HASGARD / ALDEBARAN DEL TORO

(TAURUS ALDEBARAN / HASGARD)

ETA': 28 anni.

ALTEZZA: Sconosciuta; 2.10 M circa

PESO: Sconosciuta; 130 Kg circa

OCCHI: Lilla

CAPELLI: Viola

DATA DI NASCITA: Sconosciuta. 1723 circa.

LUOGO DI NASCITA: Sconosciuto

GRUPPO SANGUIGNO: Sconosciuto

SEGNI PARTICOLARI: Inizialmente nessuno. Dopo lo scontro con Kagaho ha numerose ustioni e cicatrici, tra cui una sull'occhio destro.

PARENTI CONOSCIUTI: Nessuno. Da quel che sappiamo probabilmente è orfano.

COSTELLAZIONE / SIMBOLO: Toro, seconda costellazione dello zodiaco.

ARMATURA / ARMI: Armatura d'oro del Toro. L'armatura non ha caratteristiche particolari, ma come tutte le armature d'oro copre quasi interamente il corpo, è estremametne resistente e congela solo allo zero assoluto (- 273.16 °C).

STIRPE: Cavaliere d'oro di Atene del 1700 nella realtà alternativa di Lost Canvas, protettore della seconda casa del Grande Tempio.

PRIMA APPARIZIONE: Lost Canvas N° 1, 3° capitolo.

EPISODI (SAGA): 7, 9-12

NUMERI DEL MANGA: Lost Canvas 1, 4-6

COLPI SEGRETI / POTERI: Hasgard è dotato di un cosmo molto potente, pari a quello della maggior parte dei cavalieri d'oro, e sa usarlo con maestria sia per l'attacco che per la difesa. Ha buone doti strategiche, è in grado di intuire rapidamente la forza di chi ha di fronte, ed i punti deboli dei suoi colpi segreti, in modo da poterli contrastare efficacemente se necessario. Pur potendosi muovere alla velocità della luce come tutti i compagni, tra i cavalieri d'oro è riconosciuto come quello in grado di attaccare più rapidamente perchè è capace di porre le braccia nella posizione del suo colpo segreto in una frazione di secondo. Hasgard possiede due colpi segreti, il primo dei quali è il Sacro Toro (Great Horn). Per eseguire questa tecnica, di solito Hasgard incrocia le braccia sul petto, per poi estrarle, cariche di cosmo, alla velocità della luce, in modo da generare una potente onda distruttiva che investe in pieno il nemico. Volendo, il cavaliere può lanciare questo colpo anche senza incrociare le braccia, ma in questo modo perde l'effetto sorpresa e la tecnica, pur mantenendo la stessa forza, può essere contrastata. Molto spesso Hasgard sferra il Sacro Toro nel momento in cui il nemico lo attacca, probabilmente perchè consapevole che in quell'attimo le difese avversarie devono essere abbassate. Pur essendo un colpo prettamente offensivo, la posa del Sacro Toro offre anche dei vantaggi difensivi, spingendo i nemici ad attaccare nella convinzione che Hasgard li stia ignorando o non voglia combattere.

Il secondo colpo segreto di Hasgard è il Titan's Nova, una tecnica dalla tremenda potenza distruttiva, capace di spaccare la terra. Hasgard la utilizza solo due volte, ed in entrambi i casi concentra tutto il proprio cosmo nella mano destra, abbattendola poi a terra con il palmo aperto. In questo modo il suo cosmo si espande nel sottosuolo e poi esplode violentemente, frantumando la terra e distruggendo tutto quello che ha di fronte per parecchi metri. La forza distruttiva del Titan's Nova è tale da danneggiare gravemente una Surplice che in precedenza aveva resistito al Great Horn senza riportare danni, e probabilmente l'avrebbe distrutta se lo Spectre in questione non si fosse parzialmente difeso in tempo. L'esplosione causata da Hasgard è abbastanza controllata da non estendersi mai alle sue spalle, cosa che gli permette di colpire il nemico senza rischiare di ferire eventuali alleati. Oltre a queste due tecniche segrete, Aldebaran possiede il cosmo tradizionale di un cavaliere d'oro e la capacità di muoversi alla velocità della luce. Dalla sua ha anche un'incrollabile forza di volontà e fedeltà ad Atena, che lo spinge a combattere senza mai esitare, resistendo anche in condizioni disperate o se ferito gravemente. Infine, può istintivamente percepire la natura dell'animo di chi ha di fronte, riconoscendolo come buono o malvagio indipendentemente dalle sue azioni, anche se almeno in un'occasione il suo giudizio si è rivelato inesatto.

