Natale ad Asgard

Asgard 24 Dicembre

 

"Hilda, sbrigati, sono arrivati!" Flare bussava con insistenza alla porta della sorella.

"Sono già quì, ma sono solo le otto, dovevano essere all'aeroporto fra un'ora!" Hilda parlava attraverso l'uscio.

"Isabel ha preso un jet speciale e hanno anticipato l'arrivo. Alcor li ha trovati li! Per fortuna lui è sempre in anticipo! Sbrigati che devi accoglierli!" Flare si allontanò.

"VENGO!" fu l'ultima cosa che si sentì attraverso la porta!

Nella sala delle udienze, Isabel, Crystal, Sirio, Andromeda e Phoenix, stavano aspettando in compagnia di Alcor e di due bellissimi ragazzi, che sembravano essere dei membri della corte di Asgard.

"Loro sono Frida e Frederick. Sono coloro che hanno organizzato il tutto!" Alcor era un pò impacciato come padrone di casa.

Non era certo nel suo carattere essere socievole. Stava guardando disperato a destra e a sinistra, in attesa che una delle due sorelle arrivasse. Phoenix lo guardava da un angolo un pò più lontano dal gruppo, mentre Sirio e Crystal stavano parlottando tra di loro, con Frida al centro, che sembrava gradire molto la conversazione con i due ragazzi. Isabel parlava con Frederick in maniera formale, ma con molta dolcezza. Insomma l'unico che stava prestando ascolto al God Warrior era Andromeda. Il Saint di Atena lo stava guardandolo con un sorriso molto amichevole, facendolo sentire un pò più a suo agio. L'unico problema era che Andromeda non parlava e lui non sapeva cosa dirgli. Era incredibile a pensarsi, ma se lo avesse dovuto affrontare, si sarebbe sentito più a suo agio.

"Eccoci!" Flare apparve. Alcor sospirò liberato da un peso.

La ragazza era vestita di rosso, con piccole decorazioni argentate a forma di fiocco di neve. i suoi bellissimi capelli biondo ramati, cadevano legati da dei fiocchi verde intenso. forse l'abbinamento dei colori non era il migliore, ma era molto natalizio e l'abito lungo valorizzava la bellezza della ragazza.

I giovani ospiti, e non solo loro, rimasero abbagliati da tanto splendore. Crystal più di tutti si trovò con la bocca aperta ad ammirare quanto Flare fosse diventata bella.

Dietro di lei arrivò la sorella. Hilda era meno vistosa, ma di certo più elegante. Indossava un lungo vestito grigio chiaro, con delle decorazioni a forma di soffi di vento di un colore azzurro tenue. sulle spalle aveva uno scialle blu, sfumato da venature argentate, che disegnavano lo stemma dei polaris. In testa aveva una tiara di brillanti che decretava la sua sovranità in nome di Odino.

Isabel fu l'unica del gruppo che si fece avanti a salutarle, visto che i maschietti erano abbastanza intontiti da tanta bellezza tutta insieme. La dea Atena, indossava una variante del suo tipico abito. Una veste bianca, con bordature in oro e una mantella giallo tenue che le copriva completamente la schiena e le spalle.

"Benvenuti a Asgard! Sono felice abbiate accettato il mio invito!" Hilda iniziò con una voce di circostanza per finire con un caldo sorriso.

Seguì un tenero abbraccio tra le due sorelle e i loro ospiti, che si concluse con un imbarazzante rossore sul viso di Crysta e Flare, sfociato poi in una fragorosa risata che ruppe l'ultimo strato di ghiaccio!

Dopo lunghi convenevoli e scambi di avventure, furono tutti condotti alla sala da pranzo, dove avrebbero iniziato con un aperitivo e poi si sarebbero seduti alla tavola per un anticipo di pasto, in attesa di quella che sarebbe stata la cena di mezzanotte!

La giornata passò in armonia e dopo aver pranzato si formarono dei piccoli gruppi. Hilda e Isabel si mossero con Andromeda al seguito all'interno del castello, parlottando del più e del meno. Di amministrazione di templi e palazzi.

Alcor e Phoenix si appartarono il prima possibile, leggermente stressati da tutta quella socievole avventura e iniziarono a parlare di combattimenti e battaglie. Rievecondo per prima quella che li aveva visti uno contro l'altro.

Di Crystal e Flare ben pochi ebbero sentore per tutto il pomeriggio, visto che i due erano usciti da palazzo e si erano addentrati nel freddo bosco della villa.

Sirio era rimasto solo con Frida e Frederick. Entrambi molto socievoli, avevano spiegato al cavaliere che erano gli eredi del capo del villaggio nemico di Asgard, che finalmente aveva firmato la pace e, per consolidarla, loro si erano proposti per aiutare in questa festa. Frida stava facendo gli occhi dolci a Sirio, che, leggermente imbarazzato, fingeva di non notare.

La notte arrivò in fretta e alle undici e trenta si ritrovarono tutti nella sala da pranzo per cenare. Per l'occasione era stato portato un albero alto quattro metri abilmente decorato, con fili argentati e dorati. In più vi erano delle bellissime sfere natalizzie di svariati colori, con sfumature mai viste. In esse sembrava essere nascosto un simbolo. Il primo a notarlo fu Sirio che si mise a scrutarlo, proprio quindici minuti prima della mezzanotte.

Quando il Dragone mosse la sfera, essa si illuminò e tutte le altre fecero lo stesso. Il simbolo divenne d'argento e si valorizzò, palesando la sua natura, una runa nordica!

Nessuno ebbe il tempo di pensare a cosa stesse accadendo che una forte luce li investì e tutto fu indefinito e irreale, fino a che ognuno perse di vista gli altri!

Sirio si riebbe dalla forte luce e guardandosi intorno fu scioccato! Una grande quantità di acqua scendeva veloce da delle rupi e molte altre erano sparse nella zona. Era ai cinque picchi, ma tutto sembrava diverso. Come se fosse in un tempo o in uno spazio che non gli appartenesse. Si girò velocemente in cerca di una ragione a tutto questo, ma non riusciva a trovarla. Poi un cosmo a lui estremamente noto invase l'aria! Sirio ristette, pronto a capire come potesse essere lui, in quel luogo e in quel momento!

 

Andromeda era stato sbalzato improvvisamente dalla luce in una strana realtà. Stava per sedersi a tavola quando la luce lo aveva investito e ora era in un anfiteatro, dove doveva aver appena nevicato. Tutto era bianco e silenzioso, una sensazione di pace era data dal leggero e amplificato soffio del vento. Sembrava quasi di essere in un meraviglioso sogno, se non fosse stato certo di essere sveglio. Una dolce musica suonava una melodia triste e sofferta. Andromeda si sentì gelare il sangue nelle vene. Lui la conosceva quella musica!

