ARGOR DI PERSEO

(PERSEUS ARGOR)

Argor

ETA': 17 Anni

ALTEZZA: 1.88 M

PESO: 83 Kg

OCCHI: Grigio / blu.

CAPELLI: Castani.

DATA DI NASCITA: 11 Novembre

LUOGO DI NASCITA: Arabia Saudita.

GRUPPO SANGUIGNO: A

SEGNI PARTICOLARI: Nessuno.

PARENTI CONOSCIUTI: Nessuno. Da quel che sappiamo probabilmente è orfano (vedi Note).

COSTELLAZIONE / SIMBOLO: Perseo, eroe mitologico che uccise Medusa decapitandola. Il simbolo del cavaliere tuttavia sembra essere la Medusa stessa, il mostro che aveva serpenti come capelli ed il cui sguardo tramutava in pietra la gente.

ARMATURA / ARMI: Armatura d'argento di Perseo. L'armatura di Argor è dotata del temibile scudo di Medusa, uno scudo d'argento su cui è scolpito il volto del mostro leggendario. Per motivi sconosciuti (vedi Note), questo scudo ha il potere di trasformare in pietra chiunque lo fissi anche solo per pochi secondi. Lo scudo può essere agganciato ai bracciali dell'armatura, ma ha anche un aggancio per essere fissato allo schienale dell'armatura. Indipendentemente da dove sia fissato, i suoi poteri restano immutati. L'armatura e lo scudo vengono completamente distrutti al termine dello scontro con Dragone. Quando viene resuscitato da Hades, Argor indossa quella che sembra la surplice di Perseo, in tutto e per tutto simile all'armatura d'argento originale, ma priva dello scudo. Questo suggerisce che lo scudo potrebbe essere un dono di Atena al primo cavaliere di Perseo piuttosto che un pezzo vero e proprio dell'armatura (vedi Note).

STIRPE: Cavaliere d'argento di Atene agli ordini del Grande Sacerdote.

PRIMA APPARIZIONE: Episodio 26, "Amici o nemici ?" (anime), Saint Seiya N 6, 3 capitolo (manga).

EPISODI (SAGA): 26-28 (saga del Grande Tempio), 116 (saga di Hades).

NUMERI DEL MANGA: 6-7.

COLPI SEGRETI / POTERI: Il principale potere di Argor risiede nello scudo di Medusa della sua armatura, che tramuta in pietra chiunque lo fissi anche solo per pochi secondi. L'incantesimo è permanente a meno che lo scudo non venga distrutto. In quel caso le statue, se ancora intatte, riprendono forma umana. Il meccanismo esatto in cui lo scudo agisce è ignoto, ma gli occhi della Gorgone che vi sono scolpiti sono in grado di aprirsi in modo da emettere il bagliore pietrificante. Il raggio dello scudo può superare barriere minori come bende o palpebre, ma in quel caso la sua efficacia diminuisce e solo parte del corpo della vittima viene pietrificato. Un'armatura abbastanza potente può schermare del tutto dal potere dello scudo, mentre speciali apparecchi meccanici possono assorbire l'energia del raggio pietrificante. Quando gli occhi di Medusa sono chiusi, lo scudo funziona come una normale difesa, ma emette comunque una debole energia che annebbia vagamente i nemici che si trovano a distanza ravvicinatissima. Oltre allo scudo, Argor possiede un vero e proprio colpo segreto chiamato Stratagemma della Gorgone. Per usare questa tecnica, Argor salta ed attacca il nemico dall'alto con un calcio. Contemporaneamente, il suo cosmo genera un'illusione in cui i nemici del cavaliere d'argento vedono i propri corpi intrappolati da centinaia di serpenti, gli stessi che nel mito fanno da capelli a Medusa. L'illusione impedisce alle vittime di difendersi o evitare il calcio, che può colpire con potenza devastante. Sul piano fisico, Argor possiede i normali poteri di un cavaliere d'argento, è capace di frantumare la pietra con le mani e saltare grandi distanze.

