Questa volta il periodo di pace fu più lungo dei precedenti. I cavalieri ebbero modo di rimettersi dalle loro ferite e finalmente poterono passare del tempo in tranquillità. Per prudenza comunque i ragazzi fecero riparare le armature dal Grande Mur, anche se tutti loro speravano di non doverle più indossare (vedi Note). Per rilassarsi, il gruppo, eccetto Phoenix, scomparso come suo solito, si recò in una delle ville di campagna di Isabel, dove potevano divertirsi con lunghe passeggiate nei boschi. Purtroppo, anche stavolta la pace non durò ed una nuova minaccia si presentò ai cavalieri nei panni di Apollo, Dio del sole, venuto a riprendersi sua sorella Atena prima di distruggere la terra con terremoti ed eruzioni. Insieme ad Apollo vi erano i suoi tre cavalieri, Atlas, Jao e Berenice, ed incredibilmente anche Gemini, Capricorn, Fish, Acquarius e Cancer, resuscitati dai poteri del Dio e con indosso armature esteticamente identiche a quelle d'oro originali.

La presenza del Dio e soprattutto di Acquarius sorprese Cristal, che però cercò di mantenere la mente fredda e di non lasciarsi trasportare dalle emozioni. Ancora più sorprendente però fù la decisione di Isabel di seguire spontaneamente il fratello e di lasciare che Pegasus venisse duramente colpito da Atlas senza intervenire o permettere agli altri di farlo. Sbalordito, Cristal vide Isabel allontanarsi insieme ad Apollo, seguita dai cavalieri d'oro e dai cavalieri del Dio del sole. Confuso e demoralizzato dalla decisione di Isabel, Cristal tornò insieme agli altri alla darsena, alla casa di Pegasus dove, analizzando freddamente la situazione, non potè fare a meno di chiedersi se il legame fraterno tra Atena ed Apollo non fosse tale da spingere la Dea ad abbandonarli. Cristal suggerì persino agli amici di rassegnarsi, suscitando le ire di Pegasus che, abbattuto persino più dei compagni, ebbe uno sfogo di rabbia e disperazione e poi corse via in lacrime.

Non avendo alternative, Cristal tornò in Siberia, consapevole in cuor suo che il peggio doveva ancora succedere. Purtroppo le sue previsioni si rivelarono esatte, e poco più tardi il ragazzo avvertì il cosmo di Atena che si spegneva, segno inequivocabile della morte della Dea. L'enorme amarezza del momento fu sostituita, poche ore più tardi, da una nuova determinazione, che spinse Cristal a partire per la Grecia, dove si trovava il tempio di Apollo. In viaggio, Cristal incontrò Sirio, che aveva avuto la sua stessa idea, e poco più tardi anche Andromeda, a sua volta diretto al tempio di Apollo. Quest'ultimo raccontò agli amici che Pegasus non era più a casa sua, e che probabilmente era partito da solo andando allo sbaraglio. Riunitisi, i tre si chiesero che speranze potessero avere da soli contro un Dio potente come Apollo. Pur condividendo i dubbi dei due amici, Sirio li esortò a non perdere la speranza, ricordando loro quante e quali avversità avevano superato in passato, ed alla fine i due annuirono e decisero di tentare ancora la sorte. Per avere più speranze di raggiungere Apollo, i tre amici indossarono le armature e si separarono, dandosi appuntamento al tempio del Dio.

Dopo una lunga corsa senza interruzioni, Cristal arrivò al tempio del Dio, dove Apollo ed i suoi cavalieri, Atlas e Berenice, rivelarono di averlo lasciato arrivare perchè avevano bisogno di lui. Apollo infatti aveva bisogno di una bara di ghiaccio eterno, in cui rinchiudere il corpo esanime di Lady Isabel affinchè non venisse distrutto dal tempo. Indignato da quest'offerta, Cristal rifiutò, ritrovandosi a dover affrontare Berenice, che minacciò di ucciderlo se non avesse cambito idea. La forza del cavaliere del sole mise subito in difficoltà il Cigno, i cui attacchi sembravano non avere effetto sul bersaglio, capace di sciogliere il ghiaccio semplicemente con il suo cosmo. Berenice inoltre minacciò di uccidere Cristal come aveva fatto con Acquarius, rivelando che il cavaliere d'oro, nel vedere Atena cadere per mano di Apollo, si era ribellato, e per questo era stato giustiziato. Sapere che il maestro non aveva tradito i suoi ideali rincuorò Cristal e sollevò un peso dal suo animo, ma non bastò a portarlo in vantaggio. Colpito in pieno dalla tecnica mortale dell'avversario e con l'armatura in frantumi, il ragazzo crollò privo di forze. A dargli la forza di rialzarsi furono la vista della croce d'oro ed il ricordo di Natassia, che non si sarebbe mai arresa ad una divinità malvagia come Apollo. Dando fondo a tutte le sue forze e bruciando il cosmo al massimo, Cristal ebbe la meglio su Berenice con il Sacro Acquarius, distruggendolo letteralmente ma poi crollando per la fatica.

Ripresosi alcune ore più tardi ma ancora molto debole, Cristal si trascinò fino al tempio di Apollo, dove si imbattè in Atlas, che lo sconfisse facilmente. Uno dopo l'altro, anche Andromeda, Phoenix, Sirio e Pegasus raggiunsero il tempio, venendo tutti sconfitti dal potentissimo guerriero, proprio mentre Apollo si accingeva a distruggere l'umanità con i suoi poteri. Per un attimo Cristal fu in procinto di arrendersi, ma poi la determinazione di Pegasus spinse lui e Dragone a stringere i denti e rialzarsi, bruciando al massimo i loro cosmi. Tale gesto richiamò le armature d'oro di Sagittario, Bilancia e Acquario, ed il Cigno, sorretto dallo spirito di Acquarius, indossò quest'ultima. Grazie alle armature d'oro i cavalieri ebbero facile vittoria su Atlas, ma si trovarono subito faccia a faccia con Apollo, che abbattè Cristal e Sirio con un colpo solo. Privo di forze, l'eroe potè solo restare a guardare mentre Pegasus, spinto via in tempo da Sirio, affrontava il Dio, continuando a rialzarsi ed a bruciare il suo cosmo, fino a raggiungere lo spirito di Atena in Ade ed a riportare lady Isabel in vita. Nel vedere l'amico che si accingeva a finire lo scontro con la freccia d'oro di Sagitter, Cristal unì il suo cosmo a quello dei compagni e lo sorresse, contribuendo alla vittoria finale.

