Capitolo 10: Il Profanatore di Delfi

Le scale scorrevano veloci sotto i loro piedi, i quattro guerrieri neri continuavano la loro salita verso la seconda casa dello Zodiaco, quella del Toro.

Cicno era consapevole che il custode del Tempio che ben presto avrebbero raggiunto non sarebbe stato presente: l’ultimo ad indossare l’armatura del Toro, Megatos il suo nome, era morto da qualche tempo e, dalle ultime notizie che aveva sentito, mai era stato scelto un successore.

In più, alla prima casa avevano incontrato Olimpia del Leone, custode della Quinta Casa, quindi era abbastanza ovvio che Ariete, Toro e Gemelli fossero prive di un cavaliere che le indossasse, come vestigia, e, altresì, aveva sentito proprio prima di partire dall’Isola Prigione, che il cavaliere del Cancro non si trovava ad Atene, così come quelli di Libra ed Acquarius.

Questo semplice insieme di notizie, portò il guerriero di Eracle Nero a chiedersi chi, dei Custodi restanti, fosse vivo e presente lì alle Dodici Case: non aveva mai sentito parlare di un cavaliere della Vergine, o di uno dei Pesci, ma potevano esistere, così come ben sapeva che c’erano dei santi per l’Ottava, la Nona e la Decima, delle Sale dello Zodiaco.

I pensieri continuarono a scorrere nella mente del guerriero oscuro, mentre, guidati dal Capricorno e lo Scorpione neri, lui e Yuri di Cerbero Nero entravano nelle stanze del Toro.

Per qualche minuto continuarono a camminare, in silenzio, guardinghi, o almeno quello si poteva dire del russo al suo fianco e, in parte, del cavaliere dello Scorpione nero, ma Epona, o Brienne come Luis aveva detto si chiamasse anni prima, avanzava diretta e senza incertezza, sempre dritta, la mano destra vicina all’impugnatura dell’immane spadone, come se fosse pronta ad utilizzarlo in ogni momento.

L’esplodere dei cosmi alla Prima Casa indicava l’intensificarsi dello scontro: forse, ipotizzava già Cicno, ben presto le abilità illusorie di Kevan del Triangolo Nero non sarebbero più state sufficienti per trattenere e bloccare il potere della Sacerdotessa dorata, forse, i guerrieri neri si sarebbero trovati schiacciati fra due fuochi d’oro, il che, non sarebbe stato affatto un bene. Quasi a rispondere al pensiero di Eracle Nero: un bagliore dorato, simile ad una fiamma, brillò nei corridoi dove i quattro si muovevano.

"Fermate i vostri passi, Ombre Oscure, non v’è più luogo per voi dove scivolare qui dentro!", esordì una voce, prima che una sagoma si delineasse dinanzi al quartetto, con vestigia che nessuno di loro ebbe difficoltà a riconoscere, ma che lasciarono Cicno decisamente sorpreso, date le sue precedenti considerazioni.

"Arrendetevi, invasori oscuri, e posso assicurarvi una morte veloce, o il ritorno ad una prigionia stavolta duratura.", li ammonì l’uomo, "Altrimenti, solo la battaglia vi aspetta, uno scontro da cui potrete uscire sconfitti e feriti, pagando il fio della vostra arroganza. Queste le uniche opzioni che io, Munklar del Sagittario, vi offro!", concluse, le vaste ali dorate dell’armatura che brillavano sulla sua schiena.

Per un attimo, Eracle Nero si chiese cos’era successo allo Scorpione d’oro: sapeva bene che Ascanus di Scorpio era il consigliere prediletto del Sommo Sacerdote, che per quel motivo non fosse sceso sul campo di battaglia? Era una possibilità, ma qualcosa degli scontri avvertiti in lontananza nei giorni precedenti, fece nascere un’ipotesi differente nella mente del guerriero d’argento oscuro.

Un’ipotesi che catturò tanto l’attenzione di Cicno che questi non s’avvide di Yuri che si faceva avanti, pronto ad affrontare la dorata controparte del suo maestro, per essere, però, fermato da un cenno della mano dello Scorpione d’oro nero: "Costui è mio!", imperò il guerriero oscuro, il cosmo che brillava malefico, "Capricorno, continua a correre con gli altri, il Sagittario è mio, come da sempre avrebbe dovuto essere!", ordinò sicuro, portandosi dinanzi alla parigrado ed espandendo un cosmo color giallo marcio.

"Quale fortuna! Temevo di dover risalire ben Nove delle Dodici case per incontrarti!", esclamò l’Ombra, avanzando verso il santo d’oro, "Anche quando abbiamo incontrato la Leonessa alla Prima casa, sapevo che avrei rischiato d’incontrare uno, forse due nemici, prima di te, fra cui la mia controparte, invece, no, mi hai semplificato le cose, Sagittario, forse dovrei ringraziarti per questo!", rise di gusto l’oscuro avversario.

"Facilitato le cose? Dunque mi cercavi, Scorpione Nero?", chiese di rimando Munklar, "Certo! Ti sorprende ciò? Pensavi che dopo otto anni ti avessi perdonato?", ribatté quello, "Ci conosciamo, Ombra malefica?", incalzò il santo d’oro, "Non ti ricordi? Non preoccuparti, mio caro nemico, entro la fine di questo scontro, avrai rimembrato chi io sia!", concluse l’altro, partendo all’attacco.

"DeathStalker’s Sting!", imperò furioso il nero guerriero, aprendo la mano dinanzi all’avversario e lasciando che decine di brillanti aghi d’energia, del medesimo colore giallo marcio, si proiettassero verso il cavaliere di Atena.