"Gentile da parte tua Andromeda! Essere nei tuoi pensieri sopra a tanti amici. Non credevo il tuo nobile animo potesse arrivare a tanto!" la musica si fece più intensa e incalzante.

Andromeda percepì il cosmo che gli diede conferma della persona che stava per incontrare, ma perchè?

 

Era rimasto immobile e impassibile in attesa di capire cosa stesse succedendo. Phoenix non era certo di chi o cosa avesse generato questo spostamento, ma non voleva dargli soddisfazione. Era in una vasta pianura ricoperta da neve fresca. Alcuni fiocchi cadevano a fatica, lenti e indecisi, che poco prima di venire a contatto con il cavaliere si scioglievano a causa del suo cosmo. Era sul chi vive, non si aspettava che tutto questo fosse opera di un amico, ma non riusciva a percepire un vero pericolo. Poi come una scossa, sentì qualcosa di famigliare, la voce di una ragazzina lo chiamava con dolcezza. "Phoenix, Phoenix! Vieni, ti prego, vieni!" Era lei ne era certo. Ma...come poteva essere?

 

Crystal stava girando per un bosco cupo e sinistro. Il freddo era percepibile anche per lui che tanto riusciva a resistervi. C'era qualcosa di spaventoso in ogni nodo di ogni albero. Il male sembrava in essi reincarnato. Il Saint del Cigno si avventurò per la terribile vegetazione, cercando uno sbocco o una strada che lo riconducesse al palazzo e con gli altri. Però aveva come l'impressione di dirigersi verso il centro del bosco. Malgrado facesse di tutto per uscirne, gli alberi aumentavano di numero e tutto si faceva più fitto. Poi percepì qualcosa di diverso in quell'ambiente. Come una luce nelle tenebre. Davanti a lui vi era un albero dorato. Irradiava una luce positiva, qualcosa di unico e di ammagliante, un calore freddo che aveva già percepito più volte, quando era più piccolo!

 

Flare si ritrovò nel centro del giardino della villa. Sembrava primavera anziché inverno. La neve che aveva ricoperto il prato fino a pochi minuti prima era svanita e poche piccole torri bianche sembravano ancora resistere al caldo sole di meriggio. Era tutto irreale nella logica della ragazza. Ma i suoi sensi e il suo corpo le dicevano che era tutto vero. Il calore che percepiva le ricordava i momenti migliori della sua vita. Quelli spensierati dei giochi, quando tutti i cavalieri erano vivi e la pace era la regina di Asgard. Poi qualcosa, come se si spezzasse un dubbio e diventasse concreta realtà. Era davvero un sogno, non poteva essere altrimenti se lui era li!

 

Isabel era rimasta sola. La stanza era spoglia di ogni cosa, dall'albero alla tavola. comprese sedie e suppellettili. Solo un immenso trono era rimasto. Alto, posto verso la parte più stretta della stanza, per essere ammirato in maniera più completa. La donna, che era Atena, sentiva che qualcuno orchestrava nell'ombra e aveva fatto svanire anche gli altri. Il suo potere non poteva essere ingannato come quello dei suoi cavalieri. Ma chi fosse e perchè avesse fatto tutto ciò non le era chiaro. Qualcosa la spingeva verso il trono. Decise di seguire il desiderio dell'alterazione per capirne di più su quello che stava accadendo. Si sedette, come mossa da una forza invisibile e rimase ad attendere.

"Sono al tuo servizio mia signora, ancora una volta sono qui per te Isabel!"

Atena rimase scioccata! "Tu! Ma come è possibile!"

 

Alcor si muoveva come una preda in una spoglia distesa di neve. Tutto intorno a lui era bianco e ogni suo passo generava orme che ricostruivano tutti i suoi movimento Era giorno e il sole alto brillava inesorabile. Sentiva che qualcuno lo braccava e non poteva difendersi. Senza una ragione aveva paura di affrontarlo. Era sconvolto più dalla paura ingiustificata che dalla situazione, ma non aveva il tempo di pensare  a queste cose. Doveva trovare un riparo.

Si mosse a destra, scappo al centro. Cercò una via a sinistra e ripercorse i suoi passi. Niente, il suo inseguitore era ancora li, ma non lasciava traccia di se, come se potesse volare. Poi un'ombra scura gli passò davanti. Alcor si girò e non riuscì a credere ai suoi occhi!

Hilda si domandava cosa avessero tutti. Erano come paralizzati. Ognuno di loro era rimasto nella posizione che avevano quando Sirio aveva ammirato le sfere dell'albero. Solo lei non aveva, apparentemente, subito effetti! Ma perchè e chi aveva orchestrato questo brutto tiro? La Celebrante di Odino si accostò a Isabel e usando i suoi poteri cercò di comunicare con lei. Ma nessuna risposta provenne dalla dea Atena.

"Non ti risponderà, Hilda! Siamo solo noi due, loro hanno altri problemi più urgenti che mangiare con te!"

Hilda fu raggelata. Un brivido dietro la schiena le fece vibrare la pelle. Conosceva quella voce, come e più della sua, non poteva però essere lui. Doveva vincere la paura e voltarsi, doveva sapere che non era vero!

 

Dalla cascata uscì colui che aveva riconosciuto nella precedente percezione. Non vi erano dubbi. Il suo corpo, la sua capigliatura e il suo cosmo, erano quelli. Dalla profondità dell'Ade, forse a causa del collasso della prigione delle anime, era giunto fin li, Ma perchè?

"Ti poni troppe domande, Sirio. Come sempre! Non essere così restio e vieni verso di me."

Il Dragone era come impietrito da tutte quelle assurdità. Spostato da un luogo all'altro, senza una reale e concreta ragione, era in un tempo probabilmente passato ed ora lui! Era li, vivo e in carne ed ossa, ma continuava a non crederci. Demetrios, il compagno di mille addestramenti. Colui che avrebbe potuto togliergli l'armatura e che, come ultimo gesto, gli aveva ridato fiducia nelle sue capacità. L'uomo che si era immolato per colui che considerava un nemico. Proprio lui era vivo davanti ai suoi occhi.

 

Un passo lento e cadenzato seguiva le note della melodia. Un incedere lento, ma deciso, smorzava i cremisi riflessi dell'armatura. La chioma riccia  e rossastra rendeva il bellissimo viso ancora più dolce, mentre con gli occhi semi aperti seguiva la mano sulla cetra. Pochi metri ancora e poi si fermò. Poggiando un piede su uno dei gradini dei primi spalti, rilassò il suo corpo e variò la melodia, rendendola più dolce e accattivante. Andromeda era come rapito da questo dolce suono. Come già un tempo passato si era lasciato ingannare dalla bontà della musica, che trasmetteva il vero animo di colui che gli si parava davanti. Ma Mime Era morto molto tempo fa e il suo corpo bruciato con quello dei suoi compagni in onore del suo sacrificio. Come poteva essere li, davanti a lui a suonare il suo strumento con melodie così vive da destare incanto?

