INTERVISTA A KURUMADA - ARAKI - KOYAMA - HATANO - KAWATA

L’intervista che segue proviene dall’artbook Jump Gold Selection 2 del 1988. Per la traduzione dal giapponese al francese si ringraziano Archange e SaintSeiyaPedia.

Nell’intervista si fa riferimento a gekiga (manga con disegni in stile realistico), mugicha (un tipo di thé) e x-toshin (il rapporto in proporzione della testa di un personaggio, indicato nel numero al posto della x. La testa può essere 1/3 dell’altezza totale del personaggio, metà, 1/6 e così via). Oltre a Kurumada e Araki, parlano Yoshifumi Hatano (produttore Toei), Takao Koyama (sceneggiatore della serie) e Masayoshi Kawata (produttore del canale TV Asahi).

Intervistatore: Oggi diamo il benvenuto al maestro Masami Kurumada, autore dell’opera originale, e allo staff principale dell’anime. Grazie per aver trovato il tempo di partecipare, penso che ci racconterete un sacco di aneddoti sull’anime.

Kurumada: Se non ricordo male, la prima volta che mi avete contattato per un adattamento in anime era il giugno 1986.

Hatano: Era un giorno caldissimo, non smettevamo mai di bere mugicha durante il meeting.

Kurumada: Era la prima volta che mi veniva proposto di adattare uno dei miei manga in anime e, mentre ascoltavo i dettagli, iniziai a pensare "che piega prenderà? Oh, voglio davvero vederlo…".

Hatano: Da parte nostra, la Toei Doga, è cominciato tutto da un accordo di partnership con il canale televisivo Asahi TV per la produzione di una serie animata. Poi ho cominciato a esaminare quale manga potessimo adattare, tenendo a mente anche gli accordi con gli sponsor. E così ho pensato a Saint Seiya e mi sono detto "ma certo, sicuramente questo!" (ride). A quel punto ho chiesto di redigere la proposta e mi sono messo in contatto con il predecessore del signor Kawata, Moriyoshi Katou (produttore di TV Asahi), oltre che con Masami Kurumada e la Shueisha.

Kawata: In quel momento, sentivamo che il pubblico volesse uno show di eroi, soprattutto visto che stava terminando il programma di supereroi trasmesso con grandissimi ascolti il sabato alle 19.

Hatano: Si può dire che esistevano le condizioni migliori da ambo le parti. Così abbiamo rapidamente preso la decisione e chiesto al signor Koyama di scrivere la sceneggiatura per il primo episodio già a luglio.

Koyama: La velocità con cui è successo tutto è stata davvero incredibile. Dovevo produrre la sceneggiatura per metà luglio e l’anime doveva essere trasmetto a ottobre. Temevo davvero che non ci fosse abbastanza tempo, ma ho comunque un bel ricordo.

Kurumada: Siccome stavo lavorando quandò andò in onda il primo episodio, lo registrai e lo vidi la notte. Tremavo dall’eccitazione. E quando l’orologio sullo schermo segnò lo scoccare delle 7 di sera, partì la sigla di apertura della versione animata di uno dei miei lavori. E mi dissi che non ero affatto pentito della decisione (ride). Dopotutto, un’audience del 10% rappresenta comunque 10 milioni di persone.

Intervistatore: Maestro Kurumada, lei è una persona che normalmente segue molti anime?

Kurumada: Ho iniziato a guardarli alle elementari, specie "Ookami Shonen Ken", ma verso la fine delle elementari mi sono stancato di quei disegni tondeggianti (ride) e ho preferito orientarmi verso i negozi che affittavano manga.

Intervistatore: A proposito di manga, se non sbaglio anche lei disegnava manga prima di entrare nell’animazione, non è vero, maestro Araki?

Araki: E’ proprio così, disegnavo per "Machi", una rivista della casa editrice "Central Bunko" di Nagoya.

Kurumada: Oh, conoscevo "Machi". Per quanto riguarda i negozi per affittare manga, prendere un volume costava 5 o 10 yen all’epoca.

Koyama: Una ciotola di ramen costa 40 yen (ride). Anche la rivista Shukan Shonen Magazine che nacque all’epoca costava 40 yen.