Munklar, però, non si mosse, stupendo in parte Yuri, al fianco di Cicno, che, d’altra parte, non si sorprese, ben consapevole delle virtù delle Dodici armature d’oro, cosa che anche il custode della Nona Casa sapeva.

"Per quanto possa essere potente il tuo attacco, Ombra malefica, non lo sarà mai abbastanza da superare le vestigia dei cavalieri del Grande Tempio e tu dovresti ben saperlo: otto anni fa questo stesso attacco già fallì contro di me!", lo ammonì Munklar, "Hai ricordato? Ne sono lieto!", ribatté lo Scorpione Oscuro.

"L’attacco mi ha permesso di ricordare, Profanatore di Delfi, ricordo perfettamente ciò che hai fatto allora al tempio del dio Apollo ed al suo Oracolo!", concluse deciso il santo di Atena, espandendo il cosmo dorato.

"Profanatore di Delfi? Così tutti mi ricordano? Divertente!", esclamò soddisfatto l’altro, "Un singolo gesto contro una fasulla divinità e mi ricordano, tanti anni passati al servizio di altre e ben più potenti entità e nessuno ha mai saputo niente di Ashur, lo Scorpione!", si lamentò quello con passo sicuro.

"Ashur? È questo il nome dell’uomo che tanto danno ha portato nel tempio del dio Sole?", chiese tranquillo Munklar, mentre la curiosità di Cicno cresceva verso il motivo per cui quel guerriero d’oro nero era diventato tale.

"Divinità del Sole? Esiste un solo essere che può meritare questo titolo, il Signore dell’Enneade, Ra, Re delle terre d’Egitto! In suo onore ho attaccato quel luogo, in suo onore ho reso mia l’oracolo di Apollo, in suo onore, eppure lui non mi ha perdonato, per colpa tua, cavaliere, che mi hai ostacolato ed imprigionato!" farneticò l’Ombra malefica, "E per questo pagherai!", concluse.

"Sei pazzo, Profanatore…", balbettò incerto Munklar, dinanzi a tante folli parole, "Lo vedremo!", minacciò l’altro, espandendo di nuovo il cosmo giallo marcio, "La puntura dello Scorpione Giallo è forse poca cosa per le tue vestigia, ma cosa mi dici dell’intera, mortale, coda, qualora si scatenasse in tutta la selvaggia potenza?", aggiunse Ashur, "SmoothTail Crushing!", invocò, allargando le braccia dinanzi a se.

Un’onda concentrica di giallogno colore prese forma dalle mani dello Scorpione d’oro nero, un’ondata di potere tale che Munklar dovette alzare le braccia per contenere quel violento potere, che, però, dopo pochi istanti parve sommergerlo, quasi inghiottirlo.

"Andiamo, guerrieri neri!", imperò nel frattempo Epona verso Cicno e Yuri, che subito scattarono dietro il Capricorno Nero.

"Infinity Break!", furono le ultime parole che Eracle Nero sentì, pronunciate, chiaramente, dal cavaliere d’oro del Sagittario.

***

La Terza Casa era il luogo in cui, più di un decennio prima, si riposava, dopo le lunghe giornate di addestramento assieme a Megatos e Remais, sotto la guida di Sartaq di Gemini, che di quelle sale era il custode.

Da allora, molto era cambiato.

Quel giorno, Ascanus di Scorpio non si trovava nelle sale dei Gemelli per riposare dopo un lungo addestramento: no, quel giorno, l’ormai cavaliere d’oro era lì seduto per riprendersi dopo le fatiche dei giorni precedenti, quando, dopo aver combattuto l’ultima e più dura battaglia di Accad, contro Baal, il Ladro di Divinità, il custode dorato aveva donato il proprio sangue affinché le vestigia dei sette santi d’argento, sopravvissuti agli scontri in terra mesopotamica, riprendessero vita.

Quel giorno, i passati compagni d’addestramenti non erano con lui: Megatos ormai morto, caduto negli anni passati per un male del corpo, mentre Remais combatteva già in Francia, non essendo tornato ad Atene, quando il Sommo Sacerdote lo aveva richiamato.

E la battaglia s’era espansa anche per le Dodici Case dello Zodiaco e per l’intero Santuario: sentiva Olimpia di Leo, alla prima casa, affrontare dei guerrieri che di certo non potevano sperare di contenere a lungo la virtù della Leonessa d’Oro, mentre già anche nelle stanze del Toro si accendevano cosmi pronti allo scontro, quelli di Munklar del Sagittario e di un nemico che gli era apparentemente pari per capacità, seppur più perverse e malefiche sembravano le sue forze.

Altri tre nemici, intanto, percorrevano già le scale fra la Seconda e la Terza casa, tre nemici che, ben presto, Ascanus avrebbe dovuto accogliere.

L’Oracolo di Atena aveva proposto al cavaliere di Scorpio di proteggere la Quinta Casa, o magari la Quarta, così come Amara del Triangolo stava riprendendo le forze alla Sesta, pronto a giungere in soccorso dei compagni al momento del bisogno, ma Ascanus aveva rifiutato.

Non avrebbe potuto, il santo d’oro, accettare che altri rischiassero più di lui, di farsi proteggere dai compagni e dall’amicizia con cui il Sommo Sacerdote da tempo lo onorava, mentre già giovani cavalieri di bronzo combattevano, e morivano come quello che s’era spento sulla strada per Rodorio, e santi d’argento, per quanto stanchi per le passate battaglie, facevano anch’essi la loro parte, come già avvertiva, sia ad Atene, sia in Francia, sia presso il tempio di Eolo.

