Interludio - verso una nuova avventura

La terra era ancora scossa per il crollo della grande caverna che era stata il regno sotterraneo e quartier generale del dio Ares.

In superficie, ottantasette Saint e tre Mariner tornavano a respirare l'aria pulita, non viziata dalla clausura dell'immensa grotta e dall'umidità.

I Saint, ancora inginocchiati in segno di sottomissione ad Athena, sentirono le parole, chiare e dure, che la loro guida divina aveva appena pronunciato.

"Una sfida lanciata da Zeus?" era la domanda che più si mormorava tra le fila dei Saint.

Saori schiarì la voce.

"Sì, avete sentito bene L'attacco portato da Ares è stato voluto dal re dell'Olympos, Zeus... Mio padre!

Non so quali siano le sue intenzioni, ma intendo accertarmene, pur prevedendo il peggio!

Ma ora, torniamo al Santuario. Abbiamo tutti bisogno di un po' di riposo!"

Athena espanse il suo Cosmo, quasi abbracciando, con il suo potere, tutti gli uomini intorno a lei.

Lo spazio si distorse, come se improvvisamente si fosse alzata una nebbia grigia e scura.

Quando tutto tornò alla normalità, non si trovavano più nella pianura paludosa sovrastante il regno di Ares, bensì erano alle pendici del monte su cui sorgeva il Santuario di Athena.

"Andate nei vostri alloggi e riposatevi! In serata, vi attendo nelle mie stanze."

Saori incominciò ad avviarsi verso la lunga scalinata che portava alla prima delle dodici case.

"Mia signora,- interruppe Baffalo- cosa dobbiamo fare con loro? Non sono Saint!"

Il giovane Saint del Toro indicava i tre Mariner, discostati dalla maggioranza di Saint.

"Sono venuti come alleati, e come tali verranno trattati!" rispose la dea.

Poi si rivolse ai tre guerrieri di Poseidon.

"Riposatevi, e vorrei che presenziaste alla riunione di stasera. Ci sono gravi notizie di cui credo dobbiate essere edotti!"

I tre diedero un tacito consenso. Dopodiché, Athena riprese il suo cammino.

Ampio è il salone delle stanze del sacerdote.

Ma quella sera, gremito da persone, la stanza sembrava fin troppo piccola.

Di fronte al trono, in piedi, in attesa stavano i dodici Gold Saint, rivestiti di tutto punto con i loro Cloth scintillanti.

Vicino a loro, privi dei Cloth, perché temporaneamente a pezzi, Seiya, Shiryu, Shun, Hyoga e Ikki.

Con loro c'erano anche Kaim, Spirito Quieto, Mei e Touma.

Seguivano le schiere dei Silver Saint, di cui solo Priest dell'Altare e Simon della Volpe avevano i Cloth pesantemente danneggiati. Sia Shaina che Marin erano prive di elmo, disintegrati da uno degli attacchi di Alexandros.

Totalmente distrutto era il Cloth dell'Unicorno, e Jabu vestiva in paglietta e jeans, scortato Ichi, Nachi Geki e Ban, le cui armature avevano poche crepe, facilmente riparabili. In situazione simili erano anche la stragrande maggioranza dei Bronze Saint.

In fondo, in attesa c'erano i tre Mariner, privi dei loro Scale.

Dalle tende dietro al trono uscì l'agile figura di Saori.

La reincarnazione di Athena vestiva nuovamente un lungo abito candido.

Guardò con attenzione i suoi Saint, passando lo sguardo sui visi di ciascuno, leggendo quasi, con quelle occhiate profonde, gli animi dei guerrieri che le stavano di fronte.

Saori avanzò sino al trono, su cui si sedette imperiosamente.

"Normalmente, un consiglio di guerra di tale importanza sarebbe un Chrysos Synagein, a cui parteciperebbero solo i Gold Saint!- esordì la fanciulla- Ma mai prima d'ora il Santuario si è trovato in una situazione così critica. Per questo motivo, ho voluto radunarvi tutti qui, affinché conosciate, tutti e subito, il rischio che corriamo.

Zeus ha mosso guerra all'umanità, per la prima volta, è il Re dell'Olympos a voler sterminare la razza umana!"

"Chiedo scusa, Athena,- intervenne Jafar- ma vorrei saper e perché noi Mariner siamo stati invitati a questo concilio.

Il nostro sire Poseidon ci ha inviati per contribuire alla caduta di Ares, ma ora noi possiamo tornare ad essere i vostri implacabili nemici, se il re del mare lo vorrà. E ora dovremmo tornare da lui..."

"È presto detto, Jafar di Sea Dragon! Mentre ero ancora prigioniera della Rete della Vergogna, ho percepito, a chilometri di distanza, il Cosmo di Poseidon levarsi contro individui dalle più limitate capacità. E all'improvviso, ho sentito chiaramente l'apparire di un Cosmo ancor più potente: quello di Zeus in persona!

Zeus ha sconfitto e rapito Poseidon, il perché, è un mistero.

Sospetto, però, che voglia riunire gli dei olimpici.

Ma il motivo, per ora, mi è ignoto.

In ogni caso, fino alla liberazione di Poseidon, voglio chiedervi di unirvi a noi nella lotta."

Jafar avanzò di alcuni passi rispetto ai suoi compagni.

Guardando la dea fanciulla, l'uomo non chinò lo sguardo, ma le si rivolse con atteggiamento orgoglioso.

"Dea Athena, l'inimicizia che esiste tra Saint e Mariner si perde nei meandri della storia.

Questa nostra alleanza è stata un autentico stravolgimento di quanto è sempre avvenuto tra le nostre schiere, e tuttavia, ha funzionato: noi Mariner e voi Saint siamo riusciti a cooperare contro un nemico comune, affidandoci gli uni agli altri.

E ora, con la scomparsa del nostro Sire Poseidone, di cui non dubito la veridicità, a noi non resta che seguire le ultime direttive che Lui ci ha dato: combattere al vostro fianco contro il nemico comune!

Accettiamo quindi di coadiuvare le vostre fila, ma tuttavia, Athena, ci dobbiamo categoricamente rifiutare di dare giuramento di fedeltà a chicchessia: noi siamo sempre e solo i seguaci del Sire Poseidon e questo non cambia!"

"Parole orgogliose e decise, ma sagge. Non mi aspettavo niente di meno da colui che ha il comando dei sette Mariner Shogun.

Accetto le vostre condizioni, Jafar di Sea Dragon. Tu e Sorrento sarete ammessi alle riunioni più importanti, visto il vostro rango, riservate solo ai guerrieri d'élite. La vostra parola varrà quanto quella di un Gold Saint, e come tale il vostro giudizio. Spetterà a Voi decidere se e come agire, in accordo con le nostre azioni. Ma, per quanto non possiate giurare fedeltà a me o alla nostra causa, vorrei che giuraste di andarvene in pace da qui, se e quando il vostro Sire tornerà libero."

"Sei prudente quanto valorosa, dea Athena. E sia! Fino a quando il Sire Poseidon non sarà tornato, giuro che sarò un fedele alleato, e me ne andrò da qui senza recare offesa a nessuno, purché nessuno mi aggredisca! Lo giuro!"

"Lo giuriamo!" dissero insieme Tetis e Sorrento, di rimando.

"Bene! E ora , dobbiamo preparare una nuova strategia.

Se dobbiamo muovere guerra a Zeus, temo dovremo muovere noi i primi passi.

Dovremo tentare ciò che nel mito pochi hanno fatto, e sempre pagando con l vita.

Dovremo andare alla conquista dell'Olympos!"

Alle parole di Athena seguì un silenzio denso di stupore e perplessità.

***

L'Olympos, la dimora degli dei greci, era stata, nelle leggende, oggetto di brama di esseri in cerca di gloria, ma sempre il potere di Zeus e degli Olimpici aveva gettato gli invasori tra le braccia della morte. E nulla cambiava, se a tentare la fole impresa erano mortali spinti da sfrenata ambizione, come i fratelli Aloidi o il prode Bellerofonte, o la bellicosa stirpe dei giganti, guidati da Tifone.

Di fatto, ogni tentativo era miseramente fallito.

Che speranze c'erano che un gruppo di mortali, sia pur guidato da una Dea, potesse riuscire nell'impresa?

Eppure, se tali dubbi si affollavano nelle menti degli eroi lì radunati, non lo diedero a vedere.

Però lo sguardo di Athena poteva leggere chiaramente il dubbio nei loro cuori.

"Non temete!- disse la dea- Non intendo condurre la cosa avventatamente. La maggior parte di voi Saint costituirà la testa di ponte sulla terra, pronta ad intervenire in caso di bisogno. Il vostro compito principale sarà arginare con i vostri Cosmi ogni possibile influenza divina sul mondo.

Normalmente, verreste dislocati in varie parti del mondo, pronti ad intervenire, ma la minaccia che ci sovrasta è tale da richiedere di ammassare un quantitativo enorme di potere in un unico posto: qui, al Santuario.

Nel frattempo, io e un gruppo scelto di voi andremo all'attacco."

"Mi scudi, mia signora,-obbiettò Jonas della Balena- chi sarà a formare il manipolo d'attacco?"

"Ottima domanda, Jonas!

Vi renderete conto che una tale impresa richiede molto coraggio e un Cosmo estremo.

Solo pochi tra voi hanno affrontato un dio, e solo tra costoro verranno scelti i membri della spedizione d'attacco.

Kiki!"

"Sì!" rispose, sorpreso il giovane Saint dell'Ariete.

"Desidero che quanto prima tu ti metta a riparare le Cloth danneggiate. Voglio che ogni Saint abbia le proprie difese nelle migliori condizioni possibili!"

"Sarà fatto!"

"Bene! E ora, vi prego di andare a riposare. Ci aspettano giorni difficili!"

Mentre i Saint scioglievano le file ordinate, avviandosi verso l'uscita, la volontà di Athena sfiorò telepaticamente i pensieri di alcuni di loro.

"Ritornate qui tra mezz'ora!"

Mezz'ora dopo, in quel salone prima gremito, solo una ventina di persone occupavano la stanza.

I dodici Gold Saint.

Jafar e Sorrento.

Seiya, Shun, Shiryu, Hyoga e Ikki.

E, naturalmente, Athena.

"Kiki, devo chiederti una cosa della massima importanza. Sei in grado di riparare i God Cloth?"

"Temo di non esserne in grado, mia signora. Esse sono la massima evoluzione possibile di un Cloth. E, quindi, temo che sia impossibile ripararle."

"Temo tu abbia ragione. Per questo ho deciso di utilizzare questa."

Dalle pieghe dell'abito, Athena tirò fuori la Philosofer Stone.

"Usare questa è il modo migliore per ripristinare una Cloth. Anche se non sono sicura che possa far rigenerare una God Cloth."

"Perché?- intervenne Aiolos- Dopotutto si tratta solo di riparare una corazza, no?"

Fu Shun a rispondere.

"Ha a che vedere con la natura stessa delle God Cloth. Esse si ottengono grazie al sangue divino e alla capacità di espandere inverosimilmente il proprio Cosmo, due condizioni necessarie e sufficienti. Ma non è una condizione permanente. Quando Artemide e i suoi Angel, tra cui Touma, ci attaccarono, le nostre corazze erano tornate ad essere semplici Bronze Cloth.- il Saint di Andromeda a si volse verso Athena, aspettando un suo cenno- E lo stesso era capitato precedentemente, quando noi, con Athena, siamo andati nel passato per salvare Seiya dalla maledizione di Hades. Solo in seguito i sono ripresentate nella loro forma definitiva"

"I God Cloth non sono normali corazze!- concluse Athena- Semmai sono l'espressione fisica della forza divina insita in ogni uomo, che si manifesta mediante il Cloth. Ma mantenere le condizioni necessarie per manifestarle è un lavoro arduo. È probabile che anche con la Philosofer Stone esse torneranno sotto forma di Bronze Cloth, ma tentare non nuoce. Toccate tutti e cinque la pietra."

I cinque guerrieri obbedirono all'invito di Saori.

Non appena toccarono la ruvida, porosa superficie della Philosofer Stone, questa si illuminò, avvolgendo con la sua luce i cinque amici. Quando la luce si diradò, il lavoro era finito.

Le armature erano rinate.

Ma non nella loro forma divina.

Hyoga, Shun e Ikki ammirarono, in perfette condizioni, i loro Bronze Cloth.

Shiryu sussultò.