STORIA: Verosimilmente orfano di entrambi i genitori, Argor nacque in Arabia Saudita e, molto giovane, venne in qualche modo a conoscenza dell'esistenza dei cavalieri di Atena. Desiderando affermare la sua forza, il ragazzo iniziò l'addestramento per diventare a sua volta cavaliere. Nulla è noto dell'addestramento, ma alla fine Argor superò tutte le prove e divenne cavaliere d'argento, ottenendo l'armatura di Perseo, ben nota ai cavalieri Arabi per via del temibile scudo di Medusa di cui era dotata, capace di trasformare le persone in pietra. Prima di partire per la Grecia, dove tutti i nuovi cavalieri dovevano recarsi, Argor venne avvisato da qualcuno, forse il suo maestro, che solo un altro uomo al mondo sapeva il segreto dello scudo di Medusa, un anziano eremita che viveva ai Cinque Picchi, in Cina (vedi Note). Inoltre, ad Argor fu ricordato di non dimenticare mai il modo in cui nel mito Perseo aveva sconfitto Medusa, perché una simile strategia sarebbe un giorno potuta essere usata contro di lui.

Raggiunta Atene, Argor si mise al servizio del nuovo Grande Sacerdote, Arles, da poco succeduto al precedente. A differenza di altri cavalieri, Argor non venne plagiato da Arles, che ne avvertì l'indole tendente al male (vedi Note). Argor infatti non era realmente interessato a combattere per la giustizia ed amava usare i poteri del suo scudo per divertirsi e trasformare in statue di pietra chiunque osasse contrastarlo. Questo comportamento gli valse il disprezzo di alcuni, tra cui Ioria, cavaliere d'oro del Leone, ma dal momento che uno scontro tra cavalieri del Grande Tempio era vietato dalle leggi del sacerdote, non ci furono battaglie tra i due.

Alcuni anni più tardi, Arles vide i propri sogni di potere messi in pericolo da lady Isabel, attuale reincarnazione della Dea Atena, e dai suoi cinque cavalieri di bronzo. Il sacerdote diede al suo capo della guardia Phaeton il compito di eliminarli. A sua volta, Phaeton, dopo alcuni fallimenti, affidò la missione a Tisifone, sacerdotessa guerriera, ostile in particolare ad uno dei cavalieri, Pegasus. Mentre Tisifone stava preparando una strategia d'attacco, tre ragazzi del Grande Tempio, stanchi dei durissimi addestramenti necessari per diventare soldati semplici, tentarono di disertare e fuggirono. Argor, attirato dalla campana d'allarme, trovò i tre che parlavano con Ioria, che stava cercando di convincerli a tornare indietro prima che fosse troppo tardi. Non considerandoli meritevoli di perdono, Argor sbarrò loro la strada e, disgustato dal vederli supplicare pietà, decise di eliminarli. Voltandosi, Argor fece finta di lasciarli passare, ma in realtà li espose al potere pietrificante del suo scudo, che teneva agganciato allo schienale dell'armatura, e li trasformò in statue, che poi distrusse con le sue mani. Tale dimostrazione di crudeltà convinse Tisifone, che aveva osservato tutta la scena, ad arruolarlo per la sua missione.

Pochi giorni dopo, la sacerdotessa venne informata da una spia che tre cavalieri, Pegasus, Sirio il Dragone e Andromeda, erano partiti per una missione esplorativa in Grecia. Approfittando dell'occasione, la donna organizzò una trappola su un'isola sperduta dell'Egeo e vi si recò insieme ad Argor ed a Birdam, guerriero dai poteri telecinetici. Birdam fece precipitare sull'isola l'aereo dei cavalieri, imprigionandoli senza possibilità di fuga. Argor, desideroso di trasformare in pietra i suoi nemici, fu eccitato all'idea della battaglia imminente, ma rimase indispettito quando Tisifone mostrò di volere Pegasus solo per se. Non essendo interessata a Sirio e Andromeda comunque, la donna li lasciò a lui e Birdam. Quest'ultimo scelse di affrontare Dragone, lasciando Andromeda ad Argor. Argor, vedendo il colore rosato e le fattezze femminili dell'armatura del nemico si prese gioco di lui, poi, pur tenendo lo scudo ancora agganciato alla schiena, iniziò lo scontro, mostrando di poter evitare con facilità la catena del cavaliere avversario. Per alcuni minuti Argor restò sulla difensiva, finché non vide che Pegasus aveva sconfitto Tisifone. Volendo vendicare la donna, verso la quale provava una certa ammirazione, Argor decise di mettere fine allo scontro con Andromeda e, cogliendolo di sorpresa, lo pietrificò con lo scudo.

