I MITI DEI PROTAGONISTI: FENICE

By Flare e Aledileo

Mitologia egiziana

La Fenice è un mitico uccello, grande come un'aquila, dalle splendide piume rosse e dorate, ali in parte d'oro e di porpora, azzurra la coda con piume lunghe, rosa e azzurre. Nell'antico Egitto era raffigurata con sul capo l'emblema del disco solare.

L’uccello Bennu, dal verbo "benu" che significa risplendere, sorgere o librarsi in volo, che poi nelle leggende successive divenne la fenice, era il simbolo dell’essere che media tra la mente divina e il creato, quando lanciò il primo grido, la fenice iniziò il ciclo del calendario, è dunque la patrona del tempo e di ogni sua divisione, e il suo tempio a Eliopoli divenne il centro delle misurazioni cronologiche.

La fenice è anche il simbolo del Sole che sorge e tramonta e venne associata al pianeta Venere, come "Stella del Mattino", come risulta da questa preghiera:

«Io sono il Bennu, l'anima di Ra, la guida degli Dei nel'Oltretomba. Che mi sia concesso entrare come un falco, ch'io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino»

Il ritorno della fenice annunciava un nuovo periodo di ricchezza e fertilità: era considerata la manifestazione di Osiride risorto, e veniva spesso raffigurata appollaiata sul salice, albero sacro ad Osiride: come il sole, che è sempre lo stesso e risorge solo dopo che il sole "precedente" è tramontato, di Fenice ne esisteva sempre una sola per volta. Era la personificazione della forza vitale, e - come narra il mito della creazione - fu la prima forma di vita ad apparire sulla collina che sorse dal caos acquatico. Nel libro dei morti, al capitolo 17, viene posta una domanda: "Chi è lui? Io sono la grande fenice che sta a Eliopoli… chi è lui? Egli è Osiride…"; la fenice egiziana viene dunque direttamente identificata con Osiride.

Ogni mattina all'alba questo splendido uccello si bagnava nelle acque cantando una canzone così meravigliosa che il dio del sole fermava la sua barca (o il suo carro, nella mitologia greca) per ascoltarla.

Era sempre un maschio e viveva in un'oasi nel deserto di Arabia.

Un’altra importante funzione della fenice la concepisce come portatrice dell’essenza che dà vita, la hike, un concetto paragonabile alla nostra magia. E questo uccello portava questo dono dal luogo dove erano nati gli Dei, ossia il Duat, l’origine del mondo.

Erodoto ci riferisce che ha visto questo uccello solo nei dipinti, che lo rappresentano come una sorta di aquila con le penne d’oro e rosse; ci dice poi che partita dall’est, trasporta il corpo del proprio padre nel tempio del Sole, infilato in un grosso uovo e avvolto nella mirra per poi bruciarlo sull’altare; dopo aver fatto ciò lo seppellisce; secondo altre fonti invece la fenice risorgerebbe dalle proprie ceneri, e porterebbe ad Eliopoli un uovo contenente questi resti della sua vita precedente. Più precisamente, dopo aver vissuto per 500 anni, si allontanava da tutti, costruiva un nido a forma di uovo con erbe profumate: ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, mirra e altre piante balsamiche, e lasciava che i raggi del sole la incendiassero, e cantando una canzone meravilgiosa, si lasciava consumare dalle fiamme.

Così moriva mentre i profumi esalavano dal nido.

Da questo nido emergeva una larva che al sole cresceva rapidamente: dopo 3 giorni una nuova Fenice emergeva e volava alla sacra città di Heliopolis.

In entrambi i casi, quell’uovo rappresenta la fecondità, l’origine della vita che, come già detto, la fenice è simbolo.

