ALCOR

(ALCOR BUD)

Albione

ETA': 18 anni.

ALTEZZA: Sconosciuta. 1.84 M circa.

PESO: Sconosciuto. 85 Kg circa.

OCCHI: Arancioni.

CAPELLI: Verde chiaro.

DATA DI NASCITA: ?

LUOGO DI NASCITA: Asgard.

GRUPPO SANGUIGNO: ?

SEGNI PARTICOLARI: Nessuno.

PARENTI CONOSCIUTI: Due nobili di Asgard (genitori), Mizar (fratello gemello), un anziano lavoratore di Asgard (padre adottivo). Con l'eccezione del padre adottivo, sul quale non si sa nulla, tutti gli altri sono ancora vivi.

COSTELLAZIONE / SIMBOLO: La tigre dai denti a sciabola, un animale preistorico simile ad una tigre ma con zanne più lunghe ed affilate.

ARMATURA / ARMI: Armatura ombra della tigre del nord. L'armatura di Alcor è identica a quella di Mizar, ma è di colore completamente bianca. Inoltre è priva dello zaffiro di Odino, sebbene abbia sul pettorale l'incastro per inserirlo. Viene danneggiata dalle Ali della Fenice di Phoenix.

STIRPE: Cavaliere ombra di Asgard appartenente alla stella Zeta.

PRIMA APPARIZIONE: Episodio 91, "Doppia configurazione" (anime).

EPISODI (SAGA):.91-94, 99 (Saga di Asgard).

NUMERI DEL MANGA:./

COLPI SEGRETI / POTERI: Il principale colpo segreto di Alcor sono i Bianchi Artigli della Tigre. Per lanciarlo, Alcor solleva una mano, solitamente la destra, e per effetto del suo cosmo le unghie si allungano fino a diventare artigli. Non è noto se questi artigli siano reali o illusori, ma permettono ad Alcor di lanciare cinque fasci di luce, taglienti tanto da tranciare anche delle colonne di pietra. Alcor può lanciare numerosi gruppi di cinque fasci di luce ad attimi di distanza l'uno dall'altro, oppure può scagliare raggi singoli. Se usati frontalmente e non di striscio, i raggi hanno un effetto di sfondamento piuttosto che di taglio. Quando Alcor usa questo colpo, alle sue spalle appare un'immagine della tigre bianca. Oltre a scatenare gli Artigli della Tigre, il cosmo di Alcor ha effetti distruttivi sull'area immediatamente circostante il cavaliere, può frantumare il suolo ai suoi piedi e creare un piccolo campo elettrico / gravitazionale che solleva le pietre verso l'alto. Sul campo fisico, Alcor ha la forza tipica di un cavaliere ma un'agilità superiore alla media, temprata da rigidi allenamenti nei boschi di Asgard. Inoltre, visto il suo ruolo di cavaliere ombra, Alcor è abilissimo nel muoversi in silenzio e nel nascondersi nell'oscurità.

STORIA: Alcor nacque da una famiglia di Asgard, terra di Odino nascosta nella Norvegia del Nord. La sua nascita, sebbene indolore, non venne però accolta con gioia perché la madre aveva partorito due gemelli ma, essendo quello un periodo di carestia, a ciascuna famiglia era concesso mantenere soltanto un figlio. I genitori, pur essendo di nobile rango, sapevano che il cibo non sarebbe bastato per entrambi i bambini, e così, molto a malincuore, furono obbligati a sceglierne uno e ad abbandonarlo al freddo nel bosco innevato, sperando che il destino lo salvasse. I genitori, affidandosi puramente al caso, scelsero il gemello da abbandonare, e così il padre lo portò nella foresta quella stessa notte e, dopo averlo avvolto nel miglior modo possibile in un fagotto di lana, lo abbandonò nell'incavo di un albero, alla mercè dei lupi e del freddo. Prima di andare via l'uomo lasciò accanto al neonato un pugnale col fodero d'oro e l'elsa finemente lavorata, nella speranza che il bambino sopravvivesse e potesse un giorno usarlo per risalire alle sue vere origini. Sul pugnale inoltre l'uomo incise il nome di Alcor, in modo che chiunque eventualmente lo trovasse sapesse almeno il suo nome. Il neonato, rimasto solo, iniziò ben presto a piangere per il freddo glaciale, e fortunatamente i suoi vagiti attirarono un vecchio viandante che proprio in quel momento stava attraversando la foresta. L'uomo lo trovò e, dal momento che non aveva figli, potè portarlo a casa con se ed accudirlo. Intanto, i veri genitori del neonato decisero di chiamare l'altro bambino Mizar.