 

Phoenix era scosso da fremiti tremendi. Sentiva di essere tornato un ragazzino, pieno di dubbi e di paure. Non riusciva a capacitarsi che lei fosse tornata per lui. Non poteva essere che un terribile scherzo del destino. Un’orrenda macchinazione per portarlo alla disperazione. Già una volta era successo, ma questa non lo avrebbe fatto soffrire nuovamente! Espanse il suo cosmo e dietro di lui apparve una terribile fenice fiammeggiante. Nella posizione di battaglia a lui tipica sfidò il nuovo avversario.

"Tu che ti celi dietro il bel viso di Esmeralda, Palesati per il vigliacco che sei e combatti!"

Stava per lanciare le Ali della fenice in un impeto di rabbia, quando il viso di lei fu rigato da una lacrima.

"Phoenix, non mi riconosci. Questi anni hanno cancellato il mio ricordo dai tuoi occhi? Come puoi dimenticare i momenti in cui, ferito, io mi prendevo cura di te. Come puoi dimenticare l'amore che era nato silente tra noi. Non puoi esserti scordato di me!" disperata, la voce di Esmeralda pugnalò il cuore di Phoenix, come e più di un colpo segreto del più potente dei suoi rivali. Cadde in ginocchio impotente. Come se tutto il suo potere e la sua forza fossero andati persi!

 

L'albero davanti a lui brillò ancora più intenso. Dalle radici fino alle foglie della chioma, iniziò a congelarsi, come se il freddo di un suo colpo gli si fosse abbattuto contro. Quando ogni parte fu di ghiaccio, davanti a lui apparve l'uomo più importante della sua vita. Almeno della prima parte della sua vita. Il blu che era lui indosso, faceva strani riflessi nella cupa atmosfera della foresta, che contrastava con il violetto dei capelli. Il viso era gentile, come lo ricordava nei momenti in cui lo considerava un padre. Quell'uomo aveva permesso che Crystal diventasse un cavaliere. ma per lui era impossibile crederlo vivo. Colui che chiamava Maestro dei Ghiacci era morto per mano sua, già molto tempo fa. Crystal ebbe come un collasso. Tutto ciò che aveva combattuto in dolorose battaglie, riaffiorò nella sua mente e fece tremare il suo corpo. La sensazione di dolore e paura che mai lo aveva investito, lo sconvolse. Tutto sembrava più reale del vero. Le emozioni sembravano enfatizzate all'ennesima potenza e il Saint del Cigno non riusciva a proferire parola.

"Mi spiace Crystal, vedo che non hai imparato la più importante delle lezioni!"

Con fare dolce e gentile, il suo maestro gli posò la mano sulla spalla e sorrise, poi tornò serio e fece uno scatto indietro.

 

Ogni passo schiacciava leggermente le bianche margherite e i fili d'erba. Flare era ammirata nel guardarlo avvicinarsi. Il suo corpo era magro e slanciato. i muscoli perfetti e in ogni loro dettaglio modellati. Era più alto di lei e i suoi bellissimi occhi azzurri la fissavano con amore. I capelli, nel loro originalissimo taglio ondeggiavano davanti al suo viso, rendendo lo sparire e il riapparire del sorriso una mirabile visione. Tutto era perfetto, tutto tranne il fatto che non poteva essere. "Artax, tu sei morto!"

Mai parola o frase fu così brutta sulle labbra di Flare, per Flare. Aveva appena negato ciò che la stava facendo sognare e per questo era sprofondata in una cupa rassegnazione e in una inquietante paura. Se Artax era morto, quello che tanto gli assomigliava chi poteva essere?

"Si, Flare. Ma sono tornato per te, per il tuo amore, per chiederti perdono, una volta per tutte!"

Il Guerriero del Nord aprì le braccia in attesa che la donna a cui si era dichiarato gli venisse incontro.

 

Isabel si alzò dal trono di scatto. Come d'istinto cercò di impugnare il suo scettro, ma non era li con lei. Lui non poteva essere tornato, almeno che..? Hades aveva dei poteri noti e altri ignoti. La sua spada era maledetta, forse che..? Atena stava pensando, mentre il suo devoto era ancora li in ginocchio. L'armatura che indossava era quella dei primi giorni. Il chiaro argentato bagliore, che risplendeva per riflesso della tenue luce che filtrava dalle finestre, si macchiava del rosso metallo che bordava buona parte dell'armatura. L'elmo a forma di testa di cavallo non poteva dare dubbi sulla persona che aveva davanti. Era proprio lui, Pegasus.

"Non basta la morte per allontanarmi da te, Atena. Non basta la morte per farmi dimenticare il tuo nome, Isabel!" Il suo parlare era sempre più deciso. Quello che non sembrava Pegasus nelle parole, era lui nel muoversi e nell'apparire. Ma perchè era così romantico, perchè era tornato a lei dalla morte che Hades gli aveva inflitto?

 

Alcor era ancora davanti al suo inseguitore. Guardò ogni piccolo particolare della nera protezione che lo ricopriva e se non fosse stata di colore opposto gli sarebbe sembrato di vedere la sua allo specchio. Il viso e l'espressione decisa del predatore si addolcirono quando videro il suo simile incorniciato dal bianco elmo. Non c'erano dubbi su chi fosse colui che aveva davanti. Era Mizar, suo fratello. Ma Mizar era morto tra le sue braccia, quando per strapparlo alla lotta si era perso nella tempesta. La ferita che lo aveva colpito era più grave di quello che sembrava e non resistette abbastanza per essere curato. Ora in una situazione simile, lui era li vivo e non parlava, gli sorrideva, come se fosse solo andato via per una vacanza!

 

Hilda lo osservò attentamente. Il suo sguardo fiero era inimitabile. Nemmeno un mutaforma avrebbe potuto clonare quel cipiglio. Quell'essere che era solo dell'uomo che tanto aveva amato e a cui mai si era dichiarata. Ora era li, nuovamente davanti a lei, come a dargli una seconda occasione. Ma non era possibile, non era vero, eppure era così.

"Non negare la mia presenza, Hilda, sono io, Orion, non essere sempre così fredda davanti ai tuoi sentimenti!"

Hilda sentì un forte calore partirle dal cuore una forte smania di abbracciarlo. Non riusciva a trattenere le lacrime che sgorgarono come fiumi. Non piangeva da moltissimo tempo, mai era stata facile al pianto. ma oggi era un giorno speciale.