Sconfitto Andromeda, Argor affrontò brevemente Pegasus, e fu subito stupito dalla sua energia. Prima che lo scontro tra i due potesse evolversi, arrivò anche Sirio, ed i due amici si avvicinarono alla statua di Andromeda. Vedendo l'occasione propizia, Argor staccò lo scudo dalla schiena e lo agganciò al braccio sinistro, fingendo di volerlo mostrare ai due. Il raggio pietrificante raggiunse Pegasus, trasformando anche lui in una statua, ma Argor si accorse con stupore che Sirio si era salvato proteggendosi col suo scudo del Dragone. Sirio aveva infatti sentito parlare dello scudo di Medusa dal suo maestro, ed Argor comprese che doveva trattarsi dell'anziano eremita dei Cinque Picchi. Consapevole che questa battaglia sarebbe stata più difficile delle altre, Argor iniziò lo scontro, ma ben presto si rese conto di essere comunque in vantaggio perché Sirio, obbligato a fare attenzione allo scudo di Medusa, non poteva concentrare abbastanza energia nei suoi attacchi.

Dopo aver resistito senza grossi problemi al Drago Nascente, il colpo segreto del nemico, Argor ebbe una buona occasione quando Birdam bloccò Sirio alle spalle in modo da impedirgli di difendersi. Quando però Argor cercò di pietrificarlo, Dragone riuscì ad allontanarsi, e fu Birdam stesso ad essere tramutato in pietra. Furioso e frustrato, Argor decise di strappare a calci lo scudo a Dragone, ed iniziò ad attaccarlo incessantemente. Quando però Sirio cambiò strategia ed attaccò guardando il riflesso nel proprio scudo invece che il nemico direttamente, Argor riconobbe il trucco che Perseo aveva usato contro Medusa e si organizzò per evitarlo. Saltando all'ultimo momento, il cavaliere d'argento usò lo Stratagemma della Gorgone per colpire duramente il nemico ed atterrarlo. Nel vedere Sirio rialzarsi però, Argor non potè evitare di essere stupito dalla sua determinazione, molto superiore a quella di tutti coloro che aveva affrontato e ucciso in passato. Il suo orgoglio comunque lo convinse a continuare la lotta in attesa dell'occasione propizia, che venne quando Sirio cercò di attaccare con gli occhi bendati. Consapevole che il potere del suo scudo poteva superare una difesa così debole come una benda, Argor affrontò la sfida, riuscendo così a pietrificare il braccio sinistro di Sirio, quello su cui era agganciato lo scudo del Dragone.

Con la situazione ora nettamente a suo vantaggio, Argor giocò col nemico, colpendolo più volte, ma quando si decise a finirlo, venne interrotto dall'arrivo dei tre misteriosi cavalieri d'Acciaio. Inizialmente confuso da costoro di cui non aveva mai sentito parlare, Argor venne messo in difficoltà dalla loro agilità e dalle caratteristiche delle loro armature. I colpi subiti però lo fecero infuriare, spingendolo ad usare di nuovo lo Stratagemma della Gorgone, col quale atterrò i tre giovani avversari. Soddisfatto, Argor si preparò a trasformarli in pietra, ma venne fermato dal ritorno in campo di Sirio, deciso ad usare una nuova tattica. Sbalordito, Argor vide Dragone accecarsi con le sue stesse mani e poi voltarsi verso di lui, sanguinante ma pronto a riprendere la battaglia.

Il gesto di Sirio lasciò allibito il cavaliere, che mai aveva visto qualcuno così determinato a vincere. Argor ammise che ora Sirio era immune dai poteri dello Scudo di Medusa, ma pensò comunque di poterlo sconfiggere con la forza fisica. I suoi piani però si rivelarono sbagliati e Dragone, riuscendo ad imprimere tutte le sue forze nel Drago Nascente, lo colpì in pieno, frantumando lo scudo di Medusa e trapassandogli il pettorale all'altezza del cuore. Ferito a morte e con l'armatura in pezzi, Argor crollò a terra, e, dopo aver compreso che era stata Atena a guidare gli occhi di Sirio, perse la vita. In seguito il suo corpo venne trasportato al Grande Tempio e sepolto nel cimitero dei cavalieri.