Trionfanti anche contro questa minaccia, i cavalieri poterono tornare a sorridere ed a guardare al futuro con una speranza. D'altra parte, quell'esperienza aveva mostrato la necessità di essere sempre pronti a combattere, e così ancora una volta gli eroi fecero riparare le loro corazze da Mur.

Una nuova minaccia non tardò ad arrivare, stavolta nei panni di Lucifero, l'angelo decaduto che, dopo essere stato condannato a secoli di prigionia da Atena ed altre divinità, era tornato per vendicarsi insieme ai suoi quattro demoni. Per testimoniare la sua venuta Lucifero fece sconfiggere i cavalieri d'oro di Atene superstiti e decapitò una delle statue della Dea presenti al Grande Tempio. Ovviamente, Isabel venne ad investigare insieme a Pegasus, Cristal ed Andromeda, e fu così che il ragazzo si trovò per la prima volta di fronte a Lucifero ed i suoi seguaci. Fu proprio Cristal, che aveva sentito parlare del mito dell'angelo decaduto, a raccontarne la storia agli amici. L'angelo rivelò di avere in se i poteri di Apollo, Nettuno e Discordia e di essere pronto a distruggere l'umanità se Atena non si fosse consegnata a lui. Nel sentire queste parole Cristal e gli altri attaccarono ma, privi delle loro armature, vennero facilmente sconfitti e feriti dai guerrieri nemici. Per salvarli, Isabel li fece ricoverare in un ospedale di Atene, dove i tre vennero raggiunti da Sirio, che li informò che Isabel aveva accettato le condizioni del nemico e stava andando a consegnarsi. Nonostante le loro precarie condizioni, Cristal e gli altri insistettero per seguire Dragone verso il palazzo del nemico, apparso dal nulla tra le montagne greche.

Indossate le armature, i quattro iniziarono a seguire i passi di Isabel, che però era molto più avanti di loro. Nel corso del cammino gli amici vennero attaccati a più riprese dai demoni di Lucifero. Dopo aver lasciato i primi due a Sirio, l'unico del gruppo a non avere ferite recenti, ed il terzo ad Andromeda, Cristal, per permettere a Pegasus di andare avanti, ingaggiò battaglia con Molock, il distruttore di anime, venendo ben presto messo in difficoltà dai suoi poteri illusori. Molock infatti attaccava celandosi dietro un'illusione di Natassia, consapevole che Cristal non avrebbe mai osato attaccarla, e minacciando che, in quel caso, avrebbe perso tutti i ricordi che aveva su di lei. I piani del demone in effetti erano ben congegnati e, nonostante l'esperienza con Lemuri, Cristal si ritrovò inerme di fronte all'immagine di Natassia, subendo tutti i suoi attacchi e perdendo l'armatura. Allo stremo delle forze però, il ragazzo sentì anche il cosmo di Andromeda indebolirsi poco lontano e comprese che entrambi dovevano reagire. Incitando l'amico a fare altrettanto, ed accettando il rischio di perdere tutti i ricordi che lo legavano alla madre, il cavaliere si rialzò e sferrò l'Aurora del Nord, annientando Molock prima di perdere i sensi. Fortunatamente, le parole di Molock non corrispondevano a verità e Cristal non perse i ricordi di Natassia (vedi Note).

Il ragazzo venne svegliato poco più tardi da Andromeda, il cui nemico era stato ucciso da Phoenix. Sorreggendosi a vicenda, i due ripresero il cammino che li portò fino ai piedi del trono di Lucifero, dove arrivarono appena in tempo per salvare Pegasus da Belzebù, l'ultimo demone ancora in vita. Alla fine, come già contro Apollo, Cristal unì il suo cosmo a quello degli amici per sostenere Pegasus e permettergli di invocare l'armatura del Sagittario, con la quale l'eroe salvò Isabel e sconfisse Lucifero.

Dopo questa nuova vittoria, i cavalieri sperarono davvero di non dover più combattere, e per questo decisero di non far neanche riparare le armature, che quindi rimasero piene di crepe e spaccature. Ancora una volta, Cristal partì per la Siberia, facendo ritorno al luogo dove riposava sua madre, e che ormai considerava come una seconda casa. In quei giorni però la ferita all'occhio sinistro causatagli da Abadir, che non aveva mai avuto tempo di guarire del tutto, ricominciò a dargli problemi, e, per evitare guai peggiori, Cristal la coprì con una benda. In questo periodo Cristal riprese anche a portare fiori sul mare ghiacciato, in memoria di sua madre, limitandosi però a lasciarli in superfice. Ormai il suo potere era tale da permettergli di raggiungere il vascello anche nel crepaccio in cui Acquarius lo aveva fatto cadere mesi prima, ma le battaglie con Lemuri, Abadir e Molock gli avevano fatto capire che, pur portando sempre con se il ricordo di Natassia, doveva continuare a vivere, gioiendo per l'amicizia degli altri cavalieri e senza lasciarsi andare alla solitudine o a tristi memorie.

I giorni così passarono tranquilli, finchè una notte il ragazzo sentì un cosmo maligno provenire dal Grande Tempio. Prima di poter andare ad indagare, Cristal si trovò di fronte tre nemici che, incredibilmente, si rivelarono essere Eris, Babel e Moses, i cavalieri d'argento morti tempo prima nella guerra contro Arles. Incredulo, il Cigno chiese spiegazioni, ed i tre rivelarono di essere stati riportati in vita da Hades, nemico giurato di Atena e sovrano dell'aldilà, cui avevano giurato fedeltà in cambio di una nuova vita. Ora erano guerrieri al suo servizio venuti per uccidere Cristal, e le armature nere che indossavano, chiamate Surplici, confermavano il loro schieramento. Furioso di fronte a questo tradimento, Cristal li affrontò senza nemmeno indossare l'armatura, annientandoli al primo colpo dell'Aurora del Nord, a conferma di quanto la sua forza fosse aumentata negli ultimi anni. Stranamente, le ultime parole del morente Babel furono complimenti, ed il sollievo di potergli affidare la difesa di Atena. Confuso, e preoccupato per lady Isabel, Cristal prese con se l'armatura e partì per il Grande Tempio, luogo in cui la fanciulla si trovava.

