Neve rossa

Una gelida folata di vento penetrò dalla porta della terrazza, sollevando il nero mantello della sovrana di Asgard. Hilda camminava nervosamente davanti alla porta spalancata, seguita dagli sguardi di Sigurd, Syd e Alberich. In un angolo, avvolto nel suo mantello parimenti nero, c'era Donoval.

La regina si girò nuovamente verso i tre guerrieri.

"Thor è stato sconfitto!" disse lei, con voce carica di astio.

"Mia regina,- intervenne Sigurd-come potete fare una simile affermazione? Thor è un guerriero di grande valore, non deve dubitare della sua forza."

Il guerriero venne interrotto dalla sovrana, che alzò imperiosamente la mano destra, facendogli cenno di tacere.

"Proprio perché conosco il valore di Thor, sono certa che sia stato battuto. Ormai siamo a palazzo da diverso tempo. Lo scontro tra Thor e i Saint invasori deve essere cominciato poco prima del nostro arrivo. Pensi forse, Sigurd, che un guerriero della forza di Thor ci avrebbe impiegato così tanto tempo a portare notizia della sua vittoria? Ben conosci la sua forza: pochi, qui in Asgard, possono resistere ai suoi colpi, specie quando brandisce le Bloodaxe. Quindi, le uniche conclusioni a cui posso giungere è che Thor sia stato sconfitto."

"Purtroppo è così, mia signora."

Una sesta figura era appena entrata nella stanza. Un God Warrior, vestito di una corazza verde scuro, striata qua e la da macchie scarlatte. L'elmo, a diadema, teneva fermi i capelli di un biondo scuro, folti e lunghi fino alle spalle, era modellato in modo da ritrarre un muso canino, il muso striato di rosso. I copri spalla erano a punta, triangolari e affusolati. Il corpo era interamente protetto dalla corazza, fermandosi alla cintura, da cui scendevano due placche triangolari a proteggerne i fianchi, e una placca ovale, che formava la fibbia della cintura stessa, leggermente più scura della corazza. Nella fibbia un fregio modellato a guisa di un muso dalla mascella, piena di zanne, aperta, e sulla cui fronte un gioiello incastonato, l'Odin Gem.

Lunghi schinieri coprivano la gamba, fino al ginocchio, con corti copri coscia laterali, mentre i pugni e gli avambracci erano ricoperti da due bracciali ogivali. Vicino al gomito saliva un'ulteriore protezione per il bicipite, che proteggeva il braccio, ma solo lateralmente. Sotto i copri spalla, direttamente posato sulle braccia, due placche di metallo mobile, modellate a forma di zampa animalesca.

"Reggin!" esclamò la sovrana.

"Reggin di Garmr, per servirvi, mia regina.-esclamò inginocchiandosi e chinando a testa e lo sguardo degli occhi blu scuro- E purtroppo, porto cattiva notizie. Una sentinella ha avvistato quattro individui uscire dalla gola che porta all'ingresso di Asgard. Le quattro figure, dopo aver raggiunto il limite della strada segnata, si sono divise, dirigendosi ognuna in direzioni diverse."

"Una mossa astuta!- intervenne Alberich- Se avessero continuato a proseguire insieme, ci sarebbe bastato un attacco massiccio per sbarrare loro la strada ed eliminarli, un solo singolo attacco con le nostre forze migliori. Dividendosi, ci costringono e sparpagliare i nostri guerrieri lungo il regno, alla ricerca degli invasori."

"Credo che il tuo ragionamento, Alberich, sia corretto.- convenne la regina-Senza contare che, a quanto pare, sono giunti dei rinforzi. Tre erano i Saint che accompagnavano Athena e Freyia ai cancelli del regno. Quattro quelli che sono usciti dalla gola."

La regina volse le spalle ai suoi guerrieri, pensierosa.

"Purtroppo- disse- non possiamo far altro che stare al loro gioco. Ma ci avvantaggia ancora la superiore conoscenza dei territori, e la resistenza al freddo."

"Mia signora- riprese Reggin- in quanto responsabile della difesa del perimetro esterno del regno, ho dato immediate disposizioni in merito. Ho ordinato agli altri God Warrior di cercare ed eliminare gli invasori. Tra i God Warrior, vi erano anche il nobile Helgi e il mio allievo, Valg di Fenrir.

Sono certo che ognuno di loro sarà in grado di individuare ed eliminare gli invasori."

"Ben fatto, Reggin. Tuttavia, vorrei che anche tu raggiungessi la tua postazione, un accesso alla città che, venendo dai cancelli, sono una tappa obbligatoria."

"Subito, mia signora. Solo una cosa; non sono riuscito a trovare il prode Haggen. Volevo assegnare un incarico anche a lui."

"Haggen è già partito, per un compito speciale che gli ho riservato. Un compito a lui congeniale."

Hilda si affacciò nuovamente al balcone, lasciando che il vento le scompigliasse i capelli.

Con un sorriso, la sovrana constatò che il freddo stava aumentando.

"Mia signora, dobbiamo affrettarci anche noi?" chiese umilmente Syd.

"No! Voi tre, tra i più forti del regno, resterete qui, nel caso che uno dei Saint riesca a sfuggire alle ricerche degli altri God Warrior. Conto su di voi perché faccia misera fine!"

Una nuova folata di vento gelido sollevò il mantello e i capelli della regina.

 

Shiryu stava proseguendo, solo, attraverso una fitta foresta di conifere di varie forme e dimensioni, i rami totalmente coperti di neve, tanto che la neve ricopriva interamente i rami.

Gli occhi del ragazzo, profondi, scrutavano l'ambiente, teso a individuare nemici nella boscaglia.

Shiryu sapeva, così come lo sapevano Seiya e gli altri, che i God Warrior li avrebbero cercati. E sapeva di avere poco tempo.

Un rumore improvviso lo fece voltare. Da un ramo, un massiccio cumulo di neve era caduto.

"Devo calmarmi. Non devo affidarmi solo alla vista e all'udito, ma soprattutto al Cosmo."

Il ragazzo riprese a correre tra gli alberi.

Dietro di lui un'ombra uscì dal proprio nascondiglio, dove si era rifugiata dopo aver fatto cadere la neve.

Diversi minuti dopo, Shiryu uscì dalla foresta, percorrendo un ripido sentiero. Improvvisamente, la neve sembrava diminuire per quantità. Rocce e terra erano sempre più visibili tra la neve. Shiryu corse lungo il sentiero di pietra grigia, salendo la montagna., fino a raggiungere, quasi improvvisamente, una piana, come una specie di piazza, quasi totalmente circolare, circondata da pietre disposte con un ordine, preciso, singole pietre affusolate, Menhir, o due pietre sopra le quali era appoggiata, orizzontalmente, una terza, massiccia pietra, dei Dolmhen.

"Un cerchio di pietre.-mormorò il Saint del Dragone- Il mio Maestro mi aveva parlato di queste costruzioni, il cui antico uso è tuttora un mistero. Sono costrutti tipici dei regni del nord Europa, ma non immaginavo fossero legati al culto di Odino.

Comunque, non sono certo qui per svelare un mistero archeologico."

Per quanto affascinato, colpito dall'incredibile costrutto di pietre, l'eroe riprese a muoversi verso un'estremità del cerchio di pietre, da dove si intravedeva il sentiero che si inerpicava sulla montagna.

Improvvisamente, l'aria si mosse. Aria sorprendentemente calda.

Le pietre, perfettamente squadrate, di un Dolmhen caddero di fronte a Shiryu. Non per un cedimento del suolo. Né per essersi spezzata. I pezzi di roccia ancora in verticale recavano una superficie liscia e lucida. La superficie di un taglio netto e preciso.

Shiryu si voltò.

"Mostrati!"

Una figura si fece avanti. Era un giovane alto e snello, lunghi capelli argentati, dritti come aculei, tenuti fermi da un diadema di metallo nero che proteggeva i lati del volto e la fronte, e modellato per rappresentare un viso deformato, come avvolto dalle fiamme. Il corpo era interamente protetto da una lucida corazza nera, che terminava alla vita con una cintura argentata, e sulla fibbia che scendeva, stringendosi, verso il basso, interrompendosi in un lato orizzontale. Al centro della fibbia era incastonata la Odin Gem. Sul Fianco sinistro della cintura pendeva un fodero, metallico, di un colore tra il nero e il marrone. Gli schinieri conici recavano le ginocchiere ovali e i copri coscia laterali, corpi e dai bordi arrotondati. Altrettanto privi di decorazioni erano i bracciali conici, che proteggevano esclusivamente gli avambracci e il pugno. I corti copri spalla, a sezione conica, terminavano con una punta, anch'essa arrotondata, ed erano posti orizzontalmente. Un mantello di pelliccia bianca scendeva lungo la schiena, così come un gonnellino di pelliccia, sempre bianco, fuoriusciva da sotto la corazza. In mano, il guerriero teneva una spada dall'elsa crociata, di nero metallo, la lama lucida avvolta da un'aura molto strana.

"Allora sei tu che hai tagliato quella roccia. La tua lama deve essere di grande potenza. Era ormai da un po' che sospettavo di essere seguito, ma sei riuscito ad occultare la tua presenza perfettamente."

"Non volevo distruggere i boschi di Asgard dando sfogo al mio potere. E ora, Saint del Dragone, preparati ad affrontare lo spadaccino più veloce dei tutta Asgard, Ullr di Surtr."

Con un movimento fulmineo, la lama saettò. Solchi improvvisi si formarono sul suolo, mentre la neve si scioglieva, lasciando solo un pantano.

Shiryu evitò senza difficoltà i due fendenti.

"Tutta qui, la tua abilità. Mi sono scontrato con spadaccini ben più potenti di te."

"Sciocco. Questo attacco era solo un riscaldamento, per saggiare i tuoi riflessi. Ben presto avrai di che temere la spada di Surtr il Muspellmegir, re dei Giganti di Fuoco.

Avrei voluto adoperarla per infrangere il leggendario Scudo del Dragone, ma vedo che non lo porti al braccio."

"Purtroppo, lo scudo è stato distrutto da Ares, e non si è rigenerato quando la mia armatura è stata riparata. Ma stai sicuro che saprò difendermi anche senza di esso, Ullr!"

"Vedremo!"

Ullr alzò la propria arma , brandendola con entrambe le mani, e tracciando un fendente verticale.

Shiryu, come Saint, era tenuto a non usare armi, ma era stato addestrato a difendersi anche contro un uomo armato.

Evitò il fendente ruotando il corpo e spostandosi lateralmente di pochi centimetri, eppure percepì una sensazione dolorosa lungo la parte sinistra, la più vicina al fendente, soprattutto al bicipite, alle dita e al viso, non protetti dall'armatura. Osservò il suo braccio, trovandolo arrossato. Ma non ebbe il tempo di analizzare la cosa: il nemico si fece avanti, con fendenti rapidi e mortiferi, a volte portati con un sola mano, a volte scagliati con entrambe.

Shiryu si concentrò per proteggersi dall'aggressione, evitando i fendenti e cercando di evitarli creando molto più spazio. Aveva intuito che non solo la lama, ma anche il suo semplice spostamento d'aria costituiva una minaccia terribile.

Fu costretto ad indietreggiare, fino a trovarsi con le spalle bloccate da un monolito; fu costretto a saltare, per evitare il fendente che altrimenti, gli avrebbe tagliato di netto le gambe.

Atterrato, scartò di lato, allontanandosi dal nemico. Si guardò intorno.

I fendenti della spada avevano lasciato, fumanti, solchi profondi, nella grigia roccia e nel fango.

Fumanti?

Roccia e fango?

Shiryu scrutò tutto lo spazio circostante, in cui lo scontro aveva avuto luogo. Sul terreno con c'era più traccia di neve.

"Com'è possibile? Eppure, poco fa, le mie gambe affondavano in una spessa coltre di neve. Un minuto. Il suo simbolo, Surtr, lui lo ha definito..."

Un nuovo attacco, un violento fendente verticale, interruppe le sue riflessioni. Istintivamente, Shiryu bloccò la lama con entrambe le mani, esercitando sulla lucida superficie della lama la pressione di entrambi i palmi.

Era lo shinkyokugaeshi, una tecnica delle arti marziali giapponesi atta a bloccare una spada.

"Cosa credi di risolvere, bloccando la mia arma?"

"Intanto bloccare il tuo attacco. Ormai ho capito il tuo potere. La tua spada è in grado di riscaldare l'aria, e ogni volta che attacchi, genera uno spostamento d'aria tagliente e bruciante. Il fatto che qui, dentro il cerchio di pietre, non ci sia più traccia di neve ne è una prova lampante."

Ullr sorrise.

"Così hai scoperto il potere della mia spada. Bravo! Peccato che non si limiti solamente a scaldare l'aria..."

Detto questo, il God Warrior fece esplodere la propria Seidr.

La lama, da lucida e argentata, divenne improvvisamente di un bianco abbagliante. I pugni di Shiryu incominciarono a emettere fumo.

"Come puoi ben vedere, e sentire, Shiryu, la mia lama è in grado di emettere calore. Essa è la spada di Fuoco del potente Surtr, l'arma con cui il re dei Giganti di Fuoco affrontò il Ragnarock. Un'arma che nessuno mortale può trattenere con le mani."

A queste parole, il calore della lama divenne ancora più intenso.

Shiryu, con un grido di dolore, mollò la presa sull'arma, saltando indietro. La punta dell'arma incandescente raggiunse il copri spalla sinistro del Cloth, rigandolo lievemente.

"Come vedi, non è arma che possa essere trattenuta da simili espedienti, anzi. Trattenendola con le mani mi hai solo dato modo di ferirti, per quanto superficialmente, ma molto dolorosamente."

Shiryu osservava i palmi delle mani, ancora fumanti, e le dita striate da righe rosse di scottatura. Fortunatamente, il Cloth lo aveva protetto, altrimenti avrebbe rischiato di perdere totalmente la sensibilità alle dita.

Strinse i pugni.

"Se non poso difendermi, allora metterò alla prova la tua abilità contro i miei colpi segreti.

Preparati Ullr. Rozan Shoryuha!"

Il pugno del Saint fece scaturire un'energia smeraldina, che assunse i contorni di un enorme drago cinese.

Sempre con un sorrisino compiaciuto sul volto, Ullr cambiò la propria presa sulla spada, mettendola a punta in giù e conficcandola a terra.

"Ancora non conosci le incredibili caratteristiche della mia arma, altrimenti sapresti che l'attacco è inutile. Fire Wall!"

Dal suolo, la dove la lama era conficcata, si formarono numerose crepe, che si andarono a unire a i solchi lasciati dai fendenti. Tali solchi incominciarono rapidamente a fumare, e da essi, in pochi secondi scaturì un flusso di energia calorifera che si levava come un muro di fuoco, proteggendo Ullr e circondando Shiryu.

Lo Shoryuha, raggiunto il muro di aria infuocata, venne respinto.

"Come vedi, Shiryu, a nulla valgono gli attacchi. Il potere della mia arma può venire usato anche per contrastare gli aggressori. E ora, preparati a subire il mio colpo segreto."

"Intendi attaccarmi? Fallo! Nel momento in cui leverai la spada, non potrai difenderti. Vedremo, in uno scontro diretto, chi di noi avrà la meglio!"

"Credi davvero, che per attaccare, debba rinunciare alla protezione delle Fire Wall? Illuso!"

Ullr afferrò con forza l'elsa, facendo ruotare la punta nel terreno, poi incominciò a muoversi, tenendo la lama conficcata nel terreno, generando un nuovo solco in direzione di Shiryu. Da ogni parte, tutt'intorno al Saint, dalle Mura di Fuoco si creavano delle spaccature sul terreno direte contro di lui.

Lingue di fuoco, come lame infuocate, tracciavano il loro mortale percorso contro Shiryu.

Ullr colpì, sollevando finalmente la spada verso l'alto, usando un fendente rovesciato e liberando l'incredibile energia bruciante della sua lama. Le Mura di Fuoco convertirono il loro potere difensivo in un massiccio attacco di fendenti brucianti.

"Hikari no Ken!"

Il God Warrior si avventò contro Shiryu con tutta la sua forza. Raggiunto dai molteplici colpi del nemico, Shiryu veniva sbalzato indietro, mentre sul suo corpo si generavano tagli da cui uscivano fiotti di sangue. Andò a sbattere con la schiena ad un altro monolito, prima di essere raggiunto dagli ultimi tre fendenti. La roccia dietro il ragazzo andò in pezzi, mentre il suo corpo, travolto dall'impeto dell'attacco, cadeva nella neve, ancora intonsa, fuori dal cerchio di pietre.

Ullr, brandendo ancora la spada, avvolta dall'aria incandescente, si avvicinò verso l'avversario travolto. Chiuse gli occhi, mentre agitava la spada per disperdere l'aura incandescente attorno la lama, e quindi la rinfoderò.

"Scontro rapido, che mi ha dato ben poca soddisfazione. Dovrò constatare se almeno gli altri gli altri Saint saranno all'altezza della loro fama."

Si girò, allontanandosi. Ma, fatti meno di dieci passi, si fermò.

Un rumore, alle sue spalle.

Voltatosi, sgranò gli occhi dalla sorpresa. Shiryu, sia pur sofferente, si stava rialzando.

"Com'è possibile? Ha subito tutti i miei fendenti. Non può essere ancora vivo."

"Mi hai sottovalutato. Hai pensato che, essendo privo dello scudo, fossi totalmente inerme. Ma tutto il Cloth possiede la resistenza, la durezza adamantina che rende efficace il mio scudo e distruttivo il mio pugno. Ho semplicemente parato i fendenti usando gli schinieri e i bracciali. Certo, alcuni tuoi colpi non li ho potuti parare, ma le ferite che ho subito sono solo superficiali."

