CAPITOLO DICIOTTESIMO: VENDETTA SECOLARE

Mentre sul fronte est infuriavano gli scontri tra i Demoni di Lucifero e gli Heroes di Ercole, e sul versante sud, quello frontale, i Cavalieri di Efesto stavano concludendo lo scontro contro il Dio Dumuzi, gli Angels di Artemis e i Messaggeri di Ermes volavano liberi nel cielo di Babilonia, sicuri di non poter venire attaccati e quindi lasciati liberi di raggiungere il nucleo della città, in tempi brevi.

Arrivati all’incirca nel terzo delle cinque fasce murarie che difendevano il centro di Babilonia, sia gli Angels che i Messaggeri furono fermati nella loro "corsa" verso il Tempio di Lucifero, da qualcosa di invisibile, che non potevano notar da lontano. Cercarono nuovamente di superare quell’imprevisto ostacolo, ma non riuscirono, cosicché il capo degli Angels fu costretto ad un decisione estrema, per il loro continuo della spedizione.

"Forza Angels, scendiamo a terra!", ordinò un alto ragazzo biondo dagli strani capelli rasta, facendo scendere tutti a terra. –"Strana decisione, ma la più logica!", pensò, lontano da lui, un altro ragazzo tra le truppe di Ermes, evidentemente il capo dei Messaggeri, "Sentito Messaggeri? Seguiamo gli angeli di Artemide!".

I due gruppi scesero a terra; toccato il suolo della città, uno degli Angels andò ad obbiettare da colui che aveva ordinare la discesa a terra, "Comandante Theseus, avremmo potuto abbattere la barriera! Il cosmo che la erige sarebbe stato facilmente superato da noi Angels di Artemis", affermò costui, seccato da quell’inutile comando, secondo lui, " Ci farà solo perder tempo prezioso!".


"Taci, Peleus! Fino ad ora abbiamo proseguito senza farci scoprire, se abbattessimo la protezione invisibile ci faremmo scoprire facilmente e saremmo attaccati. E questo non l’avevi pensato!", lo zittì arrabbiato Theseus, convincendolo dell’ottima scelta effettuata, "Per chi come te non ha mai affrontato la morte, la vita non è degna di esser vissuta! Io, al contrario, ho capito che non si sottovalutano i nemici nonostante bisogna continuare a combattere per la propria causa, e sarò sempre grato alla nostra Dea Artemis di avermi resuscitato, in vista di questo scontro finale!", continuò l’Angels, ricordando la sua precedente morte nello scontro contro gli allora Bronze Saint, Shun di Andromeda e Ikki di Phoenix.

Il discorso di Theseus colpì un po’ tutti sia nella sua squadra sia tra i Messaggeri di Ermes, soprattutto il loro capo, che mai avrebbe immaginato che un comandante di Artemis, conosciuti da secoli per la loro sfrontatezza e sicurezza, potesse pensar tutto ciò.

Mentre ancora stavano discutendo i guerrieri divini, un fendente energetico nero fu diretto verso il gruppo, e abilmente schivato da tutti. Colui che l’aveva lanciato era un uomo incappucciato, con la testa un po’ inclinato verso il basso, in stile monaco. "L’avete schivato! Siete stati bravi, questo però non lo fermerete!", urlò costui, espandendo il suo cosmo e lanciando un immenso raggio d’energia.

Presi dallo stupore, gli Angels e i Messaggeri furono paralizzati dal loro nemico, esposti quindi all’attacco. Tuttavia, Theseus fu pronto a riprendere i suoi compagni, -"Cosa fate stupidi? Espandiamo la nostra energia, uniamola, e creiamo uno scudo energetico!", ordinò il ragazzo, usando la sua energia, seguita dai suoi compagni olimpici, difendendosi dal forte colpo del monaco, che si annullò sulla barriera.

"Ed ora passiamo all’attacco!", tuonò l’Angel Peleus, lanciando contro il monaco e spezzando la sua concentrazione, distraendolo abbastanza da permettere a suoi due compagni, di colpirlo allo stomaco con due forti pugni.