Arrivato in Grecia in poche ore, Cristal incontrò Andromeda, in arrivo da Nuova Luxor, dove aveva avuto un incontro simile a quello del Cigno, con altri tre cavalieri d'argento resuscitati: Orione, Dedalus e Argetti. Tutto ciò confermava che c'era un grosso pericolo in agguato, così i due si incamminarono verso le Dodici Case alla ricerca di risposte.Appena entrati nella zona sacra però, si resero conto che la situazione era molto diversa da come l'avevano lasciata e che la Meridiana era di nuovo accesa.

Non sapendo cosa fare, i due si incamminarono verso la prima casa, ma a metà strada, vicino al cimitero dov'erano sepolti i cavalieri morti in antiche battaglie, si imbatterono in Asher, Black, Aspides e Tisifone. I tre guerrieri di bronzo furono felici di vedere gli amici, ma Tisifone li accolse freddamente ed ordinò persino loro di andarsene, dichiarando che Atena non li voleva più al Grande Tempio e che aveva dato ordine di tenerli lontani. Accorgendosi della determinazione della sacerdotessa, ma anche convinto del suo operato e non disposto a tornare indietro, Cristal non esitò a bruciare il suo cosmo quando Tisifone si mostrò ostile. Andromeda però lo fermò, ricordando ad entrambi che erano tutti dalla stessa parte e sottolineando che Atena non voleva farli soffrire ulteriormente dopo tutte le battaglie passate, e solo per questo stava cercando di lasciarli fuori dalla nuova guerra che si stava preannunciando. Ciononostante, e sebbene questo andasse contro la sua natura, Andromeda era pronto a combattere in quanto cavaliere di Atena. Le sue parole e la determinazione di Cristal fecero cambiare idea a Tisifone, che accettò di lasciar proseguire i due verso la prima casa.

Non molto lontano dal tempio dell'Ariete, i due sentirono un potente scontro di cosmi, ma quando arrivarono scoprirono che l'antico edificio era completamente distrutto ed al suo posto non era rimasto che un cratere. Per di più, dei due cosmi che si erano scontrati non era rimasto nulla. Non potendo far nulla, Andromeda e Cristal proseguirono verso il secondo tempio, ma dopo pochi passi vennero attaccati da una sfera di energia. Schivatala con un balzo, i cavalieri incontrarono il loro assalitore, Sirio, che li aveva aggrediti credendoli dei nemici. Dragone, visibilmente preoccupato, chiese agli amici se avessero visto Libra, che aveva combattuto alla prima casa, e quando i due gli dissero cos'era successo al tempio dell'Ariete, corse via per controllare di persona. Andromeda fu tentato di chiamarlo per farlo tornare indietro ma Cristal, consapevole che l'amico avrebbe fatto la scelta giusta, gli fece cenno di no, ed in effetti dopo pochi secondi Dragone tornò indietro di sua iniziativa, scusandosi per il suo gesto e prendendo la guida dei compagni. Sirio inoltre li informò della presenza di vari nemici decisi ad uccidere Atena e consigliò loro di indossare le armature. Seguendo il consiglio, Cristal e Andromeda indossarono le loro corazze e raggiunsero la casa del Toro, dove trovarono una brutta sorpresa: al suolo vi erano i pezzi dell'armatura d'oro del cavaliere, ma di lui non c'era traccia, segno che era caduto in battaglia contro i nemici.

Non potendo fare nulla per il compagno, Cristal e gli altri proseguirono e, superata la terza casa, incustodita, raggiunsero la quarta, semidistrutta per motivi che il ragazzo ignorava. Sebbene avessero avuto l'impressione di percepire tre cosmi all'interno, tra cui quelli di Pegasus e Mur, una volta entrati non trovarono nessuno. Pensando di essersi sbagliati, Andromeda e Cristal proseguirono, seguiti da Sirio, che era più esitante. Poco dopo però i tre percepirono di nuovo dei cosmi scontrarsi e decisero di tornare indietro ad investigare. Stavolta i loro sospetti si rivelarono fondati ed i cavalieri trovarono Pegasus, svenuto per la fatica. Il ragazzo, appena ripresosi, corse via, preoccupato per Atena, ma gli altri lo convinsero ad aspettarli, ricordandogli che la loro forza era il legame d'amicizia che li univa. Sorridendo, Pegasus annuì ed i quattro guerrieri ripresero la loro corsa insieme. Nel corso del cammino Pegasus spiegò loro la situazione, nel Grande Tempio si trovavano Gemini, Acquarius e Capricorn, resuscitati da Hades proprio come Babel e gli altri ed inviati ad uccidere Isabel. Per di più, era arrivato anche un plotone dei soldati regolari di Hades, gli Spectre, la cui forza rivaleggiava con quella dei cavalieri. Allarmati da queste notizie, i cavalieri corsero il più velocemente possibile verso il palazzo del Leone.

A metà strada però gli eroi trovarono qualcosa di interessante, i cadaveri di tre Spectre, privi delle loro armature e con segni di ferite mortali, tra cui una chiaramente inferta con un colpo di ghiaccio. I ragazzi passarono alcuni minuti ad esaminare i corpi e per questo motivo giunsero al palazzo del Leone troppo tardi per la battaglia. Ioria, che aveva già ucciso vari nemici, avvisò che gli altri avevano proseguito verso il tempio della Vergine. I quattro amici si prepararono a continuare l'inseguimento, ma Ioria li fermò, informandoli di avere un brutto presentimento e di temere che Virgo voglia morire affrontando i nemici. Preoccupati da queste parole, i cavalieri chiesero spiegazioni, ma Ioria rispose che la sua era solo una sensazione e poi decise di correre con loro alla sesta casa, dove già avvertiva i cosmi dei contendenti scontrarsi.

