APOLLO

(APOLLO)

ETA': Sconosciuta. Esiste sin dalle epoche mitologiche.

ALTEZZA: Sconosciuta. 1.80 M circa.

PESO: Sconosciuto. 75 Kg circa.

OCCHI: Blu

CAPELLI: Rossi / azzurri

DATA DI NASCITA: Ere mitologiche.

LUOGO DI NASCITA: Isola di Delio.

GRUPPO SANGUIGNO: /

SEGNI PARTICOLARI: Nessuno.

PARENTI CONOSCIUTI: Zeus (padre), Latona (ninfa, madre), Artemide (sorella), Atena, Afrodite (sorellastre), Efesto, Ares, Ermes (fratellastri), Nettuno, Hades, Era (zii). Imparentato in grado minore con tutti i figli di Zeus.

COSTELLAZIONE / SIMBOLO: /

ARMATURA / ARMI: L'armatura di Apollo non è mai stata mostrata. Come armi possiede un arco d'oro che sa usare con maestria sia per la caccia che per la battaglia.

STIRPE: Divinità dell'Olimpo.

PRIMA APPARIZIONE: OAV 3, "La leggenda dei guerrieri scarlatti" (anime).

EPISODI (SAGA): OAV 3 (Apollo), OAV 4 (Lucifero), OAV5 (Tenkai Overture).

NUMERI DEL MANGA: Episode G n 6 (12 in Italia).

COLPI SEGRETI / POTERI: Apollo è una divinità ed in quanto tale possiede un cosmo potentissimo, superiore a quello di qualsiasi mortale. Col suo cosmo può scatenare esplosioni, attacchi di luce tali da abbattere altre divinità, respingere i colpi nemici, generare sfere incandescenti e causare eruzioni vulcaniche. E' inoltre capace di guidare lo spirito di una divinità fino ai Campi Elisi, di resuscitare dei mortali, di leggere nel pensiero, di teletrasportare se stesso o altri. A parte questo possiede controllo sul sole, è esperto arciere, sa suonare la cetra, forgiare i metalli per creare armature e possiede poteri di preveggenza.

STORIA: Figlio di Zeus e della ninfa Latona, Apollo nacque sull'Isola di Delio insieme ad Artemide. Da neonato venne portato da uno stormo di cigni nel paese degli Iperborei, da cui tornò per uccidere il mostruoso ed enorme serpente Pitone che infestava Delfi. In seguito passò alcuni anni sulla Terra per purificarsi e visse umilmente al servizio di Laomedonte come custode delle sue greggi. Riassunto lo status di divinità assunse tutto il suo potere e la guida del carro del sole. In questo periodo ebbe come figlio Asclepio, che però venne ucciso da Zeus come punizione per la sua superbia. Per vendicarlo, Apollo abbattè i col suo arco i Ciclopi che forgiavano le folgori di Zeus, ma così facendo incappò a sua volta nelle ire del Dio, che lo esiliò per un anno sulla Terra. Scontata la pena e tornato sull'Olimpo, Apollo combattè varie battaglie insieme agli altri Dei, ed al tempo stesso visse numerose avventure da solo, spesso punendo uomini o donne mortali che si erano creduti pari o superiori agli Dei. Ebbe anche modo di esercitarsi nelle arti, e nella musica in particolare. Suo strumento preferito era la cetra, e spesso ninfe e divinità si riunivano attorno a lui per sentirlo suonare. In questo periodo ebbe anche numerose relazioni e figli da donne umane o da ninfe. Ad un tratto, Apollo fu testimone della volontà di Zeus di distruggere l'umanità con un grande diluvio, ma alla fine il padre degli Dei ebbe pietà e permise agli unici due superstiti, Deucalione e Pirra, di ricreare la razza umana.

Secoli dopo, quando la sua sorellastra Atena, Dea della Giustizia, creò come propria guardia personale un'armata di potenti guerrieri mortali, i Cavalieri dello Zodiaco, Apollo decise di imitarla e nominò a sua volta tre guerrieri che combattessero per lui. Sempre ispirandosi ad Atena, Apollo decise di forgiare personalmente un'armatura per ciascuno di loro, usando le costellazioni della Carina, della Lince e della Chioma di Berenice come immagini di partenza. Nel forgiare queste corazze, Apollo usò i suoi poteri divini, rendendole incredibilmente resistenti. Nonostante queste precauzioni comunque, Apollo non venne coinvolto nelle Guerre Sacre tra Atena ed altre divinità, come Ares, Dio della Guerra, Nettuno, Dio dei Mari, o Hades, Dio dell'Aldilà. Sempre in questo periodo, Apollo edificò un suo tempio in una zona nascosta ed inaccessibile della Grecia, la Collina della Divinità.