 

Sirio si mosse, prima titubante, poi certo, verso il suo compagno di addestramento. Gli pose la mano e si preparò a stringere quella dell'altro. non appena avvenne lo scambio, Demetrios tirò a se Sirio. Il Dragone venne sbilanciato, mentre nel suo stomaco sentì un'energia esplodere e poi fu sbalzato lontano a pochi centimetri da un burrone! "Turbine della Tigre!" Demetrios si lanciò contro Sirio distruggendo il costone di roccia. Il Dragone reagì e evitò il colpo. come d'istinto Sirio lanciò il suo drago nascente e investì il suo compagno di molti sacrifici, non capendo cosa succedesse. Demetrios cadde verso il baratro urlando. Le sue parole erano poco chiare a causa del rumore della cascata, ma sembravano un avvertimento a qualche pericolo. Il Saint di Atena evitò solo per fortuna l'oggetto rotante che era diretto verso al sua testa. Qualcun altro lo stava attaccando!

 

"Ammetto che il tuo dolce cuore non merita il dolore che subirai, Andromeda! Ma le melodie che scaturiscono dalla mia cetra non ti faranno soffre." Tutta quella umanità nelle parole dello Scardo nordico stupirono Andromeda. Come se stesse per fare qualcosa di cui non fosse convinto. era forse un segno? "Rassegnati a un destino di oblio, Cavaliere di Atena!" La musica di Mime fu interrotta e il guerriero del nord sollevò la mano per colpire con i sui raggi di luce. Andromeda li evitò abilmente, cercando di capire dal volto imperturbabile dell'avversario la ragione di tutto ciò! Mime non fece un cenno, ricominciò a suonare, mentre centinaia di immagini illusorie si formavano attorno a lui. "Non resistere, Andromeda. Non essere così sciocco da soffrire per niente!" Andromeda avrebbe tanto voluto la sua catena. Mime era già difficile da battere così, non poteva certo sconfiggerlo senza armatura.

 

Lei gli venne incontro e lo abbracciò con grande amore e tenerezza. Phoenix si sentì l'uomo più felice del mondo e per una volta dopo moltissimo tempo non era mosso ne dall'odio, ne tanto meno dal rancore. era finalmente libero dalla sua naturale avversione per il mondo. Il calore che Esmeralda gli trasmetteva era un sogno proibito che non aveva mai rivelato. Nemmeno Andromeda sapeva davvero quanto il fratello soffrisse ancora per questa terribile perdita. Ma ora lei lo abbracciava, dandogli quello a cui aveva rinunciato fino a quel giorno.

Un lieve sussurro nel suo orecchio lo riportò alla realtà. Una tremenda minaccia sembrava pendere sulla loro testa. Phoenix non voleva sentirla. Non voleva credere che la guerra avrebbe spezzato ancora il loro amore, ma poi il calore aumentò all'altezza del suo petto, mentre tra le sue braccia iniziava a nascere il freddo. Il cavaliere della Fenice si rialzò con il corpo morto di Esmeralda tra le braccia. Il sangue di lei scendeva da un buco nella schiena che aveva passato da parte a parte il cuore. La mano artigliata del colpevole era protesa verso di lui grondante il sangue di lei!

 

Nella sua tipica posizione di battaglia, il Maestro dei Ghiacci stava concentrando tutto il suo cosmo sul pugno, mentre il suo continuo mantra di concentrazione disturbava la perfetta quiete della foresta. Crystal lo guardò, ma non capiva. Non era dominato da nessun nemico, eppure il suo maestro lo voleva affrontare.

"Non esitare mai davanti al nemico o perderai la vita. Non temere di uccidere i morti, allievo adorato. Sono qui per vedere cosa Aquarius ti ha insegnato e come tu lo abbia messo in pratica. Vogliono sconfiggervi per avere il vostro potere. Ho accettato questa missione per metterti in guardia. Non possono sentirmi qui e per questo posso parlare, ma dobbiamo combattere. Preparati Crystal!"

Il Cigno di bronzo ristette pochi attimi per capire le parole del maestro, poi comprese. Si pose in posizione di combattimento, quella per lanciare il colpo ultimo dei guerrieri del ghiaccio. Dietro di lui apparve la costellazione dell'Acquario, poi sovrapposta quella del Cigno. Mentre il maestro urlava Polvere di Diamanti, lui lanciò il suo colpo. Quando le parole: "In Nomine tuo Aquarius!" furono proferite, una giara colma d'acqua si creò dietro la sua schiena. Mentre calava, i freddi ghiacci divennero padroni, ma al posto di un'onda di gelo, dalla giara scaturì un cigno di cristallo, che ruppe il più modesto cigno azzurro a lui opposto. Il Maestro dei Ghiacci fu investito da un potere a lui superiore e divenne parte integrante di un albero di cristallo generato dal potere di Crystal. Il giovane gli si avvicinò e in un ultimo fiato, il maestro manifestò il suo orgoglio.

"Ma quali dolci sentimenti! Sapevo che non avrebbe obbedito, per questo ho seguito il tuo maestro. Io non sarò così clemente!"

 

Lui la raggiunse e Flare non potè respingere il suo amore. Quando l'abbracciò tutto sembrò tornare indietro di anni, quando ancora la guerra era colorata di pace. Ma poi la stretta divenne più forte, il respiro iniziò a mancarle e guardando il viso di Artax, vide in lui un demonio e non l'uomo a cui aveva voluto bene.

"mi hai tradito e con me anche Asgard. Non sopporto che tu abbia accettato questa cosa con tanta semplicità! Morirai Flare!" La ragazza era impotente, presa nella morsa di quel possente guerriero!

 

"Non è facile essere qui a proteggerti ancora!" Lacrime scendevano copiose sul viso di Pegasus.

Isabel lo guardava, mentre il cosmo di lui si espandeva e trasportava il suo amore. Lei sentiva che non era completamente l'uomo che aveva conosciuto un tempo, ma solo una parte di lui. In Pegasus c'erano devozione e amore, ma nessun altro sentimento. Mancavano ardimento e determinazione, non era Pegasus, ma i sentimenti, l'armatura e il corpo si! Un colpo possente, una detonazione! La porta del salone si infranse a causa di un possente impatto e Pegasus si girò e si mise davanti a Isabel, come baluardo in sua difesa. Atena non potè credere ai suoi occhi. Davanti a loro, sull'uscio della porta c'era Pegasus, un altro Pegasus. Questo indossava l'armatura che gli aveva visto indosso prima che diventasse divina. Era l'ultima armatura del Pegaso. Il Fulmine di Pegasus partì veloce e inesorabile verso di loro, ma il suo difensore parò i colpi, la guardò e le sorrise prima di lanciarsi nella lotta con se stesso.