Durante la corsa i guerrieri avvertirono i cosmi degli Spectre che scomparivano, segno che era con Gemini e gli altri che Virgo stava combattendo ora, ma avvertirono anche l'accumularsi di una terribile energia, che Ioria comprese essere quella che preludeva all'Atena Exclamation, la tecnica proibita dei cavalieri in cui tre guerrieri si uniscono per ucciderne uno solo. Preoccupati, i cavalieri accellerarono il passo, ma raggiunto il tempio della Vergine vennero fermati da Mur, che sbarrò loro la strada, dicendo che Virgo era deciso a morire in quello scontro. Interdetti, Cristal e gli altri esitarono, ed attimi dopo vi fu una terribile esplosione di energia nel luogo in cui la battaglia era in corso. Subito dopo, tutti poterono percepire la scomparsa del cosmo di Virgo.

La caduta del più potente tra i cavalieri d'oro produsse un senso di smarrimento nei ragazzi, oltre che di rabbia nei confronti dei cavalieri traditori. Le loro lacrime però vennero interrotte dall'arrivo di Gemini, Capricorn ed Acquarius, molto malconci per lo scontro ma ancora vivi. Nel vedere i tre, Cristal potè immediatamente percepire un profondo dolore provenire dai loro cuori, ma prima di poter indagare Ioria li attaccò, furioso e determinato a vendicare Virgo. Con l'arrivo di Scorpio, che aveva lasciato la stessa casa per il medesimo motivo, la battaglia divenne sempre più accesa, finché Gemini, Capricorn ed Acquarius non stupirono tutti mostrando di voler usare di nuovo l'Atena Exclamation per eliminare tutti i nemici. I cavalieri di bronzo furono presi alla sprovvista, ma Mur, Ioria e Scorpio risposero con un gesto altrettanto definitivo e presero anche loro la posizione dell'Atena Exclamation. La direzione in cui la battaglia stava andando spaventò Cristal e gli altri, consapevoli che l'Atena Exclamation aveva una potenza simile a quella del Big Bang, e che lo scontro di due colpi del genere avrebbe distrutto l'intero Grande Tempio. I quattro quindi cercarono di convincere i due gruppi a fermarsi, ma i loro sforzi risultarono inutili, ed i due Atena Exclamation vennero lanciati.

L'energia prodotta dallo scontro dei due colpi fu inaudita e creò un globo di energia che sprigionava una luce accecante. Siccome le due forze erano in perfetto equilibrio il potere non esplose subito, ma tutti si resero conto che non appena uno dei due gruppi avesse preso il sopravvento, lo scoppio sarebbe stato inevitabile. Inizialmente Cristal e gli altri furono spinti indietro dal vento prodotto dalle energie cosmiche, ma poi decisero di intervenire ed unirono i loro cosmi a quelli di Mur, Scorpio e Ioria. Il vero scopo dei quattro amici comunque era disperdere l'energia dell'Atena Exclamation e così, guidati da Pegasus, si disposero in circolo attoro al globo di luce, cercando di contenerlo con i loro cosmi, nonostante così facendo rischiassero la vita dal momento che senza un'armatura d'oro erano indifesi. Nello stesso tempo, gli eroi parlarono a compagni e nemici, chiedendo il perché di uno scontro così inutile. Cristal si rivolse ad Acquarius, parlandogli con passione e franchezza, dicendo di non poter credere ad un suo tradimento, di poter sentire chiaramente il dolore nel cuore dei presunti traditori, e di essere sicuro che anche gli altri potessero fare lo stesso, quindi quello scontro tra cavalieri di Atena non aveva alcun senso. Le parole del ragazzo e dei tre amici commossero i sei contendenti, ma ormai era troppo tardi per fermare l'Atena Exclamation. I quattro eroi allora bruciarono i loro cosmi al massimo, raggiungendo ancora una volta il potere dei cavalieri d'oro, e scagliarono i rispettivi colpi segreti contro il globo, cercando di lanciarlo verso il cielo. Alla fine il loro sforzo ebbe successo e l'Atena Exclamation scomparve nel cielo notturno di Atene, ma non senza causare una violenta esplosione, che travolse e ferì i quattro amici, lasciandoli sotto le macerie della sesta casa.

Più tardi, Cristal riprese i sensi, e scoprì con gioia che anche gli altri erano sopravvissuti. Mur e gli altri però sembravano spariti, e Pegasus aveva improvvisamente un terribile presentimento, quindi i ragazzi si avviarono più velocemente possibile verso la statua di Atena. Quando però i cavalieri erano oramai vicini, una certezza improvvisa e terribile li pervase, il cosmo di Atena era scomparso, Isabel era morta. Incredibilmente, gli eroi ebbero da subito la sensazione che, per un motivo a loro ignoto, la fanciulla si fosse suicidata.

Disperati, i cavalieri raggiunsero lo spiazzo sotto la statua, ma vi trovarono solo il pugnale con cui Isabel si era uccisa ed una chiazza del sangue della fanciulla. Questa visione gettò tutti loro nello sconforto e nella disperazione, Cristal e gli altri si convinsero di aver fallito nel loro compito di protettori della Dea e piansero la loro inutilità. Le lacrime degli eroi però vennero interrotte dall'arrivo di un uomo, che Sirio riconobbe essere Sion, l'ex Grande Sacerdote di Atene, il maestro di Mur nonchè colui che aveva affrontato Libra alla prima casa. Sion rise delle lacrime e della disperazione dei quattro, e queste parole, da parte di chi si comportava da traditore, fecero infuriare Cristal, che si gettò contro di lui insieme agli altri. Sion comunque non si fece impressionare, e mostrò subito la sua forza travolgendo i quattro con un colpo solo. Dopo questo gesto però, il vecchio sacerdote decise di spiegare tutta la verità ai cavalieri.

