per cui il tuo pugno, diretto al mio volto, ha cambiato traiettoria.-Aphrodite la guardò negli occhi- Non ho voluto distruggere o rovinare qualcosa di così incredibilmente bello."

Thalia rimase spiazzata da questa affermazione, capendo subito che era la verità.

Sì, per la prima volta trovava bella una persona che non era lei. E questa sensazione non era sgradevole anzi...

Imbarazzata, abbassò lo sguardo per nascondere il rossore che sentiva salirle sul viso.

"Sai, - continuò Aphrodite- per tutta la vita sono stato additato come esempio di suprema bellezza. Ma devo ammettere di essere contento di averti incontrata. Almeno so di non essere più solo."

Di nuovo, Thalia si sentì spiazzata.

"Riposati, Thalia, anche se su di te il veleno non avuto la consueta efficacia, sei ancora molto debole. Tieni, -disse porgendole una tazza con un cucchiaino- questa minestra ti darà il nutrimento necessario, ma poi dovrai metterti a dormire."

Thalia incominciò a mangiare il brodo, sempre guardando di sottecchi, lo strano ragazzo che l'aveva presa con sé.

Giorni dopo, Thalia, era nuovamente forte da poter camminare. Sarebbe potuta andarsene quando voleva, ne era certa, ma si trattenne. Qualcosa suscitava il suo interesse. E quel qualcosa era Aphrodite.

Quando si sentì perfettamente in forze, uscì dalla capanna. E scoprì cosa faceva il ragazzo quando non era con lei.

La casa di legno che li aveva ospitati era piuttosto piccola. E si trovava in mezzo allo sterminato campo di rose che Thalia aveva già visto. E Aphrodite le stava curando. Si voltò, vedendo la giovane avanzare.

"Stai attenta a non pungerti, il veleno si diffonde più velocemente se c'è un passaggio indiretto della tossina."

"Queste rose..."

"Sono come me e te... Bellissimi e letali!" finì per lei il Saint, tenendo vicino al viso una rosa Bianca.

"Ma, Thalia, ancora non mi hai detto cosa ci facessi qui. Rispondi alla mia domanda, per favore."

"il mio Maestro mi ha inviata qui come ultima prova per ottenere la mia Bloodmail. Devo creare un colpo speciale."

Capisco... Per quale Bloodmail ti stai allenando?"

"Quello di Venom Tree."

"Ah, ecco, si spiega come mai sei tanto resistente al veleno di quelle rose. E ora cosa intendi fare?"

"Proseguire e completare il mio percorso d'allenamento. Ti ringrazio per le cure, ma ora devo rimettermi in viaggio."

Ma come fece per alzarsi, avverti un giramento di testa, e sarebbe caduta, se il Saint non l'avesse sorretta.

"Anche con la tua resistenza ai veleni, ti ci vorrà parecchio per disintossicarti. Temo di dover insistere nel trattenerti, qui. Tieni – disse porgendole una tazza colma di un liquido ambrato e bollente- questo è un infuso di rose, ti servirà da antidoto."

Thalia, diffidente, portò la tazza al viso, annusando l'aroma della bevanda. Il profumo di fiori la fece stare subito meglio. Bevve un sorso. Era squisita.

Aphrodite le sorrise, incoraggiante, poi si girò, facendo per uscire.

"Aspettò,- gli strillò dietro Thalia- perché m stai aiutando? Dovremmo essere nemici, sarebbe normale se tu mi finissi, no?"

Aphrodite si girò, guardandola con serenità.

"Non distruggerei mai qualcosa di così bello come te..." sussurrò, prima di voltarsi e uscire.

Passarono dei giorni, Thalia si riprese, ma ancora non si decideva ad andarsene. Non l ammetteva, nemmeno a se stessa, ma a trattenerla era l'amicizia nata tra lei e il Saint. Vivendo con lui, la giovane donna aveva scoperto che molte cose la accomunavano al ragazzo. L'amore per a bellezza, e un grande senso estetico. Su molte cose avevano opinioni simili. Ma avevano anche delle divergenze.

Entrambi educati dalle ideologie, opposte, delle due divinità che servivano.

Aphrodite aveva un tran tran particolare. La maggior parte del tempo lo passava fuori, tra le innumerevoli rose.

Thalia, una volta rimessasi, lo segui.

Era strano, per lei vedere quel giovane bellissimo, chino su fiori, in un atteggiamento quasi amorevole.

"Attenta- le urlò- queste rose son Demoniache. Aspetta un attimo."

Il Gold Saint fece espandere il suo Cosmo. Thalia si stupì, nonostante l'aspetto quasi fragile, possedeva una potenza impressionante.

Le corolle dei fiori si chiusero in teneri boccioli.

"Ecco ora puoi venire, ma attenta a non pungerti."

"Come hai fatto?" gli chiese una volta raggiuntolo.

"Sono Rose Demoniache. Fiori altamente velenosi. Il loro polline ha proprietà venefiche incredibili, ed essere feriti dalle loro spine non è consigliabile... Alcuni elementi del sangue fanno attivare il rilascio del polline velenoso, per reazione chimica. Per evitare che ti avvelenassero ho usato il mio Cosmo per far chiudere le corolle."

"Com'è possibile? Come puoi far chiudere dei fiori già dischiusi?"

Aphrodite sorrise.

"Queste rose costituiscono il fulcro della tecnica di combattimento del Saint dei Pesci. Manipolarle, farle crescere in un qualunque ambiente è una minima caratteristica essenziale, per chi ascende a quel titolo. Altrimenti, non si potrebbe sfruttare le peculiarità di ogni esemplare."

"Esemplare? Ma io vedo solo rose rosse..."

"Guarda bene. Questa rosa, ad esempio..." colse un bocciolo.

A prima vista, le sembrava un bocciolo dai petali rossi, ma si accorse, osservandolo meglio, che il colore era più un rosa molto scuro.

"Questa è la Mirage Rose, in grado di creare allucinazioni. É utile soprattutto come mezzo di difesa, visto che può alterare i sensi del nemico, rendendo invisibile chi la usa. Questa la conosci, la Royal Demon Rose. Intorpidisce i sensi, provocando l'arresto delle funzioni vitali, ma senza dolore.

Più dolorosa quest'altra- spiegò indicando una rosa dai petali di un luminoso color corvino- La Pirana Rose, il suo polline non è solo velenoso, ma anche corrosivo. Ben pochi materiali possono resisterle. E poi c'è..."

Passarono i giorni.

La convivenza tra i due era stranamente semplice. Una volta rimessasi, Thalia, diede il suo contributo, aiutando Aphrodite nella gestione della casa, ma il ragazzo, pur permettendole di accompagnarla, non le permise mai di lavorare con lui alle rose.

Una sera.

"Aphrodite, ormai mi sono rimessa completamente. È tempo che riprenda il mio viaggio!"

Il Saint la guardo con occhi sgranati, stupefatti.

"Capisco..." disse.

"Ei, cosa c'è che non va? Sapevi che sarebbe successo."

Ma li non le rispose.

"Ei, vedi di no mettere il broncio. Non fare il ragazzino, il grande guerriero ha forse paura a rimanere da solo?"

Lui reagì, guardandola irato.

"Mi sembra di averti dimostrato ampiamente quanto sia forte, credi che abbia motivo di temere qualcosa? È solo che... Sono vissuto con la consapevolezza di essere eccezionalmente bello. Stavo sugli altri, superiore. Ma a volte mi sentivo solo. Ero certo che non avrei trovato mai nessuno in grado di starmi al pari, e poi... e poi ho incontrato te." con un movimento fulmineo, le si avvicinò e, abbracciandola, poso le labbra sulle sue.

Thalia si irrigidì per la sorpresa.

Le labbra si separarono.

Gli occhi chiari d Aphrodite si specchiarono in quelli, scuri e lucenti, di Thalia.

"Ti amo!" disse semplicemente il giovane.

La baciò. E stavolta lei ricambio il bacio, con ardore, attirandolo a sé.

L'abbraccio si faceva sempre più stretto, quando lui si irrigidì, e con dolcezza sciolse l'abbraccio allontanandosi da lei.

"Cosa succede? Guarda che anche io sono innamorata di te, e voglio essere la tua compagna..."

"Non posso! Per quanto ti ami, per quanto ti desideri, non posso Thalia."

"Perché"

"A causa delle rose. Manipolarle ha richiesto che io divenissi immune al loro veleno. E questo è successo causando un mutamento del mio corpo. Ora il mio sangue è altamente velenoso, e non solo quello... Se facessimo l'amore, potei avvelenarti, mio malgrado."

"Allora, non c'è rimedio? Quest'amore non potrà mia sbocciare?"

"Esiste un solo un rimedio, ma..."

"Quale? Dimmelo amore mio, farò qualsiasi cosa pur di poter stare con te."

"Allora dovrai imparare a manipolare le Rose Demoniache!"

Dieci anni dopo.

Thalia tornava in Groenlandia, vestita della sua Bloodmail scarlatta.

Era il periodo convenuto col suo uomo.

Ecco, raggiunse la cima del monte.

Lui era lì, in mezzo a un prato di boccioli rossi.

Lo raggiunse di corsa e, abbracciatolo, baciò le sue labbra perfette.

Si strinsero, nel bacio...

Ore dopo i loro corpi, perfetti, nudi, giacevano insieme.

Thalia si scosto capelli dal viso, sorridente. Tuttavia il sorriso le morì, guardando il suo amato.

"Amore, cosa c'è? Qualcosa ti turba?"

"Scusa tesoro... Sì, è vero, un'ombra guasta la mia gioia nello stare con te."

"Cosa è successo?"

Lui si mise di fianco, accarezzandole il viso con una mano.

"Ricordi quando ci fidanzammo. Due nemici giurati, quali dovremmo essere, che si amano... Allora giurai che avrei trovato il modo di poter vivere con te, non solo in queste nostre periodiche scappatelle. Forse l'occasione è arrivata.!"

"Cosa intendi?"

"Un uomo sta cercando di imporsi al Santuario. Lu.. ha scoperto di noi. E mi ha rivelato il suo piano, vuole rovesciare Athena, e gli altri dei, per imporre una nuova legge di giustizia. Il suo piano può sembrare folle, ma ha calcolato tutto... Potrebbe riuscire. È già spalleggiato da due Gold Saint, e mi ha chiesto di unirmi a lui, in una crociata volta a imporre la giustizia della forza."

"E tu, cosa pensi di fare, tesoro?" gli chiese lei baciandogli la mano con cui le accarezzava il volto.

"Penso di accettare. Se avrà successo, allora potemmo finalmente vivere insieme, come una coppia. Non ci sarà bisogno né di Saint, né di Bersesker nel nuovo regime da lui progettato. Sarà solo il più forte a dettare legge. Ti prego, amore, tieni per te quanto ti ho detto." le chiese con un bacio.

Il presente.

"Dunque tu eri la donna di Aphrodite!"

"Sì, e da lui ho appreso l'uso delle Rose demoniache. Preparati, Shun. Royal Demon Rose!"