No, il cavaliere di Scorpio avrebbe combattuto al meglio delle proprie forze e possibilità!

Solo una cosa Ascanus aveva concesso: la proposta di Munklar di proteggere egli la Seconda Casa, poiché i ricchi colonnati che circondavano i corridoi avrebbero fatto buon gioco al cavaliere del Sagittario, abituato a cacciare nei boschi assieme ai propri allievi.

A Kalas di Capricorn, però, il custode dell’Ottava Casa non aveva permesso di proteggere le stanze di Sartaq in sua vece: si era detto lieto di poter combattere lì dove a lungo s’era addestrato a diventare cavaliere, inoltre, per quanto era lieto della gentilezza dei compagni d’arme, non avrebbe voluto abusarne oltre, così, adesso era lì, seduto su un blocco di pietra che seguiva gli scontri alle case sottostanti e studiava i tre cosmi che si facevano avanti verso di lui.

Uno dei tre, per la vastità e potenza del proprio cosmo, gli ricordava il Sole di Accad, per quanto non avesse un potere scintillante e caldo come quello di Baal, ma nemmeno i cosmi dei due Ladri di Divinità rivelatisi in Polinesia lo erano; un secondo nemico, invece, aveva qualcosa di famigliare, per quanto la vastità dei poteri che sembrava avere si potesse paragonare, senza torto o lusinga, a quella di un cavaliere d’argento; infine, il terzo era un anonimo guerriero dall’animo turbolento, niente di più.

Quei tre sarebbero stati gli avversari di Ascanus di Scorpio.

***

"Infinity Break!", questo aveva urlato Munklar, quando la giallognola coda d’energia dello Scorpione aveva iniziato ad intrappolarlo, liberando decine di frecce d’energia che, simili ad una seconda coppia d’ali, s’erano scatenati, avvolgendolo e distruggendo il cosmo nemico che cercava di schiacciarlo.

"Non ricordavi le mie capacità, Profanatore di Delfi?", chiese subito il santo di Atena, "Ammetto che questo tuo nuovo attacco mi ha preso di sorpresa, ma credi che basti così poco per avere ragione di un cavaliere d’oro?", incalzò ancora, "Poiché se tale era il tuo pensiero, ti sbagliavi, Scorpione Nero, ed ora la mia tecnica, che concede assoluta difesa nel momento stesso in cui attacca, ti travolgerà, come già avvenne otto anni fa, ma questa volta non avrò pietà di te, impedirò che tu possa ancora perpetrare il male nel mondo!", sentenziò deciso Munklar.

"Infinity Break!", imperò poco dopo, scatenando una nuova dozzina di frecce energetiche, che nacquero e circondarono la sua persona, scagliandosi poi in avanti, contro il malefico nemico.

La violenza dell’attacco investì in pieno il nero avversario, che non ebbe il tempo, o forse nemmeno tentò, di sollevare difesa alcuna, venendo spinto verso una colonna poco lontana, contro cui sbatté, perdendo l’elmo, ma senza niente più che qualche leggera crepa sull’armatura d’oro nero.

In quel momento, Munklar, stupito dalla resistenza delle vestigia avversarie, ebbe modo di rivedere il volto dell’uomo incontrato anni prima: corti capelli neri, sottili ed acuminati sul capo, due profondi occhi color nocciola che sembravano osservare tutto con avida curiosità e, assieme, perversa superiorità, una mascella ruvida e virile che rendeva quel viso più spigoloso ed un perverso e soddisfatto sorriso, lo stesso che aveva visto quel giorno, di otto anni prima, sul volto dell’uomo che stava violando la purezza dell’oracolo di Delfi proprio sull’altare del dio Apollo.

"Sembra che la storia si ripeta, cavaliere di Atena, ma, stavolta, non sarò io lo sciocco impreparato!", declamò allora il guerriero nero, "Ti concedo che allora quello fu il mio ruolo, nel nostro piccolo scontro, ma tanto è cambiato da allora, abbastanza perché quest’oggi le parti siano invertite!", rise divertito.

"Ricordi ancora quel giorno, cavaliere? Fui sciocco allora, ignorante delle virtù difensive dell’armatura d’oro che indossi, mi trovai incapace di procurarti alcuna ferita, o danno, e, privo delle vestigia, poiché bandito dalle mie terre, mi trovai nudo, se ben ricordo letteralmente, dinanzi alla potenza degli attacchi che portavi.", affermò calmo Ashur, avanzando verso il dorato custode che, proprio prima di portarsi in posizione di difesa, sentì una profonda fitta di dolore avvolgerlo, costringendolo a piegarsi leggermente.

"Cosa c’è, cavaliere? Non ti senti bene?", chiese divertito lo Scorpione Nero, "Come ti dicevo, quel giorno ero uno sciocco, ma, in mia difesa, la rabbia per le disgrazie che m’avevano colpito in quel periodo, aveva allentato la mia mente…", raccontò, agitando le mani attorno al capo, "Oggi, torno qui, ad affrontarti, in cerca di vendetta, ma con ben più complesse abilità!", esclamò.

"Un’armatura, dono della prigione in cui m’hai confinato, un’armatura fra le più potenti di quella piccola isola, forse non resistente come la tua, di certo non come quella che un tempo indossavo, ma più che sufficiente per difendermi in battaglia.", esordì, battendo il pugno deciso contro le scure vestigia che lo coprivano.