Sbalorditi, gli amici videro Sion piangere sul sangue di Atena, dando a intendere che dietro tutta quella strana situazione si nascondeva qualcos'altro. Improvvisamente, Sion lanciò alcune gocce del sangue di Atena sulla statua della Dea, che incredibilmente divenne subito minuscola e luminosa. Osservandola, l'uomo disse che quella era l'armatura di Atena, necessaria per sconfiggere Hades, e poi rivelò che nessun cavaliere aveva mai realmente giurato fedeltà al Dio della morte, tutti loro avevano solo finto, in modo da poter far capire ad Isabel il modo in cui sconfiggere il nemico, ovvero morire. Soltanto da morti infatti sarebbe stato possibile entrare nell'aldilà ed uccidere Hades, ma al tempo stesso era necessario qualcos'altro, qualcosa che permettesse alla Dea di restare in vita nel mondo della morte, dove altrimenti sarebbe stata soggetta ai poteri del re degli inferi. Questo qualcosa era l'ottavo senso, ed era stato per raggiungerlo che prima Virgo e poi Isabel avevano apparentemente posto fine alle loro vite. In realtà, ora, con i loro corpi, stavano continuando a battersi nell'aldilà. Per ottenere ciò, Gemini e gli altri avevano sacrificato tutto, accettando persino la nomea di vigliacchi che è legata per sempre a chi usa l'Atena Exclamation. Nel comprendere la fedeltà di coloro che avevano creduto traditori, Cristal e gli altri piansero lacrime di commozione e finalmente compresero il profondo dolore provato dai cavalieri resuscitati. Come contro Apollo, avere la certezza che Acquarius non aveva tradito Atena sollevò l'animo del Cigno, ma al tempo stesso lo mise di fronte alla sua immaturità per il non essere riuscito a capire prima la verità, o ad avere più fiducia nel maestro.

Sion poi aggiunse che il sangue di Atena era necessario per risvegliare l'armatura della Dea, nascosta da due secoli con le sembianze della statua, al punto che anche Isabel ne ignorava l'esistenza, e che ora era necessario che qualcuno la portasse fino a lei nell'aldilà. Le dodici ore concesse a coloro che erano stati riportati in vita però erano ormai vicine alla conclusione, quindi questa delicatissima missione sarebbe andata a Cristal e gli altri. Per dare loro più aiuto possibile, Sion bagnò le loro corazze, ormai in frantumi, col sangue di Atena, provocando una straordinaria trasformazione. In un lampo di luce, le corazze cambiarono aspetto, e divennero più forti e resistenti che mai. Grati e sbalorditi, i cavalieri ringraziarono Sion, poi, presa l'armatura di Atena, bruciarono i loro cosmi e, muovendosi alla velocità della luce, raggiunsero un castello in Germania, da dove sentivano provenire i cosmi di Ioria, Mur e Scorpio.

Nemmeno il tempo di arrivare che i cavalieri si trovarono di fronte ad un nemico sconosciuto, talmente forte da aver quasi sconfitto Mur, Ioria e Scorpio. Costui si rivelò essere Rhadamante, uno dei tre giganti dell'aldilà, e la sua forza apparve perfino superiore a quella dei cavalieri d'oro. Pegasus fu subito pronto a guidare i compagni contro il nuovo avversario, ma i cavalieri d'oro chiesero di concludere loro la battaglia, e per mostrare la loro determinazione fecero da scudo agli amici contro i colpi di Rhadamante. Cristal, dopo aver visto Scorpio usare le sue ultime forze per proteggerlo, accettò di lasciare ai cavalieri d'oro la battaglia e, seppur a malincuore, seguì Pegasus e gli altri all'interno del castello. Attimi dopo, il ragazzo avvertì i cosmi di Ioria, Mur e Scorpio che svanivano e comprese addolorato che i tre eroi erano caduti. Facendosi forza, i quattro amici raggiungensero il lucernario in cima all'edificio ed entrarono nel salone principale.

All'interno, i cavalieri trovarono uno spectre, Zelos, e Gemini, Capricorn ed Acquarius, ormai in fin di vita perché le dodici ore concesse da Hades erano vicine alla conclusione. Cristal corse subito a soccorrere Acquarius, stringendolo a se, e il cavaliere d'oro, con un ultimo sorriso, gli disse di non dimenticare mai quanto appreso nello scontro dell'undicesima casa In lacrime, Cristal vide Acquarius e gli altri scomparire in polvere di cosmo e non potè fare a meno di ammirare quei valorosi compagni che avevano continuato a combattere per la giustizia anche dopo la morte. Furioso con Zelos, che aveva continuato a colpire e calpestare Acquarius, ormai inerme, fino al loro arrivo, Cristal lo annientò con il colpo del suo maestro, massacrandolo immediatamente.

Distrutto il nemico, il ragazzo seguì gli amici in una sala laterale, dove videro una donna dai lunghi capelli corvini scendere una lunghissima scala a chiocciola. Prima che potessero discutere se seguirla o meno però, un rumore li fece tornare nella sala principale, dove trovarono Rhadamante, sopravvissuto allo scontro con i cavalieri d'oro ed apparentemente illeso. Le parole di disprezzo di Rhadamante nei confronti di Ioria e gli altri fecero infuriare Cristal, che bruciò il suo cosmo pronto alla battaglia. Rhadamante tuttavia si mostrò un guerriero straordinario e riuscì facilmente a stringere la catena di Andromeda attorno al collo di Cristal, liberandosi di entrambi i guerrieri con un colpo solo. Nel vedere Pegasus in pericolo però, Cristal trovò la forza di rialzarsi e riprendere la battaglia. Bruciando al massimo il suo cosmo, l'eroe scatenò l'Aurora del Nord, insieme alla Nebulosa di Andromeda ed al Drago Nascente di Sirio, ma neppure questo attacco di gruppo bastò a mettere fuori gioco Rhadamante, che riuscì a contrastarlo col suo colpo segreto Greatest Caution. Colpito in pieno, Cristal crollò esausto al suolo e per un secondò sembrò sul punto di lasciarsi andare all'oscurità. Fu il pensiero dei cavalieri d'oro ed il desiderio di volersi mostrare degno di loro a dargli la forza di rialzarsi ancora una volta insieme agli amici e di continuare a bruciare il suo cosmo. La vitalità degli eroi stupì persino Rhadamante, che decise di mettersi al sicuro scatenando un nuovo attacco, col quale scaraventò i ragazzi fuori dal castello, ormai in rovina per la battaglia in corso.