Non molto tempo dopo, una donna di nome Ilda venne nominata celebrante di Odino, la carica più importante di Asgard, e ben presto potè porre fine alla legge che obbligava ad avere un solo figlio. Alcor intanto crebbe allevato dall'uomo che lo aveva trovato. Costui decise di non nascondergli la sua storia e fin da piccolo gli raccontò di come lo aveva trovato nel bosco e gli mostrò il pugnale d'oro che era accanto al suo fagotto. L'uomo inoltre aveva intuito che Alcor doveva avere un gemello, o comunque un fratello, e che per questo era stato abbandonato, e lo disse al bambino. Alcor, pur amando l'uomo che lo aveva salvato, crebbe dunque con la consapevolezza di essere stato abbandonato dai suoi stessi genitori a favore di un misterioso fratello, che invece aveva avuto la sorte dalla sua parte ed era cresciuto circondato dall'affetto di una vera famiglia. Questo pensiero, insieme al fatto di dover crescere nella solitudine, circondato solo da rudi cacciatori e lavoratori, rese Alcor in qualche modo più selvaggio dei suoi coetanei, ed il bambino sfogò il proprio risentimento allenandosi e cacciando piccoli animali nel bosco con bastoni o sassi. A sua insaputa però, i suoi veri genitori avevano ben presto scoperto che il neonato era sopravvissuto alla foresta ed erano anche riusciti a rintracciarlo presso il vecchio viandante (vedi Note). Forse per non turbare ulteriormente la sua vita, la famiglia decise di non farsi mai avanti apertamente nei suoi confronti, ma comunque parlarono di lui a Mizar, che ben presto prese ad amare il fratello perduto.

Un giorno, quando oramai aveva già circa 9 o 10 anni, Alcor stava cacciando un coniglio nel bosco e, dopo averlo ferito con dei sassi, era riuscito ad intrappolarlo contro un albero. Quando però stava per finirlo, venne fermato dall'arrivo di Mizar, che stava cavalcando in quella stessa zona (vedi Note). Volendo salvare l'animale, e forse desiderando farsi riconoscere dal fratello, Mizar offrì ad Alcor il proprio pugnale in cambio del coniglietto. Nell'osservare il pugnale, del tutto identico a quello che era stato lasciato con lui nella foresta, Alcor comprese immediatamente l'identità dell'altro bambino. Prima che potesse fare o dire qualcosa però, i genitori di Mizar, anch'essi a cavallo, sopraggiunsero. I due riconobbero Alcor ma non lo diedero a vedere ed iniziarono invece a parlare con Mizar, che chiese di poter tenere con se il coniglio. Alcor, colmo di invidia, non potè fare altro che assistere con rabbia crescente al modo affettuoso in cui i genitori trattavano Mizar. Quando i tre, montati a cavallo, iniziarono ad allontanarsi, Mizar si voltò e sorrise ad Alcor, che però, accecato dall'ira, giudicò quel gesto come un'azione di scherno, ed iniziò a provare un odio ancora più profondo verso il fratello.