"E con questo, Shiryu, cosa credi di aver risolto? Posso attaccarti quando e come voglio, senza che tu possa nuocermi. Sei stato abile, ma non puoi continuare così in eterno: alla fine un errore, o la stanchezza segneranno la tua fine!"

"Pensi davvero che mi sia limitato a difendermi? Quando hai scagliato gli ultimi fendenti, ho portato un attacco. Non ti sei accorto di essere stato raggiunto dal mio Shoryuha?"

Improvvisamente, il mantello di pelliccia si squarciò. Come sbranato da una belva feroce. Il diadema del God Robe si ruppe in due, mentre la fascia frontale, piena di crepe, cadendo si distruggeva a sua volta. Sulla corazza e sui copri spalla si formarono minutissime crepe e sbeccature.

L'espressione stupita del God Warrior cedette immediatamente il passo all'ira.

"Maledetto! Ma mi pagherai quest'affronto, con la tua miserabile vita!"

"Frena la tua collera, Ullr. Un guerriero come te dovrebbe porre il suo potere al servizio del bene, non della malvagità."

"Cosa intendi dire?"

"Cambierebbe qualcosa, per te, se ti dicessi che Hilda, la tua regina, è stata soggiogata dall'Anello del Nibelungo? Che una volontà aliena sta invadendo Asgard ponendo la vostra regina in schiavitù?"

"Menzogne! Pensi davvero che io possa credervi? Credere che la regina di Asgard, colei che detiene il sommo potere del regno, sia stata sopraffatta?"

"Devi credermi! Noi Saint siamo venuti qui solo per chiedere l'aiuto e il consiglio dei figli di Odino, ma ora siamo costretti a combattervi: solo Balmung, la spada di Odino, ha il potere di liberare Hilda, e per ottenerla abbiamo bisogno delle Odin Gem, come quella che tu custodisci. Cedila, te ne prego, per il bene stesso di Asgard."

"Sei davvero un bravo attore, Shiryu. Sembri veramente preoccupato per la regina e per il regno di Asgard. Ma non cadrò vittima del tuo inganno!-Afferrò il fodero con la mano sinistra, mentre con la destra strinse l'elsa; immediatamente, l'arma fu avvolta dall'aura incandescente, che però veniva trattenuta dal fodero- Ora subirai nuovamente il mio colpo, ma stavolta mentre la spada viene estratta. Il fodero trattiene e concentra l'aura, rendendo il colpo mille, anzi, diecimila volte più potente. Neanche la tua Cloth potrà salvarti."

"Se davvero non vuoi ascoltare ragioni, sono costretto ad affrontarti, e lo farò usando un potere temibile quanto la tua spada, se non di più. Il potere che alberga nel mio braccio. Excalibur! Fatti avanti, Ullr, vediamo quale delle nostre spade è la migliore!"

L'aura del Cosmo di Shiryu si concentrò sul braccio destro, che il giovane teneva tesa. Attorno all'arto si materializzò l'immagine, minacciosa, di una magnifica spada. Excalibur!

Le energie dei due guerrieri si scontravano tra loro, ancor prima dell'esecuzione delle loro tecniche, emettendo scintille elettriche e provocando lo sbriciolamento del terreno roccioso.

L'attesa si faceva spasmodica. I lunghi capelli del Saint venivano sollevati dalle scariche elettrostatiche generate dalla forza interiore del giovane.

I due guerrieri si fissavano intensamente, gli occhi negli occhi, ognuno cercando un segnale, un punto scoperto dove colpire.

"Muori, Shiryu. Hikari no Ken!"

"Non mi avrai facilmente. Excalibur!"

La spada del God Warrior e il braccio del Saint tracciarono i loro fendenti, liberando le energie in esse accumulate. Energie che si espressero sotto forma di potere tagliente, d'aria l'uno, di fuoco l'altro.

Scontrandosi, le due forze esplosero. Un boato alzò la poca neve ancora non disciolta provocando una fitta nebbia.

Dalla gelida e candida nube, un corpo veniva scagliato, andando a fermarsi su un menhir.

Shiryu, bloccato dal monolito cadde a terra, seduto scompostamente ai piedi della roccia, il respiro affannato.

La nube si diradò completamente rivelando Ullr, ancora in piedi, la spada ancora in pugno.

Il guerriero del nord guardava l'avversario, sprezzante. Per quanto il suo fisico non fosse più possente rispetto al Saint, l'atteggiamento tracotante dello spadaccino lo faceva apparire possente, quasi gigantesco.

"La potenza della tua Excalibur ti ha salvato la vita, ma non ha potuto niente contro il mio colpo.

Sarò clemente, e ti finirò subito, risparmiandoti una lunga agonia.

Ti consoli sapere che presto i tuoi compagni ti raggiungeranno: la morte è l'unico destino che attende chi invade il sacro suolo di Asgard."

Afferrò più saldamente la spada con entrambe le mani, puntando la punta contro il Saint del Drago, quindi incominciò a correre verso di lui, preparandosi a infilzarlo.

Ma mentre si slanciava verso l'avversario, una scia di polvere lo avvolse. Di polvere metallica.

Davanti a lui, la lama si era infranta, e ogni scheggia si riduceva in pulviscolo, che avvolgeva Ullr. Una volta che il God Warrior si fermò, ciò che rimaneva della lama si infranse del tutto, riducendosi in polvere che si accumulò ai piedi di Ullr.

"Non.... non è servito solo a proteggermi. Anzi. forse è stato il tuo colpo a proteggerti dal mio.- Il Saint si rialzò puntellandosi con un certo sforzo sulle gambe- Ho volutamente concentrato la forza del mio fendente sulla tua spada. Ora che sei disarmato, non hai modo né di attaccare, né di difenderti. Te lo chiedo un'ultima volta: arrenditi e cedi l'Odin Gem, o la prenderò con la forza."

Ullr guardò l'elsa che ancora teneva saldamente in mano. Poi, con un ampio movimento orizzontale del braccio, la scagliò lontano. Il guardamano si conficco nella pietra alcuni metri a destra del God Warrior.

"Arrendermi? Credi davvero che il mio potere si limiti solo alla spada. Solo perché mi sono definito come uno spadaccino, non vuol dire che le mie abilità si limitino all'uso della spada. Scoprirai che essa serviva solo a limitare la vera ampiezza del mio potere."

La Seidr di Ullr incominciò a circondare il guerriero avvolgendolo e trasformandosi in una fiammata rosso cupo.

Ullr alzò il braccio, tenendo le dita aperte, il palmo teso verso l'alto. La fiamma si addensò sul palmo.

"Shiryu, ora scatenerò un potere che fece tremare persino gli Dei. La fiamma di Surtr. La fiamma che il re dei Giganti di Fuoco ha generato alla fine del Ragnarock, purificando il mondo, e finendone vittima. Satsui no Rekka!"

La fiamma che Ullr sosteneva sopra di sé si ampliò, circondando il guerriero; un getto infuocato eruppe, scivolando lungo la roccia, diretta verso Shiryu, come emesso da un lanciafiamme.

Il giovane eroe si scansò, lasciando che la fiammata colpisse il monolito dietro di lui.

La roccia divenne incandescente, frantumandosi. Shiryu si stupì. La roccia si stava comportando come un ceppo gettato in un camino. L'interno del monolito, infatti, erano incandescenti. Osservando il pavimento di pietra, il Saint capì che la fiamma era talmente intensa da appiccare il fuoco persino nella roccia. Un fuoco che non dava scampo. Gli ricordava il calore intenso che aveva provato quando, nel tentativo di sconfiggere Shura del Capricorno, aveva fatto uso del Kouryuha.

Il Kouryuha... un colpo infallibile, ma suicida. Shiryu, con quel colpo, aveva scagliato se stesso e l'avversario, che aveva bloccato con una stretta, verso l'universo. Lì, fuori dall'atmosfera, Shiryu e Shura erano stati avvolti dal fuoco cosmico, che li avrebbe uccisi entrambi. Se Shura non si fosse pentito, riconoscendo in Saori la vera Athena, e non avesse usato il suo potere per salvarlo, ora Shiryu sarebbe morto, ormai da tempo. Ma il Gold Saint lo aveva salvato, lasciandogli in eredità il suo potere. L'Excalibur che nel suo braccio albergava. Ma se la fiammata di Ullr era pari al potere del Kouryuha...

"Ullr, fermati. Se continui ad usare questo colpo, ne rimarrai vittima tu stesso."

"Pensi che non lo sappia? Ma tu sei il primo nemico ad essere sfuggito alla mia lama. Non tornerò a palazzo se non dopo aver posto fine alla tua vita, anche se dovessi venirne fuori mutilato o distrutto.

Satsui no Rekka!"

Un secondo getto di fuoco scaturì verso il Saint.

"Excalibur!"

Il fendente partì dalla mano del Saint ma venne avvolto e respinto dal fuoco.

La fiammata che avvolgeva Ullr diventava sempre più scuro, mentre il calore emesso era sempre più soffocante.

Shiryu sentiva chiaramente il sudore scendere tra i capelli, sulla fronte, lungo la schiena.

La mano destra, con cui aveva scagliato il fendente, fumava. Pur non essendo stato raggiunto tra le fiamme, il calore da contatto tra l'Excalibur e la fiamma, il pugno era arrossato, come ustionato.

Una seconda vampata scaturì contro di lui, che si difese con lo Hiakkiryuha. Ma nonostante l'immensa forza del colpo, la fiamma sempre più scura, lo aveva respinto.

"Nemmeno lo Hiakkiryuha ha funzionato. Non ho che una possibilità. Non posso usare lo Shinryumusso, il contraccolpo mi squarcerebbe il braccio. Non mi resta che tentare lo Shinryunagi."

La fiammata divenne totalmente nera, rendendo quasi impossibile distinguere la sagoma di Ullr. Ormai, la God Robe era totalmente distrutta. L'Odin Gem cadde ai piedi del guerriero, illesa, intoccata dalla fiamma.

"Shiryu, ora sono pronto a scatenare il mio colpo al massimo potere possibile. Ormai so di non essere in grado di sopravvivere, ma almeno, ti porterò con me. Satsui no Rekka!"

"Ullr, avrei preferito non giungere a questo, ma non mi lascerò sopraffare: la posta in gioco è troppo alta! Excalibur! Shinryunagi!"

La fiammata nera aveva incominciato a eruttare getti infuocati in ogni direzione, mentre il nucleo ruotava, generando una spirale di fuoco nero che lambiva ogni cosa.

Il fendente prese forma di un enorme drago, al cui passaggio ogni cosa veniva squarciata, tagliata in due, come lambita dalle zanne, acuminate e affilate, dell'enorme mostro. Il drago si tuffò tra le fiamme nere, che sembrarono lambirlo, circondandolo senza scampo. La fiamma proseguiva verso Shiryu.

Improvvisamente, quando sembrava che anche lo Shinryunagi avesse fallito e le fiamme mortifere stavano raggiungendo il Saint, per terminare il loro compito, il drago di energia si erse tra le fiamme, dividendo in due il fuoco nero. Due vampe passarono ai lati del Saint, lasciandolo illeso. Il varco creato dallo Shinryunagi continuava ad estendersi, raggiungendo Ullr e passando oltre, fino a dividere in due parti tutta la vampa infuocata.

Dalla fronte di Ullr scaturì un rivolo di sangue. Il corpo, lambito dalle fiamme, era ormai seminudo. I vestiti, bruciati, stracciati, erano stati incollati, dal calore intenso, alla pelle. I capelli erano completamente carbonizzati, cosi come le ciglia e le sopracciglia. La pelle era rigata da ustioni di un rosso acceso, che qua e la mostravano i segni della bruciatura, dove la carne stava già carbonizzando. Gli occhi, vitrei sembravano aver perso totalmente l'iride.

Aprì la bocca, vomitando un flusso di sangue caldo, bollente, che sfrigolò a contatto con la roccia, ancora incandescente, sotto di lui.

"Un fendente...davvero potente, Shiryu.."

Il segno del taglio comparì sul suo corpo, mentre, ormai privo di vita, cadeva a terra.

Con cautela, Shiryu si avvicino tra le rocce, ancora infuocate e fumanti sotto i suoi piedi.

Chinatosi, raccolse la gemma.

"Tanto sangue per una pietra così piccola..." mormorò tristemente.

Era un Diaspro. Sulla sua superficie era incisa una runa. Shiryu non lo sapeva, significava ardore, ma anche orgoglio.

Seiya si inerpicava lungo la parete rocciosa di un alto monte.

Per un po', dopo essersi separato dai suoi compagni, aveva seguito un sentiero ricoperto dalla neve, ma questo si era fermato presso una gola, troppo stretta per permettere al ragazzo di proseguire tra le pareti delle montagne. L'unico modo di proseguire, era arrampicarsi.

Certo, avrebbe potuto tornare indietro, ma avrebbe perso tempo prezioso, un lusso che non poteva permettersi. E poi, dall'alto della montagna, avrebbe potuto orizzontarsi meglio, e scegliere il percorso più veloce.

Aveva incominciato la scalata da alcuni minuti. Cercando gli appigli migliori da afferrare, per poi tirarsi su.

Doveva sfruttare tutta la sua abilità. Una rampicata, anche nelle situazioni migliori, presenta sempre notevoli rischi e difficoltà, anche con le attrezzature più che adeguate. E Seiya stava affrontando una parete quasi a picco, senza piccozza, pioli o altri mezzi se non la solida presa delle mani e l'agilità del suo corpo. Si era trovato spesso a non trovarsi vicino a una sporgenza adeguatamente solida, e a dover rischiare tutto saltando lateralmente, verso la sporgenza più promettente.

Per diversi secondi, il suo corpo era rimasto sospeso nel vuoto.

Il ghiaccio che ricopriva parte della parete, poi, rappresentava un rischio ancora maggiore: se la sporgenza da lui scelta ne fosse stata ricoperta, avrebbe perso la presa, cadendo.

Nei primi tratti della salita aveva potuto approfittare dell'altra parete, che però ora era più lontana.

A rendere ancor più problematiche le cose, il dolore.

Dopo alcuni minuti, il suo corpo stava reagendo ai colpi di Thor. L'adrenalina, la rabbia e l'agitazione della battaglia, che avevano agito come un potente anestetico, erano scomparsi. L'unica cosa che lo spronava era la sua indomita volontà, e la consapevolezza circa l'urgenza della sua missione.

"Animo, Seiya, non vorrai arrenderti per così poco. Ormai la cima è vicina."

Ripetendosi queste parole, il giovane si fece forza per l'ennesima volta. Sopra di lui, una sporgenza notevole, avvolta nella neve. Avrebbe potuto arrampicarsi lungo di essa, oppure spostarsi di lato.

Però, gli appigli che poteva prendere nel primo caso dovevano essere ricoperti di umidità, se non da un sottile strato di ghiaccio. Sulla sinistra invece, si vedeva chiaramente un'altra sporgenza, più piccola e libera dalla neve. Il Saint di Pegasus non esitò. Piegato il suo corpo, puntellò i piedi su una fenditura della roccia, slanciandosi.

Il suo corpo volò nel vuoto, proprio come la creatura che rappresentava la sua costellazione protettrice.

Pegaso.

Improvvisamente si levò una forte corrente, che portava con se neve e brina. Seiya ne fu accecato. Per pochi istanti, non riuscì a mettere a fuoco la sporgenza a cui voleva aggrapparsi.

Allungò la mano cercando l'appiglio.

Ma quei pochi istanti, erano stati sufficienti.

Aveva mosso la mano troppo in anticipo. Le dita toccarono la roccia, ma non nella parte superiore. Some sassolini lanciati su una parete, le dita vennero sbalzate indietro. Seiya cercò di aggrapparsi con l'altra mano, ma non trovò sporgenze sufficientemente solide. La mano slittò sulla roccia e sul ghiaccio, senza riuscire ad afferrarsi ad alcunché, poi perse totalmente la presa.

Il corpo del giovane cadde di peso, fino a scontrarsi duramente con una sporgenza ben più grande. Il corpo del giovane si accasciò. Gli occhi erano serrati, il viso inespressivo. Un'immobilità di morte sembrò aleggiare sulle sue membra.

Hyoga continuava la sua corsa, tra la fitta foresta di conifere, in tutto simile a quella che aveva percorso con Syd giorni prima.

Era nel suo elemento, qui. Neve e ghiaccio.

Era abituato a correre in quella superficie gelida e disagevole, sin dai tempi dell'addestramento in Siberia.

Gli alberi non costituivano un problema.

Era certo che avrebbe potuto raggiungere la città per primo, ma sapeva che era inutile, senza le Odin Gem. Per questo, spesso cambiava percorso. Per esplorare la zona, in cerca dei God Warrior che, sicuramente, si erano messi sulle sue tracce.

Di tutti i Saint, sapeva di essere quello più odiato: era sfuggito dalle loro prigioni, in apparenza rapendo una fanciulla della casa reale. Di certo, ogni God Warrior che lo avesse incontrato avrebbe combattuto con foga e risolutezza, anche per lavare l'onta al loro onore.

Improvvisamente, una sensazione improvvisa lo fece arrestare. Tutt'intorno, gli alberi presero a cadere, uno sopra l'altro, formando tutt'intorno una sorta di gabbia, di muraglia.

"Spiacente, Hyoga, ma da qui non potrai andare oltre."

Sopra a uno dei tronchi appena divelti apparve una figura.

La neve e le foglie sollevatesi alla caduta degli alberi, provocando come un fumo che nascondeva i lineamenti del nemico alla vista del biondo Saint, finalmente si diradò.

Hyoga riconobbe immediatamente l'uomo che aveva di fronte.

"Elgi! Lei, qui."

L'uomo che lo aveva accolto al palazzo dei regnanti di Asgard, accompagnandolo e facendogli da cicerone era lì, vestito con una possente corazza.

"Sì, Hyoga del Cigno. Sono qui, no come dignitario di corte, ma come Elgi di Igdrasil Fjorir, God Warrior al servizio di Hilda."