STORIA: Verosimilmente orfano di entrambi i genitori, Hasgard, ancora molto piccolo, venne a sapere dei Cavalieri di Atena, protettori dell'umanità e difensori della giustizia. Decidendo di votare la sua vita a questa causa, il bambino scelse di unirsi a loro in circostanze sconosciute e si sottopose ad un duro addestramento, durante il quale imparò a dominare il cosmo e sviluppò la forza e la velocità. Alla fine, Hasgard ottenne il titolo di Cavaliere d'Oro, uno dei dodici guerrieri più potenti dell'esercito di Atena, e l'armatura del Toro.

Persino tra i cavalieri d'oro, la sicurezza di Hasgard ed il suo senso di fedeltà ad Atena spiccavano, rendendolo un punto di riferimento per molti. Dal canto suo, il ragazzo decise di onorare la Dea in maniera ancora maggiore e cambiò addirittura il proprio nome, assumendo quello di Aldebaran, la stella principale della costellazione del Toro. Questo gesto impressionò la maggior parte dei compagni, in special modo il giovane cavaliere di Libra, aumentando l'ammirazione nei suoi confronti. A sua volta, Hasgard ammirava il cavaliere di Sagitter, Sisifo, la cui devozione ad Atena era, se possibile, persino superiore alla sua, perchè sostenuta da una profonda sensibilità e dal desiderio di non farla soffrire con gesti sconsiderati. Fu proprio Sisifo un giorno che, su ordine del Grande Sacerdote, tramite di Atena in terra, condusse al Grande Tempio dall'Italia una piccola orfana, Sasha, che si era scoperto essere incarnazione della Dea.

Pur essendo fonte di gioia, il ritorno di Atena in terra confermava che, entro pochi anni, sarebbe scoppiata una Guerra Sacra, ovvero un conflitto tra divinità. Il nemico da battere in questa guerra era Hades, signore dell'aldilà che, forte della sua armata composta da 108 Spectre, aveva già combattuto contro i cavalieri in passato, venendo sconfitto. Uomo dall’animo buono e gentile, Hasgard trascorse questi anni di attesa trovando ed accudendo bambini orfani, cui diede non solo un tetto e del cibo, ma anche affetto e calore. Tra loro, ve ne erano tre di nome Teneo, Selinsa e Saro. Quando la guerra sembrava ormai vicina, Hasgard disse a tutti loro di doverli lasciare per occuparsi delle proprie responsabilità come Cavaliere di Atena, ma Teneo, Selinsa e Saro chiesero di restare con lui e di poter essere addestrati per diventare Cavalieri. Acconsentendo, Hasgard iniziò ad allenarli. Col passare del tempo però, Saro aveva iniziò a tentennare, spaventato all'idea di poter perdere la vita in battaglia dopo aver rischiato di morire nel crollo di alcune macerie. Nel salvargli la vita, Aldebaran ribadì a lui ed ai due compagni che non erano obbligati a diventare cavalieri, e che se avevano paura di morire avrebbero fatto meglio a rinunciare, purchè avessero sempre portato nel cuore il desiderio di proteggere i deboli e la giustizia. Questo discorso, oltre a convincere Saro a rimanere, aumentò l'ammirazione di Teneo nei confronti del maestro, spingendolo a prenderlo in tutto e per tutto come punto di riferimento. Questi sentimenti erano condivisi solo in parte da Selinsa, un pò meno sicura sul proprio futuro e non del tutto convinta da alcune scelte di Aldebaran, come quella di cambiare il nome, che le pareva eccessiva. Nondimeno, anche lei continuò ad allenarsi con costanza, seguendo le lezioni del maestro e prendendosi anche cura di Saro.

In questi anni, Aldebaran rafforzò anche la propria amicizia con Doko e alcuni tra gli altri parigrado delle dodici case, come Sisifo. L'eccezione principale era Asmita, il cavaliere di Virgo custode del sesto tempio. Chiuso e misterioso tanto quanto Aldebaran era aperto e spontaneo, Asmita non aveva rinunciato alla propria fede Buddhista pur vivendo nel luogo dedicato al culto di Atena, e passava quasi tutto il proprio tempo in meditazione, lontano da sguardi indiscreti. Questi comportamenti insospettivano Aldebaran, la cui fede in Atena era assoluta, spingendolo a dubitare del compagno e persino a temere che un giorno potesse tradirli, passando dalla parte di Hades. Ciononostante, nelle rare occasioni in cui i due erano insieme, ad esempio nelle riunioni organizzate dal Grande Sacerdote, non vi furono screzi o alterchi tra loro.