"In più, come ormai avrai capito, ho delle abilità combattive maggiori: se la semplice puntura dello Scorpione Giallo del Deserto non basta a superare le tue difese, allora, su consiglio di un caro amico trovato lì sull’Isola della Regina Nera, ho sviluppato un modo per avvolgere il mio nemico nel veleno, affinché esso faccia per me tutto il lavoro, come dico sempre ai miei due allievi!", continuò, prima che l’altro facesse un passo avanti.

"Lo Scorpione Giallo?", ripeté perplesso il santo di Atena, "Esatto, un velenoso tipo di aracnide delle mie terre, non mortale, ma il suo serio produce un dolore nella vittima tale da portare alla disperazione.", spiegò sorridendo Ashur, mentre Munklar si piegava su se stesso per il dolore, "Mi sono detto, o meglio, mi ha suggerito questo amico, anni fa, se la puntura non può superare le difese, allora basterà circondare l’avversario con il veleno e lasciare che la pelle lo faccia entrare in circolo… al momento, credo, dovresti essere così sovraccarico di veleno sul volto e sui capelli, da avere quasi la voglia di strapparteli via…", rise divertito il nero nemico, caricando poi il pugno destro d’energia cosmica e scattando in avanti, per colpire al viso l’altro.

Il cavaliere del Sagittario era scosso dal dolore fisico: i sensi erano annebbiati, la vista, l’udito, persino l’olfatto, erano confusi, ma più di tutto il tatto, il semplice contatto con la sua stessa armatura gli provocava un tale bruciore su tutto il corpo che si sarebbe quasi voluto gettare al suolo, urlando per la sofferenza che provava.

Quella condizione impedì al santo di Atena di sollevare alcuna difesa contro il pugno che lo investì in pieno volto, non producendo, di certo, danni gravi, ma incrementando in modo vertiginoso la percezione del dolore che già scuoteva l’animo del santo di Atena.

"Ti senti debole, cavaliere? Non preoccuparti, presto le sofferenze finiranno, ma naturalmente, non prima d’essere aumentate!", esclamò divertito Ashur, liberando nuovamente la potenza dello SmoothTail Crushing contro Munklar, troppo sofferente per riuscire a reagire, o evitare quel nuovo assalto, che ancora una volta s’avvinghiò attorno a lui, sollevandolo a mezz’aria e bloccandolo lì.

"Sai, ero quasi tentato di restare alla prima Casa, la sacerdotessa del Leone ha un fascino quasi selvaggio, mi ricorda la prima donna di cui m’innamorai… ma, da ciò che sento, non avrò di che rimpiangere: ben presto tu sarai morto e già la tua alleata muove i primi passi verso questo secondo tempio, correndo incontro ad un destino che di certo ringrazierà.", rise divertito lo Scorpione Nero, schiantando con violenza il cavaliere nemico, ancora intrappolato nel velenoso cosmo, contro una colonna, e poi un’altra ed un’altra ancora, distruggendole e lasciando che i lamenti di dolore del suo avversario echeggiassero attorno a lui.

"Soffri, piccolo uomo, soffri, poiché non sai minimamente quanto tu hai fatto soffrire me!", urlò ancora Ashur, ma, proprio in quel momento, il cosmo del cavaliere d’oro esplose, in un fragoroso lamento di dolore, a cui si mescolarono poche parole, "Taci, pazzo maniaco!", che uscirono a fatica dalle labbra di Munklar, la cui sola voce raschiava come coltelli all’interno della gola, mentre le sue stesse energie sembravano voler bruciare la pelle sofferente, scatenando l’Infinity Break, così da liberarsi dalla presa dello Scorpione malefico.

"Sarai tu a farmi tacere, cavaliere? Hai ancora questo potere?", chiese divertito il nero nemico, prima che il cosmo del Sagittario scoppiasse furibondo: "Certo!", fu l’unica parola che pronunciò, sferrando un violento montante e liberando un’ondata d’energia dallo stesso, che sospinse indietro il nemico.

"Credo invece di no, mio caro!", rise Ashur, barcollando, prima di rimettersi in piedi, appena qualche crepa sull’armatura, "Non hai più forza, o almeno, non riesci a concentrarti abbastanza da usarle contro di me! Non avverti altro che dolore, giusto? Non senti la guerriera che sta per raggiungerci, né la battaglia ormai accesasi al Terzo Tempio, o gli scontri che infuriano qui intorno, no, sei troppo sofferente per avere coscienza di qualcosa oltre il dolore che ti ho arrecato.", suggerì quello, prima che, con un urlo di rabbia, Munklar lo colpisse con ben più potenza: "Infinity Break! Per Atena!", invocò e l’attacco fu tale da scagliare in aria Ashur e travolgere le colonne alle sue spalle.

"Abbiamo giocato secondo le tue regole, Profanatore di Delfi, ora è tempo di seguire le mie!", tagliò corto la voce del cavaliere d’oro, mentre ancora il guerriero nero si liberava delle macerie, trovandosi solo in quello spiazzo della Seconda Casa.

"Quali sarebbero queste regole, codardo? Nasconderti?", domandò di rimando Ashur, ora in piedi, "No, Ombra malefica, bensì darti la caccia, come si confà alle bestie della tua specie!", ribatté la voce di Munklar, alla sinistra del nero nemico, che subito si voltò, per non trovare però nessuno attorno a se.

"Come fai, cavaliere? Dimmelo, sono curioso!", esordì d’un tratto lo Scorpione Nero, muovendosi guardingo, "Come riesci a muoverti, malgrado l’enorme quantità di veleno che ormai hai in corpo? Dovresti essere al suolo, strapparti le vestigia dal corpo ed urlare per il folle dolore, eppure, ancora hai l’animo per combattere!", esclamò stupito Ashur.