Il monaco abbassò la guardia ancor di più, così Theseus lo colpì coni suoi cristalli che lo trafissero mortalmente, -"Non posso morire, il demone Zapan…", balbettò prima di accasciarsi al suolo e spirare, mentre il suo corpo diventava polvere.

Nel frattempo, mentre i quattro rimasero vicino le ceneri del monaci, i guerrieri di Ermes stavano a guardarsi per decidere come continuare il loro cammino; uno di loro, il musico Atteo della Siringa, s’era allontanato un attimo, avendo scorto alcuni rumori strani provenir da degli alberi.

Agli invasori era parsa strana la conformazione della città, molto diversa da quelle occidentali: i boschetti e le oasi per le vie della città, la struttura labirintica e la presenza di edifici inabitati aveva reso sospettosi un po’ tutti i gruppi che avevano attaccato Babilonia, e per di più c’era l’alto rischio che alcune di queste stranezze potessero essere delle trappole.

"Se c’è qualcosa di strano, la mia musica lo abbatterà…", esclamò il Messaggero, molto giovane rispetto ad altri della sua squadra, iniziando a suonare la sua siringa. La musica però non rivelò nulla di strano al ragazzo, così si voltò per tornare verso i suoi compagni.

A sua insaputa, quello fu un errore grandissimo, perché dall’oscurità degli alberi, sbucò una nera figura che allargò la bocca, mordendo sul collo il giovane Messaggero, che non riuscì a far altro che urlare a squarciagola, allertando i suoi compagni, che mossi dall’istinto si precipitarono a veder cosa fosse successo.

Tra i messaggeri, un muscoloso uomo si fece avanti a raccogliere il corpo morto del giovane ragazzo, "Atteo…Atteo!", gridò piangendo disperato l’uomo dalla sfavillante armatura di zaffiro, "Chi è stato…com’è hanno fatto?". Il Messaggero di Ermes finì di piangere e controllò la causa della morte del giovane compagno, notando i due fori sul suo collo e la totale mancanza di sangue.

"Gabriel, queste sono ferite di denti, probabilmente canini….", constatò un altro messaggero dall’armatura aurea, "…nessun uomo normale potrebbe far ciò! Non può esser vero ci troviamo di fronte ad un…".

"…vampiro!", continuò il Messaggero che aveva raccolto il corpo di Atteo, "Peccato che non esistono i vampiri, sono soltanto frutto di una stupida leggenda metropolitana!".

"Ne sei sicuro?", ribatté una tetra voce, proveniente da dietro di lui. Solo a sentirla, Gabriel lasciò il corpo di Atteo e spiccò un balzò in avanti, girandosi di colpo a guardare cosa ci fosse alle sue spalle.

Un essere dai capelli gialli che gli arrivavano alla base collo, vestito di un mantello nero, e occhi dorati; della sua corazza ben poco si vedeva se non che era abbastanza danneggiata e graffiata. Il suo volto era diverso da quello dei comuni mortali o esseri divini: la sua fronte era increspata, il suo naso piuttosto evidente e canini e incisivi più allungati. Vicino alla sua bocca, due righe di sangue gli scendevano verso il basso.

"Le persone comuni tendono a razionalizzare anche le cose che non comprendono. E poi in ogni leggenda c’è un minimo di verità, dovreste saperlo come me! In fondo anche voi siete leggenda: quale uomo sospetterebbe che sul Monte Olimpo vivono gli Dei, o che per ognuno di essi c’è a difesa una schiera di guerrieri!?", esclamò la figura nera, "La nostra razza è stata spazzata via da questo mondo per cause divine e cancellata per l’eternità, a causa di sigilli indistruttibili!

Il primo di noi era un umano il quale, prima che i Demoni di Lucifero e i suoi affiliati fossero cacciati via dal Creatore, bevve del sangue demoniaco, trasformandosi in un esser assestato di sangue: il vampiro! La nostra casata è stata sempre maltrattata da voi uomini, emarginati dalla società anche se non ci cibavamo di sangue umano bensì animale: un giorno, stanchi di tali soprusi, iniziammo ad attaccare anche gli uomini, così che nacquero le leggende su di noi.

