(Capitolo V)

L’Agorà

«Gentile pubblico in sala e telespettatori a casa, benvenuti ad una nuova puntata di "Zuffe e baruffe all’Agorà", la versione greca di Forum! Vi comunico che da oggi siamo passati sul satellite e quindi potremmo essere seguiti da tutto il mondo! Bene, detto ciò, facciamo entrare il giudice e godiamoci la gente che si insulta!»

Squittì la presentatrice.

Il giudice entrò e, dopo essersi accomodato, annunciò i contendenti:

«Entrino in sala la signorina Penelope Fernandez e il signor Shura di..» il giudice si stropicciò gli occhi: «di Capricorn?»

«Si ha letto giusto» intervenne il cavaliere.

«Mai pensato di cambiare cognome?»

«Tecnicamente non è il mio cognome, ma il mio titolo di cavaliere di Atena»

Il pubblico in sala scoppiò a ridere.

«Giovanotto mi prende per i fondelli! Guardi che la sbatto dentro per oltraggio a pubblico magistrato!»

«Ma veramente io..»

«Silenzio! Lei deve parlare solo se interpellato! Signorina, prego ci esponga i fatti, di che accusa il qui presente "cavaliere"»

Altre risate da parte del pubblico.

«Signor giudice, gentili signori...» esordì Penelope, mentre sfoggiava un candido sorriso e due occhioni da cerbiatta verso le telecamere «Sono qui per accusare il signor Shura di avermi costretta a lavorare per lui, in nero e sotto ricatto e per richiedere un risarcimento danni!»

«Ma cosa dici! Ti ho solo detto, che se saresti venuta a lavorare da me, ti avrei pagato gli studi! Dovresti essermi grata! Senza di me non avresti nemmeno un posto dove stare!»

«Come può vedere, signor giudice, lui ha approfittato della mia condizione di bisogno!»

«Ma non è vero, ho solo ..»

«Silenzio, gli ho già detto di rispondere solo se interpellato! Signorina prosegua!»

«Oltre a lavorare in nero, mi ha costretto a vivere in semi schiavitù e quando tornava a casa, ubriaco fradicio, mi picchiava!» la ragazza scoppiò in singhiozzi.

«Ma se ti ho sempre trattata con i guanti e poi lo sai che sono astemio!»

«Silenzio! Signorina può dimostrare ciò che afferma?» intervenne nuovamente il giudice.

«Si signor giudice. Ne ho le prove!» Penelope passò alla presentatrice due foto, che vennero proiettate su un monitor in modo che tutti potessero vederle. Nella prima c’era lei vestita di stracci che, con una catena ai piedi, strofinava un pavimento in legno con uno spazzolino da denti, nella seconda c’era lui che le assestava un gancio in piena faccia.

Il pubblico era sconvolto.

«Assurdo! Si vede lontano un miglio che è un foto montaggio! Quella è una delle scene del film di Cenerentola! E poi non ci sono pavimenti in legno nella decima casa e posso provarlo! Inoltre non ti ho mai picchiato. Quella è un istantanea dei nostri allenamenti e non conta!»

«Si, è vero, oggi i pavimenti sono tutti in marmo, ma tredici anni fa il salotto aveva il parquet. L’hai sostituito dopo averlo macchiato con il sangue di Aiolos. Mi ricordo bene che eri ricoperto di sangue dalla testa ai piedi, dopo aver tentato di ucciderlo con la spada! Signor giudice qui ho i preventivi e il saldo della ditta assunta per la ristrutturazione.»

Il pubblico in sala era sotto shock e una signora svenne.

«Signor Shura, può provare che la seconda foto sia riferita ad un allenamento e non ad un pestaggio? E cosa risponde all’accusa di tentato omicidio?» chiese il giudice.

Il cavaliere pallido come un cencio rimase in silenzio. Il giudice allora continuò: «La signorina qui presente ha appena detto che lei è in possesso di una spada?»

«Non registrata tra l’altro!» aggiunse Penelope.

«Ah! Penelope, ora voglio proprio vedere come farai a dimostrare che nel mio braccio destro c’è Excalibur!»

«He? Scusi può ripetere?» chiese il giudice incredulo.

«Si la dea Atena, per cui lavoro, mi ha dato Excalibur, la leggendaria spada indistruttibile!»

«Signor giudice, lo perdoni, sa, a forza di partecipare alle sfilate di cos-play, si è convinto di essere re Artù!»

Risate generali tra il pubblico.

«Comunque mi riferivo a quella che è appesa sopra il camino!Shura!» Penelope passò un’ulteriore foto al giudice.

«Signorina, è sicura di volere solo un risarcimento in denaro? Qui c’è materiale sufficiente per spedirlo in galera per il resto dei suoi giorni!» chiese il giudice.

«Si, è sufficiente!»

«Bene allora dichiaro che il qui presente signor Shura di hem...quello che è, sia costretto a versare la somma di un milione di euro alla signorina Penelope. Cosi è deciso!»