"Si vede che, al contrario di te, ho qualcosa d’importante per cui combattere! Un credo che mi permette di sopportare i dolori più impensabili e continuare ad avanzare per un bene maggiore.

Al contrario di te, Profanatore di Delfi, ho spiegato ai miei allievi che non devono avere paura del dolore, anzi, che è uno scotto da pagare per essere guerrieri della Giustizia. E, inoltre, ho anche spiegato loro come cacciare le più variegate prede.", rispose la voce di Munklar, la cui sagoma scivolò veloce, e non vista, sulla destra dell’oscuro avversario.

"Davvero, cavaliere? Ed io che tipo di preda sarei?", domandò indispettito il guerriero nero, "Sei una delle più pericolose, una bestia sanguinaria e velenosa, una bestia contro cui un attacco frontale non può mai funzionare a pieno… sarebbe come balzare a mani nude contro un leone, mentre ti sta cacciando, ma, in più, i tuoi artigli sono venefici.", spiegò il santo d’oro.

"Grazie per questa considerazione che hai di me, nessuno finora mi aveva così ben inquadrato in così poco tempo! Sia sull’Isola della Regina Nera, sia prima in Egitto, alla corte di guerrieri di cui facevo parte, ci volle del tempo perché tutti capissero quanto io fossi, in effetti, potente, ma tu sembri essere ben più acuto di tutti coloro che prima d’ora ho incontrato.", ridacchiò con soddisfazione Ashur.

"Semplicemente, direi, so riconoscere una bestia rabbiosa quando la vedo!", rispose la voce di Munklar, alle spalle dello Scorpione Nero, che, giratosi di scatto, ruggì rabbioso: "Come osi?", scatenando ancora una volta la gialla coda d’energia venefica di cui era padrone.

Diverse colonne crollarono contro la violenza di quella terribile coda, ma ciò che Ashur non si aspettava fu il violento diretto al volto che lo investì dalla sinistra, quando, planando con le ampie ali del Sagittario aperte, il cavaliere di Atena lo colpì, costringendolo a barcollare e, a quella breve distanza, liberando contro di lui la potenza dell’Infinity Break.

Il nero nemico si schiantò a diversi metri di distanza, l’armatura oscura frantumata in più e più punti, il sangue che scivolava dal viso ferito, mentre il custode della Nona Casa stringeva i denti, per impedire che il dolore di quel semplice pugno sferrato e dell’uso del proprio cosmo aveva scatenato in lui.

"Maledetto!", ruggì lo Scorpione Nero, rialzandosi in piedi, "DeathStalker’s Sting!", imperò subito dopo, liberando la sottile cuspide, ma Munklar fu veloce nell’evitarla, portandosi sul fianco opposto del nemico, mentre questi richiamava la massiccia coda venefica, ancora una volta, distruggendo colonne su colonne, nella corsa folle verso il cavaliere del Sagittario che, però, aperte le ampie ali d’oro, spiccò un salto, evitando l’attacco e balzando, da una colonna all’altra, tutto intorno al suo avversario, da sinistra a destra, da dinanzi a lui, fino alle spalle, senza mai fermarsi, studiando il modo in cui quello agitava il proprio attacco.

E fu in quel frangente che un sorriso si dipinse sul volto, piegato dal dolore, del cavaliere d’oro.

Ashur, intanto, diventava sempre più furioso: lo stesso nemico che aveva anni prima osato interrompere il suo estremo gesto di onorificenza verso l’unico verso signore del Sole, quello stesso nemico che si era preparato a combattere con impegno, seguendo i consigli di Luis che, ironicamente, indossava egli stesso l’armatura del Sagittario, per quanto d’oro nero, quel maledetto nemico era ancora in piedi!

Per quanto la venefica coda dello Scorpione s’agitasse nell’aere, distruggendo una colonna dopo l’altra, quel maledetto cavaliere era ancora lì, scattante e veloce, incurante del suo stesso dolore, che si spostava, evitando gli attacchi e studiando come colpire in risposta.

Avrebbe voluto urlare dalla frustrazione, il nero guerriero, quando un rumore di passi attirò la sua attenzione: sapeva bene chi fosse ed un perverso e lieto sorriso si dipinse sul suo volto, "Continueremo dopo, cavaliere… permettimi, intanto, di dimostrarti che non sei l’unico abile cacciatore qui.", sussurrò l’Ombra, scivolando fra le tenebre e le macerie.

Olimpia del Leone aveva corso senza mai fermarsi dalla Prima alla Seconda Casa dello Zodiaco: avvertiva già le battaglie nelle sale, dove stava entrando, e, poco più avanti, in quelle dei Gemelli; ma avvertiva anche altre battaglie, nel Santuario ed oltre, le battaglie dei cavalieri di bronzo contro un nemico persino più pericoloso della precedente, che troppo tardi aveva riconosciuto; quelle di Bao Xe contro un altro cosmo vagamente noto e tante altre ancora.

Tutte le battaglie che la circondavano, però, non impedirono alla sacerdotessa d’oro di avvertire la figura che, furtiva, si stava spostando alle sue spalle, così che, quando avvertì una voce urlare "SmoothTail Crushing!", già Olimpia fu pronta, balzando di lato e vedendo l’immane coda giallognola schiantarsi lì dove lei si trovava, "Kataigidas!", ribatté la sacerdotessa, disperdendo nel fascio di luce di cui era padrona le venefiche energie avverse.