La sua corazza era molto particolare. Hyoga l'aveva vista quando Freyia lo aveva portato a vedere le God Robe. Sapeva che, quando non era indossata dal guerriero, rappresentava due cervi maestosi e due cerve di grande leggiadria.

Ora, la testa di uno dei cervi maschi formava la placca centrale della corazza, con le corna ramificate che salivano sui copri spalla, due placche a sezione cilindriche alle cui estremità si trovavano le teste delle due cerva. L'altra testa del cervo era divenuta parte del bracciale destro, con le corna che salivano oltre il gomito, il muso dell'animale aderiva al polso, la mascella che finiva sul dorso della mano, una lucida placca cilindrica si modellava, aderendo al braccio e seguendone i contorni, seguita da una placca copri bicipite. Una placca simile, priva della testa d'animale, proteggeva il braccio sinistro.

La corazza proteggeva interamente tutto il corpo, dando al guerriero un aspetto più massiccio, imponente, di quanto Elgi non fosse davvero. Tuttavia, nonostante la mole, la corazza sembrava assecondare i movimenti del suo padrone, senza appesantirli. Sui fianchi e davanti all'inguine scendevano dalla cintura, composta da una fascia metallica totalmente liscia, placche protettive triangolari. Gli schinieri erano composti ognuno da otto placche cilindriche, le zampe dei quattro cervi, che circondavano le gambe, formando alle caviglie una specie di corona con le placche a punta che rappresentavamo gli zoccoli. Le cosce degli animali metallici si erano fuse, formando le ginocchiere, parzialmente staccate dagli schinieri, da dietro, e i copri coscia, che salivano lateralmente e centralmente. Un elmo simile a un diadema, con quattro fregi laterali triangolari, incorniciava il viso nobile e la barba ben rasata del guerriero del nord.

In mano, Elgi teneva un'enorme spada. Priva di guardamano, era di un metallo scuro, tanto scuro da non far apparire l'arma non come un'arma forgiata, ma un pezzo di legno scolpito e appuntito. Solo il riflesso di luce che si intravedeva sulla lama rivelava la sua natura metallica.

Elgi scese dal tronco, atterrando agilmente di fronte al Saint.

"Elgi, perché sei qui? Ti conosco come una persona cortese e valente. Non posso credere che tu sia qui per combattere."

"Sono qui per cancellare la macchia sul mio onore, la macchia che ho generato personalmente, guidandoti a palazzo."

"Elgi, non ti sei disonorato. Io sono venuto in pace. Le accuse mosse contro di me e contro Athena sono solo falsità, ordite per portare avanti una congiura contro la stesa Asgard."

"Insulsaggini! L'accusa è stata mossa direttamente dalla regina. Vuoi farmi credere che Hilda fa parte di una congiura contro se stessa?"

"No, voglio farti capire che lei è vittima di quel complotto, e che la sua mente è stata posta sotto il controllo di una volontà aliena, tramite l'Andvaranautr."

Elgi inclinò la testa con fare pensoso. Pochi minuti dopo, impugnò la lama con la punta verso il basso e la conficcò nel terreno.

"Grazie- disse Hyoga- per aver capito, per aver trovato la verità nelle mie parole."

Rincuorato, il Saint abbassò le braccia, che aveva tenuto in posizione di guardia.

Improvvisamente,, il pugno destro di Elgi saettò, colpendo Hyoga alla spalla sinistra. La violenza dell'impatto sollevò Hyoga, sbalzandolo indietro.

Pur sorpreso, Hyoga rimase in piedi.

"Perché, Elgi? Perché mi hai attaccato?"

"Per punire le tue menzogne. L'Andvaranautr! Come se non sapessi che l'anello maledetto non può essere manipolato da mani mortali. Nessun God Warrior crederà a una simile messinscena.

E anche per questa menzogna, pagherai, Saint del Cigno!"

"Allora, non c'è modo per evitare inutili spargimenti di sangue... Se combattere è ciò che ci resta, non sarò io a tirarmi indietro. Preparati, Elgi!"

Alzò nuovamente le mani, assumendo la sua tipica posizione di combattimento, e bruciando al massimo il suo Cosmo. Attorno a lui, l'aria già gelida prese a danzare, mentre l'umidità si cristallizzava.

Anche Elgi faceva espandere la sua Seidr, tenendo le braccia piegate ad angolo retto, i pugni chiusi.

Lo spazio, rinchiuso tra gli alberi caduti, era reso nullo dal potere che vibrava attorno a loro.

Fu Hyoga a muoversi per primo.

"Diamond Dust!"

Cristalli di neve ghiacciati, generati dal suo pugno, si mossero contro il nemico, vorticando come in una danza.

"Hyoga, conosci la leggenda degli Igdrasill Fjorir?"

"Cosa? No, no la conosco."

"Sono quattro splendidi cervi, due femmine e due maschi, che brucano le foglie di Igdrasil, il sacro Frassino dell'Universo. Esse si nutrono dell'energia stessa che genera il mondo. Non sono mai esistiti animali tanto nobili e forti. Per questo, la mia God Robe, che li ritrae, è quella con il maggior potenziale difensivo. Il tuo gelo, per quanto mortale, non avrà mai effetto su di me!"

La corazza subì senza danno lo scontro con l'aria congelante di Hyoga, proteggendo il suo padrone.

"Come vedi, ogni attacco, per quanto incisivo, è destinato a fallire contro questa corazza! E dopo la difesa, ora prova il mio attacco. Spring Fighting!"

Helgi fendette la corrente di aria congelante con il proprio pugno, generando un'onda d'urto che provocò profonde spaccature sul terreno. Hyoga generò nuovamente delle correnti fredde, facendole vorticare attorno a lui, creando un muro difensivo. Alzò il braccio, tenendo la mano di taglio.

"Freezing Coffin!" esclamò abbassando il braccio.

L'aria gelata si condensò, formando una parete assolutamente trasparente, quasi invisibile.

"Questa parete di ghiaccio è praticamente indistruttibile. Il tuo pugno è destinato a fermarsi!"

"Praticamente indistruttibile non vuol dire indistruttibile. Una differenza di cui ti accorgerai presto."

Helgi girò il pugno ponendo il palmo in alto, aprì le dita formando una coppa e, con un movimento deciso, sollevò la mano. Seguendo i movimenti del guerriero, le energie del colpo smisero di avanzare, e incominciarono ad attaccare la parete di ghiaccio, con raffiche che dalla base del muro salivano, salivano come tante lame. Gli assalti si susseguivano a ripetizione. Centinaia, se non migliaia, di colpi, trasformatisi in fendenti, aggredivano la difesa di ghiaccio, che incominciò a incrinarsi, fino a venire tagliata in diversi punti, e finendo col venir distrutta in un'esplosione di schegge trasparenti.

Hyoga alzò le braccia, proteggendo gli occhi dalla tempesta di schegge, affilate come vetri, di ghiaccio. Un pugno, violento, raggiunse il suo stomaco. Helgi, subito dopo aver distrutto le difese del nemico, si era proiettato su di lui, rinnovando il proprio assalto. La violenza del colpo fece sollevare Hyoga dal suolo proiettandolo verso l'alto, quasi in verticale. Il pugno di Helgi aveva poco da invidiare a quelli di Thor, che il giovane aveva subito come tortura. Il suo corpo, ancora provato dalle vessazioni della prigionia, reagì trasmettendogli un'intensa sensazione di dolore. Davanti agli occhi, tutto fu avvolto in una luce bianca di dolore. Tossì. Bile, risalita dallo stomaco, e sangue.

Helgi non si mosse. Guardava l'avversario, mentre sfidava la gravità, per venirne poi vinto. Lo guardò cadere al suolo, esanime, e rimanere steso nella coltre bianca e gelida della neve. E lo vide mentre, quasi a fatica, si rialzava. Solo allora, incominciò a muoversi verso di lui.

"Hai mai visto i cervi battersi nel periodo degli accoppiamenti, Hyoga? Per quanto siano animali pacifici, il colpo delle loro corna è micidiale: le corna ramificate penetrano i corpi in più punti, e quando il cervo alza la testa, non scaglia semplicemente il corpo dell'avversario verso l'alto, come farebbe un toro, ma lo lacerano. E come un cervo, io combatto senza dare tregua all'avversario, e come le corna di un cervo, i miei colpi possono abbattere o lacerare. Scegli tu cosa preferisci.

Spring Fighting!"

Helgi si scagliò nuovamente all'attacco.

Hyoga era inginocchiato, ancora chino. Ma il colpo del God Warrior non lo raggiunse, il pugno impattò sul terreno dinnanzi a lui, con un boato assordante, mentre l'onda d'urto sollevava il Saint.

Il colpo non fu comunque senza danno: profondi tagli si aprirono sull'addome del giovane Saint, pur non essendo profondi né letali.

"Alzati, ragazzo! Non ho la minima intenzione di uccidere un uomo inerme."

Hyoga lo guardò dritto negli occhi.

"È davvero la lotta che vuoi God Warrior? Allora, lotta avrai."

Fece esplodere il proprio Cosmo.

"Bene, così mi piaci ragazzino. Non ho voluto avvantaggiarmi della spada, ma almeno voglio sconfiggerti fronteggiandoti faccia a faccia. Spring Fighting!"

Il pugno del guerriero saettò ancora, stavolta diretto sul viso di Hyoga.

La mano destra intercettò il pugno, che venne bloccato dal palmo aperto della mano. Hyoga utilizzò i propri poteri congelanti per modificare la densità dell'aria attorno al pugno, vanificando le onde d'urto.

Poi, strinse il pugno con una morsa d'acciaio.

"Hai sbagliato a sottovalutarmi, Helgi. Troppe volte hai usato lo stesso colpo: non funziona più di una volta, contro un Saint. E adesso, perderai il braccio."

"E come pensi di renderlo inutilizzabile? La tua stretta, per quanto potente, non riuscirà mai a danneggiarmi!"

"Non solo la mia stretta devi temere, ma il suo potere. Fino a quando terrò ben salda la presa, il mio tocco congelerà gradualmente, la tua corazza e il tuo braccio rendendolo insensibile, inservibile."

Proprio in quel momento, una sottile coltre di ghiaccio si formò attorno al pugno del guerriero del nord, diventando via via sempre più spesa, e ampliandosi fino a ricoprire il pugno e il polso. Helgi cercò di divincolarsi dalla stretta, strattonando il braccio e muovendolo lateralmente, ma la mano di Hyoga era ben salda. Il God Warrior scrutava l'avversario intensamente, con un'espressione corrucciata. Poi, stranamente, sorrise.

"Oh, Hyoga, tu proprio no capisci? Non saranno simili giochetti a darti la vittoria!"

Con uno strattone più violento dei precedenti, Helgi sfuggì la morsa dell'avversario, mentre il ghiaccio generatosi attorno al pugno, finiva in briciole scintillanti. Il braccio sembrava completamente illeso.

"Tu, fra tutti i Saint, sei il più svantaggiato, Hyoga.-disse Helgi, colpendo il volto dell'avversario con due violenti ganci- Noi di Asgard siamo abitati ad un gelo terribile. Per noi, convivere con esso è come respirare. E i God Warrior, soprattutto, che lo controllino o no, sanno resistere al gelo- continuò unendo le mani e colpendo di nuovo, con violenza- Se non saprai generare un gelo superiore, non riuscirai a sconfiggermi con le tue tecniche. Ma è molto più facile che tu finisca morto per mano mia!"

Afferrò il rivale per i capelli, attirandolo a se, in modo che la testa sbattesse contro il fregio centrale della corazza, quello a forma di testa di cervo cornuta. Stordito dal violento impatto, Hyoga barcollò all'indietro, finendo col cadere seduto.

Si rialzò. Helgi attese, e non appena fu in piedi attaccò nuovamente.

"Spring Fighting!"

"Ancora questo colpo, Helgi? Te l'ho già detto, ormai è inutile contro di me!" di nuovo parò il pugno del nemico col palmo della mano.

"Forse, ma dovresti aver capito che le tue tecniche sono inutili. Puoi bloccare il mio pugno quanto vuoi, ma non puoi contrattaccare."

"L'unica cosa che non posso fare- replicò Hyoga- è continuare a trattenermi, sperando di farti ragionare."

"Trattenerti?"

"Esatto! Diamond Dust!"

Hyoga liberò il suo colpo direttamente dal palmo con cui aveva bloccato il pugno, dando una spinta quasi lieve. Il pugno di Helgi venne respinto dalle correnti congelante simili a neve cristallizzata che volteggiava. Helgi girò il pugno, per trasformare i colpi in fendenti, ma l'aria congelante agì, modificando la densità d'aria e vanificando l'onda d'urto.

"Questo gelo... è superiore, e di molto, a quello di prima. È così intenso, che riesco a percepirlo anche attraverso la God Robe. Possibile che si tratti del famoso Gelo Assoluto? Si dice che questo ragazzo abbia raggiunto il sommo traguardo dell'arte del gelo."

"Helgi! Tra i Saint sono colui che più domina le energie fredde. Risultato raggiunto a caro prezzo, sconfiggendo il mio maestro e raggiungendo un livello di gelo superiore al suo. E qui, come al Santuario, rivendico per me il dominio delle forze congelanti. E ora, mio Cosmo, espanditi e fammi raggiungere il Gelo Assoluto!"

"Attorno a lui, l'aria diventa sempre più fredda. E non solo. Anche se le nostre tecniche si sono annullate a vicenda, poco fa, sento il gelo da lui creato attraverso la corazza, sempre più intenso. Questo ragazzo ha realmente raggiunto il Gelo Assoluto. Credevo vi ci fosse solo ulteriormente avvicinato, invece... Devo stare attento a non mostrare il fianco, se mi raggiungesse con un gelo di tale intensità, forse riuscirebbe a intaccare la God Robe! Devo attaccare per primo!"

Elgi si mosse con estrema velocità, leggero sulla neve e allo stesso tempo leggiadro come gli animali rappresentate dalla sua corazza. E tuttavia, appariva potente e minaccioso.

"Spring Fighting!"

"Koliso!"

Gli anelli di ghiaccio circondarono il guerriero del nord, frenando la sua corsa, ma senza fermarlo. L'aria congelata cominciò a vorticare verticalmente, assumendo una forma di spirale attorno al pugno, che proseguì la propria corsa, se pur lievemente rallentato. Proprio grazie a questo, Hyoga riuscì a reagire ulteriormente, evitando nuovamente il colpo.

"Mi dispiace, Elgi, Ma non puoi attaccare più di una volta con lo stesso colpo, contro un Saint. Ormai conosco la tua tecnica, e non avrà più alcun potere su di me!"

"Davvero, Hyoga? Allora vediamo come te la cavi con questo."

Elgi allargo le braccia.

"Running between the Universes!"

Improvvisamente, la figura di Elgi venne avvolto da una specie di nebbia scintillante, che si allargò attorno a lui.

Quando la nebbia si diradò, Hyoga si ritrovò davanti quattro immagini del suo avversario.

I quattro Elgi incominciarono a correre in direzioni diverse.

"E adesso, Hyoga, come credi di poterti difendere? Non puoi difenderti da tutti i colpi che ti posso scagliare adesso!"

"Credi di mettermi in difficoltà con una mera illusione? Per me è un gioco da ragazzi capire chi è quello vero. Basta generare una corrente fredda particolarmente densa. Il vero corpo la smuoverà, permettendomi di anticipare il tuo attacco."

Dicendo queste parole, il Saint del Cigno si circondò con aria gelida, che rendeva opaca, come nebbia, la zona intorno a lui, ma senza nascondere totalmente ogni cosa. Era come se un leggero velo grigio, sottilissimo, avesse circondato il campo di battaglia.

"Una mossa intelligente, Hyoga, ma inutile. E ora saprai perché. Spring Fighting!"

Le quattro figure attaccarono contemporaneamente, da direzioni diverse. Le loro sagome penetrarono l'aria gelata generata da Hyoga.

"Non è possibile!- esclamò il giovane Saint- Ognuno di loro sta smuovendo l'aria gelata. Non è possibile, eppure, Elgi non ha creato delle illusioni, ma si è davvero sdoppiato. E non posso parare tutti e quattro gli attacchi!"

I quattro pugni, carichi di potere, si avventarono sul biondo Saint.

Uno dei colpi, da sinistra travolse il viso del giovane, proiettando di riflesso il suo viso all'indietro. Un secondo colpo impattò sul petto, alla destra di Hyoga. Gli altri due colpi devastarono il corpo alla schiena, all'altezza delle costole.

Hyoga cadde a terra, tossendo sangue. La violenza dei colpi era stata immane.

Raramente ricordava di aver subito assalti talmente violenti. Sentiva il suo corpo pesante, indolenzito, i muscoli che si contraevano involontariamente, spasmodici.

Il sangue fuoriuscito tingeva la neve, ai piedi del giovane.

"Non è possibile. Tutti i corpi sono autentici. Eppure, deve esserci una spiegazione. Come può Elgi moltiplicare il proprio corpo?"

"Non puoi capire, Hyoga. Nel mito, le bestie rappresentate dalla mia God Robe si arrampicavano tra i rami dell'Igdrasil, rami che si estendono in tutti i mondi conosciuti, in ogni dimensione, nello spazio e nel tempo. Per questo, io ho la capacità di attraversare tali dimensioni spazio temporali, apparendo nello stesso tempo in più spazi contigui. Non mi sono sdoppiato, in realtà. Solamente, occupo contemporaneamente più spazi in questo continuum temporale. In questo modo posso attaccarti non una ma quattro volte contemporaneamente. E ogni colpo ha tutta la mia forza."

"Impressionante. Ma se credi che il numero possa fare la differenza, ti sbagli. Noi Saint siamo abituati a combattere, soli, contro moltitudini. Ad uno ad uno, colpirò ogni tua apparizione. Così! Diamond Dust!"

