Freddo come l’acciaio

Era successo un'altra volta, e nuovamente non aveva potuto fare nulla. Le urla e le lacrime del giovane Ioria risuonavano ancora nelle sue orecchie e continuavano a tormentare i suoi sogni. D'altronde nessuno di loro, nessun cavaliere d’oro, avrebbe potuto sospettare che la piccola Lythos fosse in realtà un ricettacolo fisico per accogliere l’essenza stessa della dea Gaia, il cui rituale di risveglio era stato alla base della lunga e violenta guerra con i titani, costate fin troppe vite. Ciononostante ancora una volta non sentiva di essere nel giusto.

Il compito di eliminare quella giovane era arrivato a lui e come già aveva fatto con Micene, non aveva ascoltato la voce del suo cuore. L’immagine di Death Mask che lo aveva raggiunto segretamente dopo la fine dello scontro con Crio per ordinargli di eliminare quell’innocente era giunto a lui come un pugno nello stomaco e come dimenticare poi le parole del cavaliere del cancro – "Se fossi in te"- aveva detto ridendo- "le taglierei la testa"-

Quale spregio, quale crudeltà era uscita dalla bocca di quel giovane che era stato suo compagno negli anni d’addestramento e suo amico. Eppure nonostante la rabbia e i dubbi lo tormentassero, aveva deciso di eseguire l’ordine ancora una volta –"Perché Athena?"- aveva pensato- "Perché continui a mettermi alla prova? Non ho forse sempre ubbidito agli ordini del tuo sacerdote? Rispettato la tua legge? Combattuto per la tua giustizia?"-

Quella volta però non avrebbe avuto molto tempo per pensare, secondo le parole riportategli da Death Mask il sigillo sul corpo della ragazzina si sarebbe rotto poco dopo la scomparsa di Crono, per cui avrebbe dovuto agire in fretta, anche se ciò significava riguadagnarsi l’odio del giovane leone oltre che la disapprovazione di tutti gli altri suoi parigrado. Fu un colpo solo, rapido e preciso, non voleva che la povera Lythos dovesse patire lo stesso dolore che aveva provato con tutta probabilità Micene. L’immagine di quell’uomo, che era stato suo amico e mentore che subiva i suoi colpi cosi passivamente, riaffiorò con prepotenza in quell’istante.

La gioia della vittoria su Crono si era rapidamente trasformata in un doloroso silenzio, spezzato solo dalle lacrime e da Ioria che si era scagliato contro di lui con l’intenzione di ucciderlo, d'altronde in cuor suo non poteva biasimarlo, era già la seconda volta che lo privava di qualcuno a lui caro. Fu Aldebaran a fermare il giovane leone, nonostante anch’egli provasse l’intimo desiderio di colpirlo. Passarono pochi attimi, che sembrarono un’eternità, e poi parlò. Riportò con tono il più stoico e neutro possibile ciò che il grande sacerdote gli aveva mandato a dire in segreto.

Mai una conversazione era stata per lui più difficile, fu dunque lieto che Shaka lo avesse interrotto per lodare il suo operato e quello del Grande Sacerdote –"Un gesto di pietà e misericordia"- lo aveva definito il cavaliere della sesta casa-"Degno della giustizia della divina Athena"- aveva infine aggiunto.

Nessuno oso più parlare dopo quelle parole ma poté facilmente intuire i pensieri degli altri cavalieri dai loro sguardi riconobbe la tristezza negli occhi di Milo e Aldebaran e una tacita ma dolorosa rassegnazione nella gelida espressione di Camus. Dopo poco il regno dei titani cominciò a crollare e furono costretti a fuggire per non rimanere intrappolati in quella dimensione, cosi pregna di tristi e dolorosi ricordi.

Al ritorno al santuario avrebbe voluto solo riposarsi un po’, ma fu fermato da Camus che gli disse- "Non è da te affliggerti in questo modo per un ordine, ciò che sei stato costretto a fare è stato terribile ma è stato un male necessario, se non avessimo fermato il risveglio di Gaia, senza la divina Athena al santuario, dubito fortemente che avremmo avuto anche la più piccola chance di vittoria; sii fiero dunque il sacerdote ancora una volta ha riposto la fiducia nelle tue capacità, nessuno, neppure Ioria oserebbe mettere in dubbio la tua buona fede"-

Al suono di quelle parole rise istintivamente, fra tutti i cavalieri d’oro proprio il freddo e stoico Camus lo aveva "rincuorato", il cavaliere dell’undicesima casa però non poteva nemmeno immaginare quello che stava provando lui in quell’istante, avrebbe voluto urlare, confidare il suo dolore a qualcuno ma era conscio di non poterlo fare.