"Ben fatto, donna, non mi aspettavo di meno da una guerriera dorata!", esclamò di rimando lo Scorpione Nero, osservando con il suo sguardo perverso la maschera impassibile dell’altra, "Come ho già detto al tuo compagno qui da qualche parte nascosto, mi ricordi il mio primo amore, e come lei, saprò piegarti!", rise divertito.

Le braccia di Ashur, a quel punto, si allargarono, liberando di nuovo la coda di veleno, stavolta, però, creandone una per arto superiore ed iniziando ad agitarle nell’ambiente circostante, colpendo e distruggendo tutto ciò che si trovava dinanzi a lui, incurante delle scie di luce nemiche, che disperdevano nello spazio circostante tutto quel giallognolo potere.

"Allora, grande cacciatore, cosa vuoi fare?", urlò d’un tratto lo Scorpione Nero, "Lasci che l’esca muoia?", rise ancora il nemico, "Che vai farneticando, folle? Tu sarai l’unico a cadere!", ribatté allora Olimpia, prima che uno spasmo di dolore piegasse il braccio, pronto a sferrare un ulteriore attacco, impedendole di fare ciò.

La vista della compagnia che lentamente si piegava sulle ginocchia, a causa del dolore fisico, tu troppo per Munklar, che sperava di sbagliarsi sul piano dell’avversario.
Con un agile balzo, incurante del dolore che dilaniava i muscoli delle gambe, il cavaliere del Sagittario fu sopra Ashur: "Sono qui, Profanatore!", esclamò, "Infinity Break!", urlò subito dopo, lasciando che una nuova tempesta di frecce dorate piombasse sul nemico, costringendolo a balzare indietro, mentre, sfruttando le ali dell’armatura per planare, il maestro di Wolfgang e Ludwig prese per un braccio la parigrado, allontanandosi con lei dal punto in cui il veleno giallo era stato disperso.

"Ne eri consapevole, mio caro nemico? Ne sono lieto! Il potere venefico che materializzo non si disperde come semplice aria, resta attorno alla propria vittima, così da indebolirlo non visto… non mi aspettavo niente di meno da chi aveva subito così spesso la potenza del mio attacco, in fondo, anch’io ormai non ho più niente da temere dal tuo.", rise la voce di Ashur, scomparso ancora una volta fra le ombre della Seconda Casa, al pari dei due cavalieri d’oro.

Il cavaliere del Sagittario, intanto, fece cenno ad Olimpia di attendere, mentre già la sua voce echeggiava nell’ampio corridoio: "Dici che la sacerdotessa del Leone ti ricorda il primo amore, eppure non avevi problemi ad ucciderla? Dunque tutto ciò che è sacro, persino l’amore, hai intenzione di profanare?", domandò il santo di Atena.

"Non sai niente dell’amore che ho provato e di come esso mi ha rovinato, perché rifiutato ed incompreso! Non sai niente di quello che ho vissuto in Egitto!", ruggì infastidito Ashur, scivolando da una colonna alla successiva.

"Raccontacelo, allora, Ombra!", lo spronò la voce di Olimpia, spostatasi a sua volta, mentre un cenno affermativo veniva rivolto lei da Munklar, lieto che l’altra avesse capito il suo piano, o almeno lo stesso seguendo.

"Quanto sapete sul grande Ra, signore dell’Enneade? Sapete che anch’egli ha un suo gruppo di guerrieri? Sette uomini, addestrati dalle divinità stesse, sotto diverse forme, sette uomini che indossano armature dure come il granito, rappresentanti altrettante creature del Mito.", iniziò a raccontare la voce del guerriero nero, mentre quello continuava a scivolare fra le ombre.

"Fu difficile, ma ottenni di diventare uno di loro, poiché in me era presente un microcosmo già possente ed un bello e possente falco, di certo il divino Horus, mi guidò fino alla Piramide Nera dove potei completare l’addestramento ed ottenere le vestigia di Selkit, lo Scorpione Sacro.

Vi era, fra noi Sette, anche una fanciulla bellissima, la guerriera di Bastet, la dea Gatta; Nefertiri il suo nome, elegante e, assieme, fiera e feroce, me ne innamorai al primo sguardo, ma ella aveva occhi e pensieri solo per il Grande Ra, il Pastore di Uomini e Dei.

Il mio amore verso Nefertiri mi spinse a continuare l’addestramento, sudai e faticai per diventare più forte, più capace, per diventare invincibile ed alla fine raggiunsi la vetta desiderata, così, offrì il mio cuore alla guerriera di Bastet, che, però, mi rifiutò, troppo legata alla sua devozione verso il divino Ra.

Non potevo accettare quel no, troppo forte era il mio amore, così, grazie alla forza che da esso a me veniva, la presi, feci mia la sua virtù e la legai a me per sempre… o almeno così pensavo.

Una notte, Nefertiri mi attaccò, insultandomi, accusandomi in preda a chissà quale follia e, anche dopo averla piegata alla ragione, vidi nei suoi occhi ancora disprezzo e rabbia, il che mi spinse a fare l’unica cosa possibile: ucciderla.

Persi l’amore della mia vita, perché era troppo ossessionata dalla sua fede negli dei d’Egitto, ma non ne feci una colpa al divino Ra, il quale, però, sembrò non comprendere la realtà del mondo umano e quindi m’accusò di tradimento e d’omicidio!

Io! Il più potente, il migliore dei suoi guerrieri, la cui unica colpa era stata soffrire di un amore non corrisposto!

Fui spogliato dell’armatura, lasciato in una cella per una settimana, poi la fortuna cambiò: trovai come fuggire, proprio mentre qualcuno dei Sette abbandonava il tempio, sfruttando il caos creato in quel momento.