Ormai tagliato fuori dal combattimento, Cristal potè sentire il cosmo di Pegasus continuare lo scontro, fino a raggiungere il settimo senso e scomparire insieme a Rhadamante. Nonostante ciò però, il ragazzo continuò ad aver fiducia nell'amico ed intuì che, bruciando il proprio cosmo fino al limite, avrebbe potuto raggiungere l'amico anche nell'aldilà. Mentre il castello e la montagna su cui si ergeva crollavano in pezzi, Cristal andò verso l'orlo del baratro per l'aldilà insieme a Sirio e Andromeda e, raggiunto col proprio cosmo il livello dei cavalieri d'oro, si preparò a balzare dentro.

In quel momento, sopraggiunse il cavaliere di Libra, che fermò i ragazzi prima di farli saltare. Il guerriero spiegò nuovamente loro che, per restare in vita nell'aldilà, e quindi essere liberi di mantenere il proprio corpo e combattere contro Hades, è indispensabile risvegliare l'ottavo senso, senza il quale entrare nel passaggio sarebbe voluto dire morte certa. Nel sentir ciò, Cristal temette per la vita di Pegasus, ma poi si convinse che l'amico era sicuramente riuscito a risvegliare il proprio ottavo senso e raggiungere Ade sano e salvo. Nonostante i dubbi di Libra, Cristal, Sirio e Andromeda decisero di proseguire nel loro intento e, poco prima del crollo finale del castello, bruciarono al massimo i loro cosmi e si tuffarono nella voragine.

Il passaggio dal mondo dei vivi a quello dei morti fece perdere i sensi al cavaliere. Al risvegliò, si trovò in compagnia di Sirio, ma di Pegasus, Andromeda e Libra non c'erano tracce. Non avendo alternative, i due iniziarono ad esplorare la zona, fino a raggiungere la porta di Ade, su cui era incisa la triste scritta "lasciate ogni speranza voi che entrate", e poi le rive dell'Acheronte, il fiume che separava quei luoghi dalla parte principale di Ade. Per parecchio tempo i due amici esplorarono la riva, infestata dalle anime di coloro che non avevano vissuto nè nel bene nè nel male, alla ricerca di un modo per passare. Alla fine, videro avvicinarsi una piccola gondola, su cui giaceva uno Spectre, gravemente ferito ma ancora vivo. Intuendo che quell'imbarcazione era l'unico modo per passare, e che probabilmente le condizioni dello Spectre erano state causate da Pegasus o Andromeda, Cristal e Sirio ignorarono le sue richieste di denaro e condussero la gondola fino all'altra riva (vedi Note). Dal nocchiero, il cui nome era Caronte, i cavalieri appresero inoltre che l'Inferno era diviso in otto prigioni, dopo le quali si trovava la residenza di Hades, la Giudecca.

Lasciata la gondola, Cristal e Sirio iniziarono la loro corsa verso la Giudecca, nella speranza di ritrovare gli amici. Sulle scale per la prima prigione, videro in lontananza un cosmo d'oro esplodere, e ben presto raggiunsero Kanon, che aveva appena eliminato alcuni Spectre. Dopo la battaglia contro Nettuno infatti, Kanon si era pentito dei suoi misfatti ed aveva giurato fedeltà ad Atena, ostacolando l'avanzata dei nemici al Grande Tempio ed ora indossando l'armatura d'oro dei Gemelli. Sceso anche lui in Ade per uccidere il Dio dell'aldilà, Kanon accettò, abbastanza freddamente, di proseguire con Sirio e Cristal, e così i tre iniziarono ad attraversare le varie prigioni, sconfiggendone facilmente i guardiani. Non avendo tempo da perdere, Cristal eliminò uno Spectre con la Polvere di Diamanti prima ancora di lasciargli finire di dire il suo nome. Nel corso del cammino, Cristal si accorse che Sirio, i cui occhi erano rimasti feriti nel corso della battaglia nel regno di Nettuno, ora non aveva problemi, perchè in Ade questi ultimi non erano necessari per vedere. Ciononostante, consapevole che la ferita causatagli da Abadir sarebbe guarita col tempo, e timoroso di farla peggiorare di nuovo, il ragazzo non tolse la benda sull'occhio sinistro (vedi Note).

Proseguendo, i tre arrivarono alla quarta prigione, la Palude Nera, e si trovarono davanti al suo custode. Credendo fosse un avversario facile come quelli che avevano affrontato finora, i due non lo attaccarono al massimo delle forze (vedi Note) e, a sorpresa, vennero sconfitti con un colpo solo. Fu soltanto grazie a Kanon, che uccise il nemico, ed alle loro nuove armature, che evitarono ferite gravi, che i due sopravvissero.

Poco più tardi, Cristal venne svegliato da Sirio che, ripresosi prima di lui, aveva condotto entrambi fino all'altro lato della Palude Nera. Di Kanon non c'era traccia e così i due iniziarono ad attraversare la quinta prigione, imbattendosi ben presto nel cavaliere d'oro, che aveva appena eliminato un altro nemico. Sentendo di essergli solo di peso, Cristal e Sirio gli chiesero scusa per la loro inutilità, ma le loro parole vennero interrotte dall'arrivo di Rhadamante, venuto per finirli. Prima di iniziare a combattere però, i cavalieri gli chiesero notizie di Pegasus e Andromeda, e lo Spectre rivelò che, dopo aver raggiunto la Giudecca e tentato di uccidere Hades, il primo era stato sconfitto e gettato nel Cocito, l'ottava prigione, insieme ad Orfeo, un cavaliere d'argento che aveva vissuto in Ade per anni, mentre il secondo, incredibilmente, era salito sul trono dell'aldilà, rivelandosi l'incarnazione di Hades stesso. Questa notizia lasciò tutti esterrefatti ed increduli, e turbò particolarmente Cristal, profondamente legato all'amico che gli aveva salvato la vita al Grande Tempio, ma Rhadamante si rifiutò di dare ulteriori spiegazioni. Volendo affrontarlo da solo, Kanon disse a Cristal e Sirio di proseguire, ed i due acconsentirono a malincuore.