Siamo da secoli, leggendari alleati di Lucifero, Principe dei Demoni, e lo abbiamo supportato in occasione dello scontro contro Atena, ai tempi dell’Età Classica, quando tre quarti di noi fummo sterminati dai Saint di Atena, i quali avevano delle armi a disposizione con cui eliminarci. Fui tra i pochi a salvarsi, cadendo in un sonno eterno, e aspettammo di vendicarci fino all’anno 1500!

Fu allora che i sopravvissuti appartenenti alla mia razza, aiutati da altri alleati del Signore degli Inferi, il quale era ancora rinchiuso negli abissi oscuri del Tartaro insieme ai quattro Seima Tenshi, furono sconfitti nuovamente dai Saint di Atena. Nonostante eravamo forte di molti componenti della mia specie e di altri seguaci del Signore Oscuro, ci toccò ancora una volta la disfatta, anche a causa di interferenze esterne.

Solo io mi salvai nella battaglia e da quando Lucifero mi ha liberato dal sonno secolare in cui alcuni esseri mi sprofondarono, sono desideroso di vendetta e di spezzare i sigilli che bloccano la creazione di altri vampiri!", spiegò il vampiro, raccontando la sua antica storia, dalla creazione della sua razza, agli albori dell’Era Mitologica fino ai giorni, e esponendo i suoi piani futuri.

"Che discorso annoiante! Certo che questo Lucifero, ce ne ha di carte giocare, eh?", si chiese seccato Gabriel, il Capo dei Messaggeri, raggiunto subito dopo dagli Angels di Artemis, che avevano tardato a tornare, rimasti ad osservare l’incenerito corpo del demone Zapan.

Sconvolto il guerriero di Artemis fu il primo a parlare: "Gabriel!!! Cosa è successo, qui?", domandò Theseus, vedendo il corpo del giovane messaggero e musico Atteo, morto accanto all’oscuro guerriero, mai visto dal Comandante degli Angels, "Come può aver ucciso Atteo, la cui musica è fatale?".

Non sapendo cosa rispondere ed allarmato dal nemico, Gabriel fu costretto a diramare un altro ordine, -"Andate via, Messaggeri! Andate via, Angels! Rimarremmo qui solo io e Theseus!", esclamò, ordinando agli altri guerrieri divini di proseguire, "Non avete armi contro di lui, io e Theseus al contrario sì!".

Theseus si stupì della cosa, ma si non si lamentò poiché aveva voglia di vendicare quel giovane caduto, che tutti conoscevano come un guerriero solare e molto generoso, e così diede il via libera anche ai suoi sottoposti di continuare per la loro strada, insieme ai Messaggeri.

I due gruppi di guerrieri colsero al volo l’ordine impostogli, e inchinatisi di fronte ai loro Comandanti, li salutarono e a velocità supersonica si allontanarono, lasciando il vampiro ai due.

 

 

"Le regole della cavalleria ci impongono di presentarci di fronte ad un avversario. Io, sono Gabriel di Werewolf, Comandante dei Messaggeri di Ermes, mentre il mio compagno è Theseus, Comandante degli Angels di Artemis!", presentò il Messaggero.

"Il mio nome è Heinrich l’Eterno, il Maestro dei Vampiri ed ultimo della mia specie, piacere di conoscervi, anzi piacere di uccidervi!", replicò il vampiro, riflettendo poi sul simbolo che proteggeva il capo dei Messaggeri,"Werewolf? Con un simbolo del genere, Ash sarebbe stato il tuo avversario più adatto!". Detto ciò, il nemico spiccò un balzo verso i due, che agilmente lo schivarono, portandosi poi in aria, grazie alle loro capacità volanti.

"In che senso, ultimo dei vampiri? Che storia è questa?", si chiese stupito non poco Theseus, che guardò Gabriel, il quale fece spallucce, e parlandogli a bassa voce, gli raccontò la storia del loro nemico e si misero d’accordo sulla prossima mossa; contemporaneamente il vampiro balzò verso l’alto, con un incredibile salto, riuscì ad afferrare Gabriel ad una gamba, ma con un cristallo energetico, l’Angel obbligò il vampiro a lasciarlo, liberando il compagno.