«Dopo questa puntata ricca di colpi di scena, vi invitiamo a seguirci anche domani, sempre qui a " Zuffe e baruffe all’Agorà"! Buona giornata a tutti!» concluse la presentatrice sfoggiando il suo lato migliore.

Poco dopo

Fuori dagli studi televisivi.

« Penelope perché mi hai coinvolto in questa buffonata? Accidenti, ti ho solo rubato e distrutto la tesi! Da te mi sarei aspettato un comportamento più serio!» gli disse alterato Shura dopo averla raggiunta.

«Ma lei non è quell’ubriacone sadico e violento che crede di essere re Artù?» lo interruppe una signora che passava di li.

«Si è vero, è lui, lo visto poco fa in televisione!» aggiunse un secondo passante.

«HAAAAAAAA! Allora lei è anche un ladro! » Il panico si diffuse per il quartiere e in poco tempo la strade rimasero deserte.

Il cavaliere era sbigottito:

«Me che cosa succede? Perché scappano?»

«Probabilmente hanno visto la tua splendida performance all’Agorà! Effettivamente all’inizio avevo intenzione di citarti davanti ad una comune corte di tribunale. Epicuro però mi ha fatto notare che, anche se ti avessero sbattuto in prigione e buttato via la chiave, la cosa non avrebbe fatto notizia. Si, insomma, saresti stato uno tra i tanti mascalzoni in gattabuia, ma nulla di più. Dopo di che, mi ha ancora fatto notare, che la cosa peggiore per un cavaliere è la perdita dell’onore e della reputazione, e cosa c’è di peggio di farlo in mondovisione?»

«Così ora non potrò più mettere il naso fuori dal Santuario!» il santo del Capricorno era scioccato.

«Esatto! Atena non ti manderà più in missione per un bel po’, per non scatenare il panico tra i civili! La tua carriera è rovinata fratello! Così impari a provare a rovinare la mia! Sei pronto a mettere a nuovo il campo di bocce? Perché Doko ti sta già aspettando!» Penelope intanto estrasse una busta da sotto la giacca e fece per consegnarla a Shura, che tremando le si gettò ai piedi:

«No! Ti prego un altra citazione in tribunale no! Abbi pietà in nome della nostra vecchia amicizia! Poi, lo giuro, non farò più nulla che ti faccia arrabbiare e ti chiedo immensamente scusa per... »

«Rilassati! È solo la mia lettera di licenziamento! Non che ce ne fosse bisogno, visto che non ero regolarmente assunta, ma era per essere formali.»

«HAI FATTO TUTTO STO CASINO E ORA TI LICENZI PURE??» Esplose il Gold Sanit.

«Si, Atena mi ha chiesto di trasferirmi in Giappone per far praticantato sotto i legali della Fondazione Grado! Quindi addio e ...non crucciarti troppo per la mia tesi. L’avevo salvata su chiavetta!!!!»

«NOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!» fu l’urlo di Shura mentre lei saliva sulla limousine nera inviatale da Saori Kido.

Nona casa

«Ciao Shura! Come va!» Aiolos diede il benvenuto al collega nella sua casa. «Sei di passaggio o ti fermi a bere qualcosa?»

«COME VUOI CHE VADA RAZZA DI SCEMO!» fu la risposta del saint « Ho perso la mia migliore amica e ancella, l’onore e la reputazione e non sono più proprietario nemmeno delle mutande che indosso! Vaf@@@@@lo e te e alle tue idee del menga! La prossima volta che ti viene in mente di giocare alla pignatta usa la tua collezione di Diabolik!» il Saint del Capricorno se ne andò rosso in viso e fumante di rabbia.

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Lasagne!!!!!

«Trallalero, trallalà, quanto è bello spolverà, firuli e firulà!»

Questo era il simpatico motivetto che Aldebaran canticchiava ( improvvisando passi di samba) mentre spolverava il soggiorno.

«Ora si che è tutto bello pulito! Però non avrei mai pensato che mi piacesse così tanto fare il casalingo e non parliamo del cucito! Adoro fare il punto croce! »

Rimase estasiato, per un paio di minuti, davanti alla sua prima opera: una mucca che pascolava su un prato ( beh...al toro piacciono le mucche!....). Aveva trovato ago e filo nella cesta del filato di Palmira ( la sua, non più giovanissima, assistente) e così, tanto per scherzare, aveva iniziato a ricamare e... gli era piaciuto un casino!

«Ora devo solo più togliere la polvere dalla mia preziosissima collezione di souvenir in vetro di Murano! Sono molto delicati e devo fare molta, molta attenzione!»

Come non detto. Appena toccò con il piumino il gattino di vetro, si scatenò un effetto domino, che portò, in pochi istanti, alla distruzione dell’intera collezione.

«Al, sei in casa? Ti ho riparato il corno dell’elmo, ma la prossima volta evita di usarlo per sturare il lavandino, d’accordo?» Mu, la paciosità fatta persona, si aggirava flemmatico per la seconda casa:

«Al! Perchè sei in lacrime?»

«Sigh! Spolverando ho distrutto la mia collezione di vetri di Murano! »

«Su non piangere. Te la ricompro io made in Cina per Natele.»