Hyoga, rialzatosi, scatenò la furia dirompente del suo colpo segreto, la gelida corrente che, scintillando, si avventava su una delle apparizioni dell'avversario.

"Non hai ancora completamente compreso il pieno potenziale di questa mia capacità. Non posso solo attaccare. Ogni mia apparizione può difendere e attaccare ognuna indipendentemente dall'altra, e sono in grado di fare gioco di squadra."

L'apparizione assalita dal Diamond Dust si chiuse in difesa, presto raggiunto da una seconda apparizione, che colpì il flusso di aria congelante, deviandola e liberando il doppione aggredito. Un terzo doppione si slanciò contro il Saint, che evitò agilmente l'aggressione.

"Hyoga, non puoi evitare all'infinito i miei assalti. Prima o poi i miei doppioni si stringeranno intorno a te, portando l'attacco fatale. E così, laverò la macchia sul mio onore: l'averti guidato nel palazzo, descrivendotelo e insegnandoti com'è strutturato. Insegnandoti come raggiungere la sala del trono per aggredire la mia regina."

"Per questo ti senti disonorato? Elgi, né io né Athena intendiamo nuocere al popolo di Asgard né alla vostra regina. Ogni accusa mossa contro di me è infondata. Ogni accusa mossami contro è una menzogna per provocare lo scontro tra le nostre fazioni, uno scontro voluto da una volontà aliena, che domina Hilda tramite l'Anello del Nibelungo!"

"Ancora con queste menzogne. Non riuscirai a ingannarmi. Ho avuto un ordine tassativo dalla mia regina: eliminare voi Saint! E comincerò sconfiggendo te, Saint del Cigno!-dissero contemporaneamente le quattro apparizioni del God Warrior- Spring Fighting!"

Separandosi, i quattro corpi si avventavano contro l'avversario, forti della loro tecnica mortale.

"Forse hai ragione, Elgi. Non posso andar avanti all'infinito con levitare i tuoi colpi, né lo farò. Per me è giunto il momento di attaccare, e se non posso farlo colpendo ogni tuo singolo doppione, allora li colpirò tutti insieme!

Prendi!

Diamon- Hyoga alzò le mani oltre la testa, tenendo i palmi ben aperti e rivolgendoli in direzioni opposte- Dust – l'aria congelante si condensò attorno alle mani del Saint, per poi espandersi tutt'intorno, fino a quando le due aure di aria congelante avvolsero il corpo di Hyoga – Ray!"

L'aria congelante così generata eruppe come una tempesta siberiana, con la consueta forza tipica del colpo. Stavolta, però, il flusso di gelo non era diretto verso un singolo bersaglio, ma investiva tutto lo spazio circostante con una furia devastante.

I quattro Elgi, protesi nell'attacco, furono investiti dalla gelida ondata così scaturita. La forza del loro colpo, in parte, si oppose al Diamond Dust Ray, ma non fu sufficiente: la corrente gelida era talmente devastante da travolgere i quattro doppioni del God Warrior.

I cristalli generati da Hyoga danzarono, vorticosi sia attorno agli alberi abbattuti da Elgi, sia attorno a quelli che ancora si ergevano, lussureggianti, e ricoprendone le cortecce di una patina di ghiaccio che si inspessiva sempre di più. La luce si rifletteva sui cristalli di aria congelata, creando giochi di luce scintillanti, vividi, splendenti, che illuminava completamente il teatro dello scontro. In mezzo a tutta quella luce abbagliante, Hyoga si levava, eretto. Gli occhi chiusi.

"E questo...-i quattro Elgi si rialzarono, le God Robe danneggiate- Questo cos'era?"

"Una variante del Diamond Dust. Il mio maestro me l'aveva insegnata, ma in passato non riuscivo a padroneggiarla come adesso. Per creare la nuova tecnica che mi consente di superare i limiti del mio potere, ho dovuto fare pratica anche delle tecniche che meno padroneggio."

"Perché non l'hai utilizzata prima? Avresti avuto facilmente ragione di me."

"Ogni tecnica potente ha i suoi svantaggi. Il Diamond Dust Ray riflette la luce circostante, amplificandola di migliaia di volte. Per questo, chi la esegue rischia di vedere danneggiati i nervi ottici. Mentre la lanciavo, ho chiuso gli occhi. Non dovevo guardare dove colpivo, dato che il colpo agisce a 360 gradi. Dovevo più preoccuparmi di come avresti reagito tu, ma ho giocato d'azzardo."

"Intendi dire che hai lanciato il tuo colpo esponendoti al rischio di venire colpito? Hai lasciato la guardia totalmente scoperta?"

"Esattamente. Ma non credere che si tratti di sfrontatezza o eccessiva sicurezza. Il cosmo di un Saint brucia oltre ogni limite, quando viene mesa in gioco la sua vita. Ho rischiato, è vero, ma

si è trattato di un rischio calcolato."

"Un colpo di questo tipo deve richiedere parecchia energia, e molta concentrazione... Dubito che tu possa usarlo all'infinito."

"Hai ragione. Al momento, non posso ricorrere al Diamond Dust Ray per più di tre volte. Comunque, non ne avrò bisogno."

"Cosa intendi? Io non sono tutt'altro che sconfitto."

"Tu credi, Elgi. In ogni caso, anche la tecnica Running Between the Universe richiede parecchia energia, energia che, con i danni da te riportati, non sei più in grado di mantenere!"

Infatti, i quattro doppioni del guerriero del nord incominciarono a diventare evanescenti, come fantasmi, e si concentrarono in un unica sagoma. Elgi era tornato ad essere un singolo individuo.

"A quanto pare hai ragione, non posso rimanere sdoppiato. Ma questo non cambia niente! Sei ben lontano dalla vittoria Hyoga!"

"Lo credi davvero? Forse no ti sei accorto di una cosa..."

"...."

"Subendo il Diamond Dust Ray, ogni tuo doppione ha riportato ferite e danni alla God Robe. Ora che non sei più sdoppiato, ogni ferita, ogni crepa sulla corazza si manifesta in te!"

In quel momento, il metallo della God Robe si riempì di numerose, piccole crepe, mentre il corpo si riempiva di lividi e ferite. In pochi minuti, la maestosa corazza che rivestiva l'eroe nordico incominciò a cadere in pezzi.

"Ormai, la tua corazza non può proteggerti adeguatamente. Solo il 30% della sua struttura è ancora sufficientemente solida da proteggerti dai miei colpi, ciò che ancora resta è talmente danneggiato che non può che infrangersi come fosse fatto di carta. Elgi, non puoi continuare a combattere in questo stato. Ti prego, arrenditi e consegnami la Odin Gem, non voglio togliere la vita a una persona di valore come te."

Elgi guardò negli occhi l'avversario. Il viso nascosto dalla barba e dal sangue, aveva un'espressione indecifrabile.

"Vorrei davvero averti incontrato in un'epoca diversa- sussurrò il guerriero del Nord- e aver combattuto al tuo fianco!"

Con un balzo, il guerriero nordico si slanciò tra gli alberi, agile e veloce come gli animali del suo totem.

"Codardo! Non avrei mai detto che ti saresti dato alla fuga. Ma devo assolutamente impadronirmi del gioiello che ancora giace incastonato nella tua corazza.

Diamond Dust!"

Elgi continuò a correre incurante del flusso di energia congelante che lo inseguiva. Improvvisamente si chinò, afferrando qualcosa che il ghiaccio e la neve nascondevano ala vista, ma che lui aveva comunque individuato.

Sollevatosi, fendette l'aria, dividendo la corrente del Diamond Dust.

Ora, Elgi brandiva nuovamente la spada che aveva lasciato cadere all'inizio dello scontro.

"Quell'arma... Pensavo che la potenza con cui Elgi ha distrutto gli alberi secolari di questa foresta derivasse dalla sua Seidr, invece, sembra che quell'arma abbia poteri particolari... Sì, ora la sento reagire alla forza vitale di Elgi, come se un secondo Cosmo si aggiungesse al suo.

Quella non è una spada comune!"

"Hai indovinato, Hyoga. Questa è una delle spade sacre tramandate dal mito. Riddil è il suo nome, la migliore tra cinquanta spade forgiate con la magia. E non è una lama comune, questa. Un tempo, il suo aspetto era molto più maestoso, col guardia mano dorato e l'impugnatura decorata da un serpente d'oro rosso. Ma proprio l'impugnatura, la parte più fragile venne distrutta durante l'estremo combattimento del suo primo possessore. Re Elgi da cui io discendo!

Come hai capito, non si tratta di una spada comune: essa è stata forgiata dall'arte sublime dei nani, unendo al metallo le corna, polverizzate del cervo Eikthyrnir!"

"Eikthyrnir?"

"Daìn, Dvalinn, Duneyrr e Dureyrr sono le quattro bestie che brucano le foglie di Igdrasill.

Eikythyrnir è il cervo che si nutre dell'albero Laeradr, posto un tempo sulla sommità del palazzo del Walhalla. Dalle sue corna scaturivano gocce d'acqua che davano vita ai fiumi di Asgard. Le sue corna, durissime, fonte di vita... E di morte.

I nani presero le corna di questo sacro cervo, cadute per la muta e le polverizzarono con enormi sforzi per produrre questa lama, in grado di tagliare qualsiasi cosa. Di fronte a quest'arma a nulla vale il tuo potere congelante."

"Capisco. E data la natura della tua God Robe, essa entra in risonanza con la corazza."

"Esatto, Hyoga, l'intuito non ti fa difetto. Non esiste il Robe di Eikythyrnir. Quando le creature mistiche morirono durante il Ragnarock, la maggior parte di loro vennero tramutati nei God Robe.

Ma questo non accadde per Eikythyrnir: la sua forza venne assorbita in questa spada! Forza che ora assaporerai sulla tua pelle.

Stags from Heaven!"

Il fendente si fece largo, mortifero, distruggendo ghiaccio, terra e legno lungo il suo cammino.

Hyoga alzò lo scudo del Cigno, parando parzialmente il colpo. Tuttavia un taglio profondo solcò la sua guancia sinistra.

Sul terreno, il Saint vedeva chiaramente i segni lasciati dal colpo di spada. Fenditure che si biforcavano ramificandosi, tracciando il disegno di corna di cervo.

"Che potenza. Il suo fendente no si concentra solo in una direzione, ma si estende tutt'intorno. Se mi colpisse, il mio corpo finirebbe a brandelli. Inoltre..."

Il Saint guardava l'avversario, che nuovamente bruciava ed estendeva la propria Seidr. La spada reagiva all'energia interiore del guerriero del nord avvolgendosi di un'aura propria, in risonanza con quella dell'uomo. Scintille elettriche color ambra andavano dalla lama alla corazza, avvolgendo totalmente Elgi.

Il guerriero del nord alzò nuovamente l'arma, preparandosi per un nuovo attacco.

"Hyoga, questa volta il tuo corpo verrà ridotto a brandelli! Stags from Heaven!"

Stavolta non colpì solo una volta, ma eseguì molteplici fendenti, che lasciavano tracce più che evidenti nel terreno ghiacciato.

Hyoga si muoveva nel ghiaccio, come un cigno in acqua. Senza perdere l'equilibrio, approfittando delle peculiarità del terreno scivoloso per eseguire movimenti assolutamente imprevedibili.

Ma anche così, alcuni fendenti del God Warrior lo raggiungevano, provocandogli ferite per fortuna superficiali.

Ma il numero di fendenti aumentavano in numero e velocità. Era come se fosse totalmente circondato da un branco di cervi inferociti.

"Non posso continuare così... Prima o poi, cadrò sotto i suoi colpi. Devo bloccarlo e reagire!"

Elgi alzò nuovamente la spada, pronto a colpire.

"Stags from Heaven!"

"Koliso!"

L'aria congelata si dispose attorno ad Elgi, formando cerchi che aumentarono progressivamente di numero. L'aria congelata attorno al guerriero del nord rallentò progressivamente i suoi movimenti, fino ad immobilizzarlo.

"Una tecnica paralizzante. Interessante. Ma non potrai trattenermi a lungo, non me, un God Warrior abituato al gelo. Non me che brandisco Riddil!"

Con uno sforzo evidente, Elgi forzò la resistenza del Koliso, spezzando gli anelli di ghiaccio con un ennesimo fendente della sua potente spada.

Ma sul terreno non si formarono nuovi solchi.

Né Hyoga fu colpito dall'impeto della lama.

Un rumore secco lambì l'aria della foresta, uno schiocco sonoro.

Poi, un tonfo attutito, di un oggetto che cadeva sulla neve.

In mano ad Elgi, una spada spezzata.

"Non è possibile... Riddil, la migliore tra tante spade.... Infranta!"

"Credevi davvero che contassi sul Koliso per bloccarti? Sapevo benissimo che contro un guerriero di Asgard avrebbe avuto poco effetto, ma avevo bisogno di qualche secondo per attuare una seconda tecnica, che mi ha permesso d spezzare la tua arma."

"Un'altra tecnica? E quando l'hai lanciata?"

"Subito dopo al Koliso. Avrei potuto usarla subito, ma così facendo, non ho preferito agire diversamente: così non ti sei accorto di nulla, e la mia tecnica ha fatto il suo effetto."

"Che razza di tecnica hai usato, Hyoga?"

"Guardati attorno, Elgi!"

Il guerriero del Nord alzò lo sguardo, ancora posato sull'elsa della sua nobile arma, da cui si ergevano pochi centimetri di lama brunita. Vide Hyoga che stava, saldo, di fronte a lui, poi gli alberi tutt'intorno.

E il cielo.

E così, vide.

Tutt'intorno, abbracciando la foresta.

Sospeso nell'aria, una corrente congelante formava un ampio cerchio.

"Questa è la tecnica che ho usato. Great Koliso!"

"Great Koliso... Capisco perché non mi sono accorto di questa tecnica, l'hai mimetizzata lanciando il Koliso."

"Sì. Ho eseguito il Grat Koliso subito dopo averti immobilizzato, in modo che sembrasse che stesi ancora eseguendo il Koliso. Ho agito come un ninja, quando lancia due Kunai uno sotto l'altro, in modo da far apparire un unico attacco."

"Ma come hai potuto spezzare Riddil?"

"Il Koliso sfrutta una corrente congelante attorno al nemico per addensare l'aria attorno a lui e bloccarne i movimenti- spiegò il Saint- invece, il Great Koliso permette di concentrare un'enorme flusso di aria gelata, che, concentrata al suo centro, contorce e spezza il suo bersaglio. E il mio bersaglio, il centro esatto del Great Koliso, era la tua spada, Riddil!"

Elgi fece cadere l'elsa che aveva stretto, finora convulsamente.

"Sei davvero un guerriero audace e ricco di risorse, Hyoga." disse quasi con dolcezza.

Il biondo Saint se ne accorse. Dall'inizio del combattimento, il tono di Elgi era sempre stato sprezzante e astioso, come quello di un uomo probo che, scopertosi ingannato, affronta il suo truffatore. Ora, la voce di Elgi sembrava mostrare...rispetto.

"Elgi, ti sei reso conto che le accuse sul mi conto sono menzogne?"

"Sì, ormai ne sono certo. Se davvero tu fossi un vile cospiratore, non saresti mai in grado di combattere così come hai fatto finora. Non potresti possedere così tanto coraggio, se davvero tramassi alle spalle degli altri. No, Hyoga, non sei un traditore, e certamente sei venuto in Asgard con nobili intenti. Tuttavia, ora tu e i tuoi compagni avete invaso Asgard!"

"Te l'ho detto. Siamo qui per liberare Hilda dal malefico influsso dell'anello maledetto!"

"Taci! Che sia vero o pure no, non cambia il fatto che il mio dovere è sconfiggere gli invasori, che mi piaccia o no. Per questo, continuerò a combatterti, anche se ho perso la mia migliore risorsa. Preparati, perché colpirò usando tutta la mia forza, stavolta!"

"Allora mi costringi a fare altrettanto. Preparati a subire il colpo più potente che mi è stato tramandato, Elgi!"

Il God Warrior riprese ad espandere la propria Seidr, portando il pugno destro ala fianco e tenendo teso verso Hyoga il braccio sinistro, la cui mano era aperta, le dita divaricate.

Hyoga, dal canto suo, concentrò il proprio Cosmo.

L'aria attorno a lui prese a vorticare, mentre univa i pugni e alzava le braccia sopra la testa.

Le aure di entrambi i guerrieri emettevano sempre più energia, facendo vibrare l'aria.

"Questo sarà l'ultimo attacco, Hyoga! Spring Fighting!"

"Non cederò! Aurora Execution!"

Le energie liberate dai due colpi si scontrarono violentemente, in un boato che scosse l'intera foresta. Il pugno di Elgi fendette la corrente gelida del Saint del Cigno, ma il suo corpo, e la God Robe, venivano progressivamente coperti da una patina ghiacciata.

I due avversari si incrociarono, l culmine dell'assalto.

Elgi alle spalle di Hyoga, stava ancora in piedi, il pugno sollevato.

Il Saint cadde in ginocchio, portando la mano al petto.

"Il suo colpo, è stato violentissimo... Se non fosse stato per il Cloth e per l'energia dell'Aurora Execution, mi avrebbe passato da parte a parte, ne sono certo!-guardò l'avversario alle sue spalle con la coda dell'occhio- Non sembra che il gelo abbia attecchito... Elgi è davvero fortissimo, ha respinto perfino l'Aurora Execution. E senza l'Aurora Incandescence, non ho altri colpi da sfruttare."

"Davvero... ben fatto Hyoga!"

Dal corpo massiccio del nobile guerriero cadde un minuto oggetto.

La Odin Gem.

Elgi si voltò. Il suo volto serio era illuminato da un sorriso sincero, un po' triste.

La barba e i capelli, ricoperti di ghiaccio, erano imbiancati.

Chiuse gli occhi, come abbandonandosi.