Lo Scudo del Dragone non si era riformato. Il bracciale sinistro proteggeva il braccio, ma l'incredibile strumento di difesa era scomparso.

Ma il cambiamento più eclatante era la Cloth di Seiya.

Era cambiata!

Non era più quella con cui era partito alla volta degli inferi, che lo aveva respinto e protetto poi, quando Artemis e Apollo erano scesi dall'Olympos.

L'elmo era rimasto uguale a quello della precedente incarnazione come Bronze Cloth, mentre la corazza era stata modificata. I due copri spalla triangolari erano meno allungati verso l'esterno , e si inserivano sul petto da una placca romboide, la cui punta superiore si collegava con la corazza sottostante, fornita di gorgiera. Sotto la placca centrale, un'altra, prismi forme, seguiva il centro del petto, scendendo a coprire lo sterno. La corazza proteggeva il petto, seguendo le costole.

La cintura aveva le due placche laterali più allungate, che arrivavano a quasi la metà della coscia. La fibbia era più arrotondata e più piccola

Il bracciale destro aveva nuovamente un placca, la cui forma richiamava quello della spina dorsale di uno squalo, con un rimpicciolimento a circa metà della placca. Il bracciale sinistro si apriva biforcandosi, ma le estremità all'altezza del gomito non erano più così allungate come prima, e sottostanti ci sono ulteriori placche metalliche, che si stringevano verso il gomito.

Anche i gambali avevano subito modifiche.

Le estremità superiori dei copri coscia erano meno allungate ed arrotondate, con una ginocchiera romboidale, circondato da placche di metallo a forma di V.

Due piccole alette arcuate fuoriuscivano lateralmente dalle caviglie.

Attorno alla caviglia, tenuti fermi da sue placche circolari, una pacca protettiva, così come quelle poste sulle punte dei piedi, rialzata. Sulla schiena, le ali ripiegate del Cloth.

"Cos'è successo? Che fine ha fatto lo Scudo del Dragone?"

"Calmati Shiryu."- intimò Shun- Il tuo scudo è stato distrutto da Ares, probabilmente il potere del Dio della Guerra ha impedito la rigenerazione dello scudo stesso.

Sono certo che, col tempo, esso si rigenererà, come una ferita guarisce da sola, cosa che succede ai Cloth, col tempo."

Shiryu abbassò lo sguardo sul bracciale sinistro, conico e liscio.

Strinse il pugno, ammirando la lucida piastra che ora copriva il suo braccio.

Dopo pochi secondi, aprì la mano, rilassando il braccio.

Sorrise.

"D'accordo, aspetterò che lo scudo si riformi da solo. Fino ad allora, dovrò contare solo sulla mia abilità, per difendermi."

"Bene, -intervenne Athena- le vostre Cloth si sono riformate. Per quanto non siano nella forma delle God Cloth, sono comunque la versione più potente di cui potete disporre, e vi servirà."

"Athena, quale sarà la prossima mossa? Daremo l'immediato assalto all'Olympos?"

"No, Jacov. E in ogni caso, non intendo impegnare tutti i Saint nella scalata al Sacro Monte.

Per prima cosa, dovremo trovare un modo per arrivare sull'Olympos, poi prepararci all'assalto."

"Potremmo penetrare attraverso lo Star Hill, come abbiamo fatto l'altra volta, per incontrare Artemis." disse Shun, memore della missione da lui condivisa con Saori.

"Purtroppo, Shun, non è più possibile. Dopo la riunione, mi sono recata allo Star Hill. Un potente Cosmo ha sigillato quell'entrata al regno di mio padre, e non è possibile liberare quell'accesso.

Dovremmo tentare un'altra via."

"Mia signora, cosa possiamo fare? Metterci alla ricerca di un altro accesso all'Olympos richiederebbe tempo, ma non è un compito impossibile."

"Verto, Kanon, tuttavia sono certo che, anche se trovassimo un nuovo accesso, di certo sarebbe ben sorvegliato. No, sono certa che sia totalmente inutile avviare una tale ricerca."

"Ma allora..." Daihoku venne interrotto dal cenno imperioso della dea.

"Tentare di trovare un varco è probabilmente una perdita di tempo, ma ci sono altri accessi all'Olympos, accessi su cui mio padre non ha potere, e che non può sigillare, per quanto impieghi i suoi enormi poteri. Perché tali passaggi appartengono ad esseri a lui pari!"

Questa affermazione lasciò interdetti i presenti.

Zeus, re degli dei olimpici, padre di Athena, fratello di Poseidon ed Hades...

Questo essere era sempre sembrato, a tutti loro, totalmente fuori dalla loro portata.

Eppure, ora Athena parlava di due esseri che gli erano pari.

La dea riprese a parlare.

"Oltre agli Olimpici, esistono altri due gruppi di divinità che influenzano l'umanità dai tempi del mito. A sud, oltre le sabbie del Sahara, oltre le sorgenti del Nilo, nel Sun Palace, gli dei egizi, su cui governa, sovrano, Rha. A loro, più di qualunque altra divinità, appartiene il pieno potere del sole.

A nord, tra lande ghiacciate, tra terre ugualmente inospitali vi è la corte di Odino, re degli dei Noreni.

Loro possiedono il potere di entrare nei domini di Zeus, così come Zeus possiede il potere di entrare nei loro. Questo è dovuto per un antico patto tra queste tre divinità, che erano conosciuti come i Re Celesti!"

"Quindi, dobbiamo recarci alle corti di Odino e Rha, e chiedere loro di acconsentire a lasciarci passare verso l'Olympos?"

"Un tempo, questa sarebbe stata questa la condotta da seguire, Ikki. Ma non è più così.

Rha ha da secoli abbandonato questo piano dell'esistenza, ponendo la sua corte in una dimensione simile all'Elisio. Il motivo, lo ignoro.

Odino invece..."

"Anche lui si è estraniato dalla razza umana?" chiese Rom del Cancro.

"No. Il suo regno è ancora raggiungibile, tuttavia lui e i suoi seguaci sono scomparsi affrontando i demoni e i mostri che infestavano le terre del Nord, capeggiati dal dio traditore Loki, in quello che loro chiamano Ragnarock. Da allora, di Odino non si hanno più notizie, ma so per certo che i suoi discendenti vivono ancora, e sono gli eredi dei suoi segreti. È a loro che dobbiamo rivolgerci per avere un valido aiuto, e sono certo che, da eredi di un dio nobile come Odino, non ce lo negheranno.

Hyoga!"

"Sì!"

"Tra tre giorni, partirai per Blue Grado. Quella città, oltre che custodire uno degli accessi al regno sottomarino di Poseidon, viene tramandata la via verso i confini di Asgard, il regno di Odino. Cercherai di percorrere tale via, e annuncerai il mio arrivo ai regnanti attuali."

"Posso partire anche subito! Il viaggio sarà lungo, e non ho bisogno di riposare."

Athena scosse la testa, facendo ondeggiare la lunga chioma splendente.

"No, Hyoga, devi assolutamente rimanere. Non puoi certo mancare a ciò che avverrà tra due giorni!"

"Di cosa si tratta?" chiese Seiya, curioso e preoccupato allo stesso tempo.

Saori si volse verso ognuno dei Bronze Saint che l'avevano accompagnata fin dall'infanzia.

Poi si rivolse a Shiryu, sorridendo.

"Temo che, divinità o meno, non potrei sopportare la collera di Shunrei, se provocassi un ulteriore ritardo al vostro matrimonio!"

***

Due giorni più tardi, c'era aria di festa al Santuario.

Sulla scalinata che passava attraverso le Dodici Case erano ornate da fiori bianchi e chicchi di riso.

Presso la sala del Sacerdote, di fronte al trono erano disposti nuovamente i Saint, stavolta con un ordine molto diverso dal solito.

Di fronte al trono, posto che tradizionalmente spetta ai Gold Saint, c'erano Mei, Hyoga, Shun, Ikki, Jabu, Geki, Ichi, Nachi e Ban. Davanti al trono, su cui era seduta regalmente Saori, Shiryu affiancato da Seiya.

Per tutta la sala erano disposti, secondo il loro rango, i vari Saint.

Tutti indossavano la loro Cloth.

Quella di Jabu era stata ricostruita da Kiki e rassomigliava molto alla versione creata grazie ai poteri di Ikki. Il Saint dell'Ariete aveva solo rimodellato l'elmo, dando alla placca su cui si poggiava il corno una forma più arrotondata, con protuberanze, che rassomigliassero molto di più a un muso equino con due corte orecchie. Il bracciale destro era stato allungato, in modo che le estremità si aprissero leggermente di più, come un piccolo scudo.

Anche il Cloth dell'altare era stato ricostruito.

Ora, la forma del totem presentava una tavola sorretta da due braccia metalliche e da un pilastro centrale dotato di quattro protuberanze rotonde.

Il tavolo e parte della base formavano l cintura, diventando quattro placche semi coniche che proteggevano fianchi e parte delle gambe, bloccati da due delle protuberanze rotonde del pilone centrale. Le altre due protuberanze formarono le ginocchiere, mentre il pilone stesso, divisosi, formava i due schinieri, dotati di placche ad anelli che si allargavano a metà tibia e poco sotto la ginocchiera. I bracciali erano le due braccia già presenti nel totem, e erano dotate di placche esterne ottagonali, dai lati arrotondati ora per dentro, ora per fuori, come piccoli scudi.

La base si trasformava nella corazza vera e propria, e nei copri spalla semi cilindrici. L'elmo a diadema copriva i lati del viso e le guance risalendo sulla fronte, da cui partiva una placa che si biforcava in due corna simili a quelle dell'elmo del Cloth di Andromeda rinato col sangue di Athena.

Anche la corazza di Simon della Volpe, intervenuto alla celebrazione con la moglie, Cristia, e il figlio neonato, era stata interamente costruita, pur non essendo cambiata nell'aspetto, il totem aveva assunto una forma diversa, rappresentando una volpe che stava col corpo rasoterra.

La porta del salone si aprì, facendo entrare Shunrei.

La ragazza, avvolta in un ampio abito rosso da sposa, tipicamente cinese, avanzata, affiancata da Seika, che era stata scelta come sua damigella.

Le guance ella graziosa cinesina si imporporavano ad ogni passo, mentre guardava Shiryu che l'attendeva.

Al suo ingresso, Sorrento, che era intervenuto alla cerimonia con Jafar e Tetis, mise un flauto d'argento, non quello d'oro col quale combatteva, dotato di poteri mortali, alle labbra, e intonò una marcia nuziale.

Giunta vicino al suo fidanzato, Shunrei abbassò il capo, con la timidezza e la compostezza così tipiche nelle fanciulle cinesi.

Shiryu tese la mano destra, accarezzando il viso perfetto della sua sposina.

Saori si alzò. In quanto reincarnazione di Athena, aveva deciso di officiare personalmente l'unione, che benediva di tutto cuore.

Come Saori Kido, si era premurata per ottenere tutte le documentazioni previste dalla legge, in modo che il matrimonio fosse valido a tutti gli effetti.

Finita la cerimonia, i festeggiamenti si trasferirono al vicino villaggio di Rodorio.

Seika ne approfittò per andare a trovare l'artigiano che l'aveva ospitata quando, mentre cercava di raggiungere Seiya al santuario, era caduta perdendo la memoria. Seiya, che aveva accompagnato la sorella, ringraziò di cuore l'uomo.

I festeggiamenti andarono avanti fino a tarda notte, pur senza esagerazioni.

Poi, gli sposini furono accompagnati a una casa del villaggio, che era stata ceduta loro per l'occasione, secondo antiche usanze greche.

Prima che entrassero nella casetta, Saori li prese da parte.

"Shunrei, voglio che tu sappia che mi è sempre dispiaciuto turbare il tuo animo, costringendo Shiryu a combattere strenue battaglie. A volte avrei voluto che rinunciasse al suo status di Saint per vivere con te...

Ma Shiryu è un Saint, e io sono Athena.

Presto, troppo presto, avrò bisogno del forte braccio di tuo marito.

Ma per ora, potrete essere felici."

Da una tasca nascosta del lungo abito bianco trasse due depliand.

"Questi sono i biglietti aerei con i quali, domani, partirete. La meta è un'isoletta tropicale di proprietà della Fondazione Grado.

Rilassatevi!

Divertitevi! E soprattutto state insieme.

Shiryu, tra circa quattro giorni ti invierò un messaggio, con le istruzioni per raggiungerci in Asgard.