Alla fine, la Guerra contro Hades scoppiò in tutta la sua violenza. Dopo una missione fallimentare di alcuni cavalieri in Italia, nella quale sembrò perdere la vita Tenma di Pegasus, giovane allievo di Doko, i cavalieri d'oro si prepararono all'attacco degli Spectre al Grande Tempio. Obbligato a mettere un pò da parte l'addestramento dei tre allievi, Aldebaran collaborò con i compagni nell'organizzazione delle difese, restando poi a guardia della seconda casa quando il cavaliere dei Pesci, Albafica, e poi quello dell'Ariete, Sion, affrontarono Minosse, uno dei tre comandanti nemici, in uno scontro che costò la vita al custode della dodicesima casa. A seguito dello scontro, giunse al Santuario un messaggero dal lontano Jamir, che portava con se due notizie importanti: gli Spectre erano in grado di tornare in vita grazie al cosmo di Hades, ma presto anche Tenma di Pegasus sarebbe risorto. Parlando con Doko, che stava temporaneamente sostituendo Sion a difesa della prima casa, Aldebaran gli mostrò la sua gioia per l'imminente ritorno di Tenma, che sapeva essere molto caro al cavaliere di Libra, ma gli ribadì i dubbi nei confronti di Asmita, che anche in quella situazione di emergenza non era emerso dal proprio tempio. Questo fatto, unito alle voci secondo cui Virgo sarebbe capace di teletrasportarsi in Ade con lo spirito, ed al suo carattere ambiguo, fecero temere più che mai ad Aldebaran che il compagno stesse pensando di tradirli. Quasi a conferma dei suoi sospetti, poco tempo più tardi Aldebaran venne a sapere che Asmita era partito da solo per l'Oriente, chiedendo il permesso di Atena ma senza consultarsi con gli altri cavalieri d'oro, cosa che Toro non approvava e faticava ad accettare.

Ben presto comunque, Aldebaran dovette mettere da parte i pensieri su Asmita perchè i cosmi di alcuni Spectre apparvero nel Grande Tempio. Costoro erano stati precedentemente uccisi da Albafica, ed il cosmo di Atena gli aveva impedito di resuscitare. Ora però la Dea si stava affaticando, e questo aveva ridotto il raggio d'azione del suo cosmo e permesso ai nemici di rialzarsi. Riconoscendo la minaccia, Aldebaran si precipitò ad affrontarli, massacrandoli con un colpo solo del Sacro Toro. Poco dopo però davanti a lui comparve un nemico più potente, Kagaho di Bennu, venuto alla ricerca di Doko, verso cui aveva un conto in sospeso.

Rifiutandosi di lasciarlo andare via, il cavaliere del Toro iniziò un duro combattimento contro lo Spectre, mettendolo subito in difficoltà grazie alla propria forza e velocità, che gli permisero di avere la meglio sulle fiamme nere generate dal suo cosmo. Inizialmente Aldebaran trattò il nemico con arroganza, proclamandosi superiore e prendendosi quasi gioco di lui, ma poi si accorse che Kagaho era diverso dagli altri Spectre perchè in lui non c'era un animo malvagio, ma solo l'ardente desiderio di proteggere Hades. Il cavaliere del Toro decise allora di tirar fuori il lato migliore del nemico, e, piuttosto che combattere seriamente, cercò continuamente di convincerlo a guardare dentro di se senza lasciarsi dominare dalla rabbia, che rischiava di renderlo simile al fuoco, ovvero inavvicinabile e condannato alla solitudine. Inizialmente però le sue parole sortirono solo l'effetto opposto, facendo infuriare sempre di più Kagaho, che iniziò a prendere il sopravvento. Dopo aver imparato a schivare il Sacro Toro infatti, lo Spectre riuscì a bruciare il braccio destro di Aldebaran ed a colpirlo ripetutamente, causandogli diverse ustioni.