Diversi mesi dopo, Argor fu uno dei cavalieri resuscitati da Hades per prendere la testa di Atena. Il signore dell'aldilà offrì infatti una nuova vita a numerosi ex cavalieri di Atena in cambio della loro fedeltà, ed ordinò loro di recarsi al Grande Tempio ed uccidere Lady Isabel. Se fossero riusciti nell'impresa avrebbero avuto la vita eterna, mentre nell'altro caso sarebbero scomparsi dopo dodici ore. Il valore e lo spirito di sacrificio di Sirio avevano però insegnato ad Argor l'importanza di combattere per una causa più grande di se e non solo per soddisfazione personale. Decidendo di agire finalmente come un vero cavaliere di Atena, Argor aderì al piano di Sion, antico Grande Sacerdote, e fece solo finta di accettare l'offerta di Hades, nella speranza di poter raggiungere ed uccidere il Dio, o almeno di far risvegliare l'armatura divina di Atena. Hades, ignaro dei loro piani, diede a ciascuno un'armatura nera chiamata surplice, copia quasi perfetta delle corazze che i cavalieri avevano indossato in vita. Riprodurre i poteri dello scudo di Medusa non era però semplice e così la surplice di Argor risultò priva della sua arma più straordinaria.

Argor non fece parte del gruppo di cavalieri che attaccò il Grande Tempio ma, insieme a Vesta ed Agape, altri due ex cavalieri d'argento, si recò in Cina, ai Cinque Picchi, apparentemente per uccidere l'anziano cavaliere di Libra e Dragone, ma in realtà per mettere alla prova la forza di quest'ultimo e giudicare se fosse pronto alla guerra contro Hades (vedi Note). I tre non trovarono Libra, da poco partito per Atene, ma si imbatterono in Fiore di Luna, che usarono per far uscire Sirio allo scoperto. Nello scontro che seguì, Argor riuscì a colpire duramente il ragazzo, cieco per una recente battaglia, ma venne poi annientato dal Drago Nascente del nemico e morì di nuovo prima di poter spiegare le sue vere intenzioni.

NOTE: Le informazioni presenti in questo profilo provengono dagli episodi 26-28 e 116 dell'anime e dal 7 (3 capitolo) del manga (edizione StarComics). Che Argor sia orfano si deduce dalla totale mancanza di informazioni sul suo passato, e dal fatto che la maggior parte dei cavalieri lo sono.

Secondo alcune teorie, che però non sono confermate da alcun elemento ufficiale della serie o del manga, il volto scolpito sullo scudo di Argor sarebbe il vero volto di Medusa, che nella mitologia Atena pose sul suo scudo, l'Egida. Nella saga di Hades infatti lo scudo della Dea è privo della decorazione, ed è quindi ipotizzabile che in epoche remote Atena ne abbia donato il potere ad un cavaliere a lei fedele, proprio come fece con Excalibur ed il primo cavaliere di Capricorn. La cosa spiegherebbe il modo in cui lo scudo agisce ed il perché la surplice ne è priva. Inoltre, è ipotizzabile che il primo cavaliere di Perseo sia stato Perseo stesso (varie fonti ufficiali indicano vagamente che molti eroi dei miti fossero in realtà cavalieri di Atena), ed è noto che dopo aver ucciso la Medusa l'eroe ne prese la testa.

Che Argor conoscesse di fama il Maestro dei Cinque Picchi viene detto dal cavaliere stesso durante lo scontro con Sirio nel 27 episodio. Sempre in quell'occasione Sirio accenna all'esistenza degli "Scudi di Medusa", suggerendo che ce ne sono più di uno. La cosa però è poco probabile, visto il numero ridotto di cavalieri d'argento esistenti, e va considerata un errore di doppiaggio, oppure un errore dello stesso Sirio. Che Argor non sia stato plagiato come gli altri cavalieri invece lo si deduce dal comportamento crudele che tiene al Grande Tempio, e che non corrisponde a quello tenuto dalla maggior parte degli altri cavalieri, inclusi quelli in teoria plagiati da Arles. Per di più Ioria conosce e disprezza il ragazzo, segno che Argor si è comportato in questo modo per diverso tempo. Ovviamente in questo caso un pentimento è l'unica spiegazione per il comportamento di Argor nella saga di Hades. Dalle parole di Sion nel 126 episodio si deduce infatti che tutti i cavalieri resuscitati fossero d'accordo col piano dell'ex sacerdote, ed in effetti le ultime parole di Argor prima di morire (nel 28 episodio) suggeriscono una nuova consapevolezza ed un possibile pentimento.

Che la vera intenzione di Argor nel 116 episodio fosse mettere Sirio alla prova si deduce dal comportamento analogo degli altri cavalieri d'argento resuscitati nei confronti di Cristal e Andromeda.

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