Intanto goditi la tua luna di miele"

"Grazie, Athena..."

***

Il giorno dopo, Hyoga era pronto a partire.

Il Cloth, riposto nel suo Pandora Box, era alla sua schiena.

Albeggiava.

Impassibile, il biondo Saint si accingeva ad andarsene.

Il piano era semplice.

Arrivato ad Atene, avrebbe preso un aereo da trasporto della Fondazione Grado, che lo avrebbe portato fino a Mosca.

Da lì, avrebbe proseguito con la linea ferroviaria fino a giungere in Siberia, dopodiché sarebbe proseguito a piedi fino a Blue Grado.

Era ancora notte.

Il cielo, di un blu profondo, era costellato di stelle, ma già ad oriente le prime avvisaglie dell'alba schiarivano le tenebre con i rosei riflessi dell'aurora, mentre le stele impallidivano all'orizzonte.

"Sarà una bella giornata." mormorò il Saint.

Mosse i primi passi, ma quasi subito si fermò, sorpreso.

Una sagoma gli veniva incontro.

La sagoma di una fanciulla vestita di un lungo abito bianco.

Saori.

"Sei già pronto a partire, Hyoga?" mormorò la giovane incarnazione di Athena.

"Sì, non vedo perché rimandare. Dormirò qualche ora durante il viaggio.

Ma lei, perché è sveglia a quest'ora?

Dovrebbe riposare."

"Credo che non ne avrò più un vero bisogno, ormai. Col pieno risveglio di tutti i miei poteri, ho acquisito una strana capacità che mi immunizza dal bisogno di dormire. Se lo faccio, è solo per il piacere che arreca il sonno.

Andrò a riposare dopo la tua partenza.

Prendi. disse porgendogli un plico di fogli arrotolati- Questo è il mio messaggio con la richiesta formale d'aiuto, scritta di mio pugno per i regnanti di Asgard. Consegnala personalmente alle mani di chi governa il regno del Nord.

Quando raggiungerai Blue Grado, ti prego di farmi sapere la strada da seguire per raggiungerti in Asgard."

"D'accordo. Vi aspetto all'estremo nord, allora. Solo, vorrei sapere una cosa."

"Dimmi."

"Perché tenere all'oscuro i Saint? A parte i Gold Saint e noi cinque, nessuno è stato informato di quanto è stato deciso."

"Non è per sfiducia, Hyoga. Voglio che i Saint non si espongano più del necessario.

La forza dei Gold Saint è necessaria qui, ed è necessario che siano al corrente di cosa abbiamo pianificato, per guidare i Saint quando io partirò per raggiungerti. Ora va."

"Mia signora, vi aspetterò nel gelido Nord. Riceverete mia notizie da Blue Grado e una volta giunto in Asgard. A presto!"

Hyoga si volse rispettosamente, riprendendo a camminare con passo deciso verso il sentiero che conduceva alla città.

Il viaggio era stato semplice.

Persino comodo.

Arrivato in Siberia, si avvolse in un caldo mantello.

Non che ne avesse bisogno, ormai il freddo non era un problema. Il suo corpo, abituato ormai a sprigionare lo zero assoluto, non percepiva minimamente i rigori del freddo. Il mantello serviva per salvare le apparenze.

Come avrebbero reagito, altrimenti, dei comuni cittadini, vedendo una persona blandamente vestita avanzare in una bufera di neve, come quelle tanto comuni nella zona che doveva attraversare.

Mettendosi lo scrigno, avvolto in teli, alla schiena, Hyoga si passò il mantello attorno al collo, avvolgendo la faccia come una sciarpa, e alzò il cappuccio.

Un passo alla volta, abbandonò la città, verso il villaggio che era stato la sua seconda casa.

Raggiunse il villaggio entro la serata.

Si fece riconoscere dagli abitanti del luogo, specie Tanya, la sorella di Jacov, che voleva sapere come stesse il fratello.

Un frugale pasto caldo per rifocillarsi, un riposo di alcune ore in un giaciglio improvvisato, per essere di nuovo pronto a partire.

Lo videro materializzarsi nella neve, come un fantasma.

Sgomenti, i due guardiano alle porte della città si misero in guardia.

Erano Blue Warrior, assegnati alla guarda della porta della città.

Dopo pochi attimi, però, riconobbero l'uomo che era apparso così repentinamente, quasi dal nulla.

Erano stati tra i seguaci di Alexer, quando, tempo prima, aveva architettato per destituire il padre Piotr dalla carica i governatore della città.

Era stato quell'umo a fermarli e a dare ad Alexer una nuova ragione di vita.

Abbassarono le armi.

Hyoga si avvicinò, no indossava più il mantello, e teneva ancora la Cloth nel suo scrigno, sulla schiena.

"Portatemi da Alexer!" disse alle due sentinelle.

Lo studio di Alexer era di una compostezza unica.

Il governatore della città era circondato da mobili dall'aria robusta, in legno scuro.

Alexer vestiva i suoi abiti da cerimonia.

Aveva acuto una riunione, e ne era uscito, chiedendo che venisse aggiornata, quando ricevette il messaggio dell'arrivo di Hyoga.

Il Consiglio cittadino era rimasto sorpreso nel sentire la notizia.

Alexer ancor di più.

Dopo il tentativo di diventare capo di Blue Grado per muovere guerra in Europa, piano sventato dal Saint del Cigno, i due non si erano più rivisti.

Da allora, Alexer aveva lavorato molto.

Abbandonate le ambizioni giovanili, aveva seguito la strada tracciata da suo padre.

Sotto la sua guida, Blue Grado aveva prosperato.

Ma per lui non c'era perdono. Si era macchiato di una colpa troppo grave: il parricidio. Per questo non vi era perdono, e lo sapeva.

Con passo veloce, arrivò alla scrivania, e si sedette sulla dura sedia che era stata del padre.

Suonò un campanellino di ottone, chiamando un dignitario che fungeva da segretario.

"Fate entrare il Saint di Athena!" ordinò.

Hyoga entrò. Aveva ancora la Pandora Box sulla schiena, ed appariva accigliato.

Scrutò il giovane seduto sulla scrivania severa, invasa di carte dall'aspetto ufficiale.

"Ti trovo bene, Alexer. Vedo che il compito che ti ho imposto viene seguito con impegno."

"Hai salvato mia sorella, Hyoga, facendomi capire i miei sbagli."

"Come sta Natassia?"

"Bene. Adesso si è sposata, pochi giorni fa. Ti ricorda sempre con grande stima."

"Falle le mie felicitazioni."

"Non credo, Hyoga, che ti sia preso il disturbo di venire qui solo per controllarmi o per sapere di mia sorella."

Infatti, vengo qui per dei gravi motivi. Tempo fa hai mandato un messaggio al Santuario, credo che tu voglia sapere come la cosa si sia conclusa."

Senza scendere nei dettagli, Hyoga spiegò al capo di Blue Grado gli ultimi eventi relativi alla recente guera contro Ares, che aveva coinvolto la città russa, penetrandovi per invadere il Regno Sottomarino. Raccontò dell'attacco al regno di Ares, di come i Saint avessero affrontato il Warmaster e come questo venne sconfitto, quindi i dettagli della liberazione di Athena, e la rivelazione circa il fatto che Ares era stato manovrato da Zeus.

Infine, spiegò il bisogno di raggiungere l'Olympos.

"E questo è il motivo della mia visita, Alexer. Qui da voi sono stati custoditi parecchi antichi testi, portati qui dopo la caduta di Alessandria. In uno di quegli scritti, senz'altro c'è la via da percorrere per raggiungere Asgard. Devo trovare quel libro."

"Non ce ne sarà bisogno!"

"Cosa?"

"Conosco il testo che cerchi. Lo trovai da piccolo, e quando decisi di estendere Blue Grado in tutta Europa, per prima cosa mi recai lì. Volevo ottenere udienza per raccogliere alleati in una guerra civile imminente.

Ti ci porterò io. Quando vuoi partire?"

"Oggi stesso, se possibile."

"Bene!"

Alexer si tolse, buttandolo a terra, il caldo indumento che era rimase per terra. Aprì un grande armadio, in cui era tenuta una splendente armatura azzurra. La sua Blue Armor.

"Sarà un viaggio pericoloso" disse il giovane dignitario, mettendosi addosso la corazza.

Difficile era dire poco.

Una volta pronti, i due giovani guerrieri si diressero verso nord.

Alexer indossava la Blue Armor, che gli garantiva un'ulteriore protezione dal freddo.

Hyoga, invece, continuava a tenere il Cloth dentro il suo scrigno, e aveva eliminato il pesante mantello, che aveva ripiegato e posto nella bisaccia che portava a tracolla.

Durante il viaggio, si scatenò una violenta bufera di neve, che sferzò i due ragazzi.

Alexer, dentro la sua corazza blu, sentiva il freddo scatenato dalla tempesta, seppur mitigato dalle proprietà particolari della sua armatura. La neve si posava su di lui, sciogliendosi al calore del suo corpo, bagnando gli indumenti pesanti che portava sotto la corazza e i capelli, che gli si appiattirono sulla fronte.

Hyoga, invece, sembrava totalmente immune agli effetti della tempesta.

Il suo corpo era asciutto, e sui vestiti non c'era traccia di neve.

Alexer si stupì, quando si accorse di questo particolare, ma poi, capì.

Il Saint del Cigno si proteggeva generando, attorno a se stesso, un gelo superiore a quello della tormenta. La neve trasportata dal vento, a contatto con un gelo superiore, semplicemente congelavano attorno a Hyoga, diventando troppo pesanti anche per il vento, e cadendo tutt'intorno a lui.

Si fermarono brevemente verso le sei serali, quando Alexer tirò fuori dalla bisaccia, che si era fatto preparare prima di partire, carne secca, pane e una borraccia di una vodka distillata in città, che aveva la proprietà di riscaldare i corpi.

Hyoga mangiò pacatamente il pane e la carne, ma non bevve il liquore, accontentandosi invece di una manciata di neve che, tenuta in bocca, si trasformo in acqua gelida.

Alexer, invece, bevve poche sorsate di liquore. Il suo corpo, intirizzito, fu invaso da un piacevole senso di calore, che, lo sapeva, era effimero, ma che lo avrebbe aiutato a proseguire per diverse ore.

I due ripresero il cammino.

"Alexer, manca molto ad arrivare ai confini di Asgard?"

"Se manca molto? Non abbiamo ancora intrapreso il viaggio..."

"Ma cosa dici? Sono ore che camminiamo!"

"Se per arrivare nei regni del Nord fosse così facile, Asgard sarebbe troppo accessibile.

Ma un modo c'è: dobbiamo andare su quel monte ghiacciato e accamparci per la notte. Dopodiché, ci verrà mostrata la via."

Hyoga seguì la sua guida.

Arrivati alla cima del monte, montarono una tenda fatta di pelli di renna.

Subito, Alexer si avvolse in una coperta di pelli conciate, trattata con grassi speciali per permetterle di trattenere maggiormente il calore.

Hyoga si sdraiò, facendo un buco sulla neve, addormentandosi al freddo.

Venne svegliato alcune ore dopo.

Alexer sembrava molto concitato.

"Vieni, forza, è l'ora." disse il Blue Warrior.

Sopra di loro, nel cielo ancora avvolto dalla notte, l'aurora boreale.

Spettacolo magnifico, ricco di colori, in grado di lasciare senza fiato.

Ma Hyoga non era venuto lì per ammirare un fenomeno atmosferico che gli era diventato, negli anni dell'addestramento, anche troppo famigliare.

"Mi hai svegliato solo per l'aurora boreale? Ma non dovevi mostrarmi la strada per Asgard?"

"Infatti! La strada è visibile solo da qui, durante l'aurora boreale. Guarda!"

Sulla neve, apparve una traccia splendente, come se migliaia di diamanti fossero incastonati dai ghiacci, e riflettessero il brillare delle stelle.

"Quella è la strada per Asgard, ma è visibile solo nottetempo, e solo con l'aurora boreale. Dobbiamo sbrigarci, sì e no abbiamo tra ore di tempo, prima che la strada sparisca."

I due smontata rapidamente la rozza tenda. Corsero a perdifiato fino a raggiungere il sentiero iridescente.

"Che strano modo di tracciare un sentiero!"

"Gli Asgardiani sono gente molto riservata. Sentieri come questo ce ne sono in diverse parti del mondo, a Nord, ma sono difficili da seguire. Vengono chiamati Bifrost. Ponti dell'arcobaleno."