Arrivati vicini all'uscita dalla quinta prigione, Cristal e Sirio avvertirono il cosmo fiammeggiante di Phoenix irrompere nell'aldilà, segno che anche lui era venuto ad aiutarli, e poterono proseguire un pò più sollevati. La tranquillità però si trasformò in sgomento quando i due percepirono che Phoenix, raggiunta la Giudecca, sembrava aver ucciso Andromeda. Non sapendo cosa fosse accaduto, Cristal e Sirio non poterono far altro che continuare a correre, attraversando una dopo l'altra tutte le prigioni infernali e sconfiggendo gli Spectre che cercavano di fermarli. Alla fine, dopo molte ore, i due arrivarono in vista della Giudecca, e proprio in quel momento videro sette comete di luce volare sopra di loro, dirette verso l'edificio. Attimi dopo, i ragazzi furono testimoni della morte di Kanon, sacrificatosi per uccidere Rhadamante, e videro anche l'armatura dei Gemelli volare verso la Giudecca. Seguendo le corazze, i due fecero irruzione nell'edificio, fino a trovare Pegasus, Andromeda, Libra, Ioria, Virgo, Mur e Scorpio di fronte ad un enorme muro. Vedere che l'amico era vivo ed in se fu un grosso sollievo, come pure ritrovare i cavalieri d'oro creduti scomparsi, ma prima di poter chiedere spiegazioni, Cristal e Sirio videro che le armature d'oro del Toro, Gemelli, Cancro, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci, che si erano riunite lì, si erano scomposte per essere indossate.

In un lampo di luce, Micene, Toro, Gemini, Cancer, Capricorn, Acquarius e Fish comparvero davanti al Muro, pronti a dare il loro contributo per abbatterlo. Il Muro era infatti il potente Muro del Pianto, che faceva da barriera tra l'Inferno e l'Elisio, e proprio all'Elisio Hades aveva portato lady Isabel per poterla uccidere. Purtroppo, la barriera aveva resistito a qualsiasi tentativo di distruggerla, ed era vulnerabile soltanto alla luce del sole, normalmente impossibile da ottenere in un posto buio come l'Inferno, ma riproducibile grazie ai cosmi uniti dei cavalieri d'oro. Nel rivedere Acquarius, Cristal corse a stringergli la mano, ed il cavaliere d'oro potè finalmente dirgli quanto era fiero di lui e dei suoi progressi. In quel momento, Micene impugnò la freccia d'oro del Sagittario e, osservandolo, Libra comprese che, unendo i cosmi di tutti i dodici cavalieri d'oro, le cui costellazioni si trovano sulla traiettoria che il sole percorre ogni anno, sarebbe stato possibile riprodurre la luce dell'astro ed abbattere il muro. Al tempo stesso però ciò sarebbe costato la vita dei dodici cavalieri d'oro. I difensori del Grande Tempio accettarono serenamente di sacrificarsi e dissero ad Andromeda, Pegasus, Sirio e Cristal di allontanarsi per non subire gli effetti dell'esplosione che il loro attacco avrebbe generato. In lacrime, i quattro obbedirono, e nell'allontanarsi, Cristal vide i cavalieri d'oro sorridere per l'ultima volta. Uscito, Cristal non potè fare a meno di ripensare ai valorosi compagni, ricordando le antiche battaglie, ma anche il modo in cui i custodi dorati avevano eletto lui, Pegasus, Sirio e Andromeda, loro successori e cavalieri della speranza.

In quel momento, Cristal e gli amici vennero attaccati da Minosse, parigrado di Rhadamante ed ultimo comandante dell'Inferno ancora in vita. Lo Spectre, capace di deviare senza sforzo le tecniche avversarie, li stese facilmente, ma, quando stava per eliminarli, venne travolto dalla terribile esplosione, che abbattè quasi completamente la Giudecca. Entrati nell'edificio ormai in rovina, Cristal e gli amici videro un enorme apertura nel Muro del Pianto, segno che i cavalieri d'oro avevano avuto successo, ma subito dopo si accorsero che dei loro amici non erano rimaste che le armature d'oro vuote. Profondamente amareggiato, Andromeda pianse la scomparsa dei valorosi cavalieri d'oro, che in nome di Atena avevano dato tutto. Consci di essere gli ultimi cavalieri a poter salvare Atena, i quattro si diressero verso il varco del Muro del Pianto. Sirio però rimase indietro ad affrontare nuovi nemici, e così furono solo Andromeda, Cristal e Pegasus a raggiungere l'altro lato del muro, che si apriva su un vero e proprio spazio cosmico. Non avendo scelta, Andromeda e Pegasus saltarono nel vuoto dimensionale, ma Cristal, accortosi che Minosse era ancora vivo alle sue spalle, rimase sul ciglio. Proprio come Sirio alla casa di Capricorn infatti, il Cigno sapeva che, saltando tutti insieme, lui e gli altri sarebbero stati vulnerabili.

Inizialmente convinto di poter evitare un duello, Cristal usò una variante del Sarcofago di Ghiaccio di Acquarius per creare uno spesso muro tra se ed il nemico, ma Minosse lo frantumò facilmente, obbligando il Cigno allo scontro. Nei primi attimi Cristal fu in difficoltà e venne intrappolato dalla tecnica del nemico, la Cosmic Marionette, ma in realtà il suo era solo un piano per far allontanare il più possibile Pegasus e Andromeda. Non appena i due furono fuori dalla portata di Minosse, Cristal congelò i fili che formavano la Marionette con il suo cosmo, e travolse il nemico con il Sacro Acquarius. Convinto di aver vinto, il ragazzo saltò anche lui nel passaggio dimensionale, non accorgendosi però che Minosse era ancora vivo e che uno dei suoi fili non si era rotto. Preso di sprovvista, Cristal rischiò di essere eliminato dallo Spectre, ma, non appena quest'ultimo saltò nell'iperdimensione per finirlo, il suo corpo andò in pezzi e divenne polvere. Nel vedere la tragica fine del nemico, Cristal comprese che era solo grazie al sangue di Atena che aveva bagnato la sua armatura se non gli era successa la stessa cosa. Le sorprese inoltre non erano finite, improvvisamente all'armatura del Cigno spuntarono le ali, mezzo indispensabile per attraversare l'iperdimensione e raggiungere l'Elisio. Preoccupato per Sirio, Cristal rimase ad aspettarlo, e non appena fu arrivato, pieno di ferite ma vittorioso sui suoi nemici, si diressero insieme per l'Elisio.