Ero, però, da solo e mi chiedevo come avrei potuto riottenere la fiducia del divino Ra e fu per quel motivo che, in suo onore, decisi di distruggere il tempio del falso dio del Sole, Apollo, a Delfi, lì dove tu mi catturasti, Sagittario.", concluse l’egiziano nemico.

"Sei un mostro.", lo accusò la voce di Munklar, "Sono un genio incompreso!", ribatté Ashur, "Un genio tale da riuscire, su un’isola piena di criminale, a risorgere, fino ad ottenere queste vestigia, una mera ombra di quelle che un tempo indossavo, ma comunque più che degne per il mio obbiettivo: ucciderti, dovunque ora tu sia.", lo minacciò.

"Sono qui!", urlò allora la voce del cavaliere di Atena, prima che le ampie ali si aprissero sopra lo Scorpione Nero, "Infinity Break!", invocò ancora, costringendo l’altro a balzare indietro, finendo di nuovo nel corridoio principale, proprio dove Munklar desiderava che arrivasse.

"Questo tuo attacco è ormai inutile!", imperava intanto Ashur, guardandosi intorno, espandendo il proprio cosmo pronto ad attaccare di nuovo, "SmoothTail Crushing!", invocò furioso attaccando ancora una volta con la mortale coda a frusta venefica.

"Kataigidas!", imperò allora la voce della Leonessa d’oro, costringendo il guerriero nero a balzare lateralmente, lasciando che la velenosa emanazione d’energia distruggesse ancora altre colonne, mentre quello atterrava illeso.

"Dammi qualche minuto ancora, mia bella avversaria, e sarò da te, fammi occupare prima di questo vecchio nemico!", rise divertito, prima di avvertire una fitta di dolore.

"Ecco il tipo di animale che sei, Profanatore di Delfi: sei velenoso come un serpente, ma poco accorto nell’attaccare la preda.

Ti credi migliore degli altri, credi che basti infettare gli avversari per poi avere ragione di loro, ma, in realtà, mantieni dalle tue prede la dovuta distanza perché temi il tuo stesso veleno, giusto?", domandò la voce di Munklar del Sagittario, mentre si riavvicinava, "Me ne sono reso conto mentre cercavi di colpire sia me, sia Olimpia, con le code venefiche: non ti avvicinavi mai durante l’esecuzione del tuo attacco, neppure dopo, tranne quando mi sferrasti quel violento pugno, ma lì, credo, fu l’orgoglio a farti vincere l’accortezza.

Ora, sono riuscito nel mio obbiettivo: ti ho confuso quel tanto per farti tornare dove lo scontro ha avuto inizio, nel punto stesso in cui per la prima volta m’infettasti con il veleno ed ora, prova tu stesso il potere di cui ti fai vanto!", gli propose deciso il cacciatore tedesco.

"Maledetto! Maledetti entrambi!", ruggì Ashur, mentre una fitta di dolore gli impediva di sferrare nuovamente il suo stesso attacco.

"Non sopporti il dolore?", chiese Munklar, "Questa è la differenza fra noi, Profanatore: tu usi sotterfugi, inganni e trucchi sleali per vincere la battaglia, cercando di evitare il dolore e, la medesima cosa, fai anche nella vita, da ciò che racconti.

Eviti il dolore di accettare che questa guerriera che hai ucciso non ti amasse, con una visione corrotta delle tue azioni, eviti di ammettere che Ra non avrebbe potuto mai accettare un mostro come te al suo servizio, accusandomi di averti impedito di completare lo scempio del tempio di Delfi, ma la verità è ben più semplice, Ombra, tu non sei fatto per essere amato, o apprezzato, tu devi smettere di esistere.", concluse il cavaliere d’oro, mentre già un frizzante cosmo dorato s’avvolgeva al suo braccio destro.

"Tu non capisci, tu menti! Io sono il grande Ashur! La vita non mi ha mai concesso ciò che meritava, ma me lo riprenderò! E la tua vita sarà il primo passo verso la conquista!", minacciò a sua volta il nero guerriero, iniziando ad espandere il proprio cosmo, "Prova pure a colpirmi con quelle tue misere frecce energetiche, ormai quel colpo non ha più segreti per me!", aggiunse sicuro.

"Probabilmente è vero, Scorpione Nero, ma non avremo modo di sancirlo, poiché sarà il più potente attacco del Sagittario a scrivere la fine del tuo racconto.", lo ammonì il cavaliere d’oro, "Huge Thunderbolt!!!", imperò subito dopo.

Una tempesta di saette partì dal pugno del santo di Atena, liberandosi in un nugolo di frecce che sembravano congiungersi e disperdersi ad intervalli regolari durante la loro decisa corsa contro il nero bersaglio che niente poté fare per evitare il violento impatto che ne distrusse le vestigia, lasciandolo al suolo ormai privo di vita.

La battaglia alla Seconda Casa era ormai finita, mentre ancora infuriava quella alla terza, Munklar ed Olimpia avanzarono in silenzio fino all’uscita del tempio del Toro, ma fu lì, proprio mentre la Leonessa d’oro iniziava a salire la scalinata, che alle spalle di lei echeggiò un rumore sordo: il cavaliere del Sagittario era caduto a terra, dolorante e ruggente per il veleno che durante quel lungo scontro aveva ingerito nel proprio organismo.

La sacerdotessa del Leone guardò al compagno sofferente ed ai lampi della battaglia che si combattevano poco più in alto: "Aspettaci, Ascanus, ben presto saremo da te, ma saremo in due.", sussurrò, riavvicinandosi al compagno dolorante.