"Conosci bene Asgard, Alexer?"

"So solo quello che viene riportato nelle cronache di Blue Grado."

"Puoi parlarmene? So veramente molto poco dei loro costumi, e sto andando lì in missione diplomatica, non vorrei fare errore che compromettano la missione."

Alexer guardò Hyoga intensamente. Annuì.

"Devi sapere che si tratta di gente molto orgogliosa.

Discendono da una stirpe di grandissimi guerrieri, e apprezzano soprattutto il valore di un guerriero.

Non ho dubbi che apprezzeranno un combattente fortissimo come te.

Per quello che so, sono una società molto legata ai valori e alle tradizioni. In un certo senso, sono realmente fuori dal mondo: i loro usi sono gli stessi delle popolazioni del nord nel medio evo, soprattutto i popoli vichinghi, norvegesi e scandinavi."

"Capisco. La loro cultura si è diffusa in tutto il Nord, vero?"

"Sì. Come la cultura greca si è diffusa in tuta la zona centrale del mondo, in Europa e Asia, così quella norena ha influenzato i popoli del nord."

"Ma perché Odino ha confinato il suo popolo? Athena ha detto che un tempo Asgard era più accessibile di adesso."

"Non lo so, dovrai chiederlo agli attuali regnanti."

"Sai chi li governa, al momento? Ho sentito che Odino è scomparso in seguito al Ragnarock."

"Non si sa bene cosa accadde. Per prima cosa, Odino confinò il suo mondo, poi avvenne la guerra del Ragnarock. Da allora, il governo di Asgard è andato ai discendenti sopravvissuti delle divinità.

L'unica differenza, e che adesso, a governare Asgard, sono umani in grado di usare un Cosmo di proporzioni quasi divine."

"Cosa intendi dire? Che Asgard è popolata da dei?"

"No. Ma sono discendenti di divinità e sono in grado di evocare un Cosmo superiore a quello degli umani. Tanto che i guerrieri che riescono a richiamare un tale potere vengono chiamati God Warrior!"

"God Warrior... Guerrieri Divini. Immagino siano dotati di grandi poteri."

"Pare che siano formidabili, probabilmente pari ai Gold Saint. Tuttavia si dice che posseggano poteri inimmaginabili."

I due smisero di parlare e camminarono a passo spedito, seguendo il tracciato multicolore sulla neve.

L'aurora boreale svanì, e con essa il sentiero che i due stavano seguendo.

Si fermarono, rimontando la tenda e tornando a riposare.

Dormirono fino al tramonto, per poi seguire nuovamente la strada scintillante.

"Ormai ci siamo..." affermò Alexer a metà nottata.

"Ne sei sicuro? Da cosa lo deduci?"

"Guarda!"

Di fronte a loro si ergevano delle pareti di blocchi di ghiaccio, ripide e scoscese.

"Una muraglia di ghiaccio!"

"Sì, Hyoga, questi sono i confini del regno di Asgard."

"Dove si trova l'ingresso."

"Non esiste... Per accedere bisogna superare una prova."

"Una prova?"

"Sì, bisogna creare un accesso distruggendo il ghiaccio. Io non ci sono riuscito, quando ci ho provato."

"Allora, ci proverò io. Scostati, Alexer!"

Hyoga concentrò il proprio Cosmo, generando un gelo intensissimo.

"Accidenti, il gelo di Hyoga è potente come quella volta, ma è ancora più penetrante. Non c'è dubbio: la sua non è la forza di un semplice Saint. Deve essere forte almeno quanto un Gold Saint.

Potrebbe davvero farcela."

Hyoga aveva raggiunto il massimo potere. Il suo cosmo era diventato in tutto simile a quello di un Gold Saint.

"Diamont Dust!"

Tese il pugno contro l'enorme muraglia davanti a lui.

Cristalli di ghiaccio danzanti scaturirono dal pugno del Saint, andando a scontrarsi con la parete ghiacciata.

Fumo di vapore scaturì dal ghiaccio.

Quando si diradò, sulla parte si stagliava un'apertura rettangolare, dalla quale si poteva vedere il paesaggio. Anziché un deserto di ghiaccio e neve, si intravedeva una lussureggiante foresta di sempreverdi, ammantata di bianco.

"Ce l'hai fatta, Hyoga!"

"Bene, l'entrata ora c'è. Dobbiamo solo oltrepassarla."

"Non è così semplice, purtroppo."

"Cosa intendi?"

"Normalmente, gli accessi ad Asgard sono sorvegliati da un God Warrior. Per passare, bisogna riuscire a contrastarlo."

"Infatti, è così! Se volete passare, dovrete prima sostenere i miei colpi, e sopravvivere."

Veloce come un lampo, un'ombra apparve, con agili balzi, dalla foresta, raggiungendo immediatamente l'apertura creata da Hyoga, sbarrando il passo ai due ragazzi.

"Per passare dovrete dimostrare il vostro valore."

"Blue Impulse!"

Alexer si era fatto avanti, lanciando il proprio colpo segreto contro l'uomo, ancora avvolto dall'ombra dell'apertura.

Il guerriero alzò la mano destra, bloccando l'attacco del guerriero russo.

"Tutto qui il tuo potere? Assolutamente insufficiente!"

Con una lieve spinta, l'uomo nell'ombra respinse il colpo, aggiungendovi la propria forza.

Ora il Blue Impulse possedeva un impeto mille volte superiore a quello suscitato dl Blue Warrior.

Un impeto che si volgeva a travolgerlo!

Alexer chiuse gli occhi, aspettando l'impatto.

Ma non avvenne.

Quando il giovane di Blue Grado riaprì gli occhi, vide Hyoga davanti a lui.

Il Saint si era precipitato, e aveva bloccato a sua volta il colpo, usando anch'egli una sola mano.

Hyoga chiuse il pugno, disperdendo il Blue Impulse.

"Notevole! Immagino sia stato tu a creare questo accesso al regno di Asgard. Il tuo compagno, con quel misero Cosmo che si ritrova, non ne sarebbe mai stato all'altezza."

Ignorando le parole del guerriero misterioso, Hyoga si girò verso Alexer.

"Cosa pensavi di fare? Sapevi benissimo di dover affrontare un guerriero al di sopra delle tue possibilità."

"Volevo spianarti la strada. Speravo di essere abbastanza potente da costringerlo ad usare il suo colpo segreto, invece.

Hyoga, tempo fa commisi un crimine orrendo, nella mia corsa alla conquista di potere. Tu m fermasti. Salvasti mia sorella. Mi perdonasti, pur dandomi un' incarico gravoso.

Forse non lo capisci, ma tu, più di tutti, sei la persona che ritengo un amico."

"Alexer... Ti ringrazio, ma proprio perché mi ritieni un amico non rischiare la vita per me. Devi pensare alla tua gente, e a Natassia."

Si volse verso il guerriero misterioso.

"Esci allo scoperto, guerriero del Nord. Sappi che non ti temo."

"Se davvero vuoi vedere in faccia chi ti è superiore, ti accontenterò subito, biondino!"

Con passo deciso, l'uomo uscì dal cono d'ombra che lo aveva nascosto.

Alto circa un metro e settanta, indossava una corazza completa. Gli schinieri, che lo coprivano fin a metà della coscia stringendosi centralmente fino a forare un triangolo. La ginocchiera che univa le due parti degli schinieri era ovale. La cintura era provvista di quattro placche: due, più piccole, scendevano sui fianchi, mentre le altre, più larghe, proteggevano l'inguine e il sacro.

La corazza proteggeva completamente il busto, sorreggendo due copri spalla triangolari, dalle linee rotondeggianti. I bracciali, muniti di copri bicipite, erano conici, muniti però di una protuberanza sull'avambraccio, simile a quella del bracciale destro del Cloth di Pegasus, dalla forma che ricorda la pinna dorsale di uno squalo, ma più larga e meno alta, rispetto a quella del Cloth. Anche i copri bicipite erano conici, ma si allungavano esternamente, fin quasi a raggiungere la spalla, mentre la parte più interna si fermava a metà del muscolo.

L'elmo riproduceva le sembianze di un muso animale, felino, con delle creste a criniera laterali, due orecchie a punta, il muso, squadrato, sporgeva lungo la fronte come la mascella superiore dell'animale, con una placca più scura, triangolare, a formare il naso della creatura. Due fessure rosse stavano a formare gli occhi, ai lati, lungo le tempie e attorno al viso, due protuberanze coniche, arcuate in avanti come due falci, terminavano sulla protezione del mento, modellata per rassomigliare alla mascella inferiore.

Sui bordi delle due mascelle, due piccole protuberanze coniche, a rappresentare le altre zanne della bestia.

Lungo la schiena un mantello scarlatto volteggiava, spinto dal gelido vento.

Al centro della corazza, all'altezza dell'ombelico, c'era una pietra candida, luccicante, su cui era inciso un piccolo simbolo.

I Capelli del guerriero, color biondo cenere, con riflessi più chiari, argentati, scendevano lungo la schiena in una coda di cavallo. Gli occhi erano castano scuro, con riflessi rossi.

L'intera armatura era di un colore verde scuro, quasi nero, con fregi di varie forme di un colore più chiaro, smeraldino.

"Sono Syd di Skol, God Warrior di Asgard!" si presentò.

"Syd, io sono Hyoga del Cigno, Saint di Athena. Vengo come messaggero per incontrare i regnanti in Asgard, non per combattere. Ti prego, cessa ogni ostilità, non ho intenzione di battermi."

"Mi spiace, ma le leggi che governano questo reame sono inflessibili. Si può entrare solo se invitati o se si conquista l'onore di passare. E tale onore, lo si conquista con la forza del proprio braccio.

Se sei debole e pusillanime, prendi il tuo amico e vattene! Non calpesterai il sacro suolo ghiacciato di Asgard."

"Se è solo con la forza che potrò assicurarmi il passaggio, allora non mi posso tirare indietro.

Kholodnyi Smerch!"

Hyoga generò col suo attacco un vortice di gelo.

Syd fece per parare il colpo come aveva fatto con il Bue Impulse, ma si accorse subito che questo era un errore.

"Il suo gelo è di un'intensità incredibile, rivaleggia con il freddo delle notti asgardiane. E la sua forza, è mille volte superiore a quella del suo compagno."

Il God Warrior venne spinto indietro, tracciando sulla neve dei solchi profondi con i piedi.

Sarebbe stato travolto dalla gelida tempesta generata da Hyoga, se non avesse saltato, con estrema agilità, usando le stesse gelide correnti per muoversi agevolmente.

"Che agilità incredibile! È riuscito a muoversi sfruttando le correnti, anziché venirne travolto, e questo senza poter sfruttare punti di appoggio. Di certo, quest'uomo è un avversario temibile- disse tra sé. Poi, ad alta voce- Allora, Syd, ti basta?

Sono degno di entrare in Asgard?"

Il God Warrior sorrise.

"La forza e il potere non ti fanno difetto. Quindi, puoi passare, ti condurrò io stesso alla corte della regina di Asgard, Hilda. Vieni avanti, Saint del Cigno."

"Bene. Alexer, andiamo!"

"No, Hyoga, dovrai andare da solo."

"Cosa? E perché?"

"Tu hai superato la prova, non io. Se cercassi di oltrepassare i confini di Asgard, Syd mi attaccherà come si fa con un invasore. E se tu intervenissi in mio soccorso un'altra volta, verresti trattato anche tu come un invasore, ne sono certo. Tornerò a Blue Grado, e invierò un messaggio al Santuario, dicendo loro l'esito del nostro viaggio e di prepararsi a raggiungerti."

"D'accordo. Fai sapere al Santuario che sto per essere ricevuto dalla regina di Asgard, Hilda, e che invierò al più presto un mio messaggio, affinché mi raggiungano.

Grazie, di tutto, Alexer."

Il giovane di Blue Grado vide il biondo Saint voltarsi per seguire Syd attraverso l'apertura sulla parete, e sparire con lui presso la foresta innevata.

Con un sospiro, Alexer si voltò, pronto a tornare in patria.

***

Syd non era certo una guida facile da seguire.

Agile e veloce, saltava tra gli alberi della foresta, a volte spiccando balzi sui rami, e tutto talmente rapidamente da rendere impossibile seguire i suoi movimenti, dando l'impressione che nemmeno toccasse il terreno o i rami, ma che volasse.