L'aria congelante, a cui si era fieramente opposto, fece il suo effetto, sia pur tardivo.

La God Robe, congelata, andò in frantumi.

Il corpo di Elgi, coperto di ghiaccio, cadde a terra.

Hyoga si avvicino all'avversario sconfitto.

"Elgi... Un fulgido esempio di onore e nobiltà. Con te scompare un po' della luce che rischiarava il mondo. Ti prometto che salverò Hilda ed Asgard." Prese il gioiello caduto, una ambra che riportava la runa il cui significato era onore..ma anche orgoglio.

"Hy--- Hyoga..."

"Cosa, Sei ancora vivo?"

Il Saint si chinò sul nemico girandolo e tenendogli alta la testa.

"Ancora vivo, ma solo per pochi istanti. Le mie ultime forze, le devo spendere per avvisarti. Un God Warior è stato inviato... dalla regina... per prendere la principessa... Freyia prigioniera. Salvala Hyoga! Ma fai attenzione. Quell'uomo, ha ben altri motivi per portarti odio, ben più forte del mio rancore ormai scomparso."

"Cosa? Freyia è in pericolo? Elgi, puoi dirmi di più?"

Con un ultimo respiro, Elgi rivelò quanto sapeva. Un sospiro che solo il vento e Hyoga udirono.

Il giovane posò rispettosamente il corpo, ora privo di vita, di Elgi sul terreno ghiacciato.

Alzatosi strinse nel pugno sinistro la gemma pagata a sì caro prezzo e, voltatosi, riprese a correre. Nella direzione da cui era venuto. Doveva tornare indietro, un'innocente era in pericolo!

Un brivido, come di freddo.

Il tintinnio del metallo sulla roccia.

Seiya riprese i sensi , aprendo lentamente gli occhi. Il suo corpo era ricoperto da un lieve strato di neve, trasportata dal vento o caduta dall'erta scoscesa.

"Sono ancora vivo..." sussurrò.

Si portò la mano allo stomaco, là dove il pugno di Thor lo aveva raggiunto.

Sentiva, ora, il corpo indolenzito dai colpi del potente avversario appena sconfitto.

Forse perché, da svenuto, il suo corpo si era rilassato, e i suoi muscoli, riempitisi di acido lattico, avevano incominciato a dolergli. Dopo lo scontro, il giovane aveva mantenuto il controllo dei propri muscoli, proprio per impedire all'indolenzimento di coglierlo. Ma i pochi minuti senza coscienza gli avevano fatto perdere il controllo sul proprio corpo. A fatica, si mise a sedere.

Respirò, contraendo il plesso solare e lasciando che l'aria riempisse completamente i polmoni. Trattenne il respiro per alcuni secondi, stirando, una alla volta e alternate, le braccia. Espirò, buttando fuori tutta l'aria.

Era un esercizio che Marin, la sua maestra, gli aveva insegnato per recuperare il controllo del corpo proprio nelle situazioni simili a quella in cui si trovava ora.

Le spalle e le braccia erano nuovamente sciolte. Tese le gambe, afferrando la punta del piede destro e tirandola verso sé, rimanendo in trazione per alcuni secondi, poi fece la stessa cosa con l'altra gamba. Infine, Buttandosi indietro, si puntò sia con le mani che con i piedi, assumendo la posizione detta tipicamente "il ponte". Sempre respirando e trattenendo il respiro, tese ulteriormente l'addome, torcendolo prima da una parte, poi, dall'altra.

Una volta fatto questo, il ragazzo si rialzò.

Era nuovamente in perfetta forma, non sentiva più il corpo indolenzito.

"Devo ringraziare il Cloth, se sono sopravvissuto all'impatto...-mormorò tra sé- Il mio Cloth... Ne abbiamo passate tante da quando ho avuto questa corazza. È stata modificata così tante volte, diventando sempre più resistente." Nella mente di Seiya scorsero i ricordi delle varie forme che la sua corazza aveva assunto nel corso del tempo, fino alla forma definitiva, la God Cloth.

"Bando ai ricordi. Questo Cloth non è solo una corazza con cui combattere, ma è anche un monito ad impegnarmi al massimo, in rispetto degli insegnamenti ricevuti, dell'aiuto datomi in passato. E ho perso già troppo tempo! Devo scalare questa montagna, il tempo è tiranno!"

Con uno slancio, Seiya, si aggrappò nuovamente alla parete scoscesa e rocciosa, tornando ad arrampicarsi.

In mezzo la fitta boscaglia, il giovane correva a perdifiato.

Dai polsi, lunghe catene, pendevano, tintinnando.

Ombre di alberi secolari ondeggiavano sulla superficie lucida della corazza rosa.

Si fermò

"Che sollievo! Il Cosmo di Seiya si era affievolito, ma ora lo sento nuovamente vitale. E poco fa, ho sentito il Cosmo di Hyoga esplodere all'improvviso. Anche Shiryu, ha combattuto, ma lo sento chiaramente.

E sono certo che presto, ci raggiungerai anche tu, fratello.

A quanto sembra, le cose vanno bene. Ora devo affrettarmi. Devo fare anche io la mia parte."

Riprese a correre nella fitta boscaglia.

Attorno a lui, tra gli alberi e i cespugli, occhi giallo dorati scintillarono nell'ombra, sparendo poi tra le ombre.

Shun continuava la sua corsa.

Improvvisamente la catena destra si tese violentemente.

"Cosa? La catena è entrata in tensione. Non l'ho mai sentita reagire così... Deve aver percepito una presenza enormemente aggressivo e violento, forse addirittura sanguinario."

La catena continuava a tendere, stringendosi attorno al polso.

La catena del Cloth di Andromeda era un oggetto incredibile.

La maggior parte dei Saint doveva limitarsi a usare il proprio corpo come un'arma.

Athena odiava l'uso delle armi.

E ne vietava l'uso ai propri seguaci.

Ma alcuni di loro erano dotate comunque di armi.

Shun era uno tra questi. Le armi erano parte del suo Cloth. E non erano, in realtà la sua risorsa più potente, anzi, gli impediva di eccedere nell'uso di un potere ben più devastante.

Shun preferiva colpire i nemici con le sue catene, ne aveva un tal controllo da riuscire a ferire o semplicemente stordire gli avversari con esse, senza uccidere. Ma a volte, questo non bastava, e Shun era stato costretto a eliminare gli avversario.

La catena era un'arma estremamente versatile, in grado di adattarsi alle circostanze.

Inoltre possedeva un'altra preziosa caratteristica. Come il pendolo di una chiromante, o la bacchetta da rabdomante, era in grado di percepire ed individuare delle presenze.

E ora, aveva percepito la presenza di una coscienza ostile.

Incredibilmente ostile!

"Vieni fuori! Ormai è inutile nasconderti, so che mi stai seguendo.

So che ci sei!"

Nessuna reazione.

"D'accordo! Se non vuoi venire allo scoperto, allora sarò io a farti uscire!

Thunder Wave!"

La catena, muovendosi a zig zag, saettò verso gli alberi.

Occhi gialli scintillavano tra le foglie.

Corpi potenti balzarono dalle foglie.

Corpi di belve ferine, latranti, le potenti mascelle aperte in ringhi minacciosi.

Le pellicce, nere, marroni o fulve, erano irte mentre i muscoli dei loro corpi si tendevano.

"Lupi? Sono lupi. Eppure... Non non mi sbaglio, tra il bosco si cela un avversario, senz'altro un God Warrior. A quanto pare, può soggiogare queste belve, ma se pensa di poter avere la meglio su di me, si sbaglia. Thunder Wave!"

La catena deviò, muovendosi alla velocità della luce, colpiva le belve scagliandole a terra.

In linea con la gentilezza del suo carattere, Shun non colpiva gli animali che lo aggredivano per uccidere, ma per stordire.

Una seconda ondata di lupi si scagliò sul giovane, che saltò indietro.

"Nebula Chain!"

Anche la seconda ondata di lupi cadde, tramortita.

Circa una trentina di lupi erano a terra.

Quasi un intero branco.

"Tutto qui? Pensavi di sconfiggermi usando queste povere bestie? Esci fuori allo scoperto, vigliacco!"

Improvvisamente, un'energia pervase la boscaglia, raggiungendo i lupi.

Le belve si risvegliarono, latrando rabbiosamente, rialzandosi sulle quattro zampe, tendendo i muscoli poderosi.

Gli occhi delle bestie, se possibile erano ancora più rabbiosi e selvaggi di prima.

Pervasi dall'energia che era stata emessa, i lupi sembravano essere aumentati di dimensioni.

Shun arretrò.

"Queste bestie... Sembrano invasate. Avvolti da una forza sovrannaturale...Sono troppe, in questa situazione non posso respingerle tutte!"

Shun cominciò ad arretrare , correndo, distanziando i lupi, che incominciarono, subito, a corrergli dietro, simili a demoni spietati.

Shun raggiunse il limitare del bosco, uscendo dagli alberi. Si ritrovò su una rupe, sporgente da una parete ghiacciata, che un tempo doveva essere stata una cascata. Shun si fermò.

Giratosi, vide i lupi raggiungerlo.

L'intero branco, latrando era di fronte a lui, pronto a lanciarglisi contro, le zanne e gli artigli desiderosi di carne e sangue.

Un fischio acuto attirò l'attenzione delle belve. Sopra la parete ghiacciata, si stagliava la figura di un uomo, affiancato da un lupo dal pelo grigio.

"Lui! È lui il vero nemico... finalmente ti mostri!- urlò verso la figura- Perché non scendi ad affrontarmi? Ha i forse paura di me?

O forse credi che, poiché le tue belve mi hanno raggiunto, che io non abbia nessuna possibilità contro di loro?

Se è così, ti sbagli! Anche con le spalle al muro, sono tutt'altro che impotente. Anzi. Sono uscito dal bosco proprio per impedire alle tue belve di proteggersi tra gli alberi.

Nebula Storm!"

La corrente provocata dal colpo di Shun sollevò le belve, impotenti, scagliandole in alto: colpite dalla massa d'aria, impregnata dalla piena forza di un Saint, i lupi vennero scagliati contro la parete ghiacciata, contro i primi alberi del bosco. Alcuni sollevati dalla violenza di quella corrente impetuosa, superarono le cime degli alberi, finendo dentro la boscaglia.

Shun alzò lo sguardo verso il nemico che, impietoso, osservava la scena.

"Allora? Sei così terrorizzato da non poterti muovere? Se non vuoi affrontarmi, cedi la gemma che porti incastonata nella God Robe, e vattene!"

Improvvisamente, come se si fosse liberato da un qualche vincolo, saltò, seguito dal lupo grigio.

Atterrarono di fronte a Shun, rimanendo inginocchiato.

Lentamente, si rialzò, lanciando contro il giovane Saint uno sguardo omicida.

"Non era la paura a trattenermi, ma la collera. Rimpiangerai le zanne dei miei lupi. Meglio sarebbe stato, per te, subire le loro zanne che affrontare me, Valg di Fenrir."

Un nuovo messaggero entrò nella sala del palazzo, consegnando un messaggio a Sigurd.

Il guerriero aprì il plico e lesse con attenzione quanto vi era scritto, gli occhi azzurri concentrati, s'incupirono.

"Allora, Sigurd, quali nuove? Finalmente i Saint hanno cessato di essere una minaccia?"

"Purtroppo, mia regina, la situazione è tutt'altro che felice. Altri due God Warrior sono caduti per mano del nemico. Ullr, che pure ha combattuto a rischio della vita, è stato sconfitto dal Saint del Dragone, mentre il prode Helgi, dopo una dura battaglia, è stato sconfitto da Hyoga del Cigno."

"Cosa? Persino Helgi è stato sconfitto?"

"Sembra che i Saint siano all'altezza della loro fama, mia regina-disse, con voce pacata, Syd- ma lo stesso si può dire per i God Warrior. I più forti di noi ancora non sono scesi in campo, e quando lo faranno, la vittoria sarà più che scontata."

"Mia regina- intervenne Alberich- perché aspettare? Lasciate che me ne occupi io personalmente. Andrò incontro agli invasori e li sconfiggerò!"

"No, Alberich. La tua presenza, come quella di Syd e Sigurd, è richiesta a palazzo. Nel caso improbabile che dovessero sconfiggere tutti gli altri guerrieri, voglio che voi tre, i più nobili e forti tra i God Warrior, vi parerete come suprema difesa del sacro suolo di Asgard."

"A questo riguardo, mia regina, posso dire che i Saint di Pegasus e Andromeda già sono stati raggiunti da due God Warrior. Shun di Andromeda, in particolare, è già stato incalzato dal suo inseguitore."

"Shun di Andromeda, dici? Non è quel Saint che avrebbe dovuto ospitare l'anima del dio Hades in quest'epoca? Un uomo di tal guisa non va mai sottovalutato. Se riuscisse a far espandere il suo potere oltre il limite, potrebbe raggiungere la forza di una divinità, un rischio che va immediatamente scongiurato!"

"Per questo ritengo che questa sia una buona notizia, mia signora!- continuò Sigurd- Il God Warrior che già incalza il Saint di Andromeda è l'allievo di Reggin, Valg di Fenrir!"

Il viso glaciale di Hilda si perse fuori dalla terrazza. Un sorriso gelido, privo di allegria, indescrivibilmente malvagio, si aprì sul suo volto.

"Valg di Fenrir... E così, colui che fu incarnazione di un dio assaggerà le zanne di chi fa scempio di dei...."

Il God Warior che ora fronteggiava Shun era un ragazzo di circa quindici, sedici anni. Il corpo slanciato, alto e atletico, aveva una muscolatura non esagerata, ma elastica e scattante. Il fisico nervoso tradiva una notevole resistenza. I capelli di un biondo argentato, lunghi tanto da coprire la schiena come un manto, ed ispidi, erano tenuti fermi dall'elmo, a maschera, che incorniciava il volto, con placche che proteggevano gli zigomi e le guance, lasciando libere le labbra e il naso. Due fessure stavano di fronte agli occhi, dietro le quali scintillavano le iridi fulvo dorate.

La corazza era di colore blu scuro.

Gli schinieri coprivano quasi interamente la gamba, dal piede al ginocchio, dove si trovava un protezione ovale. Sotto le ginocchiere e al bordo superiore dei copri coscia, c'erano delle strisce azzurro chiaro,le prime seguivano la forma ovale delle ginocchiere, le seconde quella triangolare del bordo del copri coscia.

La corazza copriva tutto il torace e l'addome, fino alla cintura dalla fibbia pentagonale, in cui era incastonata la Odin Gem,attorniata da metallo di azzurro chiaro. Strisce di questo stesso colore apparivano su tutta la due, sull'addome, seguivano il contorno della cintura, altre due, invece, dividevano in due il torace, formando due rombi i cui angoli si incontravano al centro del petto e al centro della schiena.

I copri spalla erano triangolari, arrotondati ricchi di fregi azzurro chiaro.

I bracciali, cilindrici, rivestivano interamente gli avambracci, terminando sul gomito con una placca triangolare azzurro chiaro. Una placca ovale proteggeva, invece, il bicipite.

Sui dorsi delle mani, spiccavano due placche metalliche raffiguranti due teste di lupo,ghignanti, le lunghe orecchie tese indietro, dotate di lunghe zanne aguzze, di un malsano color arancione. L'espressione di queste placche era tale da far pensare che potessero staccarsi dalla corazza per aggredire l'avversario, se non fosse che tra le orecchie metalliche, si tendeva due robuste catene viola scuro, che si perdevano dentro il copri spalla.

Dalla cintura, priva di placche protettive per i fianchi o l'inguine, scendevano sezioni di una catena color grigio scuro, dagli anelli robusti e massicci. Una catenella, talmente sottile da sembrare fragile si tendeva tra i due copri spalla, come per tenerle unite, e sopra le spalle stesse per terminare in un collare di acciaio, così sottile da sembrare un nastro, che circondava il collo del guerriero.

L'intera corazza aveva un aspetto inquietante, ma quello che fece sussultare Shun, fu invece lo sguardo che il giovane avversario gli lanciò.

Shun sentì una sensazione che aveva già provato prima, in un teatro greco...La sensazione di non essere di fronte ad un essere umano ma ad una belva feroce.

Al suo fianco, un lupo dal pelo grigio, che di distingueva dagli altri non solo per le dimensioni e la muscolatura, ma anche per una piccola cicatrice, a forma di falce di luna, sulla fronte.

"Maledetto, come hai osato colpir i miei lupi in questa maniera? Pagherai per quello che hai fatto!"

"Se davvero non volevi venisse fatto loro del male, non avresti dovuto aizzarmeli contro! O forse pensavi che un Saint fosse inerme di fronte alle belve?"

"Taci! Ora pagherai per quello che hai osato fare. Cruelty Fang!"

Valg colpì con il pugno. L'aria fischiò attorno alle zanne metalliche della placca. Sul fianco di Shun apparve una ferita, due tagli come se fosse stato lacerato da quelle lame metalliche.

"Questo era solo un assaggio! Le mie zanne dilanieranno il tuo corpo, riducendoti a brandelli. Preparati a venire sbranato! Cruelty Fang!"

Stavolta, Valg non si limitò a un singolo pugno, ma alternò il destro e il sinistro, muovendosi sempre più velocemente, e muovendosi verso l'avversario. Shun, dal canto suo, non poteva indietreggiare, vista la vicinanza allo strapiombo che prima gli aveva consentito di colpire tutti i lupi invasati dal potere del God Warrior. Si limitava a muoversi lateralmente, schivando i colpi lanciatigli contro, o parandoli sfruttando i bracciali del Cloth. Tuttavia, la distanza tra i due guerrieri si riduceva sempre di più, e il Saint sapeva che questo significava essere sempre più esposto agli attacchi nemici.

"Non posso limitarmi a difendermi così. Roling Defence!"

