I MITI DEI PROTAGONISTI: FENRIR

By Flare

Il Lupo, nelle leggende nordiche, è emblema di forza selvaggia, oscura e pericolosa. E' dunque il "nemico" per eccellenza delle forze della luce, legato agli esseri demoniaci.

Questa simbologia è incarnata inanzitutto nella figura di Fenrir, figlio del malvagio Loki e della gigantessa Angrboda e sua volta progenitore di mostri in forma di lupi. Fenrir, il cui nome significa probabilmente "il lupo irsuto che vive nella brughiera" o "lupo di palude", è destinato a combattere con Odino nell'ultimo giorno e a ucciderlo; per questo gli dei lo hanno incatenato con l'inganno e relegato su un'isoletta in mezzo ad un lago. Ma ciò è costato a Týr (identificato come equivalente di Ares, dio della guerra e delle battaglie, nonché patrono della giustizia) la perdita della mano destra che egli aveva offerto in garanzia: scopertosi ingannato il lupo gliela staccò con un morso. Fenrir dovrà attendere in catene la fine del mondo; solo allora sarà libero perchè soltanto allora ogni legame sarà spezzato. Insieme agli altri demoni assalirà la terra, lotterà con Odino e lo ingoierà, ma dovrà infine soccombere contro Víðarr (il dio silenzioso). Fenrir è dunque incatenato, ulula terribilmente e la bava che gli scorre dalla bocca forma un fiume detto Van: perciò è anche detto Vanagandr "demone del Van".

Fenrir prima che fosse incatenato dagli dei

Gli dei seppero che Fenrir veniva allevato in Jötunheimr, la terra dei giganti, assieme a Hel e il Miðgarðsormr, decisero di farli portare al loro cospetto perché Odino decidesse cosa farne: le profezie dicevano che da simili creature non sarebbero venute che disgrazie. Mentre Hel fu inviata a regnare negli inferi, e il Miðgarðsormr inabissato sul fondo dell'oceano, non sapendo che fare con Fenrir, gli Dèi lo tennero presso di loro.

Ora il lupo cresceva sempre più, sia in ferocia che dimensioni, tanto che solo il dio Týr osava dargli da mangiare. Fu quindi presa la decisione di incatenarlo, ma l'impresa non sembrava facile. Preparono una catena, e proposero al lupo di farsi legare, per misurare la sua forza, se sarebbe stato in grado di romperla. Ma Fenrir la spezzò con facilità, e lo stesso con una seconda catena, maggiormente robusta. La prima catena si chiamava Lúðingr (letteralmente: "che lega con astuzia"; per metafora: "lenza"), la seconda Drómi (letteralmente: "frenante"; per metafora: "catena").

Nel frattempo Fenrir continuava a crescere. Allora gli Dèi mandarono Skirnir, servitore di Freyr, in Svartálfaheimr, il regno degli elfi scuri, perché chiedesse a certi nani di preparare una catena magica. La catena magica, chiamata Gleipnir (forse legata al verbo gleipa: "spalancare la bocca"; quindi, o "che deride", o "che divora"), fu costruita con questi elementi: rumore del passo del gatto, barba di donna, radici di montagna, tendini d'orso, respiro di pesce, saliva di uccello (secondo altre fonti: latte d'uccello); alla vista e al tatto sembrava un nastro di seta, ma in realtà nessuno avrebbe potuto spezzarla.

Gli Dèi andarono quindi su un'isola di nome Lyngvi, sul lago Ámsvartnir, e lì convocarono Fenrir. Ma il lupo, al vedere quella catena dall'aspetto tanto fragile, si fece sospettoso, perché temeva un qualche incantesimo, o un inganno. Dopo una discussione si convenne che Fenrir sarebbe stato legato con Gleipnir, ma il dio Týr avrebbe dovuto porre la sua mano tra le fauci della bestia, come garanzia. Týr, pur sapendo che così la sua mano sarebbe stata quasi sicuramente sacrificata, accettò. Ed effettivamente Fenrir, nonostante impegnasse tutta la sua tremenda forza, non riuscì a liberarsi dalla catena magica, tanto che tutti gli Dèi scoppiarono a ridere... tranne Týr, cui Fenrir mozzò all'istante la mano, non appena si rese conto di essere stato battuto. Fu quindi presa l'estremità della catena, chiamata Gelgja ("palo"; in altre fonti si parla appunto di un paletto di legno, non dell'estremità della catena), e fissata al suolo con due massi, di nome Gjöll (forse "largo" o forse "tagliente") e Þviti ("pietra infissa a terra"). Durante questa operazione Fenrir tentò a più riprese di azzannare i suoi carcerieri, tanto che gli infilarono una spada tra le due mascelle, in modo che non riuscì più a chiuderle. Da allora Fenrir rimane incatenato sull'isola, e così dovrà rimanere sino alla fine del mondo.