I

Dalla scalinata del tempio di Poseidone, azzurro alla pallida luce che dalla superficie marina, passando attraverso la profondità degli oceani, raggiungeva quel nascosto e divino reame, Dragone del mare, generale degli abissi, osservava il paesaggio plasmato dal figlio di Crono.

Così grande era stato lo stupore quando per la prima volta i suoi occhi si erano aperti in quel nuovo mondo! Un mondo vuoto, in rovina, ma talmente intriso della divinità del suo creatore da non poter non lasciare affascinato il giovane appena sfuggito dall’abbraccio della morte.

Il profumo del mare, il suo canto lontano… i fondali rocciosi, gli scheletri corallini… l’oceano fatto cielo, le possenti colonne ritte a sorreggerlo… Non v’era luogo sulla terra che con tanta forza e magnificenza testimoniasse la gloria di un solo dio.

Sorrise. Un sorriso di scherno. Presto tutto ciò sarebbe stato in suo dominio. Poi sarebbe toccato ad Asgard, regione vassalla protetta da un dio minore, e infine sarebbe stata la volta della Grecia e della terra tutta.

Rise.

"Ti ringrazio, fratello! La tua punizione si è trasformata nella mia fortuna! Guardami ora, guarda dall’inferno il fratello che condannasti a morte! La mia maledizione ti perseguiterà sempre! Guardami arrivare dove tu non fosti capace e piangi, sapendo che grazie a te la tua amata dea morirà sull’altare della mia gloria!"

Riprese il controllo di sé. La collera per l’ingiusto passato ribolliva ancora nelle sue vene. Troppi anni aveva passato a sopprimerla, per troppi anni aveva finto… l’angelo nel volto, il demone nel cuore… sorrise ancora fra sé. Non un angelo forse, ma la fedeltà del quale si era ammantato da nessuno era posta in discussione. Nessuno dubitava. Neppure Poseidone aveva saputo scovare nel suo animo la nera fiamma che vi ardeva. Sciocca divinità.

Trattenne un sussulto. C’era qualcuno?

Isaak di Kraken, generale del Mar Glaciale Artico, si avvicinò.

Aveva udito?

L’unico occhio del compagno d’armi lo scrutava intensamente. Gelido. Irritante. Anche lui era stato addestrato per divenire cavaliere d’Atena. Anche lui era stato tradito e infine, strana analogia, sottratto al regno di Ade dalla volontà del mare. Ma non si fidava. Da poco aveva abbandonato la fede nella vergine guerriera. Poteva credere nella sua lealtà?

"Perché non ti trovi alla colonna del Mare Artico? Cosa ti ha portato qui, Isaak di Kraken?"

Il giovane rimase in silenzio ancora per qualche istante, come a voler scegliere attentamente le parole.

"I cavalieri di Atena sono giunti al palazzo di Hilda. Di tutti i guerrieri di Asgard solo Siegfried può ancora contrastarli. È prode guerriero e si dice invulnerabile ma… sarà poi vero?"

Incapaci! Come avevano potuto farsi sconfiggere da pochi guerrieri di bronzo? Era assurdo! Possibile che nessuno mai fosse in grado di soddisfare le sue aspettative?

Calma. Inutile agitarsi.

Il tempo giocava a suo favore. Presto la notte sarebbe scesa su quel regno di ghiaccio… ancora poco e Atena sarebbe morta, l’ormai esile fiamma della sua vita spazzata via dal gelido vento del nord.

Quei ragazzini erano ormai stremati dalle battaglie e dal clima avverso: non avevano speranze.

Ma neppure al Santuario ne avevano…

No, non poteva fidarsi!

"Non possiamo permettere che Hilda fallisca. Torna alla colonna, generale, e lascia a me il compito di avvisare il nostro signore Poseidone."

Lo sguardo del giovane si fece ancor più tagliente.

"Andrò io. Mandami ad Asgard. Non ci vorrà molto per eliminarli tutti."

Tu? Oh no, non tu.

"Torna alla colonna, Isaak, e rimanici fino a nuovo ordine."

Che cos’era quel lampo nel suo occhio? Maledetto! No, non aveva tempo da perdere con lui! Ci avrebbe pensato più tardi.

"Generale…"

Impudente! Cos’era quel tono nella sua voce?

Doveva fingere: quel ragazzino insolente avrebbe controllato le sue mosse, ne era certo. Salì la scalinata fino alle immense porte ed entrò nella dolce penombra del tempio.

Poseidone, anzi Julian, non avrebbe saputo niente.

Su una cosa però quel piccolo arrogante aveva ragione: doveva inviare qualcuno. Sorrento. La sua fedeltà era indubbia, grande il suo desiderio di dimostrare la sua lealtà, grande il suo potere. Era il solo che veramente avrebbe temuto fra i generali: la sua arte infida avrebbe messo in difficoltà persino lui, Dragone del Mare.

Il generale uscì nuovamente dal Tempio.

Non c’era un istante da perdere.

Alla colonna dell’Atlantico del Sud, dal maestro di letali melodie!

 

 

II

 

Il pugno di Dragone del Mare colpì violentemente il freddo marmo.

Sorrento aveva fallito. Atena era salva. Lo stesso Poseidone era infine intervenuto ed ora la dea si trovava nelle stanze del signore dei mari. Se ne avesse accettato la proposta…

No. Impossibile.

Una cosa era certa: i guerrieri del Santuario sarebbero presto giunti nel regno sottomarino.

E sia. Li aveva sottovalutati. Ma sarebbe stato diverso laggiù. E se anche avessero sconfitto qualche generale poco male, gli avrebbero semplicemente tolto un lavoro che prima o poi andava fatto. Era uno solo il suo timore: che questa guerra potesse completamente risvegliare lo spirito del dio. Non poteva lasciare che accadesse, sarebbe stata la fine! La sua fine!

No! Sciocco, sciocco!

Perché tormentarsi? Aveva affrontato situazioni ben peggiori. Aveva sconfitto la morte!

Venissero pure. Venissero anche i cavalieri d’oro! Era pronto ad accoglierli.

Sorrise. Voleva vederla, la loro espressione, qualora fossero giunti infine a vedere il suo volto.