Dal nulla, apparvero innumerevoli rose rosse, le corolle aperte, il profumo inebriante, tutte scagliate verso il Saint di Andromeda.

"Dimentichi che ho già combattuto contro queste rose, e non son privo di difese. Roling Defense!"

Shun lanciò verso l'alto la Circle Chain, che ricadde tutt'intorno a lui. Pio la catena prese a vorticare, alzandosi dal suolo e avvolgendolo in una spirale, un muro difensivo vorticoso che respinse l'aggressione delle rose rosse.

"Dunque è così che sei sfuggito a questa rosa... Comunque, non ci sono difese contro questa. Pirana Rose!"

Un secondo gruppo di rose, stavolta nere, vene lanciato dalla guerriera contro il suo nemico.

"Hai ragione, contro le Pirana Rose neanche la mia catena può resistere. Ma dimentichi che conosco già le peculiarità delle Rose Demoniache. Credi che non sia riuscito ad ideare una difesa efficace?

Twister Defense!"

Attorno alla catena si ammassò il flusso di corrente del Nebula Storm, che assecondando il movimento della catena, formò un vortice. A ondate, la corrente energetica generata da Shun veniva scagliata dalla forza centrifuga.

Il flusso creò una specie di uragano attorno a Shun, mentre ondate di vento travolgevano, sparpagliandone i petali, le rose nere scagliate da Thalia.

"Questa è la mia difesa definitiva. Nemmeno la Bloody Rose può superarla!"

"Ne sei davvero sicuro? Verifichiamolo. Bloody Rose!"

Thalia lanciò la rosa bianca, che era stata l'arma estrema di Aphrodite nel suo scontro contro Shun. Ma per quanto la rosa bianca fosse riuscita a penetrare il Nebula Storm, venne travolta dalla tecnica difensiva combinata del Nebula Storm e il Rolling Defence.

"Te lo avevo detto, questa difesa è impenetrabile. Non hai altre risorse da usare contro di me."

Thalia sorrise.

"Ti sbagli, Shun. Esiste un'altra rosa, la più potente di tutte.- levò la mano destra, semichiusa, in cui giaceva una singola rosa gialla, dai petali scintillanti- La Shining Rose, in grado di arrosbire le caratteristiche delle altre rose demoniache per trasformarle in un veleno che non colpisce il corpo o la mente, ma lo stesso Cosmo. Questo veleno sarà la tua fine.

Shining Rose!"

Stavolta non lanciò la rosa, ma la levò in alto. I pollini velenosi delle altre rose vennero risucchiate all'interno del bocciolo, quindi questo si schiuse rilasciando un polline scintillante, che andarono a cozzare contro la difesa, di vento e catene, di Shun.

Il polline fu respinto.

"A quanto pare, ti sbagliavi, Thalia, la mia Twister Defence è riuscita anche a respingere questa nuova rosa. La mia difesa è troppo potente. Ti prego, ora, rassegnati e arrenditi. Il mio obbiettivo è la salvezza di Athena, e per questo devo distruggere la tua Bloodmail, ma non voglio prendere la tua vita, dopo aver preso quella dell'uomo che amavi!"

"Stolto, pensi di aver già vinto? Ti ho detto che la Shining Rose colpisce il Cosmo, non il corpo. Quindi, ogni volta che entrerà in contrasto con una tua tecnica, il veleno si diffonderà nel tuo Cosmo, contagiando anche il tuo corpo. Inoltre, avendo assorbito il potere della Pirana Rose, questo polline diviene anche anche uno scudo, efficace quanto la tua Twister Defence. Qualsiasi attacco tu possa portare contro di me, verrà fermato provocando un ulteriore avvelenamento del tuo Cosmo. Più potente sarà l'attacco, più rapidamente sarai avvelenato. Quindi, se anche tu portassi IlNnebula Perfect Strom o il Nebula Steel Ciclone, con i quali hai sconfitto Condor, non avrai mai la meglio su di me."

"È vero, sento già le mie membra intorpidirsi, la testa mi gira e la vista si offusca.

E questo solo dopo un breve contatto. Se provassi il Nebula Steel Ciclone, morirei prima ancora di ferirla..."

Di nuovo la donna spinse all'attacco il polline scintillante.

Di nuovo, il giovane guerriero senti gli effetti del veleno contaminare la sua energia interiore.

Ma notò una cosa.

"Thalia, il tuo procedimento è letale senza dubbio, ma troppo lento. La Shining Rose necessita di caricarsi con del veleno da assorbire per generare il suo polline velenoso. Ma a quanto pare, a ogni attacco il polline si consuma. Certo, io verrò indebolito, ma poi avrò un istante favorevole in cui muovere un attacco, e non ti lascerò modo di controbattere."

"Speravo tu notassi questa piccola pecca nella Shining Rose. Era per questo motivo che è sconsigliabile usarla, oltre al fatto che, per controllarla, si richiede un dispendio superiore di energie.

Ma circa la pecca da te sottolineata, ecco la mia risposta.-alzò la mano sinistra tendendo il palmo verso il terreno e muovendola come se stesse accarezzando una superficie invisibile- Demoniac Ikebana!"

Immediatamente, dal suolo roccioso si fecero strada delicate piantine, spezzando la roccia con i loro steli apparentemente fragili e sottili. Poi, le piantine divennero boccioli di rosa, neri, rossi, rosa e bianchi, che aprirono le corolle.

"Vedi, Shun volevo darti una tenue speranza di vittoria, per poi vanificarla. Ora, ad ogni attacco, la Shining Rose assorbirà il polline delle altre Rose Demoniache, ricaricandosi. Inoltre, il roseto da me creato sarà un'ulteriore difese, se mai cercassi di attaccarmi. I suoi viticci spinosi si muoveranno, come tentacoli a farmi da scudo. Preparati, Shun. Shininng Rose!"

Il polline dorato tornò alla carica andando a cozzare contro la difesa di Shun per poi ritirarsi. Nel partire all'attacco, il polline provocava il rilascio del polline da parte delle altre rose, polline che veniva assorbito dalla rosa dorata, creando nuovamente il polline scintillante.

"Maledizione. Quella rosa mi preclude sia la difesa che l'attacco.

Non mi resta che una via da seguire... Ma la mia catena, sarà in grado di resistere a un tale sforzo. Se andasse in mille pezzi ora, potrebbe anche non rigenerarsi più... Tuttavia, devo tentare, tergiversare è inutile.

Thalia!

Come giustamente hai detto, le tecniche da me usate contro Condor sarebbero inutili, anzi controproducenti, contro questo attacco.

Ma posso usare un altro attacco, in grado di sconfiggerti con un colpo solo. Vedremo se le tue difese riusciranno a proteggerti."

Shun lanciò in alto la Square Chain, che prese a muoversi come una trivella nell'occhi del ciclone formato dalla Twister Defence. Poi, ritirò la catena fino a portarla al dorso della mano, e porto il pugno al fianco, mentre la tecnica difensiva ancora agiva.

"Preparati Thalia. Ciclone Wave!"

Shun lanciò la catena. L'arma procedette in linea retta, verso l'avversaria. Ma, mentre le tecniche usate contro Condor e la Twister Defence proiettavano la corrente del Nebula Storm all'esterno dela catena, la Ciclone Wave tratteneva tale correne all'interno degli anelli, dotando dell'arma di un impeto enorme, che genrava uno spostamento d'aria non causato dal Cosmo.

"Shining Rose!"

Thalia lanciò nuovamente il suo attacco, mentre le rose da lei generate si muovevano, come tentacoli spinosi per intercettare la catena dalla sua fatale traiettoria. Ma mentre lo spostamento d'aria, centomila volte più potente di quello che normalmente avrebbe provocato un'arma così esile, respingeva il polline letale, impedendogli di entrare ulteriormente in contatto col Cosmo di Shun, l'impeto della catena tranciava letteralmente le piante.

Senza venire rallentata, la catena raggiunse Thalia.

La punta toccò il centro della corazza quasi con delicatezza. La corrente dai riflessi rosa in essa imbrigliata si sprigionò, avvolgendo completamente Thalia in un vortice. Ben presto, sul corpo della Warlady si generò un ciclone non le caratteristiche del Nebula Storm, ma concentrato in un unico punto...

"No!!!"

Il bel corpo di Thalia venne scagliato in aria, mente la Bloodmail cadeva a pezzi.

Le correnti cicloniche correvano in entrambi i sensi, torcendo la carne della ragazza, ora prive di difese, in direzioni differenti.

Thalia sentiva le proprie membra sul punto di spezzarsi, tranciate da quella forza inarrestabile che l'avvolgeva. Ma...

Con un rumore metallico, la Circle Chain l'avvolse, trascinandola via dal ciclone di vento rosato, che con le sue correnti stava per smembrarla. La ragazza cadde, avvolta dalla catena che attutì, ma non del tutto, l'urto col terreno.

"Che potenza!- sussurrò la giovane- Perché non hai usato questo colpo contro Rock? Lo avresti sconfitto in pochi istanti."

"Il Ciclone Wave è un colpo dalla potenza incredibile, ma per usare il quale debbo pagare un prezzo..."

Dalle mani e dalle braccia di Shun, le catene, seppur dorate e forti del sacro Ichor di Athena, si riempirono di crepe, per poi sbriciolarsi fino a ridursi in polvere metallica.

"La potenza del colpo è troppa anche per le mie catene. Inoltre, esse si rigenereranno, ma molto in ritardo rispetto al loro solito. Normalmente, questo effetto si ripercuoterebbe solo sulla Square Chain, votata all'attacco, ma, avendoti tratta in salvo, anche la Circle Chain ha subito tale effetto.

Almeno per il momento, sono privo della mia arma principale."

"Capisco. E non potevi permettertelo, contro Rock, sapendo che c'erano ancora numerosi nemici qui intorno. Ma ora, sentendo la presenza di numerosi Saint preso la Rocca, hai deciso di usare questo colpo.... Solo una cosa no capisco: perché mi hai risparmiata?"

"L'ho fatto per te, e per Aphrodite!"

Shun si girò lievemente verso sinistra, chiudendo gli occhi.

"Quando lo incontrai, giudicai Aphrodite vanesio e sciocco, nel suo elevare la bellezza come suprema virtù.

Ma in realtà, a spingere i suoi gesti non era vano narcisismo, ma il tuo amore per te. Un amore sofferto, impossibilitato dalla divisione che è sempre esistita tra i seguaci di Athena e di Ares.

Solo per creare un nuovo mondo, in cui voi poteste stare insieme, Aphrodite ha accettato di spalleggiare le ambizioni di Saga: se davvero il Saint dei Gemelli fosse riuscito nel suo intento, avrebbe spodestato gli Dei Olimpici, annullando di fatto le distinzioni tra i loro seguaci.

La sua vanità, il suo narcisismo erano solo una posa, per proteggere te.

Di certo, se Saga avesse saputo di voi due, ti avrebbe usato come strumento per avere un maggiore controllo su Aphrodite, minacciandoti o catturandoti.