Sempre nel tentativo di sfogare la sua rabbia, Alcor iniziò a sottoporsi ad allenamenti sempre più duri, finché un giorno decise di addestrarsi per diventare Cavaliere di Asgard e conquistare una delle sette armature dell'Orsa Maggiore. Covando l'ambizione che diventare cavaliere lo avrebbe reso in qualche modo superiore al fratello e che gli avrebbe permesso di ottenere la fama e la gloria negategli da un destino ingiusto, Alcor mise tutto se stesso nell'allenamento. Imparò a correre più velocemente delle alci, a muoversi con agilità balzando di ramo in ramo, a distruggere la pietra o ad abbattere alberi enormi con un solo pugno. Alla fine, l'addestramento risvegliò il cosmo che in lui era sopito, rendendolo meritevole del titolo di cavaliere. All'insaputa di tutti però, nel periodo in cui Alcor portava a termine l'allenamento, Ilda venne posseduta dalla volontà di Nettuno, Dio dei mari, che la soggiogò donandole un anello dai malefici poteri magici, l'Anello del Nibelungo. Schiava dei poteri dell'anello, Ilda divenne crudele e, quando seppe che anche Mizar si stava addestrando per diventare cavaliere del Nord, decise di sfruttare la situazione. La donna nominò Mizar cavaliere, donandogli l'armatura della stella Zeta, rappresentante la tigre del nord, ma al tempo stesso nominò Alcor suo cavaliere ombra. Ciò era possibile perché la stella Zeta faceva in realtà parte di un sistema binario formato da due stelle gemelle, e quindi esistevano due armature della tigre del nord, identiche in tutto eccetto che per il colore e per il fatto che quella della seconda stella non aveva incastonato uno zaffiro di Odino come tutte le altre. Pur avendo dunque conquistato l'armatura, che era nascosta sotto le acque di un lago, Alcor si vide ancora una volta sorpassato da Mizar. Cosa ancora peggiore, il fatto di essere suo cavaliere ombra lo obbligava a difendere l'odiato fratello qualora si fosse trovato in difficoltà, e al tempo stesso a vivere di nascosto da tutti senza poter rivelare a nessuno neppure la sua esistenza. Incapace di accettare un tale destino, Alcor protestò con Ilda e chiese il perché della sua decisione, ma la donna, che aveva organizzato il tutto proprio per alimentare il suo odio nei confronti del fratello e renderlo più letale in battaglia, si limitò a ricordargli che, se Mizar fosse morto o l'avesse delusa, il titolo di cavaliere del Nord sarebbe passato a lui.

Questo commento fece nascere in Alcor il desiderio di vedere il fratello morire. Le sue speranze però non sembravano destinate a realizzarsi presto, Mizar infatti era un cavaliere abile e veloce, forte nell'attacco ed agile nella difesa, ed in tutte le occasioni in cui Ilda lo mandò in missione seppe mostrarsi in grado di sconfiggere i suoi avversari. Per di più, nei rari momenti di difficoltà, Alcor doveva intervenire di nascosto in suo aiuto, come il suo dovere di cavaliere ombra gli imponeva. In questo periodo inoltre, nel profondo del cuore di Alcor, iniziò a risvegliarsi un sopito sentimento di affetto fraterno verso Mizar. Razionalmente infatti, Alcor sapeva che il fratello non aveva colpe per il suo destino, e che quindi era ingiusto serbargli rancore, ma ogni volta che tali pensieri si affacciavano alla sua mente, il cavaliere si sforzava di reprimerli e di seppellirli sotto strati di odio, rancore ed ambizione. A sua insaputa tuttavia Mizar si era accorto di avere qualcuno che lo proteggeva, e ben presto era arrivato a dedurre l'identità della sua ombra. Pur se in parte consapevole dell'odio di Alcor nei suoi confronti, la scoperta che era lui a proteggerlo rasserenò Mizar e lo portò immediatamente a fidarsi del fratello. A parte lui ed Ilda nessun altro venne a conoscenza dell'identità di Alcor, tuttavia ben presto si diffusero in Asgard delle voci circa un mistero riguardante Mizar.

Non molto tempo dopo la sua investitura a cavaliere, Mizar ricevette la sua prima missione importante: recarsi al Grande Tempio di Atene ed uccidere Lady Isabel, attuale incarnazione della Dea Atena. Obbedendo agli ordini Mizar partì per la Grecia, seguito da Alcor. Giunti al Grande Tempio, i due iniziarono a cercare Isabel alle dodici case. Trovando incustodita la prima, quella dell'Ariete, attaccarono la seconda, protetta dal cavaliere del Toro. Pur se colto di sorpresa dall'attacco di Mizar, Toro riuscì a schivarlo, ma Alcor, temendo il valore dei cavalieri d'oro e non volendo correre rischi, colpì duramente il nemico alle spalle, ferendolo alla nuca e facendogli perdere i sensi.