Kurumada: A quel tempo, i manga disponibili nei negozi a noleggio erano gekiga, e il genere era ancora in fase di sviluppo. C’erano già manga scritti da maestri che sono ancora in attività, come Takao Saito o Mitsuyoshi Sonoda, e devo dire che la struttura dei gekiga che leggevo mensilmente mi affascinava. Penso che, se non avessi fatto quell’esperienza, oggi non affronterei la composizione dei miei manga allo stesso modo. E dopo l’era dei manga a noleggio, venne quella delle riviste da pre-pubblicazione (NdS: le riviste che esistono tuttora, con i capitoli pubblicati prima di essere raccolti in volume).

Araki: Parlando di manga a noleggio, all’epoca per un negozio vendere 2000 copie di un volume era considerato un grande successo. All’epoca disegnare un volume ti permetteva di vivere per un mese (ride). Disegnai una sessantina di lavori, ma poi il mercato dei manga a noleggio crollò a causa della concorrenza della televisione e delle riviste da pre-pubblicazione. Così venni a Tokyo e iniziai a lavorare nell’animazione.

Intervistatore: A sorpresa, le radici dei maestri Kurumada e Araki vengono dalla stessa fonte (ride). Che feedback avete ricevuto in studio dopo l’inizio delle trasmissioni?

Kawata: Il nostro target predesignato erano i bambini maschi agli ultimi anni delle elementari, ma ci fu un’enorme risposta da parte delle bambine, o dai ragazzi e dalle ragazze delle superiori. La reazione delle ragazze in particolare fu spettacolare (ride). Mi rese felice. Quando presi il posto di Moriyoshi Katō, questo progetto era il mio primo programma di animazione, ma iniziai subito a ricevere lettere che dicevano "continuate" o "non fate quella cosa" (ride).

Kurumada: E reazioni come "non uccidete questo personaggio!"?

Kawata: Ce ne sono state, specie da parte delle ragazze nei confronti di Shun. O commenti tipo "povero Shun" (ride). C’è anche l’abitudine di concentrarsi su un personaggio preciso ed esprimere ogni settimana i loro sentimenti a riguardo. Sono comunque soprattutto le ragazze a scriverci.

Kurumada: Rispondete alle lettere?

Kawata: Certo. In particolare una volta ho ricevuto una lettera da una ragazza di Aomori che ha scoperto Saint Seiya grazie a un’amica che le ha detto che è interessante. Ma siccome la serie non è trasmessa ad Aomori, per vederla deve andare dai parenti a Hakodate. Così ogni sabato attraversa il mare e poi rimane a dormire con i parenti prima di tornare a casa il giorno dopo.

Tutti: Eh?!

Kawata: Mi ha commosso. Sono davvero felice che produciamo Saint Seiya.

Kurumada: Ho avuto questa sensazione l’anno scorso, quando sono andato a un’anteprima del primo film. Ogni volta che entrava in scena un personaggio, si sentivano le ragazzine gridare "kyaah!" (ride). Vederlo dal vivo trasmette una sensazione diversa rispetto a leggere le lettere dei fan. È un’esperienza vera che ti dà una scossa, e mi ha fatto sentire felice.

Hatano: Questo tipo diretto di feedback è difficile da ricevere anche per un programma televisivo.

Kurumada: In un anime, è necessario consolidare la struttura della serie dall’inizio. Ma in un manga, può succedere che storia e personaggi si muovano in direzioni inaspettate. La struttura non è totalmente fissa e predeterminata. Vale anche per Saint Seiya. All’inizio Atena era più sfocata, i contorni del personaggio non erano ancora stati ben definiti. Alcune cose poi hanno preso forma dopo i meeting con il signor Hatano e altre persone coinvolte nel progetto. Penso si possa dire che esiste una sinergia tra le due versioni dell’opera.

Intervistatore: E poi consolidare bene i personaggi permette di creare storie inedite nell’anime, no?

Koyama: Creare personaggi inediti nell’anime è abbastanza difficile. Anche sapendo come parla e si comporta un personaggio, può capitare che una sola risposta pensata male dia l’impressione che non si tratti dello stesso personaggio di Masami Kurumada. Ma anche cercando di restare vicini alla versione originale, l’assurdità - in senso buono - del manga, la rende un’operazione difficile.