Una volta arrivati, i cavalieri poterono ammirare l'Elisio, un immenso giardino fiorito in cui gli unici edifici erano i templi degli Dei. Per trovare Atena più in fretta, i due si separarono, ma ben presto Cristal sentì il cosmo di Pegasus impegnato in battaglia. Seguitolo, Cristal arrivò appena in tempo per salvare Sirio dal potere di Thanatos, Dio della Morte che aveva già sconfitto Pegasus e Andromeda. Purtroppo però contro di lui nemmeno lo zero assoluto era efficace, e così il ragazzo venne rapidamente sconfitto. Persino Phoenix, sopraggiunto poco dopo, fece la stessa fine, e neppure un attacco di gruppo insieme a Sirio, Pegasus e Andromeda produsse risultati, così Cristal si ritrovò a terra, con l'armatura ormai completamente distrutta.

Allo stremo delle forze, il ragazzo pensò fosse giunta la fine, ma improvvisamente cinque armature d'oro giunsero in difesa sua e degli altri e si scomposero per essere indossate. Ancora una volta Cristal indossò l'armatura d'oro di Acquarius e, nuovamente fiducioso, si preparò a riprendere la battaglia. Thanatos tuttavia non temeva minimamente le corazze dorate, e per dimostrarlo le distrusse con un colpo solo. Sbalordito e senza più forze, Cristal ricadde a terra, ormai quasi rassegnato alla fine.

A riaccendere le sue speranze fu Pegasus che, sostenuto da Atena, bruciò il suo cosmo come mai prima e fece evolvere i frammenti della sua armatura di bronzo in armatura divina, la più potente tra le corazze. Ora quasi invulnerabile e sorretto da nuove energie, Pegasus si dimostrò superiore a Thanatos e lo uccise con facilità. Per cercare di fermarlo, in campo scese Hypnos, Dio del Sonno e fratello di Thanatos. Per permettere a Pegasus di correre da Atena, intrappolata in una giara nel mausoleo di Hades, Phoenix cercò di trattenere il nuovo nemico, ma privo di armatura rischiò di essere ucciso con facilità. Vedendo il fratello in pericolo, Andromeda bruciò al massimo il suo cosmo, facendo evolvere anche la sua armatura in armatura divina e trattenendo Hypnos abbastanza a lungo da permettere a Phoenix di raggiungere Pegasus. Il Dio del sonno però non era uno sprovveduto e riuscì a sconfiggere il cavaliere con il suo colpo segreto, Eternal Drowsiness, addormentandolo temporaneamente e preparandosi ad ucciderlo. Nel vedere l'amico in difficoltà, Cristal e Sirio elevarono anche loro i rispettivi cosmi al massimo, indossando le armature divine. Avendo già visto la tecnica di Hypnos, i due non faticarono ad evitarla e ad abbattere il Dio combinando la Polvere di Diamanti al Drago Nascente.

Soccorso Andromeda, Cristal e Sirio corsero verso il tempio di Hades, da cui ora sentivano provenire l'immenso cosmo del Dio dell'Aldilà. Hades in persona si era infatti risvegliato usando il suo vero corpo ed ora stava affrontando Pegasus e Phoenix. In ansia per loro, il cavaliere corse insieme ad Andromeda e Sirio verso il tempio del Dio, al quale i tre arrivarono giusto in tempo per salvare i compagni dal potentissimo nemico, la cui spada era capace di danneggiare persino le armature divine. Soccorso Pegasus insieme a Sirio, ed accortosi che anche Phoenix aveva ottenuto l'armatura divina, Cristal si unì ai compagni per un attacco congiunto. Bruciando al massimo i loro cosmi in nome della giustizia e delle persone amate, i cavalieri scagliarono insieme i loro colpi segreti e travolsero il Dio, che a sua volta reagì con una violenta scarica di energia. L'attacco di Hades fu tale da danneggiare le armature divine, ma il colpo congiunto dei cavalieri riuscì comunque a ferire il Dio, che per la prima volta dopo secoli sanguinò.

Hades tuttavia poteva ancora gioire, la Greatest Eclipse, ovvero la grande eclisse che aveva messo in moto ore prime e con cui avrebbe oscurato per sempre il sole, era infatti completa e, una volta eliminati i cavalieri, il mondo sarebbe stato suo. Quasi privo di forze, Cristal non riuscì a rialzarsi e rimase a terra mentre Hades attaccava Pegasus, l'unico ancora in grado di combattere. In soccorso del cavaliere giunse però il cosmo di Atena, e nello stesso momento Cristal si accorse di essere protetto da una sfera luminosa, proprio come quella che tanto tempo prima lo aveva salvato dall'inabissarsi dell'Isola della Regina Nera. La sfera era opera di Atena che, liberatasi dall'urna in cui era imprigionata, voleva usarla per portare Cristal e gli altri in salvo sulla Terra. Indossata la sua armatura, Atena attaccò Hades, ma il Dio dell'aldilà, forte dell'usare il suo vero corpo, si rivelò più potente e riuscì ad atterrarla.

Dalla sua sfera, Cristal vide Hades sollevare la spada per finire la nemica, poi Pegasus saltare verso la fanciulla per proteggerla ed infine il Dio volare via per la potenza del colpo subito. La gioia per una possibile vittoria tuttavia venne sostituita in pochi attimi da una visione terribile, Pegasus era infatti stato trafitto al cuore dalla spada di Hades. Sconvolto, Cristal pianse disperato e contemporaneamente avvertì il cosmo di Pegasus che svaniva. Furioso e deciso a vendicare Pegasus, Cristal frantumò la sfera che lo proteggeva ed insieme agli altri si lanciò contro Hades, unendo il suo cosmo a quello di Isabel. Grazie al loro potere, Atena riuscì a superare l'energia di Hades ed a trafiggerlo col suo scettro. Sconfitto, il Dio scomparve nel nulla, affermando però che anche l'aldilà sarebbe stato distrutto in seguito alla sua caduta. Ignorandolo, Cristal, oramai completamente prosciugato, dedicò la vittoria a Pegasus, poi lui e gli altri si raccolsero accanto ad Isabel, che usando il suo cosmo li riportò sulla Terra.

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