Nonostante le parole di odio di Kagaho, Aldebaran continuava ad avvertire in lui una natura non ancora votata al male, e così cercò ancora di raggiungerlo con le parole, evitando di contrattaccare seriamente ma mostrando comunque la propria forza. Per un attimo tale strategia sembrò mettere in difficoltà Kagaho, ma poi lo Spectre fece ricorso alla sua arma più potente, imprigionando Aldebaran su una croce di fiamme nere, che trapassarono l'armatura d'oro e lo ferirono gravemente, bruciandogli anche l'occhio destro. Per la prima volta davvero in difficoltà, Aldebaran riuscì comunque a liberarsi, facendo ricorso a tutte le proprie forze. Deciso a combattere lealmente, rifiutò l'offerta di aiuto di Doko, sopraggiunto nel frattempo, chiedendogli solo di badare a Teneo, Selinsa e Saro, che erano arrivati da qualche minuto e stavano osservando terrorizzati lo scontro. In questa situazione di crisi, fu proprio Teneo ad incoraggiarlo, porgendogli l'elmo d'oro del Toro che era caduto in precedenza e chiedendogli di sopravvivere, cosicchè in futuro potessero combattere insieme. Colpito dalla devozione degli allievi, Aldebaran decise di combattere al massimo e fece ricorso alla più potente delle sue tecniche, il Titan's Nova, con cui quasi annientò Kagaho, capace di difendersi solo in parte.

Nonostante la vittoria però, Aldebaran, non avendo cambiato idea riguardo la natura di Kagaho, decise di non ucciderlo e di lasciarlo andar via, nonostante il parere contrario di Doko e le parole di odio dello stesso Spectre, ora desideroso di vendetta. Vittorioso ma esausto, il cavaliere venne riportato alla seconda casa per essere medicato, e poi andò a fare rapporto al Grande Sacerdote. Qui trovò anche Sisifo, che lo informò delle sempre più precarie condizioni di Atena, ormai esausta a causa del mantenimento della barriera che impediva agli Spectre di resuscitare all'interno del Grande Tempio. Uscendo con lui dalla tredicesima casa, Aldebaran cercò di ignorare la gravità delle proprie ferite dicendo di essere pronto a lottare di nuovo, ma Sisifo, consapevole delle sue reali condizioni, lo esortò a non buttare via la sua vita combattendo in quello stato, ricordandogli quanto drammatica sia la morte di un cavaliere per Atena. Il loro discorso venne interrotto dall'improvviso arrivo di Hades in persona al Grande Tempio.

Venuto ad uccidere Atena, il Dio comparve davanti a lei, e soltanto Aldebaran e Sisifo erano abbastanza vicini da poter fare qualcosa. Il cosmo di Hades però bloccò a terra Aldebaran, obbligandolo a guardare mentre Sagitter riusciva a rialzarsi e tentava invano di fermare il Dio con la propria freccia d'oro, venendo invece ferito a morte. La situazione critica venne risolta soltanto grazie all'intervento del Grande Sacerdote ed all'apparizione di Tenma, finalmente tornato in vita e forte di una nuova armatura, dono di Asmita. Tenma era inoltre armato di un rosario capace di assorbire le anime degli Spectre caduti, impedendo loro di resuscitare. Questo rosario, creato grazie al sacrificio di Asmita, permetteva finalmente ad Atena di abbassare la barriera usata finora. Nel complicato scontro che seguì, Hades mostrò ad Aldebaran e gli altri nemici il mezzo con cui avrebbe ottenuto la vittoria: il Lost Canvas, un enorme dipinto capace di occupare tutto il cielo, e che, una volta completo, avrebbe portato all'estinzione della razza umana. Per permettere a Tenma di fermare Hades, Aldebaran lo protesse da Violate di Behemoth, uno Spectre nascosto nell'ombra del Dio, ma i suoi sforzi furono vani ed i nemici riuscirono comunque ad allontanarsi senza problemi.

Dopo questi eventi, passarono dieci giorni di relativa calma, in cui Aldebaran potè riprendere le forze dopo lo scontro con Kagaho. Venuto a conoscenza del sacrificio di Asmita per creare il rosario, indispensabile per la vittoria della guerra, il cavaliere comprese di essersi sbagliato nei suoi confronti ed andò a parlare alla sua armatura vuota, rammaricandosi di non averlo visto in azione, confessando di aver lasciato fuggire Kagaho e confessando di non sapere se sarebbe stato capace di sacrificarsi come Asmita aveva fatto. Inquieto per l'incombente presenza del Lost Canvas in cielo, Aldebaran decise poi di prendersi cura di Tenma e di allenarlo un pò. Il cavaliere d'oro avrebbe voluto insegnare qualche nuova mossa al ragazzo, ma i suoi piani vennero vanificati dall'arrivo di due sicari, mandati proprio per uccidere Tenma, giudicato pericoloso a causa della profonda amicizia che lo legava ad Aaron, incarnazione di Hades.