Kurumada: Persino il mangaka potrebbe non sapere che piega prenderà la storia la prossima settimana (ride). Possono esserci sviluppi inaspettati.

Koyama: A volte non sappiamo in anticipo cosa sia stato programmato per il futuro meno prossimo del manga. Per esempio, dopo aver creato il Crystal Saint (Maestro dei Ghiacci) come maestro di Hyoga, è comparso Camus (ride). Non avevamo programmato fino a lì.

Kurumada: E’ vero. Cerco di non modificare la mia storia in base a quello che succede nell’anime. È per questo che per i lettori continua a essere interessante vedere come il manga svilupperà una situazione (ride).

Koyama: Penso che quest’emularsi a vicenda tra anime e manga permetta di alzare il livello di entrambi, e questa sinergia è importante.

Intervistatore: Questo artbook speciale si concentra soprattutto sulla saga delle Dodici Case con i Cavalieri d’Oro. Cosa potete dirci a riguardo?

Hatano: Le Dodici Case, eh… beh, per esempio il numero di fan di DeathMask è aumentato molto, e lo stesso sembra valere per ciascun Cavaliere d’Oro. Ognuno di loro è amato da moltissimi fan. Per noi è un po’ una sorpresa, visto che sono i nemici e tra loro ci sono anche persone malvage.

Kawata: L’eccezione, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, è Aphrodite.

Kurumada: E’ vero, non è un personaggio molto amato.

Kawata: Secondo me anche lui ha la sua fetta di sostenitori, ma è difficile sentirli perché combatte contro Shun (ride).

Intervistatore: Immagino sia stato difficile creare questi Cavalieri d’Oro, ciascuno con una personalità distinta?

Kurumada: E’ stato Shaka a darmi le maggiori difficoltà. Avendo raggiunto l’illuminazione ed essendo l’essere umano più vicino agli dei, ho dovuto considerarlo un uomo che ha raggiunto qualcosa di superiore al settimo senso. Così ho cominciato a leggere i sutra, o persino i lavori del "Buddha", il maestro Osamu Tezuka (ride). Ma non riuscivo ancora a capire del tutto cosa fosse l’illuminazione. Così, nel giugno dello scorso anno, sono andato in auto fino al monte Osore, nella prefettura di Aomori. Era una splendida giornata, ma i piccoli mulini a vento costruiti qui e là sul suolo di lava solidificata, con il piccolo rumore causato dal vento che li muoveva, creava uno spettacolo surreale. Ma anche dopo aver letto i libri su Shakyamuni nei negozi che ci sono lì, non ho ancora capito cosa sia l’illuminazione (ride).

Koyama: Se lo capisse, diventerebbe un vero Buddha (ride).

Kawata: Quello che mi ha sorpreso la prima volta che ho visto Shaka nel manga furono i Mandala (NdS: sullo sfondo del Sacro Virgo). Mi chiesi come avremmo fatto a trasporli in anime mantenendo intatta la potenza della scena (ride). Ma penso che lo staff abbia ovviato molto bene.

Kurumada: Nel manga, ne ho disegnato uno solo e poi l’ho copiato e incollato. Sarebbe stato troppo difficile disegnarli nel dettaglio tutti uno a uno (ride).

Intervistatore: E dopo ha finalmente raggiunto l’illuminazione? (ride).

Kurumada: No no. Sono tornato a Tokyo e mi sono chiesto come stessi andando. Si trattava sempre di una battaglia tra Ikki e l’uomo più vicino agli dei, non potevo renderlo un combattimenso simile agli altri scontri altrimenti i lettori avrebbero perso interesse, no? E’ per questo che gli ho fatto dire, ad esempio, che non esiste né il bene né il male assoluto, o che il Sacerdote in ultima analisi è una persona giusta. Così, presentando Shaka, ho evidenziato un senso di vuoto e temporaneità. Alla fine è stato il massimo che sono riuscito a fare.

Koyama: Credo che abbia fatto comunque un lavoro di ricerca notevole. Per esempio, è andato fino al monte Osore alla ricerca di ispirazione. Vedere come ogni settimana trova idee nuove è qualcosa che colpisce molto il nostro staff. Quando progettiamo la creazione di un anime basato su un manga, per prima cosa dobbiamo capire nel dettaglio come quest’ultimo sia realizzato. Avere un manga su cui basarsi da una parte rende le cose più semplici, ma dall’altra è necessario essere prudenti per non anticipare il contenuto del fumetto.