Secondo la versione fornitaci da Ovidio nelle "Metamorfosi", invece, la Fenice «.. si ciba non di frutta o di fiori, ma di incenso e resine odorose. Dopo aver vissuto 500 anni, con le fronde di una quercia si costruisce un nido sulla sommità di una palma, ci ammonticchia cannella, spigonardo e mirra, e ci s'abbandona sopra, morendo, esalando il suo ultimo respiro fra gli aromi. Dal corpo del genitore esce una giovane Fenice, destinata a vivere tanto a lungo quanto il suo predecessore. Una volta cresciuta e divenuta abbastanza forte, solleva dall'albero il nido (la sua propria culla, ed il sepolcro del genitore), e lo porta alla città di Eliopoli in Egitto, dove lo deposita nel tempio di Iperione, il Titano padre del dio Sole."Ad Eliopoli era appunto situata la Casa della Vita, luogo in cui i sacerdoti di Ra conservavano gli archivi dei tempi passati. In quest'ottica, dunque, la fenice è il nuovo profeta/messia che "distrugge" gli antichi testi sacri per far risorgere una nuova religione dai resti della precedente. Oltre a Ovidio, viene utilizzata anche da Marziale, Plinio il vecchio, Tacito per illustrare il concetto di eternità, di ritorno ciclico, continuo.

I Romani poi adattarono il bennu alla loro Phoenix e le diedero la forma di un piccione, più che di un’aquila.

Mitologia persiana

L’Huma, conosciuto anche come uccello del paradiso, è sacro presso i Persiani e nel suo stesso essere unisce la sua natura femminile e maschile. Chiunque riesca a toccare questo uccello avrà la sorte dalla sua parte; viene detto che se l’huma si appoggia sulla testa di qualcuno, quell’individuo sarà destinato a diventare un re (è un simbolo del fatto che se i pensieri di una persona oltrepassano i limiti mortali, si è destinati a diventare un sovrano).

Mitologia russa

Nella tradizione popolare russa, жар-птица, ossia zhar-ptitsa, letteralmente uccello di fuoco, e nelle fiabe и simbolo di difficile ricerca, che si inizia trovando una piuma di questo mitico volatile.

Mitologia giapponese

In Giappone la fenice figura col nome di Ho-ho o Karura (storpiatura del nome indù Garuda): è un'enorme aquila sputafuoco dalle piume dorate e gemme magiche che ne coronano la testa, ed annuncia l'arrivo di una nuova era.

Mitologia cinese

I Cinesi hanno un gruppo di quattro creature magiche che presiedono i destini della Cina, e rappresentano le forze primordiali degli animali piumati, corazzati, pelosi e con squame. Questi quattro animali sacri sono: Bai Hu (la tigre) o Ki-Lin (l'unicorno) per l'Ovest; Gui Xian (la tartaruga o il serpente) per il Nord; Lung (il drago) per l'Est; e, per il Sud, Feng (la Fenice) - detto anche Fêng-Huang, Fung-hwang o Fum-hwang.

Rappresentava il potere e la prosperità, ed era un attributo esclusivo dell'imperatore e dell'imperatrice, che erano gli unici in tutta la Cina ad essere autorizzati a portare il simbolo del Feng. Era la personificazione delle forze primordiali dei cieli, e talvolta veniva rappresentata con la testa e la cresta di fagiano e la coda di pavone. (Ma siccome i cinesi desideravano dare al Feng i più begli attributi di tutti gli animali, lo raffiguravano con la fronte della gru, il becco dell'uccello selvatico, la gola della rondine, il collo del serpente, il guscio della testuggine, le strisce del drago e la coda di un pesce.) Nel becco portava due pergamene o una scatola quadrata che conteneva i testi sacri, e recava iscritte nel corpo le cinque virtù cardinali. Si dice inoltre che la sua canzone contenesse le cinque note della scala musicale cinese, e che la sua coda includesse i cinque colori fondamentali (verde, rosso, giallo, bianco e nero), e che il suo corpo fosse una mistura dei sei corpi celesti (la testa simboleggiava il cielo; gli occhi, il sole; la schiena, la luna; le ali, il vento; i piedi, la terra; e la coda, i pianeti).

Il Feng viene a volte dipinto con una sfera di fuoco che rappresenta il sole, ed è chiamato "l'uccello scarlatto": l'imperatore di tutti gli uccelli.