 

"Per anni sei stato la mia ombra, con il desiderio di avere ciò che di diritto era mio. Per anni hai voluto questa armatura e ora non la indossi nemmeno. Ma io sarò più definitivo e prenderò ciò che mi serve da te!"

Alcor era confuso, cosa voleva suo fratello da lui? I bianchi Artigli della Tigre partirono inesorabili come gelide lame. La Tigre Bianca si mosse veloce, evitando i colpi del fratello, non capendo il perchè di tale reazione. Solo in quel momento si rese conto che indossava la sua armatura. Alcor sentì che qualcuno li voleva far scontrare e che sarebbe stato difficile evitare un duello. Avrebbe lottato, inesorabile fino alla fine. Se quello era suo fratello, non era lui a muoversi in quel modo, ma qualcun altro a manovrarlo. Quindi avrebbe reso giustizia alla salma dell'amato parente. "Bianchi Artigli della Tigre!" Urlò!

 

Orion si avvicinò e le asciugò le lacrime, le sorrise e le prese la testa tra le mani, portandola al suo petto. Lasciò che lei sfogasse anni di austerità e di dominio e forza. Per la prima volta da molto tempo, Hilda si sentì solo una donna, senza pesi e responsabilità, in grado di poter dare vero amore ad un uomo. Orion le diede il tempo necessario a riprendersi e poi le parlò con franchezza.

"Sono qui per ucciderti, ma non ci riesco. Qualcuno vi vuole morti e vuole usare i vostri corpi per portare avanti i suoi scopi." Orion fece una pausa e Hilda attese.

"Non so chi, ma altri morti sono tornati per uccidere tutti i presenti. Se li batteranno possederanno i corpi di chi hanno ucciso e serviranno colei che ci ha ridato la vita!"

"Basta, Hai detto troppo, stupido paladino romantico!" Il giovane, Frederick, che aveva organizzato la festa era davanti a loro in armatura.

Aveva delle decorazioni lungo tutto il corpo che ricordavano le rune nordiche. sotto di esse l'armatura che sembrava antica pietra, rivestiva il corpo come un'armamento di un antico vichingo. Il suo corpo slanciato era ben modellato dalla flessuosità del materiale, ma stonava con il suo aspetto e la sua forma.

"Sono Frederick di Rune! Preparatevi a soccombere! Dagaz!" La runa a forma di clessidra orizzontale si illumino, mentre una luce di fuoco partiva dalle sue mani.

 

Prima che Sirio riuscisse a girarsi per vedere chi fosse il suo nemico, dovette schivare il ritorno dell'oggetto che prima per poco non lo uccideva. Voltandosi, vide l’avversario. Era Thor, il cavaliere di Asgard che per primo aveva iniziato la pugna con Pegasus.

"Questa volta non ci sarà il tuo compagno a impedire che ti colpisca. Subisci il potere dei miei Mijolnir!" immediatamente lanciò le scuri.

Sirio si mosse veloce, evitando prima una, poi l'altra arma rotante. Poi si mosse in modo da non poter essere su una traiettoria di ritorno e lanciò un rapido Drago Nascente. Nel parare il colpo del Dragone, Thor perse la presa su una delle sue due armi ritornanti, che finì nella bocca delle cascate. Furioso il grosso combattente si lanciò verso Sirio con l'altra arma in pugno e lo incalzò in un corpo a corpo. Sirio evitò il colpo arrestandolo e, al lancio dell'arma, si buttò nella cascata per eludere il nemico!

 

Senza nemmeno accorgersene, Shun fu rivestito della sua Armatura, con le catene che impazzivano girando attorno all'area, per localizzare il nemico. Ma dopo numerosi passaggi e fendenti, le illusioni svanirono tutte, senza palesare il vero Mime. La musica non cessava e la catena non indicava nessun avversario. Poi le note cambiarono. Non erano più dolci e ripetitive, ma ritmate e aggressive. La catena impazzì nelle mani di Andomeda, che faticava a domare il suo impeto.

"Non reagire, Andromeda, accetta che la catena sia dominata!" La voce era ovunque, rimbombava sinuosa. Mime era svanito.

Andromeda non reggeva più il controllo e la catena iniziò a muoversi da sola, legando il Cavaliere di Atena. Non riusciva a dominare la sua stessa arma, che iniziò a stritolarlo. Oltretutto si accorse subito che oltre alla catena, anche i fili della cetra di Mime lo avevano avvolto. la situazione era disperata.

 

Luxor guardava Phoenix con freddezza. Come il predatore guarda la sua preda. Ma il cavaliere non era un bersaglio facile. Il calore intorno al Saint della Fenice aumentò a dismisura. Tanto era forte, che egli potè abbandonare Esmeralda e lasciare che il vapore la facesse scendere lentamente. Poi avanzò. Pochi passi, per superare il corpo di lei. Dopo le fiamme. Avvolto da un cerchio di fuoco, Phoenix unì le mani e una grossa fenice fiammeggiante si innalzò in cielo, per poi tornare verso di lui e schiantarsi sul terreno. Tra i falò, Phoenix apparve vestito della sua armatura e furioso per ciò che era successo.

"Morirai per ciò che mi hai tolto, cane rabbioso!" Phoenix stava indicando Luxor!

Il Lupo dei Ghiacci sorrise, si mise in posizione d'attacco e si preparò con i suoi artigli. "Perderai più dell'amore, Artigli del Lupo!" Poi avanzò in malvagio assetto.

Phoenix non batté ciglio. Lasciò avanzare il nemico e poi urlò: "Ali della Fenice!" Tutto fu scosso e sconvolto dal suo potere, tanto vasto da spazzare via ogni cosa. Gli artigli del lupo si ruppero in un lampo e Luxor fu sbalzato lontano senza più i bracciali della sua armatura.

 

Crystal si girò, abbandonando la nuova bara ghiacciata del suo maestro. Davanti a lui c'era Megres. Il guerriero di Asgard impugnava già la sua lama e avanzava con fare disinvolto verso il suo avversario. Il Cigno della Siberia fece un passo indietro e pensò che il suo maestro gli avesse dato il consiglio per abbattere il suo avversario. Per questo si concentro subito e contenendo le energie fredde aspettò l'attacco del nemico. Megres mise la spada in posa di Torre e concentrò il suo cosmo. "Saranno le anime di questa natura oscura a segnare la tua morte! Anime della natura!" A quel punto miriadi di rami si lanciarono su Crystal, mentre molte radici cercavano di legargli le gambe per immobilizzarlo. Il Saint rimase impassibile e quando tutto sembrava perso, esplose una forte energia fredda, che congelò tutto illuminando di un bianco candido ogni cosa. Mentre una luce chiara e intensa lo circondava, Crystal avanzò facendo sbriciolare ogni radice o ramo che lo intralciava, mentre il suo avversario non si capacitava di tale reazione e del perchè ora, il Cavaliere indossasse la sua armatura.