Ti ho risparmiata perché non voglio che quello che ha fatto Aphrodite sia vanificato con la tua morte.

E perché il vostro amore posa vivere ancora un po'."

Thalia guardava Sun con gli occhi sbarrati.

L'astio, il rancore verso il giovane erano scomparsi, di fronte la sua dimostrazione di sensibilità e comprensione.

"S-shun..."

"Mai privarsi delle proprie armi in guerra, Saint!"

Un fascio di energia colpì Shun alle spalle, per coi avvolgerlo come in una morsa, paralizzandolo e sollevandolo da terra.

Un'altra figura si stagliava nella volta.

Un'altra giovane, vestita di una Bloodmail completa.

L'elmo a sezione sferica, con una placca triangolare che cadeva in mezzo gli occhi verdi, sfiorando le sottili sopracciglia scure, dal quale uscivano lunghi capelli biondi. Due copri spalla a sezione ovale, e lunghi bracciali formati ognuno da tre placche coniche, su cui erano incisi simboli runici ed esoterici, e che da vicino, presentavano sottili venature.

La corazza, formata da placche orizzontali sovrapposte tra loro, rivestiva un corpo esile ed armonioso, mettendo in evidenza le forme della ragazza. Un gonnellino con le estremità arrotondate cingeva i fianchi della nuova arrivata, mentre i gambali e le ginocchiere, unite tra loro, formavano una specie di stivale, dotato persino di un piccolo tacco a spillo.

"Ma tu sei- esclamo Thalia- Helena di Babba-Yabba!"

"È da tanto che le nostre strade si incrociano, vero Thalia? Io e te, da sempre rivali.... Siamo sempre state in conflitto, ognuna per dimostrare di essere la più forte, oltre che la più bella. Ma oggi i nodi tornano al pettine."

"Cosa intendi dire?"

"Pensi che non abbia scoperto il tuo segreto? Amoreggiare con un nemico... Questo è tradimento!

E per questo morirai, ma solo dopo che avrò finito questo pusillanime, che ha paura di spargere il sangue nemico. Witch of Desperation!"

L'energia che sosteneva Shun esplose, travolgendo il giovane con centinaia di colpi.

Dietro a Helena, si formò l'immagine di una megera ghignante.

Shun cadde.

"Il mio colpo ferisce il corpo, ma ancor di più li spirito e i sensi. Al momento, caro Shun, hai una percezione dell'ambiente alterata, e non potrai espandere il tuo Cosmo se non al trenta per cento. Troppo poco per sconfiggermi!"

Helena colpì con un calcio il fianco di Shun, sollevandolo e voltandolo sulla schiena.

"Ma sarò magnanima, non voglio perdere tempo, ti ucciderò lentamente!"

La donna si avvicinò al Saint, tendendo le dita verso la sua gola.

"Ferma!"

Thalia si fece avanti, colpendo il braccio dell'altra ragazza.

"Thalia, cosa pensi di fare? Priva di corazza, senza le tue rose, pensi forse di poterti opporre a me?

Aspetta, presto arriverà il tuo turno, non vuoi raggiungere Aphrodite all'altro mondo?"

"Certo lo desidero, ma prima, devo ripagare i miei debiti verso Shun. E lo farò sconfiggendoti."

"Sconfiggendomi? E come, priva di risorse come lo sei?"

"Mi credi finita? Sbagli! Posso ancora contare su una tecnica, l'unica, tra quelle insegnatemi da Aphrodite, a non essere basata sulle rose, almeno non direttamente.

Crimson Thorn!"

Piccoli proiettili scarlatti, pieni dell'energia del Cosmo di Thalia, si diressero verso Helena, che evitò l'attacco con un balzo indietro. I proiettili, a contatto con la roccia, esplosero, perdendo di consistenza, ma lasciando dei solchi sulla roccia, solchi da cui si levava un fumo rosso dall'odore venefico.

"Cosa...?"

"Stupita, Helena?

Devi sapere che, per usare le Rose Demoniache, bisogna sviluppare un'immunità ai loro veleni, e tale immunità provoca un effetto collaterale prodigioso: il sangue stesso di chi domina queste rose diventa altamente velenoso, più dei fiori stessi. Per usare questa tecnica è necessario avere una ferita, dopodiché posso addensare le gocce di sangue, trasformandole in spine da lanciare, come dardi, sul nemico.

Una tecnica che Aphrodite mi sconsigliò di praticare, visto l'alto rischio di rimanere ucciso.

E poi, lui aborriva l'idea di venire ferito, o che io venissi ferito. Ma anche una cicatrice può essere portata come un gioiello!

Preparati! Un solo colpo a segno, e per te è finita!

Crimson Thorne!"

Stavolta, la raffica spigionata da Thalia, fu più numerosa.

"Thalia- sussurrò Shun riavendosi e guardando lo scontro tra le due ragazze con vista annebbiata- non usare così tanto sangue. Anche vincendo, privandoti di così tanto sangue, morirai anche tu!

Thalia.. tu vuoi morire?"

"Thalia, pensi di impensierirmi con questo colpo? Nemmeno una goccia sfiorerà il mio splendido corpo. Witch of Desperation!"

Una nuova raffica di energia venne generata da Helena, e ogni suo colpo centrava, con precisione inumana, le gocce di sangue usate da Thalia come proiettile, privandole della densità e della spinta date dal Cosmo.

E le gocce caddero al suolo.

Piccoli crateri, fumanti di vapore venefico, si generavano là dove il sangue di Thalia.

"Witch of Desperation è una tecnica che priva di energia il proprio bersaglio, lanciarmi addosso tutte quelle gocce di sangue è stato un mero suicidio!"

Come a confermare tale versione dei fatti, Thalia cadde in ginocchio, per poi finire distesa, a pancia in giù.

"Questa è davvero la mia fine... Aphrodite, amor mio, sto per raggiungerti. E forse, finalmente, staremo insieme...."

Helena si avvicinava.

"Visto che ci tenevi così tanto, ammazzerò prima te, poi il Saint. Addio, Thalia!"

"Ferma!"

Shun si era rialzato. Le sue catene ancora non si erano rigenerate, effetto collaterale del Ciclone Wave.

La vista era annebbiata, tuttavia, lo sguardo era deciso, determinato, persino, e cosa insolita in Shun, minaccioso.

Ma le gambe, chiaramente, lo tenevano in piedi a fatica.

"Ragazzino, cosa pensi di fare?"

"Helena, non ti permetterò di colpirla mentre è a terra, inerme. Preparati a combattere. Nebula Storm!"

Tendendo la mano destra, col palmo aperto, Shun generò subito la corrente offensiva, senza utilizzare il Nebula Stream. L'impeto del colpo, tuttavia, non aveva la forza consueta.

Si alzarono i biondi capelli dell'avversaria, ma niente più.

Helena rimase, illesa, come se a sfiorarla fosse una lieve brezza marzolina.

"Shun, non hai capito ancora? Il mio colpo segreto, se colpisce l'avversario, lo priva della capacità di plasmare al meglio il proprio Cosmo. Al momento, la tua forza è ridotta al minimo, e senza le tue incredibili catene, non hai mezzi per difenderti da me. Un altro colpo, allora! Witch of Desperation!"

Shun fu nuovamente travolto dal colpo, ma subito si rialzò.

"Perché continui a rialzarti? Sarebbe più semplice, e meno doloroso, se ti accasciassi al suolo

aspettando la fine."

"No! Non intendo arrendermi. Ho fatto una promessa, a mio fratello Ikki e a me stesso: che mai più sarei stato tentato alla resa. E intendo mantenere tale promessa. Non mi lascerò vincere finché in me ci sarà respiro, fino a quando il mio Cosmo brucerà!"

Dicendo ciò Shun bruciò nuovamente il suo Cosmo lanciando nuovamente il Nebula Storm.

Ma ancora una volta, il colpo non sortì gli effetti sperati. Tuttavia...

"Nonostante abbia subito due dei miei attacchi, il suo secondo Nebula Stom mi è sembrato più potente del primo. È possibile che... Che il sangue di Athena gli stia facendo recuperare le forze.

Se così fosse, devo finirlo subito: un solo altro attacco, sarà sufficiente per privare di ogni energia il suo cuore.

Shun, questo è il mio ultimo attacco.

Witch of Desperation!"

"Shun, sei così forte, nonostante l'apparente fragilità. Ora capisco come tu possa aver battuto il mio Aphrodite.

Vorrei aiutarti, dandoti il tempo necessario per riprenderti, se non sconfiggendo io stessa Helena.

Ma non mi sono rimaste risorse..."

L'occhio di Thalia cadde sul terreno dove vide qualcosa scintillare nel buio. Istintivamente allungò la mano, afferrando l'oggetto e ferendosi il palmo. Nella mano ora stringeva un bocciolo di rosa. Ed era una rosa gialla, dorata.

"Una Shining Rose! Se solo potessi farle assorbire del veleno, sono certo che potrebbe facilmente eliminare Helena. Ma e mie rose sono scomparse- disse, attirando vicino al viso il bocciolo- non posso... Sì invece!"

La ragazza si puntellò per alzarsi, mentre Helena ancora si scagliava su Shun.

"Fermati, Helena. Lo scontro tra noi non si è ancora concluso."

Helena si fermò, guardandosi intorno.

"Thalia, ancora vuoi attuare un futile tentativo di fermarmi? Ci tieni proprio a morire per prima?"

"Non è la morte che cerco, ma la vittoria, prima di lasciare questo mondo! E questa me la darà!"

Alzò il bocciolo dorato, concentrandovi il proprio Cosmo. La corolla si aprì, e subito, le gocce di sangue si sollevarono attirate dal suo misterioso potere, venendo assorbite tra i morbidi petali dorati.

"E questo cosa vuol dire?"

"Vuol dire che la Shining Rose genererà un nuovo colpo, una versione potenziata del Crimson Thorn. E non potrai bloccarla, perché il mio Cosmo agirà sul fiore per attivarne i poteri, ma non impregnerà il sangue ora assorbito. Quindi, anche privandolo del Cosmo, le sue peculiarità non verranno meno.

Helena, Preparati.

Shining Thorn!"

Un singolo proiettile, una goccia di sangue super concentrato e iperdenso venne scagliato dal centro della corolla. Il rosso cupo, colore ad esso tipico, era tuttavia avvolto da uno sfavillante brillio dorato.

"Pensi di farmi paura con vuote minacce? Witch of Desperation!"

Nuovamente, Helena lanciò il suo colpo, mirando a colpire, con ogni colpo portato, la goccia.

Ma, a differenza di quanto era accaduto prima, la goccia, non rallentò, non cadde, non perse coesione. Letale come in dardo, colpì la fronte di Helena, facendo saltare in aria l'elmo, ridotto i mille pezzi.

L'incarnato di Helena si fece più pallido, mentre gli occhi erano iniettati di sangue. Poi, sulla pelle apparvero, evidenti, le vene, che assumevano un colore violaceo. Dello stesso colore divennero le labbra, mentre il bianco degli degli occhi, da rosso, divenne nero.