Hyoga, abituato a correre nella neve, non sentiva i propri movimenti appesantiti dalla coltre che ricopriva il terreno. Riusciva a tenere il passo, anche se, tra sé, ammetteva che un tale ritmo era difficilmente sostenibile.

Giunti alla fine della foresta, Syd atterrò, fermandosi, con un salto mortale.

"Bene, Saint, continui a dimostrarti all'altezza della situazione."

"Cosa intendi dire? Anche questa corsa era una prova?"

"In un certo senso, sì. Normalmente, solo un God Saint potrebbe sostenere questo ritmo, non semplice Bronze Saint. Non sei una persona qualsiasi, Hyoga del Cigno.

Altre circostanze, mi piacerebbe confrontarmi contro di te.

Ma non ora!

Hai richiesto di incontrare i regnanti di Asgard, e hai superato appieno le prove cui ti ho sottoposto.

Manterrò la parla data!

Ti porterò presso la regina Hilda, ad Asgard!"

Il God Warrior fu di parola.

In poche ore, muovendosi in maniera meno imprevedibile, portò Hyoga in un'ampia vallata.

"Ecco Asgard, la città che porta il nome del regno.

Qui, presso il palazzo , verrai ricevuto dai regnati."

"Ci vorrà molto?"

"No, verrai ricevuto in giornata, ma avrai tutto il tempo di riposarti."

Da lontano, Hyoga vide la città.

Molte le case, basse, di pietra o di legno con tetti di fieno lavorato col catrame.

A distanza, un enorme palazzo, dietro al quale, in quella che sembrava un'insenatura marina, si vedeva un'enorme statua. La statua di un uomo dall'apparenza anziana, vestito da una armatura scintillante, con un elmo modellato per rappresentare due ali, un scudo rotondo, ampio, sul braccio sinistro, mentre la mano destra impugnava un'enorme spada, tenendo la punta rivolta in giù.

Syd condusse Hyoga alle mura dell'immensa città. Le sentinelle, vestite con corazze di pelli, armati di scudi rotondi e corte daghe, e semplici lance, cedettero il passo al guerriero del Nord e al Saint senza proferire parola.

Dopo aver passato i quartieri della città giunsero a palazzo. Una costruzione immane, che, Hyoga lo capì subito, era formata a sua volta da più costruzioni.

L'insieme di tutti gli edifici formava il palazzo reale di Asgard.

Hyoga venne portato in una camera a un servitore.

Syd si era congedato da lui, affermando di doversi presentare ai regnanti, e affidando il Saint alle cure di un alto dignitario, Helgi.

Costui era un uomo robusto, se pur di statura media. Una corta barba castana, ben pettinata, gli ricadeva fino a metà del collo, incorniciando e coprendo il viso. I capelli, intrecciati, scendevano fino alle spalle. Aveva due occhi scuri, molto calmi e pazienti.

L'uomo non fece mancare nulla al Saint. Hyoga poté ritemprarsi con un bagno caldo, dentro una vasca metallica che si trovava in un angolo della sua stanza.

Dopo il bagno, Hyoga indossò vestiti puliti, di foggia asgardiana, bianchi, con un manto di pelliccia.

Così abbigliato, venne accompagnato da Helgi stesso. L'uomo si rivelò una guida disponibile e molto colta.

"Il palazzo, come è evidente è composto da numerose ale, che sono palazzi a se stante. Un tempo, erano gli dei ad abitarvi, e le varie ale del palazzo.

Qui ci troviamo nel Frohheim, dove si trova il salone Walhalla, dove i regnanti accolgono gli ospiti e i postulanti.

Sulla destra ci sono le ale Alsheimr, Thrymheimr, Folkvangar e Noatun, dimore delle famiglie della stirpe dei Vanir.

Le stirpe degli Aesir dimorano, invece, nelle ale Ydaril, Sokkvabekkr, Breioalblik, Himinbjorg, Glitnir, Widi, Trudheimr, Bilskimir e Fensalir"

"Vanir? Aesir?" disse Hyoga, perplesso.

"Anticamente- spiegò Helgi- erano i nomi delle due famiglie di divinità che coesistevano in Asgard. Capo dei Vanir era Njoror, mentre gli Aesir erano guidati da Odino stesso.

Prima che questo palazzo venisse edificato, le due famiglie divine combatterono tra loro per la supremazia, una guerra che li avrebbe portati all'estinzione, se non fossero arrivati a n compromesso. Odino fece prigioniero Njoror, ma non lo uccise, e fece organizzare una tregua, grazie al quale ottenne la fine della guerra e il predominio su entrambe e famiglie.

E ad odino stesso appartiene il Valaskjalf, il palazzo a Nord, dove si trova la sala del trono, nel salone Vingolf. Oltre quel palazzo, il sacrario di Odino, dove si erge la statua del Dio."

"Una costruzione imponente."

Le porte si aprirono verso un immenso salone, che dalle indicazioni della sua guida riconobbe come il salone Walhalla.

Illuminato fiocamente da quattro immensi bracieri posti vicino alle pareti.

Vestiti in abiti eleganti e sfarzosi, i nobili di Asgard, tra i quali scorse anche Syd, attendevano, discostati, vicino a una breve scalinata, di cinque gradini, che dava a un trono di pietra.

Helgi si staccò dal Saint facendogli segno di attendere, salì la scalinata e, preso un bastone d'oro cesellato, con un pomo di cristallo cavo in cui era inserita una sfera d'oro.

Il dignitario batté una volta il bastone a terra. La sfera d'oro, battendo sul cristallo, emise una nota alta e argentina, sublime.

"Sire del casato dei Vanir, primo ministro del regno di Asgard, rendiamo onore al principe Freyr, e alla sua sposa, la bella Gerdr!"

Da una porta laterale, fece ingresso una coppia.

L'uomo era biondo, muscoloso ma longilineo, il viso affilato, dai tratti quasi efebici, i capelli biondo pallidi, gli occhi azzurro chiari, dall'espressione schietta, sincera, nobile.

Indossava una lunga veste bianca, con ricami dorati e rossi. La donna al suo fianco, alta e bella, aveva i capelli biondi ma un po' più scuri rispetto a quelli del marito, raccolti in un'acconciatura complicata, che poi li lasciava ricadere sulle spalle. Gli occhi blu fissavano la sala. Come quelli del marito, avevano un'espressione franca, ma più accorta, meno innocente: sembrava valutare gli stati d'animo di tutti i presenti. La coppia prese posto, in piedi, alla sinistra del trono.

Helgi batté il bastone una seconda volta.

"Sire del Casato degli Aesir, Generale degli Eserciti di Asgard e maestro d'Armi! Rendiamo onore a Dolvar!"

L'uomo che entrò indossava una severa veste nera, con un mantello che copriva anche il petto.

Il viso dal colorito era lievemente abbronzato. I capelli, tagliati corti, erano di un biondo quasi bianco, coperti da un cappuccio del mantello, nero come il vestito aderente che indossava, privo di fregi od ornamenti.

Helgi batté nuovamente il bastone cerimoniale una terza volta, generando di nuovo una nota limpida.

"Discendente di Odino stesso, Grande Sacerdotessa e Regina di Asgard! Rendiamo onore a te, Hilda."

Da dietro l'arazzo immenso che si trovava dietro il trono, i cui disegni erano nascosti dall'ombra, apparve la Regina di Asgard. Lunghi capelli biondo chiari, con riflessi argentati. Gli occhi color azzurro ghiaccio, leggermente a mandorla, illuminavano il viso. I Capelli erano tagliati in maniera particolare, una frangetta sulla fronte, per poi allungarsi lungo i lati, fino a cadere, lunghi, sulla schiena. Due ciocche, lunghe, cadevano anche ai lati del volto. Il vestito argentato, simile a una lastra di ghiacci lucido, frusciava dolcemente ad ogni movimento della dama. Un prezioso monile dorato cingeva il sui collo, sul quale era incastonato un rubino, e da esso partivano diversi filari di perle, bianche azzurre e nere, che intrecciavano il corpetto dell'abito. Alta e solenne, raggiunse il trono, dopodiché, col sorriso sulle labbra rosee, girò lo sguardo sui presenti, salutandoli con un cenno del capo, quindi si sedette sul trono.

"Saint di Athena, cosa ti ha portato presso la nostra gelida corte?"

"Reco un messaggio dalla mia signora, la dea Athena."

Hyoga tirò fuori il messaggio, arrotolato e chiusi da un sigillo di ceralacca dorata, modellato a forma dello stemma di Nike.

Helgi, sceso dai gradini, prese rispettosamente il messaggio, e lo portò alla sua sovrana.

Preso il foglio, Hilda ruppe il sigillo, srotolò il foglio e lo lesse con attenzione.

"La dea Athena chiede udienza alla nostra corte.

Può stare certa che saremmo onorati di accoglierla tra queste mura.

Saint del Cigno, tra quanti giorni la divina Athena calcherà le nostre sacre vallate?"

"Prima di addentrarmi nel vostro regno, ho fatto in modo che venisse inviato un messaggio al Santuario. Immagino che Athena, in questo momento, si stia recando verso Blue Grado insieme ad alcuni Saint di scorta. Inviando un secondo messaggio lì, sono certo che Athena e i miei compagni arriveranno nel giro di un paio di giorni."

"Bene,- riprese la regina di Asgard- allora avremo due giorni almeno per prepararci ad accogliere una tale ospite.

Nel frattempo, Hyoga del Cigno, spero vorrai onorare la mia tavola ed essere nostro illustre ospite?"

"Niente mi renderebbe più onorato che sedere con i membri di questa illustre corte!"

"Allora, non indugiamo."

La regina di Asgard si alzò dal freddo trono di roccia, e, seguita da Dolvar, Freyr e Gerdr.

Helgi di nuovo guidò il Saint. La corte si trasferì in un altro salone, stavolta illuminato da più torce e bracieri, aveva un aspetto più vivace e gioioso.

Su una lunga tavola rettangolare erano giù disposte le pietanze per il pasto.

Da grandi vassoi si vedevano succulenti arrosti di diverse cacciagioni, cinghiali, servi, persino carne di orso. Ogni arrosto era fumante, condito da salse ed intingoli e spezie che ne esaltavano l'aroma e il sapore.

Ricchi anche i piatti a base di pesce, trote, carpe, salmoni, ma anche triglie e persino tonni.

Rari invece i piatti a base di verdura, come pure i vassoi di frutta, per lo più noci e frutta selvatica.

Caraffe metalliche traboccavano di caldo vino speziato, mentre orci di terracotta contenevano profumato idromele. In ampie botti, posti ai lati della tavola, valletti spillavano grandi boccali di birra.

I piatti erano intagliati in legno, ma la posateria, formata essenzialmente da alcuni coltelli, una forchetta e un cucchiaio, erano in acciaio temperato, lucido e splendente.

Hilda si sedette a capotavola, ed Helgi, da cerimoniere quale era, assegnò i posti.

Hyoga venne fatto sedere vicino a Dolvar, alla destra di Hilda, segno che la regina lo stava onorando come ospite di gran riguardo.

Il biondo Saint notò che Freyr, affiancato dalla sua statuaria consorte, era seduto di fronte a lui.

Tra la regina di Asgard e il principe dei Vanir c'era un posto vuoto.

Possibile che mancasse qualcuno, di rango così elevato da meritare il seggio direttamente al fianco della regina? Qualcuno il cui rango fosse pari, se non superiore, a quello di Freyr?

Il banchetto incominciò.

I valletti servirono un caldo brodo di pollo fumante, che Hyoga assaporò lentamente. Il Saint, bevve, ma con moderazione, il vino e l'idromele. In Siberia, durante l'addestramento, gli era capitato di bere vodka, soprattutto nel periodo in cui non padroneggiava ancora il gelo, e spesso tornava nella capanna di Camus, infreddolito e bagnato.

Era il suo stesso maestro a dargli un sorso del liquore russo, in dosi minime, perché l'alcol aiutasse l'allievo a scaldarsi. Più in là, Hyoga aveva bevuto il liquore insieme agli amici del villaggio. Non aveva mai sviluppato una particolare predilezione per gli alcolici, pur apprezzando il sapore di alcune bevande. Aveva scoperto, poi, che la tecnica del gelo lo rendeva immune alle caratteristiche assuefacenti degli alcolici. Probabilmente era anche per quello che Camus gli aveva fatto bere il liquore quando era ancora molto giovane. Comunque, Hyoga era in grado di bere senza mai ubriacarsi. E, dato che in quell'occasione non vi era niente da bere che non fosse alcolico, era contento di possedere questa caratteristica.