Erano lontani i tempi dell’addestramento, gli anni felici in cui il sacerdote era ancora cosi gentile e in cui era circondato da persone che riteneva sue amiche ma ora tutto era diverso. Saga era scomparso, il sacerdote cambiato e Death Mask e Aphrodite un tempo suoi compagni di addestramento erano diventati per lui degli autentici estranei, mentre l’unico uomo che sarebbe stato sempre disposto ad ascoltarlo, il suo eroe, Micene, aveva tradito ed era stato ucciso per sua stessa mano.

Il ricordo di quella notte continuava a tormentarlo, Micene che si lascia colpire e poi la bambina … già la bambina, perché non l’aveva riportata al santuario? Al sacerdote aveva raccontato che era precipitata nel dirupo insieme a Micene, ma lui sapeva che non era cosi. No, lui l’aveva risparmiata e l’aveva lasciata andare, ma perché? Quella sensazione di calore che aveva provato accarezzandole il viso riscaldava ancora il suo corpo.

Com’era possibile? Dunque la bambina era Athena? Ma perché non l’aveva riportata al santuario allora e perché Micene l’aveva rapita? Si sforzò di ricordare e oltre a calore ricordò un flebile brivido nella bambina, quando l’aveva strappata per un istante a Micene con l’intenzione di riportarla al santuario, ella gli trasmise una sensazione di terrore, come se la piccola fosse spaventata da qualcosa che si nascondeva nel santuario.

In quel momento Micene lo colpì e poté riprenderla, poi lo scontro era proseguito e Micene era caduto sotto i suoi colpi e della bambina non aveva saputo più nulla … quel cosmo cosi caldo doveva necessariamente essere quella della divina Athena ma perché la piccola era spaventata dal santuario e perché il sacerdote non gli aveva chiesto della reincarnazione di Athena ma solo di una generica bambina? Forse stava solo diventando paranoico … il flusso dei suoi pensieri fu interrotto da un servitore, il sacerdote aveva convocato tutti i cavalieri d’oro per una riunione straordinaria.

In cuor suo sapeva che si trattava di una decisione più che legittima ma la cosa lo annoiava oltre ogni dire. Voleva allontanarsi dal santuario il più velocemente possibile, sulla strada per giungere alla sua casa aveva, infatti, assistito alla sepoltura della piccola Lythos da parte Ioria e del suo fedele servitore Galan. Quella visione cosi straziante unito ai torbidi pensieri che affliggevano la sua mente, non avevano fatto altro che accendere in lui l’intimo desiderio di sparire.

Si, sarebbe ritornato nella sua Spagna, dove avrebbe potuto riflettere da solo con se stesso, conducendo allo stesso tempo una vita relativamente tranquilla allontanandosi dalle battaglie almeno per qualche tempo.

Alla riunione erano presenti tutti i cavalieri d’oro che avevano partecipato attivamente alla guerra, fu notevolmente sorpreso dal trovare Ioria lì quella sera, il giovane aveva gli occhi ancora arrossati per le lacrime e il viso pallido e triste ma ciò che davvero i colpi fu quello che disse, anzi quello che non disse, giacche il giovane leone d’oro, sempre cosi ardito e irrispettoso con il suo parlare, non pronunciò neppure una parola per tutta la durata della riunione e non rispose neppure alle provocazioni di Death Mask che ancora una volta era in vena di attaccar briga.

Il sacerdote però zittì il cavaliere del cancro e diede il via a una filippica infinita su come lui e la divina Athena fossero fieri del loro operato e del loro valore –"Più grande persino di quello dei giganti e della stirpe dei titani"- aveva detto.

Avrebbe voluto obbiettare a quelle affermazioni, era, infatti, impossibile che delle divinità antiche come i titani potessero essere affrontate da uomini, che seppur cavalieri d’oro, non erano neanche lontanamente paragonabili a un dio e ciò valeva per tutti loro, anche per Ioria che in quella guerra si era distinto più di tutti gli altri, persino più Shaka che tutti avevano sempre ritenuto il cavaliere che più di ogni altro si avvicinava al divino. No, le divinità che avevano affrontato e sconfitto non avevano neanche un briciolo di quella che era la loro forza originaria.

Ma quello non era il momento per simili pensieri. Il suo il viso s’incupì notevolmente quando il sacerdote ricordò che la guerra con Ade era ormai imminente- "Il sigillo sta perdendo di efficacia e le prime stelle malefiche hanno cominciato a risvegliarsi, dobbiamo sfruttare al massimo tutto il tempo che ci resta"- aveva sentenziato il sacerdote.

Tutti furono concordi poi con la richiesta di agire sempre uniti cosi come nella guerra appena terminata, il germe del tradimento in un periodo come quello sarebbe stato fatale per la salvezza dell’umanità stessa.