 

Come presa da un affetto illogico, Flare carezzò il suo aggressore con dolcezza sulla guancia. Artax ebbe un fremito dopo quell'atto d'amore. La stretta si allentò e la donna riuscì a divincolarsi e scappare. Prese a grosse boccate l'aria e cercò di alzarsi in piedi per affrontare quello che sembrava un avversario imbattibile.

"Cosa ti prende, Artax? Perchè sei tornato e con intenti omicidi. Io ti ho sempre voluto bene e lo sai! Perchè ora ti ostini a perseguitarmi anche dopo la morte?" Flare ansimava  e faticava a tenere un tono alto, malgrado volesse urlare tutta la sua frustrazione.

"Ti amo e ti ho sempre amata. Ma tu non hai preso le mie difese, tu mi hai allontanato per lui!" Una lacrima gli rigò il viso.

"Non è vero! Tu stavi sbagliando e lo stesso Odino lo ha riconosciuto. Eri accecato dalla gelosia e dall'orgoglio!" La voce stava tornando.

Artax esitò, le parole di lei lo avevano davvero ferito molto. Rimase li immobile a guadarla, poi si fissò sulla cintura della sua amata. Flare non capì subito, poi poggiandosi la mano al fianco sentì un oggetto metallico, una lama. Cosa ci faceva li?

"Addio Flare, hai pugnalato il mio cuore e so che lo farai nuovamente!" Poi Artax si lanciò aggressivo verso il suo indifeso bersaglio.

 

L'incrociarsi dei colpi dei due Pagasus era inesorabile e temibile. Isabel, vide che quello che si era posto come suo difensore sembrava in difficoltà. Il secondo Pegasus aveva appena preso il braccio del suo avversario e portandolo verso di lui, lo colpì inesorabilmente con miriadi di calci all'addome! L'innamorato baluardo trasecolò arretrando. Posò il ginocchio a terra e sputò un rivolo di sangue. Il suo avversario lo incalzò con un fulmine terribile e devastante. Il bersaglio saltò evitandolo e rispose allo stesso modo. Il secondo Pegasus parò i colpi e i due furono uno di fronte all'altro. Il Difensore spiccò un balzo e cingendo l'avversario concentrò il cosmo per colpire. "Per te, Isabel, Spirale di Pegasus!" i due si innalzarono nell'alto soffitto e lo bucarono. Nella loro discesa, il Pegasus cinto prese colui che lo ghermiva e lo scaraventò verso il basso. Mentre il primo Pegasus scendeva in caduta libera, il secondo iniziò a ruotare su se stesso. "Finisce qui la battaglia! Cometa di Pegasus!" Quindi divenne una cometa di luce azzurra, che si schiantò contro il suo doppio appena caduto a terra. L'impatto fu devastante e Isabel ristette per la preoccupazione. Appena fumi e macerie si posarono, vide il secondo Pegasus avanzare con fare minaccioso verso di lei!

"Fermo!" Il Pegasus apparso per primo era in piedi, grondante di sangue e privo di armatura, ma vivo.

Dopo aver urlato il suo alt si mosse zoppicando per continuare l'incontro. Il Secondo Pegasus si voltò ridendo, ma subito dopo ebbe un fremito di paura. L'armatura del Sagittario era davanti al suo avversario e adesso lo stava vestendo per aiutarlo!

 

Il devastante colpo di Alcor spiazzò Mizar, che dovette arretrare per impedire ai fendenti ghiacciati di ledere la sua carne. Sentì comunque un forte stridere dell'armatura. Appena riebbe il suo equilibrio, la Tigre nera si mosse veloce verso il suo avversario, ma partì con un secondo di ritardo, trovandosi il fratello al fianco prima di essere pronto. Alcor colpì inesorabile in tutte le parti scoperte dell'armatura, generando miriadi di tagli all'amato fratello. Ogni goccia di sangue di Mizar era seguita da una fredda lacrima della Tigre bianca. Ma il combattimento continuava in un silenzio imposto e in fendenti alla velocità della luce.

Dopo un lungo scambio di colpi, Mizar era il più ferito. Stava arretrando nuovamente per contenere l'impetuosa rabbia di Alcor. Le due Tigri erano ora vicine all'ultimo colpo, quello che avrebbe sancito la vittoria di uno sull'altro.

 

 Orion non ebbe il tempo di riflettere. Attaccò con tutte le sue risorse urlando: "Occhi del drago!" Il doppio colpo dall'impatto devastante si schiantò sulle fiamme, ma non bastò a fermarle. Esse disegnarono la forma del colpo del Guerriero del nord e lo assorbirono riducendo la loro intensità. Orion le vide piombare su di lui e Hilda e per questo si lanciò verso di loro per pararle. Il suo cosmo reagì e le contrastò, mentre le sue braccia gli proteggevano il viso. Quando il tripudio di fuoco si spense, Orion era li, eretto e nobile, senza la sua armatura, di cui un vago ricordo sembrava darlo la pozza nerastra che era ai suoi piedi. Quel fuoco l'aveva fusa. Hilda si lanciò verso di lui, ma la sua mano si protese a fermarla. La guardò. Il bellissimo viso della sua regina era ancora più bello ora che era rigato dalle lacrime che manifestavano il suo amore per Orion. Lui capì che avrebbe potuto dare ogni cosa per quel viso. Ora che lo aveva visto non gli importava più di niente! Si voltò e camminò verso il suo avversario. Hilda urlò, un forte e cieco dolore che non ebbe parole di nessun senso. Per cercare di fermarlo gli prese il braccio, ma lui la strattonò e la fece cadere in ginocchio. Hilda pianse, disperata per il dolore che lui stava subendo, ma poi si riebbe. La forza che lui le aveva dato la ridestò e la sua maestà si palesò un'altra volta. Orion sorrise la guardò ancora ammagliato e proseguì. "Dagaz!" Il colpo partì ancora nell'illuminarsi della runa e Orion accettò il suo destino!