La catena di Shun si dispose attorno al suo padrone,circondandolo e ruotando, alzandosi di diversi metri. Valg, nella foga dell'attacco, fu quasi sul punto di scontrarsi con la muraglia di metallo che la catena, roteando vorticosamente, formava attorno a Shun, ma a pochi centimetri dalle maglie metalliche, il guerriero nordico si frenò improvvisamente, saltando poi indietro.

"Valg, questa è la mia migliore tecnica difensiva. Nessun colpo, per quanto deciso, può superare la mia Roling Defence!"

"Credi di poter neutralizzare i miei attacchi con quel giocattolo? Prendi. Cruelty Fang!"

Nuovamente, un numero impressionante di colpi si scagliarono contro il Saint e la sua impenetrabile difesa, impattando contro la catena roteante.

"È inutile, non riuscirai mai a penetrare la catena cosi predisposta."

"Non voglio penetrarla. Voglio farla a pezze! Cruelty Fang!"

"Cosa?"

Un taglio si formò sulla guancia sinistra di Shun. Un secondo, sullo stomaco, in un punto non protetto dalla corazza.

Doco dopo, diverse ferite si aprivano sul corpo del Saint.

"Com'è possibile? Eppure la mia catena sta ancora ruotando?Come può aver superato la sua solida difesa?"

Mentre parlava, la catena si spezzò, tutt'intorno a lui, la tecnica difensiva che lo aveva protetto venne meno, e Shun venne investito in pieno dalla potenza dell'attacco nemico.

La neve si tinse per gli schizzi di sangue.

"Povero stolto, non avevi mai dovuto fronteggiare le zanne del lupo Fenrir. Contro di esse, non vi è difesa che tenga!"

"F...Fenrir? Il lupo Fenrir?" disse, debolmente, il Saint, rialzandosi.

"Sì! Narra il mito che Fenrir, figlio di Loki, fu il primo e il padre dei lupi diabolici, il più potente di tutti. Talmente forte da impensierire gli dei stessi, le sue zanne potevano tagliare qualsiasi cosa! Per tre volte gli dei di Asgard atterriti dalla sua ferocia tentarono di legarlo. Le prime due catene si spezzarono di fronte alla forza del lupo, la terza, apparentemente più fragile, ma dotata di grandi poteri, resistette fino al Ragnarock. I resti di tali catene sono presenti anche nella mia God Robe, come puoi vedere. E queste zanne,- continuo agitando le lame sul dorso del pugno- conservano il potere ti dilaniare ogni cosa: roccia e metallo così come carne e cartilagine. Con queste farò di te scempio!

Cruelty Fang!"

"Pensi di poter avere la meglio su di me così facilmente? Già in passato ho fronteggiato nemico che possedeva le caratteristiche del lupo. Io di Scilla, un guerriero fortissimo! E con questa tecnica ho avuto ragione di una delle sue tecniche: Wild Trap!"

Shun scagliò nuovamente la catena di fronte a sé. Questa circondò Valg, assumendo la forma di una tagliola, e chiudendosi attorno a lui.

"Pfui. Credi davvero che una tecnica così misera possa bloccarmi?

Sottovaluti la forza di Fenris. Nonostante le sembianze di lupo, e gli era praticamente una divinità, e solo una forza divina potrebbe fermarlo.

Guarda cosa me ne faccio dei tuoi catenacci, ragazzino!"

Aprendo le braccia, incurante della stretta delle catene, Valg le respinse. Non contento, le colpì con le lame di entrambi i bracciali, fendendo gli anelli. Shun indietreggiò, ma si accorse subito di essere proprio sull'orlo del precipizio. Valg gli fu subito addosso, alzando il braccio destro e calando le lame su di lui, come un artiglio.

Il Saint tese più fasci di catene tra le mani parando il colpo. Valg, tuttavia, impresse ancor più forza nel braccio, iniziando a tagliare gli anelli metallici dell'arma prodigiosa.

Shun si sarebbe aspettato un secondo attacco con l'altro pugno, anzi lo attendeva per contrattaccare con un colpo della sua formidabile catena. Invece vedeva la propria fidata arma venire distrutta dal nemico, sul cui volto si illuminava un sorriso colmo di disprezzo.

Le lame fendettero gli ultimi anelli, separando in due i fasci di catene.

Valg alzò la mano sinistra, pronto a colpire.

Shun, invece, alzò entrambe le mani.

"Nebula Storm!"

A distanza ravvicinata, la corrente distruttiva evocata dal Saint investì in pieno Valg.

"Ce l'ho fatta! L'ho colpito in pieno... Ma.. cosa?"

Cessati gli effetti del suo colpo, Shun vedeva il suo nemico ancora in piedi, illeso. La forza del Nebula Storm era servita solo ad allontanarlo, ma Valg era ancora in piedi, forte e combattivo come prima.

"Credevi davvero che la tua misera brezza avrebbe avuto davvero la meglio su di me? Il potere di cui dispongo è immenso, ancora non te ne sei reso conto?

Apprezzo, tuttavia, il sforzo. Una preda che reagisce mi da sempre maggiori soddisfazioni.

Per onorarti, ti finirò con il mio colpo più potente, preparati!"

Vald alzò entrambe le braccia, tenendo i pali della mani aperti, uno sopra l'altro, ma senza unirli, faceva sì che i fregi sui dorsi delle mani apparissero come il muso di un lupo ghignante. Mosse le braccia, continuando ad alternare la posizione delle mani. Ora una era sopra, ora l'altra.

Shun ebbe l'impressione che gli occhi scolpiti nei fregi scintillassero di uno sguardo malevolo.

"Preparati a finire smembrato, Saint di Andromeda! Northern Wolf Group Attack!"

Valg aprì le mani. Liberando l'effetto del colpo, simile a un branco di lupi ululanti che, le fauci aperte, si avventavano sul Saint.

Shun alzò le braccia, ponendo le catene attorno a sé, disponendo la Rolling Defence, ma i fendenti del colpo travolsero immediatamente la catena, rendendo vana la tecnica difensiva, e investendo Shun senza remore.

Valg umettò le labbra con la lingua.

Al confine di Asgard, Saori Kido, Athena, era ancora intenta a trattenere gli effetti della glaciazione provocata da Hilda. Gli occhi chiusi, in piena concentrazione, la dea della guerra espandeva il suo potere immenso. Improvvisamente, nella sua mente apparve una visione. Dopotutto, era anche la dea della sapienza.

Nella sua mente vide Shun, piegato dai colpi di un nemico spietato.

"Shun, reagisci!" pregò la giovane dea.

Valg voltò le spalle al corpo, sanguinante e inerte, del nemico.

"Più che una lotta, è stata una carneficina. Non era certo un avversario alla mia altezza. Miei lupi,- disse rivolgendosi alle bestie che, un po' alla volta lo circondavano uscendo dalla boscaglia, gli stessi lupi respinti da Shun- se volete vendicarvi di chi vi ha colpito così duramente, ecco, è tutto vostro!"

Incoraggiati dal loro padrone, i lupi si avventarono sul corpo di Shun quando...

"Cosa succede? Shun sembra avvolto da una forza prodigiosa, potentissima!

Cos'è questo bagliore dorato, questa luce calda e abbagliante? Al suo apparire, persino i miei lupi che la mia Seidr rendeva famelici, si ammansiscono. Persino io, sento di non potermi muovere.

Cosa sta succedendo?"

"Athena! È il Cosmo di Athena, giunto in mio soccorso!" disse Shun, alzandosi nuovamente.

Il suo corpo era pieno di tagli e ferite, crivellato dai colpi subiti.

Ma la sua determinazione sembrava intatta.

"Dunque, Athena è venuta in tuo soccorso, salvandoti dalle zanne dei miei amici. Ma non potrà salvarti dalla mia furia. Ho sentito dire che voi Saint vi vantate di combattere lealmente, quindi determiniamo la fine del nostro duello sfruttando i nostri poteri, senza interventi sterni!"

"D'accordo Valg. In questo caso, allontana i tuoi lupi .Neanche loro devono interferire!"

"Va bene, è giusto!" Con un fischio e alcuni movimenti delle mani, Valg diede ordine alle bestie, che tornarono a rifugiarsi nel bosco. "Ora siamo solo io e te, Saint di Andromeda! Preparati!"

Valg assunse la posizione del colpo precedentemente lanciato, mentre Shun, bruciando il suo stesso Cosmo, faceva danzare attorno a sé le catene, rigeneratesi.

"Crepa, maledetto! Northen Wolf Group Attack!"

"Non sperare di sconfiggermi, ho già visto tutte le tue tecniche, non puoi sperare di use lo stesso colpo due volte contro un Saint! Great Capture!"

La catena circondò Valg, deviando i fendenti lanciati da quest'ultimo, e stringendosi attorno al corpo del God Warrior, fino a chiudersi come una robusta gabbia metallica.

"Questa tecnica è stata in grado di trattenere Cerbero, il cane infernale. Ormai non puoi più muoverti. Ti prego arrenditi e consegnami la Odin Gem, ne va della salvezza di Asgard stessa!"

"Ti riferisci al fatto che la regina è sotto l'influsso dell'anello maledetto?"

"Cosa, tu sai? E nonostante questo, continui a combattere. Non ti rendi conto che l'intera umanità corre un rischio gravissimo?"

"L'umanità... Fosse per me, eliminerei dal primo all'ultimo uomo sulla faccia della terra! E, sì, conosco cosa è accaduto alla sovrana, alcuni di noi God Warrior sono a conoscenza del complotto, anzi lo hanno favorito. Chi per ambizione, ma i miei motivi sono molto più personali. In questa situazione, io vedo solo l'opportunità di vendetta. Quindi, non cederò mai la gemma. Se credi, poi,di potermi trattenere con questi catenacci inutili, ti sbagli."

Così dicendo, bruciò ed espanse la propria Seidr, lasciandola esplodere. L'energia emessa spazzò via le catene, liberandolo.

"Northern Wolf Group Attack!"

I fendenti saettarono contro Shun travolgendolo.

Valg gli fu subito addosso.

Il pugno destro del guerriero del nord si alzò, per poi scagliarsi, implacabile, sullo stomaco dell'avversario.

Le zanne metalliche entrarono nelle carni di Shun, incidendola.

Valg alzò di peso il Saint, facendo sì che il suo stesso peso favorisse la penetrazione delle lame. Lo sguardo di Shun diveniva vitreo.

Lasciando che il sangue macchiasse le zanne e il dorso del pugno, Valg scagliò violentemente il corpo del giovane per terra.

Soddisfatto, portò le zanne alle labbra, lambendolo con la lingua e mugolando di piacere.

Si voltò verso la boscaglia, raggiungendo il lupo grigio che era rimasto in attesa.

"Amico mio,- disse rivolgendosi all'animale- affrettiamoci a raggiungere gli altri nemici. Raduniamo il branco!"

Fece qualche altro passo, quando sentì il suo animale latrare minacciosamente. Lo guardò. Il muso era contratto, le labbra, arricciate, mostravano le zanne bianche e affilate.

Valg si girò, con un sussulto.

Shun si stava nuovamente rialzandosi.

"Nonostante l'aspetto fragile, sei un guerriero veramente tenace, Saint. Ma avresti fatto meglio a lasciarti andare, e accettare l'abbraccio della morte, ti saresti risparmiato ulteriori sofferente!"

"Arrendermi? Quando Athena stessa, pur impegnata a trattenere la glaciazione incombente, si è preoccupata di incitarmi e resistere? Non sarei degno del titolo di Saint.

Stavolta, preparati, perché sarò io ad attaccare!

Thunder Wave!"

Entrambe le catene si lanciarono contro Valg, muovendosi a zig zag.

Valg evitò le punte delle due armi, indietreggiando e muovendosi lateralmente, ma le catene continuavano a deviare, seguendo i suoi spostamenti.

"È inutile, Valg. Le mie catene continueranno a seguirti fino a raggiungerti, non c'è modo di sfuggirle! Da predatore, ora sei diventato loro preda!"

Valg saltò indietro, accucciandosi e osservando con attenzione entrambe le catene.

Le due armi saettarono verso di lui.

Le due punte stavano ormai per colpirlo, quando saltò, finendo sopra le due armi. Schiacciò le due punte sotto al piede, sfruttando la tensione della catena suscitata dal Cosmo di Shun come punto di appoggio, e deviando la traiettoria delle due armi. Quindi colpì con le lame, fendendo nuovamente gli anelli.

"Quando un lupo si vede inseguito da un altro predatore, se non riesce a distanziarlo, lo attacca.. Per questo i lupi sono rispettati da ogni animale del bosco. E ora, la situazione si è nuovamente ribaltata. Cruelty Fang!"

I colpi, lanciati ancora a mezz'aria, raggiunsero Shun, provocando nuove ferite.

Il giovane guerriero cadde nuovamente.

"Un bel tentativo, ma inutile!"

"Sei... sei veramente forte, Valg! Ma dimmi, perché un uomo della tua levatura prova così astio verso il genere umano? Non riesco a capirlo..."

"Davvero vuoi sapere la mia storia?" chiese con voce più soffusa, quasi sofferente.

"Sì. Desidero capire come può un essere umano provare un odio così feroce per i suoi simili.

Ritieni lo, se vuoi, il mio ultimo desiderio..."

"D'accordo, allora..."

"Valg non è il mio vero nome... Quale esso fosse, l'ho dimenticato ormai da tempo.

Ma non dimenticherò mai il volto di mia madre. Il suo viso gentile, incorniciato da una cascata di capelli dorati, così chiari, quasi quanto i miei. Mio padre, invece, così forte e fiero, un motivo d'orgoglio, per me. Gli occhi di mia madre, azzurro chiaro, come due pezzi di ghiaccio, mi guardavano con dolcezza, e la sua mano si levava su di me, colma di gentilezza. E mio padre, di cui porto gli occhi, nonostante i molteplici impegni trovava sempre il tempo distare con me. Ero il figlio di una giovane coppia della nobiltà di Asgard. Vivevo in un bel palazzo,dove non mi veniva fatto mancare niente. Spesso mio padre che apparteneva ad alti vertici dell'esercito, dava sontuosi banchetti con le cacciagioni che lui stesso procurava. Soprattutto, i banchetti a base di carne d'orso, estremamente rinomata. Ricordo bene gli odori e lo sfarzo di quelle feste.

Avevo sempre pensato che la mia vita sarebbe trascorsa così, felicemente. Invece...

Una delle cose che preferivo in assoluto, da bambino, erano le lunghe cavalcate lungo i boschi della nostra tenuta. In quel giorno, il giorno fatale, io e i miei genitori, con un gruppo di amici, stavamo cavalcando. Quella sera avremmo cenato con le carni d'orso che mio padre aveva cacciato i giorni precedenti: un gruppo di orsi, infatti, era stato avvistato nelle montagne a nord della tenuta. Mio padre era partito alla loro caccia e li aveva uccisi. Solo uno era sfuggito se pur ferito gravemente.

Noi e gli invitati cavalcavamo spensierati nel bosco. I sorrisi dei miei genitori rischiaravano la giornata, una delle rare giornate di sole che si possono vedere. Sembrava una giornata perfetta. Poi... Mia madre cadde dal cavallo imbizzarrito. Al suo fianco, da dietro un cespuglio, sbucava,enorme, la sagoma di un orso dal pelo grigio e bianco. Alla base del collo ancora era conficcata la punta di una lancia.

-L'orso che mi è sfuggito! Presto allontanatevi.-

mio padre era disarmato, raccolse un bastone e cercò di distrarre l'orso.

Io scesi da cavallo, pronto ad aiutare mia madre, che cadendo si era ferita a una gamba. MI girai per chiedere aiuto agli amici di mio padre, ma quelli, vili, già fuggivano a sprone battuto.

-Non potete lasciarci così!"- urlai loro, implorante, ma senza sortire alcun risultato.

Un urlo, dietro di me, mi fece voltare.

L'orso, forse folle dal dolore della feria al collo, forse polle per la perdita dei compagni, aveva travolto mio padre, e con una zampata gli aveva reciso il collo. Fu la prima volta che vidi il sangue, e ne ebbi paura.

La belva rivolse a me gli occhi iniettati di sangue. Alzò nuovamente la zampa, gli artigli ancora rossi del sangue di mio padre. Chiusi gli occhi attendendo il colpo.

Ma questo non arrivò mai. Solo un getto caldo mi investì. Quando aprii gli occhi, vidi mia madre, in piedi di fronte a me. Nonostante la gamba ferita, si era posta come scudo, prendendo al mio posto il colpo fatale. Era il suo sangue che mi aveva inondato.

La belva ruggì, mentre il suo corpo cadeva.

Mi accostai al suo corpo, piangendo, chiamando lei e mio padre in soccorso. Invano. La belva di nuovo si ergeva, enorme. Per lo spavento e il dolore, urlai. Un urlo che non aveva nulla di umano, simile a quello di una belva ferita.

L'orso alzò la zampa per colpire. Ma improvviso lo sentii ruggire, stavolta di dolore. Un branco di lupi lo stava aggredendo. Il capobranco, un fiero lupo grigio, gli addentava i garretti di una zampa posteriore, cercando di recidere i tendini. L'orso si voltò e fronteggiare i più piccoli, ma comunque temibili avversari.

Mentre le belve combattevano, con le zanne e gli artigli, io posai il corpo di mia madre, che avevo spasmodicamente abbracciato.

-Madre, padre... non vi dimenticherò mai, lo giuro!- E ho sempre mantenuto la promessa.

L'orso, intanto stava avendo ragione del branco di lupi che mi aveva soccorso. Due vennero feriti dai suoi artigli, mentre il capobranco, raggiunto da una zampata, venne scagliato su una roccia, ferendosi alla testa. Mi pulii il viso con la neve. L'orso era di nuovo in piedi, ma stavolta mi dava le spalle. In quel momento decisi che non avrebbe fatto altre vittime, non tra quei generosi animali che mi avevano soccorso. Afferrai una roccia, grossa quanto la mia testa, e la sollevai sopra di me.