Al termine della riunione tutti loro furono congedati dalla riunione e dal santuario fino a nuovo ordine Ancora una volta, però, accadde qualcosa d’inaspettato, il sacerdote gli aveva, infatti, chiesto di rimanere nella sala del trono per discutere di una certa questione-"Sarà per via della missione segreta …"- aveva pensato.

Quella strana richiesta però gli provocò una forte sensazione di déjà vu, sentiva di essere già stato di recente da solo con quell’uomo ma più si sforzava di ricordare, più la sua testa era sul punto di esplodere, ma ciò non lo preoccupò più di tanto, d'altronde erano anni ormai che la sua mente era sottoposta ad uno stress eccessivo anche per un cavaliere.

Questi pensieri furono poi interrotti dal sacerdote, quell’uomo cosi misterioso, che però aveva la sensazione di conoscere già, quella voce, quei movimenti … - "Ancora una volta sei stato fondamentale, Miguel- aveva detto ma - Quell’uomo come fa a conoscere il mio nome? Non gliel’ho mai detto"- Pensò in quell’istante prima di essere nuovamente interrotto dal Sacerdote – "Cosi come l’arcangelo Michele ricacciò il demonio nell’inferno, cosi tu sei la sacra spada che difende la giustizia del santuario, ma dimmi"- aveva poi continuato- "Non sembri soddisfatto, delle tue azioni, c’è forse qualcosa che ti tormenta? Forse il ricordo di quel traditore ?"-

Quelle parole giunsero più taglienti dei colpi della spada di Crio che poco tempo prima lo avevano condotto in punto di morte, ma ciò non lo fermò dal confidare al sacerdote i suoi pensieri –"Vostra eccellenza, un dubbio mi tormenta ed esso è ancora più grave del dolore che mi ha provocato dover privare della vita quella giovane fanciulla, la bambina che Micene aveva con sé era forse proprio la nostra divina Athena? Perché se cosi fosse, perché non l’avete mai cercata e ricondotta al santuario? Non è forse qui che dovrebbe stare? Nel tempio, dove con la sua luce divina possa guidare ancora meglio le nostre azioni per l’adempimento della nostra causa di giustizia?"-

L’uomo dietro la maschera sorrise e poi parlò – La tua fedeltà ti fa onore Miguel e i tuoi dubbi sono più che legittimi, perciò sono costretto a rivelarti un segreto che io ed io soltanto conosco su ciò che accadde sei anni fa. - e disse- Devi sapere che il precedente sacerdote aveva scelto di abdicare ma dopo molto dubbi aveva scartato Micene, con somma sorpresa di tutti gli altri candidati, egli, infatti, aveva scoperto che il sagittario aveva deciso di far passare una bambina per la vera Athena in modo da accelerare la sua ascesa al potere supremo come ministro d’Athena in terra. Il sommo Sion però aveva scoperto il complotto e decise di affrontarlo, ma non aveva potuto fare nulla contro un cavaliere giovane nel pieno delle sue forze. Le ferite del corpo però non impedirono al sacerdote di inviarmi un messaggio telepatico in cui mi pregava di correre nelle sue stanze, subito corsi da lui ed egli in punto di morte mi rivelò la verità prima di affidarmi il santuario. Allora corsi subito ad affrontare Micene ma egli riuscì comunque a fuggire portando con sé la bambina, allora fui costretto a travestirmi da sacerdote poiché sapevo che nessuno avrebbe creduto al tradimento di Micene se ciò non fosse stato rivelato dal sommo sacerdote in persona, il resto lo conosci già. Ma sappi che ho deciso di mantenere questo segreto per il bene del giovane Ioria, quel giovane ha dovuto affrontare la consapevolezza del tradimento del fratello da solo, non voglio neppure immaginare cosa gli avrebbero fatto gli altri cavalieri se avessero saputo che Micene aveva assassinato il grande sacerdote. Sarebbe stato troppo" –

Quella rivelazione lo lascio di stucco com’era possibile che tutto ciò fosse accaduto senza che se ne fosse accorto, no, in fondo si rifiutava ancora di credere che l’uomo che aveva tanto ammirato avesse tradito per un motivo cosi futile, proprio lui che credeva nella giustizia e nella bontà di Athena più di chiunque altro, no, non era assolutamente possibile.

Il sacerdote poi continuò- "So bene che le mie parole possano sembrare falsità d'altronde ti ho appena rivelato che non sono il vero sommo Sacerdote, per cui Miguel, a te e te soltanto rivelerò la mia identità come prova della mia buona fede"-

L’uomo portò poi la mano al viso e tolse la maschera, aveva dunque visto giusto, il sacerdote era – "Saga dei gemelli "- aveva detto istintivamente, quell’uomo che aveva conosciuto in gioventù per la sua gentilezza e bontà, e che tutti ritenevano scomparso, sorrise.