Le vene pulsavano. Poi, dalla pelle iniziò a salire un lieve fumo, come dovuto a una corrosione acida.

Piano piano, la Bloodmail si sfaldava, ora corrosa, ora ridotta in frantumi dove le giunture svanivano.

Helena cadde, morta.

"Ce l'ho... ce l'ho fatta!"

Esanime, anche Thalia cadde.

Daihoko arrivo alcuni minuti dopo. Vide subito i tre corpi distesi al suolo, uno ancora ansimante gli altri, ne non morti, almeno prossimi alla morte.

Si avvicinò al giovane vestito di una corazza rosa. Appoggiò Shiryu, che finora aveva trasportato, vicino a lui, e una volta esaminate le sue condizioni, generò una pressione su determinati punti di pressione.

Shun riaprì gli occhi. Lo sguardo era lucido, e sentiva le forze ritornargli, velocemente, nelle membra.

"Shiryu- disse vedendo l'amico- E tu, che indossi il Cloth della Bilancia, chi sei?"

"Sono Daihoko, un tempo Warlord di Pitone, ma ora, a pieno diritto, sono il Saint della Bilancia! Piuttosto, cos'è successo, qui? Hai sconfitto tu le due ragazze?"

"Brevemente, Shun raccontò gli scontri che erano da poco avvenuti, e di come Thalia lo avesse difeso."

"Sciocca ragazzina, hai rischiato veramente molto... Ma questo faciliterà il mio compito!"

Si avvicinò a Thalia e, chinatosi, le strappò di mano il bocciolo. Poi, come se fosse una freccetta, lo lancio, conficcandoglielo nel petto. Il fiore aprì nuovamente la corolla, e subito gocce di sangue si levarono da Helena, venendo assorbite dalla rosa.

"Ma cosa?" Shun era sbalordito.

"Thalia mi aveva accennato ad alcune peculiarità della Shining Rose. Personalmente, credo che la funzione principale di questa rosa non sia tanto le potenzialità offensive , tanto il fatto che permette di riassorbire il sangue usato per il Crimson Thorn, eliminando di fatto le controindicazioni per questa tecnica. Ecco, si sta riprendendo."

"Dove... dove sono? Sono già morta?"

"No, Thalia."

"Maestro Daihoko, voi qui. E cosa vuol dire quella Cloth...?"

"Certo, ti avevo detto che, prima di divenire il Warmaster, ero un Saint. Ora, sconfitto come Warlord, sono tornato alla mia vita precedente."

"Mi hai salvato la vita, maestro... Ma non è cosa per cui posso esserti grata" la ragazza abbassò lo sguardo.

"Volevi ricongiungerti a lui, vero?"

La ragazza lo guardò con sorpresa.

"Sai, se io morissi, vorrei che chi amo avessero una vita piena, e morissero di morte naturale. Ma tu cerchi la morte."

"Sì! Prima a sostenermi c'era il desiderio di vendetta, ma ora, sono stata privata anche di questo. E mi sento sola."

"Vorresti ricongiungerti con l'uomo che amavi..."

"Sì, maestro."

"E pensavi che morire fosse l'unico modo...

Thalia, ma non hai mai capito che esiste un altro sistema?"

La ragazza alzò gli occhi, curiosa.

"Alla Fortezza si sono appena accesi i segni della lotta. Il Warmaster mostrerà tutto il suo valore, e solo tutti i Gold Saint riuniti, così come è successo in passato.

Thalia!

Vuoi raccogliere l'eredità di Aphrodite? Vuoi succedergli, diventando la nuova Saint dei Pesci? In questo modo, ti libererai dai tuoi persecutori, e potrai stare serena. Ma soprattutto, lo spirito di Aphrodite sarà sempre con te.

Allora, Thalia, lo vuoi?"

"Sì.." disse, quasi sussurrando la giovane.

Daihoko alzò il braccio, concentrandosi.

Avvolta in un aura abbagliante, apparve il Cloth dei Pesci, ancora nella sua forma rappresentante la costellazione.

Si scompose, andando a vestire Thalia.

La corazza si adattò al suo corpo, così diverso da quello del precedente proprietario.

E se bracciali, schinieri ed altri pezzi dovettero semplicemente adattare le proprie proporzioni, la corazza si rimodellò per seguirne le forme, armoniose, del corpo.

Nessuno l'avrebbe mai confusa con un uomo.

Thalia piangeva di commozione.

"Aphrodite... il tuo spirito, il tuo calore.... Ora le sento con me. Amore..."

"E il suo spirito rimarrà con te fintanto che porterai questa Cloth, ma, se vinciamo, dovrai giurare fedeltà ad Athena. - si girò verso il Saint di Andromeda-

Shun di Andromeda, vero?

Prenditi cura di Shiryu, ti prego. Io e Thalia raggiungeremo gli altri Gold Saint che stanno per dare battaglia ad Alexandros: la mia conoscenza nei suoi riguardi sarà preziosa per indebolirlo, se non addirittura batterlo.

Appena Shiryu si riprende, raggiungeteci. Se non riusciremo ad aver ragione del tuo attacco, la situazione peggiorerà ancora. I vostri nuovi colpi saranno indispensabili.

Vieni, Thalia!"

Senza aspettare risposte dal giovane Saint di Andromeda, i due Gold Saint, quello antico e quella neo eletta, saettarono verso il luogo in cui una titanica battaglia infuriava.

Ikki aveva ormai raggiunto la zona indicatagli da Feron.

Un'immensa stalagmite, giusto fuori dalle mura orientali della Fortezza, era modellata a guisa di torre.

Un edificio roccioso, lugubre, con finestrelle fiocamente illuminate, appariva come un'informe creatura dai molteplici occhi.

"Che luogo lugubre, -disse tra sé il Saint della Fenice- degna abitazione per un individuo tenebroso come Vlahad!"

Balzò, dall'altura in cui era arrivato, irta e apparentemente impossibile da scalare.

Agilmente, atterrò sulla piana antistante.

"Vlahad! Sono qui per terminare lo scontro che, giorni fa rimase in sospeso tra noi!

Mostrati se hai coraggio!"

"Perché dovrei essere intimorito da te. Ricordo che ti sei ostinato a usare il minimo del tuo potere, al Santuario. Se non fosse stato per la barriera di Athena, ti avrei sconfitto senz'altro, anziché ferirti.

Ma adesso è giunta l'ora della resa dei conti!"

Vlahad avanzava, apparso quasi dal nulla, dall'oscurità.

"Bene, Vlahad, finalmente potremo constatare chi tra noi è il più forte. E se allora i tuoi poteri erano parzialmente limitati dall'ambiente soleggiato e dalla barriera di Athena, ora potrai esprimerti al tuo massimo. E lo stesso farò io!"

"Di cosa stai parlando?"

"Pensavi non mi fossi accorto, che per schermare la tua pelle fotosensibile dal sole, dovevi trattenere molto sangue attorno a te, senza usare il tuo pieno potere d'attacco?"

"Dunque per questo ti sei trattenuto?"

"Certo. Percepivo allora, come lo percepisco adesso, una forza incredibile, rara anche tra i Gold Saint! La forza di un guerriero con cui desidero misurarmi!"

"Preparati a pentirti di tale proposito, Ikki. Perché qui, dove il sole non splende mai, posso usare la massima potenza dei miei poteri. Qui, l'immortale Fenice soccomberà!"

Vlahad incominciò a espandere il proprio Cosmo. Attorno a lui, la nebbiolina di sangue aleggiava. Ma non solo.

Da ogni direzione, degli ammassi di sangue sotto forma di nebbia circondavano ora Ikki, andando ad ammassarsi ala nebbia di sangue che già attorniava il seguace di Ares.

"Da dove viene tutto questo sangue. Possibile che tu..."

"Di cosa ti sorprendi. Di sangue si nutre il mio potere, e così come feci al Santuario, ho fatto ora: ho prosciugato i corpi di coloro che sono caduti del loro sangue. Ho prelevato tutto il sangue versato durante i combattimenti. In me vi è la linfa di vinti e vincitori, ed entrambi mi rendono sempre più forte. Guarda!"

Il Cosmo di Vlahad esplose, raggiungendo vette di potere inimmaginabili.

"Guarda, Ikki, tale potere è secondo solo a quello del Warmaster!"

"Incredibile. Feron aveva ragione, costui non può essere umano. Nessun umano può gestire un potere così immane...

Ma lui, che indossa la corazza che rappresenta Nosferatu, il dio-vampiro, può rafforzare il proprio Cosmo col sangue di coloro che di Cosmo sono dotati. Quindi, ora non mi ritrovo a combattere col solo Vlahad, ma anche con l'esercito tutto di Ares."

"Vedo che hai già compreso la piena estensione del mio potere. Questa volta, non ho assorbito solo la forza di soldati semplici, ma anche quella dei vari Warlord. Pensi davvero di potermi fronteggiare, ora che sono forte di tale potere?

Verifichiamolo!

Bloodsucking Mist!"

"Ancora quella tecnica. L'hai usata anche troppe volte al Santuario, credi forse che sia tornata ad essere efficace?"

"No, certo, ormai la conosci perfettamente, ma ora è immensamente più potente. Anche se sai come contrastarla, dovrai fare i conti con il novo livello di potere da esa raggiunta."

L'ammasso gassoso raggiunse Ikki, che si preparava a respingerla con il palmo delle mani.

Ma una brutta sorpresa attendeva il Saint.

Vlahad aveva detto il vero. Ormai Ikki conosceva perfettamente la tecnica usata dal Warlord, ma la potenza era aumentata esponenzialmente.

La pressione esercitata sulle sue mani era insostenibile. Ikki cercò di proteggersi incrociando le braccia davanti a sé. Ma fu inutile. La nebbia di scarlatta linfa spezzò le sue difese. Avvolgendolo, sollevandolo in aria, imprimendo sul suo corpo una pressione che gli stava facendo esplodere i capillari.

"Devo reagire! Se continua così, questa pressione lancinante provocherà la rottura di qualche vena o arteria importante, dissanguandomi. Vlahad, non farai tua la forza di Ikki!

Brucia, fiammeggiante Cosmo della Fenice!"

Avvolto dal suo Cosmo fiammeggiante, Ikki respinse la nebbia malefica.

"Già una volta, Shaka della Vergine cercò di intrappolarmi nel sangue, ma le fiamme del mio Cosmo lo fecero evaporare, così come ora ho fatto evaporate il tuo."

"Temo ce tu stia prendendo un abbaglio, Ikki. Il sangue di cui mi circondo è modificato dal mio Cosmo in modo da renderlo uno schermo impenetrabile contro la calda luce solare. Pensi che le tue fiamme possano qualcosa contro il calore supremo del sole?

A farle arretrare è stata la corrente calda generata dal tuo Cosmo, che mi ha impedito di ferirti più gravemente. Ma questo non ti salverà dall'altro effetto collaterale del mio attacco."

"Di che parli?"

"Guarda! Non avevi detto che non avrei fatto mia la tua forza? Ricrediti, Ikki!"