 

La scure non tornò mai indietro! Thor la vide dividersi in due dopo essere stata colpita da un raggio di luce. Era disarmato. Si guardò in giro alla ricerca del nemico, ma non riusciva a distinguere il suo cosmo e  il rumore della cascata non dava atto al sentir nulla. Poi tutto si bloccò. rumore e Acqua furono immobili. Sembrava che il tempo si fosse fermato e il gigante Asgardiano sentì una strana disperazione. Sirio riapparve al centro dell'ambiente acqueo con il cosmo espanso al massimo. Thor non perse tempo e si mosse "Pugno del Titano!" Una forte onda d'urto si abbattè verso Sirio che non fece una piega. Poi tutte le acque della cascata cambiarono il loro verso. "Colpo dei cento draghi nascenti!" Tutta l'acqua dei cinque picchi si convogliò verso Sirio e poi si divise in miriadi di forme di drago. alcuni fermarono il pugno di Thor e gli altri si abbatterono su di lui. Armatura e cavaliere non ressero tanta potenza. Ma il Dragone era certo che il suo avversario avesse sorriso prima di spirare!

 

Andromeda sentiva che il tempo era contro di lui. Mime non era rintracciabile e sicuramente in quel luogo nessuno lo avrebeb aiutato.

"Abbandonati Cavaliere! Non essere vittima della determinazione. Lascia che l'era delle guerre finisca per sempre per te!"

Le parole di Mime suonavano come una dolce ninna nanna che Andromeda sembrava sempre più incline ad ascoltare. Ma questo avrebbe significato la fine! Scosso e sconvolto, dal dolore, dalla mancanza di fiato e dalla musica, Andromeda stava abbandonando. Quando suo fratello gli apparve davanti agli occhi! "Fratello!"

"Non piangere Andromeda. Devi lottare per vivere. Devi sopravvivere e sconfiggere il tuo avversario!"

Un Tempo il Cavaliere di Atena sarebbe stato restio a ascoltare questo consiglio. Ma era cambiato da tempo. Le forze tornarono assieme alla determinazione. Il suo cosmo esplose e distrusse armatura, catene e fili della cetra. L’impatto fu tanto forte da incrinare l'illusione di Mime che riapparve alla sua vista. "Nebulosa di Andromeda!" Il devastante colpo travolse Mime che sembrò non reagire, ma Andromeda era completamente assorbito dalla potenza da non accorgersi di questo!

"Ci sei riuscito Andromeda! Bravo, sapevo che il tuo carattere era cambiato!" Lo disse mentre si allontanava e la sua voce si spegneva.

 

Ancora sconvolto per la sconfitta completa, Luxor fece fatica a rialzarsi. Phoenix era già pronto e prima che l'avversario si fosse completamente ripreso fu investito da altre devastanti fiamme. Il Lupo non ebbe ne la forza ne il tempo di reagire e fu sbalzato in cielo in una spirale di fuoco. Caduto a terra si sentì schiacciare il viso dallo stivale della Fenice. "Verme con le zanne, come hai potuto!"

"Lei non avrebbe mai ingannato loro, ma io si! Phoenix, la tua fama è meritata!" Poi spirò senza altre parole.

Phoenix lo guardò scosso e poi guardò Esmeralta. Cosa mai voleva dire Luxor?

 

Crystal non esitò "Aurora del Nord" Il devastante colpo si lanciò contro Megres, il quale non riuscì a trovare una vera difesa. Con ancora la lama alzata, il Guerriero di Asgard rimase imprigionato in una gabbia di ghiaccio! Crystal pensava di aver vinto l'avversario, ma si sbagliava. Dalla sommità della prigione scaturì un forte fuoco, che poi sciolse tutto il ghiaccio. La spada aveva liberato il suo padrone e Megres rideva! "Ora morirai!" Agitando la lama, il subdolo guerriero incalzò Crystal, che evitò molti fendenti indietreggiando. Poi si bloccò, concentrò la sua forza e fermò con una mano la lama. con le energie fredde congelò fuoco e arma, obbligando l'avversario ad abandonarla a causa dell'ustione da freddo. Megres lo guardò spaventato, poi il suo viso si fece più tranquillo. Aveva notato un lieve taglio sul corpo di Crystal e questo voleva dire solo uan cosa. "Teca viola dell'ametista!" Megres scatenò i cristalli violacei della pietra che componeva la sua potenza. Crystal si voltò chiuse gli occhi e concentrò una forte energia! "Nel nome del vostro sacrificio e nel rispetto dei vostri spiriti, io lancio in Nomine vostro questo colpo, grazie maestri!" Nella posa del Sacro Aquarius Crystal lanciò il devastante colpo e superò i cristalli di Ametista, per giungere a Megres. Il cavaliere fu congelato in una teca simile alle sue, ma fatta di ghiaccio solo il viso era libero.

Mentre il Cigno di Atena si avvicinava  lui, stava urlando: "Non voglio morire, ti prego perdonami, non voglio morire ancora!" Ma Crystal posò la mano sul suo viso. Scosse la testa e mentre congelava la parte rimasta scoperta esclamò:

"Non meriti nemmeno la mia pietà, ma ti finirò lo stesso!" Poi Megres non parlò più!

Una teca di ghiaccio eterno lo rinchiudeva per sempre in quei luoghi.

 

Mentre Artax correva verso di lei, Flare sentì una fitta terribile al cuore. Lui era li per proteggerla? Non vi era cosmo, ne tecnica in quell'assalto. Stava venendo incontro alla lama che le aveva dato! Ma come era possibile ciò? Flare non voleva pugnalare l'uomo che aveva amato. Non voleva recidere la sua vita per perderlo ancora. Malgrado ora capiva che il suo cuore apparteneva ad un altro. Artax era ormai vicino, doveva agire. Come d'istinto sporse la lama e Artax fece in modo che gli perforasse il cuore, prendendola con le mani per non permettere a lei di esitare. Il sangue di lui si sparse sulla poca neve rimasta e sul suo abito. Il calore la fece reagire e uscire da quello stato inconscio che l'aveva caratterizzata durante l'impatto. Artax le sorrideva con occhi innamorati.

"Ora hai davvero colpito il mio cuore per l'ultima volta. Anche se so che il tuo ormai appartiene a un altro io ti amerò sempre!" Poi spirò sussurrando le ultime parole, con la ferita che scivolava via dalla lama ancora nelle mani della donna sconvolta!

 

L'armatura dorata sembrava aver ridato forza al baluardo di Atena. Egli si mosse veloce e tendendo il braccio colpì alla gola il suo avversario, per poi prenderlo e scaraventarlo in aria dopo una scarica di calci alla velocità della luce! Estrasse poi l'arco e scagliò la freccia d'oro! Il Pegasus malvagio vide la luce del dardo giungere verso di se e sentì la morte sopraggiungere. In un impeto finale di panico, si lanciò verso di lei in forma di cometa. La luce azzurra fu trafitta da quella d'oro e il secondo Pegasus cadde a terra morto! Pegasus si avvicinò a Isabel e le prese la mano baciandola! "Addio Isabel, abbi cura di te!" Poi l'armatura lo abbandonò e lui fece la fine del suo doppio! Isabel lo prese tra le braccia e piano piano gli carezzò i capelli increspati di sangue. Il suo corpo era senza vita un'altra volta.