Intervistatore: Oltre alla storia, una cosa che non possiamo fare a meno di citare parlando del fascino dell’anime è la bellezza dei disegni. Potete parlarcene un po’?

Kurumada: Una cosa che mi ha particolarmente colpito e fatto dire "Incredibile! Queste cose si possono fare solo in una versione animata" è la danza di Hyoga. È una cosa assolutamente inconcepibile per un manga. Non possiamo permetterci di occupare così tante pagine per il lancio di una tecnica che viene usata spesso (ride).

Kawata: E’ stato abbastanza inaspettato. Ma, d’altra parte, è quasi comica (ride).

Kurumada: E’ vero, è una linea sottile.

Araki: Abbiamo pensato a quella posa con il regista, perché nel manga si salta da una vignetta all’altra, e il lavoro degli animatori è proprio riempire gli spazi tra le vignette. Quando viene fatto bene, c’è da esclamare "Fantastico!". Ma all’epoca mi sono chiesto "Non starò trascendendo il manga?" (ride).

Kurumada: Adesso, mi basta disegnare una sola posa in una vignetta e i lettori che seguono anche l’anime la riconoscono e possono dire "ah, sta danzando!" (ride).

Intervistatore: E cosa ci potete dire sul design dei personaggi dell’anime?

Araki: Per quanto riguarda l’aspetto dei cinque protagonisti, sin dall’inizio avevo intenzione di renderli magri e slanciati, ma mi chiedevo se avrebbe funzionato. Così ho continuato a preoccuparmi fino al responso del signor Hatano, incaricato di verificare il materiale dell’anime. Poi sono incominciati i lavori di produzione e, man mano, ho preso sempre più la mano a disegnare Seiya. Ho sentito che la scena in cui Seiya piange, nel film uscito quest’estate, è stata molto apprezzata dal pubblico. Ringrazio gli spettatori, perché è come se la passione che ci ho messo dentro emergesse in quelle immagini (ride). Subito dietro Seiya, ci sono Shun e Shiryu. Hyoga invece è il tipo che si tiene un po’ lontano dal gruppo, trasmette un senso di solitudine che all’inizio non riuscivo a catturare. Così, quando dovevo disegnare grossi poster con tutti e cinque, mi chiedevo che tipo di posa dare a lui e a Ikki, e anche quando pensavo di aver capito, l’idea rimaneva abbastanza vaga. Ma le lettere che ho ricevuto dai tanti spettatori ora mi hanno aiutato a capire.

Kurumada: Per me vale lo stesso quando ho scelto i vestiti da far indossare a Seiya e i suoi amici. Disegnavo abiti ispirati ai gekiga, come i jeans, ma l’anime ha usato una specie di calzamaglia. Infatti, la prima volta che l’ho vista ho pensato fosse un po’ imbarazzante (ride). Ma ora anche il manga la utilizza e gli elementi più campagnoli e meno eleganti sono diminuiti. Si può dire che assorbo nel mio lavoro le cose migliori dell'anime, e mi sento quindi di beneficiare di un valore aggiunto grazie al signor Araki e al signor Koyama.

Araki: Una cosa che abbiamo capito quando abbiamo iniziato a lavorare sulla saga esclusiva all’anime è che è più facile trasmettere il pathos nelle scene basate sul manga. E non parlo solo a livello di storia, ma anche di disegni. Avere come base la tavola del manga ci permette di esplorare varie opzioni a modo nostro. Negli anime di azione con robot, i movimenti devono giocoforza essere meccanici. È facile prevedere come debbano essere. Ma nel caso di un anime come Saint Seiya, nessuno può dire con assoluta certezza come debbano essere colmati gli spazi tra le tavole. Per esempio, nelle scene in cui vediamo i Cavalieri correre, è possibile farli correre con una postura diversa da come correrebbe una persona normale. Essere liberi di scegliere le pose dei personaggi è un vero piacere. Dobbiamo far lavorare l’immaginazione e chiederci se è meglio scegliere una soluzione o un’altra in base ai personaggi che abbiamo.

