I MITI DEI PROTAGONISTI: ARPIA

By Aledileo

Arpie=le rapitrici.

Il termine Arpia pare provenga dal greco harpazein che significa rapire con impetuosa violenza.

Demone alato con volto di donna e corpo di uccello.

L'origine del loro mito deve forse ricondursi a una divinificazione del vento. In seguito, esse vennero a personificare le avversità che colpivano intere popolazioni: guerre, carestie, epidemie e cataclismi.

Si dice che avessero la deplorevole abitudine di piombare nel bel mezzo di un banchetto per rubare le vivande e appestare l'aria con il loro fetido odore.

Origine: 1 versione

Secondo la tradizione classica le arpie sarebbero tre sorelle, figlie di Taumante ed Elettra:

- Aelo, o Turbine,

- Ocipete, dal rapido volo (Citata da Esiodo)

- Celeno, o Atra (Citata da Virgilio)

Origine: 2 versione

Secondo un'altra tradizione classica le Arpie erano le figlie che Poseidone, il Dio dei mari, aveva avuto con Elettra, Tarmante e Anfitrite. La mitologia classica narra che erano state confinate nelle isole Strofadi, nel Mar Ionio, dallo stesso Zeus, che se serviva a proprio vantaggio contro tutti coloro che voleva perseguitare.

Aspetto

Ci sono differenti concezioni sul loro aspetto:

secondo alcuni era terrificante, assomigliano ad un umano vecchio, con la parte inferiore del corpo e le gambe di un uccello, di cui hanno anche le ali. I capelli sono arruffati e sporchi, gli occhi neri e carichi di malvagità. La loro particolarità sta nel loro famoso e pericolosissimo canto: si narra infatti che tutti gli uomini che hanno ascoltato le loro nenie sono stati come ipnotizzati, perdendo il libero arbitrio e provando un incredibile senso di attrazione nei confronti di queste... attrazione che spesso portava alla morte!

La mitologia greca però si discosta fortemente dalla tradizione Medievale di queste creature, infatti non assomigliano ad un umano vecchio e brutto, tutt'altro! Hanno invece corpi di donne giovani e particolarmente attraenti, pur rimanendo particolarmente aggressive e malvagie, fermo restando il loro canto ammaliatore, capace di soggiogare anche l'uomo con la volontà più ferrea.

Da non confondere con le Erinni, o Furie!

Letteratura

Compaiono nell'Odissea di Omero (libro XX): in una preghiera ad Artemide, Penelope ne parla come di procelle, e ricorda che rapirono le figlie di Pandareo per asservirle delle Erinni.

Esiodo parla di due arpie, Aello e Ocipete, figlie di Taumante ed Elettra; di esse dice che hanno una magnifica capigliatura e sono potenti nel volo.

Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (libro III), le arpie perseguitano il re Fineo.

Virgilio le colloca nelle isole Strofadi (Eneide 3), Dante nella selva dei suicidi (Inferno 13) e l'Ariosto in Etiopia (Orlando Furioso 2).