Presi la rincorsa e, con un urlo in cui sfogai tutta la mia frustrazione, colpii la punta della lancia alla base del suo coppo. Quella entrò, recidendo la carotide. Stavolta fu il sangue di quella belva assassina a bagnarmi il viso.

Spossato, caddi in ginocchio. Non ero svenuto, ma ero comunque incosciente, come in trance, credo. Improvvisamente, mi riscossi: qualcosa do caldo e umido mi lambiva l viso. Erano le lingue dei lupi che leccavano il sangue che mi sporcava.

Anche il capobranco si alzò, se pur debolmente. Mi avvicinai, di corsa: era stato il primo a soccorrermi, e non volevo morisse per questo.

Dopodiché, cercai di uscire dal bosco. I cavalli, alla vista dell'orso, erano scappati, e dovetti fare tutta la strada a piedi. I lupi mi seguivano,ma di loro non avevo paura.

Finalmente, verso sera, trovai il limite della boscaglia, e quello che vidi mi lasciò basito.

La mia casa era a soqquadro, gli amici dei miei genitori intenti a caricare, su carri e cavalli, i beni della mia famiglia. Vasellame, preziosi, mobili di pregio... tutto ciò che apparteneva alla mia famiglia veniva saccheggiato.

Mi feci avanti, correndo.

-Fermi! Non potete prendere ciò che non vi appartiene!-

-Il ragazzino! È ancora vivo!-

-La legge parla chiaro... Ci si può dividere i beni di una famiglia solo quando la linea di sangue si interrompe completamente.-

-Allora, non ci resta altra scelta. Dobbiamo interromperla qui e subito.-

Estrassero le spade. I servi, nonostante fossero più numerosi, non intervennero.

Solo i lupi giunsero in mio soccorso.

Ringhiando, si fecero avanti, allontanando gli uomini armati. Fuggii nella foresta, seguito da i miei amici quadrupedi. Da lì, vidi il saccheggio che continuava, indisturbato, dei beni della mia famiglia.

Ero troppo giovane, troppo debole, per cercare giustizia, per tentare di mantenere alto il nome della mia famiglia.

Da allora, vissi nella foresta, cacciando con i lupi che mi avevano salvato, come parte del loro branco. Crebbi con loro, mentre il mio corpo si fortificava per la vita dura e selvaggia, che conducevo.

A volte, nel nostro peregrinare, andavamo a rifugiarci tra le rovine di quella che un tempo era la mia casa, ormai caduta in rovina.

Fu lì, che una sera, ricevemmo una visita.

Dormivamo tutti io e i lupi. Non so quanto tempo passò, ma a un certo punto mi svegliai.

Poco distante da me, nei resti di un camino, un uomo aveva acceso il fuoco.

Afferrai il coltello di selce che usavo come arma, e lo attaccai, ringhiando. In risposta, ricevetti un secco colpo al viso, e venni disarmato.

-Calmati, ragazzo!-

Solo allora notai l'armatura. L'uomo era un God Warrior.

-Cosa vuole?-chiesi.

-Avevo sentito parlare del ragazzo dei lupi. E conosco la triste storia della famiglia che qui viveva, anche se non vi ho mai conosciuti. In linea di massima, so, chi sei, e sono venuto a cercarti.-

-Perché? Ormai, con gli uomini, non voglio avere nulla da spartire!-

-Perché forse devi qualcosa di più a te stesso, e lo devi anche ai tuoi genitori. Per questo sono venuto a chiederti se vuoi diventare un God Warrior.-

-Io, un God Warrior? Ma non ho mai ricevuto un addestramento, e avrei dovuto iniziare in tenera età.-

-La vita che hai condotto sinora sopperisce in buona parte all'addestramento, e, per quello che manca, ti insegnerò io. Come God Warrior, puoi onorare la memoria dei tuoi genitori, ottenere giustizia, per loro e per te stesso.-

Quelle parole mi convinsero. Anche se non lo dissi, apertamente, se non avessi ottenuto giustizia, avrei almeno ottenuto vendetta.

I mesi successivi li passai addestrandomi. Il mio maestro, Reggin di Garm, era fortissimo e severo. Mi impose una serie di prove durissime, quasi impossibili da superare. Perseverai, e finalmente, ottenni la God Robe!

Forte della mia nuova posizione, rintracciai coloro che avevano depredato i beni della mia famiglia.

E mi vendicai!"

"Capisci, ora, Saint di Andromeda? Io ho voltato le spalle all'umanità, ma gli uomini stessi prima ancora, hanno voltato le spalle a me. Ho ottime ragioni per odiarli! E coloro che hanno organizzato il complotto contro la corona, ben conoscono i miei sentimenti, e hanno trovato in me un alleato sicuro. Anche perché ho i miei progetti personali, legati al loro piano."

"Valg, quello che vuoi fare è sbagliato. Sono certo che i tuoi non approverebbero il tuo comportamento. Loro ti amavano,e di certo non avrebbero voluto che tu crescessi roso dal rancore."

"Taci! Cosa puoi saperne, tu, di ciò che ho passato? Nessuno può capirlo!"

"Invece posso! Io, Seiya e tutti i miei compagni siamo cresciuti come orfani. Abbiamo affrontato l'inferno per raggiungere lo status di Saint, vivendo esperienze durissime. Non avevamo niente, finché il destino non ci ha riuniti, nello scopo comune di difendere Athena e l'umanità. Neanche avessimo saputo prima di essere tutti figli dello stesso uomo, colui che ci aveva destinati a diventare guerrieri, saremmo potuti essere più uniti. E neppure le esperienze di una vita ci avrebbero donato la consapevolezza che quello che facciamo vale per uno scopo più alto dei nostri egoistici desideri. Di tutto ciò che ci è accaduto, siamo grati, perché ci ha resi una famiglia, molto più del legame di sangue, ma soprattutto,ci ha resi amici! E ognuno di noi crede nell'infinita bontà del cuore degli uomini, perché è questo che ci spinge a combattere, e a non mollare mai!"

"Insulsaggini! Non esiste bontà nel cuore umano, di questo ne ho certa esperienza.

Nel loro cuore alberga solo egoismo e risentimento!"

"Forse. Ma in molti c'è anche l'impulso a fare del bene agli altri, e a migliorare le cose per un futuro più radioso. E per difendere tal futuro, io combatterò!"

"Allora, il nostro non sarà solo uno scontro tra guerrieri, ma uno scontro di ideologie: tra chi ha fede nell'uomo e chi lo disprezza!

Sia questo scontro a definire chi ha ragione.

Preparati!"

"Fatti sotto, Valg, io sono pronto!" disse Shun, tirando entrambe le catene, per poi afferrarle, arrotolandole.

"Assaggia di nuovo le mie lame. Cruelty Fang!"

Valg attaccò, balzando contro Shun.

Questi lanciò le due catene, ancora disposte in circolo, lasciando che le loro maglie si allargassero, poi le strinse attorno all'avversario, intrappolandolo.

"Perché nuovamente di bloccarmi col tuo Great Capture? Ti ho già dimostrato quanto questa mossa sia inutile, l'aver usato entrambe le catene non cambia il risultato!- tese le braccia come aveva fatto in precedenza, per liberarsi, ma come esercitò la sua forza sul metallo, sentì un'energia rinnovare il vigore della stretta, tanto che la catena gli si strinse attorno con più veemenza-Cosa? Non riesco a liberarmi... Cos'è quel flusso di energia che scorre tra gli anelli delle catene? È senza dubbio grazie ad esso se la stretta risulta efficace. Ma che significa?"

"La tecnica che sto usando non è il semplice Great Capture. Dopo la guerra contro Hades, noi sopravvissuti siamo rimasti confinati in un limbo creato da Athena. In quel breve periodo, per noi così simile ad un'eternità, abbiamo valutato i nostri poteri, creando tecniche che ci permettessero di fronteggiare nemici sempre più forti! Per fronteggiare gli stessi dei, di cui già avevamo subito la forza. Seiya era in coma, caduto vittima della spada di Hades, non volevamo succedesse nuovamente ad un altro compagno. Io ho ideato delle tecniche che unissero la versatilità delle mie catene con la potenza della mia Nebula Storm, in modo da sfruttare i punti di forza di questi poteri combinati, che annullano i punti deboli. La tecnica che stai subendo è una di quelle che si avvalgono di quel principio. Non è il Great Capture, ma il God Capture!"

"God Capture! Una tecnica che può intrappolare un dio. È all'altezza del suo nome."

"Inoltre, più tenterai di liberarti, più la catena reagirà, sfruttando la forza della Nebula Stream, per stringerti sempre di più. E più cercherai di liberarti, più la Nebula Stream diventerà Nebula Storm, aumentando di potenza, e ferendoti."

"Tecnica ben congegnata e di indubbia efficacia,lo ammetto. Ritengo che, raggiunta la massima potenza, la stretta sarebbe capace di spezzare in due il corpo di un uomo. L'alternativa per chi ne cade vittima è la resa o la morte!"

"Allora lo hai capito! Arrenditi e ti farò salva la vita!"

Valg rise, follemente.

"Povero Shun. Questa tecnica sarebbe la decisiva contro diversi God Warrior, ma purtroppo per te, io non sono tra quelli. Ricordi quello che ti ho detto di Fenrir?

Ebbene, la prova finale per ottenere questo Robe è richiamare la forza irresistibile di quella temibile creatura. Non appena questo avviene, le catene che un tempo intrappolavano Fenrir diventano parte del Robe, sigillando tale forza. Ma io, sono in grado di liberarmi di tale sigillo, facendo mia la folle forza distruttrice del dio lupo.

Volevo aspettare la fine di tutto per liberare tale potere, scatenandolo sui pochi umani superstiti, e consegnando il mondo a creature più degne, ma tu mi costringi a farne ricorso ora!

Preparati a fronteggiare un potere che solo un dio potrebbe contrastare!"

La Seidr di Valg divampò. Dietro le maglie potenti delle catene di Andromeda, le catene che cingevano la God Robe si spezzarono. Libero dal vincolo che simboleggiavano, un flusso di energia negativa dilagò nel corpo del God Warrior, investendo tutto il corpo. La Seidr si espanse ulteriormente, esplodendo e dilaniando le catene che circondavano il corpo del guerriero asgardiano.

"Ora e per sempre... io sono Fenrir!"

La voce del guerriero era cambiata, le parole sembravano masticate, come se a pronunciarle fosse una creatura ringhiante, cui era da poco stato dato il dono della parola.

"Cruely Claw!"

Di nuovo il colpo si avventò contro uno sconcertato Shun. Un singolo colpo, ma che aveva una potenza diecimila volte più grande rispetto agli attacchi precedenti, trapassando la spalla sinistra di Shun.

"È davvero diventato la reincarnazione di Fenrir... E la sua energia interiore, la sento mutare, ampliarsi sempre di più. Mi sento come se fronteggiassi ancora Thanatos o Hypnos... E non so se, privo della God Cloth, posso avere una speranza di vittoria. Posso solo usare quell'unica carta.

Brucia fino all'inverosimile, mio COSMO!"

Fenrir, nel frattempo, si stava lanciando all'attacco. Muovendosi acquattato, appoggiandosi sia sui piedi che sulle mani, si avvicinava. Ringhiando, scagliò nuovamente il Cruelty Claw, non limitandosi ad un singolo colpo, ma a molteplici.

"Twister Defence!"

La catena di Andromeda si dispose, roteando attorno al suo padrone, emettendo raffiche di corrente.

"Un'altra tecnica di quelle che combinano i tuoi due poteri?- disse, in una specie di latrato che poco aveva di umano- Sei riuscito a respingere quest'attacco, ma non riuscirai a mantenere tale difesa a lungo. Dopodiché, ti sbranerò!"

Le correnti emesse dalla catena, infatti, avevano ridotto la forza del colpo, dando modo alla catena di respingerlo.

"Non conto di mantenere il Twister Defence all'infinito, giusto il tempo di fare questo!"

Il Cosmo di Shun bruciò, espandendosi ancora. I capelli del giovane, castano chiari, si inscurirono in un color mogano.

Per la prima volta, da quando aveva liberato il suo pieno potere, Valg, o meglio, Fenrir, mostrò un segno di disagio.

"Cos'è? Questa forza, questa Seidr non è di un semplice umano. Possibile che costui sia...un Dio?"

"No, non sono un dio!- anche la voce di Shun era cambiata, diventando più profonda, autorevole- Ma qualche tempo fa, ho scoperto di essere stato prescelto per diventare l'incarnazione di un dio. Grazie al sangue di Athena, sono libero da tale possessione. Ma se il mio corpo era prescelto per ospitare la forza incommensurabile di una divinità, forse posso ampliare il mio Cosmo fino a raggiungere un potere uguale. So che, due secoli fa, una cosa simile è successa ad un'altra incarnazione del dio Hades, Aron, che riuscì a fare sua la forza divina senza esserne posseduto. È rischioso, potrei richiamare la coscienza di quel dio, che potrebbe cercare di possedermi nuovamente, ma ho bisogno di questo potere per sconfiggerti. Sconfiggerti usando il mio colpo più potente!"

"Tu, configgermi? Vaneggi! Sarò io a farti a brandelli. Northern Wolf Group Attack!"

Fenrir si scagliò, con tutta la sua forza. Stavolta, la Twister Defence cedette sotto i suoi colpi. Le lame calavano verso Shun, cercando la sua gola.

"Adesso! Vai mia Square Chain! Cycloon Wave!"

Shun scagliò la catena con la punta triangolare, colpendo l'avversario a distanza zero.

La corrente intrappolata tra gli anelli della catena esplose, investendo Fenrir con i suoi effetti letali.

La conflagrazione fu tale che anche Shun cadde a terra. Il suo Cosmo, prima così ampio, si ridusse, fino a tornare ai consueti livelli. Il colore dei capelli schiarì.

Il Saint si rialzò quasi subito. Davanti a lui, la Square Chain, ora distesa sulla neve, si disintegrava lentamente.

"Proprio come aveva detto Daihoku..." mormorò.

Prima della partenza di Hyoga dal Santuario, l'antico Saint della Bilancia aveva preso da parte i cinque Bronza Saint, spiegando loro il pericolo che avrebbero corso all'usare nuovamente le loro tecniche deicide.

A Shun aveva spiegato che la sua catena non sarebbe stata in grado di contenere la potenza del Cycloon Wave, e si sarebbe disintegrata subito dopo essere lanciata, anziché dopo aver effettuato il colpo. Per questo, Shun aveva aspettato l'ultimo momento per usare la sua estrema risorsa: per essere sicuro che il colpo andasse a segno. Purtroppo, farlo lo privava di una risorsa preziosa. La catena era perduta, e ci avrebbe messo molto tempo per rigenerarsi. Il prezzo della vittoria.

Si avvicinò al corpo del nemico. La God Robe era totalmente in frantumi, e l'energia negativa che emetteva prima si era dispersa. Di fronte a lui non vi era una divinità caduta, ma il corpo di un uomo morente.

"Valg..." mormorò inginocchiandosi vicino all'avversario, raccogliendo la Odin Gem caduta per terra, vicino al corpo del suo custode.

Due gocce caddero sul viso di Valg; debolmente, con le sue ultime forze, aprì gli occhi, vedendo lacrime scendere copiose dal viso del Saint.

"I... i miei lupi?"chiese.

"Sono fuggiti. Quando hai richiamato la forza di Fenrir, non hai voltato le spalle solo al genere umano, ma anche a loro. Terrorizzati, hanno cercato rifugio nella foresta. Ma adesso, guarda, stanno tornando, per te."

Infatti i lupi, guidati dal coraggioso lupo grigio, uscivano dal bosco, avvicinandosi e mettendosi attorno al guerriero caduto.

Valg sorrise.

"Perché piangi, Shun di Andromeda? <dovresti essere contento, la vitoria ti ha arriso!"

"Vittoria che ho ottenuto solo infierendo su chi già aveva tanto sofferto in vita. È una vittoria dal sapore aspro."

Valg tossì convulsamente. "Oh Odino, mio signore- mormorò- Perdonami per averti tradito. Ora lo so, esiste bontà negli uomini, bontà che ora vedo nel mio stesso nemico! Bontà che è degno proteggere!- strinse la mano di Shun- Grazie per avermi dimostrato che avevo torto. Mi auguro... che voi Saint... possiate... vincere."

La presa cedette, e la mano cadde a terra. Il viso scivolò di lato, mentre gli occhi, per l'ultima volta si chiudevano.

I lupi, tutt'intorno, alzarono il capo al cielo, emettendo ululati colmi di tristezza, che accompagnassero il loro compagno caduto nell'aldilà.

Shun asciugò il volto dalle lacrime, guardando poi la pietra che stringeva nel pugno.

Era un turchese . Su di essi, la runa che significava Ferocia, ma anche Perdono.

Seiya era finalmente a pochi metri dalla cima della montagna.

Oramai, vedeva la fine della scalata.

"Finalmente!"

La vista che gli si presentò agli occhi era mozzafiato!

Da lontano la città di roccia, meta ultima del viaggio. Tutt'intorno, i monti pieni di neve, le foreste, i boschi. Davanti a lui, un tortuoso sentiero, che avrebbe reso la discesa incredibilmente più veloce e agevole.

"Con la scalata, riuscirò a raggiungere la città molto prima. Questo sentiero mi faciliterà di molto il cammino. Ma ora basta guardare il panorama."

Fece un passo... E cadde.

La gamba destra era totalmente ricoperta di ghiaccio.

"Cosa...?"

"Pensavi che questo passo fosse davvero incustodito, ragazzino?"

di fronte a lui, un uomo, robusto, ma non alto quanto Thor. La mascella squadrata era solcata da profonde cicatrici che si incrociavano sul naso, passando sopra gli occhi e butterando le guance.