Nonostante la vittoria, Mizar intuì presto che Atena non era al Grande Tempio ed iniziò a cercarla altrove, arrivando infine alla villa di Nuova Luxor in cui la ragazza si trovava insieme ai suoi più fedeli cavalieri. Per cercare di portare a termine la missione, Mizar affrontò uno dopo l'altro due cavalieri di bronzo, Andromeda e Pegasus. Non giudicandoli nemici particolarmente pericolosi, Alcor decise di non intervenire e di osservare i duelli restando nell'ombra. La tenacia mostrata da Pegasus e l'arrivo di altri tre cavalieri, Phoenix, Dragone e Cristal, obbligarono però Mizar, e dunque Alcor, ad abbandonare la missione e tornare ad Asgard.

Pochi giorni dopo, Atena stessa giunse ad Asgard per investigare il misterioso comportamento di Ilda, e con lei giunsero anche i cinque cavalieri di bronzo. Scoperto il mistero dell'Anello del Nibelungo, i cavalieri iniziarono a correre verso il palazzo di Ilda per sfilarglielo, scoprendo ben presto che per farlo era necessaria la spada di Odino, Balmung, ottenibile solo dopo aver conquistato i sette zaffiri dei sette cavalieri del Nord. Per di più, avevano solo poche ore per portare a termine la missione, dal momento che Isabel, costretta a pregare Odino al posto di Ilda, avrebbe resistito al freddo solo fino alla notte. Iniziarono così gli scontri tra i cavalieri del Nord ed i cavalieri di Atena, ma mentre Mizar rimase per tutto il tempo a palazzo, decidendo di far parte dell'ultima linea di difesa, Alcor preferì andare ad osservare di nascosto gli scontri dei nemici, in modo da vedere i loro colpi segreti ed essere eventualmente in grado di evitarli. In particolare osservò il duello tra Mime e Phoenix, che già aveva brevemente visto in azione a Nuova Luxor, e la vittoria finale di quest'ultimo. Ad insaputa di Alcor però, in Grecia Toro era in via di guarigione ed aveva raccontato a Castalia, sacerdotessa guerriera che si stava prendendo cura di lui, di essere stato abbattuto non dall'attacco di Mizar ma da quello di qualcun altro. Preoccupata, Castalia era giunta ad Asgard, dove aveva casualmente incontrato Flare, sorella minore di Ilda. Flare, turbata dallo strano comportamento della sorella, aveva chiesto aiuto ad Atena ed era ora accusata di tradimento dagli altri Asgardiani. Sentito il racconto di Castalia, Flare lo collegò alle voci sull'ombra di Mizar ed avvisò la sacerdotessa del rischio. A sua volta Castalia cercò di avvisare Pegasus o gli altri cavalieri, ma rimase coinvolta nelle trame di Megres, un altro cavaliere del Nord, e, ferita, non riuscì mettere in guardia i compagni neanche dopo la sconfitta del nemico.

Alla fine, dopo che già cinque cavalieri del Nord erano caduti in battaglia, Mizar, e conseguentemente Alcor, decisero di scendere in campo contro Andromeda, il primo nemico ad essere arrivato a palazzo. Più o meno contemporaneamente un'altra sacerdotessa guerriero, Tisifone, giunse ad Asgard e trovò Castalia, la quale riuscì finalmente ad avvisarla di un mistero riguardante Mizar. Lasciata la compagna, Tisifone corse verso il palazzo di Ilda, dove intanto Andromeda stava affrontando Mizar.