"Non abbiamo mai combattuto in coppia, sarà difficile trovare l’affiatamento!", constatò Gabriel, -"Purtroppo per noi, dovremmo farlo se vogliamo sopravvivere contro questo mostro! E a guardarlo non mi sembra un allocco!", replicò l’angel.

Heinrich portò un nuovo assalto ad i due Olimpici, riuscendo a ferire Theseus ad un gamba e Gabriel al braccio sinistro, costringendolo entrambi a rifiatare, prima di contrattaccare. Il vampiro, però, non aspettò che si riprendessero, così riattaccò ma stavolta fallì nel suo intento, dato che i suoi nemici si alzarono in volo, eludendo l’attacco.

"Siamo duramente in svantaggio contro uno come lui. Ci servirebbe qualcosa per fermare l’impeto e la forza dei suoi attacchi, magari bloccandolo e poi cercheremo di eliminarlo!", affermò il Capo dei Messaggeri di Ermes, decidendosi finalmente a replicare, sparando dei raggi energetici contro il vampiro, che, abbagliato da quella luce, fu costretto a lanciarsi di lato per non esser ferito.

Gabriel e Theseus si stupirono di quell’azione: un minimo raggio d’energia, con in esso neanche un decimo del loro massimo cosmo, aveva ridotto il vampiro, che fino a pochi minuti prima attaccava come una furia, a schivare con difficoltà enorme quella tecnica, che lo rendeva anche indifeso di fronte ad ulteriori attacchi nemici.

I due guerrieri olimpici si guardarono e, girandosi verso Heinrich, sorrisero e emettendo un forte grido, fecero esplodere di colpo il loro cosmo, portandolo ad alti livelli. "Vediamo se fai ancora il gradasso…", urlò Gabriel, -"…dopo aver subito la nostra collera. Crystal Tempest!!!", continuò Theseus, allungando in avanti le braccia, così come il compagno, e iniziando a sparare a raffica, rispettivamente cristalli e lame energetiche. Una vera tempesta d’energia, la cui potenza aumentava grazie alla rabbia dei due, fu quella che colse il vampiro Heinrich, costretto a difendersi balzando qua e là, ma non ci riuscì per molto, per cui fu prima ferito ad un braccio, la cui protezione andò distrutta completamente, per poi esser centrato in tutto il corpo, danneggiando ulteriormente la sua corazza quasi in briciole, e atterrandolo.

"Bastard…", balbettò il vampiro, toccando le numerose ferite subite con quel colpo, "Non siete in grado di eliminarmi, non avete ne la forza ne il modo!", mettendo la sua mano su un taglio del braccio destro. Al solo contatto con la pelle, la ferita iniziò a rimarginarsi, così che Theseus e Gabriel furono sbalorditi.

"Hai detto che non possiamo ucciderti normalmente….se è così, trarremmo la fonte della tua distruzione dalle varie leggende che ti riguardano!", tuonò l’Angel, spiccando il volo e tempestando Heinrich con i suoi mille cristalli, che lo ferirono nuovamente in varie parti del corpo, scheggiando anche la sua armatura.

Passandosi un mano su tutto il corpo, Heinrich curò totalmente le sue ferite, mostrando però una piccola smorfia di dolore, che non passò inosservata agli occhi dei due guerrieri olimpici. Prima però che potessero formulare delle ipotesi sul quel particolare, Heinrich fu subito addosso a loro, stendendoli con due forti calci allo stomaco.

"Prendete questo! Eye Beam!", gridò il vampiro, lanciando un sottile raggio d’energia dai suoi occhi, che centrò le corazze divine, perforando sia la Messenger di Gabriel che la Glory di Theseus.