Diversi anni dopo, Apollo venne suo malgrado coinvolto in una guerra terrestre tra la Grecia e la città di Troia. Infuriato dalle azioni di Agamennone, comandante dell'armata greca, Apollo lo punì scatenando una pestilenza che decimò il suo esercito. In seguito, il Dio seguì con moderato interesse lo svolgersi della guerra, non facendosi però coinvolgere come altre divinità ma benedicendo il Troiano Ettore, il cui corpo venne reso invulnerabile ed incapace di provare dolore (vedi Note).

Le azioni di Agamennone e di altri come lui fecero risaltare davanti agli occhi di Apollo l'arroganza e la follia che spesso guidavano gli esseri umani. Col passare dei decenni, il Dio perse progressivamente interesse nei mortali, preferendo dedicarsi alle proprie arti. Il suo potere continuò a crescere progressivamente, arrivando a rivaleggiare con quello di Zeus, e contemporaneamente Apollo decise di conquistare la Terra per farne il suo regno. Spaventato dalla sua forza, Zeus unì le forze con Odino, signore degli Dei del Nord, e sconfisse il figlio, imprigionandolo in un sonno millenario (vedi Note).

Molti secoli dopo, Zeus stesso, irritato dalle battaglie che sua figlia Atena, reincarnatasi sulla Terra nel corpo della giovane Lady Isabel, aveva combattuto in difesa degli uomini contro Nettuno, risvegliò Apollo dal suo sonno, dandogli il compito di sterminare l'umanità. Per questa missione il Dio scelse di usare un corpo umano invece del suo corpo mitologico e quindi si incarnò in un giovane di nome Abel, somigliante a lui in tutto tranne che nel colore dei capelli. L'incarnarsi però, oltre a ridurre in parte i suoi poteri, ne offuscò in qualche modo la volontà, rendendolo vagamente più passivo di quanto in realtà non fosse.

Ad ogni modo, Apollo non dimenticò la missione e chiamò a se i suoi tre cavalieri, Atlas della Carina, Jao della Lince e Berenice della Chioma di Berenice. Fatto ciò, il Dio decise di rafforzare le proprie schiere e fece resuscitare cinque potenti cavalieri di Atena caduti in una recente battaglia: Gemini, Cancer, Capricorn, Acquarius e Fish. Costoro appartenevano alla schiera dei cavalieri d'oro, i più potenti tra i cavalieri di Atena, ed erano caduti nel corso di una complessa battaglia contro Atena stessa ed altri cinque suoi cavalieri, Pegasus, Dragone, Cristal, Andromeda e Phoenix. Per renderli più utili, Apollo creò per loro cinque armature esteticamente identiche alle armature d'oro che avevano indossato in vita, poi ottenne la loro fiducia affermando di aver intenzione di salvare Atena dalla distruzione dell'umanità.

In realtà, il Dio provava veramente un profondo affetto verso la sorella e così, seguendo il suo cosmo, la rintracciò mentre si trovava in una sua tenuta estiva e la avvicinò insieme ai suoi cavalieri. Sebbene fossero trascorsi secoli, i due si riconobbero immediatamente ed Atena fu felice di rivedere il fratello. Per pochi minuti, i due poterono restare insieme e divertirsi come fratello e sorella, poi però Apollo dovette comunicare ad Atena i motivi per cui era tornato sulla Terra. La Dea fu spaventata dalla scoperta, e grazie alla sua capacità di leggere nella mente Apollo se ne accorse. Prima di poterne discutere più a fondo però, i due vennero interrotti dall'arrivo di Pegasus, Sirio, Cristal e Andromeda, che subito si allarmarono nel vedere il Dio ed i suoi cavalieri.

Apollo osservò con attenzione i ragazzi, ed in particolare Pegasus, che sembrava il più determinato del gruppo. Proprio Pegasus, poco propenso a guardare passivamente gli eventi, si lanciò contro di lui, ma, privo di armatura, venne messo subito in difficoltà da Atlas, comandante dei guerrieri di Apollo. Per di più, Atena prese le difese del fratello ed ordinò a Pegasus di arrendersi, affermando di voler seguire il Dio. Pegasus, per nulla convinto, continuò ad avanzare, ma Apollo decise di avere pietà di lui ed ordinò ad Atlas di risparmiarlo. Apollo poi portò Atena con se in Grecia, al suo tempio alla Collina della Divinità, ed al tempo stesso iniziò ad espandere il suo cosmo per distruggere la Terra.