"La fama delle imprese da te compiute, Saint del Cigno, è giunta fin qui. Si dice che tu abbia raggiunto il risultato del gelo assoluto, superando persino il tuo maestro."disse Dolvar.

"Sì, non nego che, attualmente, tra i Saint sono io che domino le energie fredde. L'attuale Gold Saint dell'Acquario, successore del mio maestro, è stato addestrato da me, ed ha un gran potenziale."

"Ma come mai non hai preso tu il posto del tuo maestro? Il rango di Gold Saint dovrebbe esserti proprio? Ed non è forse il più ambito, tra i Saint?"

"Forse. Ma non mi sento di abbandonare il mio ruolo di Saint del Cigno." disse Hyoga, svicolando la domanda che, forse voleva carpirgli il segreto del suo Cloth. Di certo non intendeva rivelare, neanche a dei potenziali alleati, il segreto del God Cloth.

"Sarebbe interessante vedere quale sia la portata delle tue capacità. Qui in Asgard il freddo ci è consueto. Di notte, le temperature scendono vertiginosamente sotto lo zero, e la nostra gente ha dovuto sviluppare una naturale resistenza al freddo, anche se solo i God Warrior potrebbero resistere al freddo della notte di Asgard."

"Se volete, sarò lieto di dare una dimostrazione amichevole delle mie capacità. Tuttavia vorrei sapere qualcosa in più sul vostro regno. Per quanto sia molto a Nord, mi sembra che qui il clima sia..."

Ma le parole del Saint vennero interrotte dal chiassoso aprirsi delle robuste porte del salone.

Una figura, vestita interamente di bianco, corse, verso la regina.

Raggiuntala, la abbracciò affettuosamente, senza seguire nessun protocollo. La sua gaiezza era spontanea, quasi ingenua.

Lunghi capelli biondi dorati, chiari quanto quelli di Freyr, lunghi, ondulati, con ciocche quasi ribelli che le scendevano lungo la schiena, quasi un naturale mantello dorato. Era molto più basa della regina di Asgard, e molto più minuta, ma Hyoga notava che le forme del corpo erano deliziosamente proporzionate, sotto l'abito bianco.

Tra le mani ha un cappello a cuffia di lana rosa, dotata di due paraorecchie rotondi, rigidi grazie a un monile esterno, smaltato di rosa. Due ciocche di capelli ricadevano davanti alle tempie, lunghi quanto quelli della regina di Asgard, tenuti intrecciati da una fascia rosa chiusa sulle ciocche.

"Freya, ti sembra questo il modo di comportarsi con la nostra regina?" ammonì Freyr.

"Fratellone, io e Hilda ci conosciamo sin dalla più tenera età. Ci siamo sempre volute bene come sorelle. Non è vero, Hilda?"

Girandosi nel parlare col fratello e la regina, la ragazza aveva mostrato il suo viso. L'ovale perfetto, dai lineamenti delicati, le conferivano una perfezione quasi da bambolina. Le sopracciglia, disegnate quasi dal pennello di un abile pittore, sovrastavano gli occhi, grandi, di un verde incredibile. Le labbra, piccole, erano atteggiate in una specie di broncio che le conferiva un'espressione adorabile.

"Freya, non sei venuta al consiglio e ti presenti qui senza rispettare il protocollo. Cosa penserà il nostro illustre ospite?" ma il tono della regina di Asgard era privo di durezza, colmo, invece, di affetto.

Freya si voltò verso Hyoga. Per un attimo, gli occhi verdi di lei incontrarono quelli azzurro cupo del Saint.

Hyoga sentì una sensazione mai provata. Come se quegli occhi, che lo guardavano, curiosi, esplorassero tutto il suo essere, leggendo il suo animo. Felicità e tristezza, rimpianto e speranza.

Quegli occhi così incredibili sembravano aver letto, in un attimo, l'animo freddo di Hyoga.

L'espressione di quello sguardo, dapprima curiosa, si addolcì ulteriormente, guardando Hyoga con comprensione e calore.

Un calore che Hyoga sentiva propagarsi anche nel suo petto.

Le labbra della fanciulla si schiusero in un sorriso sincero.

Hyoga distolse lo sguardo, mentre la giovane di nome Freya prendeva posto tra il fratello e la regina.

Né lei né Hyoga notarono lo sguardo corrucciato del giovane che l'aveva accompagnata.

Un giovane alto, biondo, con gli occhi azzurri, che guardava Hyoga con lo sguardo indurito.

***

Dopo il banchetto, la regina e il suo seguito si ritirò. Hyoga venne riportato nella stanza che gli era stata assegnata.

Ma il Saint non riusciva a dormire. Uscito dalla stanza, andò nel salotto adiacente. Il camino era spento, ma lui non ci badava. Aprì la porta finestra e uscì su un terrazzo, guardando le terre di Asgard, coperte da un manto di neve che brillava alla luna, da poco sorta.

"La notte, qui ad Asgard, è talmente gelida da essere letale, se non si prendono le dovute precauzioni."

Hyoga si girò. Davanti a lui stava quella splendida fanciulla che rispondeva a nome di Freya.

"Per me, è un paesaggio affascinante. Dopotutto, sono nato e cresciuto in siberia, dove i ghiacci sono perenni."

"Così è anche qui. Il ghiaccio non si scioglie ormai da millenni, a causa del Fimbilvetr."

Vedendo l'espressione perplessa del giovane Saint, Freya continuò.

"Quando, nell'epoca del Mito, giunse il Fimbilvetr, Odino capì che il Ragnarock era vicino e sigillò le nove regioni di Asgard dl resto del mondo, per impedire che il Fimbilvetr si propagasse, e per limitare le influenze delle creature demoniache contro cui gli dei dovevano combattere."

"Ma cos'è il Fimbilvertr?"

"Un evento che doveva precedere il Ragnarock. Un inverno senza fine, che vedeva espandere il ghiaccio, senza che si sciogliesse."

"Una glaciazione!" pensò Hyoga.

"Con il suo potere, Odino fermò i ghiacci e nel imitò l'espansione alle nove regioni di Asgard. Dando a nove terre dall'aspetto così diverso, lo stesso paesaggio: un inverno desolato. Guarda!

Il palazzo sorge sul confine tra due terre. Da quella parte, dove sorgono le ale del palazzo che appartengono alla mia famiglia, c'è la regione del Vanaheimr, terre che appartengono alla mia famiglia. Dall'altra parte, Asaheimr, le terre della famiglia di Hilda e Donoval.

E tutt'intorno, le altre regioni: Jotunheimr, dove dimoravano i Giganti di roccia e ghiaccio, Niflheimr, detto anche Helheimr, regno delle nebbie della dea Hela e luogo dove le anime malvagie venivano adunate per il Ragnarock, Muspellsheimr, il regno dei giganti di fuoco, da cui scaturiva lava vulcanica, Svartlfaheimr, dove dimoravano i nani, dando prova delle loro arti, Alfheimr, terra degli elfi, il più bello tra i popoli dell'antichità. E la terra più esterna, ora chiusa dalle mura di ghiaccio che delimitano Asgard, isolandola. Midgar, che un tempo comprendeva il resto del mondo.

Per proteggere questi regni, Odino e gli dei hanno combattuto, lasciandoci la loro eredità."

"Eredità? Di cosa parli?"

Freya lo guardò pensierosa. Mentre gli parlava si era appoggiata al parapetto, ma ora si sollevò.

"Seguimi!" disse semplicemente.

Erano scesi di alcuni piani.

Quasi con fare furtivo, aprì la porta di un'ampia stanza illuminata da torce e bracieri.

Quello che Hyoga vide, seguendo la fanciulla, era incredibile.

La stanza ospitava una raccolta di statue, raffiguranti creature incredibili.

Ma presto capì che non si trattavano di statue. Erano rappresentazioni in metallo, no dissimili dai Cloth, quando no venivano indossati.

Un dragone a due teste, nero e grigio. Sul suo podio, era scolpito il nome Fafnir.

Un enorme cobra, viola e azzurro, attorcigliati su se stesso. Jormungandr.

Un cavallo rampante con otto zampe, rosso e grigio, impennato. Sleipnir.

Un lupo dall'aspetto famelico blu scuro, avvolto da catene. Fafnir.

Un essere grottesco, azzurro, con un elmo dotato di corna, simili all'elmo del Cloth del Toro. Hrungnir.

Una tigre, simile a uno smilodonte, nera con striature verdi. Skold.

Un'arpa rossa, con le corde tese. Arp.

Una serie di cristalli, verde scuro, che avvolgevano quello che sembrava uno scheletro. Ametist.

Un enorme mastino verde, striato di rosso. Garmr.

Uno spadaccino dalla struttura sottile, ma alto ed imponente, la testa accerchiata da placche modellate a forma di fiamma, nero con una spada dall'elsa a croce, leggermente arcuata, in oro. Surtr.

Due cervi e due cerve che correvano fianco a fianco, marroni. Fiòrir.

Un uccello dalla testa crestata, dorato. Vidòpnir.

Un altro uccello, stavolta un rapace, argentato. Vedhrofolnir.

Un altro serpente, strisciante, col muso sollevato, color verde chiaro. Niohoddr.

Una creatura antropomorfa, ma dal muso di una bestia indefinibile, rosso porpora. Finngalk.

Due cinghiali dorati, uno posto a destra, più grande dell'altro, l'altro a sinistra, di fronte. Gullimbusti e Hildsvin.

Un enorme umanoide formato da placche grigie. Ymir

Due caproni dal manto nero, che spingevano una biga. Tanngnjóstr e Tanngrisnir

Due lupi, uno accucciato, l'altro seduto, viola scuro, sovrastati da due corvi, uno con le ali aperte, mentre spiccava il volo, l'altro appollaiato. Geri, Freki, Huginn e Muninn.

"Questa- disse Freya posando la mano sul totem di Gullimbusti- è il God Robe di mio fratello. Quella di Hildsvin... Beh, in teoria è la mia... Ma non si è mai fatta indossare. Non ho mai manifestato la Seidhr, il potere che voi Saint chiamate Cosmo.

Quella di Tanngnjóstr e Tanngrisnir, i capri immortali che spingono la biga di Thor, appartiene a Dolvar, mentre quella di Geri, Freki, Huginn e Muninn è della nostra regina.

Tutti questi sono i God Robe!"

"Le armature dei vostri God Warrior, vero? Ho riconosciuto quella di Syd."

"Sì, però quelle delle famiglie reali hanno una differenza, rispetto a quelle dei guerrieri."

"Davvero? E quale?"

"A parte le Robe della mia famiglia e di quelle di Dolvar e Hilda, le altre recano un gioiello incastonato nella corazza. Si dice che quelle pietre possano riportare in vita Odino, se ve ne fosse mai bisogno... Ed è compito dei God Warrior non solo difendere Asgard, ma anche difendere queste pietre, le Odin Gem."

"Perché mi hai mostrato questo, Freya?"

"Per mostrarti che non siamo dissimili a voi. I vostri Cloth si modellano a forma di animali o altre creature, come i nostri Robe, vero?"

"Sì."

"Vedi? Apparteniamo a culture diverse, ma siamo uguali. In fondo.

Mi mostrerai la forma della tua Cloth?"

Hyoga alzò lo sguardo verso la fanciulla perdendosi di nuovo nei suoi incredibili occhi.

Annuì.

"Ora però è meglio andare." disse la fanciulla.

Usciti dalla stanza, Freya riaccompagnò il Saint alle sue stanze.

Lo salutò con un sorriso, per poi correre via, per i corridoi di pietra.,

Hyoga, rientrato in camera, si tolse l'abito con cui aveva partecipato al banchetto, posandolo su una sedia. Sotto aveva tenuto la sua maglietta blu.

Si mise sotto le coperte. Assonnato, sbadigliò. Era soddisfatto per l'esito della missione.

Mentre si addormentava emise un sussurro. Un nome.

Freya.

E, scivolato nel sonno, sognò due incredibili occhi verdi!

***

In un'altra ala del palazzo, Dolvar percorreva un buio corridoio, il volto nascosto dal cappuccio del mantello.

"Dove vai, Dolvar?"

Una figura bloccò il passo del Gran Maestro d'armi di Asgard.