Il sangue del Saint, infatti, che scorreva dalle ferie sulle braccia, veniva risucchiata dalla nebbia di sangue.

"E così, ora, Ikki, anche la tua forza ti si rivolta contro. Assaggiala, e trema. Bloodsucking Mist!"

la nebbia scarlatta si levò nuovamente, penetrando le fiamme generate dal Cosmo, soffocandole e spegnendole.

Ikki non riuscì ad escogitare una qualsiasi difesa, venne semplicemente travolto dal colpo del nemico. Nuove ferite si aprirono. Il dolore era lancinante, come se mille zanne, piccole, simili ad aghi, gli trafiggessero il corpo, aprendo infinite ferite.

Ikki sentiva il sangue scorrere lungo il suo corpo.

"È davvero cresciuta così tanto, la sua forza, da far sì che io non possa reagire? Ho sottovalutato i poteri di Vlahad, od ho sopravvalutato i miei? Eppure... Ma cosa?"

Mentre rifletteva, Ikki si accorse che la nebbia aveva smesso di martoriarlo. Ora, era intenta a risucchiare il suo sangue, rinviando ogni attacco.

"Forse, questo è un modo per liberarmi."

Con uno sforzo supremo, colpì alcuni punti di pressione sulle braccia e sulle spalle, provocando l'immediato arresto dello scorrere del sangue dalle ferite.

Improvvisamente, la morsa che lo avvinceva parve svanire.

Con un repentino colpo di reni, Ikki riprese l'equilibrio, atterrando al suolo sui piedi, e accucciandosi, pronto a combattere. Anche se aveva il fiatone, sul suo viso c'era un'espressione pienamente soddisfatta.

"Ti sei liberato ancora una volta. La fortuna ti arride, Saint della Fenice."

"Non di fortuna si tratta, ma dal fatto che ho scoperto il segreto della tua tecnica."

"Cosa?"

"La tua Bloodsucking Mist provoca una pressione in grado di far esplodere laparato ciroclatorio. Tuttavia, quando entra a contatto col sangue, la pressione esercitata diventa una forza aspirante, risucchiante il sangue versato per potenziarsi ulteriormente. Mi è bastato fermare l'emorragia per liberarmi dalla morsa del tuo colpo."

"Astuto, Ikki. Ma questo non ti proteggerà da un nuovo attacco. E se anche tu usassi lo stesso sistema per sfuggirmi ancora, sappi che prima o poi ti ritroverai dissanguato, e vinto!

Bloodsucking Mist!"

Di nuovo la nebbia di sangue si levò contro il Saint.

"Pensi di cogliermi ancora impreparato? Guarda, Vlahad!"

Con un colpo secco, Ikki affondo le dita della mano destra su una gamba, bagnando le dita del suo stesso sangue. Dopo alcuni secondi, estrasse la mano, lanciando la linfa vitale verso l'ammasso malefico del Bloodsucking Mist.

La nebbia scarlatta si fermò.

Entrata in contatto col sangue di Ikki, si era bloccata per assorbirlo, avida.

"Vlahad! Ora è il tuo turno di assaggiare la mia tecnica!

Houho Genmaken!"

Ikki levò la mano destra, il pugno chiuso, eccettuato il dito indice, teso verso la fronte dell'avversario.

Un capillare della fronte di Vlahad esplose, mente le meningi e il sistema nervoso centrale si infiammarono.

Così brutalmente stimolato, il cervello iniziò a richiamare alla memoria determinate immagini.

Un bambino vestito di cenci, nell'ombra di una capanna, la pelle pallida, quasi diafana, per terra, mentre un uomo e una donna di colore litigano violentemente, e l'uomo alza le mani su di lei.

Lo stesso bambino, all'ombra di alcuni alberi, che guarda un gruppo di coetanei che giocano, in gruppo, in un campo.

Lo stesso ragazzo, ora adolescente, isolato, deriso, disprezzato.

E la stesa persona, sotto il sole, la pelle piena di ustioni e pustole.

Un suono roco si levò dalla gola di Vlahad. Inizialmente sembravano singhiozzi, ma poi la voce si alzò, rivelando il suolo, dissonante e isterico, di una risata.

"Bella illusione! Tuttavia, mostrarmi le immagini traumatiche della mia vita, non mi spezzerà!

Sono stati proprio i traumi della mia vita a rendermi l'uomo che sono, a forgiarmi per diventare ciò che sarò!"

"Finora, solo Shaka è mai stato in grado di resistere al mio Genmaken! Ma costui non ha la forza mentale di Shaka, costui è folle."

"Folle? Forse, il mio scopo non è tale da essere perseguito da una persona sana di mente.

Vedi, Ikki, io desidero innanzitutto impadronirmi col potere del Warmaster!"

"Il Warmaster? Eppure mi sembrava, dalla tua reazione quando ti aveva dato l'ordine di ritirata, che tu sia consapevole di quanto Alexandros ti sia superiore!"

"Per ora, lo è, Ikki. Ma vedi, il mio potere è in grado di aumentare esponenzialmente. I Bersesker sono in grado di potenziarsi grazie al sangue. La Bloodmail si potenzia grazie all'assorbimento dei Cosmi del sangue dei nemici. Ma io posso manipolare il sangue come se fosse un arma. Ho assorbito la forza dei Cosmi di tutti coloro che sono stati feriti durante questa guerra. Lo scontro con voi Saint è stata la mia più grande occasione: oramai ho superato il mio limite e il mio potere può essere paragonabile a quello di Alexandros. L'origine del mio potere è demoniaca, mentre quello di Alexandros ha origini divine. Quando soppianterò Alexandros, il suo potere divino e il mio potere demoniaco si fonderanno in una nuova, invincibile forza. Forza che userò per soppiantare gli Dei vendicandomi su questo mondo che mi ha rifiutato, che mi ha reso uno scherzo della natura. E per questo, io lo distruggerò!"

"Sei completamente pazzo! Anche io ho vissuto un inferno in terra, ma nemmeno nelle mie ore più buie ho mai pensato di distruggere completamente il mondo."

"Conosco il tuo tenebroso passato, Ikki. E conosco anche i tuoi poteri. Ottenerli sarà fondamentale per la riuscita del mio piano. La caratteristica fondamentale della tua costellazione, la capacità di rinascere, sempre più forte, sarà essenziale per soppiantare Alexandros. Già ora, col sangue che ti ho preso, il tuo potere sta iniziando a pervadere il mio corpo.

Il potere dell'immortalità, le capacità rigeneranti che ti sono proprie ora filtrano le cellule del mio corpo...

E presto, quando avrò assorbito fino all'ultima goccia di sangue, non avrò bisogno neanche della mia nebbia di sangue per proteggermi dal sole. Non dovrò temere niente. E nessuno!"

"Parli come se battermi sia quanto di più semplice. Ma non sono certo una facile preda."

"Ancora nutri speranze di vittoria? Eppure la mia superiorità è evidente. Se vuoi negare l'evidenza, ecco la prova definitiva: Nightmare Dominion!"

"Non mi lascerò battere! Brucia all'estremo, mio Cosmo! Hoyoku Tensho!"

Di nuovo, i due poteri si fronteggiarono. Il Cosmo di Ikki, giunto al limite, aveva trasformato la sua corazza, che aveva assunto il colore dorato, e l'aura cosmica risplendeva sempre più fulgida.

Tuttavia, la corrente infuocata generata dal colpo di Ikki, che aveva assunto la forma di una Fenice, circondata da vortici di fuoco, veniva lentamente respinta dalla tecnica avversaria.

"Non posso arrendermi. La posta in gioco è troppo alta. Ma cosa posso fare? L'unica cosa che posso tentare, è lanciare nuovamente l'Hoyoku Tensho con l'altra mano per potenziare il primo colpo. Non ho mai tentato una cosa del genere, perché così facendo rischio di perdere il controllo delle fiamme.

Ma tuttavia devo tentare!"

Ikki tese anche la mano sinistra, generando un secondo flusso di energia. I due Hoyuku Tensho sembravano volare come in una danza amorosa, ma l'energia, per quanto aumentata in intensità, non aumentava l'efficacia del colpo. Infatti, non riuscivano a respingere il colpo di Vlahad. Le fiamme, che pure ardevano, erano prive di controllo, e attecchivano a qualunque cosa sfiorassero, agivano in maniera casuale, senza un minimo di controllo, senza agire in direzione del nemico, venendo inevitabilmente deviato dalla potenza dell'attacco di Vlahad.

"No, non riesco a mantenere la potenza del colpo. Le fiamme vengono disperse, non riesco ad oppormi. Se il Nightmare Dominion mi raggiungerà, potrei subirne appieno gli effetti. Le ferite che subirei potrebbero permettere a Vlahad di dissanguarmi, privandomi dei miei poteri.

Devo trovare una soluzione... Ma quale?"

"Eppure una soluzione la conosci, Ikki!" Un'eco psichica raggiunse la mente del focoso Saint.

"Questa voce... Tu, Saga?"

"Io, Saint della Fenica. Ricordi il nostro scontro, alla Sala del Sacendote?"

"Certo. Nonostante possedessi già il Settimo Senso, mi hai messo in seria difficoltà."

"Le nostre capacità psichiche- continuò l'energia psichica di Saga- si equivalevano, e dovetti sfoderare il mio colpo migliore.

Ikki, Guilty, il tuo maestro, era un mio allievo. Le tecniche che ti ha insegnato, sono un derivato delle mie. Quindi, Ikki, puoi riuscire ad utilizzare anche tu la mia Galaxian Explosion!"

"No! Saga, sai benissimo quanto io sia orgoglioso della mia forza. Inoltre, dubito che la Galaxian Explosion sia sufficientemente potente da respingere il Nightmare Dominion. No, non userò il tuo colpo!"

"Ikki, se non tenterai qualcosa, verrai sopraffatto. La mia tecnica è una delle più potenti conosciute, usala, ti prego."

"No!"

"Devi, se vuoi avere una possibilità!"

"No!"

La coscienza di Ikki, che era stata trasportata per quelli che, in realtà era stata una frazione di secondo, tornò allo scontro in atto. Ormai il colpo di Vlahad aveva avuto la meglio, le fiamme della Fenice si era ormai spenta. Prossimo all'essere colpito, Ikki agì tempestivamente, d'istinto.

Incrociando le braccia sopra la testa, all'altezza dei polsi, lanciò un disperato contrattacco.

"Galaxian Explosion!"

L'effetto della tecnica sembrò arginare l'avanzata del colpo nemico, ma solo per un attimo.

La furia del potentissimo attacco di Vlahad respinse anche questa mossa disperata, travolgendo Ikki.

"Ma guarda, usare addirittura una tecnica non propria. Dovevi essere proprio disperato. Ma d'altronde, non è la disperazione l'emozione che si prova di fronte a un potere superiore?"

"Un sentimento che non proverò mai più!"

Avvolto dal suo Cosmo fiammeggiante, Ikki tornava ad alzarsi in piedi, il volto segnato da un livido.