Hatano: Ma, parlando dei personaggi, finiscono sempre per cambiare. Non solo in Saint Seiya ma ovunque. Credo valga per qualsiasi anime televisivo che ha più di un centinaio di episodi.

Araki: E’ una cosa che ha sorpreso anche me quando ho paragonato i disegni della saga attuale a quelli delle saghe precedenti. Tutti i personaggi sono diventati sottili come delle sagome (ride). All’inizio disegnavo questi ragazzi dando loro un po’ di massa muscolare, anche se molto meno rispetto a Kinnikuman (NdS: manga e anime del 1979). Poi, nel corso degli episodi, un po’ a sorpresa sono diventati sempre più magri. Ma ci ho riflettuto sopra e sto lentamente tornando al design originale.

Kurumada: Nel manga, non ho dato troppi muscoli a Shun, e gli ho disegnato braccia sottili come quelle di una ragazza. Anche Mu è il tipo effeminato e sarebbe stato strano dargli troppi muscoli. Vi immaginate la sua faccia su un corpo muscoloso? (ride).

Hatano: Anche le voci dei doppiatori giocano un certo ruolo nella creazione dei disegni, e si può dire che anche loro sono cambiate dopo i primi tredici episodi. Ma con il secondo anno e il raggiungimento dei 100 episodi, tutto questo era inevitabile.

Intervistatore: Immagino sia difficile scrivere le sceneggiature di Saint Seiya, specialmente per gli episodi inediti?

Koyama: Ancora non capisco perché abbiano affidato la sceneggiatura a me che sono soprannominato "Koyama il re delle gag" dopo aver lavorato sulle commedie per dieci anni (ride). Anche se avevo dei contatti con il signor Hatano e il resto dello staff, all’inizio ero preoccupato di lasciare Dragonball per lavorare su Saint Seiya. La struttura non era ancora ben definita, la distribuzione non era cominciata e gli sviluppi della storia non erano chiari. Soprattutto, mi chiedevo perché volessero mettere proprio me a capo di un anime prevalentemente d’azione (ride). Ma per fortuna è stato un successo, e ora sono estremamente grato a questo lavoro che mi ha permesso di non limitarmi a scrivere solo sceneggiature comiche.

Hatano: Penso che quando si sanno scrivere commedie, si sanno scrivere anche opere serie.

Koyama: All’inizio, scrivevo inavvertitamente gag, ma poi mi sono corretto (ride). Ad ogni modo, è la prima volta che scrivo così tanto per un solo lavoro, e per così tanto tempo.

Kurumada: Le risate sono importanti, anche solo per alleggerire la tensione. È impossibile rimanere in uno stato di tensione costante. Ma è una cosa difficile da implementare in Saint Seiya. Al punto dove siamo, non possiamo infilare battute senza alcune precauzioni.

Koyama: Se un personaggio tira fuori una battuta, poi diventa un problema, no? Perché dobbiamo farne altre più avanti.

Kurumada: E se facessero battute durante un combattimento, verrebbero uccisi (ride). Dopotutto, i Cavalieri d’Oro possono sferrare 100 milioni di colpi al secondo. Se Seiya o qualcun altro si distraesse a starnutire, per lui sarebbe la fine (grande risata).

Hatano: Beh, in quel caso dovremmo disegnare i personaggi di Saint Seiya super deformed (ride).

Kurumada: Sarebbe bello da vedere nell’anime (ride).

Kawata: E’ una cosa che mi tenta come produttore. Sarebbe originale.

Koyama: Anch’io voglio provarci una volta. Ma la responsabilità sarà tutta del signor Araki (ride).

Araki: Sì, beh, ne sarei felice. Tutto lo staff piangerebbe di gioia (ride). Ma penso che cambiare di botto le proporzioni dei personaggi di Saint Seiya sarebbe… beh… (ride).

Kurumada: Sì, sarebbe impossibile nelle storie in corso (ride).

Koyama: Purtroppo è un anime troppo serio, vero?

Hatano: No, se osaste farlo, potremmo sempre dire che si trattava di una specie di delirio. Ma poi non potremmo più ripeterlo (ride).

Intervistatore: Ora siete tutti emozionati al pensiero di questi personaggi immaginari di Saint Seiya in SD (ride). Penso sia il caso di concludere. Grazie a tutti.