 

Partirono in coro urlarono: "Bianchi artigli della tigre!" I colpi si incrociarono e la potenza di tutti e due si concentrò nel centro, fin quando uno non fu al fianco dell'altro. Poi si ritrovarono fermi, di spalle, uno nel lato in cui prima stava il fratello. Dopo poco, Mizar cadde a terra! Alcor corse da lui, ma era già morto. Il suo sangue scendeva copioso da molte ferite e Alcor comprese che nell'ultima fase dello scontro, il fratello aveva trattenuto il colpo! Pianse ancora come mai aveva fatto.

 

Orion impattò le fiamme con il cosmo al massimo. La sua energia cercava di respingere quello che era un potere superiore. Malgrado il suo corpo fosse invulnerabile, le fiamme avevano circondato tutto il suo corpo e quindi avrebbero colpito anche il suo unico punto debole. Resistette finchè era in grado di farlo, ma poi sentì che il fuoco iniziava a lambire la carne. L'invulnerabilità reggeva, ma fino a quando? Era la sua fine. Poi una brezza, una sensazione di fresco lo avvolse e piano piano il calore si dissipò come se fosse stata la semplice fiamma di un cerino. Si girò e vide Hilda, circondata di una forte energia. Il bastone in mano e i capelli che si muovevano alle emanazioni cosmiche che Odino le aveva donato. La donna aveva ripreso il controllo e ora era in grado di richiamare il potere del dio del nord. Il Cavaliere di Rune, si mosse veloce per incalzare Orion mentre era ancora distratto. Il possente generale di Asgard subì la ginocchiata e fu scagliato ai piedi di Hilda. La donna chiamò ancora in aiuto Odino e Frederick si preparò a combattere! "Ordalia Runica!" Questa volta tutti i simboli sull'armatura si illuminarono e il loro avversario fu invaso da un'energia mistica senza paragoni. Orion e Hilda si prepararono all'inevitabile. Quando il colpo li investì una forte luce illuminò la stanza. Quando essa si spense Frederick vide che non era riuscito a scalfire i suoi bersagli. Davanti a lui Orion indossava la cristallina armatura di Odino e con la spada in pugno aveva parato il colpo. L'armatura divina aveva riacceso al forza del Guerriero di Asgard che ora si preparò a colpire. "Spada di Odino!" Concentrando il suo cosmo sull'arma, Orion colpì di sguarembro il petto del suo avversario, recidendo la sua armatura e il suo corpo come se fossero di burro! Le due parti grondanti sangue caddero a terra, nello se stesso momento che Alcor, Flair, Atena e i suoi cavalieri riprendevano i sensi. Tutti quanti erano sconvolti per quello che era successo e nessuno proferì parola. Poi un cosmo di proporzioni divine si insinuò nell'ambiente. Frida, la ragazza che li aveva accolti, aveva un abito semplice, da divinatrice nordica. I capelli erano più lunghi e ricci. Gli occhi di un azzurro profondo e i tratti del viso decisi e perfetti. Era lei, ma nella sua natura divina. Orion si pose a baluardo di Hilda al fianco di Alcor, mentre Crystal protesse Flare. Gli altri cavalieri erano pronti a dare la vita per la loro dea.

"Non ho intenzioni bellicose..." Iniziò Frida. "...Sono Freya! Il mio intento era mettervi alla prova per quello che tra poco avverrà! Ho visto il vostro futuro e mi spiace dirvi che non è costellato dalla pace. Per questo vi ho messo alla prova e ho messo alla prova i vostri cari! Mi spiace molto di avervi scosso, ma per questo vi farò un dono." Freya ristette alcuni minuti prima di continuare davanti al suo pubblico, ormai rapito dalle sue parole! Alzò le braccia e fece cenno a qualcuno di venire.

Il Maestro dei Ghiacci, Esmeralda, Artax, Mizar, Luxor, Thor, Mime, Demetrios e Seiya apparvero da dietro la dea, sorridenti e felici.

"Avrete tutto il giorno di natale per stare in compagnia! Godetelo e sappiate non sprecare queste poche ore. Allo scadere della mezzanotte del 25 Dicembre tornerò e riporterò le loro anime al loro riposo, tutte tranne una, che nel suo destino ancora non ha la morte!" Poi svanì come una fata delle fiabe.

Tutti si svegliarono dal torpore e abbracciarono amici e parenti.

Rimasero tutta la notte e il giorno successivo a parlare. Il sonno era come svanito e la stanchezza dimenticata. Piovevano parole, giochi e scherzi. Tutti sembravano voler dire tutto per tutti. Il tempo era poco e ogni attimo era sprecato.

Alla mezzanotte del 25 Dicembre tutti sentirono i rintocchi dell'orologio come una terribile minaccia. Ognuno sperava che fosse questo o quell'altro il destinato a restare, ma dentro di se soffriva per la perdita di chiunque si trovava li in quel momento. Andromeda aveva finalmente conosciuto Esmeralda, mentre il Maestro dei Ghiacci aveva potuto sentire il cosmo di Atena. Demetrios aveva compreso cosa aveva reso forte Sirio, mentre i guerrieri di Asgard potevano essere uniti insieme in un momento di pace allietato dalle musiche, per una volta giocose, di Mime.

L'ultimo rintocco fu una fitta e Freya apparve. "Sono rammaricata di portare dolore, ma devo farvi separare! Venite a me anime amate. Tutte tranne te!" Freya aveva indicato Seiya, che ristette come rapito, mentre Isabel lo abbracciava. Per il resto ci furono pianti, abbracci e forti strette di mani! Hilda fu colei che soffrì di più per la perdita dell'uomo amato. Ma era riuscita a dominarsi davanti agli altri e quindi avrebbe davvero pianto da sola nel suo letto. Freya salutò e con il suo carico di anime svanì nel nulla. Seiya cadde e una voce riecheggiò! "L'anima è libera dalla morte, ma il corpo deve ancora riprendersi. Sarà l'amore che riuscirete a dargli a riportarlo in vita completamente!" Era Freya, che con un ultimo alito di vento aveva spiegato l'accaduto.

Preso Seiya, Atena e i suoi cavalieri si congedarono da Hilda, Flare e Alcor. Nessuno riusciva più a stare in quel luogo, non dopo quello che era successo. Poche parole e poi ognuno a casa propria. Con Seiya da curare e molte emozioni da smaltire.

 

Buon Natale a Tutti