Homines 5: Il Finnico

Molti anni fa, era in quello stesso luogo, seduto al fianco dei compagni di tanti addestramenti: Edward aveva vinto le vestigia di Cefeo e già il maestro Megatos si complimentava con il neo eletto cavaliere d’argento.

Loro tre erano ancora seduti e Bjorn tremava, dentro di se, anche se non lo avrebbe mai ammesso con i compagni, tremava per l’emozione ed il timore di deludere il Toro d’oro e con lui anche Edward, Degos ed Abar.

Mentre quei dubbi animavano lo spirito del giovane finnico apprendista, fu il tempo di scegliere il custode delle vestigia di Orione: Degos avanzò, assieme ad altri sette aspiranti.

"Orione era un cacciatore ed un guerriero che entrò nel mito per le sue disavventure, in amore così come in battaglia.

Orione perse la vita, per il suo amore non corrisposto con Merope, figlia del Re Enopione, ma con l’aiuto di uno degli aiutanti di Efesto, riuscì a raggiungere il luogo dove sorgeva il Sole e lì riottenne la vista.", raccontò l’Oracolo di Atena, prima d’innalzare una lode alla dea e lasciare che gli aspiranti guerrieri fossero bendati alle estremità dell’Arena, in coppie.

"Come il mitologico guerriero di cui desiderate le vestigia, anche voi dovrete avanzare, in coppie, verso il punto dove arde il sole.", spiegò il Sommo Sacerdote, indicando, a chi poteva vedere, un ampio calderone incandescente al centro dello spiazzo dove si trovavano gli otto.

"Le prime due coppie che lo raggiungeranno e riusciranno a trovare le chiavi e liberarsi, ritrovando la vista, supereranno questa prima prova.", concluse l’anziano signore di Atene.

Bjorn vide il compagno d’addestramenti, assieme a Robb, uno degli allievi della Coppa, guerriero le cui vestigia non venivano catalogate fra le tre caste, avanzare deciso fino al caldo focolare, prima che il cosmo incandescente del primo e quello gelido del secondo ritrovassero le chiavi e, fra quella, l’unica che li liberò, primi fra tutti.

La prova successiva fu uno scontro fra le due coppie, dove ad uno degli aspiranti era affidata la difesa, mentre l’altro si occupava d’attaccare e, ancora una volta, primeggiarono Degos ed il suo compagno inatteso, grazie alle indescrivibili abilità difensive del secondo ed alla portentosa potenza del primo.

L’ultima prova, però, fu uno scontro diretto: Degos da una parte, Robb dall’altra.

Bjorn sentì il secondo parlare in quel momento: "Non posso esprimere a parole, nobile allievo del Toro, quale onore sia stato per me combattere al tuo fianco. Ho avuto modo di conoscerti oggi, grazie alle strategie ed alle parole che hai condiviso con me quando eravamo incatenati, o ci proteggevamo a vicenda, sei abile, quanto Vladmir e Kris, che con me si addestrano alle direttive del grande Erikk.
Per la devozione che al cavaliere della Coppa devo, per la mia lealtà verso Atena e, più di tutto, per l’amore che provo verso la donna di cui vidi il volto sotto la maschera, devo batterti, amico mio, poiché tale ti considero, mi dispiace.", sentenziò l’aspirante guerriero, lasciando espandere il gelido cosmo.

"Nobili parole e nobili intenti, i tuoi, gentile Robb!", esordì cordiale Degos, "Anch’io, però, come te ho amici e compagni da onorare con le mie azioni, quindi, come te, darò tutto me stesso in questa battaglia!", esclamò deciso di rimando, il cosmo incandescente che si accendeva dinanzi a lui.

"Brazo del Guerrero!", invocò l’allievo di Megatos, "Yarost Gygantskye!", ribatté il discepolo di Erikk e la possanza dei due echeggiò nell’arena di Atena per i successivi e lunghi minuti.

La battaglia si concluse con la vittoria di Degos, che divenne così il cavaliere di Orione, espandendo il cosmo incandescente a cui subito le vestigia risposero.

Grande fu la gioia di Edward e Megatos, mentre un sorriso si dipinse sul viso di Abar, che diede un’amichevole pacca sulla spalla di Bjorn, ancora agitato, ma lieto per il compagno d’addestramenti.

Quei ricordi avevano invaso la memoria del Finnico, mentre si tornava a sedere.

La battaglia di Ramsey era, da poco, finita in modo inatteso: il suo primo discepolo, il giovane che aveva salvato dalle onde in Africa era morto per mano del passato compagno d’addestramenti ed ora la seconda dei quattro allievi che aveva con se, stava avanzando verso la sacerdotessa della Musca.

L’odio s’agitava nell’animo del Finnico, dopo anni ed anni, un odio che come nuvole temporalesche si addensava: la morte del giovane Cefeo Nero era l’ultima goccia, la vita sull’isola per i discepoli che lì aveva trovato, a causa della Giustizia di Atena, o presunta tale, era un altro fattore, e molti altri motivi, fino all’origine del suo odio: l’onta subita proprio in quella stessa arena anni prima.

Avrebbe avuto la sua vendetta contro le divinità che giocavano con il destino degli uomini! Avrebbe dimostrato che nessun uomo poteva essere solo un burattino nelle mani degli dei!

Quelli i motivi per cui si era unito agli Homines, anni prima, quelli i motivi per cui adesso non si faceva più chiamare Bjorn, l’uomo che era stato usato e deriso da Atena; adesso lui era Ukko, il Portatore di Tempeste, il Finnico e nessuno avrebbe potuto salvarsi quando la furia nascosta nel suo animo sarebbe stata scatenata.