"Principe Freyr! A cosa devo la tua venuta? Spero non mi tratterrai a lungo, ho un colloquio con la regina Hilda."

"Dolvar, non so se ti è giunta voce, ma c'è fermento tra i God Warrior. Alcuni di loro sono stanchi di difendere i confini del regno. Vogliono trovare la gloria in battaglia, così come i nostri gloriosi antenati. Vogliono affrontare nemici all'altezza del loro potere, e vincerli. E vogliono conquistare terre più calde e fertili per il popolo.

Vorrei che tu intervenissi, e ponessi fine a questo movimento."

"Non ne sapevo niente. Hai qualche sospetto, su chi sia a capo di questa fazione estremista?"

"Non lo so con esattezza. Ma di certo Reggin e Alberich sono implicati nella vicenda!"

"Molto bene, principe Freyr. Ne parlerò con la nostra regina, e poi provvederò."

"Fai in fretta, Dolvar. Athena sta venendo qui, e la sua venuta può diventare il pretesto per una guerra sanguinosa che nessuno vuole."

"Non ti preoccupare!" disse il maestro d'armi, sorridendo.

Freyr si voltò, allontanandosi con passo deciso.

Il sorriso di Dolvar si gelò. Alzò la mano verso la schiena del principe dei Vanir.

Nella stanza calò un gelo spaventoso, mentre la luce si affievoliva sempre più.

Accortosi di ciò Freyr si girò.

Dolvar titaneggiava ora, davanti a lui.

Con estrema abilità aveva fatto espandere il proprio Cosmo, senza che fosse possibile avvertirlo.

Sul palmo della sua mano destra, una sfera nera, simile a un buco nero, sembrava attirare la luce fievole del corridoio.

"Sai anche troppo, Freyr. Avresti fatto meglio a non immischiarti. Odin Shield!"

L'oscurità avvolse tutto il corridoio.

Pochi minuti dopo, un quieto bussare alla porta fece alzare gli occhi alla bella regina di Asgard.

"Avanti!"

Dolvar entrò.

Lo studio reale era una piccola biblioteca, dove erano preservati i testi e i documenti più importanti del regno, tenuti separati dalla biblioteca vera e propria.

Una scrivania, illuminata da due candelabri, era di lucido mogano.

Hilda sedeva su una alta sedia di legno, foderata da cuscini.

"Dolvar! Sei arrivato, ti stavo aspettando. Cosa mi devi dire di così urgente, da richiedere un incontro a così tarda ora? E soprattutto in così gran riserbo."

"Mia signora, mi permetto prima di farle una domanda. Cosa intende fare riguardo la visita di Athena?"

"Che strana domanda, Dolvar. Ovviamente, intendo riceverla quale ospite di riguardo. Si è annunciata, come si conviene, respingere la sua richiesta di udienza sarebbe inappropriato."

Dolvar fissava la sua regina con fare pensoso.

"Mia signora, mi pare che lei non abbia preso in considerazione l'altro spetto di questa visita. Che non abbia colto la grande opportunità che ci si presenta."

"Di cosa stai parlando?"

"Hilda di Asgard. Il tuo regno è una sterile landa, che poco offre alla sua gente. L'inverno perenne la sferza di gelidi venti, che causano la morte dei più sofferenti del tuo popolo. La caccia non permette di sfamare tutti gli abitanti di questo regno. La pesca, in mare come nei fiumi, è insufficiente.

Alleviamo renne e capre montane, ma anche questo non ci permette di sopravvivere.

L'agricoltura è impossibile, solo verdure selvatiche, resistenti al freddo, arrivano alle nostre tavole.

Ogni abitante di Asgard vive a stretto contatto con la morte.

Eppure, viviamo a stretto contatto con territori ben più ricchi. La fertile Europa, che Athena custodisce, è a un passo da noi.

Hilda, tu disponi dei più valorosi tra i guerrieri. Gli eredi degli Aesir.

Ponimi al loro comando, e potremmo facilmente vincere su Athena, che qui si dirige, ignara, certa di venire ben accolta. E finalmente, il nostro popolo potrà liberarsi dalla maledizione di questo inverno senza fine, e i nostri guerrieri potranno finalmente conquistare la vittoria in battaglia, e la gloria che verrà cantata dai bardi!"

"Dolvar! Che proposta folle, la tua!

Pensi davvero che mancherò al mio onore, attaccando un'ospite che si è annunciata?

Pensi davvero che macchierò le nevi immacolate di Asgard col sangue delle vittime della guerra che proponi?

No, mai!

Ti consiglio di correre a più miti consigli, Maestro d'Armi. Sono io la Regina di Asgard!"

Dolvar accasciò le spalle, deluso.

"Speravo davvero che tu fossi di più grande ambizione, per te come per il regno.

Eppure, mi vedo costretto a questo...

Odin Shield!"

Lo spazio attorno ai due si distorse. La stanza scomparve, sostituita da uno spazio buio senza fine.

"Dolvar! Cosa significa tutto ciò?"

"Siamo all'interno dello spazia extra dimensionale generato dal mio Odin Shield. Generalmente, chi viene colpito è destinato a rimanere crocefisso sulla carena del drakar, fino a quando il corpo o lo spirito si spezzano.- dicendo questo, Dolvar indicò una nave vichinga che si ergeva dietro di lui.

Sulla carena, a destra, Freyr, l'abito disfatto, il corpo sanguinante, era crocefisso sotto uno degli scudi rotondi che erano appesi ai lati della nave.- Ma una volta che trasporto qui me stesso col mio avversario, questi non può fare ricorso a nessuno dei suoi poteri.

Hilda di Asgard! Vuoi riconsiderare il mio progetto? È realizzabile, te lo assicuro, e in poco tempo diventeresti la regina del mondo!"

"Mai! Un tale piano infanga la memoria del sire Odino!"

"Peccato, avrei preferito trovarti ben più disposta.

Senza la tuo potente Seidhr, non possiamo pretendere di confrontarci con Athena.

Ma esiste un modo, per obbligarti alla lotta."

Dolvar sollevò la mano destra, stringendo un minuto oggetto dorato."

"No! Non vorrai..."

"Invece sì, mia bella regina. Preparati, presto sarai la nuova portatrice dell'Andvaranautr, l'anello maledetto.

Ora!"

Un raggio di luce scaturì dalla mano di Dolvar.

Il guerriero del Nord fece esplodere il proprio Seidhr, provocando una specie di tempesta che travolse Hilda.

La regina di Asgard venne travolta. In quello spazio dimensionale, controllato dal guerriero del nord, i poteri della donna, normalmente superiori, perché sostenuti dallo spirito di Odino, erano inefficaci.

Hilda era sorpresa dalle correnti, simile a ai marosi scandinavi.

Dolvar, con un salto, salì sulla drakar.

"Hilda di Asgard. Il tuo posto è qui, sulla mia polena. Ma solo per poco. Una volta che ti avrò infilato l'anello, la tua mente si adeguerà alla mia volontà.

Vieni."

Travolta da un'altra ondata, Hilda venne sospinta sulla polena. La schiena della giovane donna batté duramente sulla nave. Immediatamente, Hilda sentì i polsi e la schiena trattenuti dall'imbarcazione, come se chiodi invisibili avessero avvinto il suo corpo alla nave. Le braccia, aperte verso l'alto, raggiungevano il bordo dell'imbarcazione.

Dolvar si avvicinò.

"Dolvar, non farlo. L' Andvaranautr può solo portare sventura ad Asgard."

Donoval non rispose. Senza proferire una parola, si chinò sulla mano destra della sovrana.

Quasi con delicatezza, il guerriero infilò l'anello maledetto all'anulare.

"Conosci la leggenda, Hilda! L'anello dona un potere infinito a chi lo indossa. Tuttavia, se a infilarlo al dito è un'altra persona, la volontà di questa si sovrappone a quella di chi porta l'anello. Se no avessi bisogno del tuo potere per condurre questa guerra, avrei tenuto Andvaranautr per me. Ma ora tu, Hilda di Asgard, con l'Anello dei Nibelunghi al dito, sarai una forza inarrestabile, che ci guiderà contro Athena, alla conquista del mondo."

Lo spazio deformato generato da Dolvar sparì.

I due regnati asgardiani si ritrovarono nuovamente nello studio di Hilda.

La donna aveva gli occhi chiusi, mentre Dolvar le si avvicinava.

"Hilda! Hilda di Asgard!"

Lentamente, la regina aprì gli occhi. Ma subito, l'espressione generosa, dolce degli occhi si indurì. I grandi occhi si tirarono, affilandosi, come se venissero tenuti semichiusi, assumendo una forma a mandorla.

Con un movimento repentino, Hilda puntò la mano destra,usa in un pugno, contro Dolvar.

Andvaranautr era un semplice cerchio d'oro, modellato in modo da sembrare formato da numerose, minute scaglie dorate. Sulla parte superiore, il cerchio si appiattiva, lasciando una piccola concavità, all'interno della quale l'oro, in filamenti che formavano un particolare disegno runico.

Proprio da quella concavità, si ammassò la Seidhr, che si manifesto come un potente colpo di energia bianca, che scagliò Dolvar, schiacciandolo sulla parete.

Il sangue del guerriero chiazzò la parete.

"Pensavi di potermi controllare, Dolvar? Il mio potere non può essere controllato in alcun modo!"

"Tuttavia, ora, Hilda, vedi le cose dal mio punto di vista. Immagino che adesso vorrai muovere guerra ad Athena."

Il guerriero, coperto di sangue, si alzò. Lentamente, le ferite si chiusero, e il volto tornò totalmente illeso.

"Sì. Ma per prima cosa, imprigioneremo il Saint del Cigno. Stanotte!!!"

***

La porta si aprì di soprassalto.

Hyoga, stanco per i rigori del viaggio, era ancora semi addormentato, anche se si era svegliato di soprassalto al rumore furioso della porta che veniva spalancata.

Alla vista ancora annebbiata dal sonno del Saint, apparvero le sagome di alcuni uomini.

Davanti a tutti, vestito con il severo abito color ambra, Helgi, l'uomo che lo aveva guidato.

Dietro di lui, imponente, un individuo alto più di due metri.

Muscoloso, ma snello, le ampie spalle da cui scendevano le braccia, muscolose e possenti, simili a tronchi di quercia che un intagliatore aveva modellato a forma di braccia umane.

I capelli biondi, con riflessi rossicci, gli cadevano lungo le spalle. Come Helgi, portava la barba, ma molto corta, quasi rasa, sulle guance, per allungarsi con un pizzetto ben tenuto sul mento.

Gli occhi dell'energumeno erano di un azzurro elettrico. Indossava un vestito di cuoio e pelli conciate, da guerriero, semplice e robusto.

Insieme a loro, un folto numero di soldati, dotati di una corta armatura che copriva il busto, due bracciali conici, che alla sinistra recavano degli scudi rotondi, piccolo, con una punta conica nel mezzo, due schinieri formati da sanali rinforzati con placche metalliche, e un elmo vichingo, con corna laterali da toro o placche a forma di ali d'uccello.

"Hyoga del Cigno. Sei in arresto con l'accusa di sedizione nel sacro regno di Asgard. Arrenditi e seguici senza opporre resistenza." disse Helgi.

"Cosa? Ma è assurdo! Sono venuto qui in pace, come messaggero di Athena."

"Un pretesto, per studiare il nostro regno, le nostre difese, e usare queste conoscenze per condurre un attacco. Ma il vostro piano è stato smascherato, Saint." disse il gigante che seguiva Helgi, con voce tonante.

"Assurdo! Chiedo di parlare con la regina Hilda!"

"Il tempo delle parole è finito, ragazzo.- replicò Helgi, quasi a malincuore- Soldati, prendetelo!"

I guerrieri al seguito si affrettarono, raggiungendo Hyoga e bloccandolo alle braccia.

Il Saint si divincolò, liberando le braccia e colpendo i due che lo trattenevano.

Liberatosi, affrontò altri due soldati, evitando i loro colpi e tramortendoli con pugni decisi.

Raggiunta la sedia su cui li aveva appoggiati, afferrò i pantaloni e se li infilò, saltando per portarsi alle spalle di un soldato che aveva cercato di afferrarlo. Lo colpì con un pugno, affrontando poi, gli ultimi due. Uno lo atterrò con una spazzata, l'altro con un calcio volante, dopo il quale fece per scavalcare il corpo del soldato.

Ma una mano massiccia afferrò la sua gamba, scaraventandolo a terra, e colpendo col pugno. Il cosmo dell'energumeno che accompagnava Helgi esplose, potente.