Mitologia indiana

Nella cultura induista e buddista, la fenice si chiama Garuda: ha ali e becco d'aquila, un corpo umano, la faccia bianca, ali scarlatte e un corpo d'oro. È uno dei supremi veggenti d'infinita Coscienza. Narra la leggenda indù che Kadru, madre di tutti i serpenti, combattè con la madre di Garuda, imprigionandola.

Garuda andò quindi a recuperare del Soma, che lo rese immortale, per liberare sua madre da Kadru. Vishnu, colpito da ciò, lo scelse come avatar (l'incarnazione terrestre) o destriero.

Comunque, Garuda mantenne un grande odio verso i Naga (la famiglia dei serpenti e dei draghi), e ne ammazzava uno al giorno per pranzo.

Poi però un principe buddista gli insegnò l'astinenza, e Garuda riportò in vita le ossa di molti dei serpenti che aveva ucciso.

Letteratura Cristiana

Fu la corrispondenza immediata con la resurrezione della carne che il suo mito presentava a spingere gli autori cristiani più antichi ad utilizzarlo. Venne identificata con Cristo anche per il fatto che tornava a manifestarsi 3 giorni dopo la morte, e come tale venne adottata come simbolo paleocristiano di immortalità, resurrezione e vita dopo la morte.

Il Fisiologo, primo bestiario cristiano, cita il favoloso uccello:

IX) La fenice

C'è un altro volatile che è detto fenice.

Nostro Signore Gesù Cristo ha le sua figura, e dice nel Vangelo:

«Posso deporre la mia anima, per poi riprenderla una seconda volta».

Ebraismo

Nelle leggende ebraiche, la fenice viene chiamata Milcham. Dopo che Eva mangiò il frutto proibito, divenne gelosa dell'immortalità e della purezza delle altre creature del Giardino dell'Eden, così convinse tutti gli animali a mangiare a loro volta il frutto proibito, affinchè seguissero la sua stessa sorte. Tutti gli animali cedettero, tranne la Fenice, che Dio ricompensò ponendola in una città fortificata dove avrebbe potuto vivere in pace per 1000 anni. Alla fine di ogni periodo di 1000 anni, l'uccello bruciava e risorgeva da un uovo che veniva trovato nelle sue ceneri.

Mitologia Maya

Quetzalcoatl, dio uccello (serpente piumato) dell'America centrale, aveva il dono di morire e risorgere; grande sovrano e portatore di civiltà. Da un'iscrizione Maya del 987 d.C.: "Arrivò Kukulcan, serpente piumato, a fondare un nuovo stato". I toltechi ne parlano come di un re-sacerdote di Tollan, che morì nello Yucatan, forse arso su un rogo (come la fenice).

Indiani d'America

- I Nativi Americani la chiamavano Yel

- Esiste una figura corrispondente: Wakonda, uccello del tuono degli indiani Dakota.

- Per i Sioux, "grande potere superiore", fonte di potere e saggezza, divinità generosa che sostiene il mondo e illumina lo sciamano.

Astronomia

La fenice (Phoenix) è anche una costellazione dell'emisfero australe, vicino a Tucana (il Tucano) e Sculptor. Fu così chiamata da Johann Bayer nel 1603, ed è costituita da 11 stelle. Assai curiosamente, questa costellazione è universalmente stata riconosciuta come uccello, ed è stata chiamata Grifone, Aquila, Giovane Struzzo (dagli Arabi) e Uccello di Fuoco (dai Cinesi).

La sua stella principale è Ankaa (o nair al zaurak, la testa dell’uccello di fuoco)

Fonti letterarie

Dante Alighieri così descrive la fenice:

che la fenice more e poi rinasce,

quando al cinquecentesimo appressa

erba né biada in sua vita non pasce,

ma sol d'incenso lacrima e d'amomo,

e nardo e mirra son l'ultime fasce.

(Inferno XXIV, 107-111)