Alcor osservò di nascosto allo scontro tra il fratello ed Andromeda, e per non rivelare la propria presenza lasciò passare Pegasus e Cristal, a loro volta arrivati al palazzo. Dopo un duro scontro, durante il quale si era spesso trovato in svantaggio, Andromeda riuscì a ribaltare la situazione grazie alla sua tecnica più potente, la Nebulosa di Andromeda, ed a mettere in seria difficoltà il nemico. Vedendo il fratello rischiare la vita, Alcor si sentì profondamente turbato ed intervenì per salvarlo, convincendosi però di averlo fatto solo perché era suo dovere. Il suo attacco venne tuttavia intercettato da Tisifone, e così l'ignaro Andromeda vinse lo scontro e conquistò lo zaffiro. Convinto della morte di Mizar, Alcor potè finalmente mostrarsi apertamente, ed attaccò i due. Andromeda, stanco e senza armatura, non era nelle condizioni di affrontarlo, e Tisifone, nonostante i suoi sforzi, non si rivelò all'altezza, così entrambi vennero rapidamente sconfitti. Alcor aveva in mente di uccidere i nemici e prendere lo zaffiro di Mizar, che lo avrebbe reso ufficialmente cavaliere del Nord. In soccorso di Andromeda e Tisifone giunse però Phoenix, che sfidò il nemico in battaglia.

Il lungo scontro che seguì si combattè sia sul piano fisico che su quello verbale. Nel primo caso, Alcor, avvantaggiato dal conoscere già le mosse del nemico e dalla sua superiore agilità, si mostrò da subito superiore ed assestò contro Phoenix diversi colpi di notevole potenza. Nel secondo tuttavia Phoenix, dopo aver scoperto il rapporto di parentela tra Mizar ed Alcor e dopo aver saputo la storia di quest'ultimo, mosse accuse precise, che in qualche modo turbarono sottilmente il cavaliere del Nord. Nonostante tutto comunque Alcor continuò a dichiarare di aver agito nel modo per lui più giusto, etichettò come sciocchezze le parole di Phoenix sull'affetto fraterno e ferì gravemente sia il nemico che Andromeda, alzatosi nel tentativo di soccorrere il fratello.

Nonostante tutto però, Phoenix continuò ad alzarsi con determinazione, ed alla fine riuscì a lanciare il Fantasma Diabolico. Di conseguenza, la mente di Alcor venne brevemente intrappolata in un'illusione, nella quale il cavaliere ombra doveva affrontare Mizar in un duello all'ultimo sangue. Pur uscendone vincitore, Alcor si rivelò incapace di dare il colpo di grazia al fratello, mostrando di provare sinceramente affetto nei suoi confronti. Tornato alla realtà, il cavaliere ombra negò fermamente, ma Phoenix insistette con maggior fervore, sottolineando che tutte le volte in cui era intervenuto in aiuto di Mizar, Alcor lo aveva fatto per affetto e non per dovere. Colto nel segno, Alcor tentennò e cominciò a chiedersi se Phoenix non avesse ragione. A riprova di questa teoria, il cavaliere di Atena, sostenuto dall'affetto fraterno nei confronti di Andromeda, sconfisse i Bianchi Artigli della Tigre con le Ali della Fenice, e colpì duramente Alcor al braccio sinistro.

Rialzatosi, Alcor riconobbe la sconfitta e la veridicità delle parole del nemico, ma prima che potesse chiedere ulteriori spiegazioni, Mizar, sopravvissuto alla Nebulosa di Andromeda, si rialzò e bloccò Phoenix alle spalle, chiedendo ad fratello di approfittare di quel momento per ucciderlo. Alcor, sbalordito all'idea che Mizar sapesse di lui, chiese spiegazioni, ed il ragazzo gli rivelò finalmente che sia lui che i loro genitori avevano sempre saputo e lo avevano sempre amato, anche quel giorno nella foresta. Detto ciò, Mizar invitò di nuovo il fratello a colpire, ma Alcor, consapevole che così facendo avrebbe ucciso anche lui, non volle sacrificarlo e, dopo alcuni secondi di esitazione, decise di porre fine alla battaglia. Privo di forze, Mizar crollò di nuovo al suolo. Avvicinatosi al fratello, Alcor chiese spiegazioni a Phoenix, che per sua stessa ammissione in passato aveva avuto problemi simili con Andromeda, ed il cavaliere di Atena gli rispose spiegando come a volte le circostanze della vita possono rendere nemico chi si dovrebbe amare e quanto sia necessario comprendere se stessi e gli altri prima che sia troppo tardi.