Nonostante le ferite, però, Theseus e Gabriel di Werewolf non si arresero a quelle misere ferite; "Quale onore potrei avere se cadessi ora, io che sono capo dei Messaggeri di Ermes?", pensava Gabriel, -"Se dovessi cadere un'altra volta, non solo darei un disonore enorme alla mia Artemis, ma vedrei svanire tutte le speranze accumulate dopo la mia resurrezione!", rifletté l’altro guerriero, Theseus, deciso più del Messaggero a porre fine all’esistenza di quell’oscuro demone succhiasangue.

Mentre stava pensando, a Gabriel venne in mente una grande idea per abbattere il nemico, ma per compiere ciò aveva bisogno dell’Angel di Artemis, ma non poteva spiegargli direttamente il piano, -"Theseus, mie è venuta un’idea. Segui le mie azioni e comprendi ciò che sto per fare! Male che vada finiremo all’Inferno da eroi!", disse sorridendo il Messaggero, espandendo il suo abbagliante cosmo, e suonando la carica verso il vampiro, bloccato dalla troppa luminosità.

"Per la gloria eterna, risplenda qui la mia forza! Lycantrophus Punch!", tuonò il messaggero, assorbendo in sé tutto il suo cosmo, di cui non rimase più nulla. Il suo corpo si potenziò notevolmente, evidenziata dall’aumento dei muscoli sulle braccia e sul petto, così che piombò come un fulmine sul nemico, prendendolo per la testa, bloccandogli ogni possibile movimento e scagliandogli un forte pugno allo stomaco.

Heinrich l’Eterno perse temporaneamente conoscenza, mentre la sua armatura andava in pezzi a causa dell’emanazione cosmica del braccio di Gabriel; per Theseus quello era il segnale che aspettava.

"La tua stirpe si conclude con te, addio!", affermò Theseus, creando un lungo cristallo e lanciandolo contro il vampiro, direttamente puntato verso il suo cuore, unico modo per abbattere una vampiro. Il cristallo, ad altissima velocità, era sul punto di centrare al cuore l’Eterno, ma costui si riprese per un attimo, deviando la traiettoria di quel po’ che bastava per salvarlo.

Il vampiro cadde al suolo devastato, così come Gabriel a causa dell’uso della sua micidiale tecnica , mentre Theseus si reggeva ancora, non avendo sprecato molte energie, determinato a far fuori definitivamente il nemico. Gli si avvicinò ma fu spedito via dalla sua emanazione cosmica: infatti, grazie alla guarigione istantanea, il vampiro s’era ripreso, come se non avesse subito nessun colpo.

Scoppiando a ridere, Heinrich pensò che i suoi avversari non fossero gente abbastanza forte per lui, che in passato s’era confrontato con divinità di ben altro livello, per cui decise che era ora di farla finita con quei due "divini incapaci" e distruggerli con il suo colpo speciale, che non avrebbe lasciato nessuna traccia di loro.

"Spero che sappiate cosa sia l‘oblio della morte, altrimenti ora come ora lo state per assaggiare. Che il cielo di tinga di rosso, che l’oscurità invada la terrà, ora per me voi siete cenere! Demonic Cannon!", tuonò ancora l’orribile vampiro Heinrich, facendo esplodere il proprio cosmo al massimo, e lanciando tre grandi cannoni d’energia oscura, uno dalla bocca e due dalle mani, contro i due, appena rialzati, guerrieri divini.

Gabriel e Theseus videro la morte in faccia, pregando le rispettive divinità di ricordarle con onore: in un attimo, ci generò un esplosione, dall’energia tale da devastar gran parte della città. Una nube di polvere si alzò e propagò per la zona, ma Heinrich volle personalmente assicurarsi della buona riuscita del suo colpo. Con le sua abilità psichiche, diradò l’ammasso di polvere, accorgendosi con stupore totale di non aver provocato danni né ai suoi nemici né alla città.

"Come è possibile tutto ciò?", si chiese il vampiro, percependo in quel momento, la presenza di un cosmo, ben più vasto del suo, quasi pari a quello del suo signore, che sapeva di conoscere bene. Si voltò dalla parte della presenza, osservando un giovane alato indossante un’armatura azzurra, del tutto simile al color del cielo.