I poteri sonici dei due fecero addormentare Tenma, Teneo, Saro e Serinsa, ma Aldebaran, intuendo il pericolo, si sfondò i timpani per proteggersi. Questa mossa però si rivelò inutile, ed il cavaliere, ancora indebolito dalle vecchie ferite, si trovò in grossa difficoltà contro i due nemici: Cube di Diurahan e Whinber del Pipistrello. Pur non dotato di poteri adatti ad affrontare colpi sonici, il cavaliere riuscì ad uccidere il secondo grazie alla sola forza fisica, ma non potè far niente contro Cube, che lo colpì con il proprio colpo segreto Death Messenger, fermando il suo cuore e, sostanzialmente, uccidendolo. Ad un passo dalla morte però, Aldebaran ricordò le parole di Sisifo e, volendo risparmiare ad Atena l'atroce dolore che la morte di Tenma le avrebbe causato, bruciò per l'ultima volta il suo cosmo, scatenando il Titan's Nova ed uccidendo Cube.

Tale impresa purtroppo gli costò la vita, ed Aldebaran si spense nella posa del suo colpo segreto, estremo baluardo a difesa di Tenma.

In seguito, il suo corpo venne poggiato a terra da Kagaho, giunto a rendergli onore, e successivamente sepolto nel cimitero del Grande Tempio, dove fu pianto da Tenma ed i tre allievi.

NOTE: Le informazioni presenti in questo profilo provengono dai numeri 1 e 4-6 di Lost Canvas, ed in particolare dai capitoli 3, 27 e 35-52. Fisicamente, Aldebaran è quasi identico al Toro della serie classica. Inizialmente, la scoperta che il suo nome era Aldebaran, come quello della serie classica, causò un certo disappunto nei fans, ma la cosa venne poi corretta spiegando che il suo vero nome era Hasgard, e che lo aveva cambiato di propria iniziativa. Il colore degli occhi viene rivelato dalla copertina del volume 5.

Come per quasi tutti i personaggi della serie, non si hanno notizie sull'infanzia di Hasgard o sulle circostanze che lo hanno portato a diventare cavaliere di Atena, ma è verosimile che sia orfano visto che è così per quasi tutti i cavalieri. Inoltre, è possibile che sia nato in Brasile, come la sua controparte attuale, e che si sia addestrato da solo, visto che vari cavalieri d'oro della serie classica sono autodidatti e non ci sono accenni ad un maestro.

Dei primi quattro cavalieri d'oro inediti comparsi in Lost Canvas, Hasgard è quello che ha il maggior spazio, apparendo come protagonista o coprotagonista in ben 17 capitoli, divisi tra i numeri 5 e 6. Ciononostante, nel manga la sua storia è molto lineare e l'unico flashback riguarda il giorno in cui salvò Saro dal crollo di alcune macerie. Inoltre la grossa differenza di capacità tra Teneo, Selinsa e Saro sembrava suggerire che i tre non avessero iniziato l'addestramento insieme, ma in periodi diversi. L’anime ha invece ampliato la storia, mostrando che Hasgard trovava ed accudiva bambini orfani, dando loro un tetto sopra la testa e del cibo con cui sfamarsi. La mancanza di fiducia di Hasgard nei confronti di Asmita viene espressa nel capitolo 27, e poi accennata un paio di volte più avanti, fino al capitolo 49, in cui il Toro gli chiede idealmente perdono.

La scena in cui Hasgard si sfonda inutilmente i timpani è un chiaro riferimento allo scontro tra Toro e Syria nel manga classico. Curiosamente, Hasgard muore nell'unico combattimento in cui non aveva indossato il proprio elmo d'oro, cosa che potrebbe essere un ammiccamento al duello tra Toro e Pegasus nell'anime.

Con ogni probabilità, dopo la morte, lo spirito di Hasgard è stato imprigionato nel Cocito, l'ultima prigione di Ade.

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