– "Esatto, Miguel sono proprio io. Il mondo sta cambiando amico mio e con la guerra con Ade alle porte e la divina Athena non ancora rinata sono costretto a governare con severità e austerità, sono lontani i tempi di pace della nostra giovinezza, dobbiamo essere pronti a fronteggiare questa minaccia da soli"-

In quel momento una domanda interruppe istintivamente le parole dell’uomo di nome Saga- "Volete forse dire che Athena ci ha abbandonato?"- La risposta del sacerdote non tardò ad arrivare – "No, Miguel, d'altronde se la divina Athena non mi avesse mandato un messaggio tramite le stelle, come avrei fatto a scoprire l’identità di quella giovane fanciulla? No, la nostra dea non ci ha abbandonati, ella ripone fiducia in noi, nelle nostre capacità di uomini. Dunque Miguel prestami la tua forza, tu sei la spada della giustizia, sei la divina Excalibur, il tuo aiuto e fondamentale per superare le terribili prove che ci attendono da questo momento in poi, posso dunque contare sul tuo aiuto?"-

Ancora una volta non riusciva a rispondere rabbia, dolore, frustrazione misti ad autocompiacimento per quelle lodi vorticavano furiosamente nel suo animo e ancora una volta lo portarono a scegliere una strada diversa da quello del suo cuore –" La spada Excalibur è e sarà sempre al vostro servizio vostra eccellenza"- in quell’istante fatale non si accorse né della gravità delle sue parole né del sorriso maligno che era apparso sul viso del sacerdote, no in realtà lo aveva visto chiaramente, era talmente accecato da quelle lodi, tanto da curarsi della prova del tradimento.

Fu solo molti anni dopo quando i cavalieri di quella falsa dea, la bambina che aveva salvato, divennero una seria minaccia che il sacerdote lo richiamò al santuario e poté finalmente comprendere la gravità del suo errore.

Mai avrebbe pensato che dei semplici cavalieri di bronzo potessero giungere fino alla sua casa ma non se ne dispiacque e gli attaccò proprio all’uscita del suo palazzo, non poteva, infatti, disonorare Athena combattendo di fronte alla sua statua.

Poi un urlo di quel giovane cavaliere del drago -Saltate!- e poi parole di sdegno per quell’atto tanto nobile quanto sciocco - Hai suggerito ai tuoi amici di saltare ma tu non lo hai fatto, come mai? Non sei pronto di gambe cosi come lo sei con le parole? E’ questo dragone?- aveva detto ridendo.

Non avrebbe mai pensato che quel giovane, a suo dire cosi debole e immaturo, sarebbe divenuto il suo erede e avrebbe distrutto la barriera di bugie dietro la quale si era nascosto per tutti quegli anni, riaprendo quel suo cuore freddo come l’acciaio tanto famoso della sua terra, alla verità e alla luce di Athena.

E mentre con le sue ultime forze si privava dell’armatura e donava l’Excalibur a quel giovane, il suo corpo cominciò a bruciare e i suoi pensieri andarono all’immagine di quell’uomo che credeva di aver superato –"Micene… perdonami"- aveva sussurrato in lacrime. Poi fu solo il buio del freddo spazio.

Postilla

Non credevo che avrei mai scritto qualcosa su quest’argomento, ma il topic d’analisi che ho aperto tempo fa mi ha dato lo stimolo ha sviluppare "l’evento" che ha portato il cavaliere della decima casa a schierarsi con il falso grande sacerdote.

I personaggi utilizzati non appartengono a me ma al maestro Masami Kurumada. I nomi utilizzati invece corrispondono a quelli del doppiaggio storico dell’anime tranne che nei casi in cui nome del personaggio e del segno coincidono. Per quanto invece riguarda la storia mi sono preso diverse licenze interpretative ma ho tentato di rendere la vicenda il più verosimile e coerente.

Chiarisco inoltre un paio di punti che nel corso del testo appaiono chiaramente ambigui:nelle mie intenzioni Saga viene informato sull’identità di Lythos da Crono stesso, in un periodo di poco successivo al loro incontro durante la notte degli inganni ma naturalmente ciò non può essere riportato nel corso della sua"rivelazione", secondariamente la scelta di saga di usare il capricorno e non Death Mask è da ricercarsi nella sua volontà di dividere i cavalieri. Se Ioria avesse continuato a considerare il cavaliere della decima casa come ad un amico avrebbe di certo condiviso con lui i suoi dubbi ed insieme avrebbero potuto smascherare con facilità il traditore.

Concludo con un mio vezzo stilistico nel corso del testo non mi sono mai riferito al protagonista con il suo "soprannome" poiché mi piace pensare a quel nome a qualcosa di affibbiato da altri e dunque estraneo alla sua vera persona.