Dopo aver finalmente compreso i propri errori, Alcor mise da parte ogni ambizione o desiderio di gloria e, ripudiata Ilda ed i suoi ordini, prese il corpo del fratello per portarlo finalmente a casa, dai loro veri genitori, dove tutti insieme avrebbero potuto essere di nuovo una famiglia. Avendo augurato buona fortuna a Phoenix ed Andromeda, Alcor uscì dal palazzo e si incamminò nella neve portando in braccio Mizar. Ben presto tuttavia la stanchezza e le ferite si fecero sentire, ed il cavaliere crollò al suolo privo di sensi mentre tutt'attorno imperversava una violenta tempesta di neve.

NOTE: Le informazioni presenti in questo profilo provengono principalmente dagli episodi 91-94 dell'anime. Che la famiglia di Alcor fosse di nobili origini si deduce dalle dimensioni del loro palazzo, dal fatto che avessero almeno una bambinaia e dai vestiti che indossano. D'altra parte, il fatto che neppure loro potessero permettersi di mantenere due bambini e la mancanza di seguito quando escono a cavalcare con Mizar suggerisce che le loro condizioni economiche sono buone ma non straordinarie. A giudicare dagli abiti, l'uomo che trova Alcor potrebbe essere un vecchio cacciatore o un boscaiolo. Come mi è stato fatto giustamente notare, sui pugnali dei gemelli sono incisi i loro nomi originali (Cyd e Bud), quindi i genitori avevano già deciso i loro nomi prima di abbandonare Alcor. Tutti questi eventi si possono collocare prima dell'ascesa al potere di Ilda dal momento che difficilmente la celebrante avrebbe accettato una legge crudele come quella che obbligava ad abbandonare un figlio in quel modo. Per di più, da un flashback del 77 episodio si intuisce che Ilda ha vietato la caccia nelle foreste di Asgard per proteggere gli animali, segno che il periodo di carestia è terminato dopo la sua nomina a celebrante.

Che il padre adottivo abbia raccontato ad Alcor la verità si intuisce dal fatto che il ragazzo, riconosciuto il pugnale, capisce subito che Mizar è suo fratello, segno dunque che sapeva già di essere stato adottato. Inoltre, l'odio immediato che Alcor prova verso Mizar ed il modo in cui lo identifica come la causa delle sue sventure indica che il padre adottivo gli aveva spiegato i dettagli della legge che aveva spinto i suoi veri genitori ad abbandonarlo. Il fatto che i genitori avessero in qualche modo seguito la crescita di Alcor è l'unica possibile spiegazione per le parole che Mizar rivolge al fratello al termine dello scontro con Phoenix. In quest'ottica, è anche possibile che l'incontro nella foresta sia stato in qualche modo organizzato, sebbene i genitori sembrino non degnare Alcor neanche di uno sguardo.

Che Ilda volesse sfruttare la rivalità di Alcor nei confronti di Mizar appare chiaro dal flashback susseguente l'investitura. Il fatto che in molti sospettassero l'esistenza di un cavaliere ombra di Mizar viene suggerito dalle parole di Flare a Castalia. Questo, ed alcune parole di Alcor stesso, suggeriscono che Mizar è stato impegnato in diversi scontri prima di quello contro Toro. Dal momento però che non passa molto tempo tra l'investitura dei cavalieri di Asgard e la battaglia della seconda casa, si può immaginare che gli avversari di Mizar fossero tutti abitanti di Asgard o di regioni limitrofe, forse dissidenti o guerrieri usati da Ilda per mettere alla prova i suoi cavalieri. Per motivi di tempo è abbastanza chiaro comunque che quello con Toro sia stato il primo scontro importante dei due fratelli.