"Ancora vivo? Eppure pensavo che l'effetto travolgente del mio colpo ti avrebbe eliminato definitivamente."

"Anche se la Galaxian Explosion non è riuscita a respingere il tuo colpo, ne ha smorzato gli effetti, salvandomi la vita. Ma non solo. Eseguendo quel colpo, forse ho trovato il sistema per sconfiggerti!"

"Sconfiggermi? Stai vaneggiando, Ikki?"

"Tutt'altro. L'Hoyoku Tensho e il Galaxian Explosion hanno un principio in comune: entrambi agiscono sulla materia a livello molecolare. La mia tecnica trasforma le molecole a me vicine in plasma infuocato, che poi posso manipolare contro i nemici. Un colpo in grado di spezzare anche le stelle. La Galaxian Explosion fa collassare la materia, che poi si trasforma in energia esplosiva.

Sperimentando entrambe le tecniche, credo di aver trovato ciò che, per mesi, non sono riuscito ad escogitare: un nuovo colpo."

"Un nuovo colpo?"

"Sì, un colpo nato fondendo in un'unica tecnica i principi dell'Hoyoku Tensho e della Galaxian Explosion!

Rischio molto ad usarlo così, in combattimento, improvvisando.

Potrebbe anche non funzionare, o essere incontrollabile.

I rischi sono molti, ma tenterò."

"Un vano tentativo, il tuo. Credi davvero che questo tuo nuovo colpo possa eliminare gli spettri evocati dal Nightmare Dominion? Ne dubito: essi sono l'ultima traccia di coloro a cui ho succhiato il sangue, rinati in questa forma proprio dal loro sangue stesso.

Sono gli emissari della fine, per mia mano. Fine che ora giunge anche per te!

E stavolta, userò tutta la mia forza.

Nightmare Dominion!"

Le creature umanoidi evocate dalla tecnica di Vlahad, rese gigantesche dal superiore livello di Cosmo usato per lanciare il colpo, giganteggiavano, feroci, sul giovane Saint.

"Brucia, Cosmo della Fenice. Al massimo del tuo potere!"

Il Cloth prese nuovamente a brillare, fino a divenire completamente dorato.

Ikki tese entrambe la mani in avanti ponendo la destra sopra la sinistra.

I pollici erano all'esterno. Tra questi e gli indici, i mignoli. Tra indici e medi, gli anulari. I medi stavano vicini tra loro.

"Ecco il mio colpo estremo! Hoyoku Shinka Rembu!!!"

Il Cosmo di Ikki sembrò espandersi ulteriormente, mentre lanciava la nuova, misteriosa tecnica appena creata.

Una singola ondata di energia, sprigionatasi dalle mani del Saint, sfiorando gli spettri di energia e sangue, ma senza frenarne l'avanzata.

Improvvisamente, le sagome presero fuoco. A pochi metri da Ikki, si arrestarono, contorcendosi tra le fiamme.

"Impossibile! Il sangue che manipolo è in grado di assorbire il calore del sole, è ignifugo!

Come può aver preso fuoco. È reso indistruttibile dal Cosmo di coloro a cui l'ho succhiato, oltre che dal mio!"

"Non hai capito affatto l'essenza dell'Hoyoku Shinka Rembu. Non ho affatto dato fuoco al tuo sangue. È il tuo sangue che si è infiammato, che si è trasformato in fuco puro, in plasma!"

"Cosa? Il sangue si è trasformato in fiamma viva?"

"Infatti! Il mio Hoyuku Tensho trasforma, facendole vibrare, le molecole in plasma fiammeggiante, che tramite una corrente viene lanciato sul bersaglio, ed è in grado di bruciare anche metalli e pietre, oltre che la materia organica. La Galaxian Explosion, invece, fa collassare la materia fino ad arrivare alla densità di una supernova, che poi viene fatta esplodere, generando, per reazione a catena, l'esplosione di ogni altra molecola circostante, generando un'energia infinita dirompente.

La tecnica che ho ideato genera una vibrazione che investe tutte le molecole circostanti, provocandone la combustione spontanea, trasformando la materia investita in plasma.

Quindi, qualsiasi cosa viene toccata dalla vibrazione, cambia il suo stato fisico.

Aeriforme.

Liquido.

Solido.

Tutto viene trasformato in fuoco vivo.

E il sangue con cui ti proteggevi e colpivi non fa eccezione. Ma quando ha cambiato il suo stato fisico e chimico, tu ne hai perso il controllo.

E ora, sei completamente disarmato.

E non solo."

In quel momento, il gambale destro, il copri spalla sinistro e la parte sinistra dell'elmo si trasformarono in lingue di fuoco.

Con un urlo inumano, Vlahad si liberò delle parti fiammeggianti della corazza, che, cadendo, si ridussero in cenere.

"Incredibile, oltre aver eliminato la mia nebbia di sangue, è riuscito anche a colpirmi, danneggiando la Bloodmail."

"Ti sei reso conto della potenza della mia tecnica? Allora, capirai di non puoi nulla, privato della tua arma!"

"Mi credi indifeso? La nebbia di sangue con cui mi avvolgevo non è la mia unica risorsa, e nemmeno la più potente. Tenevo in serbo questo colpo per sconfiggere Alexandros, ma sono obbligato ad usarlo contro di te. Kyai!"

Vlahad riprese ad espandere il proprio Cosmo, mentre le ali della Bloodmail si aprivano al massimo. L'immagine del Nosferatu, un vampiro, apparve, dietro il Warlord, il volto orribile dal ghigno aperto, i denti affilati, triangolari, come quelli di un squalo. Le mani, dalle unghie lunghe, più simili ad artigli, si levavano, abbracciando delle altre immagini, più piccole.

"Ma quelli..." Ikki riconobbe le immagini tenute tra le mani dall'immagine del mostro che era il totem di Vlahad. Erano le rappresentazioni dei Cosmi dei Saint.

Quasi tutto il cielo stellato era contenuto tra quelle mani diaboliche.

"Com'è possibile, disponi ancora dei Cosmi dei miei compagni. E non solo!"

Altre immagini si unirono a quelle delle Costellazioni. Animali ed esseri leggendari di ogni tipo.

"Credevi che eliminando il sangue, mi avresti privato dei Cosmi che ho assorbito? Nell'eventualità che succedesse qualcosa del genere, ho inglobato una parte del sangue nel mio corpo, insieme all'energia del Cosmo che in esso scorreva. Quindi, anche se hai eliminato la mia nebbia di sangue, la mia forza non è affatto calata. E ora, userò tutto il mio potere per cancellarti dalla faccia della Terra."

L'immagine del Nosferatu alzò le mani stringendo le dita adunche sulle immagini dei Cosmi assorbito. Avvicinò le mani al muso, aprendo ulteriormente la bocca; con un movimento repentino e deciso, il mostro inghiottì le immagini dei Cosmi.

Il Cosmo di Vlahad avvampò.

"Pazzesco! Il suo cosmo è diventato ancora più ampio e potente. Che razza di tecnica sta preparando?"

"La mia tecnica più potente. Assorbe ogni forza vitale, compresa la mia."

Infatti, anche il corpo di Vlahad stava subendo delle trasformazioni. Il corpo stava essiccandosi, come se liquidi, sangue compreso, grassi e ogni riserva di energia venissero bruciati istantaneamente.

Rughe profonde solcavano il suo volto pallido. Gli occhi si iniettarono di sangue mentre le iridi si scolorivano.

Lentamente, Vlahad si stava trasformando in una creatura tutt'altro che umana.

"Vlahad! Cosa stai facendo? Ti rendi conto che in questo modo stai danneggiando anche il tuo corpo?"

"Il mio corpo. Il mio corpo deforme, malato? Pensi che me ne importi qualcosa, Ikki? Se me ne importasse, non avrei progettato di distruggere tutto, me compreso. Il mio corpo- disse, colpendo il pettorale sinistro- è solo un guscio, un involucro da usare per immagazzinare potere!"

La placca colpita da Vlahad si infranse mostrando la carne del petto: una ferita profonda su di esso, mostrava l'assenza, dietro le costole, di un cuore pulsante.

"Tu, ti sei stappato il cuore?"

"Già... Il cuore che continuava a tenermi legato all'umanità. E ora, con un corpo morto, io vivo per distruggere il mondo. Ora, grazie al tuo potere, questo corpo morto non dovrà temere nulla. Il tuo potere, ora, sarà mio.

King Vampire Nosferatu!"

L'immagine demoniaca si staglio, gli artigli e le zanne levate. Dove essa passava, la vita scompariva.

Il muschio sulle rocce seccava e moriva.

La roccia stessa si disgregava, diventando sabbia finissima.

"Sta risucchiando ogni energia vitale esistente. Ma non riuscirai ad avere ragione di me!

Hoyoku Shinka Rembu!"

Di nuovo, il Cloth divenne dorato, mentre l'immagine della Fenice si levava dietro Ikki, battendo le ali fiammeggianti.

Un'onda di energia si levò dal battito d'ali, fronteggiando l'entità malefica che si levava, feroce, contro il Saint della Fenice.

Il Nosferatu si gettò, le zanne tese verso il colo di Ikki.

L'onda raggiungeva Vlahad.

I denti di energia si chiusero sul collo del Saint.

L'onda di energia stava per investire Vlahad.

"Ho vinto, Ikki. Il morso del King Vampire Nosferatu si impadronirà della tua linfa vitale, donando nuova forza al mio involucro. E presto recupererò tutto il mio potere."

"Non così in fretta, Vlahad!

Per quanto ci sia andato vicino, non sarà questa la mia fine!"

Ikki alzò la mano, colpendo il muso della creatura che addentava il suo collo.

Il muso del mostro si discostò mentre la sua sagoma diveniva evanescente, per poi sparire, avvolto dalle fiamme.

"Com'è possibile? Il demone generato dal mio colpo non è una forma solida, ma pura energia. Non puoi averla trasformata in fuoco con la tua tecnica."

"Infatti. Ma per quanto tu, mantenendo in una parvenza di vita un corpo morto, trasformandoti in un abominio contro natura, devi comunque usare il corpo per imprimere la tua volontà, la tua forza e il tuo Cosmo. Solo un Dio può colpire sotto forma di puro spirito. Perciò, il demone da te evocato sta risentendo di ciò che sta accadendo al tuo corpo."

"Al mio corpo? Ma cosa stai dicendo?"

"Guardati, Vlahad!"

Il Warlord rivolse gli occhi scavati e incolori verso se stesso.

Spalancò le pupille.

Nuove parti della Bloodmail e del corpo stesso di Vlahad stavano bruciando.

Il corpo dell'uomo, tornato allo stato di cadavere animato, veniva rapidamente avvolto dalle fiamme. Incominciò dalle venature, improvvisamente illuminate, da dentro, da pura energia. Ben presto la pelle si spaccò, facendo fuoriuscire l'incandescenza e prendendo fuoco.

