IL CANTO DEL CIGNO

 

Gli Dei hanno smesso di parlare…

gli uccelli hanno smesso di cantare…

persino le stelle smettono di risplendere per un attimo…

tutti si assopiscono incantati dal suono della musica…

In questo breve momento, anche il tempo si ferma in tutto il cosmo…

Ogni cosa nell’universo si addormenta…

Tutti dormono…

Dormono…

(Saint Seiya N° 24, pag. 55, ed. Star Comics)

 

 

Narra una leggenda che il cigno sia un animale muto e che un’unica volta, nel corso della sua esistenza, permetta al mondo di udire la propria voce : quando si trova in punto di morte.

Ho incontrato tanti cigni nella mia vita io che, troppe volte, pur con la mia giovane età, ho visto la morte negli occhi di qualcun altro, spesso provocata dalla mia stessa mano! Non mi sono abituato, non mi abituerò mai… i loro occhi tornano nei miei sogni e torneranno per sempre, finché la mia vita non si spegnerà a sua volta.

Ma il cigno di cui ora voglio parlare, non si può dire che fosse realmente muto; la musica che suonava con la sua lira era come la voce degli angeli e l’intero universo, nell’udirla, si prostrava intorno a lui, il tempo si fermava, il cuore più duro si incrinava e generava lacrime di commozione pura.

Poi, in quello che avrebbe dovuto essere un giorno lieto, il fato, impietoso, gli gettò addosso la più terribile delle tragedie; la persona che più amava al mondo gli fu strappata dal morso velenoso di un serpente e lui, incapace di proseguire, senza di lei, il proprio cammino nel mondo, scese agli Inferi per riprendersi la sua Euridice. Neanche Hades seppe resistere all’ammaliante potere della musica celestiale di Orfeo e, come mai prima d’allora era accaduto, cedette alle sue suppliche: Orfeo ed Euridice avrebbero potuto tornare insieme nel mondo dei vivi, a patto però che il ragazzo non si voltasse indietro, finché non fossero giunti all’uscita. Ma qualcuno tramava alle loro spalle, qualcuno che voleva catturare per sempre quelle note e relegarle, prigioniere, nelle oscurità dell’Averno, privando di esse la terra che ancora adesso ne avrebbe disperatamente bisogno… cadde nella trappola il povero Orfeo, si voltò prima del tempo, a causa di quel raggio solare simulato… era ancora lontano l’autentico astro e ancora molto c’era da salire, lungo le contrade infere… ma a causa del crudele inganno, Euridice rimase lì, immobile, pietrificata al di sotto del busto… e Orfeo non volle più muoversi.

Da quel momento, la sua lira entrò al servizio di Hades; nonostante tutto, il giovane continuò a sentirsi in debito con il Signore degli Inferi che gli aveva dato una possibilità e che tanto magnanimo si era mostrato nei suoi confronti. Orfeo era un santo di Athena… ma da quel momento, il suo sacro ruolo venne dimenticato, più nulla gli importava, se non restare a fianco della sua amata e suonare la lira, per lei e per Hades… non gli restava altro che questo e il suo cuore si era mutato in quello di un cigno silenzioso, il suo canto per la terra, per coloro che tanto lo amavano, non esisteva più… perché egli non era più sulla Terra e alla Terra non aveva più nulla da dire… tutto ciò che contava era laggiù, in quelle contrade tenebrose, dove soltanto la sua adorata Euridice avrebbe potuto godere delle suadenti melodie delle corde pizzicate… lei e Hades…

Poi giungemmo noi, Seiya ed io, decisi a proteggere la Terra a costo della nostra vita, decisi a portare ad Athena la sua armatura in modo che le tenebre non scendessero sull’universo sconfinato, noi, con la nostra fede nella vita, nell’ideale… forse in qualche modo riflettevamo, con il nostro desiderio che l’amore trionfasse, quelle note d’amore che lui non riusciva più a donare alla Terra… e qualcosa si mosse dentro di lui, un velo si dissolse dal suo spirito, rivelandogli l’inganno nel quale era caduto, risvegliando in lui una fede che sembrava sopita per sempre… la medesima fede che guidava anche Seiya e me… la fede nella speranza, nella vita, nell’amore… la fede in Athena che racchiude in sé quella luce di cui ogni creatura ha bisogno per affrontare tutto il dolore che l’esistenza riserva.

E il suo canto si levò, alto, per lasciar entrare in sé quella luce e poi farla esplodere, viva, forte, nel medesimo ideale d’amore che persegue chi crede in Athena… e fu proprio lui a guidarci, ad aprirci la strada, per giungere laddove il principale nemico attendeva, dove attendeva, con ogni probabilità, una battaglia mortale.

E Orfeo donò il proprio canto del cigno a noi, ad Athena, alla Terra che precedentemente aveva ripudiato, immolandosi per permettere a Seiya di sconfiggere uno dei nostri nemici, per permettere a me di prendere la giusta decisione, perché anche grazie al suo sacrificio io compresi, definitivamente, ciò che mi restava da fare… io, santo di Andromeda, avrei di lì a poco donato me stesso, prendendo esempio dal canto di un eroico, tristissimo cigno…

Ora la terra può udire in eterno quell’ultimo meraviglioso canto, perché lo spirito di Orfeo vive, tra le stelle; le note della sua lira, dolcemente, cullano gli astri e i pianeti, danzanti al suono delle corde pizzicate, che eternano la melodia infinita del cosmo, elevando i nostri spiriti di saint e rallegrando il cuore di ogni creatura nuovamente estasiata.

"Orfeo… non avrà più bisogno di usare questa arpa per combattere…

Ora è diventato una stella,

e da adesso in poi suonerà soltanto una musica d’amore…

nelle notti estive ascolteremo il suono dell’arpa di Orfeo

provenire dalla direzione della costellazione della lira…"

(Queste parole sono state pronunciate dallo stesso Shun nel numero 24 di Saint Seiya, alle pp. 74-75; la traduzione è ad opera della Star Comics)