«Ma erano pezzi originali!»

«Quanto sei pignolo! Sa, allora, per tirarti su il morale, ti invito a pranzo a casa mia!»

«Non ti devi disturbare Grande Mu! Sto già meglio non vedi?» Al sfoggiò la sua migliore faccia gioiosa.

«Figurati, nessun disturbo! Kiki ci preparerà un bella insalata mista! Oppure preferisci una caprese? È la nostra specialità!»

Al desolato santo del Toro non restò altra scelta che accettare per l’ennesima volta l’invito dell’amico e seguirlo verso la casa del Montone Bianco."Era meglio se accettavo la collezione made in Cina", ma ormai era troppo tardi per tirarsi indietro.

Giunti a destinazione Mu iniziò a chiamare Kiki:

«Kiki! Kiki! Abbiamo ospiti, su vai in cucina a preparare il pranzo!» (Il povero Kiki, era stato messo a fare lo sguattero al posto di Mario, l’assistente di Mu).

Ma non avendo risposta iniziò a cercare per le varie stanze:

«Ma dove si sarà cacciato mio fratello? Scommetto che sarà andato a giocare a calcio con le riserve di bronzo! Appena lo vedo mi sente!»

«Mu, non senti questo profumino celestiale!» chiese Al.

«Si, effettivamente sento qualcosa» il cavaliere dell’Ariete annusò l’aria «odore di morte!»

«Ma no, è pollo ai ferri!» Aldebaran partì in quinta lasciandosi trasportare dalla scia odorosa, come un cane da tartufi, seguito dal contrariato Mu.

Il profumino li condusse sul piazzale antistante la casa, dove era stato allestito un capanno tipo quelli delle proloco alle sagre di paese.

Al suo interno c’erano Seiya, Shiryu, Hyoga e Ikki che si stavano rimpinzando di ogni ben di dio, peggio di Goku al ristorante( Shun era troppo attento alla linea e alle buone maniere per ingozzarsi, come un maiale, con la faccia dentro ad una ciotola! A Seiya invece gli veniva benissimo!):

Seiya: «Questo tempura di gamberi è la fine del mondo! Carlos sei un mago dei fornelli!»

Shiryu:«E non parliamo di questi ravioli al vapore ripieni di carne, delicati e saporiti!»

Hyoga: «Il salmone alla piastra, poi, è insuperabile!»

Ikki: «Ma avete assaggiato questo pollo alla diavola? Favolosamente piccante! Mi ricorda la lava dell’isola della Regina nera!»

«Siete troppo buoni!Così mi fate arrossire!» rispose Carlos (lo chef del santo del Toro), da dietro il bancone.

Aldebaran stava sbavando come una cane davanti ad una bistecca, mentre Mu stava per dar di stomaco. Tra i partecipanti, al succulento banchetto, c’era anche Kiki seduto comodamente su una seggiola, che si apprestava ad aggredire una bella pizza valdostana fumante, con tanto di tovagliolo legato al collo.

«Com’è, ti piace?» gli chiese Palmira

«Si, è stratosferica! Non avevo mai assaggiato una cosa così buona! Con il mio fratellone si mangia solo verdura la vapore senza grassi aggiunti!» rispose Kiki addentando la seconda fetta.

«Allora dacci sotto! Che devi crescere!»

Il ragazzino non se lo fece ripetere due volte.

«Kiki! Sei passato al nemico! Vergognati!» lo riprese Mu

«Che ci vuoi fare? La pizza è la pizza!» rispose il ragazzino prima di fiondarsi nuovamente sul piatto.

Intanto Al si era avvicinato a Carlos, che era intento a sfornare una teglia dal profumo e dall’aspetto molto invitante:

«Ma quelle sono...LASAGNE!» il santo del Toro guardava il prelibato piatto degli dei con gli occhioni del gatto con gli stivali di Shrek.

«Le vuoi?» gli chiese il cuoco.

Aldebaran annuì con il capo.

«Allora devi firmare» Carlos gli allungò scartoffie e panna.

«No! Non lo fare, è una trappola! Vogliono prenderti per la gola!» Il grande Mu cercò di risvegliare l’amico dalla sottospecie di trans in cui era caduto.

«Nobile santo dell’Ariete gradisce dello stufato d’agnello? Oppure abbiamo anche del kebab con carne di montone di primissima qualità!» Palmira piazzò i due piatti proprio sotto il naso del cavaliere.

«ARGH! NO, Il MONTONE NO! ASSASSINI!» il Grande Mu scappò via veloce come un fulmine e si chiuse nel bagno a vomitare.

«Bene, quella mozzarella voilacea anti colesterolo non ti disturberà più, mangia pure in santa pace che ti vedo sciupato! Bambinone della zia!» Palmira rifornì il gold saint di piatto forchetta e coltello, mentre Carlos riordinava i fogli firmati del contratto.

E finalmente, dopo tanto tempo, anche il nostro Al poté nuovamente gustare il prelibato sapore della pietanza più sublime e, contento come una pasqua, ficcò anche lui il suo immenso testone dentro la scodella!