"Vlahad, se anche il tuo stato di cadavere vivente ti ha permesso di ampliare i tuoi poteri, di rafforzare il corpo, tuttavia ti ha reso più vulnerabile. Hai perso il senso del dolore, quindi non hai avvertito quando il mio colpo ha iniziato ad agire. Nel momento stesso che il tuo corpo, ignaro, ha subito gli effetti dell'Hoyoku Shinka Rembu, la tua tecnica ha perso di efficacia, ed è stato un gioco da ragazzi respingerla.

Ed ora, il mio colpo ha eliminato totalmente ogni traccia di sangue dal tuo corpo, togliendoti l'opportunità di utilizzare i poteri dei Cosmi da te assorbiti. Compreso il mio."

"No, no è possibile. Ero certo di aver raggiunto l'invincibilità. Ero certo di essere vicino al realizzare i miei piani. Eppure, tu, col solo Cosmo che ti è proprio, hai battuto me, che sono in grado di assorbire i Cosmi altrui, potenziando il mio. Come è stato possibile?"

"Perché hai sottovalutato il tuo cuore umano!"

"Cosa?"

"Sì! Hai trasformato te stesso in un mostro, dimenticando quanta forza sa dare il proprio cuore ad un uomo. Potevi controllare l'energia di ogni Cosmo esistente, ma senza un cuore a dirigerne il potere, eri destinato a fallire. Alla fine, è stata la mia umanità, che un tempo avrei rinnegato, a donarmi la vittoria."

"L'umanità...

Certo, le esperienze di voi Saint sono state infernali.

Duro è l'allenamento.

Ma siete rimasti umani- il fuoco ormai consumava totalmente il corpo di Vlahad- Eppure voi... Voi Saint avete avuto la forza di conservare il vostro cuore umani.

Forse hai ragione, Ikki. Voi siete stati davvero forti, mentre io... Io non ho avuto la forza di sopportare il dolore, e, credendo di potenziarmi, mi sono soltanto privato di ciò, che mi avrebbe potuto salvare."

I resti del corpo di Vlahad caddero. Ikki si avvicinò al nemico morente.

"Mi dispiace, Vlahad. La tua storia e la mia ,per molti versi, sono simili. Vorrei che anche tu, come me, avessi avuto la fortuna di trovare l'amicizia e la fiducia dei miei compagni, dei miei fratelli."

"Ikki... Se un giorno, rinasceremo, spero di poterti rincontrare... E spero che, quella volta, potremmo essere amici."

Poche parti del corpo, ormai, non erano ridotte in cenere.

Le labbra incandescenti si tirarono in un sorriso, stavolta sincero, sereno. Gli occhi, invasi dalle fiamme, si chiusero serenamente.

"Fino ad allora, Fenice, non smettere di volare.... Addio, Ikki!"

Ad alcuni chilometri di distanza, un giovane vestito da un'armatura bianco azzurrognola, con placche di venature dorate, frenò la usa corsa.

"Dopo Shun, anche tu, Ikki, hai sprigionato al massimo il tuo Cosmo. È esploso con una potenza superiore a quella che mai hai espresso in passato.

E altrettanto hanno fatto anche Shiryu e Hyoga. Kanon aveva ragione, dicendo che loro avevano portato il loro potere su un nuovo livello. Mi domando se, nel periodo trascorso sull'isola de Kanon, sono davvero riuscito a elevare il mio livello..."

"Anche se fosse, Seiya di Pegasus, non sarai mai in grado di fronteggiare Alexandros. Ma la tua corsa si ferma qui, di fronte a me."

""Cosa- Seiya si voltò verso la voce che lo aveva così apostrofato, quasi deridendolo.- Chi sei, perché ti nascondi?"

"Nascondermi? Ma non farmi ridere, piccolo Saint! Aspettavo che tu arrivassi, così come avevo previsto. Ma sei stato così lento che ho dovuto prendermi il disturbo di venirti incontro."

"Mi aspettavi?"

"Certo. Tra tutti i Warlord, solo io, Vlahad e il Warlord di Pitone siamo secondi al potere del Warmaster, seguiti poi dagli altri Guardiani delle Mura, i Generali e le Incarnazioni. Ma io, Ramses della Ieracosfinge, sono colui che rivaleggia, in potenza e conoscenza, con il Warmaster stesso.

Sono colui che domina di regia potenza."

"Ramses... della Ieracosfinge?"

L'avversario, in quel momento, usci allo scoperto.

Un giovane slanciato, dalla pelle scura, ma non eburnea, di un colore simile allo zucchero bruciato, o ala cannella. Gli occhi castani, chiari, quasi dorati, scintillavano di un'espressione fiera ed orgogliosa.

I capelli neri, ondulati e fin come seta, incorniciavano il viso, trattenuti alla fronte da un elmo simile a una corona, dalle punte verticali che circondavano un fregio che raffigurava una testa da rapace.

La corazza, aderente, scendeva come un abito talare, aderente lungo i fianchi, con un placca ovale di fronte al petto, legata alla gorgiera, formata da un collare dotato di due protezioni ai lati del collo. Alla cintura, scendevano due placche sferiche lungo i fianchi, separati in mezzo da una fessura, i bordi dotati come di una cornice rialzata, come di un quadro.

I due copri spalla sferici, si interrompevano all'attaccatura dei bicipiti con una placca, corta e a punta, dai contorni arrotondati. I bracciali gemelli, ovali, rivestivano i fasci di muscoli delle braccia, fino ai pugni, dalle dita affusolate, nervose e forti.

Le gambe, lunghe e sottili, erano tuttavia muscolose, sia pur senza essere possenti.

Dalla schiena svettavano, flessuose, due ali da rapace, le lunghe piume che si ripiegavano su se stese, come seta sotto il vento.

"Ieracosfinge. Che razza di creatura è? Non ne ho mai sentito parlare."

"Simile al Grifone è la bestia che costituisce il mio totem. Ma la Ieracosfinge è leggermente più piccolo del Grifone, e a differenza del grifone, le zampe posteriori sono di rapace, mentre quelle anteriori sono di felino.

Tuttavia, se pur la forza della Ieracosfinge è minore, essa lo supera in velocità e ferocia."

"Ti vanti troppo dei tuoi poteri, ma ancora non sei passato ai fatti. Pensi forse di eliminarmi a parole?"

"Volevo solo che sapessi con chi hai a che fare. Ora sai che morirai per mano di un uomo eletto dal destino. La tua triste sorte ti parrà meno amara."

"Sbruffone. Ma io preferisco i fatti alle parole. Prendi.

Pegasus, Ryuseiken!"

Un numero incredibile di colpi, portati alla velocità della luce, saettarono dal pugno del Saint, diretti verso il nemico, simili a stelle cadenti che squarciavano il cielo notturno.

"Un attacco ben misero, così semplice da bloccare...."

Con appena un cenno, scatenò un'esplosione del terreno che provocò una corrente ascensionale tale da disperdere i colpi del Ryuseiken.

"Accidenti, un'esplosione così potente, con un semplice gesto. Ramses dispone di una forza incredibile. Non l'ho nemmeno sentito sfruttare il suo Cosmo, quasi non gli servisse nemmeno sfruttarne i poteri, per battermi."

"Infatti, è così, Seiya!"

Seiya si voltò, venendo immediatamente afferrato alla gola. Ramses si era mosso senza che il Saint, in grado di vedere colpi viaggiare alla velocità della luce, potesse accorgersene.

Il pugno del Warlord si abbatté sul viso di Seiya, senza dargli respiro. Ramses, poi, sollevò l'avversario, stringendo la gola, con una sola mano, per poi scagliarlo al suolo.

Dal naso dalla bocca del giovane eroe scorreva il sangue.

"Maledetto. Come puoi muoverti senza che ti veda. Non è stato nemmeno teletrasporto, avrei sentito il risucchio dell'aria tipico di quel potere psichico."

"Bruciare il Cosmo non è l'unico modo di utilizzarne i poteri. E lo imparerai a tue spese."

Ancora, Ramses si mosse con un guizzo, sparendo, alla vista di Seiya. Il pugno arrivò al plesso solare del giovane, togliendogli il fiato e scaraventandolo indietro.

"Maledizione, devo capire come fa a muoversi in questa maniera, o per me è finita. Se scatenasse una tecnica veramente definitiva, mi eliminerà. Devo reagire, ora.

Pegasus, Ryuseiken!"

"Ancora questo colpo? Ma no capisci che non può riuscire. Guarda!"

Nuovamente, con un cenno, provocò un'esplosione per deviare il Ryuseiken.

"Era quello che aspettavo. Pegasus, Siuseiken!"

Seiya tirò indietro il braccio, scagliando un nuovo pugno. L'energia necessaria per lanciare una moltitudine di colpi si concentrò in un unico, travolgente attacco, che trapassò la corrente ascensionale, spargendo la polvere dell'esplosione qua e là. Sulla destra, una sagoma colpita dalla polvere, assumeva una tonalità opaca.

"Ti ho visto. Ryuseiken!"

Un terzo attacco venne lanciato lì dove si era formata un ombra di polvere.

Colpito dall'attacco, Ramses venne scaraventato indietro.

"Maledetto moccioso, come hai fatto a individuarmi?"

"Semplice. L'esplosione da te provocata ha lo scopo di deviare i miei colpi, ma anche creare una cortina di polvere per nascondere il tuo movimento. Usando il Siuseiken, ho disperso la polvere, usandola per intercettarti. Il tuo movimento, muovendo la polvere con lo spostamento d'aria, ha formato una sagoma ben visibile. In questo modo ti ho individuato, anche se non ho ben capito come fai a celarti, ai sensi e al Cosmo."

"Sei stato abile ad individuarmi, perciò, ti spiegherò come posso muovermi così..

Normalmente, per una persona con i nostri poteri, si può far espandere il Cosmo fino a farlo esplodere. Io preferisco concentrarlo, farlo implodere su se stesso. È il Cosmo super concentrato nel mio corpo a deviare la rifrazione della luce, rendendomi evanescente allo sguardo. Invisibile, mentre mi muovo. Ma questo principio può venire applicato anche per attaccare.

Preparati, Seiya, al mio attacco definitivo!"

Allargando le mani Ramses mostrò per la prima volta l'ampiezza del proprio Cosmo.

"Impressionante! Ora che espande il suo Cosmo, lo estende fino a riempire l'ampiezza di quest'intera grotta. Ma il mio Cosmo non è da meno. Brucia, Cosmo di Pegasus!"

Anche Seiya incominciò a portare al massimo il suo potere.

In quel momento, Ramses partì. Con un balzo, cercò di raggiungere il volto del Saint con una ginocchiata.

Solo uno scatto repentino del ragazzo, che buttò indietro la schiena, proiettandosi con una capriola all'indietro, gli impedì di essere colpito. Ramses tese avanti il pugno destro, ma Seiya intercettò il colpo con la mano sinistra, deviandolo verso l'esterno, pi, girandosi su se stesso in senso orario, colpì il rivale con una spallata sinistra. Sbilanciato, Ramses saltò, seguito subito da Seiya. Durante il salto, di quindici metri, i due antagonisti continuarono a lanciarsi una serie di pugni e calci, che venivano parati evitati, a seconda della situazione.