"No...no...no…non puoi mettermi i bastoni tra le ruote anche ora! Sono quasi 500 anni che aspetto di vendicarmi, e tu, in tutta la tua arroganza, ti poni di nuovo contro di me!", esclamò il vampiro, inorridito alla vista del nuovo giunto.

Theseus e Gabriel si domandarono il perché fossero ancora vivi, e emulando il gesto di Heinrich, alzarono gli occhi al cielo, guardando negli occhi il loro salvatore. Il guerriero di Werewolf, affaticato notevolmente dalla lotta, sorrise nel veder quell’uomo, che in realtà uomo non era: "Conosce anche lei questo figlio del male, maestro Ermes?", urlò felice Gabriel, presentando il Dio che forte della sua Kamuy, che stranamente aveva indossato anche fuori dall’Olimpo.

"Sì, lo conosco anche bene! In altre occasioni, purtroppo, a malincuore, vi avrei lasciati morire poiché il vostro compito è quello di lottare fino alla fine, ma stavolta è diverso: con Heinrich l’Eterno, l’immortale ultimo vampiro, sarò io di nuovo a mandare in fumo i suoi piani di conquista !", rispose il Dio della Velocità, pronto alla battaglia con il vampiro.

Heinrich arrabbiato piombò sul Dio, che enormemente più veloce di lui, schivò il colpo, danneggiandolo a sua volta con un pugno. Il vampiro provò ancora, ma le sue raffiche di colpi erano facilmente evitate dal Dio Messaggero, grazie alla sua velocità, e rimandate al mittente. Spedito lontano dai colpi, l’Eterno intuì che contro di lui era impossibile vincere, così opto per la fuga, nonostante così perdesse l’onore, di cui in fondo non se ne importava. Secondo lui, l’onore era ben poca cosa rispetto alla sua "non-vita".

"Purtroppo so che è impossibile ucciderti, neanche Zeus e la sua potenza potrebbe farlo, data la maledizione che grava su di te! Per questo, ti sigillerò nuovamente, usando un altro degli speciali sigilli olimpici, creati sull’Olimpo, nel ‘500, dal cosmo del Padre degli Dei e dalle capacitò oniriche degli Dei del Sonno!", tuonò il Dio Ermes, evocando dal cielo, uno dei sigilli di suo padre Zeus, indistruttibili se non per chi detiene il potere del fulmine pari al suo.

Spaventato Heinrich cercò di fuggire, ma fu bloccato da Ermes, e sigillato in una pietra lì vicino. Su di essa, comparve scolpito il suo volto e una scritta, "Hic servus obscuri domini quiescit, homini hostis!". –"Se ne riparlerà tra 100 anni!", disse ridendo Ermes, scendendo a terra, dove Theseus aveva raggiunto lo stanco Gabriel.

Ermes aiutò a rialzarli, curando i loro feriti arti, "Purtroppo non posso usare troppo i miei poteri qui, è tutto ciò che posso far ora! Addio ragazzi e buona battaglia!", li salutò il Dio, scomparendo senza neanche potergli rivolgere una domanda.

I neo-guariti Gabriel di Werewolf e Theseus testarono le funzionalità dei loro corpi, scagliando un paio di calci e pugni, e notando che erano perfetti, si rimisero in cammino, tirando un sospiro di sollievo per quella battaglia che avevano vinto veramente per un colpo di fortuna. Però, prima di continuare la loro corsa, i due si fermarono a seppellire il corpo di Atteo, pregando per la sua anima, ora intrappolata dai nemici.. Sorridendo, Gabriel e Theseus continuarono la loro corsa con la stessa carica con cui erano arrivati a Babilonia.

Fu allora che videro il cielo quasi spaccarsi, e da essa si creò un gigantesco portale dimensionale, che attirò l’attenzione di tutti coloro che si trovavano nelle strade di Babilonia, sia gli invasori che i protettori della città. Digrignando i denti, un urlo di carica incitò delle figure, appena sbucate fuori, ad avventarsi sulla città e raderla al suolo.