I capelli neri, dai riflessi blu, tenuti da un elmo a maschera dai bordi arrotondati, e un fregio rotondo sopra la fronte. La corazza copriva totalmente il busto, fino alla cintura, dalla quale pendevano delle punte simili a stalattiti. Le spalle erano protette da scudi ovali, che scendevano lungo il bicipite. I bracciali si dividevano in tre parti, coniche, le cui punte finivano tra le nocche. La corazza rivestiva interamente il corpo, ricca di gibbosità e protuberanze che le davano un aspetto asimmetrico, alcune arrotondate, altre squadrate. I gambali ricoprivano il piede e lo stinco, lasciando scoperta, però, parte del muscolo dietro al femore, e le ginocchiere, che salivano sulle cosce con una placca triangolare, dai bordi seghettati, in maniera irregolare.

"Ragazzino, se pensi di giungere in città approfittando di questo sentiero, ti illudi, la tua corsa si ferma qui!"

"Quante chiacchiere! Non ho tempo di stare a sentirti, devo salvare Athena, e per farlo, dovrò batterti! Pegasus Ryuseiken!"

I pugni di Seiya fendettero l'aria, saettando verso il robusto avversario che gli si parava innanzi, ma tutti impattarono contro una specie di parete invisibile.

"Che moccioso insolente! Attaccare così, senza nemmeno presentarsi! Non che tu abbia bisogno di presentazioni, Seiya di Pegasus!"

"Conosci il mio nome?"

"L'eco delle battaglie sostenute da voi Saint è giunta fino a queste bianche valli. E la fama di Pegasus il Deicida non è certo passata sotto silenzio. Ma la tua corsa qui in Asgard termina ora, per mano mia. La gelida mano di Svafir di Bergelmir!"

Svafir colpì l'aria col palmo della mano, generando immediatamente un poderoso spostamento d'aria. Seiya, ben sapendo quanto anche solo lo spostamento d'aria potesse essere letale, si protesse incrociando le braccia davanti a sé, lasciando il braccio sinistro fuori, per sfruttare la forma del bracciale, più piatto ed esteso, come un piccolo scudo. Tuttavia, anche se le sue difese ressero l'impatto, Seiya venne sollevato e spinto indietro dalla potenza del colpo.

"Che.. che forza spaventosa.- disse, dopo essere atterrato sui suoi stessi piedi e avendo recuperato, tempestivamente, l'equilibrio- Non ha nemmeno concentrato le sue energie, ed è riuscito a sollevarmi, malgrado le mie difese. E adesso, percepisco chiaramente la sua forza interiore... è spaventevole. Ma se crede di potermi battere, si sbaglia di grosso!"

Fece per dividere le mani, ancora incrociate davanti a l suo viso, ma non vi riuscì.

"Cosa? Ma questo è... ghiaccio! Non era un semplice spostamento d'aria, era aria congelante!"

"Esatto! E come vedi ora ti ho paralizzato le mani. Qui in Asgard, dove tutti siamo abituati ad un freddo intensissimo, l'arte del combattere con il gelo è praticata solo da pochi guerrieri... Ed ognuno dispone di grandi poteri! Sappi, Seiya, che per padroneggiare il gelo in queste lande sempre avvolte da neve e ghiacci, ancor più freddi di quelli siberiani con i quali confiniamo, ci è necessaria una forza a dir poco sovrumana!"

"Non lo metto in dubbio, ma se credi che questo ghiaccio possa bloccarmi a lungo, sei un illuso!"

Seiya cominciò ad espandere il suo Cosmo, e l'energia che ribolliva in lui formo un'aura incandescente attorno al suo corpo. Con una semplice torsione delle braccia, il giovane eroe mandò in frantumi il ghiaccio formatosi attorno alle braccia.

"Di certo no mi aspettavo di averti così facilmente alla mia mercé, Seiya, ma ti avverto, in questo ambiente, le tue possibilità di sopravvivere sono praticamente nulle. Prendi!"

Svafir attaccò nuovamente, stavolta caricando i propri colpi con la sua Seidr. Seiya riusciva a parare ogni pugno, ogni calcio, ogni assalto, ma ben presto si accorse che la strategia dell'avversario era estremamente più insidiosa. Infatti, ogni colpo del God Warrior non sono generava ondate di aria congelante, ma sbriciolava il ghiaccio formatosi sulle pendici della montagna alzando schegge di ghiaccio e folate di neve contro Seiya. Questi, poi, caricati dall'aria congelate di Svafir, si congelavano attorno al corpo e alla Cloth, ostacolando i movimenti del giovane. Seiya si ritrovava non solo a dover fronteggiare gli assalti nemici, ma doveva anche impiegare il proprio potere per liberarsi delle patine di ghiaccio che gli si formavano attorno. Dopo pochi minuti, Seiya si ritrovò ansimante. Il fisico, provato dallo scontro con Thor e dalla scalata, cominciava a risentire la stanchezza e gli affanni.

"Devo concludere in fretta questo scontro. Se continuo a difendermi, prima o poi esaurirò le mie energie. Basta difendersi! È ora di attaccare! Pegasus Ryuseiken!"

"Sciocco! Come puoi pensare di attaccarmi con un pugno che già non ha avuto effetto alcuno? Sei così disperato da ricorrere sempre e solo allo steso colpo?"

"In passato, ho frantumato ben altre difese che si dicevano infallibili! Quindi, preparati e veder crollare le tue. Pegasus Siuseiken!"

"Cosa? I suoi pugni... la sua energia sembra ora ammassarsi, concentrarsi, in un unico colpo!"

Il Siuseiken, come una meteora di cui prendeva il nome, sfrecciò, luminosa, contro Svafir.

Raggiuntolo, si senti uno schianto simile a una lastra di ghiaccio che si rompe di netto.

"È fatta! Il Siuseiken lo ha raggiunto!"

"Mi ha raggiunto, ma non abbattuto!"

Svafir, che era caduto, si rialzò. Un rivolo di sangue gli usciva dalle narici e dall'angolo destro delle labbra, segno che il Siuseiken lo aveva colpito con tutta la sua potenza..

"Finora non hai che avuto un assaggio della mia forza. Ma adesso, Seiya, scatenerò su di te tutto il mio potere. Preparati, se puoi! Eternal Cold Breeze!"

Copì con entrambe le mani, una posa che a Seiya ricordò, vagamente, il Great Horn di Aldebaran, il Gold Saint contro cui combatte alla seconda casa del Santuario. Attorno al God Warrior si condensò l'aria che apparve come un'ondata di fumo bianco. Di nuovo Seiya tese le mani per proteggersi, ma stavolta non venne sbalzato indietro: stavolta, l'aria attorno a lui si cristallizzò ricoprendolo interamente in una morsa di ghiaccio, simile a un igloo.

"Questo colpo concentra tutto il gelo eterno che avvolge Asgard presente nell'ambiente, lo intensifica con il gelo generato dalla mia Seidr e lo scaglia contro il nemico. Quali che siano state le tue difese, il mio gelo le ha aggirate, abbracciandoti in un gelido abbraccio mortale!"

L'aria intorno a Seiya incominciò e tremolare a risplendere, mentre le particelle d'acqua presenti si addensavano tutt'intorno a lui, creando una cupola di ghiaccio trasparente come vetro, priva di imperfezioni.

"Il mio gelo è destinato a intrappolare il tuo corpo per sempre, ragazzino impudente... Tuttavia, tu possiedi la Odin Gem di Thor, e devo recuperarla, è un oggetto troppo importante. Quindi, lascerò che il tuo corpo congeli definitivamente, dopodiché lo frantumerò in mille pezzi."

"No, grazie, non ci tengo a diventare un ghiacciolo!"

Seiya, all'interno della sua gelida gabbia, si mosse come una saetta, colpendo la limpida massa di ghiaccio che lo rinchiudeva. La forza del suo colpo fu tale da sbriciolare il ghiaccio.

"Cosa? Come hai fatto a liberarti dalla mia tecnica? A meno che.. Tu non conosca l'arte del gelo!"

"No, non conosco quello stile di lotta... ma il mio compagno, Hyoga del Cigno, sì!

Prima che partisse per cercare Asgard, gli chiesi un favore..."

Alcuni giorni prima.

Santuario di Athena.

Hyoga stava uscendo dalla prima casa, pronto per intraprendere il viaggio alla ricerca del regno di Odino. Poco prima era stato raggiunto da Athena, che le aveva consegnato i messaggi per i regnanti di Asgard.

"Hyoga!"

"Seiya. Cosa c'è? Athena ha altre disposizioni per me?"

"No... Volevo solo chiederti un favore, prima che partissi."

"Un favore...?"

"Sì. Da quello che ho capito, in Asgard si pratica una tecnica di combattimento molto simile alla tua... Il combattimento con l'aria congelante!"

"Così sembra, e allora?"

"Bhe... mi sono reso conto che non ho mai combattuto contro un avversario dotato di simili poteri...

Shiryu, prima o poi, tornerà ad avere il suo scudo, Shun ha le sue catene, e Ikki è in grado di generare fiamme... Nel caso che Asgard ci neghi il suo aiuto, o peggio ci si dimostri ostile, devo prepararmi."

"Seiya, dubito fortemente che si possa entrare in guerra contro Asgard. Dovresti stare calmo e riposarti, lo scontro contro Alexander e contro Ares ti hanno debilitato."

"Mi dispiace, Hyoga, ma non riesco ad essere ottimista. Magari mi preoccupo per niente ma... Zeus ha manipolato Ares contro di noi! Ha manipolato un DIO! Se è vero che in Asgard non ci sono più le divinità, ma solo i loro discendenti mortali, è possibile che Zeus possa manipolarli così come ha fatto con il Dio della Guerra! È un eventualità che non mi sento di escludere a priori."

"D'accordo, Seiya, i tuoi timori sono fondati. Ma ancora non capisco cosa vuoi da me."

"Semplice. Voglio che tu mi attacchi con la tua Diamond Dust!"

"Cosa?"

"Sì! In questo modo potrò sperimentare di prima persona il potere del gelo! Ti prego, Hyoga!"

Il biondo Saint del Cigno guardo negli occhi il compagno, il fratello, con cui aveva condiviso tanto. Negli occhi di Seiya lesse tutta la sua determinazione.

"D'accordo, Seiya. Ma utilizzerò solo la Diamond Dust, e non subito alla massima potenza. Così prima troverai una tecnica per difenderti, poi la metterai a punto."

Il primo attacco travolse totalmente Seiya, che si ritrovò intrappolato dal ghiaccio. Hyoga lo liberò, dandogli qualche minuto per riprendere fiato. Al secondo Attacco, Seiya cercò di proteggersi generando, con il Ryuseiken una cappa d'aria che deviasse il gelo. Ma anche in questo modo fallì: l'aria che avrebbe dovuto proteggerlo si congelò, riversandosi contro di lui. Al terzo tentativo cercò, come aveva fatto contro Agni di Chimera, di assorbire il gelo. Inizialmente sembrò funzionare, ma la cosa non lo protesse dal congelamento.

"Hai cercato di proteggerti assorbendo il mio gelo per fortificarti, vero?" gli chiese Hyoga dopo averlo liberato.

"Sì... ma non capisco perché non ha funzionato."

"Perché per liberarti dalla morsa del gelo devi imporre una temperatura o molto superiore o molto inferiore. Assorbendo il gelo, tu ti sei ritrovato a una temperatura uguale a quella usata contro di te. A lungo andare, come hai visto, la cosa non funziona, anzi ti si ritorce contro, in quanto il potere congelante che assorbi alimenta e fortifica il gelo usato contro di te."

"Allora, come posso proteggermi?"

"Devi trovare il modo di generare una barriera che ti protegga dal gelo. Non vedo altre soluzioni."

Seiya abbassò lo sguardo, pensoso. Di scatto rialzò la testa, gli occhi spalancati!

"Forse ci sono! Hyoga, attaccami di nuovo, per favore!"

Hyoga esitò, ma poi levò nuovamente il proprio pugno contro l'amico, dopo averlo visto così sicuro.

"Diamond Dust!"

Stavolta Seiya rimase immobile e concentrato, lasciandosi avvolgere dall'aura del suo Cosmo. Di nuovo, il ghiaccio si formò intorno a lui.

"Non so cosa avevi in mente, Seiya, ma pare non abbia funzionato..."

Hyoga si avvicinò al feretro di ghiaccio in cui era rinchiuso l'amico, pronto al liberarlo per l'ennesima volta, quando il ghiaccio si ruppe dall'interno.

"E allora ho trovato il sistema per liberarmi. Hyoga provò ancora a colpirmi abbassando gradualmente la temperatura dei suoi colpi, e ho potuto perfezionare la mia tecnica."

"Capisco. Tuttavia, credo che la tua difesa, quale che sia, non possa proteggerti da un gelo estremamente prossimo allo zero assoluto, la massima espressione del gelo. Quindi, preparati a subirlo! Eternal Cold Doom!"

Di nuovo colpì con entrambe le mani, stavolta muovendole in spirali attorno al volto, generando un potente mulinello d'aria, al centro del quale il gelo si condensava in una sfera d'aria gelida, purissima, che incominciò ad espandersi ingrandirsi, fino a raggiungere dimensioni tali da ricoprire il busto del God Warrior. La sfera dell'Eternal Cold Doom si slanciò contro Seiya, e al suo passaggio la neve posata sul terreno congelava, formando affilate stalagmiti di ghiaccio cristallino, simile a vetro.

La sfera raggiunse Seiya, esplodendo.

"Per te è finita. Questo mio colpo è in grado di congelare il gelo stesso, non puoi essere sopravvissuto. La tua corsa finisce qui."

Il fumo di ghiaccio generato dall'esplosione si diradò, mostrando Seiya. Non ricoperto da uno strato di ghiaccio, ma congelato egli stesso in ghiaccio.

"Come pensavo, non eri assolutamente all'altezza di un simile potere. Affrontarmi è stata la tua rovina!"

Svafir si avvicinò alla statua di ghiaccio che era diventato Seiya, e alzò la mano, preparandosi a colpirlo col taglio.

La mano scese.

Un rumore argentino. L'infrangersi di qualcosa.

Un tonfo sulla neve.

"Come... come hai fatto?" chiese Svafir, rialzandosi da terra.

Seiya, di fronte a lui, aveva ancora levato il braccio con cui, all'ultimo momento, aveva colpito e respinto l'avversario, gettandolo a terra.

"Come ho fatto, vuoi sapere? Vedi, mentre hyoga mi spiegava come difendermi dal gelo, cercavo un modo per produrre calore, o gelo, pur non conoscendo nessuna tecnica con questi poteri. E mi sono reso conto che possedevo, anzi che ogni uomo possiede, una naturale fonte di calore: il nostro stesso corpo. Quindi, ho provato ad assorbile non le energie lanciatemi contro dagli avversari, ma il mio stesso calore corporeo, portando il mio corpo ai limiti dell'ipotermia. Una volta subito il colpo del gelo, non mi resta che liberare il calore accumulato e potenziarlo con il Cosmo, per potermi liberare da qualsiasi morsa di gelo."

"Incredibile. Sfruttare il proprio calore corporeo per proteggerti... Una tecnica rischiosa. Capisco come tu possa aver battuto Thor."

"C'è dell'altro. Devo dirti che per me è stato facile liberarmi dalla tua tecnica, per quanto fosse potente- affermò Seiya, il viso contornato da un sorrisetto canzonatorio- non si avvicina neanche lontanamente al potere congelante di Hyoga!

Per te è finita, Svafir!

Pegasus Siuseiken!"

"Tutto qui? Pensi di sconfiggermi con un colpo che già prima si è rivelato inefficace? Forse le mie tecniche non possono sconfiggerti, ma finché non mi avrai sconfitto, non ti permetterò di avanzare!"

"Lo so! Ma sei tu che sopravvaluti le tue capacità, o sottovaluti le mie, se pensi che questo pugno sia come quello di prima."

Il Siuseiken stava raggiungendo il God Warrior, che aveva già innalzato, a sua difesa, una fitta trama di aria gelata. Anche se sera risultata inefficace, ne avrebbe attenuato il potere, permettendogli di sopravvivere.

Ma questa volta...

"Cosa succede? La mia aria gelida, non rallenta il tuo colpo. Anzi, sembra potenziarlo. Sembra.. rivoltarmisi contro!"

Il Siuseiken raggiunse il suo bersaglio, scagliando indietro Svafir, frantumando la sua God Robe. Per terra, cadde la gemma che vi era incastonata.

"Come.. come hai fatto? Lo credevo impossibile!"

"Non ci arrivi da solo? Non ti sei chiesto come mai non mi sono liberato subito dalla morsa del tuo gelo? Ho atteso qualche secondo per assorbirne il potere, che ho usato per potenziare il Siuseiken. Come mi ha spiegato Hyoga, una difesa di gelo, per essere efficace contro un attacco dello stesso tipo, deve essere inferiore, deve porsi a una temperatura più bassa, altrimenti risulta non solo inefficace, ma controproducente. Usando il potere assorbito per potenziare il Siuseiken, questo si è trasformato in un colpo di gelo e, scontrandosi con la tua difesa a una pari temperatura, l'ha travolta."

"Piccolo bastardo... hai rischiato di venire eliminato solo per preparare la mossa successiva, quella vincente."

Svafir sorrise.

"Sei... sei un vero guerriero, Seiya. Morire per mano di uno come te non sarà certo un disonore, anzi. Ma non credere che questo ti spiani la strada...

I guerrieri che ancora ti separano dalla tua meta sono molti, e fortissimi.

Posso solo augurarti buona fortuna... e una morte veloce, in caso di sconfitta."

Svafir crollò a terra. Dalla bocca, uscì un fiotto di sangue a rendere scarlatta la neve sotto di lui. Seiya si mosse, con passo deciso, e raccolse Era di moldavite e riportava la runa il cui significato era autocontrollo, ma anche