Arrivati allo zenit del balzo, Ramses diede un colpo di reni, girandosi a testa in giù e colpendo Seiya alla fronte con un calcio ad ascia.

Stordito, Seiya venne sbalzato indietro, ma, scuotendo la testa freneticamente, evitò di restare stordito, quindi colpì anch'egli con un calcio. In realtà, si trattava di un centinaio di calci lanciati in rapida successione, tanto da apparire come un unico colpo, una variante senza nome del Ryuseiken.

Ramses si fece scudo con entrambe le braccia, parando i colpi, poi, con una capriola, atterrò sui suoi piedi. Seiya fece lo stesso.

I due ripresero a scrutarsi attentamente, preparandosi a fare la mossa successiva.

I loro Cosmi, espandendosi e scontrandosi, emettevano scintille iridescenti.

"Seiya! Sei un combattente abile e tenace. Ma per me è giunto il momento di dispiegare la mia vera forza, contro la quale non potrai nulla.

Prendi il mio colpo segreto.

Egiptyan Plagues!"

Sui palmi delle mani del Warlord si formarono due sfere di energia, pulsanti e rotanti in sensi differenti, che il guerriero porto a contatto, formando una sfera ancora più grande, in cui le energie ruotavano al suo interno, ruotavano in direzioni contrastanti. Scontrandosi e provocando una serie di scintille.

La sfera si staccò dalle mani del guerriero, dirette verso il suo obbiettivo: Seiya.

Raggiunto dal colpo avversario, il giovane Saint venne avviluppato dalla sfera energetica.

Le energie pulsanti e rotanti in essa iniziarono ad agire sul suo corpo, torcendolo, allo stremo.

"Il mio corpo. Sembra stia andando in pezzi!"

Finiti gli effetti del colpo, l'eroe cadde in ginocchio, mentre sulla pelle si aprivano tagli irregolari, come se la carne fosse stata strappata.

"Allora, ti è piaciuto il mio colpo? Esso tortura le mie vittime, torcendo la pelle, le carni in direzioni diverse, fino a separarle.

Una tortura per il corpo, una piaga terribile.

Per ora mi sono limitato ad un colpo di bassa potenza, ma forse è già abbastanza, per te, ragazzino! Ah, ah,ah!"

"Non... non cantare vittoria così presto, Ramses. Il tuo colpo è terribile, ma non mi ha ancora spacciato- Seiya si rialzò lentamente, tornando ad espandere il suo Cosmo- Facciamo scontrare i nostri rispettivi colpi, e vedremo chi avrà la meglio!

PegasusSiuseikeeeen!!!"

"Sciocco ragazzino, non hai ancora capito con chi hai a che fare.

Egiptyan Plague!!!"

Le due sfere si incontrarono, frenando il loro cammino.

Ma la sfera che costituiva il Siuseiken, gradualmente, sembrava dissolversi, mentre la sfera della tecnica di Ramses, devastando nuovamente il corpo di Seiya.

Il giovane gridò...

"Lenta agonia regala il mio colpo segreto. Ormai, il Saint di Pegasus non costituisce più una minaccia ai disegni del Sire Ares. Verrò innalzato più di chiunque altro, per questo."

"E... e pensi di meritarti un premio? Non dovresti prima ottenere un risultato?"

"Ancora vivo? Sei tenace, ragazzino."

"Ancora non sai quanto. Ma non capisco come hai fatto a eludere il mi Siuseiken."

"Non te ne rendi conto, ragazzino? Le energie che pulsano, vibrano e ruotano all'interno dell'Egiptyan Plague non hanno presa solo sul corpo umano, ma sono in grado di disperdere l'energia dei colpi di un Saint, Marina, Spectre o Bersesker. L'unico modo di battere il mio colpo segreto è fermare quelle energie, ma è impossibile! Solo il Warmaster, o un Dio, ha il potere di fare ciò.

Preparati, Seiya, a subire il mio colpo speciale in tutta la sua potenza.

Egiptyan Plague!""

la sfera generata da Ramses, stavolta, era di un diametro di tre metri e mezzo, e i movimenti energetici al suo interno erano più frenetici che mai.

Un colpo così avrebbe senz'altro fatto a pezzi un uomo, anche più possente di Seiya.

Il ragazzo, però, non sembrava intimorito.

"Bene- sussurrò tre sé- a quanto pare è l'ora della verità. Vediamo i frutti dell'addestramento con Kanon."

L'eroe si mise nella sua posizione di guardia abituale, quasi aspettando di venire raggiunto dalla sfera pulsante di potere omicida.

L'Egiptyan Plague raggiunse Seiya, lo avvolse e lo avviluppò.

"È finita! Nessuno può sopravvivere al mio colpo lanciato alla massima potenza, neanche con la protezione di un God Cloth! No esiste difesa, o protezione che possa impedire al mio colpo di mietere la sua vittima! Ah, ah,ah...!"

Improvvisamente, la pulsazione della sfera si fece più intensa, mentre l'interno sembrava venire invaso da una forte luce azzurrognola.

In piedi, apparentemente illeso, Seiya era pronto alla riscossa!

"Cosa? Impossibile! Nessuno, assolutamente nessuno avrebbe potuto liberarsi dalla mia tecnica."

"Il tuo colpo è in grado di agire sulla materia e sull'energia, ma in maniera diversa. Tuttavia, ho capito subito non puoi ottenere lo stesso risultato se il colpo viene a contatto sia con la materia che con l'energia."

"Cosa? Materia ed energia? È impossibile ottenere un simile risultato, a meno che non si usi un'arma speciale in grado di reagire al Cosmo. Ma tu combatti usando esclusivamente i pugni e i calci."

"Certo, quello che dici è vero. Ma non hai considerato una cosa: ogni cosa è composta da atomi!"

"E allora?"

"Non hai ancora capito?

Allora prova a difenderti da questo colpo.

Pegasus, Siuseishippu!"

Seiya tese in avanti il pugno.

Una serie di colpi saettò verso Ramses.

Il colpo era, in tutto e per tutto, simile al Ryuseiken.

Tuttavia, l'intensità dei colpi e la dimensione e la potenza di ogni singolo colo era quella del Siuseiken.

Era come se Seiya avesse scagliato un numero spropositato di Siuseiken contro il suo avversario!

"Tutto qui? Fermerò questi colpi. Con la stessa facilità con cui ho bloccato i tuoi primi attacchi."

Tese le mani, pronto a parare ogni singolo colpo.

La forza dei colpi era tale, che, nel pararle, Ramses, pur rimanendo in piedi, veniva spinto indietro.

"Che potenza! Non mi sarei mai aspettato un simile impeto. È impossibile che i tuoi pungi abbiano aumentato così tanto la loro potenza."

"Purtroppo, devo convenire, Ramses. Non sono i miei pugni ad aver aumentato di potenza. È cambiata la natura del mio colpo!"

"Cosa? Cosa intendi dire?"

"Te l'ho detto! Ogni cosa è composta di atomi. Anche l'aria che ci circonda. Il Siuseiken è una tecnica realizzata concentrando la forza usata per scagliare centinaia di colpi in un unico colpo. È impossibile scagliarne più d'uno. Tuttavia, tramite il mio Cosmo, posso addensare gli atomi presenti nell'aria attorno al mio pugno, saturandoli col mio Cosmo. Per questo, quando sferro l'attacco, gli atomi vengono scagliati contro il mio nemico, aumentando la potenza del pugno. Non di stelle cadenti ma da una tempesta di meteore è formata la mia nuova tecnica. E da qui, il nome, Siuseishippu. E questo è solo uno degli effetti della mia tecnica, e neanche il più potente. Ma per te, basterà!"

Seiya fece espandere nuovamente il Cosmo, fino a raggiungere il massimo livello. Il Cloth era diventato dorato, rifulgente e luminoso. Pieno di vita e forza.

"Ramses! Come hai fatto tu prima, ora sarò io a scagliare il mio colpo alla massima potenza possibile. Prepara le tue difese.

Pegasus, Siuseishippu!"

Di nuovo, Seiya scagliò il suo nuovo colpo. Attorno a lui si formarono meteore di energia bianca a e azzurra.

"Non mi lascerò sconfiggere. Egiptyan Plague!"

Usando tutta la sua forza, Ramses generò una nuova sfera di energia, cercando di avviluppare tutti i colpi scagliati dall'avversario.

"Mi dispiace, Ramses, ma è tutto inutile. Guarda!"

La sfera di energia dell'Egiptyan Plague esplose, lasciando libere le sfere del Siuseishippu.

Queste, con potenza dirompente, raggiunsero Ramses in pieno petto.

Con un boato assordante, le meteore di energia si schiantavano sul guerriero, facendo a pezzi la corazza che lo proteggeva.

Gli occhi del guerriero erano ormai vitrei.

"Maledetto. Ma non ti permetterò di raggiungere la Fortezza. Respingerò il tuo colpo... col mio.. corpo."

"Ramses, desisti. Tentare di resistere ancora la mio colpo vuol dire venirne totalmente lacerato. Arrenditi! Come il mio combattimento con Lune di Balrog ha evidenziato, troppo spesso ho sottratto la vita a qualcuno. È stato inevitabile, combattendo. Ma un uomo forte come te, può salvarsi.

Sei così devoto ad Ares da voler perdere la vita?"

"non è solo la devozione al mio Dio, a motivarmi, Seiya.

Ma soprattutto, la promessa ad un amico.

Vedo che conosci questo sentimento. I tuoi occhi tradiscono la verità...

E alla mia parola non verrò meno."

"Una promessa a un amico? E a chi? Senz'altro, un Bersesker, un seguace di Ares. Eppure, credevo che tra voi non ci fossero legami così forti."

"nel maggior parte dei casi, è vero. Ma noi siamo un'eccezione. Ci siamo sostenuti sin dal tempo dell'addestramento. Siamo cresciuti insieme, come persone e come guerrieri. E quando lui è diventato il supremo condottiero delle nostre schiere, il nostro rapporto non è mai cambiato."

"Supremo condottiero..? allora, la persona di cui parli..."

"Sì! Parlo di Alexandros. Il mio amico. Il mio modello. Se lui fosse al mio posto, non indietreggerebbe, e nemmeno io lo farò. A costo della vita, resisterò."

Seiya strinse ulteriormente il pugno.

"Capisco benissimo cosa provi.

L'amicizia ha sempre sostenuto me e i miei compagni, da quando abbiamo iniziato a combattere.

Ma non posso permettermi di venire fermato.

Addio, Ramses!

Siuseishippu!!!"

Una nuova scarica di colpi investì in pieno Ramses.

Sangue zampillò dalla sua bocca.

Le osa, con un rumore sordo, si ruppero.

Trascinato indietro dalla forza devastante del colpo, il Warlord, perse la vita, tentando fino all'ultimo respiro, di respingere l'avversario con la forza dei suoi muscoli.

Il suo corpo, inerme, fu sollevato, volando verso la volta dell'enorme caverna.