Che Alcor fosse presente quando Mizar affrontava Pegasus ed Andromeda a Nuova Luxor è molto probabile dal momento che era presente ad Atene e non aveva motivo di abbandonare il fratello in una missione così importante. Il fatto che avesse osservato di nascosto il duello tra Phoenix e Mime è documentato da un flashback del 93 episodio. D'altra parte, Alcor non poteva sapere che avrebbe affrontato proprio Phoenix, quindi è molto probabile che fosse presente durante tutti gli scontri.

Il fato definitivo di Alcor e Mizar non è noto, tuttavia è molto probabile che, vista la loro forza, siano sopravvissuti alla tormenta. È persino possibile che abbiano ripreso servizio presso Ilda dopo la liberazione di quest'ultima dai poteri dell'Anello del Nibelungo. Ovviamente, è anche possibile che siano invece morti per il freddo e le ferite, e questo spiegherebbe perché non si vedono più nella serie.

APPENDICE: LA FAMIGLIA DI MIZAR E ALCOR

La famiglia di Mizar e Alcor è di nobile rango e sembra moderatamente ricca. I membri vivono in una grossa villa, il cui simbolo è la tigre del nord, cosa che suggerisce che il padre dei gemelli sia stato cavaliere della stella Zeta in passato (proprio come il padre di Luxor pare sia stato cavaliere della stella Epsilon). Insieme a loro vi sono dei servitori, anche se il loro numero esatto è ignoto. La sensazione è che comunque non ce ne siano molti, cosa che confermerebbe le condizioni economiche tutto sommato precarie della famiglia (forse per via della carestia). Di certo la famiglia ha delle stalle e possiede cavalli. Come da tradizione per i nobili di Asgard, i genitori di Alcor e Mizar vestono con abili in stile rinascimentale. Entrambi i membri della famiglia sono fedelissimi alle leggi di Asgard al punto da sacrificare uno dei loro figli. Ora vediamo nel dettaglio:

Il padre dei gemelli. Il suo nome è sconosciuto, ma è possibile che sia stato cavaliere di Asgard in passato. È molto fedele alle leggi di Asgard e al tempo stesso ama i suoi figli, quindi si trova molto combattuto quando deve abbandonarne uno. È possibile che sia lui a scegliere quale gemello abbandonare, di certo è lui a portare Alcor nella foresta ed a lasciarlo tra gli alberi. Sa andare a cavallo e probabilmente combattere corpo a corpo o col pugnale. Indossa un particolare cappello a tesa larga ornato da un pennacchio. Ha occhi verdi e capelli castani.

La madre dei gemelli. Il suo nome è sconosciuto. Partorisce i bambini in un parto indolore, ma deve sopportare la sofferenza di perderne uno a causa delle dure leggi di Asgard, alle quali è comunque fedele. Cresce Mizar con molto affetto, forse anche viziandolo un pò. Sa andare a cavallo ed è possibile che svolga parte delle manzioni di casa. Ha occhi verdi e capelli biondi. Indossa abiti in stile rinascimentale adornati da quella che sembra una spilla di rubini.

La nutrice che aiuta la madre dei gemelli nel parto. È una donna anziana, probabilmente al servizio della famiglia da molto tempo, visto che sembra addolorata al pensiero di abbandonare uno dei bambini. La si vede solo nel momento del parto, e resta l'unico servitore della famiglia ad apparire. È anche possibile che sia la madre di uno dei membri della famiglia, e quindi la nonna dei neonati, ma non ci sono prove a riguardo, e la qualità dei vestiti che indossa rende meno probabile questa ipotesi. Il suo nome è sconosciuto. Non sappiamo se sia ancora viva quando Alcor e Mizar diventano cavalieri.

Il padre adottivo di Alcor. E' un uomo di mezza età, non si sa se sia sposato o meno, di certo non ha figli, e quindi può prendersi cura di Alcor senza venire meno alle leggi di Asgard. A giudicare dagli alberi è chiaramente di ceto medio/basso, potrebbe essere un boscaiolo o un artigiano ma non ci sono informazioni a riguardo. Cresce Alcor con affetto e viene ricambiato dal ragazzo, sebbene gli racconti da subito di non essere il suo vero padre. Non sappiamo se sia ancora vivo quando Alcor diventa cavaliere. Il suo nome è sconosciuto.

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