Hyoga tese il palmo, generando Aria gelida scaturì dal palmo di Hyoga, intercettando la traiettoria del corpo nemico ,e trattenendola.

Le forze dei due si fronteggiavano a mezz'aria.

"Thor, stai attento! La forza di questo ragazzo è grande, combattere con lui può essere pericoloso ed impegnativo."

"Credi davvero che un ragazzino possa mettere in scacco il miei colpi? È forte, certo, ma ci vuole ben altro, contro Thor!"

Il pugno enorme spinse, la mano si aprì. Le forze di Thor e Hyoga esplosero, respingendo indietro i due contendenti.

Hyoga si riebbe, cercando di scartare l'avversario per raggiungere l'ingresso e fuggire, ma venne bloccato da Helgi. Con stupore del Saint, anche Helgi, come il gigantesco avversario possedeva un Cosmo ampio e forte.

Hyoga saltò indietro, osservando la situazione e cercando una via di fuga.

"Sono entrambi due combattenti eccezionali. Se mi attaccassero contemporaneamente, dubito che riuscirei a fronteggiarli. Ma a quanto pare, seguono il codice della cavalleria. Devo andarmene, da qui."

"Cos'è tutto questo rumore, non riuscite a bloccare un ragazzino?"

Dolvar si fece largo, seguito da un altro uomo. Massiccio, ma ben più voluminoso rispetto al compagno di Helgi, Thor, il compagno di Dolvar aveva due ampie spalle, il corpo arrotondato. Lunghi capelli argentati e la lunga barba, ispida e incolta, non nascondevano un perpetuo ghigno di soddisfazione. Dolvar guardava il mobilio distrutto, i corpi dei soldati, storditi, che ansimavano in varie parti della stanza.

"Incompetenti! Mettetevi dietro di me!

Hyoga, preparati a soccombere.

Odin Shield!"

La tecnica di Dolvar trasportò Hyoga nello spazio dimensionale, inchiodandolo direttamente a uno degli scudi appesi ai lati della drakar.

"Ma lei... Principe Freyr!"

"Saint del Cigno, anche tu qui? Dolvar è impazzito, vuole promuovere una guerra contro Athena!"

"E Hilda sembra d'accordo. Devo avvertire Athena, ad ogni costo!"

"Purtroppo, liberarsi da questo spazio interdimensionale è impossibile. In questo luogo i nostri poteri sono annullati."

"Ti capisco, ma nulla è impossibile, se lo si vuole. Arghh!"

Pur non potendo richiamare il proprio Cosmo, Hyoga si sforzò al massimo. Con la sua forza di volontà, stava staccandosi dalla nave. Non solo, anche Freyr, per effetto collaterale, stava per essere separato dallo scudo cui era avvinto.

Nel mondo reale, Dolvar percepiva la resistenza di Hyoga.

Una singola goccia di sudore rigò la sua fronte.

"Helgi. Thor. Lung. Uscite da questa stanza!

Hyoga sta opponendo una strenua resistenza per liberarsi dall'Odin Shield.

Se si dovesse liberare, l'ambiente circostante esploderebbe. Io non ne risentirei, ma voi, sì.

Uscite dalla stanza, ora!"

I tre guerrieri uscirono, chiudendo la porta.

"Maledetto Hyoga. La tua fama è ben meritata, tuttavia non riuscirai a sfuggirmi! Liberati pure, ma non avrai la forza di fare altro!"

Nell'altra dimensione, Hyoga si liberò dai legacci invisibili che lo tenevano inchiodato alla drakar.

Il legno di tutta la nave si stava staccando, per effetto della forza enorme del giovane Saint.

Infine, Hyoga. Con un urlo poderoso, staccò se stesso dalla nave, mandandola in pezzi e afferrando Freyr.

Lo spazio distorto intorno a loro implose, investendo i due giovani e stordendoli.

Tornati nello spazio reale, Hyoga e Freyr si accasciarono a terra, Privi di sensi.

"Entrate!"

Helgi, Thor e Lung rientrarono.

"Ma, quell'uomo è il principe Freyr! Perché è a terra, maestro Dolvar?"

"Perché, Thor, è intervenuto in difesa del Saint. Rinchiudeteli entrambi nelle segrete! Dovranno rispondere a molte domande!"

Quando Hyoga si risvegliò, era legato ai polsi con delle catene, che lo tenevano sollevato. A stento, toccava il pavimento con la punta dei piedi.

Sentiva chiaramente le manette gelide stringere i polsi e tirare la pelle. Però, era certo che, se ne avesse avuto la possibilità, sarebbe riuscito a liberarsi.

La porta in legno scricchiolo. Il chiavistello si aprì con il tipico rumore graffiante del metallo arrugginito.

Un'ombra entrò. Avvicinatasi, Hyoga lo riconobbe. Era l'uomo che aveva accompagnato Helgi nella sua stanza, e che lo aveva fermato quando si era liberato dai soldati.

"Chi sei?" chiese il Saint.

"Sono Thor di Jormungandr, God Warrior. Sono qui per farti sputare fuori la verità!"

"Che verità?"

"Vogliamo sapere quali sono i piani di Athena e del suo esercito. Sappiamo che la tua venuta e la visita di Athena sono un pretesto per aggredirci al cuore del nostro regno. Ma il vostro infido piano e il vostro alleato, Freyr, sono stati scoperti. Ora vogliamo sapere i dettagli sull'arrivo di Athena, così potremo attaccare noi per primi."

"Che follia è questa? Sono tutte menzogne!"

"Ti ostini a mentire? Saprò ben io tirarti fuori la verità!"

Detto questo, Thor caricò il suo pugno destro, colpendo lo stomaco del Saint indifeso. Come un sacco da pugilato, Hyoga venne piroettato indietro dalla forza del colpo, ondulando come un'altalena. Ogni volta che l'oscillazione lo portava verso Thor, il God Warrior lo colpiva nuovamente, ora allo stomaco, ora al viso.

Hyoga si accorgeva che il titanico guerriero del nord tratteneva la sua forza.

Se Thor avesse fatto sul serio, il suo pugno lo avrebbe trapassato da parte a parte. Invee, colpiva con forza moderata, ma tuttavia dolorosamente. Stava ben attento a no colpire punti vitali, in modo da infliggere al prigioniero molto dolore, ma pochi danni reali.

Hyoga si sentiva sommergere dal dolore. Per quanto trattenuti, i pugni subiti erano comunque molto violenti. Lo stomaco era completamente indolenzito, il viso tumefatto.

La cicatrice dell'occhio sinistro gli doleva.

Ad ogni colpo, Thor gli intimava di parlare.

"Parla!" urlava il guerriero.

La tortura duro una decina di minuti.

"Non credere che tragga piacere da tutto questo.- disse il guerriero, andandosene- Preferirei di gran lunga vincerti in battaglia, in campo aperto, anziché torturarti. Ma mi hanno ordinato di strapparti le risposte, e se non lo facessi io, ci penserebbe qualcuno che non esiterebbe a farti di peggio. Ora devo andare, noi God Warrior siamo attesi dalla regina. Verrà qualcuno a curarti."

La porta si chiuse alle spalle del gigante, facendo piombare Hyoga nell'oscurità.

***

Nella sala del trono, di fronte a Hilda erano inginocchiati diciassette uomini, tra i quali Syd, Thor, Helgi e Lung.

Affianco al trono, in piedi, stava Dolvar.

"Vi ho riuniti qui, God Warrior- disse Hilda seduta orgogliosamente sul trono- per comunicarvi una grave notizia. Alcuni di voi ne sono già al corrente, altri lo saranno ora.

Asgard sta per entrare in guerra.

Athena, che tra gli olimpici governa sulla terra, ha cercato di espandere il suo dominio nelle nostre erre, con una finta richiesta di udienza per poterci colpire al cuore del regno.

Ma le sue trame sono state scoperte, il suo messaggero, e spia, arrestato."

"Purtroppo, mia signora, non sono ancora riuscito a strappargli una confessione- disse Thor- Ha resistito ai miei colpi, per quanto sia chiaro che soffrisse."

"Nutro molta fiducia che i tuoi metodi riusciranno a strappargli la verità, Thor- rispose Hilda- Ma tuttavia dobbiamo prepararci ad ogni evenienza. Ognuno di voi indosserà la sua God Robe, la Toga Divina. Dovrete essere pronti a muovervi al minimo segnale di invasione!"

"Si!" risposero i guerrieri, inginocchiati di fronte alla regina.

In quel momento la porta si aprì.

Freya entro trafelata, seguita a pochi passi da Gerdr.

"Hilda!- fece l'incantevole principessa dei Vanir- Che follia è mai questa? Guerra ad Asgard? E mio fratello, imprigionato?"

"Calmati, Freya- disse la regina di Asgard, con voce dolce e paziente- Purtroppo, non è follia, ma realtà! Il Saint qui giunto non era venuto solo ad annunciare l'arrivo della sua padrona, ma a preparare l'invasione di Asgard da parte dei Saint. Tuttavia, è stato scoperto.

A Freyr era stata offerta un'alleanza con i Saint, alleanza che ha accettato, senz'altro per diventare reggente di queste terre.

Entrambi sono stati arrestati e incarcerati. A confermare le accuse mosse contro di lui, Freyr ha difeso il Saint del Cigno dagli attacchi di Dolvar.

Mi spiace, Freya, ma la colpevolezza di Freyr è fuori da ogni dubbio."

"Non è possibile. Non poso crederci!" La fanciulla, scossa da singhiozzi, venne abbracciata da Gerdr.

"Regina Hilda- disse costei- ti prego di perdonare la nostra intrusione a questo consiglio di guerra.

Siamo sconvolte dal tradimento di colui che tanto amiamo. Col tuo permesso. Possiamo ritirarci?"

"Ma certo Gerdr. Vi assicuro che tutto ciò addolora me quanto addolora voi. Andate."

Uscite, le due donne si incamminarono verso le loro stanze, nelle ali del palazzo.

"Perché non mi hai lasciato perorare ancora la causa di mio fratello, Gerdr?"

"Perché sarebbe stato inutile. Non hai visto Hilda? Non è più lei. E un cambiamento così repentino non è naturale."

"Cosa intendi dire?"

"Freyr mi ha confidato di aver sentito voci su una cospirazione. Qualcuno voleva fomentare una guerra tra Asgard e Athena. Temo che ci sia riuscito, prendendo il controllo della volontà di Hilda!"

"Ma non è possibile! Hilda è la sacerdotessa di Odino, oltre che nostra regina."

"Freya, temo di sapere cosa sia accaduto. Ho bisogno del tuo aiuto, te la senti?"

"Per evitare che il regno venga straziato dalla guerra, sono disposta a tutto!"

"Bene, ascoltami. Io andrò a parlare con i membri più fidati della nostra famiglia. Hilda ha imprigionato Freyr, non possiamo muoverci contro la sua guerra, ma possiamo fingerci mansueti la suo volere.

Tu, intanto, vai a parlare con Haggen. È un God Warrior, e il suo aiuto ci sarebbe prezioso."

"Haggen è mio amico dall'infanzia, Gerdr. Ma è anche molto fedele ad Hilda, potrebbe non darmi retta."

Gerdr si morse il labbro.

"Allora, solo una persona potrebbe aiutarci: Athena!

Se non riusciremo a convincere Haggen, non potremmo cercare di persuadere altri God Warrior, né sapere quai di loro sono coinvolti nella congiura.

Se ciò accadesse, andrò a liberare il Saint del Cigno e mi farò condurre da Athena."

"No, Gerdr, andrò io. Tu sei più utile qui, alla guida del nostro clan.

Se le cose andassero male, sono certo che non mi faranno niente, adducendo il mio atto a un impulso giovanile."

"Ne sei sicura? Freya, sarà molto pericoloso."

"Sono sicura!"

"Va bene faremo come vuoi tu."

Nella sala del trono, Hilda aveva finito di illustrare i suoi progetti ai suoi seguaci.

"Dolvar! So che avete preso lo scrigno in cui il Saint del Cigno custodisce il suo Cloth."

"Sì, mia regina."

"Bene, allora apriamo lo scrigno e distruggiamo il Cloth. Questo spezzerà lo spirito del Saint, inducendolo a parlare!"

Due servitori portarono lo scrigno. Donoval lo aprì soffocando un fremito di sorpresa.

Lo scrigno era vuoto!