Apollo fu felice di avere con se l'amata sorella ed i due trascorsero del tempo insieme, lui suonando la lira e lei ascoltandolo. Ben presto però, Atena rivelò di aver solo finto di essere dalla sua parte e cercò di sconfiggerlo per impedirgli di distruggere l'umanità. Usando il suo cosmo divino, Apollo riuscì a contrastare il suo attacco ed a disarmarla, ma quando Atena rifiutò di passare dalla sua parte, fu costretto ad ucciderla con un potente colpo all'addome. Il dover far del male alla sorella addolorò profondamente Apollo che, tormentato, decise di salvare almeno la sua anima divina. Baciando il suo volto, Apollo usò il suo cosmo per guidare lo spirito della sorella attraverso Ade e fino ai Campi Elisi, dove avrebbe potuto continuare a vivere in pace. Fare ciò però avrebbe richiesto molto tempo, e per questo il Dio passò varie ore accanto a lei, pur continuando ad usare parte del suo cosmo per la distruzione del mondo. Sperando di riuscire a preservare anche il corpo della sorella, Apollo permise ad uno dei cavalieri della sorella, Cristal, signore dei ghiacci, di arrivare fino al suo tempio, e gli chiese di costruire un sarcofago di ghiaccio in cui rinchiudere il corpo di Atena, in modo che il gelo potesse lasciarlo intatto in eterno. Cristal tuttavia rifiutò il suo ordine e così Apollo lo lasciò combattere contro Berenice e tornò nel suo tempio.

Alcune ore più tardi, quando ormai la notte era prossima ed Atena era vicina a entrare in Ade e raggiungere i Campi Elisi, Apollo si preparò a dare il via alla distruzione della Terra. A sua insaputa però, i cavalieri della Dea erano ormai giunti alle porte del suo tempio e stavano affrontando Atlas, l'unico suo guerriero ancora in vita. Pur percependo i loro cosmi, Apollo prestò poca attenzione alla battaglia, finché una luce dorata non invase il suo tempio. Pegasus, Sirio e Cristal avevano infatti indossato tre armature d'oro, le armature più potenti per i cavalieri di Atena, ed avevano sconfitto Atlas. Infastidito anche se non preoccupato, Apollo attaccò i nemici, mettendo rapidamente fuori combattimento Sirio e Cristal e poi affrontando Pegasus. Palesemente più forte del cavaliere, Apollo si limitò ad usare il suo cosmo per rimandargli contro i suoi stessi colpi, e ben presto lo atterrò. Pegasus però ebbe la forza di bruciare al massimo il suo cosmo e, sorretto anche dalle energie degli amici, riuscì a raggiungere lo spirito di Atena ed a riportarlo sulla Terra.

Sbalordito, Apollo chiese alla sorella cosa la spingesse a continuare a combattere al fianco degli uomini, e non fu per nulla soddisfatto quando la Dea rispose di amare l'umanità e quindi di essere pronta a tutto per difenderla. Il loro diverbio venne interrotto da Pegasus, di nuovo in piedi ed armato della freccia del Sagittario. Nel vedere la determinazione ed il coraggio negli occhi del giovane avversario, Apollo esitò e per la prima volta da secoli ebbe paura. Limitato dall'essere in un corpo umano, Apollo non seppe trovare a sua volta la determinazione per reagire con efficacia e si lasciò quasi colpire dalla freccia di Sagitter, che gli si conficcò nel cuore. In quel momento, il dolore risvegliò completamente la sua essenza divina, ma ormai era troppo tardi ed il Dio cadde al suolo, finendo sepolto dalle macerie del suo tempio che crollava. Con la scomparsa del suo corpo umano, vennero meno anche gli effetti del suo cosmo sul mondo e le distruzioni cessarono.

Incapace di tornare nel suo corpo divino, Apollo scese in Ade, dove si trovavano anche gli spiriti di Nettuno e Discordia, entrambi sconfitti in passato da Atena ed i suoi cavalieri. I tre vennero ben presto a conoscenza della presenza in quel luogo di Lucifero, antico e potente angelo decaduto, e nella speranza di poter uscire strinsero alleanza con lui, usando i loro cosmi per permettergli di tornare in vita. In cambio, Lucifero promise che, dopo aver conquistato la Terra, l'avrebbe data a loro perché la dominassero. L'angelo affermò anche di volersi vendicare di Atena, ed Apollo, che aveva perso parte dell'affetto verso la sorella insieme al suo corpo mortale (vedi Note), non si oppose ai suoi piani. Usando il suo cosmo, Apollo permise a Lucifero di causare eruzioni vulcaniche ed esplosioni, ma anche in questo caso i suoi piani di conquista vennero bruscamente interrotti da Atena e dai suoi cavalieri, che riuscirono a sconfiggere ed uccidere Lucifero.

In seguito alla morte dell'angelo, Apollo sarebbe dovuto tornare in Ade, ma in qualche modo il suo cosmo divino riuscì a salvarlo ed a riportarlo sull'Olimpo, dove il Dio riprese possesso del suo corpo mitologico. Ora privo delle debolezze e dei sentimenti umani, Apollo seguì senza interferire la battaglia tra Atena ed Hades, Dio dell'Aldilà, che si concluse con la vittoria della prima. In seguito a questi eventi, Zeus decise di punire la figlia ed i suoi cavalieri, colpevoli di gravi offese contro gli Dei, ed ordinò ad Artemide di iniziare eliminando i cinque eroi mortali, ed in particolare Pegasus, colui che aveva ferito Hades. Dall'Olimpo, Apollo osservò la sorella adempiere alla sua missione, ma quando si accorse che la Dea della Luna rischiava anche lei la sconfitta per mano di Atena e dei suoi cavalieri, decise di intervenire personalmente. Raggiunta la Terra col suo vero corpo, Apollo rimproverò Artemide per il suo fallimento, poi decise di vendicarsi di Atena.

Usando i suoi poteri, Apollo cercò di uccidere Atena strangolando il suo corpo mortale, ma venne interrotto dall'ennesimo intervento di Pegasus, ferito ma pronto a tutto pur di difendere la sua Dea. Grazie al suo cosmo divino, Apollo si difese senza problemi dagli attacchi del ragazzo, ma ancora una volta si ritrovò impreparato di fronte alla sua determinazione. Cercando di fermarlo, Apollo scatenò una violenta esplosione, nella speranza che questo potesse distruggere sia il cavaliere che Atena, ma Pegasus riuscì a resistere e, sebbene completamente nudo, continuò a bruciare il suo cosmo per combattere. Per di più, anche Atena si unì al suo cavaliere, proclamando di essere altrettanto pronta a combattere.

Incapace di comprendere le ragioni di Atena e deciso ad uccidere Pegasus, che aveva osato sfidare tanto apertamente gli Dei, Apollo si preparò a colpirlo, ma improvvisamente il cosmo del ragazzo, espanso ai limiti massimi, generò a sua difesa una nuova armatura. Forte di tale corazza, Pegasus riuscì a ferire superficialmente al viso l'incredulo Apollo.

NOTE: Le informazioni presenti in questo profilo provengono dagli OAV 3, 4 e 5, dalla mitologia greca, da Episode G e dall'hypermyth ufficiale di Kurumada. Gli OAV 3 e 4 non dovrebbero essere ufficialmente in continuity, ma non ci sono elementi che chiariscano adeguatamente la cosa. Eventualmente, possono essere collocati tra il 114 ed il 115 episodio, ovvero tra la fine della serie di Nettuno e l'inizio di quella di Hades. La maggior parte delle azioni della sua vita sono narrate in numerosi miti. La creazione dei suoi cavalieri, può essere collocata all'epoca degli eroi come Perseo, che secondo alcune fonti era cavaliere di Atena. La battaglia con Zeus per la conquista del mondo potrebbe invece avvenire nel periodo in cui il culto degli Dei greci iniziava a venir meno, cosa che giustificherebbe la scomparsa del Dio per molti secoli.

La citazione della guerra di Troia proviene dai numeri 6 e 7 (12 e 13 in Italia) di Episode G, dove è rivelato che il Dio aveva offerto il suo aiuto ad Ettore nel corso del conflitto.

Nel 3 OAV, Libra dice che Zeus, spaventato dal potere di Apollo, si alleò con Avalon per sconfiggerlo. Avalon però è un luogo delle leggende celtiche, non una divinità, quindi è possibile che Libra si riferisse ad Odino, l'unica divinità non greca vista nella serie.

Che nel resuscitare Gemini e gli altri Apollo non dia loro le vere armature d'oro appare ovvio dal momento che la vera armatura dell'Acquario compare alla fine del terzo OAV, mentre quella indossata da Acquarius viene distrutta a circa metà film. È però probabile che il Dio abbia lasciato credere ai cavalieri di aver ridato loro le vere armature, visto che Cancer, nel combattere con Sirio, sembra convinto di ciò. Che l'Apollo visto nel 3 OAV sia solo un corpo mortale viene affermato nell'edizione originale Giapponese, in cui si vede che solo nel finale il Dio si risveglia completamente, in maniera analoga a quel che era successo con Julian e Nettuno.

La presenza di Apollo nel 4 OAV è difficile da spiegare, visto che gli Dei, in quanto immortali, non possono essere uccisi ma al massimo imprigionati per un certo periodo di tempo nel Tartaro. È possibile che sia proprio questo ad essere successo ad Apollo, e che il Dio sia poi riuscito a liberarsi nel momento della morte di Lucifero.

Gli eventi del 5 OAV preludono direttamente alla serie Tenkai, che al momento non è ancora stata realizzata. Il finale è pertanto tronco e non sappiamo se e come si conclude lo scontro tra il Dio e Pegasus. La scena in cui Apollo viene ferito al volto si trova alla fine del film, dopo la sigla di chiusura.

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